West Virginia sues TikTok, alleging app is ‘harming kids’



Il sabato della piega aveva i suoi orari, i suoi bigodini e un posto sotto il casco. Per chi rispettava l’appuntamento settimanale dal parrucchiere, i capelli appena sistemati dovevano accompagnare il pranzo della domenica e resistere il più possibile nei giorni successivi. In vista di una cerimonia, poi, la prenotazione entrava nei preparativi insieme all’abito. Oggi a quel rito si affianca un’altra scena: lo specchio del bagno, le ciocche fermate con le pinze, il telefono appoggiato sul mobile e un tutorial da mettere in pausa proprio sul movimento del polso che continua a sfuggirci.
La piega domestica ha strumenti capaci di semplificare gesti che richiedevano una certa destrezza fra spazzola e phon. Per chi ha imparato a usarli, l’appuntamento in salone può concentrarsi sul taglio, sul colore, su un trattamento personalizzato, oppure sul piacere di affidarsi alle mani di qualcuno, come nelle hair spa, con i loro massaggi e rituali dedicati al cuoio capelluto. La piega professionale conserva il suo posto; intanto, la possibilità di ottenere un buon risultato da soli modifica le abitudini. Così possiamo avere i capelli curati anche il martedì mattina, senza organizzare ogni volta un’uscita dal parrucchiere. Merito di una vera e propria rivoluzione tecnologica che ha immesso sul mercato strumenti sempre più leggeri, aerodinamici, maneggevoli e sicuri, capaci di convincere anche le persone più scettiche e con minore manualità a cimentarsi nello styling fai-da-te. Al centro di questa svolta domestica c’è un trend che domina incontrastato da stagioni e che non accenna a tramontare: le onde. Ma per capire come si sta evolvendo questa tendenza e, soprattutto, come padroneggiare la tecnologia senza distruggere la fibra capillare, abbiamo interpellato Alessandro Maritato, affermato hairstylist e ambassador Dyson.
Se le onde continuano a dominare i feed dei social e le strade delle nostre città, il motivo risiede nella loro natura democratica. “Le onde continuano a piacere perché sono estremamente versatili: ammorbidiscono i lineamenti, danno movimento e si adattano a lunghezze e tipologie di capelli differenti”, spiega Maritato. “Sono uno styling che riesce a essere elegante senza risultare troppo formale“. Tuttavia, l’estetica sta cambiando. Abbandonati i boccoli scolpiti e rigidi, le tendenze per l’autunno-inverno guardano ai volumi ispirati agli anni Novanta e a una texture che deve prima di tutto comunicare salute. “La vera tendenza è un capello che appare sano, curato e valorizzato nella sua forma, senza dare l’impressione di essere troppo lavorato”, prosegue l’esperto. “Oggi stanno evolvendo verso un risultato più naturale e meno costruito. Si cercano onde morbide, irregolari, con una radice leggera e lunghezze che mantengono elasticità. Non è più soltanto una questione di creare il riccio perfetto, ma di ottenere una texture bella da vedere e piacevole al tatto”.
La spinta verso l’autonomia nello styling arriva soprattutto dai social network. Le nuove generazioni imparano a dividere le ciocche e a ruotare le piastre scorrendo i brevi video su TikTok. Una democratizzazione dell’informazione che Maritato, divulgatore lui stesso, osserva con interesse: “Sicuramente le nuove generazioni hanno accesso a una quantità di informazioni e tutorial che in passato era impensabile. Attraverso TikTok e i social possono scoprire tecniche, imparare a utilizzare nuovi strumenti e sperimentare look diversi direttamente a casa. Questo ha reso molte persone più curiose e autonome nella gestione quotidiana dei propri capelli”. Eppure, replicare i movimenti visti su uno schermo non trasforma automaticamente un utente in un professionista. “Bisogna distinguere tra saper replicare un’acconciatura e conoscere davvero il capello”, avverte l’hairstylist. “Un tutorial mostra un procedimento ma non sempre spiega come adattarlo a una diversa densità, porosità o struttura. La stessa tecnica può dare risultati molto diversi da persona a persona”.
È qui che il parrucchiere smette di essere il mero esecutore di una piega per diventare un consulente d’immagine e di salute. Questa crescente autonomia domestica non rappresenta un rischio economico per i saloni, ma un’opportunità di evoluzione. “Se una persona impara a gestire meglio la piega a casa, può comunque continuare a rivolgersi al parrucchiere per i servizi tecnici, i trattamenti personalizzati e i cambiamenti di look o semplicemente regalarsi una coccola”, ragiona Maritato. “Il nostro lavoro non consiste soltanto nel realizzare una piega. Significa analizzare la struttura del capello, valutare la forma del viso, comprendere le abitudini della persona e costruire un risultato su misura. Il cliente deve percepire che non sta acquistando semplicemente una piega, ma un risultato costruito sulle proprie esigenze”.
Se gli strumenti di ultima generazione offrono un controllo impensabile fino a un decennio fa, l’errore umano è sempre dietro l’angolo. Maritato evidenzia come l’industria stia fornendo soluzioni sempre più avanzate per arginare i danni termici, introducendo ad esempio tecnologie ibride che lavorano non solo sul riscaldamento, ma sulla dissipazione del calore per fissare la piega e proteggere l’idratazione. “La tecnologia può aiutarci molto, ma il risultato dipende sempre anche da come la utilizziamo“, puntualizza. “L’errore più comune è utilizzare temperature troppo elevate, lavorare su sezioni troppo grandi o passare ripetutamente sulla stessa ciocca. Un altro errore è scegliere il prodotto di styling senza considerare se il capello sia fine, spesso, poroso o trattato”.
Per ottenere un risultato duraturo, l’esperto detta tre parole d’ordine: preparazione, controllo e raffreddamento. “Il primo consiglio è preparare bene i capelli: una piega riuscita comincia sempre dal lavaggio e dai prodotti adatti, applicando sempre un buon leave-in per nutrire e proteggere, per poi utilizzare prodotti pensati proprio per lo styling che definiscono e proteggono la chioma. Il secondo è eliminare l’acqua in eccesso e non iniziare lo styling su capelli troppo bagnati. Il terzo è dividere la chioma in sezioni: lavorare su ciocche ordinate permette di ottenere un risultato più uniforme in meno tempo”. Ma il vero segreto, quello che fa la differenza tra un’onda che crolla dopo un’ora e una che resiste tutto il giorno, è l’ultimo passaggio: “Lasciare raffreddare la piega prima di toccarla troppo è un passaggio spesso sottovalutato, ma importante per la tenuta. Il calore, da solo, non garantisce la tenuta: contano anche la tecnica e il modo in cui viene fissata la piega. È importante lasciare raffreddare completamente la piega prima di uscire o indossare un cappello”.
L’autunno, con i suoi sbalzi di temperatura e l’umidità, è il banco di prova più severo. Per non ritrovarsi con la testa gonfia e crespa, la soluzione non è sommergere i capelli di oli e creme. Il rischio di esagerare con la stratificazione dei prodotti è altissimo. “Una routine efficace non deve essere necessariamente lunga: deve essere coerente con le condizioni del capello”, avverte Maritato. “I segnali da osservare sono la perdita di morbidezza, la maggiore difficoltà nel districare, la rottura, le punte che si spezzano e una chioma che appare opaca o perde elasticità. Se il capello è appesantito, invece, potrebbe esserci un eccesso di prodotti”. L’approccio vincente è il minimalismo mirato: “Consiglio di non sovrapporre trattamenti a caso, di utilizzare il termoprotettore quando si ricorre al calore e di alternare lo styling alle giornate in cui si lascia riposare la chioma”.
La vera frontiera, mutuata dal mondo della cosmetica, è considerare l’haircare esattamente come la skincare, spostando l’attenzione dalle lunghezze alla radice. “Oggi stiamo imparando a considerare la cura dei capelli in modo più completo, proprio come facciamo con la pelle”, conclude l’esperto, sottolineando l’importanza di trattamenti specifici a base di aminoacidi e attivi mirati per riequilibrare la barriera cutanea. “Prendersi cura dei capelli significa partire proprio dalla cute, creando le condizioni ideali perché i capelli appaiano più sani e voluminosi. La vera evoluzione della haircare è proprio questa: non scegliere più tra bellezza e cura, ma imparare a farle convivere attraverso prodotti mirati, strumenti adeguati e una routine personalizzata”.
Se c’è un marchio che negli ultimi anni ha contribuito più di altri a trasformare la piega domestica in un piccolo esercizio di tecnologia è Dyson, che con Airwrap ha praticamente creato una nuova categoria di styler ad aria. L’ultima evoluzione, Dyson Airwrap i.d., resta uno degli strumenti più completi per chi ama onde e ricci: asciuga e modella sfruttando il flusso d’aria, mentre la versione connessa permette di impostare nell’app MyDyson una sequenza personalizzata di avvolgimento, styling e colpo d’aria fredda in base al tipo e alla lunghezza dei capelli. Il nuovo cono affusolato consente inoltre di lavorare più vicino alla radice. Il prezzo, 549 euro a listino, lo colloca però nella fascia più alta del mercato. Per chi preferisce la manualità della piastra, la novità è Dyson Corrale CoolShine: le lamine flessibili possono essere utilizzate anche per costruire onde e ricci e, dopo il passaggio caldo, un accessorio removibile con tubi di rame sottrae calore alla ciocca per favorirne il raffreddamento. Le quattro temperature disponibili vanno da 145 a 210 gradi; i dati su maggiore lucentezza, minore danno termico e tenuta fino a 24 ore sono risultati dei test dichiarati dall’azienda e vanno letti come tali. Prima dello styling, fra i prodotti, si può abbinare la crema pre-styling Dyson Chitosan, scegliendo formula e quantità in base alla struttura dei propri capelli, senza trasformare la routine in una stratificazione indiscriminata di cosmetici. È proprio Maritato a ricordare che preparazione, scelta dello strumento e raffreddamento restano determinanti per la riuscita delle onde.
Per chi vuole replicare a casa una piega mossa senza trasformare il bagno in una postazione da backstage, gli strumenti più recenti lavorano soprattutto su due fronti: automatizzare il gesto oppure rendere più controllabili aria e temperatura. Il Dreame Air-Auto Oro appartiene alla prima categoria: è un arricciacapelli automatico da 32 millimetri che richiama la ciocca e la avvolge in entrambe le direzioni, con tre livelli di temperatura; può essere utile soprattutto a chi con il ferro tradizionale fatica a coordinare mani e rotazioni. Attualmente proposto a 169 euro sul sito del marchio, automatizza quasi completamente il gesto: la ciocca viene attirata sul cilindro da 32 millimetri, avvolta automaticamente in entrambe le direzioni e poi investita da aria fredda per fissarne la forma; tre temperature — 120, 140 e 160 gradi — permettono di adattare il lavoro a capelli più fini o più spessi. È probabilmente la soluzione più immediata per chi non ha mai acquisito dimestichezza con ferro e rotazione del polso, ma non è comunque banale l’utilizzo: bisogna impratichirsi all’inizio nella scelta della quantità giusta di capelli per ciocca, altrimenti se sono troppi o troppo pochi il risultato non viene.
Più vicino alla filosofia del multistyler è invece lo Shark FlexStyle IonCurl, che unisce asciugacapelli e styler e utilizza cilindri ad aria per avvolgere le ciocche, aggiungendo il colpo freddo per fissare il riccio: costa 349,99 euro, dunque resta sotto Airwrap pur giocando nella stessa area di utilizzo. La differenza, a questo punto, la fanno soprattutto budget, manualità e tipo di capello: spendere di più può significare avere più funzioni e possibilità di personalizzazione, ma per ottenere onde morbide e ben costruite non è più necessario partire automaticamente dal prodotto più costoso.
Corrale CoolShine
Dyson Airwrap i.d.
SharkNinja IonCurl
Dreame Air-Auto
L'articolo Perché le onde fatte a casa si disfano dopo un’ora? Dalle temperature troppo alte all’errore di toccare subito i capelli: i consigli dell’esperto per una piega perfetta che duri tutto il giorno proviene da Il Fatto Quotidiano.
Watchdog says under-16 ban may affect older teenagers without passport or licence, and that ‘motivated children’ will skirt restrictions
More than 100,000 British teenagers risk being locked out of social media if they do not have a passport or driving licence when an under-16 ban is introduced next year.
Ofcom, the UK’s online watchdog, said about 150,000 16- to 17-year-olds do not own a passport or driving licence, which are likely to be needed to access age-restricted platforms.
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© Photograph: Peter Cripps/Alamy

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The police investigation into a TikTok livestream in which a child with Down syndrome was encouraged to perform indecent acts has been completed, with the case file now before the attorney-general’s office to determine whether criminal charges should be brought.
According to Reporter, police sources confirmed that the cybercrime unit had concluded its investigation and forwarded the evidence to the Law Office for examination.
The attorney-general will decide whether the evidence establishes criminal offences and, if so, whether to instruct the prosecution of those involved. Alternatively, the case could be closed if insufficient evidence is found, or returned to police for further investigation or clarification.
The incident sparked widespread outrage in July, although the video had reportedly been posted approximately two months earlier. It showed TikTok users allegedly encouraging a child with Down syndrome to expose himself during a livestream.
As previously reported by the Cyprus Mail, three people were arrested on July 23 in connection with the incident, but all were subsequently released.
Two women were brought before the Nicosia district court, which rejected a police request to remand them in custody. A third suspect, arrested later that day, was released following questioning.
The case had prompted criticism of the police response, particularly after disability organisations questioned why those allegedly involved had not been identified sooner.
In July, the Cyprus Confederation of Organisations of the Disabled (Kysoa) accused the authorities of failing to act promptly, with its president, Themis Anthopoulou, questioning how members of the public could identify those involved when police had reportedly been unable to do so for weeks.
Kysoa also condemned the public humiliation of the child, describing the incident as abuse, and urged social media users to stop circulating the footage to prevent further violations of the child’s dignity and privacy.

Cerca de um mês após fazer sua estreia oficial nas redes sociais, a atriz Jennifer Lawrence, 36, revelou nesta quarta-feira (28) que adora usar uma conta anônima no TikTok para “provocar estranhos”.
Ao ser questionada por Alex Cooper, apresentadora do podcast “Call Her Daddy”, sobre sua relação com a rede social de vídeo, Lawrence afirmou que talvez esteja na hora de “sair das sombras”.
“Acho que talvez seja hora de tirar a máscara. Porque eu estou literalmente discutindo sobre ancestralidade vitoriana, sabe?”, ironizou a atriz.
Ainda sobre sua experiência na plataforma, Jennifer revelou que sua página principal de sugestões de vídeos tem como foco “aquelas rotinas longas de skincare, cabelo, muitas dicas para o cabelo e receitas”.
Apesar de afirmar que adora irritar estranhos, Lawrence destacou que nunca se envolveu em brigas públicas com celebridades, mas discute com estranhos quase todos os dias nas redes sociais de forma anônima.
Ao longo do episódio, a atriz também surpreendeu os espectadores ao confirmar que fará uma participação especial em “Jogos Vorazes: Amanhecer na Colheita” ao lado de seu antigo parceiro de cena na franquia, Josh Hutcherson, 34.
“Foi inacreditável, tão maluco. Foi a mesma equipe com quem eu trabalhei anos atrás. Foi tão emocionante! E o Josh, e o Woody… Foi lindo demais! O Josh e eu nem íamos ao banheiro sem estar com os braços dados um no outro. Foi lindo demais!”, relatou.
Previsto para chegar aos cinemas em 19 de novembro, o novo longa será ambientado 24 anos antes dos acontecimentos do primeiro livro, quando Katniss (Lawrence) e Peeta (Hutcherson) participaram dos Jogos Vorazes pela primeira vez.
Esse período no universo fictício é conhecido como “Massacre Quaternário“, quando 48 tributos dos 12 distritos foram convocados para os jogos, incluindo Haymitch Abernathy.
Após décadas sem usar nenhuma rede social, no começo de setembro, a artista surgiu de surpresa com uma conta no Instagram. Na época, até o primeiro post surgir horas depois, muitos fãs desconfiaram que o perfil poderia ser falso.
Com uma foto cômica na capa e sendo “obrigada” a estrear no aplicativo com o usuário @jlaw, Lawrence justificou a escolha do nome na bio do perfil: “@jenniferlawrence já estava em uso”.
“Estou dando uma chance para isso. E se alguém disser qualquer coisa negativa, eu vou parar. Imediatamente. Se alguém pensar algo cruel, eu vou saber. E eu vou parar”, disse ela, em sua primeira publicação oficial.
Na época, a norte-americana também usou os stories para frisar o recado. “Por favor, sejam atentos. Qualquer comentário agressivo ou maldoso pode afetar significativamente o bebê. Sou eu. Eu sou o bebê”, escreveu ela.
*Com informações de Nicoly Bastos, da CNN Brasil. Sob supervisão de Ana Beatriz Dias, da CNN Brasil.
Jennifer Lawrence confessa que não assiste aos próprios filmes
Andrew Morse
Are you sick of the algorithms that serve you video on giant platforms like YouTube and TikTok?
Or are you a video-maker who's sick of the algorithms that don't serve your stuff to would-be watchers?
Andrew Morse would like to talk to you.
Morse, who spent years working in big media (Bloomberg, CNN) and most recently in local news (The Atlanta Journal-Constution), is building Phareo, a startup he hopes will one day rival internet media heavyweights. The secret sauce, he says: his own AI-powered discovery engine that will make both video-watchers and video-makers happy.
This is, to put it politely, a very tall order.
But it's still worth talking about, since Morse is homing in on a problem you hear a lot about in creator circles these days: the sense that people who make content are getting increasingly bad deals from platforms, because they can't control who sees their stuff.
Phareo (the name is an allusion to Pharos, the ancient lighthouse of Alexandria) says it can solve that problem by giving creators real incentives to make exclusive stuff for the company, via levers like revenue share and options. Morse plans to launch in January with an initial group of 25 creators. The app will start out as a free, ad-supported service, but he hopes to eventually offer a paid tier.
I talked to him this week about his plans, the shifting media landscape, and why he's increasingly worried about the creator economy — at the same time he's launching a creator economy app. This is an edited excerpt of our conversation:
Peter Kafka: You have a classic chicken/egg problem: Consumers are not going to use a new app unless it has compelling content they can't get somewhere else. Content-makers don't want to put their stuff there unless there's a big audience.
Andrew Morse: It is the most important question we have to solve. It starts with dissatisfaction, and it starts with a belief from consumers and creators, that they're not being currently served as well as they could be. So we're working with creators who believe that there has to be a better alternative.
We don't really have anything to lose, given the direction that the platforms are taking and given the overreliance that their creative work has on algorithms that don't serve them. We're going to build with creators and try to build a super-passionate core and grow from there.
But YouTube, TikTok, Reels, etc do a great job of giving me tons of video. And they have unlimited content. How do you move me over from the platforms I'm already using?
It's an ironic conundrum — we're trying to solve the discovery problem, but we have to be discovered ourselves.
Over the years, I've seen many companies say they're trying to solve a discovery problem. But it doesn't seem like consumers have a discovery problem. It's the content owners who have a problem getting their stuff in front of consumers. What's the incentive for consumers to move to a platform content-owners like?
There's an inherent assumption that consumers are satisfied with the platforms. I don't think that that's true. I think consumers are on these platforms because they have to be. Whether they're getting what they want in an efficient way is an entirely different story.
Any advice for your former CNN colleagues who are now working for David Ellison?
Stay focused on the work. It's always the journalism that matters. And the truth and the facts and great storytelling will always rise to the top.
We have seen a steady stream of journalists leaving places like CNN and starting their own thing. Do you think that trend accelerates or stalls out as people realize how difficult it is to do solo media for a living?
I'm concerned about this creator economy — which is really about about businesses that have built themselves on the back of YouTube. If you go back to 2016, 2017, a number of really clever, really creative businesses were built on the back of social platforms. When the algorithms changed, it became almost impossible for these businesses to stay afloat. It was hard for us at CNN, but we had a big enough business that we were able to mitigate and ride the wave. For these other companies, it was disastrous.
I think you're going to see more and more people trying to go out on their own — and that's what scares me. Because I think that the sands may begin to shift a little bit.
A series of messages published on social media Tuesday morning call for a wave of violent riots across Spain "inspired" by the recent chaotic events in France for Saturday, October 31, local outlets warned.
The post Reports: France-Inspired Violent Riots Are Being Urged in Spain for Halloween appeared first on Breitbart.
Courtesy of Talon Krebs
Talon Krebs works full time as a TikTok Shop affiliate, promoting products on the app and earning a commission when shoppers buy through his links.
The gig earned the 23-year-old six figures last year, according to a 1099 form reviewed by Business Insider.
"As far as startup cost, TikTok Shop has to be one of the most profitable business models I've ever seen," he told BI.
Krebs said beginners can get started with a phone, a few products, and an understanding of what makes people stop scrolling. He shares three steps to turn TikTok videos into a source of income.
Anyone can open a TikTok account, but affiliates need an established following to join TikTok Shop.
TikTok offers multiple routes into its affiliate program, Krebs explained. Its pilot program requires 1,000 followers but limits participants to a handful of posts a week, while the main program, which gives affiliates more flexibility, requires at least 5,000 followers.
Krebs already had about 24,000 followers on a personal account when he got started. He said he built the audience by posting about sports, current events, and other subjects he liked: "I was just posting stuff I was interested in."
Krebs said he spent $100 to $200 on a handful of products when he first started. He chose items he needed anyway, like hoodies.
Affiliates can search TikTok's product marketplace for brands and products to promote. Krebs said they don't need a direct relationship with a brand to start making videos, though successful affiliates may eventually negotiate higher commissions or paid content deals.
Talon Krebs
For someone trying to keep costs close to zero, Krebs recommends looking around the house first. If an item you already own is listed on TikTok Shop, you can create a video about it rather than buying something new specifically to promote.
He also joined Media Labs, a community for affiliates that offered video feedback and weekly calls. He paid the $1,500 fee in six $250 monthly installments, putting his initial outlay — including products and his first community payment — at about $450.
Skip the community, use products you already own, and film with a phone and free editing tools, and Krebs said you could get started for essentially nothing.
A TikTok Shop video still has to work as a TikTok video. Krebs said the opening seconds matter most: The hook should get a viewer's attention, identify a pain point, or create enough curiosity to keep them watching.
In one of his most successful videos about a digital business card, he opens with: "Paper business cards are officially a thing of the past." The statement created some controversy, he said, but it got viewers' attention before he explained the product and how he used it as an entrepreneur.
Krebs tries to keep most videos between 30 and 50 seconds, though he said the right length depends on the product. Some products need more explanation, while others can be shown in a 10-second video.
He thinks of each video as a loop: The hook opens it, the middle explains or demonstrates the product, and the call to action closes it. Affiliates can tag a product directly in the video, allowing viewers to tap the orange shopping-cart icon, view the listing, and ultimately make a purchase.
Otto anni di tentativi per mettere a punto un sugo. Poi, a maggio, bastano quaranta secondi di video e la vita cambia. Natendrea Jones, 36 anni, South Carolina, si è svegliata una mattina con più di 300 ordini sul suo profilo commerciale e ha mollato il telefono per la sorpresa. “Sono caduta in ginocchio”, racconta a Business Insider. Fino a quel momento, la sua cucina era stata per oltre dieci anni un’attività di contorno: piatti di pesce per gli amici, qualche teglia venduta ogni tanto, mentre a pagare le bollette erano i capelli e le unghie delle clienti.
A far cambiare tutto è stato Gabriel Rivera, recensore di cibo con oltre due milioni di follower su TikTok, ordina i suoi pasti attraverso Facebook Marketplace e li assaggia dentro la propria auto. Quando si imbatte nell’annuncio di Jones, le offre 200 dollari per cucinargli quello che vuole. Lei pensa a uno scherzo. Non lo è.
Jones prepara una teglia traboccante di zampe di granchio delle nevi, aragosta, gamberi e ostriche. Non è ancora nel menu, ma diventerà presto il “Gabriel Special”. Il verdetto di Rivera, tra un boccone e l’altro, è netto: il suo condimento è “su un altro livello”.
L'articolo “Sono caduta in ginocchio davanti a 300 ordini in una mattina”: la storia di Natendrea Jones, la parrucchiera diventata regina dei piatti di mare per un video virale proviene da Il Fatto Quotidiano.
Kevin Mazur/MG26/Getty Images for The Met Museum/Vogue
Instagram's top executive, Adam Mosseri, has a plan to keep the platform "culturally relevant" — by making it more like YouTube.
Meta-owned Instagram unveiled an overhaul of long-form video features on Monday, including a test of horizontal videos called "Features." Taken together, the changes make the app feel a lot more like YouTube.
"We want to be the most culturally relevant platform," Mosseri said in an interview with content creators and founders of Press Publish, Colin Rosenblum and Samir Chaudry. "To do that, we just need to show up where people are."
The context: YouTube has become a major hit on TV screens, and there's a growing appetite for Instagram-native shows with recurring episodes.
"Subway Takes," hosted by Kareem Rahma, is a prime example of Instagram's strengths and limits. The show started in 2023 as a short-form interview series and, as it grew, expanded with longer-form cuts on YouTube and the streaming platform Tubi. Instagram, however, is where Rahma's show still has its largest audience of 2.4 million followers.
Instagram doesn't want people to go to YouTube or Tubi to see longer versions of shows like "Subway Takes." That's leaving ad revenue and user engagement on the table. Its new tools are designed to entice creators and viewers to stay on its platform.
Meta
This isn't Instagram's first time dabbling in long-form content.
In 2018, it launched IGTV, a long-form video format and stand-alone app. In 2020, Instagram rolled out a program that let creators earn money from those videos on IGTV. Four years after launching, the company sunset the IGTV app and shifted its video efforts to Reels.
There are a few key elements missing from Instagram's big leap (back) into long-form video.
You can't watch the video while continuing to scroll through Instagram, or multitask by opening other apps while keeping the Instagram content in a picture-in-picture pop-up. There also aren't automated transcripts and subtitles yet. A spokesperson for Meta told Business Insider that there are plans for these features.
For creators, one key question and pain point looms: Will Meta share the honeypot?
Mosseri told Rosenblum and Chaudry that Instagram is thinking about ways to test pre-roll and mid-roll ads that could lead to a revenue split. However, he said previous attempts by Instagram to build a creator monetization system comparable to YouTube's Partner Program didn't prove beneficial for the platform.
"We spend more money than we make back by a long shot," Mosseri said of Instagram's previous efforts at broad revenue-sharing programs.
Mosseri said that in its previous iterations of content monetization, creators typically didn't produce more content than they already did for free, and the content they did create tended to be lower quality.
Still, Instagram will need to "figure it out" as it tries to crack longer-form content, Mosseri said.
"I don't think of platform payments or performance-based incentives or bonuses as a revenue driver," Mosseri added. "I'd be psyched to scale them up for any of these formats — as long as we're breaking even."
Kayla Oaddams/Getty Images for Warner Brothers Pictures
The app that wanted to be the "HBO" of micro dramas is shutting down.
Prolific film producer Tommy Harper is shutting down his app, VeYou, after about six months. A message on VeYou said the service would end November 6.
Harper told Business Insider he would continue producing series, distributing them via TikTok's micro-drama app PineDrama, YouTube, and other partners.
Harper, whose credits include "Star Wars" and "Top Gun: Maverick," is one of several Hollywood vets trying to bring their prestige sensibility to micro dramas, the soapy, low-budget series that got their start in China and have exploded in the US.
The move shows how fast the space is changing as Big Tech companies lean in. Micro dramas — also called "verticals" — cost a fraction of a traditional feature-length movie, but apps often lose money because of the high cost of marketing, and VeYou didn't have massive financial backing.
"In the past year, TikTok, Meta, and YouTube all moved hard into short drama," Harper emailed. "When the three biggest attention platforms commit to a format, distribution is decided. The opportunity for an independent company is to be the best supplier to those platforms, not to compete with them for installs. So we're focused where we have the edge: making the shows."
Harper raised an undisclosed amount of seed funding for VeYou from investor S32, a venture firm started by Google Ventures founder Bill Maris, who's also backed 23andMe, Impossible Foods, and Nest. VeYou has made a handful of originals, starting with "Love Under Fire," a romance drama starring Kasey Esser, who wrote the series alongside Harper.
The micro drama space has changed dramatically in recent months.
In the past year, AI-generated characters have increasingly taken their place alongside human actors, and free, ad-supported offerings are competing with the "freemium" apps that had dominated the landscape.
A report by media consultancy Owl & Co. found two-thirds of films released by leading apps in the third quarter of this year outside China were AI-generated, up from 3% in the first quarter.
TikTok's free app PineDrama rolled out in January, and by the third quarter, it accounted for more than half of all micro drama views across 16 leading apps, according to the Owl & Co. report.
Other tech giants have also moved quickly into the space and made themselves bigger viewing destinations for micro dramas.
YouTube released a new feature that allows creators to bundle their short videos in a series of episodes or seasons, designed to be viewed sequentially.
On Meta, the dominant platform used by micro drama apps to acquire customers, some apps are running portions of their films lasting 20 minutes or more as ads to get people to subscribe.
Lori Golden-Stryer, the CEO of RIVR Media, a producing partner for VeYou, said VeYou's films set themselves apart through their scripts, acting, and direction. She said she was encouraged to see its series perform well on TikTok, based on platform data and her company's monitoring.
"People want live characters," she said. "I don't think they want AI. I've seen a lot of different verticals, and I'd like to think ours were a little cut above."

Moktar, 21, pulls up his neck gaiter, tightens the hood of his puffer jacket and steps out of the house in the late afternoon, dressed in immaculate black from head to toe. Behind the little mustache and the thick-lensed glasses with gold-rimmed temples, he smiles — a third-year college student from a very modest Tunisian family. Friendly, sharp, with an unusually political sense for his age and skin toughened by his surroundings, Moktar grew up in one of the poorest buildings in the L’Abreuvoir neighborhood in Bobigny (population 48,873), right opposite one of the drug-dealing hotspots where traffickers, police, customers, and addicts come and go all day. “Ballon here,” reads graffiti on the wall, advertising the nitrous oxide gas sold for inhalation.






© Samuel Aranda

© Samuel Aranda

© Samuel Aranda

© Samuel Aranda

On the eve of a party plenum that has purged 45 of 376 members, China faces its most pressing question: is the model it has adopted right for its historical phase? Beijing is uncertain. Domestically, it faces many problems, and foreign examples offer little reassurance. If the US offers a positive model, Beijing might reconsider, […]
The post The right cat for China? appeared first on Asia Times.
Domenica 25 ottobre alle 20.30 su Rai 3, nuovo appuntamento con PresaDiretta. Il programma di Riccardo Iacona affronta il tema del rapporto tra Ai e democrazia; mentre PresaDiretta Open è dedicata al conflitto in Medioriente.
Palantir, il colosso fondato da Peter Thiel, è diventato il cervello tecnologico di Pentagono ed eserciti, mentre bot farm e macchine per la propaganda create con l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale ci profilano e orientano il nostro voto, le telecamere ci osservano e gli archivi di oggi addestreranno le intelligenze artificiali di domani. Chi governa gli algoritmi, potrebbe governare anche noi? E poi un importante reportage da Gaza, tra annunci di ricostruzione, cantieri mai partiti e violenze mai cessate: che fine hanno fatto soldi e promesse?
PresaDiretta Open, nella prima parte della serata, si chiede che fine abbia fatto il Board of Peace, il Consiglio internazionale presieduto da Trump per guidare la ricostruzione di Gaza. Grazie alle immagini girate da Yasser, filmaker palestinese, PresaDiretta racconta una Striscia dove il 94% della popolazione è sfollato, dove l’Onu ha contato 1400 palestinesi uccisi dal cessate il fuoco a oggi e dove l’esercito israeliano controlla e occupa il 64% del territorio. La ricostruzione non è mai partita: il piano operativo del Board vale 2,45 miliardi, contro i 71 che servirebbero secondo l’ONU.
E poi la puntata Democrazia Artificiale. A Roma, a porte chiuse, Peter Thiel parla dell’Anticristo; intanto la sua creatura Palantir, azienda specializzata nello sviluppo di software e analisi di big data con la AI è diventata uno dei cervelli tecnologici del Pentagono e degli eserciti in guerra. PresaDiretta ricostruisce come i suoi software siano entrati nelle istituzioni di vari Paesi anche in Europa: nella sanità inglese e anche nei contratti della Difesa italiana, tra documenti che mancano o che non ci è permesso di leggere.
Queste stesse tecnologie non solo ci sorvegliano, ma soprattutto lavorano per influenzare il consenso politico. In Sassonia-Anhalt l’AfD ha appena stravinto le regionali soprattutto sui social, con una macchina della propaganda potentissima che funziona grazie alla AI. “Alternita”, il software di AI – scoperto dal gruppo di giornalismo investigativo Correctiv – sceglie le notizie più virali, scrive i post, genera immagini e gonfia le visualizzazioni e il consenso con migliaia di profili falsi. E le stesse tecniche sono già arrivate in Italia, dove su TikTok la galassia di Vannacci conquista i giovanissimi con meme e video creati con l’AI. Insieme a AI Forensics e Trollrensics, PresaDiretta ha ricostruito le origini di migliaia di account sospetti registrati in Benin e Nigeria.
Infine la crescente diffusione degli strumenti per la sorveglianza di massa: dagli Stati Uniti all’Italia, come vengono trattati i nostri dati biometrici, quelli sanitari, le informazioni finanziarie e in generale tutte le informazioni personali gestiti con l’Intelligenza Artificiale? Come li utilizzeranno le forze dell’ordine, per farne cosa e per quanto tempo?
Riflettori puntati, a chiusura di puntata, sulla truffa con cellule staminali portata avanti, anche con infusioni a domicilio, dalla società polacca BioCells Medical. Dopo l’inchiesta della scorsa edizione, PresaDiretta racconta i nuovi sviluppi sulle indagini giudiziarie, nazionali e internazionali. Le puntate di PresaDiretta sono visibili integralmente su RaiPlay.
L'articolo A PresaDiretta l’inchiesta sulla galassia di Vannacci su TikTok: “Migliaia di account sospetti registrati in Benin e Nigeria” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lo scorso gennaio Mathias Döpfner, amministratore delegato e comproprietario del gruppo editoriale tedesco Axel Springer, ha ospitato nel suo studio di Berlino Charles Kushner. Dall’ambasciatore statunitense in Francia, nonché padre di Jared, genero di Donald Trump, voleva sapere qualche dettaglio del piano pensato dall’amministrazione americana per TikTok. Anche Döpfner aveva in mente qualcosa di simile, così da fugare le preoccupazioni di sicurezza che circondano la piattaforma cinese, per cui una chiacchierata non avrebbe fatto male. A raccontare l’incontro è il Financial Times, secondo cui il magnate dei media vorrebbe arrivare a un accordo per scorporare il social network e diventare titolare della sezione europea.
La questione è tutta in divenire. Sia Byte Dance, proprietaria di TikTok, sia funzionari della Commissione europea che hanno discusso della proposta con Döpfner hanno chiuso la porta, definendola una suggestione irrealizzabile. La questione è problematica soprattutto per Bruxelles. Le sue regole sulla sicurezza valgono per tutti gli operatori, dentro e fuori l’Ue, e sono stringenti. Forse non così tanto, come ha sottolineato il vicepresidente del Parlamento europeo Martin Hojsík: “Non stiamo applicando sufficientemente il Digital Services Act e il Digital Markets Act. Dobbiamo chiamare le piattaforme a rispondere delle loro responsabilità”. Döpfner però non perde le speranze.
TikTok, affermava in una intervista a Dpa a inizio settembre, “dovrebbe essere venduto ad azionisti democratici o bandito. Non capisco ancora perché noi in Europa non stiamo agendo. Gli americani hanno dimostrato che si può fare”. Non è un caso che le aziende che amministra siano da poco sbarcare su TikTok. Axel Springer, Bild e Welt hanno di recente aperto un loro profilo sulla piattaforma. Politico e Telegraph, sempre di proprietà di Döpfner, già ne hanno uno. Ed è proprio Axel Springer a uscire allo scoperto: “Come risulta chiaro dalle sue dichiarazioni pubbliche, Mathias Döpfner ha sempre sostenuto una soluzione europea per TikTok sulla falsariga del modello americano. Se tale soluzione si fosse concretizzata, avremmo accolto con favore l’opportunità di farne parte in quanto importante operatore mediatico europeo”.
Dietro c’è anche dell’altro. La strategia di Döpfner è larga e punta a inglobare altri interessi. Politico è uno dei media che sono stati bannati dalla Casa Bianca su ordine di Trump. Per cercare di riportare i suoi giornalisti all’interno delle sale istituzionali americane, Döpfner ha avviato una capillare opera di persuasione. Non soltanto con Kushner. A febbraio, quindi un mese dopo averlo incontrato, si è visto con Susie Wiles, l’importantissima capa di gabinetto di Trump, che la considera centrale per il suo lavoro. A settembre, invece, ha premiato di persona Peter Thiel, altra figura fondamentale nell’alveo del presidente. Un modo elegante per cercare di rientrare nella sua cerchia.
A strong wind sweeping across the cornfields reveals a house still under construction beside a small enclosure of sheep and donkeys. The two-story home, which is still unpainted, has a gable roof, a porch and a garage. It is the home that Candice and Fidel García Sánchez, a Mexican American couple, have spent the past five years building after he was deported from the United States and she chose to move with him to a rural area of the Mexican state of Puebla. Their building project has unfolded in full view of the public: half a million YouTube subscribers and more than 1.5 million people on TikTok are following the house’s progress.


© Nayeli Cruz (EL PAÍS)

© Nayeli Cruz

© Nayeli Cruz (EL PAÍS)

© Nayeli Cruz (EL PAÍS)

© Nayeli Cruz (EL PAÍS)

© Montserrat Lemus

The Australian government has introduced its digital duty of care legislation to parliament today. The bill includes an “off switch” to allow social media users to opt out of recommender algorithms. If passed, Australians could choose to switch off their algorithmic recommendation and consume a news feed populated by the accounts they subscribe to. It’s […]
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