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Soldi e politica, “Finanziamenti privati ormai diretti verso singoli candidati, serve più trasparenza su eletti e fondazioni”: l’appello di The Good Lobby e Transparency International

29 October 2026 at 21:20

“L’Italia ha avuto un passaggio dal finanziamento prevalentemente pubblico a un finanziamento in larga parte privato senza mettere in campo un apparato di regole che ci aiutino a vedere in piena trasparenza chi finanzia la politica. Le norme esistenti riguardano soprattutto i partiti, ma questi sono ormai residuali. Chi intercetta i fondi sono prevalentemente quelle che si chiamano terze parti, associazioni politiche, fondazioni politiche che spesso riescono ad aggirare le regole della rendicontazione che invece riguardano i partiti. Allo stesso modo, se i soldi oggi passano direttamente verso i candidati, serve avere una reale trasparenza sui finanziamenti dei singoli eletti”. A rivendicarlo è Federico Anghelè, direttore di The Good Lobby Italia, nel corso della presentazione pubblica dell’Osservatorio Moneytor, dedicato al monitoraggio del finanziamento alla politica italiana.

L’iniziativa, organizzata alla Fondazione Lelio e Lisli Basso a Roma, è stata l’occasione per la presentazione, da parte del gruppo di ricerca di Transparency International Italia, delle ultime elaborazioni preliminari dei nuovi dati relativi alle fonti di finanziamento della politica (l’aggiornamento definitivo avverrà a novembre, in base alle tempistiche di legge che consentono ai partiti di rendicontare le erogazioni anche nelle annualità successive).

“I nuovi dati ci dicono principalmente che la tendenza della diminuzione di finanziamenti ai partiti è riconfermata, come negli ultimi due anni. Tra il 2020 e il 2025, il sistema politico ha raccolto complessivamente circa 134,4 milioni di euro di contributi privati. Ma nell’ultimo anno, le entrate si fermano a 16,281 milioni di euro, segnando una flessione del
-20,1% rispetto al 2024. Si tratta del volume di raccolta più basso dal 2018 e lontano dal picco di quasi 33 milioni registrato nel 2022″, hanno sottolineato Aiste Galinyte e Roberto Giambelli per Transparency International Italia.

In base ai dati preliminari è stato registrato come nel 2025 tra i partiti che hanno beneficiato di più ci sia “il ritorno in vetta della Lega, con 4,325 milioni di euro, mentre nel podio seguono Forza Italia (3,048 milioni) e M5S (2,698 milioni). Fratelli d’Italia si ferma a 2,271 milioni, seguito dal PD con 1,914 milioni. Per quanto riguarda il trend triennale, nel periodo 2023-2025, sempre la Lega si conferma la forza politica con la maggiore capacità di attrazione fondi”, hanno spiegato. “Si confermano approcci opposti, con partiti (PD, FdI, M5S) che sopravvivono grazie al prelievo sugli stipendi degli eletti, e altri (Forza Italia, Lega) in grado di intercettare milioni di euro dal settore privato“.

Ma se i finanziamenti verso i partiti sono comunque in flessione, ha sottolineato Vincenzo Smaldore per Fondazione Openpolis, il motivo è dovuto al fatto che ormai i soldi si spostano direttamente verso i candidati: “Troviamo sempre pochi soldi nei bilanci dei partiti e quelli che troviamo sono per lo più le rimesse degli eletti, perché l’interesse privato non ha più utilità a passare per il partito, raggiunge direttamente il candidato. Sono gli eletti che hanno i cordoni della borsa, anche qui innanzitutto di soldi pubblici, così assumono una rilevanza fino a quel momento mai avuta in Italia le tesorerie dei gruppi parlamentari, oltre che le tesorerie dei Consigli regionali. Allo stesso tempo abbiamo un’esplosione del fenomeno di associazioni, fondazioni, comitati vari riconducibili ai singoli e questo complica tantissimo, perché un’associazione può avere dei finanziamenti privati, può fare delle feste, dei festival, dei convegni e quindi prendere degli sponsor, può fare un’impresa editoriale e quindi vendere la pubblicità“.

Così sono proprio le fondazioni le realtà dove si nascondono le zone grigie e dove i controlli, nei fatti, sono del tutto inefficaci, come precisa Transparency International: “Per la legge queste sono equiparate ai partiti per obblighi di trasparenza, quindi noi abbiamo monitorato quei soggetti collegati ai politici o ai partiti nazionali e che hanno dichiarato le donazioni ricevute dal Parlamento nell’anno 2025. Eppure siamo riusciti a rilevarne solo tre. Ovvio che potrebbero esserci anche altri soggetti che magari o non dichiarano, oppure riescono a aggirare gli obblighi di trasparenza”.

Lo stesso Anghelè precisa: “Mi ricordo un dato di qualche anno fa di Fondazione Openpolis in cui si spiegava come le fondazioni politiche fossero oltre 100. Se oggi in realtà sono solo tre, dove sono sparite tutte le altre? Vuol dire che fatta la legge, trovato l’inganno. Noi abbiamo bisogno di una piattaforma che tracci i fondi alla politica nel suo complesso e non solo a quello che è rimasto residuale, cioè il partito, ma per farlo abbiamo bisogno intanto che la legge Spazzacorrotti del 2019, che allargava le regole di trasparenza anche alle fondazioni, venga di fatto ridefinita. Serve una riconsiderazione di cos’è una fondazione, di cos’è un’associazione politica”.

E ancora, ha continuato il direttore di The Good Lobby: “Sicuramente questo tema del finanziamento alla politica è un tema molto poco ascoltato da questa maggioranza e da questo governo. Ci sono delle forze politiche che hanno deciso, come Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Avs di non accettare più fondi da parte di aziende o di privati. Sicuramente da una parte è un’attività di autoregolamentazione utile, ma noi crediamo che serva un’azione di sistema“.

Ma Anghelè lancia un appello anche affinché venga modificato il disegno di legge sulla regolamentazione delle attività di lobbying, arrivato al Senato dopo la prima approvazione alla Camera, che rischia di essere “un’occasione sprecata“. Il motivo? “Si tratta di un testo che ci trova molto critici perché garantirebbe enormi esenzioni. Secondo i nostri calcoli oltre il 50% degli incontri non verrebbero di fatto resi trasparenti. Si considera per lobbying soprattutto l’accesso ai luoghi istituzionali, ma sappiamo benissimo che oggi gli incontri tra i portatori di interessi e i decisori pubblici avvengono – e la cronaca appunto è molto fantasiosa da questo punto di vista – in luoghi diversi. Ma non solo. Tutte le grandi corporazioni come le associazioni datoriali, le associazioni sindacali, verrebbero escluse dagli obblighi di trasparenza. Siamo convinti che ci siano ancora i margini per poter intervenire, modificare il testo, renderlo più robusto ed effettivo. Altrimenti sarà un’operazione puramente cosmetica“.

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Received — 23 October 2026 ⏭ Il Fatto Quotidiano

“Diritto di manifestare sotto attacco. Nordio vuole ampliare le carceri minorili? Fa il gioco della criminalità”. La denuncia della rete HubForDefenders

23 October 2026 at 16:54

“Il governo Meloni e le forze di maggioranza hanno un problema con i giovani, reagiscono al dissenso soltanto in modo securitario e repressivo, dagli otto decreti Sicurezza, alle circolari del ministro Giuseppe Valditara nelle scuole, fino al ddl Antisemitismo in via di approvazione definitiva”. Alla vigilia delle nuove manifestazioni di sabato, anticipate da un clima di tensione e perquisizioni domiciliari e personali in 18 città italiane a carico di circa 100 persone di cui 51 minorenni, identificati nel corso delle manifestazioni del 17 e del 18 ottobre, a bocciare l’ultimo provvedimento dell’esecutivo e la nuova stretta sui minori è la rete Hub For Defenders, che riunisce 22 organizzazioni della società civile. Tra queste Arci, Un ponte per, Amnesty International Italia, Giuristi democratici, A Sud e Legal team Italia, che nel corso di una conferenza stampa a Roma hanno segnalato come la rete, che offre protezione e assistenza legale a livello nazionale, abbia raccolto oltre 34 segnalazioni su fermi e trattenimenti, anche di minorenni, dopo i fatti di Milano.

Osservatori esterni autorizzati dalla Questura saranno presenti questo weekend nelle manifestazioni per monitorare e offrire assistenza, dopo i casi denunciati. Tra cui quelli di un cittadino polacco che ha riferito di essere stato trattenuto e ammanettato senza interprete e poi rilasciato senza accuse, un minorenne fermato il 17 ottobre e rilasciato alle 4 del mattino, tre quattordicenni trattenute senza che le famiglie fossero avvisate, ma non solo: “Se il dissenso viene trattato come questione di ordine pubblico, la conseguenza è un restringimento preoccupante della partecipazione democratica”, ha attaccato Marica Di Pierri, di A Sud.

“Sapevamo che la maggioranza avesse una visione carcerocentrica della giustizia, ma le dichiarazioni del ministro Carlo Nordio sono un controsenso”, ha denunciato Alfio Nicotra (Un ponte per), contestando il Guardasigilli che vorrebbe ampliare le carceri giovanili e destinare pure spazi degli istituti penitenziari ora riservati agli adulti. “Ogni minore in carcere è una sconfitta per la società. Mentre con lui la popolazione carceraria minorile è aumentata del 40%, anche a causa dell’aumento indiscriminato delle pene. Spesso le carceri sono un’università del malaffare. Mettere nuove generazioni con elementi di fragilità insieme a degli adulti significa fare il gioco della criminalità, non quello della Costituzione che punta al recupero dei detenuti, soprattutto se minori, e al loro reinserimento nella società”.

Laura Renzi, di Amnesty International Italia, ha denunciato come la compressione del diritto di manifestazione sia ormai un fattore comune in tutta l’Unione europea: “Chiediamo alle forze di polizia di applicare tecniche di de-escalation. Invece assistiamo a un aumento, anche ingiustificato, dell’uso di gas lacrimogeni e idranti“, ha denunciato, rilanciando la richiesta di introdurre codici identificativi per le forze di sicurezza.

“Chi l’avrebbe mai detto che nel 2026 il nostro Paese avrebbe avuto bisogno di osservatori neutrali nelle piazze, come nei regimi o dove le elezioni sono a rischio?”, ha attaccato pure Walter Massa, presidente di Arci, contestando l’ipotesi di impiegare “500 militari addestrati a fare la guerra per 500 ragazzini minorenni a Milano”: “In un Paese normale questa cosa farebbe ridere, dovrebbe interrogare le stesse forze dell’ordine sul loro ruolo. Oggi sotto attacco c’è anche il diritto di associarsi, per questo oltre 4 anni fa abbiamo pensato a questa iniziativa”.

Critico anche Cesare Antetomaso, dei Giuristi Democratici, che ha contestato il “clima criminogeno” generato dall’incertezza normativa e dal restringimento degli spazi di libertà: “Ben svegliati i nostri colleghi che pensavano che Nordio fosse un campione di garantismo. Certo non saremmo arrivati a pensare che la soluzione prospettata fosse più carcere per tutti, anche per i minorenni”.

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