❌

Reading view

“L’idea è quella di aggiungere l’olfatto alle informazioni visive e sonore che già condividiamo a distanza per esperienze più coinvolgenti”: così ricercatori dell’Ohio State University

Finora gli uomini hanno imparato a condividere le stesse percezioni uditive e visive anche a distanza di migliaia di chilometri, tramite immagini, video e registrazioni audio. Ora forse potrebbe diventare possibile anche condividere odori e profumi.

A rendere anche solo immaginabile questo nuovo tipo di comunicazione è un lavoro di ricerca che sta venendo compiuto dai ricercatori dell’Ohio State University, e in particolare dalla dottoranda Chunyu Yang, nell’ambito della cosiddetta “Scentronic“, ovvero la tecnologia digitale degli odori.

“L’idea è quella di aggiungere l’olfatto alle informazioni visive e sonore che già condividiamo a distanza, rendendo queste esperienze più coinvolgenti” ha spiegato Yang. Come dovrebbe funzionare questo meccanismo studiato dall’università americana? Servirebbero due diversi dispositivi, collegati tra loro per unire il “sentire un odore qui” con il “ricreare l’odore corrispondente da qualche altra parte”.

Da una parte ci sarebbe, infatti, un naso elettronico, un dispositivo che utilizza una serie di sensori di gas per rilevare i composti chimici associati a diversi odori, e dall’altra un generatore di fragranze, che a sua volta rilascia profumi per ricreare l’aroma nel punto di ricezione.

Il naso elettronico, per come è stato ora concepito dai ricercatori, ha un diametro di circa 15 centimetri ed è portatile, sebbene non sia progettato per essere indossato. Per il generatore di odori, invece, sono stata ideati diversi modelli, tra cui alcuni da polso, altri a forma di collana, tutti ovviamente portatili.

L'articolo “L’idea è quella di aggiungere l’olfatto alle informazioni visive e sonore che già condividiamo a distanza per esperienze più coinvolgenti”: così ricercatori dell’Ohio State University proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Ho un mandato d’arresto”: sposini fermati dalla polizia durante il viaggio di nozze. Sorpresa e poi risate

Una luna di miele dai risvolti inaspettati per Kara Lewis Webb e West Webb, sposi l’11 ottobre nel Tennessee: pochi minuti dopo aver lasciato il luogo della cerimonia e pronti per il viaggio di nozze, la coppia è stata fermata dalle forze dell’ordine. L’agente ha dichiarato che a carico dello sposo risultavano una multa per eccesso di velocità non saldata in California e un mandato di arresto.

La realtà dei fatti, tuttavia, si è rivelata ben diversa da quanto inizialmente sembrava. Il filmato dell’episodio, diventato rapidamente virale, ha totalizzato oltre 9 milioni di visualizzazioni su Instagram, trasformando quella che avrebbe dovuto essere una romantica prima notte di nozze in un momento decisamente memorabile e del tutto fuori dal comune.

Una notte di nozze da ricordare per Kara Lewis Webb e West Webb che, dopo aver celebrato il loro matrimonio il 11 ottobre nel Tennessee, si sono ritrovati protagonisti di un episodio inaspettato.

A pochi minuti dalla partenza verso la meta della luna di miele, la coppia è stata fermata dalla polizia. L’agente, avvicinatosi al finestrino, ha chiesto allo sposo se avesse mai ricevuto una multa per eccesso di velocità in California, aggiungendo con tono serio che a suo carico risultava un mandato di arresto.

La tensione è durata però pochissimi istanti: l’uomo in divisa ha subito rivelato che si trattava di uno scherzo, congratulandosi poi con i novelli sposi. L’intera scena, ripresa in un video pubblicato dalla sposa sui social media, ha totalizzato circa 9 milioni di visualizzazioni su Instagram.

“Una cosa è certa- ha dichiarato Kara a People -racconteremo questa storia per il resto della nostra vita».

L'articolo “Ho un mandato d’arresto”: sposini fermati dalla polizia durante il viaggio di nozze. Sorpresa e poi risate proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“È ora. Mi sono goduta ogni singolo minuto. Non si può andare più in alto”: l’assistente di volo di American Airlines va in pensione dopo più di 63 anni di servizio

Dopo 63 anni e mezzo di servizio, a 83 anni, Carol Fair, assistente di volo dell’American Airlines, lunedì 26 ottobre compirà il suo ultimo volo, da Londra a Charlotte, in Nord Carolina, prima di andare in pensione. Fu proprio lei, nel 1987, a fare da assistente di volo nel primo volo sulla tratta Charlotte-Londra, che fece comprendere come la città del North Carolina sarebbe diventata uno degli hub aeroportuali più importanti del paese.

Su circa 30.000 assistenti di volo di cui dispone American Airlines, Fair andrà in pensione ricoprendo il primo posto per anzianità. “È ora. Mi sono goduta ogni singolo minuto. Sono arrivata prima su 30.000. Non si può andare più in alto, quindi tanto vale che mi ritiri” ha motivato la sua scelta di andare ora in pensione.

La sua carriera da assistente di volo è iniziata nel 1963, presso la Piedmont Airlines, poco dopo che la compagnia aerea aveva iniziato ad assumere donne. Così oggi si ritrova a volare con piloti molto più giovani di lei. “Volo da molto più tempo di quanto alcuni di loro sono nati, ma se ho bisogno di aiuto mi sostengono al 100%” ha raccontato la donna.

Per lungo tempo, però, ha lavorato al suo fianco Meba Thompson, anche lei assistente di volo per la Piedmont Airlines, ora assorbita da American Airlines. L’ex collega negli ultimi anni ha ospitato spesso Carol Fair, che preferisce dormire a casa di Thompson, nella zona sud di Charlotte, piuttosto che affrontare le tre ore di macchina per raggiungere la sua abitazione a Johnson City, nel Tennessee.

Le due colleghe hanno condiviso anche battaglie sulla propria pelle. Ai tempi in cui avevano iniziato a lavorare le assistenti di volo si battevano infatti contro le restrizioni lavorative che le obbligavano a pesarsi per entrare in servizio, a non sposarsi e ad andare in pensione a 32 anni.

L'articolo “È ora. Mi sono goduta ogni singolo minuto. Non si può andare più in alto”: l’assistente di volo di American Airlines va in pensione dopo più di 63 anni di servizio proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Hanno perso il controllo e lo hanno lasciato cadere, si è rotto vicino all’Antartide”: danneggiato il mappamondo di Eisenhower che Pete Hegseth voleva nel suo ufficio

Il segretario della Difesa (e della Guerra, così come è stato ribattezzato da Donald Trump) Pete Hegseth avrebbe voluto nel proprio nel suo studio al Pentagono uno storico mappamondo, che risale ai tempi di Eisenhower, generale a cinque stelle dell’esercito statunitense ai tempi della seconda guerra mondiale e poi presidente degli Stati Uniti dal 1953 al 1961.

Quel mappamondo è stato però danneggiato per via di un improvvido spostamento realizzato dallo stesso staff del segretario della Difesa, come ha documentato con tanto di foto il Washington Post. Al Pentagono, infatti, venivano conservati due mappamondi da terra utilizzati dal generale Eisenhower nel corso del secondo conflitto mondiale.

A colpire Hegseth sarebbe stato il valore storico di questi mappamondi e da qui sarebbe nato il desiderio di averne uno all’interno del proprio studio. In particolare il suo staff – non è chiaro se dietro una precisa richiesta del segretario della Difesa o per la volontà di un altro funzionario del suo ufficio – ha deciso di tentare di spostare il mappamondo che ha un diametro di 76 centimetri.

Per trasportare oggetti di questo tipo normalmente l’iniziativa viene affidata a dei curatori specializzati, che realizzano l’opportuno imballaggio e la documentazione necessaria per effettuare lo spostamento. Il coinvolgimento gli esperti del Centro di storia militare dell’esercito americano è stato però accantonato quando la loro attività è stata sospesa dalla parziale chiusura delle attività governative, provocata dallo stallo sulle politiche migratorie dell’amministrazione Trump.

L'articolo “Hanno perso il controllo e lo hanno lasciato cadere, si è rotto vicino all’Antartide”: danneggiato il mappamondo di Eisenhower che Pete Hegseth voleva nel suo ufficio proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌