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Ministero Giustizia, concorso da 450 posti per Viceispettori Penitenziari: requisiti e scadenze

21 October 2026 at 14:33

Il Ministero della Giustizia, nella fattispecie il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ha indetto un concorso pubblico, per esami, finalizzato al reclutamento di 450 Allievi Viceispettori da inserire a tempo pieno e indeterminato nel Corpo di Polizia Penitenziaria.

La selezione rappresenta un’occasione per diplomati universitari e laureati che desiderano accedere al ruolo degli ispettori, assumendo funzioni di carattere operativo e di coordinamento negli istituti penitenziari di tutta Italia. Per garantire una copertura più rapida dei posti in organico, la procedura concorsuale è stata semplificata attraverso l’eliminazione della prova pre-selettiva.

Riserve di posti e categorie tutelate

Della dote complessiva di 450 posti messi a bando, una quota pari a un sesto (75 posti) è riservata al personale già appartenente ai ruoli del Corpo di polizia penitenziaria con almeno tre anni di effettivo servizio, per il quale si prescinde dal limite di età anagrafica.

All’interno dei posti concorsuali sono inoltre previste le seguenti riserve di legge:

  • 22 posti in favore del coniuge, dei figli superstiti o dei parenti in linea collaterale di secondo grado del personale appartenente alle Forze di polizia o alle Forze armate deceduto in servizio e per causa di servizio;
  • 9 posti riservati agli Ufficiali che hanno completato senza demerito la ferma biennale nelle Forze armate;
  • 1 posto riservato ai candidati in possesso dell’attestato di bilinguismo per l’assegnazione agli istituti penitenziari della provincia di Bolzano.

I posti riservati che non dovessero essere coperti per assenza di vincitori saranno riassegnati agli altri candidati idonei secondo l’ordine della graduatoria finale di merito.

Quali sono i requisiti di partecipazione

Per essere ammessi al concorso per Allievi Viceispettori è necessario possedere i seguenti requisiti generali e specifici alla data di scadenza del bando:

  • cittadinanza italiana e godimento dei diritti civili e politici;
  • età non superiore ai 32 anni non compiuti, limite elevabile fino a un massimo di tre anni in relazione al servizio militare svolto;
  • possesso del diploma di laurea triennale o di livello superiore idoneo a garantire i crediti per le lauree magistrali di ambito giuridico-economico o delle scienze politiche e sociali;
  • possesso delle qualità morali e di condotta previste per l’accesso ai ruoli delle Forze di polizia;
  • idoneità fisica, psichica e attitudinale allo svolgimento delle mansioni.

Si sottolinea che il titolo di studio universitario richiesto può essere conseguito anche entro la data di svolgimento della prima prova d’esame.

Come si svolge l’iter selettivo

La procedura di selezione si articola in diverse fasi successive:

  • una prova scritta, che consisterà nella somministrazione di un questionario con quesiti a risposta multipla vertenti su elementi di diritto penale, diritto processuale penale e diritto penitenziario, che si intenderà superata con una votazione minima di 7 su 10;
  • i candidati ammessi sosterranno i test di efficienza fisica;
  • chi avrà superato la prova fisica, sarà sottoposto ad accertamenti sanitari e psico-attitudinali;
  • colloquio sulle materie della prova scritta integrato da elementi di ordinamento dell’amministrazione penitenziaria, diritto costituzionale, diritto amministrativo, diritto civile e lingua straniera.

Modalità di candidatura e scadenze

La domanda di partecipazione deve essere compilata e inviata esclusivamente online tramite il portale del reclutamento inPA oppure dal sito istituzionale del Ministero della Giustizia.

Per l’accesso alla procedura telematica è necessario disporre di un’identità digitale a scelta tra Spid, Cie o Cns e di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata intestato al candidato.

Le candidature dovranno pervenire entro e non oltre il 29 ottobre alle ore 23:59. Al termine dell’invio, la piattaforma rilascerà la ricevuta dotata di codice identificativo che il candidato dovrà stampare ed esibire il giorno della prova scritta.

Altri concorsi attivi

Nel mese di ottobre ci sono anche altre opportunità di carriera nelle Forze Armate. Sono attualmente aperte le candidature per diverse procedure di reclutamento nel comparto difesa e sicurezza. Si consiglia di consultare con regolarità la piattaforma inPA per rimanere aggiornati sui bandi in scadenza e sulle relative date delle prove.

Corte Ue su truffe e phishing: ora sono le banche a dover pagare i correntisti

21 October 2026 at 10:44

Le tutele per i correntisti vittime di truffe informatiche e phishing si arricchiscono di un tassello fondamentale, destinato a cambiare la gestione dei rimborsi bancari. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che gli istituti di credito hanno l’obbligo di restituire immediatamente le somme sottratte attraverso operazioni non autorizzate, anche nei casi in cui si ipotizzi che il cittadino abbia agito con grave negligenza o disattenzione.

La pronuncia dei giudici europei ribalta una prassi consolidata anche in Italia, dove le banche tendono a negare il riaccredito preventivo trattenendo il denaro e scaricando sul cliente l’onere di avviare complessi ricorsi.

Cosa prevede la sentenza della Corte Ue

I giudici europei hanno chiarito che, a fronte della segnalazione tempestiva di una transazione sospetta, il prestatore dei servizi di pagamento deve restituire l’intero importo sottratto entro e non oltre la fine del primo giorno lavorativo successivo alla notifica.

L’unica eccezione che consente all’istituto di sospendere il riaccredito immediato si verifica in presenza di un fondato e motivato sospetto di una frode commessa dallo stesso correntista, circostanza che la banca deve comunque segnalare formalmente e per iscritto alla Banca d’Italia.

Perché cambia la gestione dei rimborsi per i correntisti

La vera svolta della sentenza risiede nell’inversione della procedura d’indagine. Fino ad oggi, la tendenza prevalente delle banche era quella di trattenere le cifre sottratte sostenendo che la vittima avesse consegnato incautamente i propri codici di accesso ai criminali informatici che glieli chiedevano per messaggio.

La Corte Ue ha stabilito che questo meccanismo di blocco preventivo non è legittimo:

  • l’istituto ha il dovere primario di restituire subito le somme rubate sul conto corrente;
  • se la banca ritiene che il cliente abbia agito con dolo o colpa grave, non può trattenere il denaro d’autorità, ma deve avviare una procedura separata per dimostrare la negligenza dell’utente e chiederne la restituzione

In questo modo si evita che sia il cittadino a dover anticipare le spese legali o attendere i tempi dell’Arbitro Bancario Finanziario per rientrare in possesso del proprio denaro.

Come comportarsi in caso di addebito non autorizzato

Se si scopre di essere stati vittime di una transazione fraudolenta o di un prelievo non autorizzato, la regola fondamentale è sempre una: segnalare tempestivamente l’accaduto per attivare le tutele previste. Ecco quali sono i passi da fare se si sospetta di essere vittime di truffa:

  • contattare immediatamente i numeri verdi ufficiali dell’istituto per bloccare le carte e le credenziali di home banking;
  • sporgere formale denuncia dell’accaduto presso le autorità di Polizia Postale;
  • inviare un reclamo formale via Pec o raccomandata alla propria banca chiedendo il riaccredito immediato delle somme entro il giorno lavorativo successivo, richiamando espressamente la sentenza C-70/25 della Corte di Giustizia Ue.

Pensioni 2027, con i nuovi coefficienti gli assegni sono più bassi del 2026

21 October 2026 at 09:40

Chi deciderà di andare in pensione a partire dal 1° gennaio 2027 rischia di percepire un trattamento mensile più leggero rispetto a chi lascia l’attività entro la fine del 2026, a parità di età anagrafica e di anzianità contributiva.

A determinare la contrazione dei futuri cedolini è l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione pubblicato dal Ministero del Lavoro, che ricalcola il rendimento del capitale accumulato sulla base del nuovo incremento dell’aspettativa di vita.

Cosa sono i coefficienti di trasformazione e perché cambiano

Nel sistema contributivo, ormai applicato alla quasi totalità dei lavoratori prossimi al riposo, l’importo della prestazione si ottiene moltiplicando le somme accantonate durante la carriera (il cosiddetto montante contributivo) per una percentuale denominata coefficiente di trasformazione.

Il valore di questo moltiplicatore cresce con l’avanzare dell’età di uscita, garantendo un rendimento annuo più elevato a chi lavora più a lungo. Tuttavia, i parametri vengono aggiornati a cadenza biennale per adeguarsi all’evoluzione demografica. Poiché la speranza di vita media continua a salire, le tabelle per il biennio 2027-2028 subiranno una revisione al ribasso: la medesima riserva finanziaria dovrà infatti garantire la copertura di un periodo di erogazione stimato più esteso.

Le simulazioni sugli assegni

Dalle stime elaborate, la riduzione lorda varia in proporzione diretta all’età del pensionato e all’entità del capitale maturato. Di seguito la comparazione omogenea dell’impatto atteso per diverse fasce di contribuenti nel 2027 rispetto al 2026:

Profilo di uscita Capitale accumulato Assegno mensile lordo stima (2027) Taglio mensile lordo Taglio annuale lordo (13 mensilità)
Pensione di vecchiaia (63 anni) 250.000 euro ~ 935 euro al mese -19 euro al mese -247 euro l’anno
Pensione di vecchiaia (67 anni) 250.000 euro ~ 1.060 euro al mese -18 euro al mese -234 euro l’anno
Pensione di vecchiaia (67 anni) 300.000 euro ~ 1.272 euro al mese -22 euro al mese -286 euro l’anno
Pensione di vecchiaia (67 anni) 500.000 euro ~ 2.120 euro al mese -36 euro al mese -468 euro l’anno

Perché un mese di lavoro in più non basta a evitare il taglio

L’aggiornamento dei parametri si inserisce in un contesto segnato dal riavvio degli automatismi di adeguamento dei requisiti alla speranza di vita. Dal 1° gennaio 2027, la soglia minima per accedere alla pensione di vecchiaia salirà di 30 giorni, attestandosi a 67 anni e 1 mese, mentre per la prestazione anticipata contributiva occorreranno 64 anni e 1 mese.

Tuttavia, un’ulteriore contribuzione versata in un solo mese apporterebbe un beneficio marginale al capitale complessivo: per neutralizzare l’effetto delle nuove tabelle occorrerebbero tra i 5 e i 7 mesi di attività in più. Di conseguenza, chi maturerà i requisiti nel 2027 percepirà dall’Inps un importo strutturalmente inferiore rispetto a chi ha lasciato la professione l’anno precedente a parità di percorso.

Manovra 2027, fringe benefit in busta paga: quando rischia di essere tassato

21 October 2026 at 08:09

In vista della prossima Manovra finanziaria, si delinea con maggiore chiarezza il quadro dei bonus e delle agevolazioni che i lavoratori dipendenti vedranno direttamente in busta paga.

Al centro delle misure confermate per il triennio ci sono due strumenti chiave: i fringe benefit e i premi di produttività legati ai risultati aziendali. L’obiettivo del Governo è sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori, riducendo il carico di tasse e contributi sugli incentivi erogati dalle imprese.

Cosa sono i Fringe Benefit e quali sono i limiti esentasse

I fringe benefit rappresentano una forma di retribuzione non monetaria o di rimborso che il datore di lavoro riconosce al dipendente. Tra le forme più comuni rientrano i buoni spesa e carburante, il rimborso delle bollette di luce, gas e acqua, l’uso dell’auto aziendale e i dispositivi elettronici.

Per il 2027 restano confermati i limiti di esenzione fiscale entro i quali questi benefici non vengono tassati e non concorrono alla formazione dello stipendio imponibile:

  • 1.000 euro all’anno per la generalità dei lavoratori dipendenti senza figli a carico;
  • 2.000 euro all’anno per i lavoratori dipendenti con figli fiscalmente a carico.

Premi di produttività: tassa ridotta all’1% fino a 5.000 euro

Una delle misure più favorevoli per chi riceve premi di risultato riguarda la tassazione agevolata. Per il biennio 2026-2027, la quota versata come premio di produttività viene tassata con un’imposta sostitutiva ridotta all’1% entro il tetto massimo di 5.000 euro lordi.

Inoltre, se il lavoratore sceglie di convertire il premio di risultato in servizi di welfare aziendale, come versamenti alla previdenza complementare o fondi di assistenza sanitaria, la somma resta interamente esentasse. Questa agevolazione viaggia su un binario separato e non va ad intaccare i tetti ordinari dei fringe benefit.

Cosa succede se si supera la soglia esentasse

Sui fringe benefit c’è una regola fondamentale da tenere a mente per non avere brutte sorprese: i tetti di 1.000 e 2.000 euro funzionano come un dentro o fuori. Questo significa che la soglia non è una franchigia.

Se durante l’anno il totale dei benefit ricevuti supera il limite anche solo di un euro, si perde completamente l’agevolazione. Di conseguenza, Irpef e contributi non si pagheranno solo su quell’euro in più, ma sull’intera somma erogata dall’azienda.

Quali sono le scadenze e come funziona la data limite

Per capire a quale anno appartengono i benefit o i rimborsi ricevuti dall’azienda, la legge prevede una finestra temporale extra chiamata principio di cassa allargato. In parole semplici:

  • tutti i rimborsi e i benefit che il datore di lavoro eroga entro il 12 gennaio 2027 vengono attribuiti al calcolo delle tasse dell’anno precedente;
  • tutti i pagamenti e i servizi riconosciuti a partire dal 13 gennaio 2027 entrano invece nel conteggio del nuovo anno fiscale.

Milano, 1 milione di euro di danni per le manifestazioni: quali sono le tutele per i commercianti

21 October 2026 at 07:13

L’ondata di proteste e gli scontri che hanno interessato soprattutto il centro di Milano per il caro vita hanno aperto il dibattito sui costi economici delle manifestazioni.

Tra vetrine infrante, arredi urbani danneggiati e giornate di chiusura precauzionale, le stime provvisorie delle associazioni di categoria parlano di danni diretti e indiretti che superano il milione di euro.

La geografia dei danni

A essere state prese di mira sono state soprattutto le vetrine e le serrande delle vie dello shopping e del Quadrilatero della moda di Milano. Un perimetro urbano caratterizzato da una forte concentrazione di boutique del lusso, flagship store di grandi maison e catene in franchising ad alto fatturato, dove i blocchi della circolazione e i disordini impattano su volumi d’affari e flussi turistici danarosi particolarmente elevati.

La reazione della politica

I disordini hanno innescato un acceso scontro politico sulla gestione dell’ordine pubblico nelle grandi città. Il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, è intervenuto con toni perentori definendo le scene di Milano inaccettabili e invocando la necessità di limitare l’uso delle piazze simbolo alle manifestazioni, chiedendo apertamente di blindare piazza Duomo per i cortei a rischio.

Sul fronte legislativo ed economico, il leader della Lega e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno ribadito la necessità di applicare con fermezza il principio chi rompe paga:

Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no. Chi rompe paga, e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori.

L’obiettivo del disegno di legge è far ricadere la responsabilità civile e finanziaria dei danneggiamenti direttamente sugli autori dei reati o sulle organizzazioni dei cortei non autorizzati. Una linea che punterebbe ad accelerare le procedure di rivalsa economica, visto il reale funzionamento dei meccanismi assicurativi, ma lascia comunque aperto il problema dell’identificazione e della reale capacità finanziaria di chi è già stato individuato come responsabile.

Le prime risposte del Governo

A margine degli eventi del capoluogo lombardo, l’Esecutivo ha approvato in Consiglio dei Ministri il nuovo Decreto Sicurezza, introducendo misure stringenti e un focus specifico sul coinvolgimento dei giovanissimi nei disordini di piazza, un fenomeno commentato dalla stessa Meloni con preoccupazione:

Il più piccolo dei fermati a Milano ha 11 anni. Fa male e fa paura. Faremo tutto quello che possiamo per impedire che quello che abbiamo visto diventi la normalità.

Tra le principali novità contenute nel testo figurano:

  • il reato di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche;
  • l’estensione della durata del fermo preventivo fino a 24 ore, applicabile anche ai soggetti minorenni fermati con oggetti atti a offendere o travisati;
  • l’estensione della presunzione d’imputabilità alla fascia d’età compresa tra i 14 e i 16 anni;
  • l’introduzione di sanzioni amministrative da 500 a 1.000 euro a carico dei genitori dei minorenni comprovati autori di atti vandalici.

Chi risponde dei danni materiali e dei mancati guadagni

La copertura economica per i punti vendita e le catene retail si articola oggi su due binari principali:

  • i contratti stipulati dai grandi marchi internazionali con le polizze assicurative includono generalmente clausole per atti vandalici, sommosse e fermo d’attività (Business Interruption), la cui effettiva liquidazione dipende dalle franchigie e dalle perizie sui mancati incassi contabili;
  • l’azione di rivalsa diretta a individuare la responsabilità civile e penale dei manifestanti fermati richiede tempi processuali lunghi e presenta tassi di recupero effettivo tradizionalmente contenuti.

Proprio perché i tempi della giustizia sono quelli che sono, le associazioni di categoria stanno sollecitando l’intervento delle istituzioni locali e nazionali per valutare misure straordinarie a tutela del proprio indotto e dell’immagine commerciale della città.

Sciopero dei tir, in Sicilia il Comitato revoca la protesta: sbloccati 480 milioni per il gasolio

20 October 2026 at 17:52

La paralisi dei trasporti nell’isola è stata sventata in extremis. In Sicilia le associazioni di categoria hanno disposto la revoca del fermo dei tir, mettendo in salvo la catena della distribuzione alimentare e l’approvvigionamento dei carburanti.

La svolta è arrivata al termine di un serrato confronto con le istituzioni, culminato con lo sblocco di risorse finanziarie decisive per il comparto logistico della regione.

Perché i tir ricominciano a circolare in Sicilia

A disinnescare la protesta è stato il via libera definitivo ai fondi di compensazione. Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, ha confermato l’immediata disponibilità di 480 milioni di euro destinati ad abbattere i costi di insularità e a mitigare l’impatto dei rincari sulla movimentazione delle merci.

Preso atto dell’accoglimento di quasi tutte le istanze presentate nella piattaforma rivendicativa, il Comitato trasportatori siciliani ha sospeso il blocco dei camion per dare un segnale di apertura al ministro Matteo Salvini, pur mantenendo lo stato di agitazione fino all’attuazione completa delle misure.

A stretto giro è arrivata anche la fermata del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che ha promesso di affiancare alle risorse nazionali ulteriori interventi regionali a tutela della continuità territoriale e della competitività delle imprese locali.

La protesta del caro carburante continua nel resto del Sud

Se in Sicilia si evita il peggio, nel resto del Mezzogiorno la morsa della protesta non accenna a flettere. La combinazione tra l’esplosione dei costi del gasolio e i ritardi negli interventi statali sta spingendo autotrasportatori e agricoltori a bloccare i principali snodi viari del Sud:

  • in Campania la mobilitazione ha congelato la viabilità con presidi a oltranza e blocchi notturni ai caselli di Nola sulla A30, Avellino Est e lungo gli svincoli della A2 nel Vallo di Diano;
  • in Puglia i cortei di tir e trattori hanno invaso la viabilità ordinaria tra Bari e Bitonto, paralizzando il traffico per denunciare margini di profitto ormai azzerati;
  • in Molise i presidi dei camionisti stanno già provocando i primi ritardi nelle consegne dei prodotti freschi e rallentamenti nelle catene di produzione industriale.

Dopo i fornai anche i pescherecci pronti al blocco nazionale

A rendere il quadro ancora più critico è l’effetto contagio che sta travolgendo gli altri settori energivori. Dopo i fornai, anche le marinerie italiane sono pronte a spegnere i motori e a incrociare le braccia contro i rincari energetici innescati dalle tensioni geopolitiche internazionali.

In prima fila c’è la flotta del Molise: gli armatori della marineria di Termoli hanno confermato che i motopesca resteranno ormeggiati nei porti. Tra le richieste urgenti indirizzate al Governo spiccano la proroga del credito d’imposta sul carburante fino al 31 dicembre, il saldo dei ristori arretrati e un’immediata sburocratizzazione per il comparto della blue economy.

Classifica città smart d’Italia: Bologna si conferma prima ma cresce il divario col Sud

20 October 2026 at 17:23

Bologna si conferma la città più smart d’Italia per il secondo anno consecutivo. A completare il podio della settima edizione del City Vision Score 2026-27 ci sono Pordenone, che compie un salto in avanti passando dall’ottavo al secondo posto, e Casalecchio di Reno, comune alle porte del capoluogo emiliano.

Il verdetto della graduatoria, presentata a Padova durante gli Stati generali delle città intelligenti, incorona nuovamente il Nord e traccia una mappa dell’innovazione nei territori italiani che riflette le croniche condizioni territoriali.

Cos’è City Vision Score

L’indice, curato dalle società Blum e Prokalos, misura il grado di intelligenza dei comuni italiani analizzando la totalità delle 7.896 realtà amministrative presenti sul territorio nazionale.

I tre centri urbani che guidano la graduatoria hanno ottenuto punteggi ai vertici della scala di valutazione (da 10 a 100): Bologna ha conquistato il punteggio pieno di 100 punti, seguita a brevissima distanza da Pordenone con 99,96 punti e da Casalecchio di Reno a quota 99.

I sei criteri di valutazione

La misurazione del livello di digitalizzazione e innovazione si basa su 30 indicatori analitici, ripartiti su sei dimensioni cardine della trasformazione urbana:

  • l’efficienza amministrativa, la digitalizzazione dei servizi pubblici e la trasparenza;
  • la vitalità del tessuto imprenditoriale, l’innovazione e la capacità di attrarre investimenti;
  • sostenibilità ambientale, gestione dei rifiuti e politiche energetiche;
  • qualità della vita, sicurezza, offerta culturale e inclusione sociale;
  • infrastrutture di trasporto sostenibile, mobilità elettrica e connessioni stradali;
  • competenze digitali dei cittadini, istruzione e capitale umano.

La top 10 delle città più smart d’Italia

Nove dei primi dieci comuni appartengono al Nord Italia, evidenziando una marcata concentrazione geografica dei centri ad alta tecnologia. Di seguito la classifica dei primi dieci comuni italiani:

  • Bologna, con 100 punti;
  • Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia, con 99,96 punti;
  • Casalecchio di Reno, in Emilia-Romagna, con 99,00 punti;
  • Bergamo (Lombardia);
  • Brescia (Lombardia);
  • Rovereto (Trentino-Alto Adige);
  • Agrate Brianza (Lombardia);
  • Firenze;
  • Milano (Lombardia);
  • Udine (Friuli-Venezia Giulia).

Le città del Centro e del Sud Italia dove sono?

Dietro i successi dei primi dieci centri emerge una verità ormai cronica: il Centro e il Mezzogiorno restano completamente esclusi da qualsiasi caratterizzazione delle smart city. Nelle prime cento posizioni figurano 91 comuni del Nord e 9 del Centro, nessun comune del Sud o delle Isole.

Per trovare la prima realtà meridionale occorre scendere fino alla 301esima posizione, occupata da Pescara, che risulta anche l’unico comune di tutto il Sud a rientrare tra i primi 500. Per trovare la prima città insulare si deve arrivare all’865esimo posto con Cagliari, seguita da Bari al 1.456esimo posto, Avellino al 1.671esimo e Lecce al 1.688esimo.

Un’Italia a due velocità

Anche la media dei punteggi evidenzia la spaccatura. Mentre il Nord viaggia a una media di 63,2 punti, con il Nord-Est in vetta a 67,7, e le città del Centro si attestano a 57,1, il Sud si ferma a 37,8 punti.

L’Italia continua ad andare a due velocità, e senza un rafforzamento della capacità amministrativa e investimenti mirati al Mezzogiorno, i progetti di transizione digitale, energetica e ambientale rischiano di essere una realtà solo per una parte del Paese.

Voli low cost a rischio nel 2027, Ryanair avverte: in arrivo aumenti fino al 20%

20 October 2026 at 16:13

L’era dei voli low cost potrebbe essere finita. Nel 2027 le tariffe aeree in Europa potrebbero registrare rincari record fino al 20%, mettendo a segno uno degli aumenti più marcati della loro storia recente.

A lanciare l’allarme è Michael O’Leary, ceo di Ryanair, secondo cui le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il conseguente caro-petrolio rischiano di travolgere i margini operativi di tutto il comparto.

Le dichiarazioni del ceo di Ryanair

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Bruxelles nella giornata di oggi, il numero uno del primo vettore low cost europeo ha tracciato uno scenario di forte rincaro per i prossimi dodici mesi:

vedremo, a mio avviso, il più grande aumento delle tariffe aeree mai registrato in Europa

ha dichiarato O’Leary, sottolineando come neanche un incremento così marcato dei prezzi dei biglietti e degli eventuali supplementi carburante possa bastare a compensare la violenta impennata dei costi energetici.

Perché le compagnie aeree low cost rischiano perdite

Il fattore di maggiore vulnerabilità per le compagnie risiede nella gestione delle coperture finanziarie contro le oscillazioni del carburante. Ryanair e tutti gli altri vettori europei che finora hanno permesso a una generazione intera di volare a prezzi contenuti si trovano ad affrontare questo periodo ampiamente scoperti rispetto al rincaro del greggio.

O’Leary ha spiegato che Ryanair è coperta soltanto per il 15% del fabbisogno del prossimo anno. Questo significa che l‘85% del carburante necessario per garantire il servizio resta esposto alle oscillazioni del mercato.

A complicare il quadro c’è anche il cambio delle abitudini dei viaggiatori, che tendono a posticipare sempre di più l’acquisto dei biglietti, rendendo complessa e imprevedibile la pianificazione operativa dei voli.

La combinazione tra caro-carburante e pressione fiscale porterà il vettore a ridurre la propria presenza in Francia e Belgio in risposta all’aumento delle imposte locali, mentre sul fronte industriale si attende per gennaio la consegna del primo Boeing 737 Max 10 (con altri 16 aeromobili previsti entro aprile) per cercare di efficientare i consumi.

Il tramonto del low cost

I titoli del settore riflettono già la gravità della crisi: Ryanair ha ceduto fino al 2,1% in borsa, con una flessione del 25% da inizio anno che rischia di rendere il 2026 l’anno peggiore per il titolo dal 2018.

Secondo O’Leary, questa morsa tra caro-petrolio, fisco e vincoli operativi ridisegnerà il mercato, spingendo fuori le compagnie più fragili.

Il settore mostra già i primi segnali di riassestamento. Vettori come Air Baltic e la spagnola Volotea sono impegnati in complessi processi di ristrutturazione aziendale. Lufthansa ha superato Air France-Klm nell’acquisizione di una quota della portoghese Tap, mentre il fondo Apollo Global Management valuta il rilevamento di EasyJet.

Concorso Agenzia delle Entrate da 622 posti, bando riaperto agli stranieri: nuove scadenze

20 October 2026 at 15:20

Nuovo sviluppo per la selezione pubblica indetta dall’Agenzia delle Entrate per la copertura a tempo indeterminato di 622 posti per Assistente Gestionale, riservata alle persone con disabilità iscritte al collocamento mirato (Legge 68/1999).

A seguito dell’accoglimento del ricorso da parte del Tribunale di Milano, che ha dichiarato discriminatoria la clausola della sola cittadinanza italiana con la sentenza n. 4273/2026, l’Agenzia ha disposto l’atto di modifica del bando con la riapertura dei termini di candidatura per i cittadini comunitari ed extra-Ue.

Chi può candidarsi con la riapertura dei termini

La nuova finestra temporale per l’invio delle domande è rivolta esclusivamente ai soggetti precedentemente esclusi dalla clausola sulla cittadinanza, purché in possesso di tutti gli altri requisiti previsti dal bando originario:

  • cittadini di uno Stato membro dell’Unione Europea;
  • familiari di cittadini Ue titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • cittadini di Paesi terzi titolari del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo;
  • cittadini di Paesi terzi titolari dello status di rifugiato o di protezione sussidiaria.

Per i candidati stranieri che non sono rifugiati né titolari di protezione sussidiaria, il godimento dei diritti civili e politici si riferisce al Paese di cittadinanza.

Requisiti generali e collocamento mirato

I candidati che presentano domanda tramite la riapertura dei termini dovevano possedere i seguenti requisiti già il 17 giugno 2026:

  • iscrizione negli elenchi del collocamento mirato (art. 8, Legge 68/1999) della provincia per cui si concorre e stato di disoccupazione;
  • diploma di scuola secondaria di secondo grado o titolo equipollente;
  • età non inferiore ai 18 anni e posizione regolare nei confronti degli obblighi di leva (se dovuti);
  • idoneità fisica allo svolgimento delle mansioni proprie della famiglia professionale di destinazione, compatibilmente con la disabilità posseduta.

Ciascun candidato può presentare domanda per una sola provincia, corrispondente a quella del servizio di collocamento mirato presso cui risulta iscritto.

Prove d’esame e nuove date per le istruzioni

L’iter selettivo prevede un’unica prova scritta della durata di 60 minuti, consistente in 50 quesiti a risposta multipla su elementi di diritto amministrativo, fini istituzionali dell’Agenzia delle Entrate, normativa sul pubblico impiego, informatica e lingua inglese. La prova si intende superata con una votazione minima di 18 su 30.

L’Agenzia delle Entrate ha comunicato che le indicazioni di dettaglio relative alla data, le sedi e la modalità di svolgimento della prova scritta saranno pubblicate sul sito istituzionale e sul Portale inPA il 15 dicembre 2026.

Modalità e nuova scadenza per le domande

Le nuove istanze di partecipazione devono essere inviate esclusivamente online attraverso il Portale unico del reclutamento inPA, autenticandosi tramite Spid, Cie, Cns o eIDAS e indicando un indirizzo di Posta Elettronica Certificata intestato al candidato.

La finestra temporale si chiude inderogabilmente alle ore 23:59 del 18 novembre 2026.

Altri concorsi attivi

Per chi è interessato alle opportunità d’inserimento nel settore pubblico a tempo pieno e indeterminato, resta aperta la possibilità di partecipare a diversi concorsi in scadenza ad ottobre, tra cui si menziona quello in Marina Militare.

Nuovo bonus mamme 2026 Inps: via alle domande, come fare e requisiti

20 October 2026 at 14:42

L’Inps ha aperto da oggi il canale telematizzato per l’invio delle domande relative al Nuovo bonus mamme 2026.

Con la pubblicazione del messaggio numero 3343, l’Istituto dà ufficialmente il via alle richieste per accedere al contributo economico erogato in un’unica soluzione con la mensilità di dicembre 2026.

Come fare domanda sul portale Inps passo dopo passo

La procedura per richiedere l’assegno si svolge interamente online sul sito dell’Istituto tramite i seguenti passaggi:

  • accedere al portale ufficiale Inps autenticandosi con Spid di livello 2, Carta d’identità elettronica, Carta nazionale dei servizi o eIdas;
  • entrare nella sezione dedicata alle prestazioni a sostegno del reddito e selezionare il punto d’accesso per le prestazioni non pensionistiche;
  • spuntare l’opzione del Nuovo bonus mamme 2026 e compilare il modulo con i dati del rapporto di lavoro e i codici fiscali dei figli;
  • verificare la correttezza dei dati inseriti, inoltrare la richiesta e scaricare la ricevuta con il numero di protocollo.

Sarà possibile consultare lo stato di avanzamento dell’istanza direttamente dall’area riservata MyInps o rivolgendosi a un patronato.

Entro quando si può fare richiesta

Le lavoratrici interessate hanno tempo fino al 31 dicembre 2026 per trasmettere la domanda. Il termine slitta al 31 gennaio 2027 solo per chi perfeziona i requisiti d’accesso nel corso del mese di dicembre 2026.

Le differenze con il precedente Bonus mamme

Il nuovo incentivo presenta modifiche sostanziali rispetto al vecchio Bonus mamme. Mentre il vecchio strumento si configurava come uno sgravio del 100% dei contributi previdenziali Ivs a carico della lavoratrice, la misura attuale consiste in un contributo economico diretto erogato dall’Inps.

Con la decontribuzione si poteva cumulare un beneficio di 3.000 euro l’anno, percepiti durante l’anno in busta paga. Il nuovo bonus accredita un importo fisso di 60 euro al mese, per un tetto massimo di 720 euro annui, che viene liquidato in un’unica soluzione a fine anno.

In passato il diritto spettava esclusivamente alle lavoratrici dipendenti con contratto a tempo indeterminato. La nuova disciplina estende invece l’accesso alla prestazione sia alle lavoratrici dipendenti sia alle lavoratrici autonome e alle libere professioniste.

Infine, se con il vecchio beneficio fiscale non era prevista alcuna soglia Isee o reddituale, la nuova misura introduce un tetto al reddito annuo individuale da lavoro, fissato entro il limite massimo di 40.000 euro.

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