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“Se i risultati saranno buoni, non finirò in ospedale come qualche collega. È la verità, non ridete. Gli allenatori lo sanno ma non ne parlano”: così Chivu

“Ci sarò ancora nel 2031/2032 sulla panchina dell’Inter?” È questa la domanda che ha scatenato il duro monito di Cristian Chivu, durante la conferenza stampa alla vigilia del derby di Milano. Il tecnico nerazzurro si è lasciato andare a uno sfogo, allo stesso tempo ironico ma molto serio, sulle pressioni a cui sono sottoposti gli allenatori, specialmente in Serie A ma non solo.

“Non dico niente. Mancano 4 anni, è dura farmi resistere subendo i pregiudizi e i giudizi che diventano sentenze“, ha risposto Chivu. Per poi aggiungere: “Se cambierà la cultura sportiva e i risultati rimangono buoni ci arriverò magari con meno capelli bianchi e non finirò all’ospedale come qualche mio collega”. Il riferimento, probabilmente, potrebbe essere a Vincent Kompany, tecnico del Bayern Monaco ricoverato dopo essere collassato sul campo di allenamento: ha contratto un virus dopo un periodo di forte stress.

La replica di Chivu ha scatenato qualche risata in sala stampa. Anche il tecnico nerazzurro ha sorriso, ma poi ha voluto far capire che il suo discorso era più serio che mai: ” Non ridete, è la verità”, ha infatti aggiunto. “Gli allenatori lo sanno, ma non ne parlano. Lo faccio io”, ha concluso Chivu.

Il resto della conferenza stampa ha avuto ovviamente come argomento principale il derby: “Siamo pronti, sappiamo che è una partita importante per l’Inter e per il Milan. Per la città e per i tifosi. E’ sempre una motivazione in più giocare queste partite, non conta la classifica. Bisognerà essere la nostra miglior versione per portarla a casa”, le parole del tecnico dell’Inter. “Che approccio mi aspetto? Nasce tutto dall’equilibrio, da ciò che hai nelle gambe e nella testa. Dipende anche dall’avversario, dovremo scegliere quando fare certe cose e quando no. Conosciamo la forza del Milan nel palleggio, ti può fare male tra le linee e in verticale. Noi dovremo essere pronti a mantenere la lucidità, a coprire la profondità quando ci sarà bisogna. Dovremo fare le pressioni giuste quando ci sarà la possibilità”, ha aggiunto il tecnico nerazzurro che vuole vincere la sfida per la classifica, ma anche perché sono sette derby che l’Inter non riesce a battere il Milan.

“Chi è favorito? Per me non esistono favoriti nel derby, c’è orgoglio e ambizione. Le energie le trovi nelle motivazioni. La pressione è per tutti, ma non dobbiamo pensare a cose che ti succhiano le energie. Dobbiamo pensare a fare le cose giuste per una partita del genere”, ha spiegato Chivu che dovrebbe puntare ancora su Thuram in avanti. “Sta bene, nessuno ha parlato di deficit di energia. Ha fatto vedere nelle ultime partite cosa sa fare. Ha trovato la quadra giusta dal punto di vista della leadership, ha entusiasmo. Avrà energie anche domani, ne sono sicuro”, risponde Chivu che si aspetta una squadra concentrata. “Siamo solo alla decima giornata, la storia dello scorso campionato mi insegna che un derby può anche non essere decisivo. Il Milan vinse con noi, poi perse con la Lazio, quando tutti pensavano che il campionato fosse riaperto. Contano tutte le partite, la consistenza nel corso di tutta la stagione. E’ un derby, è ovvio, quindi subentra anche l’orgoglio e un pò di determinazione in più. Sai che se non vinci, escono delle cose che tu non vorresti gestire. Dobbiamo dimostrare maturità, dobbiamo sapere gestire la frustrazione e le energie“.

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Esce dal campo con una costola rotta, va in ospedale, poi torna e vince la partita. La follia di Watson: “Stavo sputando sangue”

Una notte da cinema. Difficile chiamarla altrimenti. Nell’ottava giornata (nottata per noi europei) di NFL, i Green Bay Packers hanno vinto 27-19 contro i Carolina Panthers, con una giocata decisiva di Christian Watson che è entrato in campo direttamente… dall’ospedale. Il giocatore dei Packers, infatti, aveva subito un brutto infortunio che lo aveva costretto non solo al cambio, ma addirittura agli accertamenti sanitari in una struttura ospedaliera.

“Stavo sputando sangue“, ha riferito Watson, che infatti è stato sottoposto a esami più approfonditi. Tuttavia, la TAC ha evidenziato “solo” una costola rotta, senza nessuna emorragia interna. Da qui la decisione del ragazzo di tornare al Lambeau Field – in visibilio alla vista dell’incredibile rientro del loro giocatore – per concludere la partita: la presa decisiva per chiudere il match, proprio come nella migliore delle storie hollywoodiane, sarà proprio sua.

Il giovane a fine partita ha attribuito il merito del suo gesto al supporto dei tifosi: “È stato surreale tornare in campo e sentire i tifosi che mi sostenevano in quel modo”, ha detto Watson. “È sempre difficile quando devi uscire dal campo, pensi di esserti infortunato o di avere qualche problema. Quindi, tornare qui e ricevere quel tipo di reazione dai tifosi è stato incredibile”. Ora però gli è stato consigliato almeno un po’ di riposo.

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“Ho divorziato con Wanda e vorrei chiudere il cerchio con l’Inter in modo diverso. Tornare sarebbe speciale”: le parole di Mauro Icardi

Milano è sempre rimasta nel suo cuore. Così come i colori nerazzurri. Dopo l’ufficialità del divorzio con Wanda Nara e alla vigilia del derby della Madonnina, Mauro Icardi racconta la sua vita lontano dal calcio, in attesa della chiamata di un club “con un progetto che mi convinca fino in fondo”. Il bomber argentino è ancora svincolato e non nasconde che l’idea di tornare all’Inter sarebbe tra quelle che lo stuzzicano di più: “Sarebbe speciale“, confessa in un’intervista a Repubblica.

Icardi in questo momento è incredibilmente svincolato. Al Galatasaray ha vinto 4 titoli e segnato tanto, fino a diventare un capitano amatissimo a Istanbul. Poi però, tra infortunio e contratto in scadenza, l’avventura è arrivata al capolinea. E questa estate per il 33enne da 253 gol in carriera non è arrivata nessuna offerta soddisfacente. Anche l’ipotesi di un ritorno all’Inter appare una semplice suggestione, un gioco. Icardi però non si nasconde: “Ho vissuto anni importanti, ho portato la fascia di capitano, con quella maglia ho costruito una parte di me. Il finale è stato doloroso e mi piacerebbe poter chiudere il cerchio in modo diverso”.

Il bomber argentino però è a sua volta consapevole che nella squadra di Chivu oggi c’è poco spazio per una quinta punta: “Un ritorno avrebbe senso soltanto con una convinzione reciproca e un obiettivo da raggiungere insieme. Ho ancora molto da dare: se torno in un posto, torno per essere utile e per vincere“. Tra l’altro, ci sarebbe anche da smaltire le scorie con l’ambiente dopo un addio a dir poco burrascoso: “Oggi saprei spiegarmi meglio e affrontare certe situazioni con più lucidità. Riconoscerlo non toglie nulla a quello che ho dato all’Inter. Significa essere cresciuto”.

In quella storia ebbe un ruolo centrale anche Wanda Nara, con cui oggi i rapporti sono ai ferri corti: “Il divorzio in Italia ha chiuso un capitolo importante e oggi guardo avanti con serenità. Con Eugenia condivido amore e complicità. Ho la tranquillità di poter essere me stesso”, dice Icardi parlando della compagna China Eugenia Suarez (nella foto, ndr). Trasferirsi in Italia sarebbe un bel progetto per la coppia: “Vorrei tornarci, con un progetto che mi accenda e con la possibilità di costruire qualcosa di importante”. La prima opzione sarebbe appunto Milano e l’Inter, ma Icardi non esclude anche altre strade. “Affrontare l’Inter da avversario? Sarebbe una partita diversa, tornerebbero tanti ricordi. Ma darei il massimo per la squadra in cui gioco, senza mancare di rispetto all’Inter e alla sua storia”.

Il bomber argentino si candida per tornare a vestire nerazzurro, ma soprattutto per tornare a giocare: “A chi pensa che non abbia più nulla da dare, non vedo l’ora di rispondere sul campo”.

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Spinte, cazzotti e stampelle che volano: il torneo per calciatori amputati finisce in rissa dopo i rigori | Video

Spinte, cazzotti e colpi proibiti con le stampelle: è finita nel modo peggiore la Copa Fortaleza Guaraní, prestigioso torneo di calcio per amputati che si è tenuto a Buenos Aires. Tutto è accaduto al termine della finalissima tra gli argenti del Los Teros de Cordoba e gli uruguagi dei Rampla Juniors. La partita è terminata 1 a 1 e si è decisa quindi ai calci di rigore. L’ultimo penalty fallito da un giocatore della formazione uruguaiana ha scatenato la reazione festante dei calciatore del Cordoba, ma qualcosa è andato storto.

Nel parapiglia generale, infatti, mentre gli argentini correvano per abbracciare il loro portiere, un calciatore uruguaiano è stato sgambettato – forse involontariamente – ed è finito a terra. Da lì però si è scatenata una rissa senza esclusione di colpi, complice la tensione per la partita e la storica rivalità tra Argentina e Uruguay. Già durante il match c’erano stati diversi momenti tesi, tra entrate al limite e insulti verbali.

Dopo il match però è partita la vera rissa. Chi stava riprendendo l’incontro dopo pochi secondi ha deciso di girare la telecamera, per non mostrare quello spettacolo indecoroso. Nelle immagini però si vedono spinte e pugni, con diversi calciatori che finiscono a terra. Il portiere viene anche colpito con una stampella.

I Los Teros de Córdoba su Instagram hanno poi cercato di stemperare gli animi: “Facendo le congratulazioni ai nostri giocatori per l’obiettivo raggiunto, vogliamo esprimere la nostra solidarietà per gli eventi sfortunati che sono avvenuti alla fine della partita, augurando una pronta guarigione dalle lesioni”. Il club argentino ha aggiunto: “Ricordiamo a tutti che si tratta di un incidente isolato, mai abbiamo vissuto una situazione così triste e riprovevole come questa”. Il messaggio si conclude: “Condanniamo qualsiasi atto di violenza”.

I Rampla Juniors però hanno fornito una secca replica: “Vogliamo essere molto chiari, noi non siamo venuti in Argentina a litigare, siamo venuti a giocare a calcio. Dietro questo viaggio ci sono stati mesi di sforzo e sacrificio“. Il club uruguaiano ha chiesto quindi che vengano presi provvedimenti contro i rivali che a loro dire hanno scatenato la rissa finale.

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Il re del poker live nei guai col Fisco, l’indagine su Enrico Camosci: milioni di vincite non tassate e la residenza a Malta

L’accertamento della Guardia di Finanza ha permesso di ricondurre al Fisco vincite per oltre 1,3 milioni di euro. Ma non solo. Nuovi guai per Enrico Camosci, uno dei migliori e più vincenti giocatori al mondo di poker live. Da una parte c’è il risultato di una precedente ispezione: le Fiamme Gialle contestavano a Camosci di non aver dichiarato le proprie vincite al Fisco italiano. Dall’altra parte c’è l’esito di un nuovo accertamento: a partire dal 2023 ha trasferito la propria residenza a Malta iscrivendosi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), ma le indagini hanno consentito di accertare come il trasferimento fosse fittizio e finalizzato a sottrarre a tassazione in Italia i proventi dell’attività sportiva, svolta in forma abituale e professionale.

Partiamo dal secondo fronte: secondo la Guardia di Finanza, Camosci disponeva stabilmente di un’abitazione nell’hinterland bolognese, manteneva in Italia i propri legami familiari, operava su rapporti bancari nazionali alimentati da sistematici flussi di denaro provenienti dall’estero, lasciando di fatto, come anche evidenziato dai tabulati telefonici acquisiti nell’ambito delle indagni, il proprio domicilio fiscale nel territorio dello Stato per la maggior parte del periodo d’imposta, superando la soglia dei 183 giorni prevista dalla legge. Per questo motivo, il giocatore di poker è stato denunciato alla Procura di Bologna per il reato di omessa dichiarazione dei redditi.

Al termine dell’indagine delle Fiamme Gialle, Camosci è stato quindi considerato fiscalmente residente in Italia e, pertanto, tenuto a dichiarare i redditi nel nostro Paese. La ricostruzione ha consentito appunto anche di recuperare a tassazione oltre 1,3 milioni di euro di vincite conseguite in case da gioco al di fuori dell’Unione Europea. Se i premi corrisposti da case da gioco autorizzate all’interno dell’Ue non vanno dichiarati, in quanto soggetti a ritenuta alla fonte, quelli conseguiti al di fuori del territorio comunitario costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito. Tuttavia, nel caso del giocatore bolognese, pare che questi non sono mai stati dichiarati.

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“Kimi non si sente bene”: Antonelli colpito da un virus nel weekend del Mondiale. Oggi le libere: gli orari del Gp Messico

“Oggi Kimi non si sente bene“. Il messaggio inviato dalla Mercedes giovedì ha fatto subito scattare l’allarme. Kimi Antonelli nel Gp del Messico ha la grande occasione per diventare il nuovo campione del mondo di Formula 1, il primo pilota italiano a riuscirci dopo 73 anni. Il 20ebbe bolognese ha contratto un virus proprio nel weekend decisivo: per questo motivo, ieri ha saltato il classico media day con la stampa. Da quel che trapela, però, non sarebbe nulla di preoccupante: Antonelli è pronto a scendere in pista già nelle prove libere di oggi, venerdì 30 ottobre, in programma alle ore 19.30 italiane.

“Si sta riprendendo da un’infezione virale“, ha chiarito la Mercedes, spiegando che “in via precauzionale, la Fia lo ha esonerato dai suoi impegni obbligatori con i media, per dargli la possibilità di riposare in vista del weekend”. La scuderia però ha chiuso il comunicato con un messaggio rassicurante: “Ci aspettiamo che torni domani. Grazie per la comprensione”. Insomma, Antonelli è debilitato da un virus e non è in grande forma. È anche comprensibile: viene da un periodo in cui il calendario è stato fittissimo, in più ha dovuto reggere la pressione per la conquista del titolo. Una rincorsa che tra due giorni potrebbe essere finalmente conclusa.

F1, Gp Messico: cosa serve a Kimi Antonelli per diventare campione del mondo: le combinazioni

Per Andrea Kimi Antonelli la buona notizia riguarda la classifica: ha 123 punti di vantaggio sul compagno di scuderia George Russell e 124 sul ferrarista Lewis Hamilton. Con la vittoria di Austin ha messo un altro grande tassello per il successo finale. Gli basterà arrivare nono nel Gp di Città del Messico per essere sicuro di laurearsi campione, anche in caso di vittoria di Russell. Se invece dovesse vincerla Hamilton, ad Antonelli basterebbe un decimo posto, quindi un solo punto. Se Russell ed Hamilton non dovessero vincere, Antonelli sarebbe aritmeticamente campione del mondo a prescindere dal proprio risultato. Insomma, la possibilità di vedere Andrea Kimi Antonelli campione del mondo è decisamente molto alta, non c’è virus che tenga. La Mercedes si prepara e lo fa anche l’Italia: da 73 anni un pilota azzurro non si laurea campione in Formula 1.

F1, Gp Messico 2026: orari e diretta tv su Sky, Sky Go e Now

VENERDÌ 30 OTTOBRE
19.30 – F1 Prove Libere 1
23 – F1 Prove Libere 2

SABATO 31 OTTOBRE
18.30 – F1 Prove Libere 3
22 – F1 Qualifiche

DOMENICA 1 NOVEMBRE
21 – F1 Gara

F1, Gp Messico 2026: orari tv in chiaro su TV8, repliche in differita

SABATO 31 OTTOBRE
23.30 – F1 Qualifiche – DIFFERITA

DOMENICA 1 NOVEMBRE
22.30 – F1 Gara – DIFFERITA

F1, Antonelli vede il Mondiale: la classifica prima del Gp del Messico

1 Kimi Antonelli (Italia, Mercedes) 365
2 George Russell (Regno Unito, Mercedes) 242
3 Lewis Hamilton (Regno Unito, Ferrari) 241
4 Max Verstappen (Paesi Bassi, Red Bull) 236
5 Charles Leclerc (Monaco, Ferrari) 233
6 Lando Norris (Regno Unito, McLaren) 211
7 Oscar Piastri (Australia, McLaren) 144
8 Isack Hadjar (Francia, Red Bull) 105
9 Liam Lawson (Nuova Zelanda, Racing Bulls) 77
10 Pierre Gasly (Francia, Alpine) 42
11 Arvid Lindblad (Regno Unito, Racing Bulls) 38
12 Franco Colapinto (Argentina, Alpine) 27
13 Oliver Bearman (Regno Unito, Haas) 23
14 Nico Hulkenberg (Germania, Audi) 13
15 Gabriel Bortoleto (Brasile, Audi) 10
16 Carlos Sainz Jr. (Spagna, Williams) 7
17 Esteban Ocon (Francia, Haas) 7
18 Fernando Alonso (Spagna, Aston Martin) 7
19 Alexander Albon (Thailandia, Williams) 5
20 Yuki Tsunoda (Giappone, Racing Bulls) 1
21 Sergio Perez (Messico, Cadillac) 0
22 Valtteri Bottas (Finlandia, Cadillac) 0
23 Sergio Perez (Messico, Cadillac) 0
24 Lance Stroll (Canada, Aston Martin) 0

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