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Ushakov: senza il sostegno europeo Kiev non attaccherebbe le raffinerie russe
Il sostegno militare e finanziario europeo all'Ucraina continua ad alimentare il conflitto e, come evidenzia Mosca, incoraggia il regime di Kiev a proseguire anche gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe. È questa la valutazione espressa da Yuri Ushakov, consigliere del presidente russo, che ha collegato direttamente il comportamento delle forze ucraine alla copertura politica garantita dai governi europei. Interpellato sulla presunta audacia di Kiev nel bombardare le raffinerie russe, Ushakov ha osservato che gli ucraini probabilmente si sentono «coraggiosi» proprio perché continuano a ricevere il sostegno dell'Europa. Difficilmente, ha aggiunto, avrebbero osato condurre operazioni di questo tipo autonomamente. Un'accusa che chiama in causa la responsabilità politica dei Paesi europei nell'escalation degli attacchi contro il territorio russo.
Il rappresentante del Cremlino ha inoltre denunciato il mancato rispetto da parte di Kiev delle ripetute richieste di Donald Trump di interrompere i bombardamenti contro le raffinerie russe. Nonostante la persistente pressione del presidente statunitense su questo punto, ha sottolineato Ushakov, le autorità ucraine continuano a ignorare le indicazioni provenienti da Washington. Il quadro evidenzia anche le contraddizioni all'interno del fronte occidentale: mentre Trump manifesta insofferenza per la prosecuzione di determinate operazioni militari ucraine, Bruxelles continua a incrementare le risorse destinate all'armamento di Kiev. Soltanto in ottobre, la Commissione europea ha erogato altri 2,86 miliardi di euro per finanziare l'acquisto di droni, sistemi di difesa aerea, missili, radar, strumenti di guerra elettronica e munizioni. Una tranche che si aggiunge agli 1,24 miliardi già assegnati nei giorni precedenti.
Entrambi i finanziamenti rientrano nel prestito europeo da 90 miliardi di euro destinato all'Ucraina. Ma gli impegni di Bruxelles non si fermano qui. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha dichiarato che nel 2027 l'Unione europea intende coprire circa due terzi dei 70 miliardi di euro aggiuntivi richiesti da Kiev: una quota pari a 46,7 miliardi. Nel frattempo, l'UE sollecita anche Regno Unito, Canada e Norvegia ad aumentare i rispettivi contributi. Si delinea così una strategia nella quale il sostegno finanziario europeo assume dimensioni sempre più rilevanti, nonostante le difficoltà dei bilanci nazionali e le crescenti esigenze economiche e sociali interne. Mentre si moltiplicano gli appelli alla ricerca di una soluzione diplomatica, le risorse destinate alla prosecuzione dello sforzo bellico continuano ad aumentare.
La denuncia di Mosca si inserisce in questo contesto: per il Cremlino, il sostegno europeo non rappresenta soltanto un aiuto militare a Kiev, ma anche un fattore che contribuisce a prolungare e intensificare il confronto con la Russia. Restano i doppi standard di un'Europa che continua a dichiarare di perseguire la pace, mentre prepara nuovi e ingenti stanziamenti per sostenere militarmente l'Ucraina.
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Decreto Dignità, Salario Minimo e Fisco: l'illusione delle riforme del lavoro in Italia
Ogni volta che si è trattato di limitare la flessibilità del lavoro e il ricorso ai contratti precari, si è formata nel Paese un'opposizione trasversale capace di unire parte del movimento sindacale con il mondo datoriale. A tutela del tempo determinato si sono levate persino voci insolite, che hanno addotto motivazioni bizzarre: secondo alcune di esse, la precarietà salverebbe i soggetti più vulnerabili dall'inerzia e dalla disoccupazione strutturale. Questa "allegra brigata" della precarietà è stata determinante nel depotenziare il Decreto Dignità, bloccando ogni intervento legislativo che potesse favorire la stabilizzazione della forza lavoro.
Parliamo di un provvedimento che in origine aveva ridotto la durata massima del contratto da 3 a 2 anni, introdotto l'obbligo di causale per i rinnovi superiori ai 12 mesi e aumentato gli oneri previdenziali a ogni proroga. Sono bastati pochi mesi, tuttavia, perché il Decreto venisse modificato rendendo le causali di fatto più flessibili.
In diversi settori dell’economia, il contratto a termine supera di gran lunga la dimensione stagionale, diventando la modalità di assunzione più utilizzata in assoluto.
In gioco ci sono le tutele individuali e collettive, ma anche ragioni di finanza pubblica: se da un lato la precarietà avvantaggia le aziende, dall'altro costringe lo Stato ad aumentare la spesa per gli ammortizzatori sociali nei periodi di inoccupazione tra un lavoro e l'altro.
La combinazione tra precarietà e riduzione delle ore lavorate — unita alla necessità di legare la produttività agli investimenti in ricerca e non ai tagli sul costo del lavoro — dovrebbe imporre una profonda riflessione sulle scelte degli ultimi anni. Il contratto a termine è legato solo in minima parte alle attività stagionali: le piccole imprese tendono a sfruttare intensamente i dipendenti evitando il tempo indeterminato a favore di formule precarie. L’obiettivo del Decreto Dignità era promuovere le assunzioni stabili, ma è stato raggiunto solo in parte, lasciando il tempo determinato come l'opzione preferita in numerosi settori. Negli ultimi anni la disoccupazione non è affatto crollata come vorrebbero far credere le dichiarazioni del Governo Meloni: i lavoratori con minore scolarizzazione continuano a essere penalizzati, costretti a contratti part-time nel sottobosco degli appalti e destinati a pensioni future al limite della sussistenza.
Rispetto al passato si è registrato un incremento delle conversioni a tempo indeterminato, anche per via dei costi di rinnovo e dei tetti temporali. Molti di questi contratti rimangono tuttavia a tempo parziale.
Resta il fatto che nessuno, né a destra né a sinistra, ha mai pensato di smantellare davvero il Jobs Act o ripristinare le tutele precedenti, dimostrando come certe involuzioni normative abbiano trovato sponda nell'intero arco parlamentare.
Dal depotenziamento del Decreto Dignità all'affossamento del salario minimo, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: il Jobs Act resta intatto e gli stipendi non crescono al passo con l'inflazione.
Lo stesso discorso vale per l'indice IPCA: nonostante sia palese la contraddittorietà di un calcolo che svaluta il potere d'acquisto dei salari, sindacati rappresentativi e governo hanno concordato nel mantenere inalterato questo meccanismo iniquo.
La flessione dei contratti a termine dura ormai da anni e non è attribuibile unicamente all'esecutivo attuale; risponde a dinamiche strutturali. Tuttavia, si evita accuratamente di intervenire sui tre nodi centrali: la ripresa del potere d'acquisto e di contrattazione, il rafforzamento delle tutele in caso di licenziamento e l'introduzione di meccanismi di adegueria salariale legati al costo reale della vita.
Infine, una nota sul sistema fiscale: come si può sostenere la convenienza del modello a tre aliquote se negli anni '70 ne esistevano circa quaranta? Chi oggi guadagna tra i 20 e i 40 mila euro all'anno, con il sistema degli anni '70 avrebbe pagato proporzionalmente meno tasse. Appiattire le aliquote favorisce i redditi alti, non il ceto medio o i lavoratori.

La formidabile macchina formativa e tecnologica della Cina.
di Michele Blanco
L’evoluzione del sistema educativo e scientifico della Repubblica Popolare Cinese rappresenta uno dei più imponenti e riusciti fenomeni di pianificazione strategica dell'era moderna. Quello che per decenni è stato considerato in Occidente un modello di mera rincorsa manifatturiera si è oggi consolidato come un’infrastruttura di eccellenza accademica globale, capace di ridefinire radicalmente gli standard della formazione avanzata. La rigida e coerente strategia statale di Pechino, orientata in modo pragmatico alla sovranità tecnologica e alla leadership nei settori scientifici e tecnologici, sta dimostrando come un assetto interamente basato sulla selezione rigorosa delle competenze possa competere e superare i modelli storici della Ivy League americana o del Triangolo d’Oro britannico, offrendo un formidabile canale di sbarco per i talenti.
Come analizzato in profondità dal sociologo Pino Arlacchi nel suo saggio La Cina spiegata all'Occidente, il prodigioso sviluppo asiatico non costituisce un'inedita e destabilizzante novità storica, bensì una spettacolare resurrezione accademica e civile di una cultura millenaria. Per circa duemila anni la Cina è stata la guida globale indiscussa dal punto di vista economico, scientifico e culturale, dimostrando come la narrazione eurocentrica secondo cui sarebbe stata l'Europa a guidare il mondo moderno sia storicamente infondata. La civiltà cinese è stata il polo principale di un'economia-mondo egemonizzata dall'Asia fin dal XIII secolo, strutturata sul principio filosofico della Tianxia, ovvero "tutti sotto lo stesso cielo", improntato a una visione inclusiva e pacifica.
Questo sfondo storico evidenzia un nodo geopolitico cruciale: la Cina persegue una via di non-espansionismo e manifesta una radicata avversione alla guerra, ponendosi in totale contrasto con le dottrine militari statunitensi. Mentre la proiezione di potere di Washington si è storicamente basata sulla forza militare, sull'intervento armato e sulla sottomissione dei mercati globali, Pechino fonda la sua potenza sul commercio, sulle infrastrutture e sull'investimento scientifico. I cinesi inventarono la polvere da sparo per i fuochi d'artificio secoli prima dell'era volgare, laddove gli europei l'hanno in seguito utilizzata per sviluppare armi da fuoco e distruzione. Attraverso il modello del socialismo di mercato, il governo è riuscito nell'impresa di indirizzare la potenza del capitalismo invece di esserne dominato; a differenza delle società occidentali, la Cina ha sottomesso le dinamiche di mercato all'interesse dello sviluppo collettivo, sradicando la povertà estrema e riaffermando l'autorità della pianificazione politica sul capitale.
A confermare la lungimiranza di questa visione contribuiscono diversi studi accademici. Nel saggio Il modello Cina, Daniel A. Bell illustra la superiorità strutturale della meritocrazia verticale cinese, in cui la selezione dei leader tramite rigidi test attitudinali garantisce standard di buon governo nettamente superiori a quelli delle democrazie elettorali occidentali, spesso vulnerabili ai populismi. A questo approccio si affianca la disamina dell'economista Claudio F. González ne Il grande sogno della Cina, che descrive l'efficacia del tecno-socialismo di Pechino nel canalizzare l'innovazione tecnologica e l'intelligenza artificiale per cementare la sovranità nazionale e l'efficienza industriale.
La reale portata di questa impostazione pedagogica trova un riscontro nei dati dell'OCSE. I risultati del test PISA mostrano un netto e sistematico distacco a favore delle nuove generazioni cinesi nei domini logico-computazionali. In matematica, a fronte di una media dei paesi OCSE scesa al minimo storico di 463 punti, la Cina ha raggiunto la quota straordinaria di 612 punti, accumulando un divario pari a circa tre anni di scolarizzazione di vantaggio. Nelle scienze naturali il sistema cinese si attesta a 597 punti contro i 482 della media dei paesi sviluppati, mentre nella valutazione delle attitudini algoritmiche oltre il 54% degli studenti cinesi si colloca nei livelli di eccellenza assoluta, rispetto a una media OCSE ferma sotto il 10%.
La stampa internazionale ha ampiamente convalidato queste evidenze. Un'analisi di The Economist sottolinea che, persino estrapolando i dati all'intera nazione e includendo le province rurali meno ricche del blocco d'eccellenza, la Cina si posizionerebbe comunque saldamente tra i vertici mondiali. Un editoriale del China Daily evidenzia come la coerenza dei programmi scolastici e gli investimenti sulle competenze logiche stiano distanziando le controparti europee e americane, mentre testate come Neo Kosmos definiscono i risultati cinesi un severo avvertimento per i sistemi educativi occidentali, segnati dal declino nelle competenze di base.
L'architrave formativo che sorregge questo primato è il Gaokao, l'esame nazionale di ammissione all'università. Gestito con misure di sicurezza militari, il Gaokao converte il percorso scolastico di milioni di candidati in un punteggio numerico oggettivo. La Repubblica Popolare Cinese opera così come una meritocrazia in cui l'accesso alle risorse d'élite e alle cariche pubbliche è subordinato a una selezione basata esclusivamente sui titoli, senza spazio per valutazioni olistiche discrezionali o raccomandazioni private. Questa architettura garantisce una reale mobilità sociale ascendente, permettendo alle classi popolari di accedere ai massimi livelli della dirigenza statale.
Tale struttura didattica poggia sulla filosofia del Chiku, ovvero la valorizzazione sociale dell'impegno e della disciplina metodica attraverso oltre 54 ore settimanali di studio. Per preservare le capacità cognitive degli studenti, il Ministero dell'Istruzione applica il divieto tassativo degli smartphone nelle scuole: ben l'83% degli studenti cinesi è sottoposto a questo regime restrittivo, la cui efficacia nell'azzerare le distrazioni digitali e salvaguardare la memoria di lavoro è confermata dai monitoraggi OCSE.
Questa macchina selettiva affonda le sue radici storiche nel Keju, il sistema degli esami di Stato introdotto dalla dinastia Sui nel VI secolo d.C. La storia cinese è caratterizzata dalla guida di un'élite intellettuale selezionata tramite concorsi pubblici estremamente severi. Già in epoca imperiale l'organizzazione delle prove garantiva la massima imparzialità: i candidati venivano isolati per giorni in celle di pietra, gli elaborati venivano identificati tramite codici numerici e ricopiati a mano dagli scribi per celare la grafia agli esaminatori. La prova centrale, il saggio in otto parti, ha educato per secoli la società a considerare l'avanzamento pubblico come il risultato diretto dell'applicazione mentale, un meccanismo che la leadership contemporanea ha ereditato e riadattato con successo alle necessità dello Stato moderno.
L'attuale transizione della Cina verso una potente tecnocrazia scientifica è la filiazione diretta di questa mentalità concorsuale. Il Ministero dell'Istruzione ha razionalizzato l'offerta universitaria eliminando oltre 12.000 corsi ritenuti obsoleti per concentrare le risorse nei laboratori di intelligenza artificiale, scienze dei materiali e semiconduttori.
Questo impianto modella l'intera burocrazia statale. La promozione dei funzionari sul territorio risponde a un rigoroso sistema di valutazione delle prestazioni che monitora costantemente la crescita economica locale, la tutela dell'ambiente, l'innalzamento dei salari reali, l'urbanizzazione e la garanzia dei diritti sociali.
Si delinea così un netto contrasto con il panorama politico occidentale: la classe dirigente cinese viene selezionata mediante standard concorsuali talmente stringenti che la maggior parte dei leader europei e americani contemporanei faticherebbe a superare le soglie minime richieste per amministrare una piccola municipalità di provincia. Legando i fondi universitari, le cattedre e le carriere dei manager ai risultati effettivi e all'utilità sociale, gli atenei cinesi hanno superato quelli americani per numero di brevetti depositati. Le principali multinazionali tecnologiche non considerano più la Cina come un semplice polo produttivo, ma vi trasferiscono i propri centri di ricerca e sviluppo per attingere a un bacino di ingegneri altamente qualificati. Sancendo il primato del rigore logico-matematico e della selezione pura, la Cina si impone come la più efficace macchina di sviluppo tecnologico del pianeta, orientata al principio confuciano e socialista secondo cui la conoscenza deve servire primariamente il benessere collettivo e la stabilità dello Stato.

Tener la casa limpia cuesta 85 euros: este robot Conga aspira y pasa la mopa para dejar el suelo impecable
Para una tarea tan importante como la limpieza del hogar, hay robots aspiradores para todos los bolsillos. Cuanta más tecnología, precisión y potencia ofrecen, más sube el precio, pero, siendo totalmente sinceros, para ahorrarnos el trabajo de tener que coger el cepillo y la fregona, hay modelos muy económicos que cumplen perfectamente. Uno de ellos es el Cecotec Conga M50 X-Treme, que en estos momentos se deja ver a su precio más bajo hasta la fecha.
Este robot aspirador de la popular marca Cecotec tiene un precio recomendado de unos 136,90 euros en Amazon, donde en estos momentos nos lo encontramos con un descuento del 38% que nos permite llevárnoslo a precio mínimo histórico de 84,99 euros. Sí, has leído bien, se ha quedado tirado de precio para que no tengamos que esperar al Black Friday.
Compra el robot Cecotec Conga M50 X-Treme a precio mínimo
Si no te importa prescindir de una base de autolimpieza, una precisión milimétrica y de algo de potencia con tal de ahorrar a lo grande, el Cecotec Conga M50 X-Treme es un robot aspirador perfecto para ti. A decir verdad, pocos modelos económicos hacen su trabajo tan bien como este, ya que cuenta con una potencia de succión de hasta 5.000 Pa con el fin de no dejar rastro ni de los pelos de nuestra mascota.
Los encargados de que así sea son un cepillo lateral, que se encarga de barrar la suciedad que se va encontrando hasta en algunas esquinas, y un cepillo principal multifunción, que combina cerdas con tiras de goma de silicona flexibles para dejar limpias como la patena hasta alfombras o moquetas. Eso sí, para que limpie igual que el primer día, es importante ir haciéndole un mantenimiento de vez en cuando, es decir, reemplazar los cepillos cuando estén algo desgastados.
Todo la suciedad que atrapa va a parar a un depósito de polvo con 400 ml de capacidad, el cual es recomendable vaciar tras una o dos sesiones de limpieza. Lo interesante es que a su lado nos encontramos con otro depósito para el agua con 420 ml de capacidad, puesto que este robot también es capaz de expulsar agua al mismo tiempo que pasa la mopa. De hecho, viene con un par de recambios.
A todo esto debemos sumarle que su sistema de navegación láser es bastante preciso y crea un mapa interactivo detallado de nuestro hogar. Para verlo, es indispensable descargar la app de Cecotec en nuestro móvil, algo que tendremos que hacer sí o sí porque al final es desde donde podemos personalizar la limpieza, pudiendo elegir qué habitaciones limpiar y cuáles no. Ahora bien, aquí nos encontramos una IA avanzada como en otros modelos, lo que hace que no esquivé algunos objetos como cables o calcetines, así que cuidado con eso.
Es obvio que tiene que tener algunos recortes, y otro de ellos está en su construcción. Es un robot de plástico bastante simple, pero la verdad es que no supone un problema. Mientras que si hablamos de su autonomía, incorpora una batería de 3.200 mAh para limpiar hasta 160 m² de superficie con una sola carga. Igualmente, esto dependerá de la potencia de succión y el caudal de agua seleccionado.
Si se queda sin batería antes de terminar, la tecnología Total Surface 3.0 hace que el robot vuelva por su cuenta a la base de carga. Una vez recupera la energía suficiente, reanuda la limpieza justo donde la había dejado, sin que tengamos que estar pendientes de él. Vamos a ser claros: por el precio que tiene, cumple de maravilla y no se le puede pedir nada más.
Este artículo está pensado para ayudarte a descubrir productos de tu interés o para que tomes una mejor decisión de compra. Algunos de los enlaces que incluye son de afiliados, por lo que si realizas una compra a través de ellos La Razón podría recibir una pequeña comisión. Este hecho no influye en nuestras recomendaciones ni en el precio que pagas por el producto.


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‘Arab voice doesn’t count’: Jewish Israeli blocs reject Palestinian support

Jorge Oliva, el segoviano que busca proclamarse triunfador de la Liga Nacional de Novilladas
Con el corazón todavía consternado por la tragedia ferroviaria, Jorge Oliva nos recibe en una jornada de entrenamiento, a las puertas de uno de los compromisos más importantes de su todavía corta trayectoria. El próximo 1 de noviembre, la plaza de toros de Sanlúcar de Barrameda (Cádiz) será el escenario de la gran final de la Liga Nacional de Novilladas. Allí estará el segoviano, como representante de Castilla y León, después de haberse proclamado triunfador del Circuito de Novilladas de la comunidad.
Frente a él, los novillos de Fuente Ymbro y otros cuatro jóvenes que también han conquistado sus respectivos certámenes territoriales: Sergio Rollón, por Madrid; Marco Polope, por Valencia; Manuel Quintana, por Andalucía, y Pepe Martínez, por Extremadura.
Oliva afronta la cita con ilusión, aunque no esconde que le habría gustado llegar con más festejos a sus espaldas. El rodaje es siempre un aliado imprescindible para quien está empezando a hacerse un sitio en el escalafón, y más cuando la responsabilidad adquiere semejante dimensión. Pero las oportunidades no siempre llegan cuando uno las desea y hay que saber aprovecharlas cuando aparecen.
La temporada que ahora toca a su fin ha supuesto un auténtico punto de inflexión. Ha sido el año de su debut con picadores y el de su consagración como triunfador del Circuito de Castilla y León. «Ha sido el año de más importancia y una temporada muy bonita», reconoce. El circuito ha representado la posibilidad de dar un paso adelante en su carrera. «Si no hubiera sido por el circuito, no hubiera debutado con caballos», admite.
Habla y repite una palabra: sentimiento. Oliva no quiere limitarse a cumplir, ni convertirse en un novillero más dentro de una generación que pelea por hacerse visible. «Estoy demostrando que quiero ser torero y me gusta expresar mis sentimientos toreando». No sabe si debe ganar la final, tampoco parece obsesionarle el resultado por encima de todo. Su propósito es dejar una buena imagen «y que el público vea que mi toreo es por sentimiento y no hacer por hacer». Es una aspiración ambiciosa en una tarde de máxima competencia, donde el segoviano quiere defender una personalidad propia.
Oliva esperaba que los triunfos y las actuaciones de este año tuvieran una mayor repercusión en forma de contratos. «Pensé que este tipo de actuaciones me iban a dar más alcance para conseguir festejos. Ojalá me abra puertas», confiesa. Hay incertidumbre en sus palabras, la propia de quien sabe que en el toreo hay que encontrar a alguien dispuesto a apostar por uno.
La agenda de 2027 está todavía en blanco. «Me gustaría dar una imagen diferente a los demás y que el año que viene quieran seguir viéndome». El título nacional sería un espaldarazo importante, pero también lo sería dejar en la memoria de los aficionados una faena que justifique nuevas oportunidades.
En el día a día cuenta con Emilio de Frutos, matador de toros, que se ha convertido en una figura fundamental en su formación. Oliva distingue perfectamente su papel: no es su apoderado, sino algo que considera incluso más importante en esta etapa de aprendizaje. «Me ha dado todo hasta ahora como persona y como torero. Apuesta por mí. No es mi apoderado, es mi profesor, mi maestro».
Segovia y Castilla y León han sido el punto de partida de una temporada que le ha permitido asomarse a un horizonte más amplio. Ahora quiere que ese reconocimiento no se quede dentro de las fronteras autonómicas. «Me gustaría hacer patria más allá de Segovia». Y qué mejor escaparate que una final nacional para defender el nombre de una región que tantas veces ha tenido que reivindicar su afición y su tradición taurina.
Jorge Oliva ya ha conseguido ser embajador de su tierra, independientemente del resultado.


© Fotos cedidas por Jorge Oliva


© Fotos cedidas por Jorge Oliva
Trump will rally in Iowa and Kansas after initially canceling weekend trips before midterms

Nasdaq faces $2 trillion wipeout in October as AI spending fears deepen

Leo XIV has become first pope in history to vote in US general election

'Assume everything is being recorded': Korea's Gen Z rewrites the rules of office life

Is it really just the autumn blues?

Líder da Iniciativa Nacional Palestiniana diz à Euronews: afastar Netanyahu é o mais importante

Mudar o governo em Israel é a principal prioridade para os palestinianos, segundo uma das figuras políticas mais destacadas da Cisjordânia. Os partidos árabes detêm o equilíbrio de poder após as eleições israelitas e seriam decisivos para formar um novo governo.
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#EuropeToday
La 1 cambia su oferta para el lunes 2 de noviembre con 'El perro andaluz' como telonero de 'MasterChef Celebrity Legends'
El próximo lunes 2 de noviembre la programación de La 1 sufrirá un cambio sustancial en su access prime time. Según ha anunciado RTVE, 'El perro andaluz' se emitirá de forma extraordinaria después de la segunda edición del Telediario y será el telonero de 'MasterChef Celebrity Legends'.
De esta forma, el principal canal del ente público prescindirá un día más de 'La Revuelta', que debido al trágico accidente ferroviario ocurrido el pasado miércoles 28 de octubre en Urda, ha sido cancelado hasta el próximo martes 3 de noviembre.
En cuanto al programa que presenta Manu Sánchez cada jueves en la cadena pública, regresará el próximo lunes a la parrilla de La 1 con una entrega especial en directo, que se suma a su emisión habitual de los jueves, por lo que la próxima semana habrá doble ración del formato que combina humor, entrevistas, improvisación y música.
Cabe recordar que el espacio presentado por Manu Sánchez suspendió la emisión de este jueves 29 de octubre para dar espacio a un especial de 'Malas lenguas noche' en el que se ofreció la última hora del accidente de trenes que ha provocado la muerte de 69 personas.
Unas horas después de conocerse la noticia, el equipo de 'El perro andaluz' compartió un comunicado en el que ofrecía su pésame a los familiares y amigos de las víctimas: "En señal de respeto y solidaridad con las víctimas de la trágica catástrofe ferroviaria, comunicamos que este jueves 29 de octubre se cancela 'El perro andaluz'. En estos momentos de dolor, queremos trasladar nuestro más sentido pésame a las familias y seres queridos de las víctimas, así como todo nuestro apoyo a las personas afectadas. Nuestros pensamientos están con ellas".


© RTVE
Overmono live at Alexandra Palace review: Same dogs, new tricks
The Welsh electronic duo were on fine form at Alexandra Palace this Wednesday, bolstered by new material and a seemingly endless cache of bangers

© XL Recordings & Young
Azov says it struck more than 100 Russian trains in occupied Donbas in four months, in part thanks to donations

Fighters of the 1st Corps of the National Guard of Ukraine "Azov" struck more than 100 Russian trains carrying fuel and other supplies for occupying forces, the corps reported on social media on 28 October. The strikes disabled locomotives, fuel tank cars, and other equipment, the statement said.
Russian President Vladimir Putin claimed on 16 October that seizing all of Donetsk Oblast remains one of Russia's main tasks. Azov notes that these strikes help "destroy" Russia's offensive capabilities.
Small Ukrainian drones strike Russia's 100-ton locomotives
Azov emphasizes that neither mobile fire groups nor electronic warfare systems can protect Russian logistics routes.
"The enemy is doing its utmost to create an image of successfully capturing settlements, but is unable to protect key railway stations through which the fuel supply chain runs toward the front," Azov said.
The rail hubs hit had carried Russian military trains to the fighting in Donbas and southern Ukraine, Defense Express reported on 29 October. The count of more than 100 trains covers Azov's operations over the past four months, the outlet said.
The mass of any diesel locomotive exceeds 100 tons, yet the Ukrainian military struck these large Russian targets using small UAVs, the outlet also notes.
Donations helped make the strikes possible
Donations and the work of the Come Back Alive foundation contributed to the operation's results, Azov said. In particular, the foundation provided the military with 440 Starlink Mini terminals, the corps added.
War on Credit: Over 100 Trains Hit
— First Corps Azov of the National Guard of Ukraine (@azov_media) October 28, 2026
The enemy is doing all it can to create the image of successfully capturing settlements, yet it cannot protect the key railway stations through which its fuel supply chain toward the front runs. Neither mobile fire groups nor electronic warfare… pic.twitter.com/QpqEQHyxvp
Azov announced Operation Hell back in the summer
On 2 July, the Azov Corps announced Operation Hell and released the first footage of strikes on Russian railway equipment. The video shows a strike on a diesel locomotive that was likely used by Russian forces for military logistics.
Operation "Inferno." Coming soon.
— First Corps Azov of the National Guard of Ukraine (@azov_media) July 2, 2026
This wasn't just about our distaste for old Soviet cartoons. Demilitarization is the priority. Decommunization's just a bonus.
So what's happening in the video? This isn't a random hit — it's part of a carefully planned operation by First Corps… pic.twitter.com/feNc72isUk
The corps said the strike was part of a carefully planned operation and promised details soon.
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União Europeia enfrenta teste à lei da desflorestação com gigantes do óleo de palma

Após vários contratempos, as regras antidesflorestação da UE devem entrar em vigor em 30 de dezembro de 2026.
LEIA MAIS : http://pt.euronews.com/2026/10/30/uniao-europeia-enfrenta-teste-a-lei-da-desflorestacao-com-gigantes-do-oleo-de-palma
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#EuNews
Perché le dogane contano nella nuova geografia del commercio eurasiatico
Le crisi nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso stanno accelerando la riconfigurazione delle rotte commerciali che collegano Asia, Golfo, Mediterraneo ed Europa. La ricerca di percorsi alternativi, più sicuri e prevedibili, riporta al centro del confronto internazionale una componente spesso meno visibile delle infrastrutture commerciali: le amministrazioni doganali. Dalla qualità dei controlli alla rapidità delle procedure, fino allo scambio di informazioni tra Paesi, la capacità di far circolare le merci attraverso giurisdizioni differenti incide direttamente sull’affidabilità delle catene di approvvigionamento.
È il tema affrontato venerdì 30 ottobre a Roma, nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati, durante la conferenza internazionale “Crisi di Hormuz e le nuove rotte del commercio eurasiatico. Sfide e opportunità per le politiche doganali”, organizzata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) in partnership con Confindustria, Il Sole 24 Ore, ISPI e SRM, centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo. L’obiettivo dell’iniziativa è rafforzare la cooperazione doganale internazionale per accompagnare la trasformazione dei collegamenti commerciali, sostenere la competitività delle imprese e rendere più resilienti le catene logistiche.
Ad aprire i lavori è stato il direttore dell’ADM, Roberto Alesse. La conferenza ha visto il videomessaggio del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, gli interventi dei viceministri Edmondo Cirielli, agli Affari esteri e alla Cooperazione internazionale, ed Edoardo Rixi, alle Infrastrutture e ai Trasporti, e la lettura di un messaggio del presidente della Camera Lorenzo Fontana.
La dimensione internazionale del confronto è emersa dalla partecipazione di Gerassimos Thomas, direttore generale della Direzione generale della Fiscalità e dell’Unione doganale (DG TAXUD) della Commissione europea; Judson Murdock, Deputy Executive Assistant Commissioner dell’Office of Field Operations della US Customs and Border Protection; e Suleiman bin Masoud Al-Ghafri, direttore esecutivo dell’Autorità dell’Unione doganale del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Presenti anche i vertici doganali di Irlanda, Turchia, Tunisia, Grecia, Germania, Paesi Bassi, Emirati Arabi Uniti e Bahrain, insieme a rappresentanti del mondo accademico, della ricerca e delle imprese.
Il punto centrale riguarda il rapporto tra infrastrutture e procedure. “La qualità delle procedure doganali è parte integrante della qualità complessiva di una rotta commerciale”, ha sottolineato Alesse. Anche un corridoio sostenuto da investimenti portuali, ferroviari e logistici rischia infatti di non esprimere il proprio potenziale se le merci incontrano regole poco chiare, sistemi informativi incompatibili o controlli difficili da coordinare lungo il percorso.
Secondo il direttore dell’ADM, la crisi di Hormuz ha contribuito ad accelerare la ricerca di itinerari alternativi, mentre l’aumento dei costi logistici e assicurativi ha reso ancora più rilevante la prevedibilità degli scambi. Le amministrazioni doganali devono affrontare queste trasformazioni insieme alla crescita dell’e-commerce, all’evoluzione tecnologica e alla maggiore sofisticazione dei traffici illeciti. La sfida è garantire controlli efficaci senza compromettere la fluidità del commercio legittimo.
Nel messaggio istituzionale, Fontana ha richiamato la necessità di rafforzare il dialogo tra Stati e la condivisione di strumenti capaci di rendere più solide le catene logistiche. Ha inoltre indicato il possibile ruolo dell’Italia nel promuovere la cooperazione tra Europa, Asia, Mediterraneo e Golfo, collegando l’efficienza delle dogane alla competitività delle imprese e alla fiducia reciproca tra Paesi.
La questione ha una dimensione infrastrutturale immediata. Nel suo intervento, Rixi ha ricordato come il settore marittimo abbia continuato a garantire gli approvvigionamenti europei nonostante le tensioni lungo alcune delle principali direttrici internazionali. Mantenere questa capacità di adattamento richiede però interventi che vadano oltre il potenziamento fisico dei porti.
Il viceministro ha insistito sull’esigenza di uniformare le procedure negli scali italiani, ampliare il pre-clearing, che permette di anticipare le verifiche documentali prima dell’arrivo delle navi, e sviluppare sistemi informatici integrati. La distinzione riguarda soprattutto i tempi: le nuove infrastrutture richiedono investimenti e lavori pluriennali, mentre la semplificazione amministrativa e la digitalizzazione possono migliorare più rapidamente la gestione dei traffici. Rixi ha richiamato anche le iniziative di cooperazione con India ed Egitto per facilitare i collegamenti commerciali e la possibilità di rafforzare la presenza italiana in infrastrutture portuali estere attraverso collaborazioni con operatori locali.
Le quattro sessioni della conferenza hanno affrontato queste questioni da prospettive complementari: gli effetti delle trasformazioni geoeconomiche sugli investimenti e sulla logistica nel Mediterraneo allargato, il contributo delle dogane alla connettività tra Europa e Asia, gli strumenti di cooperazione tra operatori economici e le priorità delle nuove politiche doganali. Al centro del confronto sono emersi lo scambio anticipato delle informazioni, l’interoperabilità dei sistemi digitali, la tracciabilità delle spedizioni e il mutuo riconoscimento dei programmi di Operatore Economico Autorizzato (Authorized Economic Operator, AEO). Quest’ultimo meccanismo consente di tradurre l’affidabilità riconosciuta alle imprese in facilitazioni concrete negli scambi internazionali.
La cooperazione doganale assume anche una funzione diplomatica. Andrea Mazzella, ministro plenipotenziario e direttore dell’Ufficio relazioni internazionali dell’ADM, ha descritto il dialogo tra amministrazioni come uno strumento per mantenere operativi i collegamenti commerciali anche in condizioni di instabilità. La condivisione dei dati, l’armonizzazione delle procedure e lo sviluppo di corridoi facilitati possono contribuire alla costruzione di rapporti di fiducia tra economie con interessi e sistemi regolatori differenti.
Per l’Unione europea, il tema riguarda la capacità di presentarsi in maniera più coordinata nei rapporti con i partner esterni. Mazzella ha richiamato l’opportunità di superare la frammentazione delle iniziative nazionali, favorendo accordi operativi e una maggiore integrazione tra i sistemi logistici che attraversano Mediterraneo, Golfo e Asia. Una cooperazione doganale più coerente potrebbe così rafforzare anche la proiezione economica e diplomatica europea.
Questa prospettiva riguarda direttamente il futuro dei corridoi commerciali alternativi, a partire dall’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC). L’Italia continua a considerare il progetto una possibile forma di ridondanza geoeconomica, come ha ricordato l’ambasciatore Francesco Maria Talò, inviato speciale italiano per il corridoio. La realizzazione di nuove connessioni richiede investimenti nei porti, nelle ferrovie e nella logistica, ma la loro efficienza dipenderà anche dalla compatibilità delle procedure doganali lungo l’intero tragitto delle merci.
Nelle conclusioni, Alesse ha indicato tra le prospettive di lavoro lo sviluppo dei corridoi doganali facilitati e una maggiore capacità di coordinamento e sostegno reciproco tra amministrazioni nelle situazioni di crisi. Il coinvolgimento di istituzioni, imprese e centri di ricerca risponde alla necessità di individuare strumenti operativi capaci di aumentare la prevedibilità degli scambi e sostenere la competitività economica.
Per l’Italia, la questione riguarda il posizionamento del sistema portuale nel Mediterraneo allargato e la capacità di intercettare flussi commerciali in trasformazione. Per l’Unione europea, investe la possibilità di rendere la politica doganale esterna più coerente con le proprie ambizioni economiche e strategiche. Le crisi delle rotte marittime hanno mostrato quanto la continuità del commercio dipenda dalla capacità di adattare rapidamente i collegamenti internazionali. L’efficienza delle dogane e la cooperazione tra amministrazioni contribuiranno a determinare quali dei nuovi corridoi tra Europa, Medio Oriente e Asia riusciranno a tradurre gli investimenti infrastrutturali in connessioni commerciali affidabili.
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