❌

Reading view

Elezioni Israele, Karem da Haifa: "Gaza non esiste, ha vinto la deumanizzazione"

28 ottobre, su “Preferivo Scrivere” dialoghiamo con Karem Rohana, conosciuto anche come Karem From Haifa, attivista e operatore sanitario italo-palestinese, corpo e cuore tra Firenze e Haifa. Ci siamo messi in contatto con Karem per commentare, proprio da Israele, le prime elezioni legislative dopo il 7 ottobre 2023. I grandi media affermavano che la differenza nel risultato la avrebbero fatta il voto degli Haredim, cioè degli ebrei ortodossi, e quello dei partiti arabi (2,17 milioni di palestinesi che vivono in Israele e rappresentano il 17% della popolazione). I partiti arabi registrano infatti una forte crescita nelle preferenze. Netanyahu è in lieve vantaggio ma lo spoglio è ancora in corso mentre stiamo parlando.

I temi sui quali si sono scontrati Netanyahu ed Eisenkot, principali figure che trainano questa tornata elettorale, sono legati alla leva obbligatoria per gli Haredim, all’inchiesta relativa al 7 ottobre, alla riforma giudiziaria, ma nessuna voce nei programmi prende in considerazione i palestinesi e il genocidio a Gaza. La deumanizzazione in chiave messianica e militare procede speditamente.

Le uniche certezze che abbiamo sono che l’affluenza alle urne è stata altissima e che per l’elettorato israeliano, il fatto che Netanyahu sia ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità commessi contro la popolazione civile della Striscia di Gaza dal 21 novembre 2024 non ha alcuna rilevanza politica e morale. Il principale sfidante del candidato al potenziale suo settimo mandato (Netanyahu è al potere dal 1996) è Eisenkot, alla guida del partito Yashar, fondato dall'ex capo di Stato Maggiore dell'esercito israeliano. Intanto è passato un anno dal 10 ottobre 2025, data del cessate il fuoco a Gaza, ma il fuoco non è mai cessato. Mentre gli israeliani si recavano al voto una bimba di sei anni veniva uccisa dall’IDF nella sua tenda, a ovest di Khan Younis; si chiamava Tahani Shalalfa. Il 94% delle popolazione, ossia due milioni di persone è sfollata, 40mila gli orfani. 

Il comportamento sempre più violento dei coloni sta diventando paradossalmente una strategia per salvare il progetto Israele e l'ideologia sionista; scaricare tutta la responsabilità su presunte sacche di delinquenti che sfuggono al governo quando in realtà si tratta di un braccio paramilitare perfettamente funzionale e sostenuto dal piano di insediamento sionista.

Abbiamo quindi chiesto a Karem una fotografia del contesto sociale e politico nel quale si sono svolte queste elezioni tesissime e attesissime, che però quasi certamente non metteranno fine al genocidio del popolo palestinese a Gaza e alla pulizia etnica in Cisgiordania. Abbiamo domandato al nostro intervistato anche che cosa cambia per il nostro paese, il quale subisce infiltrazioni, ingerenze e leggi bavaglio stabilite da Tel Aviv. Rendendosi anche attivamente complice dello sterminio dei palestinesi di Gaza.

Karem ci ha donato un racconto intenso, doloroso e distopico direttamente da Israele in questi giorni convulsi, visto da un italo-palestinese. La deumanizzazione del popolo palestinese disumanizza gli israeliani e tutti noi, questa la mutazione antropologica e filosofica che si sta realizzando. Non possiamo farlo restando indifferenti.

Buona visione!

  •  

Elezioni Israele, Karem da Haifa: "Gaza non esiste, ha vinto la deumanizzazione"

28 ottobre, su “Preferivo Scrivere” dialoghiamo con Karem Rohana, conosciuto anche come Karem From Haifa, attivista e operatore sanitario italo-palestinese, corpo e cuore tra Firenze e Haifa. Ci siamo messi in contatto con Karem per commentare, proprio da Israele, le prime elezioni legislative dopo il 7 ottobre 2023. I grandi media affermavano che la differenza nel risultato la avrebbero fatta il voto degli Haredim, cioè degli ebrei ortodossi, e quello dei partiti arabi (2,17 milioni di palestinesi che vivono in Israele e rappresentano il 17% della popolazione). I partiti arabi registrano infatti una forte crescita nelle preferenze. Netanyahu è in lieve vantaggio ma lo spoglio è ancora in corso mentre stiamo parlando.

I temi sui quali si sono scontrati Netanyahu ed Eisenkot, principali figure che trainano questa tornata elettorale, sono legati alla leva obbligatoria per gli Haredim, all’inchiesta relativa al 7 ottobre, alla riforma giudiziaria, ma nessuna voce nei programmi prende in considerazione i palestinesi e il genocidio a Gaza. La deumanizzazione in chiave messianica e militare procede speditamente.

Le uniche certezze che abbiamo sono che l’affluenza alle urne è stata altissima e che per l’elettorato israeliano, il fatto che Netanyahu sia ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità commessi contro la popolazione civile della Striscia di Gaza dal 21 novembre 2024 non ha alcuna rilevanza politica e morale. Il principale sfidante del candidato al potenziale suo settimo mandato (Netanyahu è al potere dal 1996) è Eisenkot, alla guida del partito Yashar, fondato dall'ex capo di Stato Maggiore dell'esercito israeliano. Intanto è passato un anno dal 10 ottobre 2025, data del cessate il fuoco a Gaza, ma il fuoco non è mai cessato. Mentre gli israeliani si recavano al voto una bimba di sei anni veniva uccisa dall’IDF nella sua tenda, a ovest di Khan Younis; si chiamava Tahani Shalalfa. Il 94% delle popolazione, ossia due milioni di persone è sfollata, 40mila gli orfani. 

Il comportamento sempre più violento dei coloni sta diventando paradossalmente una strategia per salvare il progetto Israele e l'ideologia sionista; scaricare tutta la responsabilità su presunte sacche di delinquenti che sfuggono al governo quando in realtà si tratta di un braccio paramilitare perfettamente funzionale e sostenuto dal piano di insediamento sionista.

Abbiamo quindi chiesto a Karem una fotografia del contesto sociale e politico nel quale si sono svolte queste elezioni tesissime e attesissime, che però quasi certamente non metteranno fine al genocidio del popolo palestinese a Gaza e alla pulizia etnica in Cisgiordania. Abbiamo domandato al nostro intervistato anche che cosa cambia per il nostro paese, il quale subisce infiltrazioni, ingerenze e leggi bavaglio stabilite da Tel Aviv. Rendendosi anche attivamente complice dello sterminio dei palestinesi di Gaza.

Karem ci ha donato un racconto intenso, doloroso e distopico direttamente da Israele in questi giorni convulsi, visto da un italo-palestinese. La deumanizzazione del popolo palestinese disumanizza gli israeliani e tutti noi, questa la mutazione antropologica e filosofica che si sta realizzando. Non possiamo farlo restando indifferenti.

 

  •  

Elezioni Israele, Karem da Haifa: "Gaza non esiste, ha vinto la deumanizzazione"

28 ottobre, su “Preferivo Scrivere” dialoghiamo con Karem Rohana, conosciuto anche come Karem From Haifa, attivista e operatore sanitario italo-palestinese, corpo e cuore tra Firenze e Haifa. Ci siamo messi in contatto con Karem per commentare, proprio da Israele, le prime elezioni legislative dopo il 7 ottobre 2023. I grandi media affermavano che la differenza nel risultato la avrebbero fatta il voto degli Haredim, cioè degli ebrei ortodossi, e quello dei partiti arabi (2,17 milioni di palestinesi che vivono in Israele e rappresentano il 17% della popolazione). I partiti arabi registrano infatti una forte crescita nelle preferenze. Netanyahu è in lieve vantaggio ma lo spoglio è ancora in corso mentre stiamo parlando.

I temi sui quali si sono scontrati Netanyahu ed Eisenkot, principali figure che trainano questa tornata elettorale, sono legati alla leva obbligatoria per gli Haredim, all’inchiesta relativa al 7 ottobre, alla riforma giudiziaria, ma nessuna voce nei programmi prende in considerazione i palestinesi e il genocidio a Gaza. La deumanizzazione in chiave messianica e militare procede speditamente.

Le uniche certezze che abbiamo sono che l’affluenza alle urne è stata altissima e che per l’elettorato israeliano, il fatto che Netanyahu sia ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità commessi contro la popolazione civile della Striscia di Gaza dal 21 novembre 2024 non abbia alcuna rilevanza. Il principale sfidante del candidato al potenziale suo settimo mandato (Netanyahu è al potere dal 1996) è Eisenkot è alla guida del partito Yashar, fondato dall'ex capo di Stato Maggiore dell'esercito israeliano. Intanto è passato un anno dal 10 ottobre 2025, data del cessate il fuoco a Gaza, ma il fuoco non è mai cessato. Il 94% delle popolazione, ossia due milioni di persone è sfollata, 40mila gli orfani. Mentre gli israeliani si recavano al voto una bimba di sei anni veniva uccisa dall’IDF nella sua tenda, a ovest di Khan Younis; si chiamava Tahani Shalalfa.

Il comportamento sempre più violento dei coloni sta diventando paradossalmente una strategia per salvare il progetto Israele e l'ideologia sionista; scaricare tutta la responsabilità su presunte sacche di delinquenti che sfuggono al governo quando in realtà si tratta di un braccio paramilitare perfettamente funzionale e sostenuto dal piano di insediamento sionista.

Abbiamo quindi chiesto a Karem una fotografia del contesto sociale e politico nel quale si sono svolte queste elezioni tesissime e attesissime, che però quasi certamente non metteranno fine al genocidio del popolo palestinese a Gaza e alla pulizia etnica in Cisgiordania. Abbiamo domandato al nostro intervistato anche che cosa cambia per il nostro paese, il quale subisce infiltrazioni, ingerenze e leggi bavaglio stabilite da Tel Aviv. Rendendosi anche attivamente complice dello sterminio dei palestinesi di Gaza.

Karem ci ha donato un racconto intenso, doloroso e distopico da Israele, vista da un italo-palestinese. La deumanizzazione del popolo palestinese disumanizza gli israeliani e tutti noi, questa la mutazione antropologica e filosofica che si sta realizzando. Non possiamo farlo restando indifferenti.

 

  •  

Dalle origini inquietanti del sionismo alle prossime elezioni in Israele. Intervista con Francesco Lazzeri


di Giulia Bertotto


Francesco Lazzeri
è l’autore di un corposo e rigoroso saggio dal titolo “Sionismo e nazismo facce della stessa medaglia. Un connubio storico pericoloso dalle nefaste e attuali conseguenze”. (Edizioni sensibili alle foglie 2026). Francesco Lazzeri è pedagogista, è stato da sempre militante a sostegno per la causa di autodeterminazione del popolo palestinese, ha visitato i campi profughi in Libano e già nella sua tesi di laurea aveva approfondito il sistema scolastico e formativo e la questione palestinese.

L’Antidiplomatico, nella rubrica “preferivo scrivere”, lo intervista proprio per rintracciare le perniciose cause e arrivare fino alle nefaste e attuali conseguenze di quell’intreccio di ideologia, interessi economici, crimini e volontà distruttrice. Infatti le radici del primo genocidio in diretta mondiale sui social le troviamo molto prima non solo della tv, ma perfino della radio.

Abbiamo chiesto all’autore del testo di sintetizzare in tre date emblematiche – precedenti alla Nakba del 1948 e tre date successive a questa data- come si sono sovrapposte, confluite e fuse secondo lui le ideologie sionista e quella nazista. Conoscere la storia e come viene manipolata da chi domina la narrazione del passato è fondamentale per capire il presente e incidere su di esso.

Intanto il Parlamento italiano ha approvato l’ennesima legge elettorale che ci sottrae completamente le sedi che apparterrebbero alla cittadinanza, al popolo sovrano. Al contempo sta per approvare, molto probabilmente a novembre, la cosiddetta Proposta di legge contro l’antisemitismo. Possiamo trovare un rapporto tra le due cose?

Il 27 ottobre ci saranno le tesissime e attesissime elezioni in Israele. Netanyahu guida il partito Likud dal 1993, è salito al potere già nel 1996, ed è il primo ministro più longevo della storia del paese…ma come spiegato nel dialogo con Lazzeri, Netanyahu è solo il culmine ultimo e più violento di un’ideologia nata nei primi anni del Novecento.

E ancora: possiamo pensare, come ipotizza lo storico israeliano Ilan Pappé nel suo ultimo saggio “La fine di Israele” (Fazi 2025) che ormai il processo di smantellamento di questa entità colonialista sia iniziato? Le ipotesi non servono ad indovinare ma a ragionare insieme e a mettere in moto idee ed energie.


  •  

Dai legami storici inquietanti del sionismo alle prossime elezioni in Israele. Intervista con Francesco Lazzeri


di Giulia Bertotto


Francesco Lazzeri
è l’autore di un corposo e rigoroso saggio dal titolo “Sionismo e nazismo facce della stessa medaglia. Un connubio storico pericoloso dalle nefaste e attuali conseguenze”. (Edizioni sensibili alle foglie 2026). Francesco Lazzeri è pedagogista, è stato da sempre militante a sostegno per la causa di autodeterminazione del popolo palestinese, ha visitato i campi profughi in Libano e già nella sua tesi di laurea aveva approfondito il sistema scolastico e formativo e la questione palestinese.

L’Antidiplomatico, nella rubrica “preferivo scrivere”, lo intervista proprio per rintracciare le perniciose cause e arrivare fino alle nefaste e attuali conseguenze di quell’intreccio di ideologia, interessi economici, crimini e volontà distruttrice. Infatti le radici del primo genocidio in diretta mondiale sui social le troviamo molto prima non solo della tv, ma perfino della radio.

Abbiamo chiesto all’autore del testo di sintetizzare in tre date emblematiche – precedenti alla Nakba del 1948 e tre date successive a questa data- come si sono sovrapposte, confluite e fuse secondo lui le ideologie sionista e quella nazista. Conoscere la storia e come viene manipolata da chi domina la narrazione del passato è fondamentale per capire il presente e incidere su di esso.

Intanto il Parlamento italiano ha approvato l’ennesima legge elettorale che ci sottrae completamente le sedi che apparterrebbero alla cittadinanza, al popolo sovrano. Al contempo sta per approvare, molto probabilmente a novembre, la cosiddetta Proposta di legge contro l’antisemitismo. Possiamo trovare un rapporto tra le due cose?

Il 27 ottobre ci saranno le tesissime e attesissime elezioni in Israele. Netanyahu guida il partito Likud dal 1993, è salito al potere già nel 1996, ed è il primo ministro più longevo della storia del paese…ma come spiegato nel dialogo con Lazzeri, Netanyahu è solo il culmine ultimo e più violento di un’ideologia nata nei primi anni del Novecento.

E ancora: possiamo pensare, come ipotizza lo storico israeliano Ilan Pappé nel suo ultimo saggio “La fine di Israele” (Fazi 2025) che ormai il processo di smantellamento di questa entità colonialista sia iniziato? Le ipotesi non servono ad indovinare ma a ragionare insieme e a mettere in moto idee ed energie.

  •  

Dalle radici intrecciate di sionismo e nazismo alle elezioni in Israele, con Francesco Lazzeri

Francesco Lazzeri è l’autore di un corposo e rigoroso saggio dal titolo “Sionismo e nazismo facce della stessa medaglia. Un connubio storico pericoloso dalle nefaste e attuali conseguenze”. (Edizioni sensibili alle foglie 2026). Francesco Lazzeri è pedagogista, è stato da sempre militante a sostegno per la causa di autodeterminazione del popolo palestinese, ha visitato i campi profughi in Libano e già nella sua tesi di laurea aveva approfondito il sistema scolastico e formativo e la questione palestinese.

L’Antidiplomatico, nella rubrica “preferivo scrivere”, lo intervista proprio per rintracciare le perniciose cause e arrivare fino alle nefaste e attuali conseguenze di quell’intreccio di ideologia, interessi economici, crimini e volontà distruttrice. Infatti le radici del primo genocidio in diretta mondiale sui social le troviamo molto prima non solo della tv, ma perfino della radio.

Abbiamo chiesto all’autore del testo di sintetizzare in tre date emblematiche – precedenti alla Nakba del 1948 e tre date successive a questa data- come si sono sovrapposte, confluite e fuse secondo lui le ideologie sionista e quella nazista. Conoscere la storia e come viene manipolata da chi domina la narrazione del passato è fondamentale per capire il presente e incidere su di esso.

Intanto il Parlamento italiano ha approvato l’ennesima legge elettorale che ci sottrae completamente le sedi che apparterrebbero alla cittadinanza, al popolo sovrano. Al contempo sta per approvare, molto probabilmente a novembre, la cosiddetta Proposta di legge contro l’antisemitismo. Possiamo trovare un rapporto tra le due cose?

Il 27 ottobre ci saranno le tesissime e attesissime elezioni in Israele. Netanyahu guida il partito Likud dal 1993, è salito al potere già nel 1996, ed è il primo ministro più longevo della storia del paese…ma come spiegato nel dialogo con Lazzeri, Netanyahu è solo il culmine ultimo e più violento di un’ideologia nata nei primi anni del Novecento.

E ancora: possiamo pensare, come ipotizza lo storico israeliano Ilan Pappé nel suo ultimo saggio “La fine di Israele” (Fazi 2025) che ormai il processo di smantellamento di questa entità colonialista sia iniziato? Le ipotesi non servono ad indovinare ma a ragionare insieme e a mettere in moto idee ed energie.

  •  

Manifestazione Roma, "Fuori l'Italia dalla guerra" sfida il Governo con un corteo pacifico

Roma 24 ottobre, il corteo di Fuori l'Italia dalla Guerra sfida i toni allarmistici del Governo e sfila lungo via Cavour in questo autunno di proteste caldissime in tutta Europa. La più importante e gridata delle rivendicazioni è quella di interrompere ogni complicità nelle guerre di aggressione alla Russia, all'Iran e nel genocidio palestinese. I cittadini chiedono che il denaro pubblico venga investito nella scuola, sanità, servizi e territorio, e non bruciato nella rovina e nella distruzione. 

Bandiere di Cuba, Iran, Palestina, Yemen, hanno sventolato con quelle italiane in un contesto internazionalista e antimperialista senza che fossero appannaggio dei movimenti di destra; per chi ha dimenticato che anche il nostro paese è chiamato alla propria resistenza alle guerre imposte dalla Nato e dal sionismo. Dunque non si accetta piu nessun pretesto per accusare chi scende in piazza per l'indipendenza dei popoli da guerre e colonialismo di non occuparsi dell'Italia.
La manifestazione è stata priva di tensioni, registrando un numero di circa diecimila partecipanti, "arrabbiati ma pacifici, determinati ma non aggressivi" si legge nel comunicato post mobilitazione dell'organizzazione. "Un grande fiume umano che ha raccolto tutti gli spezzoni della società che non ne possono più del sistema capitalistico predatorio, del Governo Meloni e di questa falsa opposizione parlamentare". 

Tra gli aderenti Agorà per l'Italia, Democrazia Sovrana Popolare, Partito Comunista Italiano, Multipopolare (Ottolina TV), Coordinamento Nazionale No Nato e molti altri. 

  •  

Proteste studenti: "Scioperiamo con i lavoratori, la vostra guerra non ci fermerà"

Giulia Bertotto è stata presente alla Conferenza alla sede della Stampa Estera a Roma, dove i giornalisti internazionali hanno ascoltato le ragioni delle proteste studentesche con gli esponenti di Osa, Cambiare rotta e Piamo Casa.
I giovani hanno affermato che la guerra è la madre e al contempo l'esito più drammatico e violento di tutte le oppressioni, le quali si declinano nel caro carburanti, affitti insostenibili, gentrificazione, liberalizzazione selvaggia del mercato della casa non più calmierato, sanità privatizzata e militarizzazione sociale.
Dunque problemi politici e sociali radicati e incistiti da decenni, inaspriti da tagli da parte di partiti di ogni colore, appiattiti invece dal Governo Meloni (ma anche dalle sedicenti opposizioni) su questioni di ordine pubblico e repressi con nuovi approcci securitari.

La conferenza è stata organizzata dal giornalista Max Civili. Colleghi sono pervenuti da agenzie e tv inglesi, norvegesi, brasiliane e molte altre ancora. Grandi testate italiane non pervenute ad ascoltare le ragioni degli studenti, che stanno scendendo in piazza con operai, portuali, agricoltori e autotrasportatori.
Uniti verso lo sciopero del 30 ottobre.  

  •  

Funerali Khamenei: non solo lutto, ma un messaggio di resistenza al mondo intero

Vi riproponiamo, con un nuovo articolo, il reportage "L'Addio a Khamenei: Cordoglio e Collera a Teheran", scritto e girato da Giulia Bertotto che è stata testimone diretta delle immense folle di Teheran, nei giorni del funerale più grande e solenne della storia moderna


Assistere ai funerali della Guida Suprema Ali Khamenei, assassinato da un attacco congiunto israelo-statunitense nel febbraio del 2026 è stata un’esperienza profonda e totalizzante, tragica e al contempo preziosa. Questo omicidio deliberatoè un delitto di esiziale gravità commesso non solo contro una figura politico-religiosa,ma anche contro il suo popolo. Un delitto che solo un’ideologia razzista, arrogante e priva del senso del sacro può commettere.

LA MIA ESPERIENZA COME GIORNALISTA, CITTADINA DEL MONDO E PELLEGRINA SULLA TERRA

Partecipare alle giornate di commemorazione per l’Ayatollah Khamenei è stata innanzitutto un’occasione di altissimo valore professionale,poiché molti colleghi giornalisti spesso scrivono di luoghi che non conoscono e si sperticano in analisi antropologiche su società che non hanno mai incontrato. Un vissuto formativo anche come cittadina attiva politicamente; vedere una tale coesione di popolo mentre in Italia il modello neoliberista è riuscito a dividere i cittadini su ogni questione, in una guerra orizzontale costante studiata per impedirci di cogliere il reale bersaglio politico delle nostre rivendicazioni.

Anche sul piano spiritualeè stata un’esperienza di forte impatto; come afferma il sociologo francese Emmanuel Todd,in Occidente la religione è in stato di “zombieficazione”. La spiritualità nelle folle di Teheran è invece viva e tangibile, focosa e furiosa, dolente ma anche orgogliosa e consapevole di aver lanciato un solenne messaggio al mondo: gli Stati Uniti e Israele, il “grande e il piccolo Satana” come li definiva proprio Khamenei, non sono invincibili. E non lo sono nonostante decenni di sanzioni, tentativi di isolamento e di destabilizzazione imposti fin dalla Rivoluzione Islamica del 1979.

Le grandi esequie dell’Imam Khamenei si sono svolte in una fase storico-politica decisiva e drammatica: a quasi tre anni di genocidio in mondovisione a Gaza, mentre Teheran stupiva il mondo intero assestando una clamorosa sconfitta all’imperialismo trumpiano e al sionismo ormai completamente allo scoperto nel governo Netanyahu. “A Dio piacendo, il cancro del regime usurpatore sionista sarà sradicato per mano del popolo palestinese e delle forze della Resistenza in tutta la regione” annunciava proprio Khamenei il 7 ottobre 2023.

Mentre la nostra delegazione si trova in Iran, ilmondo registra grandi mutamenti: l’Ucraina è ancora logorata dalla guerra per procura di Washington contro la Russia a cui l’Europa obbedisce prona, i Brics crescono economicamente, demograficamente e nella capacità di incidere sugli equilibri di potere globale;al contrario la Nato viene messa in discussione da nuove egemonie, e soprattutto da nuove concezioni della leadership internazionale.

PELLEGRINI E TURISTI, DUE PARADIGMI

Quello a Teheran è stato un viaggio travolgente,nel quale abbiamo ricevuto forme di ospitalità e accoglienza a noi sconosciute. Diametralmente opposti i paradigmi che identificano il turista e il pellegrino. Il turista in “Occidente” deve essere sfruttato, “spennato”, ipnotizzato da città-luna park e poi ricacciato da dove è arrivato. Al pellegrino invece, vieneofferta ogni bevanda sul suo cammino, viene sostenuto fisicamente ed emotivamente durante il percorso che sta affrontando. Il suo incedere non è un accumulo di mete per una vetrina instagrammabile, ma il tragitto contemplativo verso un luogo sacro interiore ed esteriore. Il pellegrino è umano, ma in una condizione ontologica quasi ibrida;il viandante è sospeso tra terra e Cielo, tra il sentiero della propria interiorità e la comunità cerimoniale. Il pellegrino non procede per sé stesso solamente, ma dentro sé stesso e verso la famiglia dei fedeli.

Abbiamo partecipato a questo evento storico solennetra milioni di persone, albe e tramonti di folle travolgenti verso la Grande Mosallapiangente il feretro dell’Imam. Siamo staticommossi da canti, prosternazioni e preghiere per le strade della capitale. Due i simboli che rappresentavano più efficacemente lo stato d’animo diffuso; la bandiera nera del lutto issata ovunque e l’icona del pugno chiuso, emblema della fermezza contro l’avversario, della prontezza alla battaglia, della certezza nella vittoria.

UNA MISTICA INCARNATA NELLA GIUSTIZIA MONDANA

A Teheran abbiamo respirato una dialettica costante non solo tra intimo raccoglimento edesibizione rituale del lutto, ma anche tra cordoglio e collera, è così infatti che ho scelto di intitolare il mio reportage di quei giorni travolgenti. Lo sciismo non è caratterizzato da quietismo e distacco dai fatti umani, l’anelito mistico è quasi sempre vissuto con passione rivoluzionaria. L’ordine metafisico e cosmico non deve restare un’aspirazione trascendente, ma essere incarnato nella ricerca di giustizia terrena e nel sostegno alle lotte degli oppressi. Questo è l’unico modo per onorare il Divino e abitare con onore la dimensione transeunte. Ogni rivendicazione sul piano storico, ogni invettiva contro la “Coalizione Epstein” nelle piazze di Teheran, è accompagnata da una Sura coranica. La Rivelazione deve elevare l’agire politico, la politica realizzare più che può l’insegnamento del Libro.

Si tratta di una concezionea noi lontana; infatti se è vero chenella tradizione cristianae nel nucleo di tutte le saggezze mistiche troviamo l’elemento di rifiutoascetico del mondo materiale per avvicinarsi alla verità ultramondana,solo nel credo sciita questo elemento è paradossalmente intrecciato con la lotta secolare.

“Non fuggiremo; saremo sepolti in questa stessa terra. Non c'è superpotenza all'infuori di Allah, e non temiamo nessuno se non Allah”, disse Khamenei a gennaio 2026.Il mese successivo sarebbe stato martirizzato.

Affascinante è anche la dottrina dell’ultimo Imam, l’attesa escatologica sciita affine anche alla venuta del Salvatore cristiano e al ritorno del Messia ebraico. Il dodicesimo e ultimo Imam nacque a Samarra nel 869 d.C. e in tenera età si sarebbe ritirato in "occultamento", una condizione di assenza fisica agli occhi del mondo. In questo stato di nascondimento dallo sguardo materiale è Lui a guidare l’umanità che spesso non vede il bene e compie il male. Sul piano escatologico è considerato il Mahd?, il "ben guidato" da Dio, che secondo la tradizione, si manifesterà alla fine dei tempi per ripristinare l’equità sulla Terra.

Quella sciita è una religione ribelle al mondo, dissidente alla sua ingiustizia ontologica, ai suoi rapporti di forza feroci, una fede“eretica”nel cuore pulsante di sé stessa, che nasce dal sacrificio e si fonda sul martirio.

Pensiamo alle parole di sfida e insieme estatiche di Seyyed Hassan Nasrallah[2]: “Quello che vogliamo è solo l’aldilà. Il nostro agire in questo mondo è figlio del dovere e non certo di terrena bramosia. La presente realtà non è in alcun modo la nostra meta. Essa vale per noi quanto la suola di una scarpa o il muco di una capra. La sua effimera insulsa pochezza la lasciamo volentieri a voialtri. Noi apparteniamo all’altro mondo: solo lì è il nostro appagamento”.

L’ISLAMOFOBIA SELETTIVA NELLE MANIPOLAZIONI OCCIDENTALI

Da parte del cosiddetto “Occidente allargato” assistiamo ad un’islamofobia selettiva sempre più incoerente,che dimostra comela sua clava concettuale venga utilizzata a fini politici.Un esempio di questo stridente doppiopesismo lo troviamonel confrontol’Arabia saudita, un alleato sionista e di Washington, il quale al contrario della Repubblica Islamica dell’Iran, non è mai oggetto di critiche sui diritti umani, la questione femminile e le libertà civili. La maggior parte dei media omette in funzione propagandistica filo-atlantista che in Arabia Saudita solo dal 2018 le donne possono guidare le automobili o che solo dal 2019 le cittadine possono ottenere il passaporto, viaggiare all'estero e registrare i figli senza il permesso di un uomo. D’altra parte non si informal’opinione pubblica dell’esteso e altissimo livello di istruzioneraggiunto dalle donne iraniane, ma si parla morbosamente del velo che indossano.

l’Iran èil nemico perfetto per la filosofia islamico-politica che lo anima, la punta di diamante dell’ “Asse della resistenza”,oggi più odiato che mai poiché ha dato un clamoroso schiaffomilitare e morale ad Usa e Israele, una dimostrazione identitaria epocale che non accadeva forse dalla guerra del Vietnam.

Questa diffusa islamofobiala rintracciamo nei media e in espressioni giornalistiche scelte per delegittimare istanze non conformi al sionismo mondiale; come ci spiega Tim Anderson nel suo saggio “Comprendere lo Yemen” il partitoyemenita Ansarallah,non viene mai chiamato dai media occidentali col suo nome ufficiale, ma “ribelli houthi”;una definizione funzionale a suggerire l’immagine di un gruppo tribale, di una sacca di violenti quasi sprovveduti, quando invece il partito è al governo dalla rivoluzione del 2014 (Anchel’Onu, ormai quasi totalmente orientata dal denaro della Casa Bianca, non riconosce il governo Ansarallah). Le sue rivendicazioni politiche nazionali, vengono ridicolizzate e presentate in maniera infantilizzata,indotte in un proxy iraniano privo di una propria fibra politica. Di nuovo dunque l’Iran viene demonizzato, come mostro oscurantista verso i propri giovani e capace di condizionare i cittadini yemeniti e le istanze di Hezbollah in Libano.

VIAGGIARE È SPECCHIARSI NELL’ALTRO

Queste mistificazioni mediatiche e istituzionali da parte dei governi occidentali sono atti di grave offesa anche verso i propri elettori: la costruzione di un nemico “esotico”, spostato sempre un po’ più ad est, serve a nascondere i soprusi e a camuffare le barbarie che i nostri governi esercitano proprio su di noi.

Pensiamo infine ad alcune dichiarazioni irricevibili e surreali da parte di Donald Trump, nel processo di normalizzazione del genocidio palestinese, della guerra all’Iran e dell’islamofobia:il 7 aprile 2026 Trump minacciò così l’intero Iran e i suoi cittadini: "Un'intera civiltà morirà stanotte, non vorrei ma è probabile".

Eravamo a Teheran il 7 luglio 2026, proprio quando gli Usa hanno ripreso a bombardare il sud del paese e il presidente Trump ha affermato che gli iraniani sono violenti e che non avrebbe più trattato con loro.Nessuno in quei giorni ci ha fatto sentire in pericolo, se non proprio gli Stati Uniti che avevano ripreso ad attaccare il Sud e la zona di Hormuz.

Ad aprile 2026 Trump affermava che “l’Iran è il regime più violento e pericoloso della terra”.L’Occidente, ormai incapace di riconoscersi, proietta la propria violenzasterminatrice nelle altre culture, mentendo ancora a sé stesso nel proclamarsi“civile e democratico”. Viaggiare forse è allora davvero un modo per conoscere meglio sé stessi specchiandosi nell’Altro e in questa misteriosa realtà.

[2]Il terzo segretario di Hezbollah è stato ucciso dall’esercito israeliano nel settembre del 2024.


  •  

Iran, Zio Filippo: "L'Italia mobilita l'esercito contro i suoi cittadini, Teheran li arma contro gli Usa"

Oggi 20 ottobre è il triste anniversario della Strage di Gorla del 1944, quando bombardieri americani sganciarono una bomba su Milano. L'ordigno esplose dentro una scuola elementare uccidendo 184 bambini. Un episodio trascurato nei libri di storia perché anche la memoria è soggetta alla narrazione di chi impone la propria egemonia. Ne abbiamo parlato con Zio Filippo, misterioso attivista italo iraniano che si presenta al pubblico nei panni di un rettile blu, creatura a sangue freddo ma con un cuore caldo per gli eventi geopolitici. La sua ultima canzone è "Gorla Minab Gaza" che commemora questo episodio negli elementi comuni con il massacro della scuola iraniana di Minab e le innumerevoli aule palestinesi bombardate. 

Abbiamo chiesto a Zio Filippo quali notizie arrivano di prima mano dall'Iran; le autorità stanno mobilitando l'esercito civile, abbiamo visto immagini di donne volontarie che imbracciano fucili durante lo svolgimento delle esercitazioni. Qualcosa che manda in tilt la visione orientalista, ossessionata dall'immagine del velo femminile, che dipinge la figura femminile iraniana limitata dalla Repubblica Islamica all'unico ruolo di moglie e madre. Così, mentre il ministro Crosetto decide di mandare i militari contro i manifestanti, Teheran arma i propri cittadini contro gli Stati Uniti.

Intanto Aluf Amos Yadlin, ex generale dell'aeronautica militare israeliana, già addetto militare dell’esercito sionista a Washington e capo della Direzione dell'intelligence militare del regime di Tel Aviv ha affermato: “Nella guerra dei quaranta giorni, la Repubblica Islamica avrebbe dovuto essere rovesciata attuando quattro piani, tra cui i modelli siriano e venezuelano, e scatenando rivolte di piazza, ecc., ma questi piani sono tutti falliti! Netanyahu si era illuso e il suo piano irrealistico e fantasioso di rovesciare la Repubblica Islamica è fallito". Anche da queste parole comprendiamo il momento epocale nel quale ci troviamo, l'Iran sta cambiando i rapporti di forza dell'Asia Occidentale.

"Mai nella nostra storia Iran e Russia hanno collaborato così strettamente come ora". Lo ha scritto in un post su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in seguito ai colloqui avuti a Teheran con il suo omologo russo Lavrov. Abbiamo commentato con Zio Filippo anche questa importante dichiarazione da parte di Teheran.

E ancora, chi vincerà alle elezioni del 27 ottobre in Israele? Il segretario della difesa Usa ha chiamato Netanyahu per dare al Primo ministro dello stato occupante e ricercato internazionale per crimini di guerra, tutto il suo appoggio: “Avrai una vittoria strepitosa” gli ha assicurato. Ciò che è certo è che Netanyahu è solo il culmine criminale del sionismo, ma non è lui la causa profonda del primo genocidio in diretta mondiale. Lo è l’antica e perniciosa ideologia sionista.

  •  

Proteste Francia, prof. Desogus da Parigi: le ragioni degli studenti, ma non chiamatelo Sessantotto

Il professor Paolo Desogus insegna Letteratura italiana contemporanea alla Sorbonne Université. I suoi studi riguardano principalmente la produzione letteraria italiana del secondo dopoguerra e il rapporto tra cinema e letteratura. Si occupa di diversi autori tra cui Pier Paolo Pasolini e Antonio Gramsci. Lo abbiamo intervistato per avere una sua testimonianza da Parigi. La città è da giorni a ferro e fuoco contro il caro vita, le inefficienze del sistema scolastico, il warfare e riarmo europeo a scapito del welfare, ma anche per ottenere la rottura della complicità con Israele nel genocidio palestinese.

La capitale francese si è ritrovata in un clima da guerriglia urbana con roghi, negozi vandalizzati e saccheggi…o “espropri proletari” in base a chi racconta gli eventi. A quanto sappiamo sarebbero ben 1800 i fermi, un morto per un malore e una donna avrebbe perso una mano. Macron nel suo discorso alla nazione ha affermato che condanna le violenze ma che non aggiungerà ulteriori misure di sicurezza.

Abbiamo domandato al professor Desogus le sue impressioni sul montare dello scontento nell’ambiente universitario, quindi se ci si si aspettava questo sussulto popolare. Anche a Milano si sono verificate proteste molto accese, bombe carta e vetrine sfondate, ma anche giovanissimi totalmente inermi che sono stati picchiati dalle forze dell’ordine. Come interpretiamo dal punto di vista sociale e politico questa ventata incendiaria in Italia? Queste micce di contestazione porteranno verso un cambiamento reale nell’assetto politico e istituzionale italiano oppure si afflosceranno su se stesse o verranno spente e represse?

“La borghesia di tutto il mondo che assiste con compiacimento al massacro rabbrividisce d'orrore a veder profanati calce e mattoni”. Questa frase, che sta spopolando sui social, è stata scritta da Karl Marx nel suo opuscolo storico “La guerra civile in Francia” del 1871. Si riferiva alla reazione della borghesia internazionale di fronte alla sanguinosa repressione della Comune di Parigi del 1871, evidenziando l'ipocrisia delle classi dominanti. Oggi il sistema cerca di salvarsi trasformando il conflitto politico in responsabilità giudiziarie, spiega Desogus, polarizzando mediaticamente il dibattito sulla legittimità dell'uso della violenza, così da liquidare i contenuti e le istanze dei cittadini europei.

Assistiamo quindi, per certi versi, alle stesse dinamiche denunciate da Marx; più ci "proletarizziamo" e più siamo noi stessi a scandalizzarci come "borghesi"? Abbiamo interiorizzato l’obbedienza neoliberista fino a credere che sia più giusto sottomettersi a un dominio ferocemente iniquo e aggressivo che non combatterlo anche a danno di alcune vetrine?

Sembrano tutti aver ingoiato un libro di Thomas Hobbes, secondo il quale la ribellione non è mai lecita, poiché viola il patto sociale irreversibile che fonda lo Stato. A suo avviso c’è solo un'unica eccezione: il diritto individuale alla legittima difesa e alla salvaguardia della propria vita. Il filosofo inglese insomma, considera la ribellione legittima solo quando il patto con il sovrano è rotto e il paese torna allo stato di natura. Per lui il patto sociale ha la funzione di conservare la "nuda vita" (come direbbe Giorgio Agamben), perciò se questa è in pericolo a causa del potere stesso, allora il patto può venire meno. Ma tra Hobbes e noi ci sono secoli di storia e conquiste sociali, che ci hanno resi da sudditi, cittadini.

Nel saggio "Sulla rivoluzione" (1963), Hannah Arendt analizza il concetto di rivoluzione distinguendolo dalla mera ribellione e confrontando il fallimento della Rivoluzione francese con il successo della Rivoluzione americana. Parafrasandola, solo la rivoluzione pacifica ha successo. Quindi una domanda socio-politica e filosofica sul rapporto tra violenza e potere. La protesta pacifica può davvero essere efficace? Il potere si fa strappare il dominio con metodi e pratiche che non implichino la forza e la minaccia del suo rovesciamento?

  •  

Giovani Palestinesi d'Italia: "Vi raccontiamo come resiste la diaspora palestinese in Italia"

Sidanah è una delle portavoce dei Giovani Palestinesi d'Italia, (GPI) un’organizzazione politica in diaspora nata intorno al 2017 e attiva in diverse città italiane come Milano, Torino e Roma.  Si tratta di un dialogo prezioso perché raramente questo collettivo rilascia interviste ai media. 
I palestinesi in diaspora ci spiegano come le loro attività di formazione, informazione, attivismo, sensibilizzazione e protesta siano parte di una rete di sostegno alla resistenza palestinese, sotto occupazione militare da almeno ottant'anni.

Abbiamo chiesto a Sidanah di raccontarci di più sul suo movimento, di spiegare cosa significa "resistenza", una delle parole più strumentalizzate dal sistema mediatico filosionista o comunque condizionato da un approccio orientalista. 
Oltre alla popolazione palestinese massacrata quotidianamente a Gaza, quella che vive in stato di apartheid perseguitata in Cisgiordania e sfollata nei campi profughi, c’è anche un’intera popolazione dietro le sbarre, si tratta dei prigioni politici in quello status giuridico che l'entità sionista chiama "Detenzione amministrativa", e che innumerevoli associazioni legali ritengono contrario ai diritti umani fondamentali. Insomma, la prigionia come altra forma genocidaria. 

E ancora, abbiamo chiesto un commento a proposito del fatto che Mahmoud Abbas ha di nuovo rimandato le elezioni nei territori palestinesi; avrebbero dovuto tenersi il 28 novembre ma sono state rimandate all’11 settembre del 2027. In chiusura abbiamo chiesto ai GPI la loro posizione rispetto all’ “Asse della Resistenza” antimperialista in Asia Occidentale quindi la resistenza di Ansarallah nello Yemen, della cittadinanza iraniana e libanese con Hezbollah.

GUARDA L'INTERVISTA COMPLETA QUI:

 

  •  
❌