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Il fumetto che insegna ai più piccoli il valore del cibo

28 October 2026 at 13:15

A spiegarlo è un procione. Simpatico, curioso, con un’idea precisa: il cibo che finisce nella spazzatura si può salvare, e per farlo bastano soluzioni creative alla portata di tutti. È lui il protagonista di Food reboot. Disegna una nuova vita per il cibo, il fumetto che Mani Tese presenta al Lucca Comics & Games, nella sezione Lucca Junior, per tutti i giorni della fiera.

Per l’organizzazione non governativa, attiva dal 1964 sui temi della giustizia sociale, economica e ambientale, il fumetto è un modo diverso di parlare di cibo. Dietro le tavole ci sono due autori che allo stand incontreranno il pubblico: Simona Cordero, illustratrice e tatuatrice, già firma di diversi albi illustrati per l’infanzia, e Piergiorgio Idà Lojercio, sceneggiatore, fumettista e concept designer. Accanto alla presentazione, Mani Tese organizza laboratori per le scuole e porta a Lucca una versione in miniatura del Cirque du Soil, uno strumento interattivo che usa l’immaginario del circo per raccontare le fragilità del sistema alimentare globale e l’importanza del suolo e della sua biodiversità. Lo stand si trova all’interno del padiglione Real Collegio.

La scelta di rivolgersi ai più giovani non è casuale, perché i numeri dello spreco in Italia restano pesanti. Ogni giorno ciascuno di noi getta in media poco più di settantanove grammi di cibo. Lungo l’intera filiera, dai campi alle tavole, si arriva a cinque milioni di tonnellate di alimenti buttati ogni anno, per un valore di oltre 13,5 miliardi di euro. E più della metà di questo spreco avviene in casa, tra frigoriferi troppo pieni e dispense dimenticate.

A sorprendere è soprattutto il dato generazionale. Secondo l’Osservatorio Waste Watcher International, la Generazione Z, nata tra il 1997 e il 2012, è quella che spreca di più: 799 grammi di cibo a settimana a testa. La causa principale non è la mancanza di sensibilità, ma una cattiva organizzazione: una spesa fatta senza programmare, porzioni sbagliate, scadenze che sfuggono. È proprio su queste abitudini quotidiane che un racconto per bambini può incidere, prima che diventino comportamenti radicati.

Il fumetto è parte di un lavoro più ampio. Con il progetto Rebooting the food system, Mani Tese porta avanti attività di sensibilizzazione che invitano a riflettere su come produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo, e su quali conseguenze queste scelte abbiano sulle comunità e sull’ambiente. È lo stesso filo che lega il lavoro dell’organizzazione in Africa, Asia e America Latina, dove promuove sovranità alimentare e agroecologia, alle attività di educazione alla cittadinanza globale che svolge nelle scuole italiane.

A Lucca, tra cosplayer e anteprime editoriali, l’obiettivo è semplice e ambizioso insieme: far capire ai più piccoli che ciò che finisce nel loro piatto – o nel bidone – è legato alle grandi sfide del pianeta. E che cambiare strada è possibile, a partire da casa propria.

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A Cervinia il lusso passa dalla tavola

28 October 2026 at 09:09

Una cucina a induzione nello chalet, la dispensa predisposta prima dell’arrivo e la possibilità di scegliere ogni sera un ristorante diverso. A Breuil-Cervinia, il debutto della Valtur Chalet Collection porta dentro l’ospitalità di fascia alta una questione concreta: quanta autonomia desidera chi affitta una residenza privata, e quanti servizi vuole avere a disposizione appena oltre la porta.

Il progetto, annunciato da Valtur, comprende sette chalet a Cielo Alto, a duemila metri di altitudine, integrati con il Cervinia Cristallo Ski Resort e con The Sky Club 2550 a Plan Maison. È l’ingresso dell’azienda nel segmento del lusso internazionale con una formula che affianca alla riservatezza della casa l’organizzazione alberghiera, dalla gestione delle prenotazioni al benessere, fino all’attrezzatura da sci.

La ristorazione occupa una posizione centrale in questa architettura. A guidarla è l’executive chef Antonio Blasi, con esperienze professionali accanto a Heinz Beck e tra Dubai, Giappone e Spagna, secondo la biografia diffusa dal gruppo. Il programma, presentato come un nuovo Food Manifesto, mette insieme riferimenti lontani e ingredienti della valle, distribuendoli fra locali con funzioni e occasioni di consumo differenti.

All’Azur, Tequila & Ceviche Sushi Bar, il repertorio comprende ceviche, sushi e sashimi di ricciola hamachi. È una scelta che porta in montagna un immaginario gastronomico internazionale, adatto a una clientela abituata a ritrovare alcuni codici riconoscibili anche quando cambia destinazione. Sul versante valdostano, il progetto prevede un lavoro su formaggi d’alpeggio, piccole produzioni ortofrutticole e carni da pascolo.

Interessante anche il rapporto fra cucina e manifattura. Il programma prevede di affiancare agli ingredienti coltelli forgiati a mano, ceramiche per il Gou e oggetti in ferro battuto commissionati a laboratori artigiani. Un’impostazione che può dare consistenza al legame con il luogo anche attraverso ciò che si impugna e si usa a tavola.

La proposta ristorativa del resort si articola su registri diversi, mettendo a disposizione degli ospiti otto proposte fra Cielo Alto e Plan Maison. Il Gou lavora come bistrot a pranzo e ristorante alla carta a cena; Gargantua è il ristorante principale a buffet; Il Peperoncino presidia la pizza. A questi si aggiunge la gelateria Caramello, annunciata fra le novità. In quota, The Sky Club 2550 completa il sistema con un’area dedicata al cibo di strada, il ristorante Sky 2550, con una cucina ispirata al fuoco e alla condivisione, e l’Oyster Bar 2550.

La varietà dell’offerta gastronomica permette agli ospiti degli chalet di scegliere come organizzare la giornata fra casa, resort e piste.

La stessa libertà di scelta si ritrova negli spazi degli chalet. Le due tipologie, Paradì e Arbèa, misurano rispettivamente 250 e 220 metri quadrati e dispongono di cucina, cantinetta termoregolata e zona giorno con camino. Le terrazze ospitano minipiscine riscaldate; nella tipologia Paradì è prevista anche una sauna privata. La gestione del soggiorno passa attraverso un Lifestyle Premium Advisor, contattabile in chat dalle 7 alle 23, che coordina richieste e servizi già prima dell’arrivo.

Il vero valore commerciale sta anche nel tempo risparmiato nell’organizzazione: trovare la dispensa pronta, prenotare un tavolo, predisporre lezioni e attrezzatura da sci. La personalizzazione diventa così un lavoro operativo, da misurare sulla capacità di rispondere alle abitudini degli ospiti.

Completano il tutto le Altitude Sessions, appuntamenti con protagonisti della gastronomia e della miscelazione. Per la cucina sarà un ulteriore banco di prova, perché tenere insieme ceviche e formaggi d’alpeggio richiede una regia riconoscibile, capace di dare spazio alle produzioni locali dentro una proposta rivolta al mercato internazionale. A Cervinia, una parte del nuovo posizionamento passerà proprio da come verrà costruita questa relazione, piatto dopo piatto.

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L’albergo che insegnò a Sorrento a guardare il mare

28 October 2026 at 03:45

C’è stato un tempo in cui a Sorrento si arrivava, si guardava il golfo e si ripartiva. I viaggiatori europei erano attratti dalla costa, dalla luce, dai luoghi legati a Torquato Tasso, ma la città restava una tappa, non una meta. Poi tutto è cambiato. Lo racconta la docente di Storia del turismo all’Università Federico II di Napoli Annunziata Berrino in Alle origini del turismo. Il Grand Hôtel Vittoria a Sorrento dei Rispoli Fiorentino, in libreria dal 6 novembre per il Mulino.

Tutto comincia con Aniello Rispoli, tra i primi a capire che Sorrento poteva essere un luogo in cui fermarsi, e non soltanto da visitare. La sua intuizione fu quella di dare al panorama un ruolo nuovo. L’albergo venne pensato per i viaggiatori e costruito in rapporto con il mare: posizione, luce, affacci e giardino facevano parte del progetto fin dall’inizio. Oggi scegliere una camera per la vista sembra scontato; mentre allora era una scelta lungimirante, che secondo Berrino anticipava persino la vicina Napoli, già ben inserita negli itinerari del viaggio europeo.

La stessa cura si estendeva a tutto ciò che accadeva fuori dalla camera. Gli ospiti potevano affidarsi all’albergo per organizzare carrozze, barche ed escursioni, accompagnati da persone conosciute e fidate. Cucina, servizio e cura degli spazi completavano un soggiorno pensato per vivere il territorio con agio e sicurezza. Era, in sostanza, un’ospitalità che andava già oltre il semplice pernottamento.

Attingendo a documenti d’archivio e pubblicazioni dell’epoca, Berrino segue poi il passaggio di quella visione alla famiglia Fiorentino, che ne raccolse l’eredità e ha guidato l’albergo attraverso le generazioni. Oggi, alla sesta, la famiglia continua a gestirlo, e l’Excelsior Vittoria resta uno dei rari grandi alberghi storici italiani rimasti nelle mani della stessa famiglia dal 1834.

Chi ci entra oggi trova un cinque stelle lusso, membro di The Leading Hotels of the World, arroccato sulla scogliera davanti al Golfo di Napoli e al Vesuvio. La tradizione vuole che sotto la proprietà si trovino i resti di una villa dell’imperatore Augusto, e il passato si mostra ovunque: nelle colonne settecentesche, nei soffitti affrescati, negli arredi d’epoca. Le ottanta camere, di cui quarantanove suite, si dividono tra tre edifici, La Vittoria, La Favorita e La Rivale, immersi in un parco di due ettari tra agrumi e ulivi. Un ascensore porta gli ospiti direttamente dal porto all’albergo, comodità che i viaggiatori dell’Ottocento non avrebbero potuto immaginare.

Courtesy of Grand Hotel Excelsior Vittoria

Eppure molti di loro sono passati di qui. Tra gli ospiti illustri ci sono stati Richard Wagner e Oscar Wilde, ma la storia più celebre è quella di Enrico Caruso, che vi soggiornò nel 1921, pochi mesi prima di morire. La sua suite è rimasta com’era, con il pianoforte, la lavagna, le lettere e le fotografie del tenore. Nel 1986 proprio in quella stanza dormì Lucio Dalla, che lì compose Caruso, una delle canzoni italiane più conosciute al mondo. Oggi anche il cantautore ha una suite a lui intitolata, e la Terrazza Vittoria, con il tramonto davanti al Vesuvio, è diventata il luogo simbolo di quella canzone.

L’attenzione all’accoglienza descritta nel libro si ritrova anche nel presente. La cucina è affidata all’Executive Chef Antonino Montefusco, che guida il ristorante stellato Terrazza Bosquet, l’Orangerie nell’aranceto accanto alla piscina e la Terrazza Vittoria, con ingredienti della Penisola Sorrentina e dell’orto dell’albergo. Nella serra ottocentesca è nata la spa La Serra, mentre lo champagne bar La Pergola si apre sulla piazza e sul mare sotto un glicine secolare.

E il legame con la storia del turismo non è soltanto un racconto: l’hotel ospita infatti una sala del Museo del Turismo e sostiene il FAI come Corporate Golden Donor. Il libro di Berrino restituisce la sua profondità, mostrando come l’attenzione al panorama, al servizio e al territorio fosse già scritta nel progetto originario, quando Sorrento stava ancora imparando a diventare una destinazione turistica.

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ReA! Art Fair torna alla Fabbrica del Vapore con cinquanta artisti emergenti

22 October 2026 at 03:45

La Fabbrica del Vapore di Milano ospita la sesta edizione di ReA! Art Fair, la prima fiera in Italia rivolta agli artisti emergenti senza la mediazione di gallerie o musei. Dopo le ultime edizioni, la manifestazione torna alla sua storica collocazione autunnale negli spazi del centro culturale del Comune di Milano, in via Procaccini.

A organizzarla è ReA! Arte, associazione culturale no profit fondata da Maryna Rybakova e Pelin Zeytinci, con l’obiettivo di creare un punto d’incontro diretto tra le nuove voci dell’arte contemporanea, il pubblico e gli operatori del settore. Il modello è quello di un mercato primario: chi visita la fiera dialoga con gli artisti, ne conosce la ricerca e può sostenerne il percorso senza passaggi intermedi.

Ilaria Costaglia Keep Me Safe Oil and acrylic on canvas 80 × 65 cm 2026. Courtesy of the artist

Anche quest’anno la fiera punta su un numero contenuto di partecipanti, con  cinquanta artiste e artisti internazionali, scelti tramite un’open call aperta a candidature da tutto il mondo. La selezione è stata curata dal comitato scientifico di ReA! Arte sotto la direzione della head curator Maria Myasnikova, con l’intento di privilegiare qualità e innovazione della proposta.

Il filo conduttore dell’edizione di quest’anno è la distanza tra l’immaginare qualcosa e il portarlo nel mondo. Nel suo testo curatoriale, Myasnikova parte da una constatazione sul presente: «Oggi le idee circolano a una velocità senza precedenti. Vengono generate, condivise, consumate e dimenticate nell’arco di pochi secondi. Le immagini si moltiplicano all’infinito. Le opinioni arrivano già compiute. I concetti sono economici. La realizzazione, invece, non lo è». Le opere in mostra, tra pittura, scultura, installazione, performance, media digitali e pratiche interdisciplinari, nascono proprio da questo scarto, che secondo la curatrice è il luogo in cui l’arte acquista il proprio peso.

Ivy Chilelli, In Flesh, You’re Gone I & II Variable dimensions 2026. Courtesy of the artist

In un momento in cui il lavoro creativo viene misurato sempre più in termini di visibilità e rapidità, ReA! rivendica una scelta diversa, quella di sostenere pratiche che mettono la ricerca davanti alla reazione e lo sviluppo a lungo termine davanti al riconoscimento immediato. «Se le idee sono facili, la realizzazione resta un atto di convinzione», conclude Myasnikova.

La fiera si accompagna a un programma di premi e collaborazioni per gli artisti selezionati. Grazie alla nuova partnership con MARES, uno dei partecipanti otterrà una residenza in Piemonte, da maggio a luglio 2027, nel Complesso Monumentale di Santa Croce, con mostra conclusiva a settembre 2027 e catalogo edito da Allemandi. Torna inoltre il premio in denaro di Artsted, dedicato ai progetti più innovativi.

Tra i cinquanta nomi in fiera figurano, tra gli altri, Azzah Salwaa, Debora Graziano, Pauline Cordier, Nuo Chen, Marco Montemezzo (Amen), Zhang Qi, Johanna Dreyer, Isatou Jallow, Alexandra Taoukidou, Nikolai Prokofiev, Shir Shovel-Simhoni e Marco Silvestre (Nikopol).

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C2C Festival festeggia a Torino con Robyn, Arca e Yung Lean & Bladee

19 October 2026 at 14:55

Venticinque anni dopo la prima edizione di Club To Club, nel 2002, C2C Festival torna a Torino dal 29 ottobre al 1 novembre con quello che gli organizzatori definiscono il programma più ambizioso della sua storia. Un anniversario che arriva al termine di un anno di espansione internazionale: prima il sold out della seconda edizione di C2C NYC, indicata dal New Yorker tra gli highlight della primavera musicale newyorkese, poi il debutto a Londra al Barbican Centre, uno dei centri culturali più prestigiosi al mondo, con un evento andato esaurito in anticipo.

La vocazione globale del festival si legge nei numeri dell’edizione torinese, avviata verso il sold out per il quinto anno consecutivo. Per la prima volta il pubblico straniero supera quello italiano, attestandosi oltre il 53% dei biglietti venduti. Ancora più netto il dato anagrafico: il 78% degli spettatori ha meno di 35 anni, a conferma del ruolo di C2C come punto di riferimento per la youth culture in Italia.

Proprio alle nuove generazioni è dedicato C2C Curators, programma gratuito di formazione per giovani curatrici e curatori musicali appena lanciato dal festival: tra le 200 candidature arrivate ne sono state selezionate 12, che lavoreranno tra workshop e percorsi di affiancamento sul patrimonio di pratiche accumulato in un quarto di secolo.

Inserita come sempre nella cornice della Torino Art Week, l’edizione 2026 coinvolge un numero record di spazi. Le OGR Torino, partner strategico, ospitano la serata inaugurale di giovedì 29 – il Grand Opening presentato da Alfa Romeo – e il finissage di domenica 1 novembre. Il Lingotto Fiere resta la main venue di venerdì e sabato e accoglie il debutto del nuovo DAZED Stage. Il Teatro Regio ospita per il quarto anno consecutivo C2C Talks, venerdì 30 ottobre dalle 13 alle 16:30, con il C2C Podcast insieme ad Arca, Kode9 e ML Buch.

Due le iniziative pensate apposta per l’anniversario. Sabato 31 ottobre il festival torna al Teatro Carignano, undici anni dopo l’ultima volta, per un matinée speciale con le norvegesi Smerz. Domenica 1 novembre, invece, un evento diffuso rievoca il format originale: un unico biglietto darà accesso contemporaneamente a Le Roi, la storica ballroom progettata da Carlo Mollino, e al Notorius, tra i locali della primissima edizione del 2002 (programma ancora da annunciare).

Il quartier generale resta Combo Torino, che quest’anno ospita anche l’anteprima per i più piccoli, C2C KIDS!, domenica 25 ottobre: l’intero incasso sarà devoluto a Medici Senza Frontiere, charity partner storico del festival.

Per il quinto anno consecutivo nella lista dei migliori festival stilata da Pitchfork, C2C conferma la sua formula multigenere, quell’”avant-pop” che ha contribuito a definire a livello globale. Protagonista assoluta è Robyn, in esclusiva italiana venerdì 30 al Lingotto: l’icona pop svedese porta dal vivo Sexistential, l’album che segna il suo ritorno solista dopo sette anni.

Grande attesa anche per Yung Lean e Bladee, per la prima volta insieme su un palco italiano sabato 31: due nomi chiave della scena cloud rap e della galassia Drain Gang, che in oltre un decennio hanno ridisegnato i confini tra rap, elettronica e cultura digitale. Debutta al festival la producer francese Oklou, reduce dal successo di Choke Enough, tra pop etereo, rimandi Y2K e atmosfere barocche.

Pesano i ritorni. Arca arriva con XXXXX, uno dei suoi lavori più densi; Kelela torna a C2C a oltre dieci anni dall’ultima apparizione, con il suo New Avatar contaminato da shoegaze, indie e jazz. E c’è Chuquimamani-Condori, fresco di Leone d’Argento alla Biennale Musica di Venezia, qui nella veste di DJ E.

Apertura con The Avalanches, pionieri australiani del collage sonoro, che presentano il nuovo No Bad Memories, a sei anni da We Will Always Love You. Con loro Shygirl in esclusiva italiana, con brani dall’imminente Swallow!; DJ Python al debutto mondiale del suo nuovo live A/V; la cantautrice statunitense Wendy Eisenberg (esclusiva e debutto in Italia); ML Buch e la dj parigina Clara 3000.

Sul Main Stage Robyn, Arca, Oklou, Chanel Beads – il progetto art pop di Shane Lavers, figura chiave della scena DIY newyorkese – e il live di gyrofield, tra breakbeat, drum & bass ed elettronica sperimentale. Sul DAZED Stage un set di sette ore di Theo Parrish, leggenda della house di Detroit; underscores, tra le voci più riconoscibili dell’hyperpop, con il terzo album U; e lo showcase dell’etichetta di Nicolas Jaar Other People, con Fronte Violeta, Eli Wewentxu e Fake Samo.

In mattinata il matinée delle Smerz, che presentano Big City Life. Dalle 17:30 al Lingotto il Main Stage ospita Yung Lean & Bladee, Kelela, Chuquimamani-Condori presents DJ E, Crystallmess, Joanne Robertson – autrice dello spettrale Blurrr e frequente collaboratrice di Dean Blunt –, il duo ambient Visible Cloaks e la cantautrice danese Fine. Il DAZED Stage propone il primo back-to-back tra Kode9, fondatore di Hyperdub e ospite storico del festival, e RP Boo, padre del footwork di Chicago; e poi Elias Rønnenfelt degli Iceage, LIIM, KMRU, Picture e lo showcase dell’etichetta italiana Hundebiss con Bladeblanc & Giesse, NEXUS (Jokkoo Collective) e Talpah.

Dopo l’evento diffuso, il finissage alle OGR con Grouper, progetto di culto dell’ambient-folk sperimentale di Liz Harris; HEADACHE, il duo di Vegyn e del poeta Francis Hornsby Clark; Carl Stone, pioniere della musica elettronica dal vivo; Lorenzo Senni con il nuovo All Ages su Warp Records; e la catalana Marina Herlop.

Gli show di Marina Herlop e ML Buch alle OGR e il matinée delle Smerz sono coprodotti con MITO SettembreMusica, mentre il concerto di Carl Stone nasce in collaborazione con To Listen To, il festival dell’ascolto sperimentale promosso dalla Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio di Torino.

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Torna SLAM, il festival delle colonne sonore in Triennale

16 October 2026 at 13:18

C’è un luogo in cui la musica per il cinema nasce prima ancora di arrivare sullo schermo: lo studio del compositore, tra appunti, partiture, prove ed errori. È lì che vuole portare il pubblico SLAM – Festival Internazionale delle Colonne Sonore, che torna per la sua seconda edizione dall’11 al 13 dicembre 2026 negli spazi di Triennale Milano, tra Cuore, Voce e il Teatro.

Promosso da CAM Sugar, il più grande catalogo al mondo di colonne sonore del cinema italiano, e da Triennale Milano, il Festival propone tre giorni di concerti, proiezioni, DJ set, listening session, workshop e talk. Il filo conduttore è il processo creativo: come si costruisce l’identità sonora di un film, dalle partiture di Ennio Morricone e Piero Umiliani fino alle sperimentazioni della scena internazionale di oggi.

Il primo nome è di quelli che pesano: Jeff Mills, pioniere della techno di Detroit e figura centrale dell’elettronica mondiale, porta in Triennale il concerto Tomorrow Comes the Harvest. Accanto a lui il regista Romain Gavras, che con i suoi videoclip ha ridisegnato il linguaggio visivo della musica contemporanea: sarà protagonista di un talk seguito dalla proiezione de La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo.

C’è poi Hania Rani, pianista e compositrice tra le voci più originali della nuova scena europea, autrice della colonna sonora di Sentimental Value, Premio Oscar 2026, che terrà una masterclass. Il giornalista e scrittore Stefano Nazzi sarà in scena con un live seguito dalla proiezione di San Babila ore 20: un delitto inutile di Carlo Lizzani.

Il compositore e regista Christophe Chassol presenta in prima italiana il suo progetto live Funny How?, mentre il music supervisor Randall Poster, storico collaboratore di Wes Anderson, Martin Scorsese e Sofia Coppola, guiderà una listening session. Atteso anche Pino Donaggio, firma di celebri colonne sonore thriller e horror, l’ultima per Her Private Hell di Nicolas Winding Refn, presentato a Cannes 2026.

Nel centenario della nascita di Piero Umiliani, il Festival gli dedica un omaggio: la cantautrice Joan Thiele, insieme ad Andrea Fabrizii, entrerà in dialogo con la sua musica in una listening session che ne esplora l’eredità musicale e culturale.

Ad aprire il percorso sarà, domenica 29 novembre, il Teatro alla Scala. Per la serie di cineconcerti Fotogrammi, la Filarmonica della Scala diretta da Timothy Brock eseguirà dal vivo le musiche di Nino Rota durante la proiezione di 8½ di Federico Fellini, in collaborazione con Cineteca di Bologna e Mediaset – RTI.

Il legame con Fellini non finisce qui: proprio da un suo disegno originale nasce l’identità visiva dell’edizione 2026.

In linea con l’idea di aprire le porte del laboratorio creativo, CAM Sugar ha presentato una selezione di fotografie inedite dello studio di Ennio Morricone, realizzate da Niccolò Barca con la collaborazione della famiglia del maestro.

«SLAM rappresenta l’espressione più compiuta del lavoro svolto da CAM Sugar», spiega Alessandro Sugar, Head of CAM Sugar. «Il Festival è il momento di massima apertura verso il pubblico, offrendo un accesso privilegiato ai materiali d’archivio e valorizzando il lavoro di ricerca, conservazione e diffusione che CAM porta avanti», con l’obiettivo di trasmettere quest’opera alle nuove generazioni.

Per Carla Morogallo, direttrice generale di Triennale Milano, SLAM «è un progetto capace di attivare pienamente la vocazione interdisciplinare di Triennale, mettendo in dialogo musica, cinema e ricerca». Una seconda edizione che consolida un percorso avviato lo scorso anno e che ha già dimostrato di saper coinvolgere pubblici diversi.

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