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La manovra del minimo sindacale di Meloni che conferma il passato e ipoteca il futuro

La quinta legge di bilancio del governo Meloni è quella del minimo sindacale: vale complessivamente circa 26 miliardi di euro, di cui nove destinati a confermare interventi già esistenti. Le novità sono poche, tanto che per rivendicare i risparmi dei cittadini la presidente del Consiglio mette nel conto anche i tagli alle tasse delle precedenti manovre del suo governo. La misura fiscale principale è l’estensione dell’aliquota Irpef del 33 per cento fino a 55 mila euro di reddito imponibile. Il risparmio massimo sarà di 500 euro l’anno, circa 42 euro al mese, per chi raggiunge o supera quella soglia. Il taglio riguarda infatti soltanto i cinquemila euro compresi tra 50 mila e 55 mila, sui quali oggi si paga il 43 per cento. Chi ha un imponibile di 52 mila euro, per esempio, risparmierà appena 200 euro all’anno. Sotto i 50 mila euro non cambia nulla con questo intervento.

Anche allargando il conto all’intera legislatura, come ha chiesto Giorgia Meloni in conferenza stampa, il guadagno rimane modesto. Nel 2022, su 55 mila euro di imponibile, si pagavano 16.550 euro di Irpef lorda. Con la nuova misura si scenderebbe a 15.350: 1.200 euro risparmiati in quattro anni di interventi fiscali, circa cento euro al mese. E il beneficio riguarda una platea relativamente ristretta. Secondo gli ultimi dati del Dipartimento delle Finanze, nel 2024 soltanto l’1,41 per cento dei contribuenti, poco più di 602 mila persone, ha dichiarato un reddito complessivo tra 50 mila e 55 mila euro. Considerando tutti quelli sopra i 50 mila si arriva a 3,28 milioni, il 7,66 per cento del totale. 

La seconda novità fiscale riguarda gli autonomi: la soglia per accedere al regime forfettario salirà da 85 mila a 100 mila euro di fatturato annuo. Chi rientra in questo regime beneficia di una tassazione agevolata, generalmente del 15 per cento, che può scendere al 5 per cento per le nuove attività. L’aumento permetterebbe quindi anche a chi fattura fino a 100 mila euro di continuare a pagare imposte più basse rispetto al regime ordinario.

Con un pizzico di malizia, la misura si può leggere anche come un favore politico a Matteo Salvini, appena rieletto segretario della Lega per altri quattro anni. L’allargamento della platea del forfettario è da tempo una delle battaglie del Carroccio, che negli autonomi e nelle piccole partite Iva ha una parte importante del proprio elettorato. Il provvedimento ha però un gigantesco asterisco. Le regole europee permettono agli autonomi di non applicare l’Iva soltanto fino a 85 mila euro di fatturato. Per alzare il limite a 100 mila serve quindi il via libera di Bruxelles. Meloni ha spiegato che il governo avrà un anno per trattare con la Commissione europea. Se l’accordo non arriverà, chi fattura tra 85 mila e 100 mila euro potrebbe comunque beneficiare delle tasse ridotte del forfettario, ma dovrebbe cominciare ad applicare l’Iva ai propri clienti. Un vantaggio, insomma, meno generoso di quello annunciato.

Sulle pensioni Salvini resta lontano dalla promessa ribadita il 27 ottobre a Radio 24: superare la legge Fornero e consentire ai lavoratori di andare in pensione a 64 anni invece che a 67. Per ora la manovra si limita a stanziare 850 milioni di euro per favorire le uscite anticipate con uno specifico fondo. Una possibilità che esiste già, a determinate condizioni, per chi ha iniziato a versare contributi dal 1996. Il governo vorrebbe estenderla ad altri lavoratori, senza aver ancora stabilito a chi e con quali requisiti. Salvini ha comunque rivendicato il fondo come il primo passo verso il pensionamento a 64 anni. Meloni, più prudentemente, ha lasciato al Parlamento il compito di definire i dettagli.

Per togliere all’esenzione dal bollo auto l’aria di una mancetta elettorale in vista del voto del 2027, Meloni ha annunciato che diventerà permanente. Il beneficio riguarderà le automobili fino a 80 kilowatt e i motocicli. Chi possiede più auto potrà usufruirne soltanto per quella meno potente. Il costo per lo Stato è di 2,36 miliardi nel 2027, ma per mantenere la promessa anche negli anni successivi serviranno nuovi stanziamenti, compresi quelli per rimborsare le Regioni delle entrate perdute. La presidente del Consiglio ha aggiunto un’altra novità per gli automobilisti: la possibilità di scegliere una targa personalizzata.

A finanziare una parte consistente della manovra contribuirà il settore finanziario, dal quale il governo conta di ricavare oltre cinque miliardi di euro attraverso due interventi distinti. Il primo è un prelievo a carico di banche e assicurazioni, deciso unilateralmente, senza alcun accordo preventivo con gli istituti, come ha ammesso la stessa Meloni in conferenza stampa. La presidente del Consiglio ha giustificato la scelta con la difficile situazione economica, appellandosi alla comprensione del settore.

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha spiegato che il governo intende aumentare di tre punti l’Ires, l’imposta che le società pagano sui propri utili: per le banche passerà dal 27,5 al 30,5 per cento e per le assicurazioni dal 24 al 27 per cento. Diventerà più pesante anche l’Irap, la tassa regionale sulle attività produttive. Oggi banche e assicurazioni possono sottrarre dal calcolo dell’imposta il 90 per cento di alcune spese amministrative e dei costi di ammortamento. Con la manovra potranno dedurne soltanto il 30 per cento. Di conseguenza aumenterà la somma su cui vengono calcolate le tasse e quindi anche l’importo da pagare.

Per alleggerire il conto alle realtà più piccole è prevista una franchigia di 90 mila euro che dovrebbe ridurre o azzerare il prelievo sulle banche popolari e sulle cooperative minori.

Il secondo intervento è l’aumento della Tobin tax, l’imposta che si paga quando si acquistano azioni di società italiane con una capitalizzazione di Borsa di almeno 500 milioni di euro. In questo caso a pagare saranno direttamente gli investitori che comprano i titoli, non le società che li emettono. 

Altri 700 milioni arriveranno dalle società energetiche, alle quali il governo intende chiedere un ulteriore contributo fiscale. Probabilmente intervenendo sull’Irap, l’imposta pagata dalle imprese sulle attività produttive. Una somma analoga è attesa dal settore dei giochi e delle scommesse. Qui il governo potrebbe aumentare le tasse sugli incassi delle slot machine e delle videolotterie oppure chiedere più soldi alle società che gestiscono scommesse e bingo per prorogare le concessioni, cioè le autorizzazioni statali a esercitare queste attività. Un altro miliardo arriverà dai tagli ai bilanci dei ministeri, senza che sia stato precisato quali spese saranno sacrificate.

Per far quadrare i conti Meloni conta anche su una deroga alle regole europee che limitano la crescita della spesa pubblica. Il governo ha chiesto a Bruxelles di poter spendere di più per la difesa e la sicurezza energetica senza violare i normali vincoli di bilancio. La Commissione europea ha dato parere favorevole l’8 ottobre, ma manca ancora l’autorizzazione definitiva del Consiglio dell’Ue. Roma punta a ottenere nel 2027 e nel 2028 uno spazio aggiuntivo fino allo 0,3 per cento del Pil per la difesa e altrettanto per l’energia, complessivamente circa 14 miliardi di euro l’anno di spesa potenzialmente consentita in più. Bruxelles, però, concede soltanto maggiore libertà di spesa: i soldi dovrà trovarli il governo, anche aumentando il deficit e quindi il debito pubblico. Il deficit, previsto al 2,9 per cento del Pil nel 2026, salirà così al 3,4 per cento nel 2027 e al 3,2 nel 2028. Una parte del conto della manovra verrà quindi rinviata agli anni successivi. 

Una parte di questo tesoretto sarà destinata all’installazione di climatizzatori e pompe di calore nelle scuole e al miglioramento dell’efficienza energetica di ospedali e università. Per rientrare nelle deroghe europee, gli interventi dovranno contribuire al risparmio energetico e alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Meloni ha indicato i bandi nel 2027 e l’erogazione delle risorse a partire dal 2028. I lavori e i finanziamenti arriveranno quindi in buona parte dopo le elezioni politiche.

Tra le misure rivolte ai giovani compaiono due novità. La prima è un premio da 2.500 euro per i lavoratori sotto i trent’anni, tassato all’1 per cento. Potrà essere ricevuto tutto insieme oppure in dodici rate. Nel secondo caso, considerando soltanto l’imposta annunciata, si tratta di poco più di 206 euro al mese. Sugli affitti il governo prova a incentivare i proprietari a offrire case a prezzi più accessibili, facendo pagare loro meno tasse. La cedolare secca, l’imposta sui redditi da locazione, scenderà dal 10 al 5 per cento per chi affitta a canone concordato, cioè a un prezzo contenuto entro i limiti stabiliti dagli accordi locali tra proprietari e inquilini. Lo sconto sarà ancora più generoso per chi affitta a un giovane sotto i 36 anni: l’aliquota scenderà all’1 per cento.

Facendo i conti: per un affitto di 800 euro al mese, la cedolare secca passerebbe dagli attuali 960 euro ad appena 96 se l’inquilino ha meno di 36 anni. Il governo spera che un risparmio così consistente convinca più proprietari ad affittare a canone concordato, anche se nulla garantisce che il beneficio fiscale si traduca in canoni più bassi. Meloni ha annunciato anche l’estensione della cedolare secca a negozi e botteghe, nel tentativo di rendere più conveniente l’affitto dei locali commerciali. Per le famiglie arriva un rafforzamento del congedo parentale. I mesi pagati all’80 per cento della retribuzione, oggi tre, dovrebbero salire a quattro per il primo figlio, cinque per il secondo e sei dal terzo. Si tratta del periodo di assenza dal lavoro che i genitori possono utilizzare per occuparsi dei figli, distinto dai congedi obbligatori di maternità e paternità. Il governo dovrà ancora chiarire come saranno ripartiti i mesi tra i due genitori e da quando entreranno in vigore le nuove regole.

Per ogni bambino che nascerà sarà inoltre aperta una posizione presso l’Inps, con cento euro versati inizialmente dallo Stato. Genitori e familiari potranno aggiungere altri soldi nel corso degli anni. Le somme saranno esenti da imposte, impignorabili e riscattabili al compimento dei diciotto anni. Prima della maggiore età potranno essere utilizzate soltanto in caso di emergenze straordinarie, con l’autorizzazione del giudice tutelare.

Se lo Stato si limitasse al versamento iniziale, il contributo sarebbe assai meno generoso di quanto suggerisce l’idea di un salvadanaio previdenziale. E c’è un problema tutt’altro che secondario: l’inflazione. Secondo gli ultimi dati Istat, a settembre i prezzi sono aumentati del 4,2 per cento rispetto a un anno prima. Se questo ritmo si mantenesse per i prossimi diciotto anni, i cento euro depositati dall’Inps per un bambino nato nel 2027, al momento della maggiore età, nel 2045, avrebbero un potere d’acquisto equivalente ad appena 48 euro di oggi.

Fra le misure che il governo intende confermare ci sono il credito d’imposta per gli investimenti nella Zona economica speciale del Mezzogiorno, il cui stanziamento secondo Meloni salirà a 2,4 miliardi, la tassazione all’1 per cento dei premi di produttività e il bonus per le madri lavoratrici. Resta anche la superdeduzione del 120 per cento del costo del lavoro per le imprese che aumentano le assunzioni stabili.  Il viceministro Leo ha annunciato che la percentuale salirà al 140 per cento per le assunzioni agevolate di giovani e al 180 per cento per quelle di lavoratrici madri. Confermate inoltre le agevolazioni per agricoltura e pesca.

Per le imprese ad alto consumo di energia viene mantenuto l’Energy release, mentre una nuova versione destinata alle piccole e medie imprese sarà finanziata con un miliardo. Il governo conferma anche i bonus per le ristrutturazioni edilizie al 50 per cento per la prima casa e al 36 per cento negli altri casi previsti, oltre al bonus mobili fino a cinquemila euro.

Per la sanità Meloni ha annunciato 3,4 miliardi di euro in più, che porteranno il Fondo sanitario nazionale a 146,3 miliardi nel 2027. Una parte delle risorse servirà ad aumentare gli stipendi dei medici di pronto soccorso, tra i più esposti alla carenza di personale e ai turni massacranti. Infine il governo ha stanziato altri 1,6 miliardi per un voucher sanitario da 300 euro destinato agli anziani con più di 75 anni e una pensione non superiore a 28 mila euro annui. Potrà essere utilizzato per acquistare farmaci e pagare visite specialistiche e altre prestazioni sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale. Secondo le stime del governo, ne beneficeranno circa 5,5 milioni di persone.

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