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Assegno unico 2027, aumenti e nuove soglie Isee: quanto spetterà alle famiglie e quando arriveranno i soldi

L’Assegno unico e universale sarà rivalutato nel 2027 in base all’andamento del costo della vita. L’adeguamento riguarderà sia gli importi riconosciuti alle famiglie sia le soglie Isee utilizzate per calcolare il beneficio. La rivalutazione annuale alla variazione dell’indice di inflazione per le famiglie di operai e impiegati è prevista dall’articolo 4, comma 11, del decreto legislativo 230 del 2021. Gli importi aggiornati saranno definiti ufficialmente a fine anno con un decreto ministeriale e comunicati dall’Inps. Nell’attesa, vediamo quali sono le ipotesi basate su una rivalutazione del 2,9%, la stima dell’inflazione acquisita per il 2026.

Lo slittamento delle soglie Isee

L’adeguamento all’inflazione comporta anche una revisione delle soglie Isee utilizzate per determinare l’importo dell’Assegno unico. L’obiettivo è evitare che gli aumenti nominali dei redditi riducano il beneficio spettante alle famiglie. In base alle proiezioni, la soglia Isee per ottenere l’importo massimo salirebbe a circa 17.975,10 euro, rispetto ai precedenti 17.468,51 euro. Il limite oltre il quale spetta soltanto la quota base passerebbe invece a 47.933,60 euro, dai precedenti 46.582,71 euro.

I nuovi importi dell’Assegno unico

L’adeguamento riguarderebbe anche gli importi mensili della prestazione. Per i figli minorenni, la quota massima salirebbe a 209,70 euro al mese, rispetto agli attuali 203,80 euro. Per le famiglie che superano la soglia Isee prevista per l’importo massimo, o che non presentano una dichiarazione valida, la quota minima passerebbe da 58,30 a 60 euro mensili per figlio. Per i figli tra i 18 e i 21 anni, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, l’importo massimo salirebbe a 102 euro al mese.

Le maggiorazioni per le famiglie

La rivalutazione interesserebbe anche le maggiorazioni previste per alcune tipologie di nuclei familiari. Per i figli successivi al secondo, il contributo aggiuntivo salirebbe a 102 euro mensili per ciascun figlio, mentre la maggiorazione riconosciuta alle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano arriverebbe a 35,90 euro al mese per ciascun figlio minorenne.

Quanto aumenterebbe l’assegno per una famiglia con tre figli

Gli effetti sarebbero più evidenti per le famiglie con più figli minorenni e un Isee nella fascia più bassa. Per un nucleo con tre figli, l’incremento della quota ordinaria sarebbe pari a 17,70 euro al mese, a cui si aggiungerebbero 2,90 euro per la maggiorazione relativa al terzo figlio. L’aumento complessivo ammonterebbe quindi a 20,60 euro al mese, pari a circa 247 euro nell’arco di un anno. L’importo potrebbe aumentare ulteriormente per le famiglie che hanno diritto anche alla maggiorazione per entrambi i genitori lavoratori.

Quando arriveranno gli aumenti e come rinnovare l’Isee

Gli importi aggiornati decorreranno dal primo gennaio, ma i nuovi valori dovranno essere recepiti dall’Inps attraverso gli aggiornamenti amministrativi previsti. Gli eventuali arretrati potrebbero quindi essere corrisposti con i pagamenti dei mesi successivi. Per ottenere l’importo dell’Assegno unico calcolato sulla propria situazione economica, le famiglie dovranno presentare una nuova Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) per il calcolo dell’Isee. In assenza di un Isee valido, l’assegno viene generalmente erogato nella misura minima, ferma restando la possibilità di ottenere gli importi spettanti dopo la presentazione della dichiarazione entro i termini previsti.

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“Ho sei figli. Al più piccolo racconto più storie della buonanotte che al grande. Non tratto tutti allo stesso modo”: senso di colpa (e svolta) di Nicole Schildt

Per anni Nicole Schildt, mamma di sei figli, ha pensato che essere una buona madre significasse “essere una madre giusta” e che giusto volesse dire trattare tutti allo stesso modo: stesso orario per andare a letto, stessi compiti in casa, stesse conseguenze, stessi privilegi alla stessa età. Con il tempo ha capito che quella regola non funzionava, perché sotto il suo tetto “non crescevano sei versioni dello stesso bambino, ma sei persone completamente diverse”.

Oggi Nicole racconta di aver smesso di inseguire l’uguaglianza a tutti i costi: la sua missione, dice “è conoscere ogni figlio abbastanza da dargli l’infanzia di cui ha bisogno”. E ammette che anche lei è cambiata: la mamma che cresce l’ultimo nato non è più quella che ha cresciuto il primo. Lo riporta Business Insider.

Uno dei suoi figli dà il meglio quando gli viene concessa indipendenza: gli si affida una responsabilità, gli si lascia un po’ di spazio, e di solito risponde alle aspettative. Un altro ha bisogno di più struttura, più promemoria, più verifiche. Questo non rende uno più responsabile e l’altro meno capace: semplicemente hanno esigenze differenti.

Lo stesso vale per i privilegi. Nicole pensava che, se un figlio si era guadagnato un orario di rientro più tardi a una certa età, tutti gli altri avrebbero dovuto ottenerlo automaticamente al compimento di quell’età. Oggi sa che l’anagrafe non è l’unico criterio. La fiducia si costruisce attraverso le scelte: un ragazzo che ha dimostrato con costanza di essere responsabile può essere pronto a una libertà che un fratello della stessa età non è ancora in grado di gestire.

(Immagine inserita a scopo illustrativo, generata con AI)

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“Non ho tempo per cucinare per mio marito e i miei due figli. Ho assunto una ‘zia’ con 130 euro a visita per cibi sani e razionati in freezer”: la storia di Elizabeth Wong

Il rientro in ufficio dopo la seconda maternità ha lasciato alla famiglia pochissimo tempo libero. Elizabeth Wong e il marito lavoravano entrambi nella finanza a Londra, con giornate scandite da videochiamate dalle sette del mattino alle nove di sera. Lo riporta Business Insider.

Durante la settimana la routine era quella di tante coppie con figli piccoli: corse tra asilo e uscite, riunioni su Teams, cena, riordino, bagnetto e nanna, con faccende domestiche e pratiche personali da infilare negli spazi rimasti. C’era una tata a tempo pieno, ma nessun altro aiuto, perché le famiglie d’origine vivevano lontano.

Tra le coppie di genitori che conosceva, la soluzione più comune erano i piatti pronti del supermercato o il cibo da asporto. Opzioni che a lei sembravano troppo ricche di sale e zuccheri e poco varie. Così, nel 2020, in piena pandemia, ha scritto in un gruppo Facebook di mamme malesi nel Regno Unito per cercare qualcuno che cucinasse per la famiglia.

Non cercava uno chef personale, il budget non lo permetteva. Le bastava una brava cuoca casalinga disposta a preparare, in poche ore, grandi quantità di piatti da congelare e riscaldare nei giorni più frenetici.

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