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Jared Polis Warns Colorado's Progressive Tax Ballot Measure Could 'Cripple' the Economy

Colorado Governor Jared Polis | Illustration: Adani Samat. Photo: Jesse Paul/ZUMAPRESS/Newscom/Volodymyr Tverdokhlib/Sergey Tolmachyov/Dreamstime.

Next week's election is a pivotal one for Colorado, as voters will decide a pair of ballot questions that could secure the state's low-tax, small-government reputation—or shatter it.

Confusingly, there is a slim possibility that they decide to do both. More on that in a moment.

The two competing ballot measures could hardly be more different. The first, Proposition 136, would cap individual and corporate income taxes at 4.4 percent—the state's current flat rate.

The other, Amendment 87, would rewrite the state's constitution to allow for a progressive income tax. It would also set new rates, ranging from 7.4 percent on income over $500,000 to 8.4 percent on income over $1 million. And it would offer a modest tax cut to the lower end of the income spectrum: Individuals earning less than $100,000 would pay 4.2 percent, while those earning less than $25,000 would pay 3.7 percent.

Even with those offsets, Amendment 87 would be a massive tax increase. Both advocates and opponents agree that it would generate about $2–3 billion in additional annual revenue for the state government.

For now, the higher tax rates created by Amendment 87 would only apply to incomes over $500,000. Unsurprisingly, supporters of the measure are framing this as an opportunity to make the wealthy "pay their fair share."

There are two reasons why that argument is a bit deceiving.

As Jared Walczak, a senior fellow at the Tax Foundation, points out, "the new rates would be statutory, while the authorization for a graduated-rate tax would be enshrined in the constitution, permitting the legislature to adjust rates later." Lawmakers would not have to get permission from the voters to make those changes, so Coloradans would be trading away their flat income tax for a new model where income taxes could be hiked by the legislature at any time.

Second, the new rates are not indexed to inflation. As a result, "a household making $450,000 a year in today's dollars would be moved into a higher tax bracket within eight years if their earnings increased by 3% annually," reports The Colorado Sun, which crunched the numbers. Such "bracket creep" would also push more workers over the $100,000 threshold, nullifying the small tax cut for workers making less than that.

Politically, the progressive income tax proposal is dividing Democrats. The Colorado Democratic Party has endorsed Amendment 87 (along with many of its usual allies, like the AFL-CIO and the state's largest teachers union).

But Democratic Gov. Jared Polis has called the proposal "a huge blank check to politicians" that will "cripple our economy and reduce jobs."

In comments to a Denver TV station, Polis also highlighted how higher taxes in Colorado would make the state less competitive with its neighbors. "Utah has a very similar tax rate to what we have. If ours is double, we can't compete for businesses," Polis told Denver7. "It's game over. We will not be able to attract new employers to Colorado if the voters adopt this."

It's not just Utah. If the amendment passes, Colorado would have a significantly higher top income tax rate than any of its neighbors. (The current highest in that group is New Mexico, with its top rate of 5.9 percent.)

Under Colorado law, constitutional amendments typically need 55 percent approval to pass. However, Amendment 87 requires only a simple majority* because it technically repeals provisions in the constitution, rather than adding new ones. Similarly, Proposition 136—the one that would cap the income tax rate at 4.4 percent—requires just a simple majority.

It is possible, though unlikely, that both could pass. That would create a conflict, since the state's income tax can't be capped at 4.4 percent and also hiked to more than 7 percent on incomes over $500,000.

If that happens, the ballot question with the larger share of support would win, per state law. "In short, that means Amendment 87 would need to both win majority support from voters and surpass Proposition 136 in total votes to go into effect," explains the Denver Post, which has encouraged residents to vote against both ballot measures.

Accordingly, Proposition 136 must win majority support from the voters and surpass Amendment 87 (which needs 55 percent to pass, don't forget) to be implemented.

It is all a bit confusing, but the outcomes are worth watching. Colorado has long been a bit of an outlier among "blue" states for its relatively low taxes and booming population. It's now up to the voters to decide if that remains true.

*CORRECTION: This article incorrectly described how Amendment 87 could be passed into law. 

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Manovra, opposizioni all’attacco: “Sei miliardi di misure una tantum per l’anno del voto. Sgretola la progressività del fisco a danno di dipendenti e pensionati”

La manovra da 26 miliardi di euro approvata dal governo Meloni finisce nel mirino delle opposizioni e della Cgil. Partito democratico e Alleanza Verdi e Sinistra contestano soprattutto il trattamento differenziato tra chi paga l’Irpef progressiva, ormai quasi solo lavoratori dipendenti e pensionati, e chi può accedere a regimi agevolati con imposta sostitutiva. Una disparità che l’estensione della flat tax per gli autonomi non può che accentuare. “Oltre 6 miliardi di misure una tantum o temporanee, destinate a esaurire i propri effetti in un solo anno. Come fa Giorgia Meloni a sostenere che questa non sia una manovra pre-elettorale?”, attacca nel merito Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Pd in commissione Bilancio alla Camera. Per la segretaria del Pd Elly Schlein “il Paese aspettava risposte ma Meloni ha fatto una manovra di mance e spot elettorali. L’unica buona notizia è che sarà l’ultima per questo governo”. Per il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte “la manovretta elettorale è una lotteria di micromisure per microplatee”.

Il ddl di Bilancio, per Guerra, “penalizza lavoratori dipendenti e pensionati del ceto medio: chi resta in Irpef può ottenere un taglio fiscale da zero a 500 euro, mentre un professionista che passa alla flat tax può beneficiare di uno sconto da 7.237 a 9.890 euro, oltre a non pagare più le addizionali Irpef, che possono superare i 2.000 euro. Nel frattempo, il fiscal drag continua a erodere i redditi di chi resta in Irpef e, secondo i dati ufficiali, porterà nelle casse dello Stato 35 miliardi nel triennio di riferimento della manovra”. Ai giovani “viene riconosciuto uno sconto fiscale per un solo anno sugli aumenti salariali, lasciati alla discrezionalità del datore di lavoro. Agli over 75 si destinano 300 euro, mentre 1,6 miliardi vengono indirizzati alla sanità privata: risorse che avrebbero potuto contribuire a ridurre le liste d’attesa nel servizio sanitario pubblico e a rafforzare l’assistenza domiciliare e territoriale. Per i nuovi nati si prevedono 100 euro l’anno, mentre si introduce un vantaggio fiscale per le famiglie più abbienti che possono destinare risorse a un fondo vincolato per i figli senza pagare imposte sui rendimenti”.

M5s: “Lotteria di micromisure per microplatee”

“Il governo arriva all’ultimo Cdm senza decreto bollette e propone agli italiani la targa personalizzata a pagamento“, rincara il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. “Non hanno capito dove siamo fra guerre e le loro disastrose firme sul Riarmo e sui patti di austerità europei: salari reali a -10% in cinque anni, tre anni di crollo industriale, boom di cassa integrazione, carburante sopra i 2 euro da mesi e mesi, record di pressione fiscale. La manovretta elettorale è una lotteria di micromisure per microplatee. Se sei fortunato, dopo lo slalom tra i vari requisiti, raccogli qualche briciola. Il biglietto vincente va ad armi e difesa: 14 miliardi di extra-spese. Quello perdente ai lavoratori dipendenti, tartassati tra rincari, tasse e stipendi da fame”.

Avs: “Sgretola la progressività”

Tino Magni, senatore di Alleanza Verdi e Sinistra, si concentra sul fisco: “La manovra Meloni sgretola la progressività“. La destra, afferma, “rovescia il principio costituzionale, articolo 53, che chi ha di più paga proporzionalmente di più”. Magni denuncia un sistema nel quale “una ristretta minoranza sceglie il proprio regime fiscale con imposte ad aliquota fissa, mentre lavoratori, lavoratrici dipendenti e pensionati pagano alla fonte senza possibilità di scegliere”. Secondo il senatore, l’85% del gettito Irpef è a loro carico. “Proseguire su questa strada aumenta le diseguaglianze lasciando ai lavoratori dipendenti e ai pensionati tutto il peso dell’Irpef e l’aumento della pressione fiscale”. “Da anni diciamo che è necessaria una riforma fiscale, perché il fisco attuale è iniquo e penalizzante – prosegue Magni -. Come Avs abbiamo presentato la ‘Restituzione fiscale’, una riforma del fisco basata su due proposte: una rimodulazione strutturale in senso progressivo dell’Irpef e l’introduzione di una tassa patrimoniale solo per le ricchezze superiori ai 5 milioni di euro. La nostra proposta cancella le aliquote Irpef e le sostituisce con un’unica funzione continua molto progressiva, come già avviene oggi in Germania e Danimarca. Per il 98% dei contribuenti, 41,5 milioni di persone, significa un considerevole taglio delle tasse”.

Cgil: “Non restituito il fiscal drag”

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, dal canto suo, parla di “manovra totalmente inadeguata ai bisogni delle persone e ingiusta, che continua a indicare spese per le armi, tagli a sanità, casa e affitti e che continua a far pagare tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati non restituendo 4,5 miliardi di fiscal drag ma introducendo nuove flat tax e aumentando la diversità. In un Paese normale a parità di reddito devi pagare parità di tasse, combattere l’evasione fiscale e introdurre la progressività vera anche sulle rendite finanziarie e sui profitti: è questo quello di cui abbiamo bisogno. Per questo, sono ancora più forti le ragioni dello sciopero generale del 20 novembre e le lotte dei giovani e degli studenti che chiedono futuro”.

“Il sostegno dell’Esecutivo al ceto medio? Pochi spiccioli e una disparità di trattamento che non potrebbe essere più clamorosa. Al 92% di lavoratori e pensionati questa manovra non dà alcuna risposta”, aggiunge il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari. Che nota come per il 92% dei dipendenti e pensionati, quelli sotto la soglia dei 50.000 euro di reddito lordo annuo, la manovra non preveda alcun sostegno sostanziale. E si tratta di una “enorme platea di persone che vive di reddito fisso, drammaticamente eroso dall’inflazione e dal fiscal drag (tra il 2022 e il 2025 chi vive di salario o di pensione ha già pagato oltre 30 miliardi di euro di Irpef non dovuta)”.

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Billionaires Have Already Paid Us Back. So Why Does California Want More?

A $100 bill | Gary Lewis/Dreamstime

No matter what happens in Tuesday's elections, support for wealth taxes keeps growing. Its justification is based on the idea that the very rich owe all of us something, and taxing their fortunes is collecting on that debt. We're told their success fuels inequality and that it's selfish of them to keep so much, especially if they don't proclaim that they want to do more for society.

Former International Monetary Fund chief economist Olivier Blanchard of France recently gave this narrative a clear voice. Writing on X, he wondered why California's wealthiest are spending so heavily to defeat Proposition 40, the supposed one-time 5 percent tax on the net worth of billionaires. Blanchard added that billionaires "typically have not indicated that they are building their wealth to eventually make the world a better place."

The entire notion misunderstands how fortunes are made. In a market economy, people don't build great wealth first and redeem it later through good works. They build it by making the world better first.

When I buy an $800 smartphone, it's because I value the phone more than whatever else I would have bought with the money. The seller values my $800 more than they do the phone. We both walk away richer by our own measure. Neither owes the other anything more.

Repeat this exchange a few hundred million times, and vast fortunes take shape for the people who create amazing technology so abundantly and affordably that we take it for granted. More importantly, though, people hand over every cent of it voluntarily.

As my colleague Arnold Kling aptly explained over the weekend, "Profits are earned within a positive-sum game for society. Profits induce firms to serve consumers and to innovate." The drive for wealth taxes relies on "the opposite point of view. It regards profits as something that businesses take from the rest of us, as if we can take innovation and efficiency for granted. [It] acts as if we are in a zero-sum environment in which one person's gain is necessarily another person's loss."

And, yes, the gains are divided more fairly than people think. Nobel laureate and Yale University economist William Nordhaus estimated that innovators in the U.S. business sector personally captured, on average, a mere 2.2 percent of the social surplus they created between 1948 and 2001. The other 97.8 percent went to everyone else in the form of lower prices, higher wages, better products and goods, and services that didn't previously exist.

In short, the world has already been compensated, many times over.

Those urging billionaires to acquiesce also err by blithely assuming that the state that grabs the money will use it well enough to "make the world a better place." The burden of proof is on them. California's government already spends roughly $350 billion a year. What will the extra few billion accomplish that the rest hasn't?

"Giving money and power to government is like giving whiskey and car keys to teenage boys," as journalist and satirist P.J. O'Rourke used to say. Maybe California's billionaires aren't eager to fund a Merced-to-Bakersfield rail line that the state prices around $35 billion and its inspector general puts closer to $48 billion. Perhaps they're hesitant to backfill pension funds like the California Public Employees' Retirement System, whose staff concedes is unlikely to hit an assumed 6.8 percent return without leaning on private equity.

Prop 40's revenue is earmarked for health care, but money is fungible. In the end, California has one budget. Every earmarked dollar frees another for something else. Some billionaires might simply have concluded that their philanthropy does more good elsewhere, or that their dollars are more beneficial when invested in private enterprises.

The tax also doubles down on California's worst habit: spend, spend, spend, and then tax, tax, tax. The money is never enough to cover all the spending. A one-time levy spent over five years doesn't fix that. It funds new commitments with temporary money. Some will want to make the tax permanent, which its intellectual architects clearly prefer and may have made possible. And yet that still won't be enough.

That's the commitment problem that Blanchard admits California can't solve. Billionaires are wise to distrust the "one-time" promise.

What worries me most is the moral framework. When a society convinces itself that the people making life better and less costly are the problem, we eventually stop getting those people.

Contrary to Blanchard's naive belief, billionaires aren't lacking in public spirit. Even if we ignore their often massive charitable giving, we can't forget that the market already collected their contribution and handed a large share of it to the rest of us. We should stop demanding they apologize for the other two cents.

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Per le partite Iva flat tax fino a 100mila euro (con pasticcio sull’Iva): risparmi fino a 10mila euro. Nuova picconata del governo all’equità fiscale

La Commissione europea sta esaminando l’allargamento della flat tax per le partite Iva da 85mila a 100mila euro di ricavi e compensi, inserito dal governo Meloni nella manovra per il 2027. Qualche indicazione in più potrebbe arrivare il 24 novembre, quando Bruxelles presenterà il pacchetto d’autunno del semestre europeo. Non è un caso: nelle raccomandazioni specifiche per l’Italia del 2025 è stato messo nero su bianco che la proliferazione dei regimi a imposta sostitutiva erode ulteriormente la già svuotata base imponibile Irpef, affossa l’equità del sistema tributario – contribuenti con lo stesso reddito sono sottoposti ad aliquote molto diverse – e riduce la redistribuzione. Oltre a scoraggiare la crescita delle imprese, eufemismo dietro cui si nasconde il chiaro incentivo a nascondere redditi per rimanere sotto la soglia.

Poco importa per la Lega, che ha chiesto e ottenuto di ampliare ulteriormente il regime forfettario già applicato da più del 50% degli autonomi a favore di una piccola platea di partite Iva con redditi alti e nonostante il limite europeo per l’esenzione Iva fissato proprio a 85mila euro. Per i ricavi che superano quella cifra scatteranno quindi gli obblighi Iva (applicazione in fattura, versamento allo Stato, gestione della contabilità), complicando ulteriormente il quadro. Il tutto al costo di 260 milioni di euro l’anno, che si aggiungono ai 3,49 miliardi di minori entrate annue determinate dalla flat tax secondo l’ultimo Rapporto annuale sulle spese fiscali del ministero dell’Economia, che considera sia gli effetti sulle imposte dirette sia sull’Iva.

“Un professionista risparmierà 10mila euro di tasse. Per un dipendente che guadagna la metà imposta doppia“

La tassa piatta, dicono tutti gli osservatori, è un grave danno per l’equità orizzontale. In base alla Costituzione, cittadini con la stessa capacità contributiva dovrebbero essere sottoposti a un prelievo comparabile, mentre il forfettario riserva un trattamento di favore solo perché la fonte di reddito è il lavoro autonomo. L’Ufficio parlamentare di bilancio a fine 2022, quando la soglia è stata portata a 85mila euro, ha calcolato che i nuovi aderenti avrebbero ottenuto un risparmio di imposta medio di circa 7.700 euro l’anno rispetto a un lavoratore dipendente con lo stesso reddito e un quarto dei professionisti avrebbe beneficiato di uno sconto superiore a 13.264 euro. Con le novità previste per il 2027, attacca Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Pd in commissione Bilancio alla Camera, “chi resta in Irpef può ottenere un taglio fiscale da zero a 500 euro, mentre un professionista che passa alla flat tax può beneficiare di uno sconto da 7.237 a 9.890 euro, oltre a non pagare più le addizionali Irpef, che possono superare i 2.000 euro”. Il che rappresenta anche un problema non da poco per le casse degli enti locali.

Il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari calcola che un professionista benestante con compensi lordi da 100.000 euro pagherà, nel 2027, “8.658 euro. Un lavoratore dipendente con un reddito da 51.000 euro lordi ne pagherà invece 14.030: pur percependo la metà, avrà un’imposta quasi doppia. Il primo risparmierà circa 10.000 euro all’anno, il secondo 100 euro all’anno” con l’aumento a 55mila del limite dello scaglione a cui si applica l’aliquota del 33%. “Inoltre, l’autonomo sarà completamente esentato dal pagare le addizionali locali, il dipendente continuerà a pagare in media 1.428 euro per finanziare i servizi pubblici regionali e comunali”. Va ricordato che i 100mila euro di compensi lordi non coincidono però con il guadagno effettivo, che viene stimato applicando ai ricavi coefficienti di redditività stabiliti per legge, differenti a seconda dell’attività, e sottraendo i contributi previdenziali obbligatori. Nel caso delle attività professionali, a fronte di 100mila euro di ricavi il reddito forfettario è di 78.000 euro.

Perché non fa emergere il nero

Il regime forfettario era nato nel 2015 con soglie di ricavi differenziate per attività, con un massimo di 40mila euro. Nel 2019 il governo Conte I, su spinta del Carroccio, ha introdotto il tetto unico di 65mila euro. Nel 2023 il governo Meloni ha portato la soglia a 85mila euro, con uscita immediata dal regime nell’anno per chi supera i 100mila. La giustificazione politica per ogni nuovo innalzamento è che sottoporre i redditi ad aliquote più basse dovrebbe incentivare i contribuenti a dichiarare tutti i ricavi, facendo emergere il nero e consentendo di recuperare almeno in parte il gettito perso. Promessa che non ha riscontri, anzi. Nel 2022 la Commissione di esperti indipendenti incaricata dal Mef di stimare l’evasione fiscale aveva segnalato il rischio di un “effetto di autoselezione“. Se superare una certa quota di introiti comporta la perdita di un trattamento fiscale vantaggioso come la tassa piatta, il contribuente è indotto a non oltrepassarla dichiarando meno di quanto incassa. Far salire il tetto a 100mila euro ma con la tagliola dell’Iva che scatta sopra gli 85mila peggiorerà la situazione.

L’economista Alessandro Santoro, già presidente della Commissione, nel libro Evasione fiscale – Ridurla (molto) si deve e si può ha confrontato i redditi medi dichiarati dai forfettari e dai contribuenti Irpef prima e dopo l’innalzamento della soglia per verificare se si sia materializzato un effetto emersione. Dopo che nei primi anni di applicazione, tra il 2016 e il 2018, la media di chi aveva la flat tax era cresciuta più di quella dei contribuenti Irpef, dopo che (nel 2019) il tetto è arrivato a 65mila euro la dinamica si è invertita. Considerando i redditi dichiarati nel 2023 e nel 2024, il reddito medio dei forfettari risulta aumentato del 23,7% rispetto al 2019, a 17.190 euro mentre per gli autonomi e gli imprenditori individuali rimasti nell’Irpef l’incremento è stato del 21,1%, fino a 40.900 euro. Una differenza troppo contenuta per dimostrare che l’allargamento del regime abbia ridotto il nero.

Il pasticcio dell’Iva tra 85mila e 100mila euro

Ciliegina sulla torta, c’è il nodo operativo. La soglia di 85mila euro è anche il limite massimo previsto dalla normativa europea per la franchigia Iva delle piccole imprese. Portarla a 100mila euro ai fini delle imposte sui redditi non significa automaticamente estendere anche l’esenzione dall’Iva. Il governo intende separare i due trattamenti: mantenere la flat tax al 15%, o al 5% per chi ne ha diritto, anche per chi fattura tra 85mila e 100mila euro, facendo però scattare gli obblighi Iva oltre la vecchia soglia. Chi vende servizi direttamente ai consumatori dovrà quindi aumentarne il prezzo finale, a meno di non voler comprimere il proprio margine. L’imposta pagata sugli acquisti potrà essere poi detratta da quella da versare allo Stato. Ma il tutto comporta una serie di nuovi adempimenti amministrativi che potrebbero rendere dubbia la convenienza.

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HMRC puts 200 billionaires on UK tax crackdown hitlist

‘Compliance managers’ to have discussions with authority’s wealthiest customers in aim to raise tax revenues

The UK’s tax authority is assigning dedicated “customer compliance managers” to more than 200 billionaires as part of a crackdown meant to raise £500m for the public purse.

HM Revenue and Customs (HMRC) said it had for the first time compiled a list of billionaires who are required to pay tax in the UK, regardless of whether they formally live in the country, to tackle a “wealthy tax gap” caused by those who do not pay what they ought.

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© Photograph: Rosemary Roberts/Alamy

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‘Scattergun’ budget will still leave Britons facing higher energy bills, says thinktank

Healey’s attempt to provide ‘breathing space’ gives rich almost as much as poor, says Resolution Foundation

John Healey delivered a “scattergun” budget that did little to boost living standards and left Britain facing “a painful second half” of the parliament, a leading economic thinktank has warned.

The Resolution Foundation said on Thursday that measures to ease household gas and electricity costs would still leave energy bills higher this year than during the last energy shock.

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© Photograph: RichSTOCK/Alamy

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‘I earn £126,000 – but nothing’s left at the end of the month’: readers react to the budget

From a young chef and a single father to business owners and a pensioner, Guardian readers reveal how John Healey’s measures will affect them

Louie, 24, a chef living in London, says a lot of people have “written off the idea of even considering getting a property” in their 20s.

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© Photograph: Graham Robinson

© Photograph: Graham Robinson

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