L’Ucraina vende all’Europa le armi che sviluppa sul campo

La Bundeswehr si prepara a comprare il Bars, un missile da crociera ucraino a basso costo già impiegato contro obiettivi in Russia. È il segnale di un cambio di paradigma: accanto alle armi sofisticate e costose, gli eserciti europei cercano sistemi producibili in massa, capaci di aumentare rapidamente la potenza di fuoco e mettere sotto pressione le difese avversarie.
La Germania si prepara a fare qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginare: acquistare missili sviluppati in Ucraina per il proprio arsenale. Secondo il Financial Times, Berlino dovrebbe finalizzare nelle prossime settimane un accordo per una prima fornitura del Bars, un missile da crociera a propulsione a getto con una gittata fino a mille chilometri e una testata fino a 105 chilogrammi, a seconda della versione. La Bundeswehr lo sottoporrà a test tecnici all’inizio del 2027. Se le prove daranno risultati soddisfacenti, l’ordine potrebbe arrivare a diverse centinaia di esemplari.
La notizia va oltre il valore della singola commessa. A cambiare è il modo in cui la Germania pensa di costruire la propria capacità di attacco a lungo raggio: non più soltanto attraverso sistemi sofisticati, costosi e disponibili in quantità limitate, ma anche con armi relativamente economiche, producibili rapidamente e già sperimentate sul campo.
Il contrasto con i Tomahawk americani è evidente. Berlino ha avviato l’acquisizione di questi missili, il cui costo unitario è stimato tra i quattro e i sei milioni di dollari. Ma i prezzi elevati e i vincoli produttivi rendono difficile accumularne rapidamente grandi scorte: le consegne potrebbero slittare agli anni Trenta. Per questo la Germania sta cercando alternative da affiancare ai sistemi di fascia alta, non necessariamente da sostituire.
Oltre al Bars, il governo tedesco intende testare l’Anthem, prodotto dalla startup americana Covenant, che costerebbe circa un decimo di un Tomahawk. Il Bars sarebbe ancora meno costoso. L’obiettivo è disporre di armi differenti per costo e prestazioni, riservando i sistemi più sofisticati agli obiettivi strategici e utilizzando quelli più economici per aumentare il numero di attacchi possibili.
È una logica che riguarda anche il rapporto tra missili e difese aeree. Il capo dell’esercito tedesco, Christian Freuding, ha spiegato che sistemi di questo tipo permetteranno di colpire obiettivi fino a circa 1.500 chilometri di profondità in grandi quantità, saturando le difese avversarie. In uno scenario simile, la capacità di produrre e impiegare molti vettori diventa importante quanto le prestazioni del singolo missile.
Il cambiamento investe anche l’industria della difesa. Il Bars viene già prodotto in Germania da una joint venture ucraino-tedesca nata nell’ambito del programma «Build with Ukraine»: a ottobre, Kyjiv ha ricevuto i primi esemplari realizzati e finanziati in Germania. La nuova commessa, se confermata, estenderebbe la produzione alle esigenze della Bundeswehr. Sarebbe il primo caso noto di acquisto da parte dell’esercito tedesco di un’arma offensiva sviluppata in Ucraina.
Per Berlino significa anche sperimentare un modello di acquisizione diverso da quello tradizionale, dominato da grandi appaltatori e procedure lunghe. L’apertura a startup e produttori più piccoli, con test condotti mentre si definiscono i contratti, punta ad accorciare i tempi tra sviluppo, valutazione e ingresso in servizio.
Secondo documenti del ministero della Difesa tedesco citati da Politico ad agosto, il piano per costruire un nuovo arsenale di armi a lungo raggio potrebbe richiedere quasi 12 miliardi di euro, di cui 1,8 miliardi destinati ai missili da crociera. Le cifre rappresentano fabbisogni previsti, non necessariamente fondi già approvati. Tra i sistemi presi in considerazione figurano Bars, Flamingo, anch’esso ucraino, e Anthem.
Per l’Ucraina, intanto, si apre una prospettiva industriale nuova. La guerra ha costretto le sue aziende a sviluppare e perfezionare armi in condizioni operative reali, mentre la produzione all’estero consente di aumentare i volumi e ridurre l’esposizione agli attacchi russi. L’interesse non riguarda soltanto Berlino: anche Danimarca, Estonia e Lettonia hanno manifestato disponibilità ad acquistare armamenti ucraini, mentre l’esercito americano ha ordinato droni da ricognizione Raybird a una controllata statunitense della società ucraina Skyeton.
Il risultato è un mercato europeo in cui l’esperienza maturata sul fronte ucraino diventa un possibile vantaggio competitivo. La Germania non rinuncia ai missili americani né ai sistemi avanzati sviluppati con i partner europei. Cerca di affiancarvi armi più economiche e numerose. Perché la deterrenza non dipende soltanto dalla capacità di colpire lontano, ma anche dalla possibilità di farlo in quantità sufficienti e senza esaurire rapidamente le proprie scorte.
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