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Per guadagnare come un parlamentare, a un italiano servono 6 anni e 7 mesi

Per ottenere quello che un parlamentare incassa al netto in un anno tra indennità, diaria e rimborso per le spese del mandato, un italiano medio deve lavorare per più di 6 anni e mezzo. Lo spunto arriva dallo studio The European Salary Ladder, pubblicato da American Express, secondo cui la sola indennità lorda dei parlamentari italiani vale 3,6 volte la retribuzione lorda mediana nazionale: il rapporto più alto tra i 27 Paesi dell’Unione europea. Con le altre voci della paga di deputati e senatori, però, il divario tra classe dirigente e cittadini è più marcato.

Quanto guadagna un parlamentare

La voce principale è l’indennità parlamentare, prevista dall’articolo 69 della Costituzione e regolata dalla legge 1261/1965.

Secondo i dati della Camera dei Deputati, ammonta a 10.435 euro lordi al mese per 12 mensilità. Al netto delle ritenute previdenziali, assistenziali e fiscali, e tenendo conto del valore medio delle addizionali regionali e comunali, restano circa 5.000 euro al mese, cioè circa 60.000 euro l’anno.

L’importo è fermo dal 2012. Nel 2006 l’indennità era passata da 12.434,32 a 11.703,64 euro lordi, poi è scesa al livello attuale. Senza tagli e senza il blocco degli adeguamenti, precisa la Camera, oggi sarebbe pari a 16.393,12 euro lordi. Al Senato l’indennità lorda è invece di 10.385,31 euro al mese.

Quanti anni servono a un italiano

Il termine di paragone è il reddito disponibile equivalente mediano rilevato da Eurostat. Si tratta del reddito familiare al netto di tasse e contributi, diviso per il numero dei componenti secondo una scala che rende confrontabili famiglie di dimensioni diverse. Per l’Italia, nella rilevazione 2025 sui redditi del 2024, vale 22.062 euro l’anno. Significa che metà degli italiani vive con meno.

I circa 60.000 euro netti dell’indennità corrispondono a 2 anni e 9 mesi di reddito mediano.

Il conto cambia se si aggiungono le altre voci che ogni mese arrivano al deputato:

  • diaria – 3.503,11 euro al mese a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza dalle votazioni;
  • rimborso delle spese per l’esercizio del mandato – 3.690 euro al mese, utilizzabili anche per pagare i collaboratori.

Su queste somme non si pagano tasse: l’articolo 52, comma 1, lettera b), del Tuir esclude dal reddito i rimborsi spese erogati ai titolari di cariche elettive pubbliche.

Il totale annuo complessivo sale così a circa 146.300 euro, pari a 6 anni e 7 mesi di reddito mediano.

Attenzione però: diaria e rimborso nascono per coprire i costi del mandato e non sono un vero e proprio stipendio.

Il confronto con gli stipendi “reali”

Come detto, il reddito mediano riguarda tutti i componenti della famiglia, compresi quelli che non producono reddito. Il confronto con gli stipendi è più favorevole.

L’ultima rilevazione Istat sulla Struttura delle retribuzioni si riferisce al 2022, perché l’indagine è quadriennale. Quell’anno la retribuzione lorda annua media era di 37.302 euro. Servono 5 anni e 8 mesi a un dipendente con la retribuzione lorda media rilevata dall’Istat per incassare i circa 211.500 euro lordi che un deputato riceve in un anno tra indennità, diaria e rimborso per le spese del mandato. Considerando la sola indennità bastano 3 anni e 4 mesi.

Rispetto al 2022 le buste paga sono cresciute lievemente. Secondo l’Istat, nella media del 2025 le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate del 3,1% sull’anno precedente. Nel 2022, però, il 10,7% dei dipendenti guadagnava al massimo 8,9 euro l’ora, la soglia dei bassi salari, e tra gli under 30 la quota saliva al 23,6%.

Il confronto con l’Europa

In Germania i membri del Bundestag guadagnano 2,7 volte la mediana, come i deputati del Nationalrat in Austria.  All’estremo opposto c’è Malta, con 0,9 volte. Lì il mandato è part-time, l’aula si riunisce tre sere a settimana e molti eletti tengono il proprio lavoro.

The European Salary Ladder ha confrontato anche gli stipendi dei capi di governo. Giorgia Meloni riceve l’indennità da parlamentare, considerando che la legge italiana vieta il cumulo della doppia indennità.

Quanto guadagnano i capi di governo europei
American Express | DataPulse
Quanto guadagnano i capi di governo e i parlamentari europei rispetto ai cittadini

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Pensioni, Elsa Fornero avverte: “La sostituzione generazionale non ha funzionato”

L’antologia delle motivazioni della crisi previdenziale italiana si arricchisce di un nuovo capitolo. A scriverlo è Elsa Fornero, economista, docente di Economia all’Università degli Studi di Torino ed ex ministro del Lavoro del Governo Monti.

Fornero smonta uno dei pilastri ricorrenti del dibattito economico del Paese, ovvero l’idea che mandare in pensione i lavoratori più anziani liberi automaticamente il posto per le nuove generazioni.

Lavoro e pensioni, il punto di Elsa Fornero

Il mix è micidiale ed è composto da tre ingredienti principali: il calo demografico, i redditi da lavoro in termini reali che sono sempre più bassi e le prospettive della spesa previdenziale che sono sempre più alte.

Abbiamo visto che non funziona lo schema secondo cui chi esce lascia il posto a un giovane. L’idea della sostituzione generazionale non ha funzionato.

Così ha spiegato Fornero, raggiunta dal quotidiano Il NordEst. E così ha aggiunto riferendosi ai pensionati:

Molti fra questi ultimi sono usciti conservando altri redditi, continuano a lavorare e smentiscono ulteriormente le illusorie aspettative di un bilanciamento fra chi lascia e chi dovrebbe entrare. Si sono creati squilibri contabili forti, incompatibili con un nuovo allentamento della spesa previdenziale, per esempio attraverso la riduzione dell’età pensionabile.

Il paradosso delle pensioni

Pur ammettendo la piena legittimità di voler rimanere al lavoro finché se ne hanno le forze, Fornero evidenzia una criticità:

Il paradosso è che cerchiamo di anticipare il pensionamento sperando che questo favorisca il lavoro dei giovani e non succede.

Questa la spiegazione del paradosso, in termini semplici:

Gli economisti lo chiamano l’ “errore del numero fisso di posti di lavoro”. Il pensionamento fa diminuire i flussi di contribuzione e, allo stesso tempo, favorisce le condizioni perché a lavorare sia una persona sola e non due. È una logica da ribaltare perché – per l’appunto – il numero degli occupati non è fisso, ma viene determinato dalle politiche e dalle strutture produttive.

Numero di lavoratori e di pensionati, come invertire il trend

Elsa Fornero propone di spingere sulle politiche attive per il lavoro, anzitutto. Ed di favorire gli investimenti delle imprese con particolare riguardo a quelle efficienti e competitive e, dunque, che hanno maggiore capacità di assumere.

Ma le imprese, quand’anche fossero disposte ad assumere, si trovano di fronte ad una scarsità di potenziali candidati. E i motivi sono almeno tre:

  • il primo, come detto, è il calo demografico che ha ridotto il numero dei giovani;
  • il secondo motivo riguarda il fatto che molti fra i giovani decidono di andare a cercare lavoro all’estero;
  • il terzo motivo riguarda lo scarso dialogo fra scuola e mondo del lavoro.

Così si esprime Elsa Fornero, sull’ultimo punto:

Si deve orchestrare una formazione di competenze e conoscenza, per arricchire la cultura personale e permettere di pensare al futuro. Questo dialogo non c’è.

Invertire la rotta è urgente, dal momento che da qui al 2060, secondo i dati, l’Italia perderà un terzo delle persone in età da lavoro, soprattutto fra i giovani. Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, nel 2025 gli occupati erano 24,1 milioni, contro circa 23,2 milioni di pensioni. Tirando le somme, si parla di quasi un assegno pensionistico per ogni lavoratore. Negli anni Ottanta il rapporto era di tre persone occupate per ogni pensionato.

Poi un pensiero per i più giovani:

Dovremmo trattarli come persone sin da bambini, indicando anche un percorso verso il lavoro, perché il lavoro è la radice dell’indipendenza.

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“Sono stata licenziata dopo 30 anni in una azienda. A 60 anni mi sono trasferita tra i ghiacci dell’Antartide per un nuovo lavoro”: la svolta di Amy Lee

Per trent’anni la sua vita professionale ha avuto un solo nome: la multinazione informatica HP. May Lee, oggi sessantenne, ci è arrivata da giovane e ci è rimasta fino a ricoprire il ruolo di responsabile marketing e comunicazione. Poi il licenziamento. E la scelta, invece di cercare un altro impiego nel settore, di guardare altrove. Altrove, per lei, significava il ghiaccio. Lee aveva già visitato l’Antartide due volte in vacanza, e ne era rimasta conquistata. Allora ignorava che fosse possibile lavorarci. Quando ha scoperto che lo era, non ha avuto dubbi: doveva candidarsi. Lo riporta Business Insider.

Il Programma antartico degli Stati Uniti è gestito dalla National Science Foundation, che affida il supporto operativo a diverse aziende, ciascuna con un ambito specifico.

A metà aprile Lee ha inviato tre candidature: coordinatrice alloggi, tecnico di assistenza al service desk e vice supervisore alle forniture. Lo ha fatto con il curriculum che aveva usato per anni con l’elenco dei suoi vari incarichi.

La risposta più rapida è stata anche la più amara. Nel giro di una o due settimane è arrivata una mail di rifiuto per il ruolo di coordinatrice: non possedeva, si leggeva, “i requisiti minimi”. Un esito che l’ha sorpresa. Solo allora si è messa a studiare come funzionano le selezioni in Antartide, scoprendo, un po’ tardi, quanto siano competitive. Dai blog ha appreso che chi non adatta il curriculum alla lettera all’annuncio viene scartato. Ed è convinta che sia andata così.

L'articolo “Sono stata licenziata dopo 30 anni in una azienda. A 60 anni mi sono trasferita tra i ghiacci dell’Antartide per un nuovo lavoro”: la svolta di Amy Lee proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Ferrovie dello Stato assume diplomati senza esperienza in 10 Regioni: 33.000 euro di stipendio

Trenitalia, società operativa del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane incaricata del trasporto passeggeri, apre una campagna d’ingaggio per giovani diplomati, anche senza esperienza, per il ruolo di macchinista. La ricerca coinvolge ben 10 Regioni italiane.

I selezionati, al termine di un corso professionalizzante di 3 anni, avranno la responsabilità di condurre i convogli e gestire la strumentazione tecnologica di bordo.

Stipendio e contratto

I candidati idonei sottoscrivono da subito un contratto di apprendistato professionalizzante di 36 mesi, con applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro della Mobilità del comparto denominato Area Attività Ferroviarie. Il pacchetto retributivo è scandito secondo due tappe principali:

  • per i primi 24 mesi l’inquadramento è fissato al livello C1, con una Retribuzione Annua Lorda pari a 33.611,92 euro;
  • dal 25° al 36° mese si registra il passaggio al livello B3, con una retribuzione che sale a 34.298,06 euro lordi all’anno.

L’importo corrisponde a uno stipendio stimato tra i 1.850 e i 1.900 euro netti al mese ripartiti su 14 mensilità. L’offerta aziendale include inoltre buoni pasto, assicurazione sanitaria integrativa, iniziative di benessere aziendale e la carta per la libera circolazione sulla rete ferroviaria.

Requisiti di partecipazione alle selezioni

L’accesso alle selezioni richiede il possesso di precisi requisiti anagrafici e di titolo di studio:

  • età compresa tra i 18 e i 29 anni, ossia non aver compiuto il trentesimo anno d’età prima della sottoscrizione del contratto d’apprendistato;
  • diploma di scuola secondaria di secondo grado quinquennale ad indirizzo tecnico o scientifico;
  • idoneità fisica specifica alla mansione, che verrà accertata mediante visita medica ufficiale prima della presa in servizio;
  • residenza anagrafica nella regione d’interesse per i posti in Lazio e Toscana, che costituisce titolo preferenziale per le aree Nord Ovest e Nord Est.

Aree geografiche e sedi d’assegnazione

Le ricerche di personale sono suddivise su quattro direzioni territoriali che accorpano le 10 regioni coinvolte:

Area territoriale Regioni comprese Modalità di assegnazione della sede
Nord Ovest Piemonte, Lombardia, Liguria, Valle d’Aosta Assegnazione della sede al momento della conferma secondo necessità aziendali
Nord Est Veneto, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Trento Assegnazione della sede al momento della conferma secondo necessità aziendali
Lazio Lazio Assegnazione negli impianti e nelle strutture della Regione
Toscana Toscana Assegnazione negli impianti e nelle strutture della Regione

Come presentare la candidatura online

Gli aspiranti macchinisti possono sottoporre la propria candidatura accedendo alla pagina delle posizioni aperte sul portale Ferrovie dello Stato. Una volta selezionato l’annuncio corrispondente alla propria area geografica di riferimento, occorrerà completare la registrazione e trasmettere il Curriculum Vitae compilando i campi su votazione e indirizzo di diploma.

Il termine ultimo per l’invio delle domande è fissato al 26 ottobre 2026. L’iter selettivo comprende test attitudinali online, colloqui valutativi e accertamenti sanitari.

Altri annunci per diplomati nel comparto dei trasporti

Le assunzioni promosse da Trenitalia si affiancano ad altre ricerche di personale nel panorama della gestione delle infrastrutture e dei servizi. Si segnalano in particolare le offerte operative firmate da Fincantieri per addetti alla cantieristica e le selezioni promosse dal Gruppo Mondadori e Mango nel settore del commercio al dettaglio e delle vendite.

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“Es la inflación, estúpido”: Estados Unidos se sume en el descontento pese al crecimiento económico

Han pasado 640 días desde que Donald Trump prestó juramento en el Capitolio en un discurso grandilocuente en el que proclamó: “La Edad de Oro de Estados Unidos comienza justo ahora. A partir de hoy, nuestro país prosperará y volverá a ser respetado en todo el mundo”. Casi dos años después, si los sondeos no fallan, está a punto de sufrir una histórica derrota en las elecciones de medio mandato que se celebran el próximo 3 de noviembre debido al descontento de las familias estadounidenses sobre la situación económica. La inflación, los aranceles y la guerra contra Irán explican la gran decepción que se extiende desde una costa a otra de Estados Unidos. Un sentimiento que ha contagiado a las zonas rurales del Medio Oeste y el Sur del país, donde los demócratas no gobiernan desde hace casi un siglo, como Kansas o Mississippi. El malestar de los estadounidenses con la situación económica contrasta con las grandes cifras que sitúan al país como una de las potencias que más crece.

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El motor de la IA, entre el riesgo de burbuja y un nuevo paradigma

La inteligencia artificial está protagonizando la mayor revolución económica de la historia. Nunca se había destinado tanto dinero en tan poco tiempo a desarrollar una nueva industria, ni siquiera en la revolución del ferrocarril de finales del siglo XIX o en la era de la burbuja de las puntocom. La inversión estimada que los grandes laboratorios de IA hasta 2032 ascenderá a 10,3 billones de dólares, una cantidad que representa el 3,6% del PIB, según un reciente estudio del Stijn van Nieuwerburgh, publicado por la Brookings Institution.

El Mapa de Centros de Datos de Estados Unidos, que recopila la información sobre esta actividad, tiene registrados 5098 instalaciones y proyectos en el país: 3172 operativos, 400 en construcción y 1199 planificados, con una capacidad de 395,1 GW. Se prevé que solo este año, la inversión en IA alcance en Estados Unidos el 1,9 % del PIB, según estimaciones de Goldman Sachs.

El sector está teniendo un impacto evidente en la economía, pero también ha provocado malestar social por los efectos nocivos que suponen estas instalaciones. “La mayor parte del gasto de capital, que este año podría alcanzar los 800.000 millones de dólares, va destinada a la construcción de enormes centros de datos”, remarca Jared Franz, economista de Capital Group. “Este nivel de inversión ofrece un fuerte impulso a la economía estadounidense. De hecho, creo que no estamos valorando en su justa medida el impacto que podría tener el auge de la inteligencia artificial”.

Franz cree que se podría estar infravalorando el crecimiento del PIB entre 0,5 y 1 punto porcentual. Las grandes compañías están inmersas en una alocada carrera de inversiones, que está llevando a la industria a protagonizar algunas a Bolsa más rimbombantes de la historia. Los analistas empiezan a hablar del riesgo de burbuja, con un ecosistema de empresas endeudadas y con estrechos vínculos entre ellas.

Las autoridades, sin embargo, tienen depositadas muchas esperanzas en los robustos aumentos de productividad que supondrá la inteligencia artificial cuando la industria esté plenamente desarrollada.

© KENT NISHIMURA (AFP / GETTY IMAGES) (EL PAÍS)

Donald Trump abandona el escenario tras intervenir en un acto de campaña en Park City (Kansas, EE UU), el 19 de octubre.
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