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Strada spianata a Siena per la calata di Intesa Sanpaolo su Mps: l’assemblea boccia anche l’ultimo pezzo del piano Lovaglio

Fischi in aula dei piccoli azionisti dopo che i grandi soci del Monte dei Paschi di Siena non hanno voluto lasciare spazio per i ripensamenti e accontentare Intesa Sanpaolo anche in quello che era stato solo un auspicio e non una condizione lapidaria. E così la proposta di fusione tra Mps e Mediobanca, che a sua volta custodisce il 13,2% di Generali, è stata bocciata dal 63,65% del capitale presente in assemblea. A votare sì è stato invece il 32,91%, mentre gli astenuti sono stati il 3,42 per cento. Per il via libera servivano i due terzi dei voti dei presenti.

La votazione è sostanzialmente definitiva per l’esito dell’assemblea originariamente convocata per l’approvazione del piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio per contrastare la calata di Intesa, che di fatto terrà Mediobanca e qualche centinaio di sportelli Mps, cedendo tutto il resto al gruppo Unipol. Come alternativa, il banchiere lucano proponeva l’acquisizione del Banco Bpm e di Banca Generali e la conseguenze creazione di un articolato gruppo bancario operativo sia sul fronte commerciale che su quelli del private banking del risparmio gestito, con una diffusione capillare sul territorio nazionale.

Tuttavia nei giorni scorsi la banca guidata da Carlo Messina aveva ritoccato il prezzo della sua offerta ai soci di Mps, ponendo però come condizione indispensabile per la validità dell’offerta che non venisse approvato nessuno dei punti all’ordine del giorno riguardante il piano Bpm-Banca Generali. La questione era invece stata lasciata aperta per quanto riguarda Mediobanca, pur con l’auspicio di Intesa che la fusione non venisse approvata. I grandi soci di Siena, a partire dalla Delfin degli eredi Del Vecchio, si sono via via accodati a Messina e così la sorte del piano Lovaglio è scontata. Non a caso il voto su Mediobanca è stato anticipato e in seguito alla votazione l’assemblea è stata sospesa per mezz’ora.

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Morte David Rossi, la Dda di Firenze indaga per omicidio: fascicolo aperto anche a Brescia. La figlia: “Finalmente”

Due nuove indagini, una nel capoluogo toscano e una a Brescia, per fare luce sulla morte di David Rossi, l’ex capo comunicazione di Montepaschi di Siena morto il 6 marzo del 2013 dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni, nella città toscana. La Direzione distrettuale antimafia di Firenze sta indagando da qualche mese, da quanto si apprende, per omicidio: è la prima volta che succede dopo due indagini della magistratura senese che hanno archiviato la morte di Rossi come suicidio. A riportarlo sono il Corriere della Sera e la Repubblica.

Il lavoro dei magistrati e la pista della ‘ndrangheta

È stata la procura di Siena a inviare gli atti a Firenze, competente sui reati legati alla criminalità organizzata in Toscana, dopo un esposto della moglie di Rossi, Antonella Tognazzi, e della figlia, Carolina Orlandi, che da anni chiedono di indagare per omicidio. I due quotidiani riferiscono anche che ci sarebbe un fascicolo aperto anche alla procura antimafia di Brescia: Mps gestiva un budget di 50 milioni di euro l’anno per le sponsorizzazioni e nel Mantovano Mps sosteneva una squadra di rugby. Poco prima della morte di Rossi ci fu un taglio di una decina di milioni. Si indaga quindi sul movente economico, cercando di capire chi avrebbe beneficiato di quel denaro e se ci fosse l’interesse anche di personaggi legati alla ‘ndrangheta, come alcuni testimoni, ascoltati in Procura tra Firenze e Brescia, avrebbero raccontato. Nel fascicolo di Firenze sono confluiti anche gli atti della commissione parlamentare di inchiesta bis che a marzo scorso aveva presentato la relazione intermedia in cui si escludeva l’ipotesi del suicidio

Dunque, come detto, anche la Direzione distrettuale antimafia di Brescia indaga sulla morte. Il fascicolo è arrivato la scorsa estate sul tavolo della pm Claudia Passalacqua, con l’obiettivo di verificare eventuali legami con la criminalità organizzata nel Mantovano, in particolare nell’area di Viadana, e possibili intrecci con la cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri, originaria di Cutro, in Calabria, e da tempo radicata tra Mantovano e in Emilia. Tra gli aspetti da approfondire ci sarebbero alcuni movimenti finanziari. Quello bresciano è uno dei tre filoni investigativi antimafia sulla vicenda, insieme a quelli delle Dda di Firenze e Bologna, che starebbero esaminando contesti e possibili collegamenti differenti.

Le parole dei familiari: “Speriamo si arrivi fino in fondo”

“Finalmente anche per la procura l’archiviazione come suicidio è superata; lo Stato non si divide e contraddice più, è omicidio per tutti“. Lo ha detto Carolina Orlandi, figlia di David Rossi, commentando la notizia dell’apertura da parte della procura antimafia di Firenze di un fascicolo con ipotesi di omicidio per la morte del padre. Orlandi si è sempre battuta contro l’ipotesi del suicidio suffragata dalle indagini della magistratura senese

“Sono 14 anni che speriamo in quello che oggi è finalmente accaduto; speriamo che questa procura, a differenza di altre, vada avanti con l’intento di scoprire ciò che è successo a David”. Lo ha affermato all’Adnkronos Antonella Tognazzi, vedova di David Rossi. “Non conosco gli atti però finalmente si indaga per omicidio che è la giusta parola che andava ipotizzata fin da subito – continua – Per noi oggi è un bel risultato e continuiamo a chiedere che si lavori seriamente per capire cosa gli è successo”.

“Da oltre un anno avevamo depositato la nostra istanza di riapertura e l’avevamo corredata di elementi precisi, dettagliati, fatti che ritenevamo nuovi e assolutamente incompatibili con il provvedimento di archiviazione che era ormai consolidato per suicidio”. A dirlo sempre all’Adnkronos è l’avvocato Carmelo Miceli, legale della vedova di David Rossi e della figlia. Miceli si è detto convinto che gli aggiornamenti “mettono la parola fine sulla parola suicidio- I fatti nuovi che sono stati da noi prodotti e via via prodotti anche dalla Commissione di inchiesta, evidentemente, hanno consentito di superare quel provvedimento”.

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Unipol fa quasi il pieno per Mps: raccolti 2,46 miliardi, adesioni al 98,42%

Unipol ha raccolto 2,46 miliardi di euro nell’aumento di capitale finalizzato all’acquisto degli sportelli di Monte dei Paschi di Siena. Sottoscritto il 98,42% delle nuove azioni offerte, con le cooperative azioniste che hanno rispettato tutti gli impegni. Il restante 1,58% sarà offerto in Borsa.

Le cooperative coprono oltre metà dell’offerta, il restante 1,58% dei titoli andrà in Borsa

Unipol chiude la prima fase dell’aumento di capitale da circa 2,5 miliardi di euro con adesioni al 98,42%, raccogliendo complessivamente 2.460.280.120,80 euro. L’operazione, destinata a finanziare l’acquisto degli sportelli di Monte dei Paschi di Siena, ha registrato una sottoscrizione quasi integrale delle nuove azioni offerte.

La società ha annunciato che il periodo di offerta in opzione si è “concluso con successo”. Nel dettaglio, sono stati esercitati 706.014.237 diritti di opzione, che hanno consentito la sottoscrizione di 119.663.430 nuove azioni Unipol, pari al 98,42% del totale.

A contribuire in maniera significativa sono state le cooperative azioniste aderenti al patto di sindacato, che “hanno dato integrale esecuzione agli impegni di sottoscrizione”. Complessivamente hanno acquistato 61.126.720 nuove azioni, per un controvalore di circa 1,257 miliardi di euro, corrispondente al 50,27% dei titoli offerti.

Per completare l’aumento rimangono 11.321.451 diritti di opzione non esercitati, che consentono di sottoscrivere il restante 1,58% delle nuove azioni, per un controvalore complessivo di 39.452.378,40 euro.

Unipol offrirà i diritti residui in Borsa nelle sedute del 28 e 29 ottobre. L’offerta potrà concludersi già il 28 ottobre qualora tutti i diritti inoptati vengano venduti nella prima giornata.

La sottoscrizione dell’aumento di capitale è così vicina al completamento. L’esito dell’asta riguarderà la quota residua dell’offerta, mentre l’acquisizione degli sportelli Mps rimane un’operazione distinta, legata al più ampio riassetto bancario.

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Caso David Rossi, dalla presunzione di innocenza alla presunzione di colpevolezza – Il commento dell’avvocato Pensa

A proposito dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, presieduta da Gianluca Vinci (Fratelli d’Italia), riceviamo e pubblichiamo il commento dell’avvocato Jacopo Pensa, uno dei principali del foro milanese, già difensore di Giuseppe Mussari, ex presidente di Mps

Dalla presunzione di innocenza alla presunzione di colpevolezza. Questo è il principio scaturente dalla vergognosa divulgazione da parte della Commissione d’inchiesta sul caso Rossi-Monte Paschi dei due nomi ormai noti al mondo.

La violazione dei principi costituzionali e di civiltà giuridica sono già stati ben espressi dall’Unione delle camere penali. Ma al di là delle questioni giuridiche sapientemente trattate, c’è da chiedersi sul piano del ragionevolezza e del senso comune quale può essere stata la ratio e quale l’interesse a divulgare in una conferenza stampa nome e cognome del mandante e dell’organizzatore di quella turpe missione finita così tragicamente.

Mi ha colpito in particolare l’aria serafica e compiaciuta con la quale il presidente ha pronunciato quei nomi. Aggiungendo poi, paradossalmente, una nota quasi giustificativa in favore dei rei affermando che i due avevano solo lo scopo di intimidire e non già di uccidere, suggerendo così una sorta di linea difensiva: il reato commesso è più grave di quello voluto.

I due nominati hanno così modo di consolarsi. La pena potrà essere diminuita. Con un buon avvocato, si intende.

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