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L’ex ministro Scajola è di nuovo indagato: “Interruzione di pubblico servizio, ha fermato la rimozione di alcuni veicoli”

“Non rompiamo troppo i coglioni alla gente, strappate i verbali“. Secondo le testimonianze raccolte, il sindaco di Imperia ed ex ministro del governo Berlusconi, Claudio Scajola, si è rivolto così agli agenti della polizia locale che, due anni fa, nella città ligure, stavano multando alcuni veicoli, destinati alla rimozione forzata. Per questa ragione, come riporta La Stampa, il primo cittadino è stato raggiunto da un nuovo avviso di garanzia, poiché indagato per interruzione di pubblico servizio. Con lui è coinvolto anche l’ispettore della polizia locale Claudio Benvenuto.

I fatti risalgono al 6 novembre del 2023. Scajola era diretto a Oneglia quando, passando in via del Cantiere, “con toni molto accesi” ha invitato due membri della polizia locale a interrompere la rimozione di alcuni scooter, già caricati sul carro attrezzi. Il divieto di sosta era stato stabilito da un’ordinanza del comandante della stessa polizia locale. Secondo quanto scrive il quotidiano torinese, Scajola ha anche invitato il dipendente della carrozzeria a sospendere il proprio lavoro per tutta la serata. Benvenuto risulta indagato perché, contattato dai due vigili, avrebbe detto loro di seguire le direttive di Scajola.

Non è la prima volta che Scajola finisce nei guai per aver interagito con la polizia locale. Recentemente è stato assolto nel processo che lo vedeva imputato con l’accusa di favoreggiamento per aver ordinato a un comandante di interrompere un sopralluogo in un terreno a Caramagna.

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DOJ accuses Peltola, Democrats of misleading a federal court

The Department of Justice (DOJ) on Thursday accused Mary Peltola of misleading a federal court in the latest filing in its lawsuit seeking to block certification of the Alaska Senate election. “Apparently emboldened by the success of their reported plot to deceive Alaskan voters, Alaskans For Mary and the DSCC [Democratic Senatorial Campaign Committee] appear…

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DOJ accuses Peltola, Democrats of misleading a federal court

The Department of Justice (DOJ) on Thursday accused Mary Peltola of misleading a federal court in the latest filing in its lawsuit seeking to block certification of the Alaska Senate election. “Apparently emboldened by the success of their reported plot to deceive Alaskan voters, Alaskans For Mary and the DSCC [Democratic Senatorial Campaign Committee] appear…

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Warren Buffett hasn't had a drink of water in 50 years. At least, that's what he told Bill Ackman.

Warren Buffett is a longtime fan of Cherry Coke.
Warren Buffett is a longtime fan of Cherry Coke.

Daniel Acker/Bloomberg via Getty Images

  • Warren Buffett once told Bill Ackman over dinner that he hadn't had a glass of water for five decades.
  • Ackman recounted the story on a podcast this week discussing his relationship with the investing legend.
  • Buffett, 96, famously drinks five cans of Coke a day and lives on fast food and sweet treats.

Warren Buffett hasn't had a glass of water since at least the 1970s.

That's what the 96-year-old business icon once told Bill Ackman, the billionaire hedge fund manager recalled during an episode of the Equity Mates Investing podcast that aired this week.

Ackman said that Buffett came over for dinner at his home "years ago," and he'd made sure to stock up on the legendary investor's favorite drink, Cherry Coke.

The Pershing Square founder and CEO said that once they were sitting at the table, he asked Buffett whether he'd like still or sparkling water. Buffett politely declined, opting for his preferred soda instead.

"But I said, you know, 'Don't you drink water?'" Ackman recalled. "And he said, 'Bill, I haven't had water in 48 years.'"

Ackman didn't immediately respond to a request for more detail about Buffett's hydration habits.

Not drinking water might sound unbelievable, but Buffett — who retired as Berkshire Hathaway's CEO after 60 years in charge last December, and as the company's chairman this September — is famous for drinking five cans of Coke daily.

He quipped in 2015 that he was "one-quarter Coca-Cola," as it accounted for 25% of his daily calories.

Buffett's love of soda goes back decades. During Berkshire's 1986 meeting, he declared that after "48 years of allegiance" to Pepsi, he was switching to Cherry Coke, saying it would be the meeting's official drink going forward.

Coca-Cola has also been one of Buffett's landmark investments. Berkshire hasn't touched its roughly 9% stake in the beverage giant since it finished building it in the mid-1990s. The position cost about $1.3 billion and was worth around $28 billion at the end of December — a roughly 21-fold gain.

Coke is only part of Buffett's iconic diet. He's known for grabbing McDonald's for breakfast on his drive to work, and munching on hot dogs, fries, popcorn, cookies, candy, ice cream, and other comfort foods.

His love of fast food and sweet treats extends to his investments. Berkshire counts See's Candies and Dairy Queen among its subsidiaries, and Kraft Heinz among its largest stock holdings.

Buffett's childlike tastes have led to issues in the past, including a disastrous sushi dinner in Tokyo.

Bill Gates and his then-wife, Melinda, went to great lengths to ensure the investor didn't starve when he joined them on a 17-day trip to China in 1995.

They organized for their hotel's chefs to be taught how to prepare hamburgers and fries, and when they climbed the Great Wall, they made sure to have Cherry Coke waiting for Buffett at the top.

Read the original article on Business Insider

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Peltola denies knowing about Alaska spoiler candidate as Justice Department escalates investigation

Democratic Senate candidate Mary Peltola denied Thursday that she knew anything about an effort to put another candidate on the Alaska ballot with the same name as the Republican incumbent as the Justice Department escalated a criminal investigation with new grand jury subpoenas.

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El Diccionario de los 300 años estrena su 24ª edición: 99.900 palabras, diseño nativo digital y novedades como performativo, porfa, narcolancha e influencer

La Real Academia Española y sus colegas de América presentan la nueva versión de su gran obra, con casi 7.000 palabras nuevas y una disposición más clara de la información. Leer

La Real Academia Española y sus colegas de América presentan la nueva versión de su gran obra, con casi 7.000 palabras nuevas y una disposición más clara de la información.
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Scuole e università, le ragioni di chi sta occupando. Dal carovita ai tagli all’istruzione: “La guerra non la paghiamo”

Non soltanto lavoratori e sindacati. Nelle piazze di venerdì 30 ottobre, per lo sciopero generale proclamato dall’Unione sindacale di base, ci sarà anche una parte del movimento studentesco che da settimane occupa scuole e università in tutta Italia. Diritto allo studio, caro affitti, edifici fatiscenti e riarmo: sono queste alcune delle ragioni che hanno portato gli studenti a mobilitarsi e che domani proveranno a portare in piazza insieme ai lavoratori.

A Milano, alla Bicocca, gli studenti di Cambiare Rotta hanno occupato l’università con uno slogan che lega le rivendicazioni studentesche alla mobilitazione generale: “La guerra non la paghiamo”. “Ormai da settimane, gli studenti, i giovani e i lavoratori di tutta Europa stanno alzando la testa contro il crescente carovita e lo smantellamento dei servizi pubblici a favore della guerra e del riarmo”, scrivono. Nel mirino c’è un governo accusato di non intervenire sul costo della vita, sugli affitti e sulle bollette, mentre destina risorse al riarmo. “Il carrello della spesa delle nostre famiglie costa il 50% in più rispetto a cinque anni fa”, denunciano. La protesta parte anche da condizioni quotidiane sempre più difficili: “È il futuro di chi non trova lavoro, di chi è costretto a pagare 600 euro per una stanza, di chi paga per studiare ma vede la propria università crollare sotto i colpi del definanziamento, di chi non può nemmeno permettersi di accedere all’istruzione”. Sempre a Milano, alla Statale, l’occupazione è stata accompagnata da un elenco di problemi che racconta le difficoltà di chi frequenta l’ateneo. “1559 studenti idonei non beneficiari a un posto letto in residenze pubbliche abbandonati alla speculazione del mercato degli affitti o agli studentati di lusso; corsi di studio con un numero di docenti irrisorio che fanno partire le lezioni in ritardo di un mese; edifici chiusi da anni che non si sa quando riapriranno; aule sovraffollate o che ci crollano in testa”. È “un percorso a ostacoli dove studiare diventa sempre più difficile e, soprattutto, costoso”. Domani saranno in piazza contro “guerra e carovita”, con un messaggio esplicito: “Sappiamo di avere un nemico comune nel Governo Meloni e nei guerrafondai europei che vogliono trascinarci in guerra e scaricare su studenti e lavoratori il prezzo di queste scelte: non glielo permetteremo, siamo pronti a bloccare tutto di nuovo”.

A Roma, alla Sapienza, Cambiare Rotta ha occupato la facoltà di Lettere e Filosofia. “La nostra generazione è in rivolta, è stanca di subire, ha alzato la testa e vuole strappare un futuro a chi non ci garantisce neanche un presente dignitoso”, scrivono gli studenti, che chiedono più risorse per l’università, borse di studio e residenze pubbliche. Anche qui il definanziamento viene messo in relazione alle spese militari: “Ogni euro che nel bilancio si sposta sulla guerra però è un euro tolto al nostro futuro”. La richiesta non riguarda soltanto più fondi, ma anche un diverso modello di istruzione, sottratto alla logica del profitto e del riarmo. Le occupazioni riguardano anche altri grandi centri universitari. A Torino è occupato il campus Einaudi: tra le richieste c’è che i posti letto realizzati con i fondi del Pnrr escano dalla gestione privata per entrare nel sistema pubblico. “Più soldi all’università, non alla guerra” è uno degli slogan della protesta. A Napoli, invece, gli studenti dell’Orientale occupano da oltre una settimana Palazzo Giusso; mobilitazione anche a Porta di Massa, sede della Federico II. Le rivendicazioni riguardano “il carovita, lo smantellamento dell’università pubblica e l’emergenza abitativa studentesca”. La mobilitazione attraversa anche le scuole superiori. A Roma sono occupati, tra gli altri, il Mamiani, il Tasso, il liceo artistico di via Ripetta, l’Argan, il Piaget, il Plinio Seniore e il Morgagni. Al Plinio, il collettivo 20 novembre contesta una scuola sempre più simile a un’azienda, con “ruoli dirigenziali ormai assimilati a manager autocratici e accentratori”, e denuncia il rischio di una “scuola caserma, in cui la militarizzazione è sempre più intrinseca al percorso di studio”. Gli studenti rivendicano il diritto a organizzarsi e annunciano che la protesta non si fermerà con la fine delle lezioni: “Occupare, manifestare, scioperare, sono le parole d’ordine per la ripartenza della nuova gioventù”. Al liceo Francesco d’Assisi la protesta passa invece dalle condizioni materiali dell’edificio: “I bagni in cui non funzionano gli scarichi o non si chiudono le porte sono la maggior parte. I corridoi sono sporchi, la palestra ha un’infiltrazione d’acqua e le macerie rimaste da ormai un anno, che occupano il nostro cortile, non sono mai state smaltite”. Gli studenti contestano anche le politiche scolastiche del Governo.

A Firenze sono occupati diversi istituti, tra cui il Gramsci, l’Alberti-Dante, il Castelnuovo, il Da Vinci, il Galileo-Michelangiolo e il Machiavelli-Capponi. Le denunce riguardano aule che si allagano quando piove, infestazioni di insetti e ratti, muffa, carenze di personale e problemi di sicurezza. Ma le contestazioni investono anche le politiche del governo, dal tetto agli studenti stranieri al disegno di legge sull’educazione sessuo-affettiva, fino ai percorsi scuola-lavoro. “Abbiamo deciso di bloccare le nostre scuole in segno di protesta di fronte a un governo che prioritizza la guerra a discapito dell’istruzione”, scrivono gli studenti. Le occupazioni e le proteste coinvolgono anche altre città. A Torino sono mobilitati il Boselli, il Volta, il Beccari, il Giolitti e il Gobetti; a Bologna sono occupati il Minghetti e il Laura Bassi, mentre al Copernico, al Sabin e al Galvani gli studenti hanno bloccato gli ingressi. A Genova le mobilitazioni interessano diversi istituti, dal Gastaldi-Abba al Nautico San Giorgio, mentre a Palermo le scuole occupate sono più di dieci, tra cui il Galilei, il Pio La Torre, l’Umberto I, il Meli e l’Einstein. Anche a Milano, accanto ad alcune occupazioni, si sono moltiplicate assemblee, presidi e altre iniziative di protesta, che hanno coinvolto istituti come il Tenca, il Virgilio, l’Einstein, il Carducci, l’Agnesi, il Bottoni e il Boccioni. Per gli studenti delle superiori e delle università, lo sciopero generale è l’occasione per mettere in comune le rivendicazioni di chi studia e di chi lavora. “Vogliamo essere parte di una mobilitazione capace di unire le lotte di studenti e lavoratori, di chi nelle scuole e nelle università si organizza contro il definanziamento e di chi nei luoghi di lavoro si oppone allo sfruttamento e alla perdita dei propri diritti”, scrivono.

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Nuove Indicazioni Nazionali, errori e contraddizioni nei programmi scolastici: uno spettacolo imbarazzante

di Serena Poli

In queste settimane, nelle scuole italiane, migliaia di docenti sono alle prese con l’ennesima liturgia burocratica: riallineare i curricoli alle nuove Indicazioni Nazionali firmate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Un lavoro enorme che dovrebbe segnare il glorioso ritorno alla severità, alla tradizione e al tanto sbandierato “merito”.

Peccato che, mettendosi a leggere con attenzione, gli insegnanti si siano trovati di fronte a uno spettacolo imbarazzante: un minestrone di improvvisazione ideologica, sciatteria ed errori concettuali.

La prima cosa che salta all’occhio è la totale schizofrenia con la quale si cerca la svolta identitaria e occidentalistica. Un esempio su tutti: nel tentativo di blindare la storia della primaria entro i confini della “nostra identità”, le nuove direttive relegano ai margini le civiltà dell’Asia e del Medio Oriente. La narrazione deve rimanere prevalentemente ‘nostrana’.

Ma chi ha redatto il testo non deve essersi coordinato con chi curava la parte scientifica. Così, mentre nell’ora di storia il Medio Oriente viene praticamente tagliato fuori perché poco funzionale al catechismo patriottico, nei programmi di matematica della stessa primaria spunta l’insegnamento della “storia della matematica”. Una contraddizione surreale: come si pensa di spiegare ai bambini da dove arrivano i numeri che usiamo tutti i giorni, l’algebra o lo zero, senza approfondire proprio quelle civiltà ridotte a parentesi nell’insegnamento della storia?

Ma è quando si entra nel merito delle singole discipline che arriva lo sconforto. In matematica assistiamo all’aspetto ‘ricorsivo’ del numero, accostato come se nulla fosse a cardinalità e ordinalità. Tradotto per i non addetti ai lavori: un errore grossolano che mette sullo stesso piano la ‘sostanza’ di un oggetto con il meccanismo che serve a generarlo. Sarebbe come assimilare il significato della posizione delle lancette di un orologio al ticchettio dell’ingranaggio. Alla faccia del ritorno al ‘rigore scientifico’.

Non va meglio con il latino, materia simbolo della tradizione classica: definito “curricolare” (ossia obbligatorio per gli ultimi due anni della secondaria di primo grado) ma, al contempo, descritto come “opzionale”. Siamo di fronte al Latino di Schrödinger, un paradosso quantistico in cui una disciplina può essere contemporaneamente obbligatoria e facoltativa.

Oltre a questo miracolo della fisica, tale disciplina viene eretta a panacea pedagogica: dalla pretesa di “avvicinare alla comprensione dei valori di una civiltà universale” fino all’improbabile missione di “attuare un dialogo costante con le discipline Stem e porre al centro l’attenzione ai valori della Costituzione”; insomma, dal codice binario a Cicerone, passando per la Carta Costituzionale, siamo alla mera enunciazione di principi in un continuo ripetersi di formule stanche e astratte, messe in fila per fare volume (“virtuosa dinamica”, “percezione del rapporto di continuità e alterità”, “sintesi tra visione critica del presente e memoria storica”): un lessico ripetitivo che gira a vuoto reiterando gli stessi concetti, come se l’abbondanza di inchiostro potesse colmare il deserto delle idee.

Ma oltre agli scivoloni concettuali, è altrettanto sconfortante la sciatteria della forma. Il Ministero che ha fatto del “Merito” la propria bandiera e che pretende rigore ortografico dagli studenti, scarica sulle scuole documenti con gerundi sospesi a mezz’aria, ripetizioni e concordanze fantasiose, punteggiatura assente o usata male, in un florilegio di ‘supercazzole’ da far impallidire il Conte Mascetti.

Insomma, una classe dirigente che esige sottomissione, ordine e disciplina ma concede a se stessa il privilegio della più becera approssimazione. Alle scuole non si chiede di formare cittadini dotati di pensiero critico e capaci di analizzare le fonti, ma ascoltatori passivi di una fiaba di Stato scritta, peraltro, senza dominare la sintassi della propria lingua madre.

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.

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Iraola examina la doble vida de Arteta

Andoni Iraola y Mikel Arteta nacieron en Guipuzcoa con cuatro meses de diferencia en 1982. El rumor del Mundial de España fue la música de fondo de su lactancia. La coincidencia maravilla a los aficionados al fútbol. Pero lo que más intriga a los empresarios que pagan sus contratos es aquello que de verdad les motiva como entrenadores. En Boston, sede de Fenway Sports Group, los dueños del Liverpool ansían que Iraola reproduzca la fiebre monomaníaca de Jürgen Klopp por el fútbol de ataque; mientras que en Denver los Kroenke, dueños del Arsenal, se preguntan si por fin Mikel Arteta, una vez conquistada la Premier, ha superado la ambivalencia que tanto le ha desgastado a él y al equipo en los últimos tres años. La 9ª jornada de la Liga inglesa enfrentará a estos paisanos coetáneos este domingo en Anfield (17.30, Dazn) para medir en profundidad el alcance de sus proyectos tanto como el de sus obsesiones.

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© Jason Cairnduff (Action Images via Reuters)

Mikel Arteta contempla la eliminación del Arsenal de la Copa de la Liga, ante el Fleetwood Town.
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'The View' Hosts Blast Alaska Democrats' 'Shady Tactic' Putting a Second Dan Sullivan on the Ballot

The left-wing hosts of ABC's "The View" are taking Alaska Democrats to task for the dirty trick of adding a second Dan Sullivan to the Alaska election ballot to confuse voters in an attempt to torpedo incumbent Republican Senator Dan S. Sullivan's chances at reelection.

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Republicans Ramp Up Investigation Into Democratic Plan to Pack Alaska’s Ballot

The Justice Department issued subpoenas, a House oversight committee sought interviews and the state opened its own inquiry into a Democratic plan to recruit a spoiler into a Senate race.

© Kerry Tasker/Reuters

Republican anger grew on Thursday over a Democratic effort to stack Alaska’s Senate ballot with candidates to siphon votes from the G.O.P. incumbent.
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Trump Says Peltola Should Be Prosecuted over Dem Scheme to Recruit 2nd Dan Sullivan into Alaska Senate Race

President Donald Trump believes the reported Democrat scheme to recruit a second Dan Sullivan on the ballot in Alaska to hurt Sen. Dan Sullivan (R-AK) in the general election is "a criminal act" and that Alaska's Democrat Senate nominee, Rep. Mary Peltola (D-AK), who was reportedly aware of the scheme, should be prosecuted.

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Los bomberos madrileños en el epicentro de la tragedia de Urda: "Es lo más duro que he vivido; guardártelo es peligroso"

Uno de los más de 200 efectivos municipales habla del impacto mental de una experiencia así: "Los familiares esperan que les des un cuerpo para enterrar" Leer

Uno de los más de 200 efectivos municipales habla del impacto mental de una experiencia así: "Los familiares esperan que les des un cuerpo para enterrar"
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Deadly disease sparks new CDC rule for US-bound flyers as major airlines seek delay

Major U.S. and international airline groups are pushing back against a new Ebola-related travel requirement that will affect millions of people flying into the United States.

Beginning Nov. 3, all passengers on international flights to the U.S. will have to confirm that they have not been in the Democratic Republic of the Congo (DRC) during the previous 21 days, according to the Centers for Disease Control and Prevention (CDC).

The requirement applies to everyone flying into or connecting through the U.S. — including American citizens, green card holders and airline crew members, the CDC said.

US ISSUES URGENT TRAVEL WARNING AS DEADLY EBOLA OUTBREAK SPREADS OVERSEAS

Travelers will have to complete a paper or digital statement before boarding, even if they have never visited the DRC. 

Airlines must collect the forms and keep them for at least 42 days after the flight arrives in the U.S., according to the CDC.

Airlines for America (A4A), which represents major carriers including American, Delta, Southwest, United and JetBlue, is asking the CDC to reconsider the requirement and give airlines more time to prepare, according to an Oct. 26 letter provided to Fox News Digital.

The group said it supports the CDC's public health goals but argued that the new requirement is too broad and is being introduced too quickly.

A4A asked the government for a "more proportionate and measured U.S. response" focused more closely on affected areas and travelers who have recently been there.

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The group also asked for the Nov. 3 start date to be delayed.

"Changes to check-in systems, digital signatures, station procedures and training cannot readily be completed in the allotted time," A4A wrote.

Dr. Tyler Evans, a California-based infectious disease physician and CEO of Wellness Equity Alliance, told Fox News Digital, "This was a step in the right direction, given the fact that we really do have to take this seriously. We have to ensure that this does not cross borders."

He added, "This is the second-largest outbreak of Ebola in history. So this is very serious."

The International Air Transport Association (IATA), which represents more than 370 airlines around the world, has also asked the CDC to reconsider the requirement, Reuters reported.

"It is unreasonable for the U.S. government to require all airlines serving the U.S. market to modify their procedures to accommodate the collection of attestations from each individual (passenger and crew) flying to the United States in less than two weeks," IATA wrote in a letter, according to Reuters.

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A4A is also asking the CDC to exempt airline crew members, arguing that existing aviation documents already contain information about crews and their travel.

The group has requested an exemption for U.S. military passenger charters as well, saying the military already tracks service members' health, safety and whereabouts.

The CDC said the requirement is intended to reduce the risk of Ebola entering the United States through air travel. 

The 21-day period reflects the maximum amount of time it can take for symptoms to appear after exposure.

Anyone who has been in the DRC during that period, including travelers who only passed through an airport there, will not be allowed to board a U.S.-bound flight unless they have a government exemption, the CDC said.

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"Some of the initial symptoms would just be flu-like symptoms. You'll have a high-grade fever, you'll feel sort of fatigued," the doctor said.

"[For] people that ... are asymptomatic, being able to screen is a very effective modality to reduce, to prevent or mitigate further transmission," Evans said.

Evans worked on the Ebola response twice in the past, both in West Africa and in the DRC, the two largest outbreaks in history.

"The reality is Ebola is one of the most infectious and has one of the highest case fatality rates of infectious diseases," Evans said.

But Americans often don't view Ebola as being relevant to them, he said. "When it comes to infectious diseases ... microbes don't sort of respect boundaries."

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Travelers who knowingly provide false information could face prosecution and fines, according to the CDC.

Fox News Digital reached out to the CDC and IATA for further information and comment.

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Republicans seize on controversy in Alaska's closely watched Senate race

Alaska's governor is ordering an investigation into Democrat Mary Peltola's Senate campaign over reports that it recruited a spoiler candidate to dilute Republican votes. That's as President Trump repeated calls for Peltola's prosecution during a trip to another deep red state where his endorsed candidate is facing headwinds. Liz Landers reports.

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