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Un gabbiano s’impiglia nella sua lenza da pesca, lui tenta di salvarlo e muore annegato

Un gabbiano s’impiglia nella sua lenza da pesca, lui tenta di salvarlo e muore annegato. Siamo a Carillon Beach, circa 35 chilometri a ovest di Panama City, in Florida. Qui William “Stone” Romberg, 31 anni, stava pescando insieme ad alcuni amici quando si è accorto che un uccello era rimasto impigliato nella lenza. I fatti risalgono a domenica 25 ottobre e li racconta People. Romberg ha cercato di liberare il gabbiano entrando in acqua, ma sia l’amo sia l’uccello sono rimasti impigliati nella sua mano. A quel punto tornare a riva è diventato estremamente difficile: la corrente lo ha trascinato sempre più al largo e l’uomo è annegato.

Romberg e la moglie Taylor avevano due figlie, Hadley, 3 anni, e Lainey, 1 anno. Lavorava come responsabile dei servizi sulla spiaggia per La Dolce Vita a Carillon Beach. “Stone era una parte importante della nostra famiglia LDV, ricordato per il suo cuore gentile, il suo impegno nel lavoro e la disponibilità ad aiutare sempre gli altri. La sua gentilezza ha lasciato un segno profondo in tutti coloro che lo conoscevano e ci mancherà moltissimo”, si legge in un post pubblicato sul profilo Facebook dello stabilimento balneare.

Carillon Beach ha definito Romberg “un membro amatissimo della nostra comunità. Siamo davvero impressionati da tutto l’affetto, dalle condivisioni e dalle donazioni che sono state riversate con tanta generosità sulla famiglia di Stone in questo momento così difficile”, si legge ancora nel messaggio, con riferimento alle due raccolte fondi avviate per sostenere la moglie e le figlie.

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“Cinque gatti torturati e uccisi sempre con le stesse modalità tanto brutali quanto sistematiche, fate attenzione: in giro c’è un serial killer di felini”: l’allarme degli animalisti dopo i fatti di Pietrasanta

Si chiamavano Morticia, Pandora, Andrea, Nerone e Denise. Vivevano liberi per le strade di Pietrasanta, accuditi all’interno di una colonia felina della cittadina in provincia di Lucca, ma la loro esistenza è stata stroncata da una ferocia sistematica e letale. Tra febbraio e l’autunno in corso, i cinque felini sono stati rinvenuti senza vita, tutti vittime di aggressioni brutali e torture eseguite in serie con le medesime, agghiaccianti modalità.

A far luce sulla strage sono le guardie zoofile di Lucca dell’Oipa (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), che da mesi seguono il caso. I cinque animali accertati sono stati ritrovati in condizioni estreme, massacrati attraverso un modus operandi identico: trauma facciale e mandibolare, sfondamento cranico e sevizie. Violenze che l’Oipa definisce “tanto brutali quanto sistematiche”, tali da far ipotizzare agli investigatori persino la responsabilità congiunta di più persone.

Il macabro bilancio, tuttavia, potrebbe essere drammaticamente più grave. Secondo quanto emerso dalle denunce e dai rilievi sul territorio, nel corso degli ultimi mesi e anni risultano scomparsi almeno un’altra trentina di gatti nella medesima area, sollevando il forte sospetto che le uccisioni seriali e le sparizioni non siano affatto casuali, ma collegate a un unico disegno criminale.

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