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Operaio di 24 anni investito sull’A14: caccia al pirata della strada. I filmati al vaglio della polizia

Un operaio di 24 anni è stato investito alle 2.30 di questa notte sull’A14, mentre rimuoveva la segnaletica durante le operazioni di smantellamento del cantiere. Il conducente non ha soccorso l’operaio ed è scappato; gli agenti stanno analizzando i sistemi di videosorveglianza dell’autostrada per individuare il pirata della strada. L’incidente è accaduto a poche centinaia di metri dall’area di servizio Piceno Est in territorio ascolano, tra Grottammare e Pedaso (Fermo). L’operaio di Pedaso, ferito e dolorante a terra, è stato soccorso e trasferito d’urgenza ad Ancona per essere sottoposto a un intervento chirurgico.

Il giovane, che secondo le testimonianze sarebbe stato colpito dall’auto al fianco destro, ha riportato varie fratture al torace e alle gambe. Le versioni dei testimoni circa il colore e il modello della vettura non sono univoche e al vaglio dei poliziotti di Porto San Giorgio ci sono una decina di gigabyte di video da visionare. Secondo le prime informazioni, l’auto sarà presumibilmente identificata nelle prossime ore perché, conoscendo l’orario dell’incidente, è stato possibile restringere il campo delle ricerche.

Dopo l’urto, i colleghi dell’operaio lo hanno soccorso, allertando subito il 112. Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco e il personale dell’ispettorato del lavoro. L’operaio è stato stabilizzato e poi trasferito dal 118 all’ospedale regionale di Torrette dove è stato operato e poi ricoverato in Clinica Ortopedica senza prognosi riservata.

Sulla vicenda è intervenuta la Cgil di Fermo che ha espresso vicinanza al lavoratore e posto con forza la questione sicurezza nei cantieri, parlando di un fatto di “gravità assoluta”. Il segretario Alessandro De Grazie ha ribadito la “necessità di garantire condizioni di sicurezza effettive a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, soprattutto a chi svolge attività particolarmente esposte al rischio, come gli interventi di manutenzione e sistemazione della segnaletica lungo le autostrade. È fondamentale fare piena luce sulla dinamica dell’incidente e accertate eventuali responsabilità, rispetto alla condotta del veicolo, e rispetto alle condizioni di sicurezza sul lavoro”.

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Acciaierie Venete, condannato in appello il presidente Banzato per la morte di due operai. Attesa la sua nomina a capo di Federacciai

Alessandro Banzato, presidente di Acciaierie Venete, è stato condannato anche in Corte d’Appello per la morte di due operai avvenuta nel 2018 a seguito di un incidente in uno degli stabilimenti del gruppo, alla periferia di Padova. Una colata di metallo liquido li aveva investiti per il cedimento di un grande contenitore trasportato sopra le loro teste. I giudici hanno confermato la pena di 2 anni e 6 mesi per l’imprenditore, mentre hanno ridotto a due anni (sei mesi in meno) la condanna di Giorgio Zuccaro, direttore dello stabilimento all’epoca dell’incidente. È stato assolto per non aver commesso il fatto Giancarlo Tonoli, che in primo grado si era visto infliggere 4 anni e 6 mesi, in quanto consigliere incaricato dei collaudi della società friulana Danieli Centro Cranes. Il Tribunale aveva fissato una sanzione pecuniaria di 100mila euro a carico di Acciaierie Venete, nonché di 229mila euro per Danieli&C e di 94mila euro per Danieli Centro Cranes. Soltanto al prima è stata confermata, assieme al divieto a contrarre con la pubblica amministrazione per 8 mesi. Revocate le sanzioni a carico della Danieli, che non è stata ritenuta responsabile del cedimento della siviera che aveva realizzato.

La conferma della condanna per Banzato avviene a poche settimane dall’assemblea di Federacciai che dovrebbe nominarlo presidente nazionale, in base a una designazione ufficiale del consiglio generale di qualche mese fa. Prevista per fine ottobre, l’assise imprenditoriale è stata rinviata a seguito della morte sul lavoro di un operaio di 47 anni, avvenuta il 20 ottobre nello stabilimento di Acciaierie Venete a Sarezzo, in provincia di Brescia. Federacciai aveva motivato il rinvio quale “segno di rispetto e partecipazione al dolore per quanto accaduto”.

L’incidente nello stabilimento di Padova si era verificato il 13 maggio 2018. Il cedimento di un perno aveva fatto crollare una siviera contenente 90 tonnellate di acciaio fuso. Gli effetti erano stati disastrosi per due dipendenti: Sergiu Todita di 39 anni era morto dopo un mese di agonia, Marian Bratu di 44 anni dopo sette mesi nel Centro Grandi Ustionati di Padova. Due operai erano rimasti feriti. Un altro grave incidente si è verificato nell’ottobre 2023 nello stesso stabilimento, con quattro operai finiti all’ospedale per la fuoriuscita di metallo fuso.

La sentenza di primo grado a carico di Banzato aveva censurato l’organizzazione delle lavorazioni, “una procedura orientata ad una maggiore efficienza del ciclo produttivo a scapito della sicurezza dei propri lavoratori”. Infatti, durante lo spostamento delle siviere i lavoratori dovrebbero allontanarsi dall’area, in modo da ridurre il rischio in caso di malfunzionamenti. Un tecnico Spisal aveva calcolato che tale tempo di sicurezza avrebbe aumentato “di circa il 23 per cento le ore lavorate”. Il giudice aveva scritto: “E’ innegabile che un risparmio non modesto sia stato conseguito per la mancata implementazione della norma. Al risparmio sul costo del lavoro va aggiunto quello relativo ai mancati investimenti per implementare la procedura di sicurezza”. Per questo le condanne (ora confermate) avevano riguardato non solo il direttore dello stabilimento, ma anche il presidente della società.

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Crotone, pagato 2,45 euro l’ora per accudire 20 cavalli: operaio sfruttato in un maneggio. Arrestato il titolare

Lavorava per dieci ore al giorno, con una retribuzione di 2,45 euro l’ora, senza dispositivi di protezione. Erano queste le condizioni a cui era sottoposto un cittadino extracomunitario privo di permesso di soggiorno in provincia di Crotone, dove questa mattina i carabinieri del Nucleo ispettorato dal lavoro hanno arrestato il titolare del maneggio. Il blitz anticaporalato ha permesso di fare luce sulle condizioni disumane a cui era sottoposto l’operaio, costretto a lavorare in totale solitudine per dieci ore al giorno per sei giorni alla settimana e privo di qualsiasi dispositivo di protezione individuale (dpi), che accudiva oltre 20 cavalli e puliva le relative stalle.

I carabinieri, su richiesta del procuratore della Repubblica di Crotone, Domenico Guarascio, hanno sottoposto a sequestro preventivo i box e i manufatti del maneggio. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’indagato avrebbe approfittato dello stato di bisogno e di clandestinità della vittima, adescandola con la falsa promessa di aiutarla a regolarizzare la propria posizione sul territorio italiano. Secondo l’accusa, l’imprenditore aveva vessato il cittadino extracomunitario, costretto a vivere in totale isolamento e gravemente sfruttato. Il titolare del maneggio è stato posto agli arresti domiciliari per illecita intermediazione e sfruttamento lavorativo.

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“L’animale ha seguito il suo istinto, non ne ha colpa. Qualcosa è andato storto, ma non sappiamo ancora cosa”: leopardo attacca la guardiana dello zoo, 25enne in coma con pochissime speranze di ripresa

Sabato mattina, all’interno del Safaripark Beekse Bergen nei Paesi Bassi, una guardiana cinquantenne con venticinque anni di esperienza è entrata nel recinto di due leopardi persiani maschi mentre l’area, per un errore di procedura non ancora chiarito, era accessibile anche ai felini. La violazione del rigido protocollo di sicurezza — che impone l’assoluta separazione fisica tra personale umano e predatori — si è tradotta in un attacco immediato. I colleghi, allertati dalle richieste di soccorso lanciate dalla vittima stessa via walkie-talkie, si sono precipitati nella struttura trovando la donna, cosciente ma in condizioni gravissime, con traumi critici e profondi alla testa e al collo.

La tragedia si è consumata nella mattinata di sabato. La vittima, che lavorava nella struttura da quando aveva 17 anni e operava nel settore dei grandi predatori da ormai otto anni, stava eseguendo il suo turno in solitaria nell’area che ospita due esemplari maschi di leopardo persiano. Improvvisamente, la situazione è precipitata. I colleghi inorriditi hanno udito le sue disperate grida d’aiuto risuonare attraverso i walkie-talkie in dotazione.

Precipitati sul posto, hanno trovato la donna all’interno del recinto dei felini con ferite devastanti alla testa e al collo. Immediato l’intervento dei soccorsi: la zookeeper, seppur gravemente ferita, era ancora cosciente quando è stata caricata sull’eliambulanza e trasportata d’urgenza in ospedale. “La donna è stata immediatamente operata”, ha confermato un portavoce del parco, precisando che, sebbene l’intervento sia tecnicamente riuscito e la paziente abbia superato la prima notte, le sue condizioni rimangono “preoccupanti” e le speranze di recupero ridotte al lumicino. “Siamo naturalmente e profondamente addolorati da questa notizia e stiamo facendo tutto il possibile per supportare la sua famiglia, i colleghi e le persone a lei care”.

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