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È morto Patrick Stewart

30 October 2026 at 06:59

L’attore britannico Patrick Stewart, conosciuto soprattutto per aver interpretato il capitano Jean-Luc Picard nella serie Star Trek e il professor Charles Xavier nei film degli X Men, è morto mercoledì 28 ottobre nella sua abitazione di Los Angeles. Aveva 86 anni. La notizia è stata comunicata giovedì dalla famiglia attraverso i suoi profili social. Stewart soffriva di Alzheimer e di demenza a corpi di Lewy, due malattie neurodegenerative le cui diagnosi non erano state rese pubbliche in precedenza.

Secondo il comunicato diffuso dalla sua portavoce, Kelly Bush Novak, l’attore è morto accanto alla terza moglie, la cantante americana Sunny Ozell, dopo un periodo relativamente breve di malattia. Negli ultimi giorni era stato assistito dai familiari e dagli amici più stretti. La famiglia lo ha ricordato per una carriera durata oltre sessant’anni, durante la quale era passato dal teatro shakespeariano britannico ad alcune delle produzioni televisive e cinematografiche più conosciute al mondo.

Stewart era nato il 13 luglio 1940 a Mirfield, una cittadina dello Yorkshire, nel nord dell’Inghilterra, ed era cresciuto in una famiglia operaia con difficoltà economiche. Sua madre lavorava nell’industria tessile, mentre il padre era stato sottufficiale dell’esercito britannico. Dopo la Seconda guerra mondiale, il padre aveva sviluppato problemi legati all’alcol e, secondo quanto raccontato successivamente dall’attore, soffriva di disturbo da stress post traumatico. Stewart aveva più volte ricordato gli episodi di violenza domestica a cui aveva assistito durante l’infanzia, quando cercava di proteggere la madre dalle aggressioni del padre.

Fu proprio durante gli anni della scuola che cominciò a interessarsi alla recitazione. A dodici anni un insegnante gli fece conoscere Shakespeare, incoraggiandolo a partecipare alle rappresentazioni teatrali. Stewart avrebbe raccontato molti anni dopo di aver trovato nel palcoscenico un luogo in cui poteva temporaneamente allontanarsi dalle difficoltà della vita familiare. Dopo le prime esperienze nelle compagnie amatoriali dello Yorkshire, ottenne una borsa di studio per frequentare la Bristol Old Vic Theatre School, una delle principali scuole di recitazione britanniche.

Nel 1966 entrò nella Royal Shakespeare Company, dove trascorse una parte fondamentale della sua formazione e interpretò numerosi personaggi del repertorio classico. Lavorò in oltre sessanta produzioni teatrali, affrontando opere come Amleto, Macbeth, Antonio e Cleopatra e Il mercante di Venezia. Negli anni successivi si esibì anche nel West End londinese e a Broadway, ottenendo riconoscimenti importanti, tra cui tre Laurence Olivier Awards e una candidatura ai Tony Awards per la sua interpretazione di Macbeth.

La notorietà internazionale arrivò però relativamente tardi, quando Stewart aveva già 47 anni. Nel 1987 gli venne offerto il ruolo del capitano Jean-Luc Picard in Star Trek: The Next Generation, la nuova serie televisiva ambientata nell’universo fantascientifico creato da Gene Roddenberry. Fino ad allora Stewart era conosciuto soprattutto per il teatro e per alcune partecipazioni cinematografiche e televisive. Accettare un ruolo da protagonista in una produzione americana di fantascienza rappresentava quindi un cambiamento significativo rispetto alla carriera costruita nei decenni precedenti.

Inizialmente Stewart aveva avuto alcune perplessità. Anche Ian McKellen, suo amico e collega, gli aveva consigliato di non accettare, temendo che una lunga esperienza televisiva potesse compromettere il suo percorso teatrale. Stewart decise invece di partecipare alla serie, che sarebbe diventata uno dei maggiori successi della sua carriera. Il successo della serie lo rese uno degli attori britannici più riconoscibili a livello internazionale. Stewart continuò a interpretare Picard in quattro film cinematografici e, molti anni dopo, tornò nello stesso ruolo nella serie Star Trek: Picard, distribuita tra il 2020 e il 2023.

Un secondo ruolo di grande successo arrivò nel 2000, quando interpretò Charles Xavier, conosciuto come Professor X, nel primo film della saga cinematografica degli X Men, tratta dai fumetti Marvel. Xavier era il fondatore di una scuola per giovani mutanti e il principale sostenitore della convivenza pacifica tra esseri umani e persone dotate di capacità straordinarie. Nei film Stewart recitò nuovamente accanto a Ian McKellen, che interpretava Magneto, il suo principale antagonista.

Nel corso della carriera Stewart ricevette numerosi riconoscimenti. Vinse un Grammy per la registrazione di Pierino e il lupo di Sergej Prokofiev e ottenne diverse candidature agli Emmy Awards per le sue interpretazioni televisive. Nel 1996 gli fu assegnata una stella sulla Hollywood Walk of Fame e nel 2010 la regina Elisabetta II lo nominò cavaliere per il contributo dato alle arti drammatiche.

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Lo sciopero generale ferma scuole e uffici pubblici, ma non i trasporti

30 October 2026 at 06:47

È in corso oggi, venerdì 30 ottobre, uno sciopero generale nazionale proclamato dall’Unione Sindacale di Base (Usb) contro il carovita, la perdita di potere d’acquisto dei salari e delle pensioni e l’aumento delle spese militari. La mobilitazione coinvolge lavoratori del settore pubblico e privato, con possibili disagi nelle scuole, nella sanità e negli uffici pubblici. I trasporti, inizialmente compresi nella protesta, dovrebbero invece funzionare regolarmente dopo l’intervento del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha disposto il rinvio dello sciopero nel settore.

Le rivendicazioni dell’Usb riguardano soprattutto il peggioramento delle condizioni economiche di lavoratori e pensionati. Il sindacato chiede aumenti delle retribuzioni, il recupero del potere d’acquisto e il ripristino della scala mobile, il meccanismo che adeguava automaticamente i salari all’inflazione. Tra le richieste figurano anche interventi per ridurre il costo dell’energia, degli affitti, dei mutui e dei beni di prima necessità, insieme a una diminuzione dell’Iva sui prodotti essenziali.

«È il momento di abbassare i prezzi, le tariffe energetiche, gli affitti e i mutui, di alzare i salari e di dire basta con la guerra», ha dichiarato l’organizzazione sindacale. La protesta contesta inoltre la destinazione di risorse pubbliche al riarmo, chiedendo che una quota maggiore della spesa venga indirizzata alla sanità, all’istruzione, alle pensioni e ai servizi sociali. L’Usb critica anche i provvedimenti in materia di sicurezza e ordine pubblico che considera restrittivi del diritto di manifestare.

La giornata prevede manifestazioni e presidi in oltre cinquanta città italiane, con i principali cortei a Roma e Milano. Alle proteste partecipano anche studenti, pensionati, lavoratori precari e movimenti sociali. Le autorità hanno predisposto misure di sicurezza rafforzate, soprattutto nella capitale e nel capoluogo lombardo, dopo gli scontri avvenuti durante alcune manifestazioni delle scorse settimane.

Lo sciopero riguarda tutte le categorie pubbliche e private che hanno aderito alla mobilitazione, anche se le modalità di astensione dal lavoro possono cambiare a seconda del comparto. Nella pubblica amministrazione, negli istituti scolastici e nelle strutture sanitarie potrebbero verificarsi interruzioni o riduzioni delle attività, mentre nei servizi pubblici essenziali rimangono in vigore gli obblighi di legge che garantiscono le prestazioni indispensabili. Alla protesta partecipano anche i lavoratori portuali, nell’ambito di una mobilitazione internazionale contro il traffico di armi e la militarizzazione degli scali. Secondo l’Usb, l’iniziativa coinvolge più di cento porti in diciassette paesi e collega le rivendicazioni sul lavoro alla contestazione delle politiche di riarmo.

Il principale elemento di novità rispetto al programma iniziale riguarda i trasporti. Con un’ordinanza firmata il 27 ottobre, il ministro Matteo Salvini ha disposto il differimento dello sciopero nei comparti ferroviario, aereo, marittimo e del trasporto pubblico locale, oltre che in altri servizi collegati alla mobilità. Il provvedimento è arrivato dopo una segnalazione della Commissione di Garanzia sugli scioperi, che aveva rilevato il mancato rispetto del periodo di franchigia previsto dal 30 ottobre al 5 novembre, in concomitanza con le giornate dedicate alla commemorazione dei defunti. Durante questo intervallo la normativa limita la possibilità di organizzare scioperi nei servizi di trasporto.

Salvini ha difeso la decisione sostenendo che il ministero abbia il dovere di garantire gli spostamenti dei cittadini e che la protesta fosse stata convocata senza rispettare i requisiti previsti dalla legge. Di segno opposto la posizione dell’Usb, che considera illegittima l’ordinanza e ha confermato la mobilitazione anche nei settori interessati dal provvedimento. Il sindacato ha dichiarato di essere disposto ad affrontare le eventuali sanzioni e ha avvertito i lavoratori delle possibili conseguenze individuali dell’adesione allo sciopero.

Nonostante il contrasto tra il sindacato e il governo, le aziende di trasporto hanno annunciato il mantenimento dei servizi ordinari. Trenitalia, Italo e Trenord hanno comunicato che i collegamenti ferroviari seguiranno gli orari abituali, senza le cancellazioni precedentemente previste. Anche a Roma, Atac e Cotral hanno confermato il regolare svolgimento del servizio, mentre a Milano autobus, tram e metropolitane di Atm circoleranno secondo la programmazione consueta. Non sono comunque esclusi disagi legati a eventuali adesioni individuali alla protesta o alle modifiche della viabilità necessarie per lo svolgimento dei cortei.

A Roma, dove sono attesi circa ventimila partecipanti, il corteo principale ha come punto di riferimento piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini, e un percorso che attraversa il centro fino all’area dei Fori Imperiali. Alla mobilitazione partecipano anche studenti e movimenti sociali, con punti di ritrovo in diverse zone della città, tra cui piazzale Aldo Moro, davanti all’università La Sapienza, e piazzale Ostiense. La manifestazione può comportare chiusure stradali e deviazioni del traffico lungo il percorso.

A Milano la mobilitazione comprende due cortei, uno sindacale e uno studentesco, con una partecipazione complessiva stimata intorno alle diecimila persone. Il percorso della manifestazione dell’Usb parte da piazza Duca d’Aosta, davanti alla stazione Centrale, e prosegue attraverso corso Buenos Aires e piazzale Loreto, in direzione dei quartieri settentrionali della città. Il corteo studentesco ha invece come punto di partenza piazza Leonardo da Vinci, davanti al Politecnico, e si ricongiunge alla manifestazione sindacale in piazzale Loreto. Gli itinerari annunciati escludono le aree centrali interessate dagli scontri del 17 e 18 ottobre.

Il ministero dell’Interno ha predisposto un rafforzamento dei controlli nelle altre città interessate dalle manifestazioni, tra cui Torino, Bologna, Firenze, Napoli e Palermo, con l’obiettivo dichiarato di prevenire nuovi episodi di violenza. Il ministro Matteo Piantedosi ha richiamato l’attenzione sulla necessità di gestire anche eventuali situazioni impreviste, affidando a prefetti, questori e forze di polizia il coordinamento delle misure di sicurezza.

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Nove mil funcionários públicos podem regressar à CGA. Alguns poderão ter dinheiro a receber

By: Lusa
30 October 2026 at 06:40
O Tribunal Constitucional declarou inconstitucional uma restrição que impedia milhares de funcionários públicos de voltar à Caixa Geral de Aposentações. A Fesap estima que 9 mil trabalhadores possam beneficiar da decisão e defende que alguns têm direito a receber diferenças de prestações sociais. O acórdão do Tribunal Constitucional , publicado esta terça-feira em Diário da República, abre a porta à reinscrição na Caixa Geral de Aposentações de cerca de nove mil funcionários públicos, segundo a Federação dos Sindicatos da Administração Pública e de Entidades com Fins Públicos (Fesap). Em causa está uma norma de 2024 que restringia o regresso à

Quattro militari italiani sono morti nello schianto di un elicottero in Bosnia

30 October 2026 at 06:31

Quattro militari italiani sono morti e altri undici sono rimasti feriti nello schianto di un elicottero dell’Esercito italiano avvenuto giovedì 29 ottobre nel nord della Bosnia ed Erzegovina. Il velivolo, un CH 47 Chinook impiegato nella missione dell’Unione europea Eufor Althea, è precipitato nei pressi del villaggio di Gorice, nel distretto di Brčko, durante un’attività di routine. A bordo c’erano quindici persone. Il ministero della Difesa ha confermato che nessuno dei feriti è attualmente in pericolo di vita, mentre sono in corso le indagini per stabilire le cause dell’incidente.

Le quattro vittime sono il sergente Simone Ruggia e il sergente Claudio Marchesi, entrambi appartenenti all’Aviazione dell’Esercito, e il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci, del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Ruggia e Marchesi prestavano servizio al Comando Aviazione dell’Esercito di Viterbo, nel primo reggimento Antares, che si occupa della formazione dei piloti e degli specialisti aeronautici. Zecchillo e Procacci erano invece impegnati nelle attività sanitarie della missione, rispettivamente come medico e infermiera.

Gli undici feriti sono stati trasferiti negli ospedali di Brčko e Tuzla, dove stanno ricevendo assistenza medica. Il governo ha disposto l’invio di personale sanitario militare italiano per seguirne le condizioni e collaborare con le strutture locali. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato che oggi  raggiungerà la Bosnia insieme al capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, e ad altri medici militari specialisti, per incontrare i feriti e il personale italiano impegnato nella missione.

In seguito all’incidente, il ministero della Difesa ha inoltre modificato il programma delle iniziative organizzate a Roma in vista della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate del 4 novembre. È stata annullata la cerimonia inaugurale del Villaggio Difesa al Circo Massimo, la cui apertura al pubblico, prevista per oggi, sarà dedicata alla commemorazione delle quattro vittime.

La dinamica dello schianto non è ancora stata chiarita. Secondo le prime informazioni raccolte sul posto, l’elicottero stava volando a bassa quota quando ha cominciato a perdere stabilità, effettuando alcune rotazioni su sé stesso prima di precipitare. Le immagini riprese da terra mostrano il Chinook perdere rapidamente quota mentre i rotori continuano a girare. L’impatto ha provocato la rottura della fusoliera in più parti.

L’ambasciatrice italiana a Sarajevo, Sarah Castellani, arrivata nella zona dell’incidente, ha riferito che il velivolo sarebbe precipitato durante la fase di decollo dall’aeroporto di Brčko. Si tratta tuttavia di una ricostruzione preliminare, che dovrà essere verificata attraverso gli accertamenti tecnici. Al momento non ci sono elementi sufficienti per stabilire che cosa abbia provocato la perdita di controllo dell’elicottero.

Il velivolo è caduto in un’area disabitata, non lontano dalle prime abitazioni del villaggio. Secondo quanto comunicato dal comando di Eufor, non ci sono stati feriti tra i civili né danni a edifici o infrastrutture. Sul luogo dello schianto sono intervenuti i vigili del fuoco, la protezione civile, le squadre sanitarie locali e il personale della missione europea. Le operazioni di soccorso e recupero sono state rese complesse dalle condizioni del relitto e dalla presenza di carburante fuoriuscito dopo l’impatto.

Il comando di Eufor ha confermato che l’incidente è avvenuto durante una normale attività operativa e ha annunciato un’indagine per ricostruire le circostanze dell’accaduto. Anche il ministero della Difesa italiano ha avviato gli accertamenti necessari. Non sono state diffuse conclusioni sulle possibili responsabilità o su eventuali problemi tecnici del velivolo.

L’elicottero coinvolto nell’incidente era un CH 47 Chinook, un mezzo da trasporto militare progettato dalla Boeing e utilizzato da numerose forze armate. La sua caratteristica principale è la presenza di due grandi rotori, uno anteriore e uno posteriore, che gli consentono di trasportare personale, attrezzature e carichi pesanti. La versione impiegata dall’Esercito italiano viene utilizzata anche per operazioni di soccorso ed evacuazione medica.

Il Chinook operava nell’ambito di Eufor Althea, la missione militare dell’Unione europea presente in Bosnia ed Erzegovina dal dicembre del 2004. L’operazione, autorizzata dalle Nazioni Unite, subentrò alla precedente missione della NATO, avviata dopo la guerra che tra il 1992 e il 1995 devastò il Paese. Il suo compito è contribuire al mantenimento di condizioni di sicurezza e stabilità e sostenere le autorità bosniache nello sviluppo delle capacità delle proprie forze armate.

Negli anni il mandato della missione è stato rinnovato più volte, mentre le attività si sono progressivamente concentrate sull’addestramento, sulla cooperazione militare e sul monitoraggio della sicurezza. La presenza internazionale conserva un ruolo importante in un Paese caratterizzato da un sistema istituzionale complesso e da tensioni politiche ricorrenti tra le sue diverse componenti nazionali.

Dal gennaio del 2026 Eufor Althea è comandata dal generale di divisione italiano Maurizio Fronda. L’Italia fornisce uno dei principali contingenti della missione, oltre a mezzi aerei destinati al trasporto, al supporto operativo e alle evacuazioni sanitarie. Sempre da gennaio è presente in Bosnia un distaccamento del quarto reggimento dell’Aviazione dell’Esercito Altair, che utilizza elicotteri AB 205 e CH 47F.

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Lula reúne aliados e mapeia novo governo em primeira semana pós-eleições

30 October 2026 at 06:30

Na primeira semana após sua vitória nas urnas, o presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) conciliou um período de descanso, para recuperação de uma intensa corrida eleitoral, e agendas privadas junto a aliados visando o início da reformulação do governo para seu quarto mandato.

Lula dedicou parte considerável da segunda-feira (26) a conversar por telefone com líderes internacionais, que o parabenizaram por sua reeleição.

Também neste dia, o presidente se reuniu com os presidentes da Câmara dos Deputados, Hugo Motta (Republicanos-PB), e do Senado Federal, Davi Alcolumbre (União-AP), no Palácio da Alvorada. Nessa data, assegurou aos parlamentares que o governo apoiará a reeleição de ambos no comando das Casas do Parlamento.

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Parte das discussões na primeira semana após as eleições miraram estratégias para lidar com um Congresso Nacional de maioria conservadora a fim de garantir algum nível de governabilidade ao quarto mandato de Lula.

Já na terça-feira (27), o presidente teve seu único compromisso público na semana. O mandatário participou de celebração ao seu aniversário de 81 anos na residência oficial da Presidência. Na ocasião, cumprimentou apoiadores e criticou a fuga de Flávio Bolsonaro (PL) para os Estados Unidos.

Nos bastidores, ao longo deste semana, o presidente também teve as primeiras discussões sobre uma reformulação na Esplanada dos Ministérios. A tendência é de que as primeiras definições aconteçam somente na segunda quinzena de novembro.

Na quinta-feira (29), por exemplo, se reuniu com o deputado federal André Janones (Rede-MG). O parlamentar é considerado por Lula um dos principais responsáveis por sua virada e – com ou sem cargo – estará à frente da reformulação da comunicação do governo federal.

O petista tem a missão de agregar à Esplanada integrantes de sua campanha que tiveram protagonismo na virada no segundo turno, mas também reservar espaços para parte dos aliados que perderam eleições e que permaneceram no governo e não disputaram o pleito a seu pedido.

Até o início da próxima semana, Lula deve tirar dias para descanso, segundo aliados. Depois, a expectativa é que o mandatário retome discussões sobre a montagem do governo e também volte a fazer viagens internacionais. A primeira prevista será para Antália, na Turquia, para a COP31, entre os dias 11 e 12 de novembro.

I «legittimi interessi» di Putin in Ucraina si scontrano con i fatti e i numeri

30 October 2026 at 06:00

Martedì 27 ottobre, nella telefonata con il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre, Vladimir Putin ha ribadito che una «pace giusta e duratura» è possibile solo rispettando «pienamente e incondizionatamente» i «legittimi interessi» della Russia. Prendiamolo in parola. Per capire di cosa si tratta conviene partire dai rapporti scritti fra Mosca e Kyjiv prima dell’annessione della Crimea.

Prima del 2013
Il primo dicembre 1991 il 90,3 per cento degli ucraini votò per l’indipendenza con un’affluenza dell’84 per cento. Il sì all’indipendenza prevalse ovunque: circa l’84 per cento a Donetsk e Luhansk, il 54,2 per cento in Crimea, il 57,1 per cento a Sebastopoli. Il giorno dopo Boris Eltsin riconobbe l’indipendenza. Tra il 1991 e il 1996, l’Ucraina ereditò il terzo arsenale nucleare al mondo (circa 1.900 testate strategiche, 176 missili intercontinentali e 44 bombardieri, più i tattici). Entro giugno 1996, consegnò alla Russia tutte le testate.

Nel 1994, con il Memorandum di Budapest, Russia, Stati Uniti e Regno Unito si impegnarono a rispettare indipendenza, sovranità e confini esistenti dell’Ucraina e a non usare la forza. Nel 1997, gli accordi sulla Flotta del Mar Nero assegnarono alla Russia circa quattro quinti delle navi e l’uso delle basi di Sebastopoli in affitto per vent’anni a 97,75 milioni di dollari l’anno. Pochi giorni dopo, Eltsin e Leonid Kuchma firmarono il Trattato di amicizia che fissava l’inviolabilità dei confini esistenti.

Nel 2003, operai russi iniziarono senza preavviso una diga verso l’isola ucraina di Tuzla, nello stretto di Kerch; i lavori si fermarono a circa cento metri dal confine. Nel 2004, Putin fece campagna per Viktor Yanukovych e si congratulò con lui prima dei risultati ufficiali; la Corte suprema annullò il ballottaggio, e alla ripetizione vinse Viktor Yushchenko. Nel 2006 e 2009, Mosca tagliò le forniture di gas all’Ucraina e, nel 2009, bloccò i flussi verso l’Europa per tredici giorni.

A Bucarest, nel 2008, l’Ucraina non ottenne il Membership Action Plan: Francia e Germania si opposero anche per lo scarso consenso interno. Nel 2010, solo il 24,6 per cento avrebbe votato sì a un referendum sulla NATO. Nello stesso anno Yanukovych e Dmitry Medvedev prorogarono la base di Sebastopoli fino al 2042 (più cinque anni opzionali) in cambio di uno sconto del 30 per cento sul gas, e Kyjiv adottò la legge sul non allineamento.

Cosa c’era nel 2013
Sul piano NATO, nel 2012 solo il 13 per cento degli ucraini la voleva; il 42 per cento preferiva il non allineamento e il 26 per cento un’alleanza con la Russia. A fine 2012, il consenso per la NATO era intorno al 15, nell’autunno 2013 intorno al 20 per cento. Non esistevano basi NATO in Ucraina. La Russia aveva 11-12mila militari in Crimea (limite 25mila, nessun carro armato).
L’esercito ucraino contava circa 120-130mila uomini, con una spesa intorno a 1,9 miliardi di dollari (circa l’1 per cento del PIL). Non c’erano esercitazioni a livello di brigata; il presidente ucraino Petro Poroshenko ricordò in seguito che nel 2013 l’esercito ricevette solo due aerei ammodernati e tre veicoli da combattimento.

Quanto alla lingua, il censimento del 2001 (l’ultimo) registrava il 67,5 per cento di lingua madre ucraina e il 29,6 per cento russa; gli etnici russi erano il 17,3 per cento (58,3 per cento in Crimea). Dal 2012, una legge dava status regionale al russo in tredici delle ventisette unità amministrative dove i parlanti raggiungevano almeno il 10 per cento.

Sul piano economico la Russia era il primo mercato: 15,1 miliardi di esportazioni (23,8 per cento del totale) e 23,2 miliardi di importazioni (30,2 per cento). Il gas costava circa 400 dollari ogni mille metri cubi.  Gli ucraini erano divisi sull’Europa: a gennaio 2013, il 48 per cento preferiva l’Ue e il 40 per cento l’Unione doganale; a novembre i rapporti erano 39 per cento contro 37 per cento. L’Ovest era per l’Ue 69 a 11, l’Est per l’Unione doganale 61 a 15. Nessun sondaggio chiedeva di rompere con Mosca.

Eppure non bastava
Il 14 agosto 2013, la dogana russa mise gli importatori ucraini in lista di rischio, dopo il bando ai dolci Roshen. A settembre, il consigliere di Putin Sergey Glazyev avvertì che l’accordo di associazione con l’Ue avrebbe violato il trattato del 1997. Il 21 novembre, il governo ucraino guidato da Mykola Azarov sospese i preparativi per la firma. Il 17 dicembre, Putin annunciò l’acquisto di 15 miliardi di titoli di Stato ucraini e il taglio del gas a 268,5 dollari. Poi arrivò Euromaidan.

Il paradosso è che Putin aveva già, nel 2013, quasi tutto ciò che oggi presenta come condizione irrinunciabile: un’Ucraina non allineata, senza basi NATO, con una presenza russa consolidata in Crimea, forte interdipendenza economica e una legge linguistica favorevole al russo. Non cercava garanzie di sicurezza. Pretendeva garanzie di sottomissione.

E oggi?
Se i «legittimi interessi» di cui parla Putin coincidessero con il ripristino di quello status, basterebbe tornare al 2013: ritiro delle truppe (Crimea compresa), risarcimento dei danni, responsabilità per i crimini. Mosca invece chiede il ritiro ucraino da Donbas, Zaporizhzhia e Kherson e la rinuncia formale alla NATO — territori che la Russia non controlla interamente — e respinge colloqui diretti con Zelensky. Dopo la telefonata con Stubb e Støre, Lavrov ha detto che non c’è nulla di nuovo e che gli europei cercano solo un ruolo. La premier danese Mette Frederiksen si è detta scettica sull’iniziativa non coordinata; gli Stati membri discutono ancora su chi debba parlare per l’Unione.

Sul piano diplomatico, Donald Trump promette un incontro Putin-Zelensky «molto presto» e colloqui trilaterali ad Abu Dhabi a novembre, ma Putin ha finora respinto i contatti diretti. Mosca propone anche un vertice con Trump e Xi Jinping a margine dell’Apec di Shanghai (18-19 novembre), senza Kyjiv. Zelensky teme una nuova Yalta.

A Shanghai non si discuterà di sicurezza russa, ma di chi decide per l’Ucraina. Putin non accetterà il ritorno al 2013 perché un’Ucraina neutrale non gli è mai bastata. Vuole un’Ucraina al servizio di Mosca. Il suo vero problema resta quello di sempre: il virus di un’Ucraina libera, democratica ed europea.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Marco Taradash per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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Una lectora: “No podemos normalizar que viajar en transporte público se convierta en un acto de fe”

30 October 2026 at 04:30
Familiares de desaparecidos en el accidente de trenes, en el polideportivo de Urda (Toledo), este miércoles.

Con un saldo insoportable de vidas rotas, la tragedia ferroviaria de Toledo nos devuelve de golpe a la más cruda realidad: no podemos normalizar que viajar en transporte público se convierta en un acto de fe frente a fallos evitables y cadenas de negligencias. Confiamos en una red que, ante la primera brecha, delega toda la responsabilidad en el factor humano bajo presiones incomprensibles. La modernidad de un país no se mide solo por la velocidad de sus trenes, sino por la firmeza con la que prioriza la seguridad por encima de cualquier urgencia operativa. Exigir transparencia y responsabilidades hasta el final no es solo una deuda con las víctimas y sus familias, sino la única manera de rescatar la confianza en unas infraestructuras públicas que hoy nos duelen en el alma.

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Pasarlo de miedo con el miedo: por qué disfrutamos del cine y la literatura de terror

30 October 2026 at 04:30

Hasta el mismísimo Stephen King se ha preguntado cómo nos puede gustar el terror: “Me preguntan por qué escribo lo que escribo, por qué la gente quiere leerlo y va al cine para verlo. ¿Por qué hay personas dispuestas a pagar por sentirse extremadamente incómodas?”, plantea en su ensayo Danza Macabra (Valdemar). Cuando leemos un libro o vemos una película de terror, como quizás hayamos hecho esta semana de Halloween y Todos los Santos, muchas veces experimentamos emociones negativas: miedo, inquietud, en ocasiones incluso asco o angustia. Sin embargo, llenamos salas de cine, devoramos libros y acudimos a clubs de lectura y festivales de cine especializados en terror. ¿Por qué lo pasamos de miedo con el miedo?

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¿Qué piensa ‘el rey del terror’ de todo esto?

A principios de los 80, tras el éxito de Carrie y El resplandor, Stephen King ya estaba cansado de que le preguntaran por qué escribía historias terroríficas. “¿Por qué tiene la gente semejante interés en mi interés… Y en el suyo propio?”, se pregunta en Danza Macabra, publicado en 1981 (y reeditado en 2024 en España por Valdemar). “Creo que, más que otra cosa, es porque todos tenemos un postulado enterrado en nuestras mentes: que sentir interés por el horror es malsano y aberrante”. En este gigantesco ensayo, en el que King hace un repaso histórico y personal por la literatura y el cine de terror entre 1950 y 1980, el escritor apenas se detiene a responder a estas preguntas. Como respuesta, remite a un ensayo anterior, publicado en El umbral de la noche, su primer libro de relatos: “No tengo el más mínimo interés en recalentar ese viejo guiso en estas páginas, si están interesados, les recomendaría que lo leyeran”.

Aquí va un tupper de ese guiso: la idea de King en los 70 es la que han seguido defendiendo muchos escritores desde entonces, que el miedo en la ficción nos ayuda a lidiar con nuestros miedos reales. “Cuando usted lee una obra de horror, no cree realmente lo que lee”, escribe. “No cree en vampiros, hombres lobos, camiones que arrancan repentinamente y que se conducen solos. Los horrores en los que todos creemos son aquellos sobre los que escriben Dostoievski, [Edward] Albee y [Ross] Macdonald: el odio, la alienación, el envejecimiento a espaldas del amor, el ingreso tambaleante en un mundo hostil sobre las piernas inseguras de la adolescencia. En nuestro auténtico mundo cotidiano somos a menudo como las máscaras de la Comedia y la Tragedia, sonriendo por fuera, haciendo muecas por dentro. En algún recoveco interior hay un interruptor central, tal vez un transformador, donde se conectan los cables que conducen a esas dos máscaras. Y es en ese lugar donde el relato de horror da tan a menudo en el blanco”.

© Stuart C. Wilson/Getty Images for Paramount)

Estreno de Scream VI en Londres, en marzo de 2023.

4h. Netanyahu vence eleições em Israel, mas sem maioria

30 October 2026 at 04:16
Resultados finais em Israel confirmam a vitória do bloco de Netanyahu, com 53 deputados, mas sem maioria absoluta. Ainda nesta edição, PSP já planeia acompanhamento das acampadas previstas para sábado

3h. Escolas privadas continuam a liderar rankings do ensino

30 October 2026 at 03:16
Os rankings de 2025 confirmam o domínio das escolas privadas, sobretudo no ensino secundário. No futebol, o Famalicão vence o Braga nos penáltis e garante um lugar na final four da Taça da Liga.

Aliados veem Flávio radicalizado após fuga para os EUA; entenda

30 October 2026 at 02:48

Aliados próximos a Flávio Bolsonaro (PL-RJ), o enxergam mais radicalizado após sua fuga para os Estados Unidos, executada na sequência do pedido de apreensão de seus passaportes pelo ministro do STF (Supremo Tribunal Federal) Alexandre de Moraes.

Segundo a apuração da analista de Política da CNN Jussara Soares ao CNN Prime Time, a fuga de Flávio Bolsonaro teria ocorrido sem que o núcleo duro da campanha fosse comunicado, o que agravou o desconforto entre aliados e lideranças do Partido Liberal (PL).

Na última quarta-feira (28), Flávio divulgou uma carta com teor golpista em que se intitulava “verdadeiro presidente eleito do Brasil” — documento que posteriormente foi reformulado, passando a referir-se a ele como “um líder do Brasil”.

Valdemar Costa Neto toma distância da postura radical

O presidente nacional do PL, Valdemar Costa Neto reprovou publicamente a carta divulgada por Flávio.

Segundo Jussara Soares, a postura de Valdemar reflete uma estratégia deliberada de se distanciar de posicionamentos que possam gerar novos problemas judiciais ao partido.

“Fica muito clara essa distância que ele toma dessa posição radical de Flávio Bolsonaro”, afirmou a jornalista.

Ao mesmo tempo, Valdemar busca preservar a imagem do ex- presidente Jair Bolsonaro como liderança da direita.

De acordo com Jussara Soares, trata-se de um equilíbrio calculado: afagar Jair Bolsonaro, figura ainda relevante para o PL mesmo estando preso por tentativa de golpe de Estado, enquanto se distancia dos filhos, especialmente de Flávio e Eduardo Bolsonaro.

Histórico de problemas judiciais pesa na decisão

A cautela de Valdemar tem raízes no passado recente.

Em 2022, o PL foi multado em 22 milhões de reais pelo ministro Alexandre de Moraes, então à frente do TSE, em razão da contestação do resultado das urnas.

O próprio Valdemar chegou a ser investigado no âmbito da trama golpista por endossar o questionamento ao sistema eleitoral.

“Quem já passou por isso está tomando toda a cautela para evitar qualquer tipo de problema de novo”, destacou Jussara Soares.

Há ainda uma contradição de fundo que Valdemar precisa administrar: o PL elegeu, nas últimas eleições, 121 deputados, 19 senadores — com perspectiva de bancada de 28 congressistas no Senado a partir de 2027 — e seis governadores.

Questionar as urnas que produziram esses resultados expressivos seria, no mínimo, contraditório para o partido.

É nesse contexto que Valdemar opta por se distanciar das posições mais radicais adotadas por Flávio Bolsonaro, ao mesmo tempo em que mantém Jair Bolsonaro como referência política central do PL.

Os textos gerados por inteligência artificial na CNN Brasil são feitos com base nos cortes de vídeos dos jornais de sua programação. Todas as informações são apuradas e checadas por jornalistas. O texto final também passa pela revisão da equipe de jornalismo da CNN. Clique aqui para saber mais.

Il movimentismo spinge il campo largo a scelte sempre più estreme

30 October 2026 at 03:45

Oggi cortei in tutte le grandi città, col rischio che eventuali disordini facciano il gioco del governo Meloni: il centrosinistra appare in balia degli eventi e delle frange più radicali

Mescolano tutto, carovita, scuola, Palestina, in un cocktail che cattura ogni pulsione senza costruire realmente una piattaforma politica seria.

Oggi tutte le grandi città saranno “occupate” da cortei autorizzati o non autorizzati per lo sciopero generale degli Usb, che ancora una volta hanno fregato sul tempo la Cgil, che farà il suo sciopero generale il 20 novembre. Questi Usb hanno già giocato sull’equivoco quando ci fu la grande manifestazione pro-Pal: molta gente credette che era il classico sciopero generale dei sindacati o almeno della Cgil, e andò in piazza.

Gli eredi dei Cobas fanno di nuovo da calamita per l’arcipelago pro-Pal, a cui si aggiungono gli studenti del Movimento 17 ottobre, diviso tra manifestanti pacifici e casinisti di ogni risma. Vedremo le dimensioni della protesta, ma è già chiara la sua connotazione radicale: non è un giudizio di valore – al netto delle pratiche violente – ma una constatazione. Il Pd infatti non ci sarà, se non con i dirigenti più movimentisti e “flotilleri”.

Non è neppure chiaramente identificabile come una giornata contro il governo Meloni – anzi, se ci scapperanno le botte la cosa farà gioco proprio alla premier – ma contro un Avversario Indistinto, il Liberismo, il Sionismo… Si prevede anche gente pronta a infrangere le regole e il diritto degli altri cittadini a una giornata normale, in questo magma segnato da spinte ribelliste, anarcoidi e nichiliste, come si è visto nelle giornate dei disordini soprattutto a Milano.

L’estremismo storico fa la sua parte e ci mette il cappello, Askatasuna a Torino, i centri sociali a Roma, i disoccupati a Napoli. Vedremo se la parte democratica degli studenti, che giustamente reclama una scuola molto diversa da quella attuale, riuscirà a governare la piazza. Ma al di là della cronaca, che comunque in questi casi è politica, è innegabile che ci sia un ritorno di un estremismo anche venato di “rossobrunismo” – le simpatie per Putin, il disprezzo per Zelensky, l’indifferenza ideologica, l’ostilità per l’Europa – il che lo differenzia enormemente dall’estremismo classico del Novecento e che, anche per questo, è persino più pericoloso, perché è in grado di catturare l’“umor nero” degli italiani senza minimamente darvi risposta.

Questo vento movimentista si accompagna e forse in una certa misura imprime una spinta radicale al campo largo, che sta un po’ dentro e un po’ fuori dal magma. Alimenta uno slittamento estremistico della coalizione guidata da Schlein, Conte, Fratoianni, a cui ora si è aggiunto – oggettivamente chiamato dalla segretaria del Pd – il rifondarolo Maurizio Acerbo, e benedetta da vari intellettuali, cineasti e commentatori, di norma gente benestante che si lamenta del carovita. Sempre oggi il campo largo si riunirà nel formato-osteria (Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli), cioè il gruppetto dei leader che il 16 giugno s’incontrò a pranzo all’Osteria Costanza, nel centro di Roma, per discutere il percorso di costruzione del programma del centrosinistra in vista delle elezioni e annunciare due appuntamenti politici, fissati per l’8 e il 15 luglio: il primo finì male, il secondo non si fece e finora il programma è una scatola vuota.

La famosa foto del quartetto avvolto in una luce livida non portò bene. Anche oggi i quattro dovrebbero decidere se e quando fare una manifestazione contro il carovita, incastrandola tra vari scioperi generali, con il fondato rischio di un flop a paragone di quelli. Difficile che si discuta di primarie, visto che non c’è accordo sui tempi: per Conte bisognerebbe sbrigarsi, mentre la leader del Pd immagina i gazebo a metà marzo, nella convinzione che le politiche saranno a maggio, dunque meglio non bruciarsi per la troppa fretta. È un labirinto che sarebbe piaciuto a Borges.

Dunque, da una parte c’è la persistenza di un movimento segnato da un’egemonia estremista con preoccupanti spinte violente; dall’altro si vede un ulteriore rafforzamento della spinta radicale nel campo largo. Potrebbe sembrare che la sintonia tra la piazza e la politica della sinistra sia una buona cosa, specie dal punto di vista elettorale. Ma probabilmente si tratta di un’illusione ottica: l’estremismo non vince mai.

Piuttosto, ciò che è davvero inquietante è la totale assenza di reazione da parte dei moderati del centrosinistra, indaffarati nelle proprie beghe sulle loro liste più che impegnati a costruire un autonomo programma di riforme possibili e utili per il Paese. Un’ignavia che fa male soprattutto a loro, sempre più marginali.

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Justiça manda Meta retirar posts que incentivam demissão por política

30 October 2026 at 02:40

A Justiça do Trabalho determinou nesta quinta-feira (29) que a Meta, dona no Instagram, Facebook e WhatsApp, retire do ar, em até 24 horas, publicações do Instagram que incentivam empresários a vigiar, expor e demitir funcionários em razão de suas escolhas políticas.

A empresa também deverá exibir, em até 72 horas e durante cinco dias consecutivos, um aviso a todos os usuários do Instagram, Facebook e Threads no Brasil informando que a discriminação política e o assédio eleitoral no ambiente de trabalho são proibidos. O descumprimento das determinações poderá resultar em multa de R$ 200 mil.

A CNN Brasil procurou a Meta para pedir um posicionamento sobre a decisão, mas não recebeu retorno até a publicação deste texto. O espaço segue aberto.

Na avaliação do juiz Bruno José Perusso, da 77ª Vara do Trabalho de São Paulo, as publicações ultrapassam os limites da liberdade de expressão ao estimular práticas discriminatórias contra trabalhadores exclusivamente por suas convicções políticas.

“Uma coisa é externar opinião política ou crítica partidária; outra, inteiramente distinta e ilícita, é utilizar as plataformas digitais para instigar a punição de trabalhadores por suas escolhas ideológicas“, afirma Perusso na decisão.

O magistrado também disse que, embora o empregador possa demitir um funcionário sem apresentar justificativa, a dispensa motivada exclusivamente por questões políticas é proibida pela Constituição.

Os conteúdos indicados pelo MPT (Ministério Público do Trabalho) devem ser retirados imediatamente das recomendações da plataforma, como as abas de Explorar e Reels, e totalmente excluídos em até 24 horas. A empresa também terá de comunicar aos responsáveis pelos perfis, em até 48 horas, que as publicações foram removidas por determinação judicial.

O texto definido pela Justiça diz: “A legislação brasileira e a Constituição Federal proíbem a discriminação de trabalhadores e a prática de assédio eleitoral nas relações de trabalho. Ninguém pode ser punido, exposto, preterido na contratação ou dispensado em razão de sua convicção, preferência ou manifestação política“.

A decisão estabelece ainda que a companhia preserve os conteúdos retirados do ar e seus respectivos dados técnicos até o encerramento do processo.

Já o pedido do MPT para que a Meta pague R$ 50 milhões por danos morais coletivos será analisado no julgamento da ação. Procurada pela CNN, a empresa disse que não vai comentar o caso.

Waack: Trump mantém Flávio em segundo plano e mira Brasília

30 October 2026 at 01:03

Julgando-se pelos padrões de Donald Trump, o presidente americano está sendo discreto em relação as eleições brasileiras. Até aqui está críticando o resultado e a forma das eleições, mas não chegou ao ponto de dizer que não reconhece ou que não as considera válidas.

Ele mandou um assessor arrumar um avião na Argentina para ajudar Flávio a sair de lá e chegar aos Estados Unidos. Onde o aguardava um tratamento especial e um visto provisório de permanência.

É pouco para que o clã Bolsonaro esperava, mas é significativo para as relações entre Brasil e Estados Unidos.

Sugere que a Casa Branca encara essas relações de uma perspectiva estratégica que não necessariamente passa por “regime change”. No caso, obviamente, “change” do regime brasileiro.

Na doutrina de segurança nacional da Casa Branca, esta parte do mundo é quintal deles. O problema é o tamanho que a China tem nesse declarado quintal americano.

Mas também o papel relevante do Brasil em três setores de importância central na geopolítica das commodities: combustíveis fósseis, minerais raros e commodities agrícolas.

Washington quer Brasília longe de Pequim, coisa que não parece fácil de se conseguir. Quer recursos naturais do Brasil.

Mas também alinhamento numa ação conjunta de combate ao narcotráfico ou narcoterrorismo – cada um chama como quer – que é para os americanos uma questão de segurança nacional.

Não vai ser fácil conseguir adesão do Brasil, que se dispõe a cooperar mas não a ser parte da instituição criada para esse fim. Por enquanto Trump parece considerar Flávio Bolsonaro uma questão menor.

Diante do que é a grande briga com o Brasil.

2h. Polícias ameaçam regressar aos protestos

30 October 2026 at 02:17
Depois de mais de mil agentes se terem manifestado em Lisboa, polícias ameaçam novos protestos se Governo não avançar com propostas. Ainda, escolas privadas continuam a liderar os rankings do ensino.

Mapa eleitoral de Salvador revela avanço de Lula e diferença na votação de Flávio e Jair

30 October 2026 at 01:45
A votação de Salvador no segundo turno das eleições presidenciais de 2026 consolidou um cenário favorável a Luiz Inácio Lula da Silva (PT) na capital baiana. O presidente ampliou sua participação nos votos válidos em todas as zonas eleitorais da cidade na comparação com o primeiro turno, enquanto Flávio Bolsonaro (PL), apoiado por ACM Neto após a primeira etapa da disputa, encerrou a votação com percentual inferior ao registrado por Jair Bolsonaro (PL) no segundo turno de 2022.Os dados dos resultados eleitorais, organizados pelo economista e analista político Pedro Menezes a partir de informações oficiais do Tribunal Superior Eleitoral (TSE) e do Tribunal Regional Eleitoral da Bahia (TRE-BA), mostram que Lula passou de 65,26% dos votos válidos no primeiro turno para 73,24% no segundo. Em números absolutos, o petista saiu de 944.358 para 1.154.072 votos, um acréscimo de 209.714 eleitores.Flávio Bolsonaro, por sua vez, passou de 27,03% para 26,76% dos votos válidos. Apesar da redução proporcional, o candidato recebeu 421.752 votos no segundo turno, contra 391.188 na primeira votação, uma diferença positiva de 30.564 votos.Lula supera votação de 2022 no segundo turnoA comparação com a eleição presidencial anterior evidencia a mudança no desempenho de Lula ao longo das duas disputas. No primeiro turno de 2022, o petista havia alcançado 66,99% dos votos válidos em Salvador. Em 2026, o percentual caiu para 65,26%.O resultado se inverteu no segundo turno. Lula obteve 70,73% dos votos válidos em 2022 e chegou a 73,24% em 2026, avanço de 2,51 pontos percentuais. De acordo com o levantamento, o presidente superou seu próprio percentual de quatro anos antes em todas as 19 zonas eleitorais da capital.A evolução entre os dois turnos de 2026 também foi generalizada. O crescimento de Lula variou de 6,40 pontos percentuais, na zona que abrange Barra, Graça e Vitória, a 8,78 pontos, na região de Pirajá, Valéria e Campinas de Pirajá. Foto: Divulgação / Pedro Menezes Flávio supera Jair no primeiro turno, mas fica atrás no segundoO desempenho de Flávio Bolsonaro apresentou um movimento diferente. Na primeira etapa da eleição, o candidato registrou 27,03% dos votos válidos em Salvador, acima dos 24,07% obtidos por Jair Bolsonaro em 2022. A diferença foi de 2,97 pontos percentuais, e Flávio superou o resultado do pai nas 19 zonas eleitorais, conforme os dados apresentados.No segundo turno, entretanto, o cenário foi desfavorável na comparação histórica. Flávio terminou com 26,76% dos votos válidos, enquanto Jair havia alcançado 29,27% em 2022. A diferença negativa de 2,51 pontos percentuais se repetiu em todas as zonas eleitorais da capital.A redução da participação percentual de Flávio entre o primeiro e o segundo turno de 2026 ocorreu mesmo com o aumento do número absoluto de votos. A diferença entre os resultados foi de 0,27 ponto percentual para baixo, embora o candidato tenha recebido mais de 30 mil votos adicionais. Foto: Divulgação / Pedro Menezes Diferenças regionais marcam votação na capitalOs resultados por zona eleitoral revelam contrastes importantes entre as regiões de Salvador. No segundo turno, Lula alcançou seus maiores percentuais na área de Pau Miúdo, IAPI e Fazenda Grande do Retiro, onde chegou a 78,25% dos votos válidos. Na zona de São Marcos, Tancredo Neves e Sussuarana, o petista registrou 77,19%.Na outra ponta, o menor percentual de Lula entre as zonas apresentadas foi registrado na região de Pituba, Itaigara e Caminho das Árvores, com 61,61%. Mesmo nesse território, o presidente superou o resultado obtido no segundo turno de 2022.Flávio Bolsonaro apresentou seu melhor desempenho justamente na zona de Pituba, Itaigara e Caminho das Árvores, onde obteve 38,39% dos votos válidos no segundo turno. O resultado ficou acima dos percentuais registrados em áreas como Pau Miúdo, IAPI e Fazenda Grande do Retiro, onde o candidato alcançou 21,75%.A diferença territorial também aparece na evolução da votação entre os turnos de 2026. Enquanto Flávio perdeu participação percentual em áreas como Plataforma, Itacaranha e Periperi, onde a queda foi de 0,93 ponto percentual, houve crescimento na região de Pituba, Itaigara e Caminho das Árvores, com avanço de 1,12 ponto.Apoio de ACM Neto não altera resultado geralACM Neto anunciou apoio formal a Flávio Bolsonaro após o encerramento do primeiro turno de 2026. No segundo turno, porém, o candidato do PL terminou abaixo do percentual alcançado por Jair Bolsonaro na eleição anterior em todas as zonas eleitorais de Salvador.Embora Flávio tenha ampliado sua votação absoluta em relação à primeira etapa da disputa, o crescimento não se traduziu em aumento de participação nos votos válidos da capital. Lula, por outro lado, elevou seu percentual em todas as zonas entre os dois turnos e superou, em toda a cidade, o desempenho que havia alcançado no segundo turno de 2022.Os números mostram, assim, dois movimentos distintos na eleição presidencial em Salvador: a ampliação da vantagem proporcional de Lula na etapa decisiva de 2026 e o desempenho de Flávio Bolsonaro abaixo do resultado histórico de Jair Bolsonaro no segundo turno anterior.

Netanyahu vence eleições em Israel, mas bloco fica sem maioria no Knesset

30 October 2026 at 01:23
AF! O primeiro-ministro de Israel, Benjamin Netanyahu, saiu vencedor das eleições legislativas, mas o seu bloco de direita e ultraortodoxo não conseguiu alcançar a maioria necessária para governar sozinho. Segundo os resultados finais divulgados pela Comissão Central de Eleições, a coligação liderada pelo Likud obteve 53 das 120 cadeiras do Knesset, oito abaixo dos 61 […]
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