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Ex Ilva e autotrasportatori a Palazzo Chigi: al via i due vertici

Alle 17:00 a Palazzo Chigi sono stati convocati due tavoli della massima importanza: quello sull’ex Ilva, per definire il futuro del polo siderurgico, e quello con le rappresentanze degli autotrasportatori. Ed è solo martedì.

Sebbene si tratti di due confronti distinti, le vicende nelle scorse settimane si sono intrecciate a fronte di un’intensa agitazione che attraversa diversi settori lavorativi, con numerose piazze che chiedono al Governo interventi e misure più decise contro il carovita.

Vertice ex Ilva a Palazzo Chigi

Al tavolo convocato a Palazzo Chigi si sono seduti il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin (in videocollegamento), il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, la ministra del Lavoro Marina Calderone e il sottosegretario con delega al Sud Luigi Sbarra. Insieme all’Esecutivo, presenti i vertici di Invitalia, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e del Gruppo Ilva, e la delegazione dei sindacati al completo con Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb e Federmanager.

L’appuntamento arriva dopo settimane segnate da forti proteste, mobilitazioni negli stabilimenti di Taranto e con l’occupazione dell’aeroporto da parte degli operai di Genova Cornigliano a seguito della proclamazione dello sciopero. Al centro delle richieste vi è la ricerca di garanzie da parte dell’Esecutivo sul piano produttivo e sulla tenuta occupazionale. Pesa l’ombra dei possibili licenziamenti collettivi per l’esubero di dirigenti e la gestione della cassa integrazione, in un quadro privo di certezze sul piano di decarbonizzazione. Sul fronte operativo, scaduti i 90 giorni fissati dalla Corte d’Appello di Milano per lo spegnimento degli altoforni, gli impianti continuano a marciare in assetto di pre-riscaldo autorizzato dall’ultimo decreto governativo.

Il vertice giunge inoltre a poche ore dalle notizie sull’inchiesta della Procura di Taranto con la richiesta di arresti domiciliari per l’ex Amministratrice Delegata Lucia Morselli in merito a presunte irregolarità sulle emissioni. Su questo punto, Mantovano si è detto “fiero del fatto che questo governo abbia estromesso il socio Mittal tre anni prima dei recenti sviluppi giudiziari”.

Il mondo industriale resta intanto alla finestra. Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, ha accolto positivamente il recente decreto varato dall’Esecutivo per la tutela del comparto, mantenendo tuttavia la massima cautela sulle indiscrezioni relative a una possibile cordata d’imprese italiane per il rilancio del gruppo.

Mantovano: “Nessun cronoprogramma ma impegno su acciaio e ammortizzatori”

Ad aprire le comunicazioni per il Governo è stato il Sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha ribadito la volontà di garantire la continuità produttiva dell’acciaio italiano e il rilancio di Taranto con forni elettrici e decarbonizzazione. Tuttavia, ha frenato sulle richieste sindacali di fissare un cronoprogramma immediato, citando due grandi fattori di incertezza ancora aperti:

  • la gara per la vendita del gruppo, con termine per le offerte vincolanti fissato all’8 novembre;
  • la pendente decisione delle Sezioni Unite della Cassazione sull’area a caldo.

Per mitigare l’impatto sociale, il Governo intende inserire nella manovra di bilancio misure di incentivo all’esodo, prepensionamenti e sostegni al reddito. È stato inoltre avviato un tavolo con i grandi gruppi industriali partecipati, Fincantieri, Rheinmetall, Leonardo e Ferrovie dello Stato, cui i commissari forniranno entro quattro giorni i database del personale per valutare possibili assorbimenti o progetti sul territorio. Sul fronte degli ammortizzatori, Quaranta ha presentato uno schema operativo per i poli di Taranto, Genova e Novi Ligure, con l’impegno che la cifra richiesta per la cassa integrazione rappresenti un tetto massimo di garanzia e prevederà la rotazione dei lavoratori.

Le dichiarazioni dei sindacati

Le reazioni dei rappresentanti dei lavoratori al termine dell’incontro esprimono la richiesta di garanzie immediate e impegni vincolanti. Il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, ha ricordato la necessità di una soluzione industriale più concreta, chiedendo al Governo di confermare la volontà di investire sull’acciaio primario e di garantire l’occupazione anche mediante il coinvolgimento diretto delle grandi aziende partecipate pubbliche.

Dal canto suo, il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, ha sollecitato interventi chiari sui processi di incentivo alle uscite volontarie, sul prepensionamento e sulla tutela per i lavori usuranti, evidenziando come queste misure non abbiano ancora trovato risposta soddisfacente negli ultimi decreti. Restano inoltre forti perplessità emerse anche nelle commissioni Industria e Sanità del Senato sui requisiti d’accesso alla Cigs, che rischiano di escludere molte aziende dell’indotto.

Infine, il segretario generale della Uilm di Taranto, Davide Sperti, ha ribadito l’urgenza di impegni precisi per il futuro occupazionale, chiedendo di superare la fase delle semplici dichiarazioni d’intenti e di fornire una progettualità concreta per il rilancio del polo siderurgico.

La riunione a Palazzo Chigi conferma, per quanto riguarda Genova, che la produzione è garantita come dichiarato dai commissari in Prefettura. Con tali tonnellaggi non si giustifica la richiesta di 870 lavoratori in cassa integrazione.

Queste le parole di Andrea Palombo, rappresentante sindacale dello stabilimento ligure di Cornigliano.

Autotrasporto alla prova del carovita e dei carburanti

Parallelamente alla vertenza industriale della siderurgia, la Presidenza del Consiglio ospita il confronto con le associazioni di categoria degli autotrasportatori. Al centro della discussione vi sono le pesanti ripercussioni legate ai prezzi del gasolio e all’aumento dei costi gestionali per le flotte aziendali.

Le tensioni accumulatesi nei giorni scorsi, segnati dal timore di nuovi fermi dei veicoli pesanti e dal potenziale rischio di disagi con il carburante esaurito nei distributori della rete stradale e autostradale, rendono l’incontro di oggi un passaggio determinante per trovare una sintesi che provi a superare le misure emergenziali.

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Ex Ilva, scatta il licenziamento collettivo: 40 esuberi dopo lo stop all’area a caldo

Ex Ilva ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per 40 dei 51 dirigenti. L’iniziativa fa parte della riorganizzazione aziendale conseguente alla riduzione delle attività produttive dello stabilimento siderurgico di Taranto.

La decisione è stata già formalizzata dai commissari straordinari e comunicata il 22 ottobre 2026. La comunicazione indica anche la distribuzione geografica dei 51 dirigenti a tempo indeterminato: la maggior parte si trova a Taranto. Non è chiaro quanti dei 40 esuberi siano concentrati in ciascun stabilimento. Dalla comunicazione si lascia intendere che la revisione della struttura aziendale potrebbe anche estendersi ad altre figure professionali, come i dirigenti con contratto a tempo determinato.

Licenziamento collettivo in Acciaierie d’Italia

Nuova fase per l’ex Ilva di Taranto, che in data 23 ottobre ha fatto sapere di aver avviato la procedura di licenziamento collettivo per 40 dirigenti assunti a tempo indeterminato. Nella lettera viene precisato che i dirigenti con contratto a tempo determinato saranno i prossimi ad essere interessati da quello che sarà un successivo procedimento di adeguamento organizzativo.

Una necessità nata dalla crisi aziendale, ma anche per il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che il 27 luglio ha disposto la sospensione delle attività produttive dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro il 25 ottobre.

Una decisione che ha portato a una profonda revisione della programmazione industriale, con la revoca di ordini relativi alle materie prime, la dismissione del ciclo integrale di produzione e il ridimensionamento della struttura organizzativa.

Chi riguarda gli esuberi

Nella comunicazione ufficiale viene indicata la distribuzione degli attuali 51 dirigenti a tempo indeterminato:

  • 31 a Taranto;
  • 16 a Milano;
  • 2 a Genova;
  • 2 a Novi Ligure.

Non è stato però specificato quanti dei 40 esuberi siano concentrati in ciascuno stabilimento. È chiaro che Taranto, dove opera la quota maggiore, vedrà più dirigenti allontanati. L’impatto sarà quindi maggiore.

Gli esuberi riguardano però i dirigenti impegnati in attività di supporto tecnico e operativo dell’area a caldo nella maggior parte dei casi.

Altri dirigenti occupano posizioni di comando e staff considerate però non più funzionali per la nuova organizzazione. Quindi la ristrutturazione coinvolge tanto le figure collegate al funzionamento del ciclo a caldo, quanto ruoli di coordinamento e gestione dello stesso.

Ora la riduzione delle attività produttive potrebbe impattare anche sui livelli dirigenziali, mentre prosegue la cassa integrazione fino a giugno 2027.

Futuro dei lavoratori

L’avvio della procedura di licenziamento collettivo non si traduce direttamente in licenziamenti. Il prossimo passaggio sarà un confronto con Federmanager e le rappresentanze sindacali, che dovranno esaminare la procedura e trovare soluzioni alternative o di accompagnamento all’uscita.

Acciaierie d’Italia ha già fatto sapere di essere disponibile a valutare programmi di ricollocamento professionale o altri interventi economici di sostegno per il personale interessato dalla procedura.

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