Perché le dogane contano nella nuova geografia del commercio eurasiatico
Le crisi nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso stanno accelerando la riconfigurazione delle rotte commerciali che collegano Asia, Golfo, Mediterraneo ed Europa. La ricerca di percorsi alternativi, più sicuri e prevedibili, riporta al centro del confronto internazionale una componente spesso meno visibile delle infrastrutture commerciali: le amministrazioni doganali. Dalla qualità dei controlli alla rapidità delle procedure, fino allo scambio di informazioni tra Paesi, la capacità di far circolare le merci attraverso giurisdizioni differenti incide direttamente sull’affidabilità delle catene di approvvigionamento.
È il tema affrontato venerdì 30 ottobre a Roma, nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati, durante la conferenza internazionale “Crisi di Hormuz e le nuove rotte del commercio eurasiatico. Sfide e opportunità per le politiche doganali”, organizzata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) in partnership con Confindustria, Il Sole 24 Ore, ISPI e SRM, centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo. L’obiettivo dell’iniziativa è rafforzare la cooperazione doganale internazionale per accompagnare la trasformazione dei collegamenti commerciali, sostenere la competitività delle imprese e rendere più resilienti le catene logistiche.
Ad aprire i lavori è stato il direttore dell’ADM, Roberto Alesse. La conferenza ha visto il videomessaggio del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, gli interventi dei viceministri Edmondo Cirielli, agli Affari esteri e alla Cooperazione internazionale, ed Edoardo Rixi, alle Infrastrutture e ai Trasporti, e la lettura di un messaggio del presidente della Camera Lorenzo Fontana.
La dimensione internazionale del confronto è emersa dalla partecipazione di Gerassimos Thomas, direttore generale della Direzione generale della Fiscalità e dell’Unione doganale (DG TAXUD) della Commissione europea; Judson Murdock, Deputy Executive Assistant Commissioner dell’Office of Field Operations della US Customs and Border Protection; e Suleiman bin Masoud Al-Ghafri, direttore esecutivo dell’Autorità dell’Unione doganale del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Presenti anche i vertici doganali di Irlanda, Turchia, Tunisia, Grecia, Germania, Paesi Bassi, Emirati Arabi Uniti e Bahrain, insieme a rappresentanti del mondo accademico, della ricerca e delle imprese.
Il punto centrale riguarda il rapporto tra infrastrutture e procedure. “La qualità delle procedure doganali è parte integrante della qualità complessiva di una rotta commerciale”, ha sottolineato Alesse. Anche un corridoio sostenuto da investimenti portuali, ferroviari e logistici rischia infatti di non esprimere il proprio potenziale se le merci incontrano regole poco chiare, sistemi informativi incompatibili o controlli difficili da coordinare lungo il percorso.
Secondo il direttore dell’ADM, la crisi di Hormuz ha contribuito ad accelerare la ricerca di itinerari alternativi, mentre l’aumento dei costi logistici e assicurativi ha reso ancora più rilevante la prevedibilità degli scambi. Le amministrazioni doganali devono affrontare queste trasformazioni insieme alla crescita dell’e-commerce, all’evoluzione tecnologica e alla maggiore sofisticazione dei traffici illeciti. La sfida è garantire controlli efficaci senza compromettere la fluidità del commercio legittimo.
Nel messaggio istituzionale, Fontana ha richiamato la necessità di rafforzare il dialogo tra Stati e la condivisione di strumenti capaci di rendere più solide le catene logistiche. Ha inoltre indicato il possibile ruolo dell’Italia nel promuovere la cooperazione tra Europa, Asia, Mediterraneo e Golfo, collegando l’efficienza delle dogane alla competitività delle imprese e alla fiducia reciproca tra Paesi.
La questione ha una dimensione infrastrutturale immediata. Nel suo intervento, Rixi ha ricordato come il settore marittimo abbia continuato a garantire gli approvvigionamenti europei nonostante le tensioni lungo alcune delle principali direttrici internazionali. Mantenere questa capacità di adattamento richiede però interventi che vadano oltre il potenziamento fisico dei porti.
Il viceministro ha insistito sull’esigenza di uniformare le procedure negli scali italiani, ampliare il pre-clearing, che permette di anticipare le verifiche documentali prima dell’arrivo delle navi, e sviluppare sistemi informatici integrati. La distinzione riguarda soprattutto i tempi: le nuove infrastrutture richiedono investimenti e lavori pluriennali, mentre la semplificazione amministrativa e la digitalizzazione possono migliorare più rapidamente la gestione dei traffici. Rixi ha richiamato anche le iniziative di cooperazione con India ed Egitto per facilitare i collegamenti commerciali e la possibilità di rafforzare la presenza italiana in infrastrutture portuali estere attraverso collaborazioni con operatori locali.
Le quattro sessioni della conferenza hanno affrontato queste questioni da prospettive complementari: gli effetti delle trasformazioni geoeconomiche sugli investimenti e sulla logistica nel Mediterraneo allargato, il contributo delle dogane alla connettività tra Europa e Asia, gli strumenti di cooperazione tra operatori economici e le priorità delle nuove politiche doganali. Al centro del confronto sono emersi lo scambio anticipato delle informazioni, l’interoperabilità dei sistemi digitali, la tracciabilità delle spedizioni e il mutuo riconoscimento dei programmi di Operatore Economico Autorizzato (Authorized Economic Operator, AEO). Quest’ultimo meccanismo consente di tradurre l’affidabilità riconosciuta alle imprese in facilitazioni concrete negli scambi internazionali.
La cooperazione doganale assume anche una funzione diplomatica. Andrea Mazzella, ministro plenipotenziario e direttore dell’Ufficio relazioni internazionali dell’ADM, ha descritto il dialogo tra amministrazioni come uno strumento per mantenere operativi i collegamenti commerciali anche in condizioni di instabilità. La condivisione dei dati, l’armonizzazione delle procedure e lo sviluppo di corridoi facilitati possono contribuire alla costruzione di rapporti di fiducia tra economie con interessi e sistemi regolatori differenti.
Per l’Unione europea, il tema riguarda la capacità di presentarsi in maniera più coordinata nei rapporti con i partner esterni. Mazzella ha richiamato l’opportunità di superare la frammentazione delle iniziative nazionali, favorendo accordi operativi e una maggiore integrazione tra i sistemi logistici che attraversano Mediterraneo, Golfo e Asia. Una cooperazione doganale più coerente potrebbe così rafforzare anche la proiezione economica e diplomatica europea.
Questa prospettiva riguarda direttamente il futuro dei corridoi commerciali alternativi, a partire dall’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC). L’Italia continua a considerare il progetto una possibile forma di ridondanza geoeconomica, come ha ricordato l’ambasciatore Francesco Maria Talò, inviato speciale italiano per il corridoio. La realizzazione di nuove connessioni richiede investimenti nei porti, nelle ferrovie e nella logistica, ma la loro efficienza dipenderà anche dalla compatibilità delle procedure doganali lungo l’intero tragitto delle merci.
Nelle conclusioni, Alesse ha indicato tra le prospettive di lavoro lo sviluppo dei corridoi doganali facilitati e una maggiore capacità di coordinamento e sostegno reciproco tra amministrazioni nelle situazioni di crisi. Il coinvolgimento di istituzioni, imprese e centri di ricerca risponde alla necessità di individuare strumenti operativi capaci di aumentare la prevedibilità degli scambi e sostenere la competitività economica.
Per l’Italia, la questione riguarda il posizionamento del sistema portuale nel Mediterraneo allargato e la capacità di intercettare flussi commerciali in trasformazione. Per l’Unione europea, investe la possibilità di rendere la politica doganale esterna più coerente con le proprie ambizioni economiche e strategiche. Le crisi delle rotte marittime hanno mostrato quanto la continuità del commercio dipenda dalla capacità di adattare rapidamente i collegamenti internazionali. L’efficienza delle dogane e la cooperazione tra amministrazioni contribuiranno a determinare quali dei nuovi corridoi tra Europa, Medio Oriente e Asia riusciranno a tradurre gli investimenti infrastrutturali in connessioni commerciali affidabili.





