❌

Reading view

Intelligenza artificiale, la nuova miniera d’oro sono i cavi elettrici

L’intelligenza artificiale corre, ma l’elettricità necessaria per alimentarla deve ancora trovare la propria strada. Dietro i grandi investimenti nei data center, i nuovi impianti industriali e le infrastrutture digitali si nasconde un problema molto concreto: servono cavi elettrici, connessioni e reti capaci di trasportare quantità crescenti di energia. Costruirli richiede molto più tempo di quanto ne occorra per acquistare nuovi server.

È qui che sta emergendo un cambiamento negli equilibri economici. Chi produce i collegamenti indispensabili al funzionamento delle infrastrutture acquista un potere contrattuale crescente. Chi deve utilizzarli, invece, rischia di sostenere costi maggiori, attendere più a lungo o rinviare investimenti già programmati.

Il caso della francese Nexans e la crescita dell’italiana Prysmian raccontano una trasformazione che riguarda l’intera economia: la disponibilità di elettricità non dipende soltanto da quanta energia viene prodotta, ma anche dalla possibilità di trasportarla dove serve.

Nexans lancia il segnale: produrre nuovi cavi richiede anni

In occasione della pubblicazione dei risultati dei primi nove mesi dell’anno, Nexans ha confermato la forte domanda nei settori legati all’elettrificazione. Le attività del comparto hanno registrato una crescita organica del 5,3% nei primi nove mesi, accelerata al 7,1% nel terzo trimestre. Il portafoglio ordini rettificato della divisione Transmission ha raggiunto 7,8 miliardi di euro a fine settembre.

Il dato più interessante, tuttavia, riguarda la capacità produttiva. Il direttore finanziario Vincent Piquet ha spiegato, in una intervista, che realizzare una nuova linea per produrre cavi con isolamento in polietilene reticolato, indicato dalla sigla XLPE, può richiedere circa tre anni. Questo significa che la produzione non può aumentare immediatamente per rispondere a un improvviso incremento della domanda. La capacità disponibile diventa così una risorsa preziosa.

Un esempio arriva dalla Francia: secondo quanto riferito da Piquet, il gestore della rete di distribuzione Enedis è passato da accordi annuali di approvvigionamento a contratti della durata di sei o sette anni, per garantirsi le forniture. È un segnale importante. In un mercato dove ottenere i materiali può diventare difficile, assicurarsi oggi le consegne di domani assume un valore economico autonomo.

Il vero collo di bottiglia dell’intelligenza artificiale

Quando pensiamo a un data center immaginiamo server, processori e sistemi di raffreddamento, ma ogni struttura deve anche essere collegata alla rete elettrica, distribuire energia al proprio interno e garantire continuità di alimentazione. L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) prevede che i consumi elettrici mondiali dei data center passino da circa 485 terawattora nel 2025 a 950 nel 2030. Nello stesso periodo, quelli delle strutture specificamente dedicate all’intelligenza artificiale potrebbero triplicare.

L’aumento della domanda, tuttavia, non riguarda soltanto il settore tecnologico. Veicoli elettrici, pompe di calore, industrie e impianti rinnovabili richiedono nuove connessioni.
Secondo il rapporto Electricity 2026 dell’IEA, nel mondo rimangono bloccati nelle code di connessione progetti per oltre 2.500 gigawatt, comprendenti produzione rinnovabile, sistemi di accumulo e grandi utilizzatori di energia. Non tutti questi ritardi dipendono dalla carenza di cavi: pesano anche autorizzazioni, capacità delle reti e disponibilità di altre apparecchiature. Il risultato, però, è lo stesso: un investimento può essere completato senza poter entrare pienamente in funzione.

Chi guadagna dalla scarsità dei collegamenti elettrici

Il vantaggio economico riguarda, innanzitutto, i produttori capaci di fornire cavi complessi, certificati e disponibili nei tempi richiesti. Quando la capacità produttiva è limitata, le imprese possono selezionare con maggiore attenzione le commesse, negoziare contratti pluriennali e ottenere condizioni commerciali più favorevoli. Questo non significa che tutti i prezzi aumentino automaticamente. Il costo dei metalli, soprattutto rame e alluminio, incide sulle quotazioni, mentre la concorrenza e le clausole contrattuali limitano la libertà di determinare i prezzi.
La scarsità può, comunque, migliorare la redditività dei produttori meglio posizionati, specialmente nei segmenti tecnologicamente più complessi.

Protagonista Opportunità o rischio economico
Produttori di cavi Maggiore domanda, contratti lunghi e migliore selezione delle commesse
Gestori delle reti Investimenti necessari, ma anche maggiori costi e vincoli regolatori
Data center Rischio di ritardi, immobilizzazione dei capitali e costi aggiuntivi
Imprese industriali Possibili attese per nuovi allacciamenti o ampliamenti
Consumatori Eventuale pressione sulle tariffe, secondo le regole di finanziamento delle reti

Il vantaggio dei produttori, dunque, non è privo di rischi. Aumentare la capacità industriale comporta investimenti rilevanti, spesso effettuati anni prima di incassare i ricavi previsti. Se la domanda rallentasse, una parte delle nuove linee potrebbe risultare sottoutilizzata.

Prysmian, il ruolo dell’Italia nella nuova economia elettrica

L’Italia partecipa a questa trasformazione attraverso Prysmian, gruppo con sede a Milano e protagonista internazionale dei sistemi in cavo per energia e telecomunicazioni. I risultati del secondo trimestre 2026 mostrano la dimensione delle opportunità: ricavi pari a 6,02 miliardi di euro, crescita organica del 9,4% e margine del segmento Transmission salito al 21,2%, rispetto al 17,1% dello stesso periodo dell’anno precedente.

La domanda nordamericana dei data center ha contribuito alla crescita della divisione Industrial & Construction, mentre Power Grid e Transmission hanno beneficiato degli investimenti nelle infrastrutture elettriche. Prysmian sta, inoltre, rafforzando il proprio ruolo nei collegamenti digitali. A luglio ha annunciato un accordo fino a 5,5 miliardi di euro con Molex, della durata massima di dieci anni, per forniture di cavi ottici destinati agli interni dei data center.

Il gruppo prevede investimenti per 1,25 miliardi di euro entro il 2031, finalizzati all’espansione della capacità produttiva di fibre e cavi ottici. È importante distinguere i due mercati: i cavi elettrici trasportano energia, quelli ottici trasmettono dati. La crescita dell’AI sostiene entrambi, ma attraverso esigenze differenti. Per l’Italia il valore strategico riguarda anche competenze industriali, progettazione e stabilimenti specializzati, tra cui quello di Arco Felice, a Pozzuoli, coinvolto nella produzione di cavi sottomarini.

Un impianto fermo può costare più del cavo

Per comprendere il valore delle connessioni basta immaginare un’impresa che investe milioni di euro in un nuovo stabilimento. I macchinari arrivano, i lavoratori vengono selezionati e i contratti commerciali sono pronti, ma l’allacciamento elettrico necessario non è ancora disponibile. L’azienda continua a sostenere costi finanziari e organizzativi senza poter utilizzare pienamente il capitale investito.

Per questo il costo del cavo non coincide con il suo prezzo di acquisto. Conta anche il tempo necessario per ottenerlo e installarlo. Un ritardo può modificare la redditività complessiva di un progetto, soprattutto quando gli investimenti sono elevati e il mercato cambia rapidamente. Il fenomeno riguarda i data center, ma anche fabbriche, infrastrutture ferroviarie e nuovi impianti energetici.

Chi pagherà il potenziamento delle reti?

La questione più delicata riguarda la distribuzione dei costi. Le reti elettriche sono infrastrutture regolamentate. Una parte degli investimenti può essere recuperata attraverso le tariffe, secondo regole che variano tra Paesi e sistemi elettrici. Il punto è stabilire quanto debbano contribuire i grandi utilizzatori che richiedono nuove connessioni e quanto, invece, debba essere distribuito sulla collettività.

L’IEA stima che gli investimenti mondiali annui nelle reti debbano aumentare di circa il 50% entro il 2030 rispetto agli attuali 400 miliardi di dollari per sostenere la domanda prevista. È una spesa necessaria, ma richiede attenzione: costruire infrastrutture insufficienti rallenta l’economia; realizzarne troppe o nei luoghi sbagliati rischia di generare costi difficili da recuperare. Per famiglie e imprese, quindi, la partita non riguarda soltanto la produzione di elettricità a prezzi competitivi.
Riguarda anche chi finanzia la rete, chi ottiene priorità nelle connessioni e come vengono ripartiti i benefici degli investimenti.

La nuova corsa all’elettricità sta cambiando il significato stesso della scarsità. Non manca necessariamente l’energia: può mancare la possibilità di farla arrivare al momento giusto. Ed è proprio in questo spazio, tra domanda crescente e infrastrutture lente da realizzare, che i produttori di cavi stanno acquisendo un ruolo economico sempre più importante.

La domanda decisiva non è soltanto chi produrrà l’elettricità del futuro, ma chi sarà in grado di collegarla al mondo che vuole utilizzarla.

  •  

Gas a 97 euro, l’Ue paga già +12 miliardi per il Gnl USA: verso taglio dei consumi

Il prezzo del gas ha toccato un nuovo picco. L’indice TTF di Amsterdam ha raggiunto quota 97,29 euro al megawattora, una quota che non si registrava dal 2022. Il Brent invece ha registrato un calo dell’1,2%, chiudendo a 115 dollari al barile, mentre il WTI ha fatto segnare una discesa del -1,85% attestandosi a 101,36 dollari al barile.

Il dato in crescita, quello del gas, si scontra quindi con diverse realtà: l’incertezza geopolitica, la ricomposizione delle scorte e la vicinanza con l’inverno. Non aiuta la situazione dei trasporti attraverso Hormuz, dove ora passa verso l’Europa e l’Asia un terzo del metano esportato a Occidente e Oriente rispetto ai volumi precedenti all’inizio del conflitto.

Gas come nel 2022: 97,29 euro al megawattora

Lunedì 26 ottobre, il prezzo del gas all’indice TTF di Amsterdam ha raggiunto quota 97,29 euro al megawattora. Non succedeva dal 2022, dallo scoppio della crisi tra Russia e Ucraina. In serata il prezzo è poi sceso a 95,81 euro al megawattora, comunque un aumento del 2,13% rispetto al giorno precedente e quindi ancora un valore piuttosto elevato. Il superamento dei 100 dollari al megawattora potrebbe essere solo una questione di ore o giorni.

Gli analisti si domandano cosa c’è dietro l’attuale crescita delle quotazioni del gas e le motivazioni sono ormai sempre le stesse, anche se con alcune nuove incertezze. Da una parte i ritardi nella ricomposizione delle scorte, il fatto che si sta avvicinando effettivamente l’inverno e poi ci sono le motivazioni di natura geopolitica, come le incertezze rispetto a nuovi possibili attacchi sull’Iran da parte degli Stati Uniti.

Lo Stretto di Hormuz infatti continua a rappresentare una strettoia fisica e artificiale al passaggio di gas e petrolio verso l’Europa e l’Asia. Ma anche il Qatar, uno dei massimi venditori al mondo di Gnl, con la riduzione della produzione, sta aumentando le importazioni di gas naturale liquido statunitense.

Quanto costa il Gnl Usa: +12 miliardi

Dalla guerra tra Russia e Ucraina, l’Europa ha iniziato a importare Gnl americano. Un prodotto più costoso rispetto al gas russo e che già gravava sul bilancio. Ora con la crisi in Medio Oriente, la pressione per stoccare il gas è ancora più alta.

Considerando solo gli acquisti di gas naturale liquefatto, soprattutto americano, il rincaro nelle bollette europee è di circa 12 miliardi di euro. Miliardi in più, nonostante una domanda inferiore di ben 24 milioni di tonnellate acquistate.

Perché paghiamo così tanto? Il motivo è legato alla forte esposizione al mercato spot, dove i prezzi fluttuano ogni giorno. Come spiega l’analisi del Messaggero, per comprare più Gnl dagli Stati Uniti l’Europa paga da otto mesi i prezzi del giorno segnati dal TTF europeo, quello che ha raggiunto quota 97 euro al megawattora, mentre negli Stati Uniti si paga l’equivalente di 8 euro al megawattora. Dall’inizio della guerra il gas europeo è più che triplicato (+200% nell’ultimo anno).

L’Europa è tra i continenti più esposti: compra circa il 65% del suo Gnl sul mercato spot, mentre un quarto dei suoi contratti a lungo termine sono legati agli indici dei prezzi del gas. Questo perché incompatibile con la politica green che punta alla riduzione dell’utilizzo del gas.

Il livello degli stoccaggi

La situazione però è sotto controllo. Anche se i prezzi del gas naturale sono elevati, l’inverno europeo potrebbe risultare più caldo della media degli scorsi anni e questo potrebbe ridurre la necessità di acquistare ulteriore gas.

Il riempimento a livello comunitario è sotto il 75%, il minimo dal 2009, ma gli stoccaggi italiani sono quasi pieni, al 90%.

Il 29 ottobre si potrebbe parlare di misure di riduzione forzata dei consumi di gas, qualora però la situazione dovesse peggiorare. Per “peggiorare” si intendono temperature più basse rispetto alla media e che necessiterebbero di maggior riscaldamento. In quel caso l’Unione Europea potrebbe ritrovarsi ad affrontare una carenza di gas del 12-15% rispetto alla domanda. È lo scenario peggiore.

  •  

Manovra 2027 fra Bonus casa e cedolare secca al 5%, Governo a caccia di coperture

La Manovra 2027 potrebbe riservare importanti novità per chi deve fare la ristrutturazione della casa, affittare un immobile, gestire un negozio o acquistare la prima abitazione. A patto, naturalmente, che si trovino le coperture.

Tra le ipotesi allo studio del Governo figurano la proroga dei bonus edilizi, il rafforzamento degli incentivi per l’efficienza energetica, la riduzione della cedolare secca sugli affitti a canone concordato dal 10% al 5% e il ritorno di alcune agevolazioni per i giovani under 36.

Bonus casa 2027, servono 500 milioni per evitare i tagli

Il pacchetto dedicato alla casa potrebbe costare almeno 1 miliardo di euro, una cifra destinata a crescere se venissero confermate tutte le proposte attualmente in discussione. Le risorse disponibili sono limitate e il Governo deve reperire circa 5 miliardi di euro di coperture per la prossima Legge di Bilancio.

Non tutte le misure, quindi, avranno necessariamente il via libera. Ci sono al momento due confronti in corso: il primo fra Governo e Commissione Ue al fine di avere maggiore flessibilità, il secondo fra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega per capire quali misure inserire concretamente in Manovra. Un terreno di confronto, ad esempio, riguarda il contributo di banche e assicurazioni, con Salvini che spinge forte e Tajani che frena.

Senza un nuovo intervento normativo, dal 2027 le aliquote dell’Ecobonus, del Sismabonus e del Bonus ristrutturazioni ordinario scenderebbero dal 50% al 36% per le abitazioni principali e dal 36% al 30% per gli altri immobili.

Anche il Bonus mobili rischia una sforbiciata. L’agevolazione permette di detrarre le spese per l’acquisto di arredi ed elettrodomestici collegati a determinati lavori edilizi.

Per mantenere l’attuale sistema di incentivi servirebbero circa 500 milioni di euro. La maggioranza valuta inoltre il possibile ripristino dell’Ecobonus al 65% per interventi di efficientamento energetico, come l’installazione di pompe di calore, sistemi ibridi e cappotti termici. Il costo aggiuntivo è stimato in circa 50 milioni di euro all’anno. Il conto totale: 550 milioni di euro.

Conto termico, fino a 800 milioni per l’efficienza energetica

Un altro capitolo riguarda il Conto termico, lo strumento destinato a sostenere interventi di riqualificazione energetica realizzati dalla pubblica amministrazione e dai privati. L’obiettivo è favorire la sostituzione degli impianti meno efficienti e ridurre i consumi energetici degli edifici.

L’ipotesi allo studio prevede una dotazione compresa tra 700 e 800 milioni di euro. Le risorse potrebbero beneficiare della flessibilità europea riconosciuta agli interventi energetici, attraverso il ricorso all’extradeficit.

Nella Manovra potrebbero inoltre trovare spazio fondi aggiuntivi per gli interventi previsti dal Piano casa.

Cedolare secca al 5% sugli affitti concordati

C’è poi il capitolo locazioni, con l’ipotesi di cedolare secca sugli affitti a canone concordato da portare dall’attuale 10% al 5%. L’ipotesi, sostenuta da Noi Moderati, punta a rendere più conveniente la locazione residenziale di lungo periodo e ad aumentare la disponibilità di abitazioni a prezzi accessibili, soprattutto nelle grandi città.

Il canone concordato viene determinato sulla base di accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. E la cedolare secca consente di sostituire l’Irpef e le relative addizionali con l’imposta sostitutiva. Il regime evita inoltre il pagamento delle imposte di registro e di bollo sul contratto.

La nuova aliquota potrebbe riguardare circa 257mila nuovi contratti stipulati nel 2027, con un costo per le casse pubbliche di circa 100 milioni di euro.

  •  

Guida ai riscaldamenti 2026-2027: quando si accendono e come evitare sprechi in casa

L’autunno è ormai arrivato e, con il graduale calo delle temperature esterne, si avvicina il momento di riaccendere i riscaldamenti. Per le abitazioni e gli uffici dotati di impianti centralizzati l’accensione dei termosifoni è regolata da norme precise legate dislocazione geografica.

Con i prezzi dell’energia sempre al centro dell’attenzione, efficientare l’impianto domestico rappresenta la prima vera scelta green ed economica per affrontare i mesi freddi.

Come funzionano le zone climatiche in Italia

L’Italia presenta climi diversi, dalle zone costiere del Sud alle cime alpine. Per questo motivo, la normativa nazionale suddivide i quasi 8.000 comuni italiani in sei zone climatiche, identificate dalle lettere dalla A alla F.

L’assegnazione di un comune a una determinata zona si basa sui Gradi Giorno (GG), l’unità di misura del fabbisogno termico locale: più il clima è rigido, maggiore è il numero di Gradi Giorno e, di conseguenza, più esteso è il periodo d’accensione consentito.

  • Zona A: clima molto mite (fino a 600 GG)
  • Zona B: clima mite (da 601 a 1.000 GG)
  • Zona C: clima temperato (da 1.001 a 1.400 GG)
  • Zona D: clima temperato freddo (da 1.401 a 2.100 GG)
  • Zona E: clima freddo (da 2.101 a 3.000 GG)
  • Zona F: clima molto rigido (oltre 3.000 GG)

Calendario accensione riscaldamenti 2026: le date per zona

Ogni zona climatica prevede una data di inizio e fine esercizio, oltre a un tetto massimo di ore giornaliere di funzionamento:

Zona A
Periodo: dal 1° dicembre al 15 marzo
Ore massime giornaliere: 6 ore

Zona B
Periodo: dal 1° dicembre al 31 marzo
Ore massime giornaliere: 8 ore

Zona C
Periodo: dal 15 novembre al 31 marzo
Ore massime giornaliere: 10 ore

Zona D
Periodo: dal 1° novembre al 15 aprile
Ore massime giornaliere: 12 ore

Zona E
Periodo: dal 15 ottobre al 15 aprile
Ore massime giornaliere: 14 ore

Zona F
Periodo: nessuna limitazione di data
Ore massime giornaliere: nessuna limitazione di ore

I Sindaci hanno la facoltà di modificare (ampliando o riducendo) le date e i tempi di accensione tramite apposita ordinanza comunale in caso di condizioni meteo straordinarie.

Consigli green per risparmiare in bolletta

Oltre al rispetto del calendario, adottare comportamenti virtuosi permette di tagliare i consumi in bolletta.

  • Attenzione alla temperatura del termostato
    Alzare troppo la temperatura non scalda la casa più velocemente ma alza i consumi in bolletta. Secondo le stime dell’ENEA, abbassare il termostato di solo 1 °C permette di ridurre i consumi dal 7% al 10%. La temperatura ottimale negli ambienti interni è compresa tra i 19°C e i 20°C.
  • Sfrutta le valvole termostatiche
    Obbligatorie nei condomini con impianto centralizzato, le valvole termostatiche consentono di regolare il calore stanza per stanza (solitamente su una scala da 1 a 5). Impostale su valori più alti nei locali frequentati, come la zona giorno, e riducile nelle stanze meno usate per evitare sprechi.

Checklist pratica prima dell’accensione

Prima dell’arrivo del freddo intenso, una corretta manutenzione dell’impianto garantisce efficienza e sicurezza. Cosa fare?

  1. Effettuare lo sfiato dell’aria: l’aria accumulata nei tubi durante i mesi estivi impedisce la corretta circolazione dell’acqua calda. Aprire la valvola di sfiato di ogni radiatore lasciando uscire le bolle d’aria fino al deflusso regolare d’acqua può essere molto utile.
  2. Controllare la pressione della caldaia: dopo lo sfiato, è necessario verificare il manometro. A impianto freddo, la pressione ideale deve attestarsi tra 1,2 e 1,5 bar. Se necessario, si può ripristinare il livello agendo sul rubinetto di carico.
  3. Pulire i radiatori: polvere e residui sui termosifoni creano una barriera e peggiorano la qualità dell’aria respirata. Pulirli accuratamente prima di accendere l’impianto è una buona idea.

  •  
❌