West Virginia sues TikTok, alleging app is ‘harming kids’



Il sabato della piega aveva i suoi orari, i suoi bigodini e un posto sotto il casco. Per chi rispettava l’appuntamento settimanale dal parrucchiere, i capelli appena sistemati dovevano accompagnare il pranzo della domenica e resistere il più possibile nei giorni successivi. In vista di una cerimonia, poi, la prenotazione entrava nei preparativi insieme all’abito. Oggi a quel rito si affianca un’altra scena: lo specchio del bagno, le ciocche fermate con le pinze, il telefono appoggiato sul mobile e un tutorial da mettere in pausa proprio sul movimento del polso che continua a sfuggirci.
La piega domestica ha strumenti capaci di semplificare gesti che richiedevano una certa destrezza fra spazzola e phon. Per chi ha imparato a usarli, l’appuntamento in salone può concentrarsi sul taglio, sul colore, su un trattamento personalizzato, oppure sul piacere di affidarsi alle mani di qualcuno, come nelle hair spa, con i loro massaggi e rituali dedicati al cuoio capelluto. La piega professionale conserva il suo posto; intanto, la possibilità di ottenere un buon risultato da soli modifica le abitudini. Così possiamo avere i capelli curati anche il martedì mattina, senza organizzare ogni volta un’uscita dal parrucchiere. Merito di una vera e propria rivoluzione tecnologica che ha immesso sul mercato strumenti sempre più leggeri, aerodinamici, maneggevoli e sicuri, capaci di convincere anche le persone più scettiche e con minore manualità a cimentarsi nello styling fai-da-te. Al centro di questa svolta domestica c’è un trend che domina incontrastato da stagioni e che non accenna a tramontare: le onde. Ma per capire come si sta evolvendo questa tendenza e, soprattutto, come padroneggiare la tecnologia senza distruggere la fibra capillare, abbiamo interpellato Alessandro Maritato, affermato hairstylist e ambassador Dyson.
Se le onde continuano a dominare i feed dei social e le strade delle nostre città, il motivo risiede nella loro natura democratica. “Le onde continuano a piacere perché sono estremamente versatili: ammorbidiscono i lineamenti, danno movimento e si adattano a lunghezze e tipologie di capelli differenti”, spiega Maritato. “Sono uno styling che riesce a essere elegante senza risultare troppo formale“. Tuttavia, l’estetica sta cambiando. Abbandonati i boccoli scolpiti e rigidi, le tendenze per l’autunno-inverno guardano ai volumi ispirati agli anni Novanta e a una texture che deve prima di tutto comunicare salute. “La vera tendenza è un capello che appare sano, curato e valorizzato nella sua forma, senza dare l’impressione di essere troppo lavorato”, prosegue l’esperto. “Oggi stanno evolvendo verso un risultato più naturale e meno costruito. Si cercano onde morbide, irregolari, con una radice leggera e lunghezze che mantengono elasticità. Non è più soltanto una questione di creare il riccio perfetto, ma di ottenere una texture bella da vedere e piacevole al tatto”.
La spinta verso l’autonomia nello styling arriva soprattutto dai social network. Le nuove generazioni imparano a dividere le ciocche e a ruotare le piastre scorrendo i brevi video su TikTok. Una democratizzazione dell’informazione che Maritato, divulgatore lui stesso, osserva con interesse: “Sicuramente le nuove generazioni hanno accesso a una quantità di informazioni e tutorial che in passato era impensabile. Attraverso TikTok e i social possono scoprire tecniche, imparare a utilizzare nuovi strumenti e sperimentare look diversi direttamente a casa. Questo ha reso molte persone più curiose e autonome nella gestione quotidiana dei propri capelli”. Eppure, replicare i movimenti visti su uno schermo non trasforma automaticamente un utente in un professionista. “Bisogna distinguere tra saper replicare un’acconciatura e conoscere davvero il capello”, avverte l’hairstylist. “Un tutorial mostra un procedimento ma non sempre spiega come adattarlo a una diversa densità, porosità o struttura. La stessa tecnica può dare risultati molto diversi da persona a persona”.
È qui che il parrucchiere smette di essere il mero esecutore di una piega per diventare un consulente d’immagine e di salute. Questa crescente autonomia domestica non rappresenta un rischio economico per i saloni, ma un’opportunità di evoluzione. “Se una persona impara a gestire meglio la piega a casa, può comunque continuare a rivolgersi al parrucchiere per i servizi tecnici, i trattamenti personalizzati e i cambiamenti di look o semplicemente regalarsi una coccola”, ragiona Maritato. “Il nostro lavoro non consiste soltanto nel realizzare una piega. Significa analizzare la struttura del capello, valutare la forma del viso, comprendere le abitudini della persona e costruire un risultato su misura. Il cliente deve percepire che non sta acquistando semplicemente una piega, ma un risultato costruito sulle proprie esigenze”.
Se gli strumenti di ultima generazione offrono un controllo impensabile fino a un decennio fa, l’errore umano è sempre dietro l’angolo. Maritato evidenzia come l’industria stia fornendo soluzioni sempre più avanzate per arginare i danni termici, introducendo ad esempio tecnologie ibride che lavorano non solo sul riscaldamento, ma sulla dissipazione del calore per fissare la piega e proteggere l’idratazione. “La tecnologia può aiutarci molto, ma il risultato dipende sempre anche da come la utilizziamo“, puntualizza. “L’errore più comune è utilizzare temperature troppo elevate, lavorare su sezioni troppo grandi o passare ripetutamente sulla stessa ciocca. Un altro errore è scegliere il prodotto di styling senza considerare se il capello sia fine, spesso, poroso o trattato”.
Per ottenere un risultato duraturo, l’esperto detta tre parole d’ordine: preparazione, controllo e raffreddamento. “Il primo consiglio è preparare bene i capelli: una piega riuscita comincia sempre dal lavaggio e dai prodotti adatti, applicando sempre un buon leave-in per nutrire e proteggere, per poi utilizzare prodotti pensati proprio per lo styling che definiscono e proteggono la chioma. Il secondo è eliminare l’acqua in eccesso e non iniziare lo styling su capelli troppo bagnati. Il terzo è dividere la chioma in sezioni: lavorare su ciocche ordinate permette di ottenere un risultato più uniforme in meno tempo”. Ma il vero segreto, quello che fa la differenza tra un’onda che crolla dopo un’ora e una che resiste tutto il giorno, è l’ultimo passaggio: “Lasciare raffreddare la piega prima di toccarla troppo è un passaggio spesso sottovalutato, ma importante per la tenuta. Il calore, da solo, non garantisce la tenuta: contano anche la tecnica e il modo in cui viene fissata la piega. È importante lasciare raffreddare completamente la piega prima di uscire o indossare un cappello”.
L’autunno, con i suoi sbalzi di temperatura e l’umidità, è il banco di prova più severo. Per non ritrovarsi con la testa gonfia e crespa, la soluzione non è sommergere i capelli di oli e creme. Il rischio di esagerare con la stratificazione dei prodotti è altissimo. “Una routine efficace non deve essere necessariamente lunga: deve essere coerente con le condizioni del capello”, avverte Maritato. “I segnali da osservare sono la perdita di morbidezza, la maggiore difficoltà nel districare, la rottura, le punte che si spezzano e una chioma che appare opaca o perde elasticità. Se il capello è appesantito, invece, potrebbe esserci un eccesso di prodotti”. L’approccio vincente è il minimalismo mirato: “Consiglio di non sovrapporre trattamenti a caso, di utilizzare il termoprotettore quando si ricorre al calore e di alternare lo styling alle giornate in cui si lascia riposare la chioma”.
La vera frontiera, mutuata dal mondo della cosmetica, è considerare l’haircare esattamente come la skincare, spostando l’attenzione dalle lunghezze alla radice. “Oggi stiamo imparando a considerare la cura dei capelli in modo più completo, proprio come facciamo con la pelle”, conclude l’esperto, sottolineando l’importanza di trattamenti specifici a base di aminoacidi e attivi mirati per riequilibrare la barriera cutanea. “Prendersi cura dei capelli significa partire proprio dalla cute, creando le condizioni ideali perché i capelli appaiano più sani e voluminosi. La vera evoluzione della haircare è proprio questa: non scegliere più tra bellezza e cura, ma imparare a farle convivere attraverso prodotti mirati, strumenti adeguati e una routine personalizzata”.
Se c’è un marchio che negli ultimi anni ha contribuito più di altri a trasformare la piega domestica in un piccolo esercizio di tecnologia è Dyson, che con Airwrap ha praticamente creato una nuova categoria di styler ad aria. L’ultima evoluzione, Dyson Airwrap i.d., resta uno degli strumenti più completi per chi ama onde e ricci: asciuga e modella sfruttando il flusso d’aria, mentre la versione connessa permette di impostare nell’app MyDyson una sequenza personalizzata di avvolgimento, styling e colpo d’aria fredda in base al tipo e alla lunghezza dei capelli. Il nuovo cono affusolato consente inoltre di lavorare più vicino alla radice. Il prezzo, 549 euro a listino, lo colloca però nella fascia più alta del mercato. Per chi preferisce la manualità della piastra, la novità è Dyson Corrale CoolShine: le lamine flessibili possono essere utilizzate anche per costruire onde e ricci e, dopo il passaggio caldo, un accessorio removibile con tubi di rame sottrae calore alla ciocca per favorirne il raffreddamento. Le quattro temperature disponibili vanno da 145 a 210 gradi; i dati su maggiore lucentezza, minore danno termico e tenuta fino a 24 ore sono risultati dei test dichiarati dall’azienda e vanno letti come tali. Prima dello styling, fra i prodotti, si può abbinare la crema pre-styling Dyson Chitosan, scegliendo formula e quantità in base alla struttura dei propri capelli, senza trasformare la routine in una stratificazione indiscriminata di cosmetici. È proprio Maritato a ricordare che preparazione, scelta dello strumento e raffreddamento restano determinanti per la riuscita delle onde.
Per chi vuole replicare a casa una piega mossa senza trasformare il bagno in una postazione da backstage, gli strumenti più recenti lavorano soprattutto su due fronti: automatizzare il gesto oppure rendere più controllabili aria e temperatura. Il Dreame Air-Auto Oro appartiene alla prima categoria: è un arricciacapelli automatico da 32 millimetri che richiama la ciocca e la avvolge in entrambe le direzioni, con tre livelli di temperatura; può essere utile soprattutto a chi con il ferro tradizionale fatica a coordinare mani e rotazioni. Attualmente proposto a 169 euro sul sito del marchio, automatizza quasi completamente il gesto: la ciocca viene attirata sul cilindro da 32 millimetri, avvolta automaticamente in entrambe le direzioni e poi investita da aria fredda per fissarne la forma; tre temperature — 120, 140 e 160 gradi — permettono di adattare il lavoro a capelli più fini o più spessi. È probabilmente la soluzione più immediata per chi non ha mai acquisito dimestichezza con ferro e rotazione del polso, ma non è comunque banale l’utilizzo: bisogna impratichirsi all’inizio nella scelta della quantità giusta di capelli per ciocca, altrimenti se sono troppi o troppo pochi il risultato non viene.
Più vicino alla filosofia del multistyler è invece lo Shark FlexStyle IonCurl, che unisce asciugacapelli e styler e utilizza cilindri ad aria per avvolgere le ciocche, aggiungendo il colpo freddo per fissare il riccio: costa 349,99 euro, dunque resta sotto Airwrap pur giocando nella stessa area di utilizzo. La differenza, a questo punto, la fanno soprattutto budget, manualità e tipo di capello: spendere di più può significare avere più funzioni e possibilità di personalizzazione, ma per ottenere onde morbide e ben costruite non è più necessario partire automaticamente dal prodotto più costoso.
Corrale CoolShine
Dyson Airwrap i.d.
SharkNinja IonCurl
Dreame Air-Auto
L'articolo Perché le onde fatte a casa si disfano dopo un’ora? Dalle temperature troppo alte all’errore di toccare subito i capelli: i consigli dell’esperto per una piega perfetta che duri tutto il giorno proviene da Il Fatto Quotidiano.
Watchdog says under-16 ban may affect older teenagers without passport or licence, and that ‘motivated children’ will skirt restrictions
More than 100,000 British teenagers risk being locked out of social media if they do not have a passport or driving licence when an under-16 ban is introduced next year.
Ofcom, the UK’s online watchdog, said about 150,000 16- to 17-year-olds do not own a passport or driving licence, which are likely to be needed to access age-restricted platforms.
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© Photograph: Peter Cripps/Alamy

© Photograph: Peter Cripps/Alamy

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The police investigation into a TikTok livestream in which a child with Down syndrome was encouraged to perform indecent acts has been completed, with the case file now before the attorney-general’s office to determine whether criminal charges should be brought.
According to Reporter, police sources confirmed that the cybercrime unit had concluded its investigation and forwarded the evidence to the Law Office for examination.
The attorney-general will decide whether the evidence establishes criminal offences and, if so, whether to instruct the prosecution of those involved. Alternatively, the case could be closed if insufficient evidence is found, or returned to police for further investigation or clarification.
The incident sparked widespread outrage in July, although the video had reportedly been posted approximately two months earlier. It showed TikTok users allegedly encouraging a child with Down syndrome to expose himself during a livestream.
As previously reported by the Cyprus Mail, three people were arrested on July 23 in connection with the incident, but all were subsequently released.
Two women were brought before the Nicosia district court, which rejected a police request to remand them in custody. A third suspect, arrested later that day, was released following questioning.
The case had prompted criticism of the police response, particularly after disability organisations questioned why those allegedly involved had not been identified sooner.
In July, the Cyprus Confederation of Organisations of the Disabled (Kysoa) accused the authorities of failing to act promptly, with its president, Themis Anthopoulou, questioning how members of the public could identify those involved when police had reportedly been unable to do so for weeks.
Kysoa also condemned the public humiliation of the child, describing the incident as abuse, and urged social media users to stop circulating the footage to prevent further violations of the child’s dignity and privacy.
