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Il re del poker live nei guai col Fisco, l’indagine su Enrico Camosci: milioni di vincite non tassate e la residenza a Malta

L’accertamento della Guardia di Finanza ha permesso di ricondurre al Fisco vincite per oltre 1,3 milioni di euro. Ma non solo. Nuovi guai per Enrico Camosci, uno dei migliori e più vincenti giocatori al mondo di poker live. Da una parte c’è il risultato di una precedente ispezione: le Fiamme Gialle contestavano a Camosci di non aver dichiarato le proprie vincite al Fisco italiano. Dall’altra parte c’è l’esito di un nuovo accertamento: a partire dal 2023 ha trasferito la propria residenza a Malta iscrivendosi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), ma le indagini hanno consentito di accertare come il trasferimento fosse fittizio e finalizzato a sottrarre a tassazione in Italia i proventi dell’attività sportiva, svolta in forma abituale e professionale.

Partiamo dal secondo fronte: secondo la Guardia di Finanza, Camosci disponeva stabilmente di un’abitazione nell’hinterland bolognese, manteneva in Italia i propri legami familiari, operava su rapporti bancari nazionali alimentati da sistematici flussi di denaro provenienti dall’estero, lasciando di fatto, come anche evidenziato dai tabulati telefonici acquisiti nell’ambito delle indagni, il proprio domicilio fiscale nel territorio dello Stato per la maggior parte del periodo d’imposta, superando la soglia dei 183 giorni prevista dalla legge. Per questo motivo, il giocatore di poker è stato denunciato alla Procura di Bologna per il reato di omessa dichiarazione dei redditi.

Al termine dell’indagine delle Fiamme Gialle, Camosci è stato quindi considerato fiscalmente residente in Italia e, pertanto, tenuto a dichiarare i redditi nel nostro Paese. La ricostruzione ha consentito appunto anche di recuperare a tassazione oltre 1,3 milioni di euro di vincite conseguite in case da gioco al di fuori dell’Unione Europea. Se i premi corrisposti da case da gioco autorizzate all’interno dell’Ue non vanno dichiarati, in quanto soggetti a ritenuta alla fonte, quelli conseguiti al di fuori del territorio comunitario costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito. Tuttavia, nel caso del giocatore bolognese, pare che questi non sono mai stati dichiarati.

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Lo spread torna a crescere, rendimenti al 4,52%, i risultati dell’asta dei Btp

Lo spread tra Btp e Bund e tornato a crescere a 117 punti base, con i rendimenti dei titoli decennali che sono arrivati al 4,52%. È una battuta d’arresto rispetto alle ultime tendenze, che vedevano il differenziale in calo rispetto ai picchi della scorsa settimana. A far crescere lo spread ha contribuito anche il petrolio, tornato a 102 dollari al barile.

Nella giornata di ieri si è conclusa l’asta dei titoli di Stato a medio e lungo termine, l’ultima di ottobre. I rendimenti lordi dei prodotti emessi hanno raggiunto il 4,49%, rimanendo sotto la media di quelli sul mercato.

Perché lo spread è tornato a crescere

Dietro al nuovo aumento dello spread, che è tornato a crescere dopo una settimana in cui la tendenza sembrava al ribasso, ci sono vari fattori. Un riguarda soprattutto la Banca centrale europea, che ieri ha annunciato che avrebbe mantenuto stabili i tassi di interesse. Nella comunicazione successiva, però, la Bce ha anche fatto capire che, se l’inflazione dovesse continuare a crescere, non sono esclusi nuovi interventi per aumentare il costo del denaro.

Questo porterebbe inevitabilmente anche a un aumento degli interessi sui titoli di Stato, oltre che a un rallentamento dell’economia che potrebbe penalizzare l’Italia. Una situazione riflessa anche dai rendimenti dei Btp decennali, che sono arrivati al 4,52%.

Il petrolio continua a influire negativamente

Non ha aiutato, in mattinata, anche il prezzo del petrolio, che è tornato a crescere arrivando a 102 dollari al barile. Questo nonostante 10 Paesi dell’Ue abbiano annunciato un importante rilascio delle riserve di greggio e di carburante entro gennaio. Per alleviare le tensioni sul mercato petrolifero, in oltre, alcuni Stati hanno sospeso l’obbligo, per le aziende petrolifere, di ripristinare a breve termine le riserve svuotate.

Lo spread torna a salire anche in Europa

Anche nel resto d’Europa gli spread con i Btp tedeschi sono tornati a crescere. La Spagna ha visto i Bonos andare a 63 punti base di differenziale, pur mantenendo i rendimenti sotto il 4%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 30 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,35% –
Btp italiani 4,52% 117
Oat francesi 4,95% 160
Bonos spagnoli 3,98% 63

Il Paese più in difficoltà rimane la Francia. Gli Oat sono arrivati a 160 punti base di spread, anche se i rendimenti sono rimasti al 4,96%.

Le prossime aste dei titoli di Stato

Nella giornata di ieri si sono concluse le aste dei titoli di Stato a medio e lungo termine. I rendimenti hanno toccato il 4,49% per i Btp decennali, che sono rimasti quindi sotto al benchmark. Le prossime aste si terranno a inizio novembre. Le date da segnarsi sono:

  • l’11 novembre per l’asta dei Bot;
  • il 12 novembre per l’asta dei titoli a medio e lungo termine;
  • il 25 novembre per l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • il 26 novembre per la seconda asta dei Bot;
  • il 27 novembre per la seconda asta dei titoli a medio e lungo termine.

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ETF, la Banca del Giappone accelera le vendite: cosa cambia per i risparmiatori

Quarantatré anni per vendere un portafoglio di investimenti. Sembra un tempo incompatibile con Borse che reagiscono alle notizie in pochi secondi. Eppure è l’orizzonte indicato per la dismissione degli ETF della Banca del Giappone, che oggi ha annunciato un’accelerazione delle cessioni.

Da gennaio 2027 le vendite saliranno a 860 miliardi di yen annui a valore contabile. Il tempo stimato per completarle scende dai precedenti 112 anni a 43. È una misura della dimensione raggiunta dall’intervento pubblico sul mercato azionario giapponese.

Per chi segue i propri risparmi dall’Italia, la domanda è comprensibile: quanto può essere vicina una decisione presa a Tokyo? La risposta passa dagli investimenti che abbiamo in portafoglio, anche quando non portano il nome del Giappone.

Perché la Banca del Giappone possiede ETF

Gli ETF permettono di investire in un insieme di titoli. Quelli indicizzati seguono un mercato di riferimento: acquistandoli si ottiene un’esposizione a un paniere di attività, anziché a una sola società.

La particolarità giapponese è che tra gli acquirenti è entrata anche la banca centrale. Gli acquisti di ETF sono stati uno degli strumenti della sua politica monetaria straordinaria.

Nel marzo 2024 la BoJ ha deciso di interromperli. Nel settembre 2025 ha definito il programma di vendita, indicando tra i principi fondamentali la necessità di evitare effetti destabilizzanti sui mercati. La novità odierna riguarda la velocità delle dismissioni, all’interno di un percorso già avviato.

Vendere senza mettere sotto pressione la Borsa

Quando un grande investitore vende, il mercato deve trovare compratori disponibili ad assorbire l’offerta. Concentrare le operazioni può esercitare pressione sui prezzi; distribuirle nel tempo ne attenua l’impatto potenziale.

Il nuovo ritmo annunciato corrisponde a circa lo 0,1% del controvalore degli scambi del mercato. L’orizzonte dei 43 anni resta una stima legata al programma, non una scadenza garantita.

Il valore contabile misura quanto le attività sono iscritte in bilancio; il valore di mercato dipende dalle quotazioni. Gli 860 miliardi di yen non vanno, quindi, presentati come una previsione degli incassi annui.

La banca centrale deve tenere insieme due esigenze: ridurre la propria presenza nell’azionariato e consentire al mercato di assorbirne gradualmente l’uscita.

Perché la notizia riguarda i risparmiatori italiani

Non è necessario aver comprato direttamente azioni a Tokyo per essere esposti al Giappone. Un fondo internazionale può includere società giapponesi. Un ETF globale può assegnare loro una quota del portafoglio.

L’effetto sul singolo investimento dipende, però, da quanto Giappone contiene, da quali strumenti utilizza e dall’eventuale copertura valutaria. La sola etichetta “globale” non permette di stabilirlo.

Investimento Collegamento con la decisione giapponese
Fondo o ETF azionario sul Giappone Esposizione al mercato interessato dalle dismissioni
Fondo o ETF azionario globale Effetto proporzionato alla componente giapponese
Investimento in attività giapponesi senza copertura valutaria Il rendimento in euro risente anche del cambio
Portafoglio di sole attività italiane Eventuali effetti indiretti attraverso i mercati internazionali

Lo yen può cambiare il risultato in euro

Per un risparmiatore europeo contano sia il prezzo delle attività sia il valore della valuta in cui sono espresse. È una componente del rischio di mercato che può passare inosservata.

Un esempio puramente illustrativo: un investimento giapponese guadagna il 5% in valuta locale, mentre lo yen perde il 5% del proprio valore in euro. Senza copertura valutaria, il risultato è circa −0,25%, prima di costi e imposte: 1,05 moltiplicato per 0,95 dà 0,9975.

Comprare una quota quotata in euro non equivale, da solo, a eliminare questa esposizione. Occorre distinguere la valuta di negoziazione dalla presenza di una copertura del cambio.

Che cosa osservare adesso tra Tokyo ed Europa

Nella stessa riunione la BoJ ha mantenuto i tassi all’1,25%, ribadendo la disponibilità a ulteriori aumenti. Lo yen si è rafforzato sul dollaro dopo la decisione.

L’annuncio arriva mentre i mercati asiatici risentono dei dubbi sulla redditività degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Sarebbe, quindi, improprio attribuire alle vendite di ETF tutti i ribassi della seduta.

Per l’Europa, i possibili effetti passano dall’esposizione degli investitori al Giappone, dalle valute e dalla propensione al rischio. Non esiste una conseguenza automatica per Piazza Affari.

La vicenda lascia una domanda utile anche a chi controlla soltanto periodicamente i propri risparmi: che cosa contiene davvero il mio fondo? Il percorso giapponese durerà decenni; comprenderne il peso nel proprio portafoglio aiuta già oggi a leggere meglio oscillazioni che, viste da lontano, sembrano inspiegabili.

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