❌

Reading view

Per un TikTok europeo in stile Usa. Ecco l’idea di Mathias Döpfner

Lo scorso gennaio Mathias Döpfner, amministratore delegato e comproprietario del gruppo editoriale tedesco Axel Springer, ha ospitato nel suo studio di Berlino Charles Kushner. Dall’ambasciatore statunitense in Francia, nonché padre di Jared, genero di Donald Trump, voleva sapere qualche dettaglio del piano pensato dall’amministrazione americana per TikTok. Anche Döpfner aveva in mente qualcosa di simile, così da fugare le preoccupazioni di sicurezza che circondano la piattaforma cinese, per cui una chiacchierata non avrebbe fatto male. A raccontare l’incontro è il Financial Times, secondo cui il magnate dei media vorrebbe arrivare a un accordo per scorporare il social network e diventare titolare della sezione europea.

La questione è tutta in divenire. Sia Byte Dance, proprietaria di TikTok, sia funzionari della Commissione europea che hanno discusso della proposta con Döpfner hanno chiuso la porta, definendola una suggestione irrealizzabile. La questione è problematica soprattutto per Bruxelles. Le sue regole sulla sicurezza valgono per tutti gli operatori, dentro e fuori l’Ue, e sono stringenti. Forse non così tanto, come ha sottolineato il vicepresidente del Parlamento europeo Martin Hojsík: “Non stiamo applicando sufficientemente il Digital Services Act e il Digital Markets Act. Dobbiamo chiamare le piattaforme a rispondere delle loro responsabilità”. Döpfner però non perde le speranze.

TikTok, affermava in una intervista a Dpa a inizio settembre, “dovrebbe essere venduto ad azionisti democratici o bandito. Non capisco ancora perché noi in Europa non stiamo agendo. Gli americani hanno dimostrato che si può fare”. Non è un caso che le aziende che amministra siano da poco sbarcare su TikTok. Axel Springer, Bild e Welt hanno di recente aperto un loro profilo sulla piattaforma. Politico e Telegraph, sempre di proprietà di Döpfner, già ne hanno uno. Ed è proprio Axel Springer a uscire allo scoperto: “Come risulta chiaro dalle sue dichiarazioni pubbliche, Mathias Döpfner ha sempre sostenuto una soluzione europea per TikTok sulla falsariga del modello americano. Se tale soluzione si fosse concretizzata, avremmo accolto con favore l’opportunità di farne parte in quanto importante operatore mediatico europeo”.

Dietro c’è anche dell’altro. La strategia di Döpfner è larga e punta a inglobare altri interessi. Politico è uno dei media che sono stati bannati dalla Casa Bianca su ordine di Trump. Per cercare di riportare i suoi giornalisti all’interno delle sale istituzionali americane, Döpfner ha avviato una capillare opera di persuasione. Non soltanto con Kushner. A febbraio, quindi un mese dopo averlo incontrato, si è visto con Susie Wiles, l’importantissima capa di gabinetto di Trump, che la considera centrale per il suo lavoro. A settembre, invece, ha premiato di persona Peter Thiel, altra figura fondamentale nell’alveo del presidente. Un modo elegante per cercare di rientrare nella sua cerchia.

  •  

Una fusione, tanti dubbi. Vantaggi e ostacoli del matrimonio Tesla-SpaceX

  •  

Per una vera sovranità digitale. L’Ecipe suggerisce all’Ue come raggiungerla

Per capire quale direzione prendere bisogna avere delle basi solide. Vale anche per la sovranità digitale che l’Europa sta cercando di raggiungere. Bruxelles fa benissimo a perseguire la sua strategia ma, come viene sottolineato nel report dell’European Centre for International Political Economy (Ecipe) – intitolato Cloud Sovereignty and the Single Market: A Better Understanding of Government Procurement and National Cloud Technology Preferences – deve tenere bene a mente il significato di questa parole. Adottare misure partigiane e ideologiche potrebbe solamente peggiorare la situazione e, tra l’altro, impedire che si raggiunga quell’indipendenza tecnologica tanto auspicata.

Da una parte abbiamo la sovranità funzionale, “un termine che in questo documento utilizziamo per descrivere la sovranità come obiettivo di sicurezza e resilienza: ovvero, se i rischi associati ai servizi cloud possono essere gestiti efficacemente garantendo la sicurezza dei dati, limitando l’esposizione legale, mantenendo la continuità operativa e preservando la possibilità di cambiare fornitore quando necessario”. Dall’altro lato, troviamo la sovranità industriale. In questo caso, aggiungono gli autori del rapporto, “l’attenzione si sposta dall’autorità pubblica in quanto utente dei servizi cloud all’origine, alla proprietà e alla posizione di mercato del fornitore, con la sede nell’Unione europea o altri criteri basati sull’origine utilizzati come indicatori di sovranità”. I due concetti perseguono due finalità diverse, ma possono lavorare insieme.

Il dibattito europeo attorno alla tecnologia ruota attorno a un perno: l’Europa deve imparare a camminare da sé. È un concetto che vale in ogni campo, ma la velocità con cui l’intelligenza artificiale sta modificando il nostro mondo impone delle priorità. Il problema evidenziato nel report è che l’Europa non può essere totalmente indipendente e privarsi del know-how straniero se vuole raggiungere davvero il suo obiettivo.

Il Cloud and AI Development Act (Cada) ne è un esempio concreto. La proposta di legge europea introdurrebbe un quadro di valutazione per i servizi cloud a quattro livelli e requisiti per la localizzazione dei dati e delle infrastrutture, oltre che del personale e della proprietà societaria. In questo modo, sottolineano gli esperti dell’Ecipe, più che sul rischio ci si basa sulla bandiera nazionale di origine.

La globalizzazione ha abbattuto ogni tipo di frontiera. Non parliamo solo di quelle fisiche – purtroppo ancora troppo presenti. Ragionare secondo vecchi schemi, per cui un fornitore è o non è affidabile in base al paese di provenienza, è quasi sicuramente controproducente. Semplicemente, bisogna vedere cosa offre. Non è così che si diventa grandi.

Piuttosto, sottolinea l’Ecipe, bisogna concentrarsi su altro. Ad esempio applicare regole stringenti solo per certi tipi di servizi, quelli altamente sensibili e strategici come la difesa. C’è poi da far sì che tutti gli Stati membri corrano nella stessa direzione, per cui sono necessarie regole comuni affinché le aziende possano trovarsi di fronte alla stessa situazione in qualsiasi paese decidano di operare. L’Ecipe suggerisce anche di evitare restrizione contro il settore privato, per cui è consigliabile un approccio caso per caso. Infine, come ovvio, rimanere aperti a qualsiasi fornitore purché presenti i giusti requisiti di sicurezza e trasparenza. Allora sì che sarebbe vera indipendenza.

  •  
❌