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“Ho sei figli. Al più piccolo racconto più storie della buonanotte che al grande. Non tratto tutti allo stesso modo”: senso di colpa (e svolta) di Nicole Schildt

Per anni Nicole Schildt, mamma di sei figli, ha pensato che essere una buona madre significasse “essere una madre giusta” e che giusto volesse dire trattare tutti allo stesso modo: stesso orario per andare a letto, stessi compiti in casa, stesse conseguenze, stessi privilegi alla stessa età. Con il tempo ha capito che quella regola non funzionava, perché sotto il suo tetto “non crescevano sei versioni dello stesso bambino, ma sei persone completamente diverse”.

Oggi Nicole racconta di aver smesso di inseguire l’uguaglianza a tutti i costi: la sua missione, dice “è conoscere ogni figlio abbastanza da dargli l’infanzia di cui ha bisogno”. E ammette che anche lei è cambiata: la mamma che cresce l’ultimo nato non è più quella che ha cresciuto il primo. Lo riporta Business Insider.

Uno dei suoi figli dà il meglio quando gli viene concessa indipendenza: gli si affida una responsabilità, gli si lascia un po’ di spazio, e di solito risponde alle aspettative. Un altro ha bisogno di più struttura, più promemoria, più verifiche. Questo non rende uno più responsabile e l’altro meno capace: semplicemente hanno esigenze differenti.

Lo stesso vale per i privilegi. Nicole pensava che, se un figlio si era guadagnato un orario di rientro più tardi a una certa età, tutti gli altri avrebbero dovuto ottenerlo automaticamente al compimento di quell’età. Oggi sa che l’anagrafe non è l’unico criterio. La fiducia si costruisce attraverso le scelte: un ragazzo che ha dimostrato con costanza di essere responsabile può essere pronto a una libertà che un fratello della stessa età non è ancora in grado di gestire.

(Immagine inserita a scopo illustrativo, generata con AI)

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“Non ho tempo per cucinare per mio marito e i miei due figli. Ho assunto una ‘zia’ con 130 euro a visita per cibi sani e razionati in freezer”: la storia di Elizabeth Wong

Il rientro in ufficio dopo la seconda maternità ha lasciato alla famiglia pochissimo tempo libero. Elizabeth Wong e il marito lavoravano entrambi nella finanza a Londra, con giornate scandite da videochiamate dalle sette del mattino alle nove di sera. Lo riporta Business Insider.

Durante la settimana la routine era quella di tante coppie con figli piccoli: corse tra asilo e uscite, riunioni su Teams, cena, riordino, bagnetto e nanna, con faccende domestiche e pratiche personali da infilare negli spazi rimasti. C’era una tata a tempo pieno, ma nessun altro aiuto, perché le famiglie d’origine vivevano lontano.

Tra le coppie di genitori che conosceva, la soluzione più comune erano i piatti pronti del supermercato o il cibo da asporto. Opzioni che a lei sembravano troppo ricche di sale e zuccheri e poco varie. Così, nel 2020, in piena pandemia, ha scritto in un gruppo Facebook di mamme malesi nel Regno Unito per cercare qualcuno che cucinasse per la famiglia.

Non cercava uno chef personale, il budget non lo permetteva. Le bastava una brava cuoca casalinga disposta a preparare, in poche ore, grandi quantità di piatti da congelare e riscaldare nei giorni più frenetici.

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