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Il successo di Anthropic non garantisce guadagni a chi comprerà le sue azioni

Anthropic si prepara a chiedere a Wall Street di finanziare la sua corsa all’intelligenza artificiale, conservando però il controllo delle decisioni nelle mani dei fondatori. La società americana che sviluppa Claude, il principale concorrente di ChatGpt, ha depositato il prospetto per entrare al Nasdaq. Il debutto è previsto a novembre e potrebbe essere una delle quotazioni più importanti nella storia della Borsa americana. Secondo il Financial Times, Anthropic potrebbe raggiungere una valutazione compresa fra 1.500 e 1.750 miliardi di dollari, poco meno degli 1.770 miliardi con cui SpaceX è entrata a Wall Street lo scorso giugno. Per avere un termine di paragone, nel 2025 le società quotate negli Stati Uniti hanno raccolto in media circa 227 milioni di dollari ciascuna. Non è detto però che superi il record di SpaceX per il capitale raccolto: dipenderà dal numero di azioni offerte e dal loro prezzo, dettagli ancora sconosciuti. Potrebbe quindi diventare una delle società più preziose di Wall Street senza realizzare una delle maggiori raccolte di sempre.
In ogni caso, chi acquisterà le azioni dovrà accettare una condizione particolare: i sette fondatori, tra cui l’amministratore delegato Dario Amodei e sua sorella Daniela, presidente della società, manterranno insieme il 50,1 per cento dei diritti di voto anche dopo la quotazione, conservando così il controllo sulle principali decisioni societarie. E un organismo indipendente, il Long-Term Benefit Trust, avrà il potere di nominare la maggioranza del consiglio di amministrazione. È il risultato della struttura giuridica scelta da Anthropic, una public benefit corporation, che permette di considerare obiettivi di interesse pubblico accanto agli interessi degli azionisti. La sicurezza dei modelli potrebbe dunque prevalere sulle esigenze di rendimento degli investitori, anche quando questi ultimi avranno messo sul tavolo miliardi di dollari.
Il confine è sottile tra la volontà di proteggere una società cruciale dalle pressioni degli azionisti e il rischio di mandare un pessimo segnale all’intera industria dell’intelligenza artificiale. Finora il settore ha vissuto di grandi aspettative, alimentate dalla convinzione che questa tecnologia avrebbe trasformato l’economia mondiale. Ora comincia la fase meno spettacolare, quella in cui bisogna dimostrare che i ricavi bastano a ripagare gli investimenti. I laboratori sviluppano modelli sempre più avanzati, ma per farli funzionare hanno bisogno di enormi quantità di potenza di calcolo, che costa moltissimo.
Nel frattempo, le aziende che producono i chip e quelle che gestiscono i grandi centri di elaborazione dati hanno cominciato a finanziare direttamente o indirettamente i propri clienti. Amazon e Google, per esempio, investono miliardi in Anthropic, ma guadagnano anche vendendole la potenza di calcolo necessaria a far funzionare Claude. Inoltre, insieme a Microsoft, distribuiscono i suoi modelli attraverso le proprie piattaforme cloud, trattenendo una parte degli incassi. Secondo il prospetto, quasi la metà dei ricavi di Anthropic nel primo semestre del 2026 proveniva proprio da queste vendite. Nel frattempo, le spese commerciali e per le partnership sono passate dal 10 al 19 per cento del fatturato in un anno. Anthropic dipende quindi da aziende che la finanziano, ma che incassano anche una parte del denaro che spende e dei ricavi che genera. Un intreccio che rende più difficile capire quanto della crescita del settore derivi dalla domanda dei clienti e quanto sia sostenuto dagli investimenti reciproci delle aziende.
Per ridurre la dipendenza dai grandi fornitori cloud, Anthropic ha cominciato ad acquistare direttamente processori da installare in centri di elaborazione dati in affitto. Una strategia che potrebbe ridurre i costi nel lungo periodo, ma richiede investimenti enormi. A dare un’idea delle cifre in gioco è un accordo annunciato proprio il giorno della presentazione del prospetto. Bank of America, Citigroup, Morgan Stanley e il gruppo di investimenti Blackstone hanno organizzato un finanziamento da 63 miliardi di dollari per acquistare chip progettati da Broadcom e destinati ad Anthropic. In questo caso, una società creata appositamente comprerà i processori e li affitterà al laboratorio, che li pagherà nel corso degli anni. Broadcom garantirà ai finanziatori una parte del loro valore nel caso in cui si svalutassero. Le prime consegne sono previste nel 2027.
Accordi di questo tipo stanno diventando sempre più frequenti nell’industria dell’intelligenza artificiale. Secondo uno studio pubblicato il 21 ottobre dal London Stock Exchange Group, il gruppo finanziario che controlla la Borsa di Londra, i produttori di chip stanno aiutando le aziende clienti a finanziare i propri acquisti, per esempio garantendo i prestiti concessi dalle banche. Finché le vendite aumentano, il sistema conviene a tutti. Ma se la domanda di intelligenza artificiale dovesse rallentare, alcune aziende potrebbero non guadagnare abbastanza per ripagare i finanziamenti. A quel punto anche i fornitori rischierebbero di perdere denaro, oltre a vendere meno prodotti. Lo studio richiama il precedente delle telecomunicazioni alla fine degli anni Novanta, quando le aziende investirono enormi somme per costruire le reti necessarie alla diffusione di internet. La tecnologia ebbe successo, ma inizialmente i ricavi furono insufficienti a ripagare molti di quegli investimenti e numerosi azionisti persero denaro.
Qualcosa di simile potrebbe accadere oggi. Secondo uno studio pubblicato da Gartner il 14 ottobre, oltre 3.500 miliardi di dollari di investimenti in chip e centri di elaborazione dati potrebbero rischiare di perdere valore entro il 2030. Il motivo è che le aziende stanno costruendo infrastrutture costose contando su una domanda futura che potrebbe non generare abbastanza ricavi per ripagarle. Gartner stima che, entro il 2030, servirebbero circa 8.500 miliardi di dollari di ricavi per recuperare gli investimenti previsti e ottenere un rendimento adeguato, mentre quelli attesi non superano i 3.600 miliardi.
Per il momento, almeno nel caso di Anthropic, la domanda non manca. Nel primo semestre del 2026 la società ha fatturato 16,3 miliardi di dollari, contro 1,2 miliardi nello stesso periodo dell’anno precedente. Come ha spiegato un interessante approfondimento dell’Economist, nel secondo trimestre ha registrato il suo primo utile operativo, pari a quasi un miliardo di dollari: per la prima volta, i ricavi di un trimestre hanno superato i costi necessari a gestire l’attività. Ma il ritmo di crescita sta già diminuendo: nel terzo trimestre il fatturato è aumentato del 45 per cento rispetto ai tre mesi precedenti, mentre nel secondo trimestre era cresciuto del 145 per cento. Sono risultati ancora eccezionali, ma diventano meno rassicuranti per chi si prepara a comprare azioni a valutazioni così elevate.
Ma Anthropic deve anche difendersi da una concorrenza sempre più aggressiva. Claude Code, lo strumento per programmare con l’intelligenza artificiale che ha trainato la sua crescita, rischia di perdere terreno: secondo l’Economist, grandi clienti come Microsoft e Meta stanno spingendo i dipendenti verso soluzioni sviluppate internamente, mentre OpenAI avanza con Codex. Le imprese, inoltre, hanno cominciato a limitare le spese per questi servizi, mettendo sotto pressione i prezzi. Anthropic sta quindi cercando di ridurre i costi, con risultati notevoli. Secondo l’Economist, all’inizio del 2025 spendeva 251 dollari in potenza di calcolo ogni 100 incassati; nel secondo trimestre del 2026 ne bastavano 48. Ma il risparmio relativo non ferma l’aumento della spesa complessiva: servono sempre più risorse per sviluppare nuovi modelli e soddisfare la domanda. La società ha assunto impegni per infrastrutture superiori a 800 miliardi di dollari, con pagamenti previsti fino al 2045.
I soldi non mancano, per ora. A fine giugno Anthropic disponeva di oltre 131 miliardi di dollari fra liquidità e investimenti a breve termine. Il bilancio mostrava però una perdita di 80,7 miliardi, in gran parte dovuta all’aumento del valore di strumenti finanziari che gli investitori potranno convertire in azioni. Le regole contabili registrano questo aumento come una perdita per Anthropic, anche se il denaro non è uscito dalle sue casse. Nelle attività ordinarie, infatti, la società ha generato più liquidità di quanta ne abbia consumata.
C’è poi un’altra particolarità nei conti delle aziende che finanziano Anthropic. Come ha spiegato il Wall Street Journal, l’aumento del valore della società può produrre un guadagno per chi ci ha investito e, allo stesso tempo, una perdita contabile per Anthropic. Tradotto per chi non mastica economia: un investitore dà un miliardo di dollari ad Anthropic, ottenendo in cambio il diritto di ricevere azioni in futuro. Se la società cresce e quel diritto arriva a valere due miliardi, l’investitore può registrare un guadagno di un miliardo, anche senza aver incassato nulla. Per Anthropic succede il contrario: il valore di ciò che deve riconoscere all’investitore è aumentato di un miliardo e le regole contabili le impongono di registrarlo come una perdita, anche se quei soldi non sono usciti dalle sue casse.
In realtà le cifre sono molto più grandi. Nel primo semestre Amazon ha registrato circa 63 miliardi di dollari di guadagni dovuti all’aumento di valore delle sue partecipazioni in aziende private, soprattutto Anthropic. Quest’ultima, invece, ha presentato agli investitori anche un bilancio che esclude gran parte delle perdite legate alla rivalutazione dei finanziamenti ricevuti, mostrando così un utile netto rettificato di 2,7 miliardi di dollari. Facendo così, si rischia così di dare un’immagine dei profitti del settore più favorevole di quanto giustifichino i guadagni effettivamente realizzati.
Il prezzo della quotazione farà una grande differenza tra i vecchi e i nuovi azionisti. Chi ha investito in Anthropic nei primi anni ha comprato quote della società quando valeva molto meno e potrebbe guadagnare enormemente anche se il debutto in Borsa, l’offerta pubblica iniziale (IPO) avvenisse a una valutazione inferiore a quella sperata. Chi comprerà le azioni a novembre, invece, pagherà un prezzo che tiene già conto di aspettative molto alte. Anthropic prevede di raggiungere fra 190 e 200 miliardi di dollari di ricavi nel 2028. Ma anche se ci riuscisse, i nuovi azionisti non avrebbero la garanzia di guadagnare: molto dipenderà da quanto denaro resterà dopo aver pagato i costi necessari a sostenere questa crescita.
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