L’inizio stagione di Luka Doncic? Valanghe di punti, come previsto
Il suo talento offensivo ha pochi eguali nella storia. Non necessariamente per varietà di conclusioni, quando per la capacità di prendere una palla da basket e metterla nel canestro con una continuità imbarazzante. Semplice. E infatti al momento è dietro solo a Michael Jordan e Wilt Chamberlain per media punti in carriera. Certo, bisognerà poi vedere i suoi ultimi anni in campo, dove la media si abbassa clamorosamente (a meno che tu non ti chiami LeBron James). Ha iniziato la stagione come miglior marcatore della lega a 36 punti di media. Trentasei punti di media. Ha ormai superato il concetto di “mettersi in ritmo”, perché è in grado di attaccare da fermo, di fintare, tirare e metterla con nonchalance con i piedi per terra anche contro un difensore che ha tenuto bene sui primi palleggi. Il tiro da fuori in step back dopo essersi passato la palla dietro la schiena è diventato il suo marchio di fabbrica. Tutto come previsto, valanghe, anzi tsunami di punti. E la gente di stanza allo Staples Center che urla a ogni sua tripla.
Non c’è nemmeno più James a chiedergli la sfera, è rimasto solo Austin Reaves, che sa di essere il secondo creatore e guai a lui se fiata. I Lakers sono a 4 vinte e 1 persa. Ma sono tutte rose e fiori? Nemmeno per sogno. La stagione è lunga, ma le vittorie sono state ottenute contro squadre non da vertice, come Golden State, Clippers e Utah. La difesa è quella che ci si aspettava (diciassettesimi per efficienza…). Il sistema di gioco “punto a segnare un punto in più dell’avversario per vincere” può dare qualche frutto in stagione regolare, ma nei playoff la storia spesso storicamente cambia. L’attacco dei gialloviola è per l’80% un uno contro uno di Luka Doncic. Se lo sloveno non ha subito il tiro, iniziano una serie di passaggi consegnati e blocchi per ridargli la palla in mano. Le briciole a Reaves o Kessler. Può essere efficace alla lunga un attacco così che non muove le difese avversarie, non coinvolge i compagni nel flusso (ma solo attraverso scarichi con pochi secondi da giocare), non genera tiri facili? Il dilemma dei Lakers.
Chi è Ja Morant?
Stanotte, nella sconfitta contro i suoi ex Grizzlies, Ja Morant ha dovuto abbandonare il campo per problemi al bicipite femorale. Grave o meno si saprà a breve. Di certo gli infortuni stanno caratterizzando l’inizio di questa stagione, perché gente “pesante” come Jalen Williams (terribile dislocazione della caviglia con rottura del perone), Anthony Edwards, Kawhi Leonard o Paolo Banchero è fuori con tempi più o meno lunghi di degenza. Tuttavia, l’inizio di stagione del nuovo playmaker di Portland non ha fatto certo gridare al miracolo e i flash dei suoi migliori anni a Memphis sono sembrati lontani.
Sicuramente, come sempre, Morant è in grado di accendere una gara con una sua accelerazione palla in mano, un sottomano segnato dopo aver ruotato di 360 gradi, una schiacciata dopo aver fatto split su un blocco centrale con la difesa schierata. Ma le prime partite hanno mostrato un giocatore che non agisce certo da primo violino in attacco (c’è Damian Lillard, ma anche Deni Avdija), meno accentratore, e tuttavia certo non la reincarnazione di John Stockton per distribuzione di gioco. Prima di farsi male, stava tenendo una media normale di circa 14 punti per gara con nemmeno 6 assist di media. Nota positiva è il tiro da tre con altre il 40%. Ma potrebbe anche essere l’effetto delle poche partite ancora giocate. C’è da riflettere.
Miami e i suoi problemi
Non è iniziata benissimo l’avventura di Giannis Antetokounmpo in Florida. Intendiamoci, individualmente è un MVP per diritto di nascita, con 27,6 punti, 11,2 rimbalzi, 4,6 assist di media con quasi il 57% dal campo. Quando vira sul perno in area al termine di una penetrazione è talmente rapido da rischiare di invertire la rotazione dell’asse terrestre. Cambia direzione in palleggio con la velocità di Kevin Johnson ai tempi di Phoenix. Ha due spalle che fanno provincia, una capacità di gestire i passi in avvicinamento a canestro senza eguali. Trattasi di giocatore che se va al ferro puoi solo abbassare la testa e sperare che non ti travolga con l’intero canestro tra le mani. Però Miami sta in fondo a Est e anche se è presto non è certo un bel segnale.
L’attacco sembra frenetico, non si capisce se il greco e Bam Adebayo possano veramente coesistere per ragioni di spaziature, mancano giocatori che aprono il campo. Klay Thompson è un ex. Gli unici a non accorgersene sono lui e le squadre che lo acquisiscono. Gli Heat sono ventunesimi per efficienza offensiva e venticinquesimi per efficienza difensiva. Non un bel tandem. Sono anche ventunesimi per percentuale da oltre l’arco. In campo si vede. C’è sicuramente tempo e spazio per fare meglio. Ma se non cambiano le cose, le speranze di vincere qualcosa di importante per l’ex stella di Milwaukee sono ridotte al lumicino.
That’s all Folks!
Alla prossima settimana.
L'articolo NBA Freestyle | Che inizio per Luka Doncic: valanghe di punti e magie in step-back. Ma in casa Lakers c’è un dilemma proviene da Il Fatto Quotidiano.