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Giorgetti prepara la manovra, ma il vero ministro dell’Economia è il debito

La coperta è corta e il clima di burrasca resta all’orizzonte. Giancarlo Giorgetti torna a mettere in guardia la maggioranza alla vigilia del varo della legge di bilancio, atteso tra domani e mercoledì. Sabato il ministro dell’Economia, dall’assemblea della Compagnia delle Opere, ha rivendicato la prudenza sui conti pubblici. Ma dietro le sue parole c’è un problema che nessun annuncio può risolvere: le risorse disponibili non bastano a soddisfare tutte le promesse politiche.

La manovra vale 23,5 miliardi di euro. Tolti gli spazi di flessibilità legati a energia e difesa, restano circa nove miliardi per finanziare le altre misure. È su questo margine che si confrontano le priorità della maggioranza: aumentare i salari dei giovani, incentivare l’occupazione femminile, sostenere le famiglie, intervenire sulla sanità e alleggerire le imposte sul ceto medio.

Sul tavolo ci sono ipotesi ancora da definire. Per i giovani si studiano agevolazioni fiscali, compresa una possibile flat tax al 5 per cento per gli under 30-35 con redditi tra 20.000 e 30.000 euro. Le maxideduzioni per le assunzioni potrebbero salire dal 130 al 140 per cento per i giovani e al 180 per cento per le giovani madri. Forza Italia insiste sull’estensione del taglio dell’Irpef, mentre la Lega chiede di consentire l’uscita anticipata dal lavoro a 64 anni. Per la sanità si valuta un bonus o una card destinata soprattutto agli anziani e alle persone più fragili.

Ogni misura, però, ha un costo. E ogni priorità ne esclude potenzialmente un’altra. La tentazione di distribuire bonus per rispondere alle diverse sensibilità della coalizione si scontra con la necessità di concentrare le risorse su pochi obiettivi. Non a caso, la Cisl mette in guardia contro una manovra di taglio elettorale, invitando il governo a evitare una distribuzione a pioggia degli interventi.

A complicare il quadro c’è il confronto con le banche, alle quali l’esecutivo vorrebbe chiedere un contributo da cinque miliardi. Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, ha avvertito che sarà difficile rinnovare un accordo con una controparte che non rispetta gli impegni. Anche questo fronte mostra quanto sia difficile trovare nuove risorse senza aprire un conflitto con chi dovrebbe metterle a disposizione.

Il problema, tuttavia, va oltre la singola legge di bilancio. Come raccontato su Linkiesta, il peso del debito rischia di diventare il vincolo decisivo per qualsiasi governo: gli interessi da pagare restringono lo spazio per investimenti e politiche pubbliche, mentre la crescita insufficiente rende più difficile alleggerire quel peso.

È qui che la prudenza invocata da Giorgetti incontra il limite strutturale della politica economica italiana. La manovra può distribuire risorse, correggere imposte e finanziare incentivi, ma non può moltiplicarle. E finché il debito continuerà ad assorbire una parte consistente della spesa pubblica, il margine per trasformare le promesse in interventi duraturi resterà ristretto. Il ministro dell’Economia può scegliere come usare la coperta. Non può allungarla per decreto.

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