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Milano e le manifestazioni del 30 ottobre, allerta massima: diverse piazze di studenti e centri sociali. Impegnati centinaia di agenti

29 October 2026 at 17:22

L’obiettivo è quello già visto: mettere in atto più concentramenti e più piazze di partenza per poi riunire i vari cortei. Venerdì è sciopero generale e se in altre città c’è più tranquillità rispetto alla gestione dell’ordine pubblico, a Milano l’allerta è massima. Se non altro per i fatti avvenuti nei giorni scorsi. A partire dai saccheggi e dalle devastazioni del 17 e 18 ottobre. Uno scenario che non è escluso possa ripetersi, anche se gli analisti tendono a escludere presenza di casseur del tipo di quelli visti in piazza Duomo. Resta invece forte il rischio di scontri con le forze dell’ordine vista la possibile presenza di gruppi sciolti di marca anarcoide. Uno degli obiettivi non detti potrebbe essere quello di occupare le tangenziali come già avvenuto in passato e durante la manifestazione dei 100mila contro il genocidio in Palestina. Al momento sono due i concentramenti resi ufficiali. Uno di questi sarà in piazza Leonardo da Vinci davanti al Politecnico, meta raggiunta lo scorso 24 ottobre dal corteo spontaneo che ha contato oltre diecimila persone. Qui per le 9,30 sono attesi una parte dei centri sociali e dell’area antagonista, in parte rappresentata dal centro sociale Lambretta. In piazzale Loreto è previsto poco prima un pre concentramento di alcuni collettivi studenteschi (altri partiranno da Piazza Leonardo da Vinci) che si sposteranno poi in piazza Duca D’Aosta per il concentramento principale e si riuniranno con i lavoratori assieme all’unità sindacale di base (Usb).

Per come è stato comunicato il corteo che parte dietro l’Usb in Stazione Centrale dovrebbe proseguire su via Vitruvio svoltare a destra su Corso Buenos Aires, arrivare in piazzale Loreto e proseguire lungo via Padova verso il parco Martiri della libertà iracheni nella zona della Martesana. Di contro da piazza Leonardo da Vinci si rimonterà viale Gran Sasso, viale Abruzzi per ricongiungersi poi in piazzale Loreto con il primo corteo. Naturalmente la logistica prevede un cerchio rosso, quando il primo corteo imboccherà Corso Buenos Aires, unico strada verso il centro, comunque vietato, arrivando poi in piazzale Loreto. Qui potrebbe crearsi forti criticità. Non vengono poi nemmeno sottovalutati i proclami online che per tutta la giornata si sono rincorsi per portare i manifestanti, attesi in oltre diecimila, a occupare le tangenziali.

In campo, dopo la riunione con il questore Bruno Megale, l’ordinanza siglata prevede un dispiegamento massiccio di centinaia di agenti, affiancati, ma senza compiti di ordine pubblico, dai cinquecento militari della Folgore.

Se è molto improbabile assistere alle scene del 17 e 18 ottobre, di certo lo sciopero generale contro il carovita e in generale contro il governo Meloni, è molto sentito soprattutto dagli studenti e dai relativi collettivi. Un appuntamento fondamentale, come era già stato definito durante un’assemblea pubblica del 20 ottobre alla quale hanno partecipato buona parte dei collettivi di Milano e dell’hinterland. Resta, come sempre, un grosso punto di domanda la miccia anarchica e quella antagonista. Di certo sui profili Telegram di area anarchica, la mobilitazione per il 30 ottobre è rilanciata da giorni, ad esempio sul profilo Tutto Squat Milano che già aveva anticipato il corteo anarchico per il 24 ottobre, poi annullato. Una saldatura tra mondo anarchico e realtà antagonista può essere rappresentato dal Centro occupato e autogestito T28 in via dei Transiti, il quale, sui suoi profili social non sembra avere mezze misure, tanto da annunciare la scelta di piazza per il 30 ottobre con questa frase: “Senza tregua, senza contrattare, blocchiamo tutto insieme”.

La foto d’archivio

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Rivolte a Milano: com’è nata (e poi fallita) l’alleanza tra studenti, centri sociali e galassia social

23 October 2026 at 19:44

Gli inquirenti indagano sulla possibile saldatura tra due anime delle contestazioni che hanno scosso Milano e l’Italia, con violente guerriglie urbane, tra il 17 e il 20 ottobre. Da una parte i movimenti anarchici e antagonisti. Dall’altra, i giovanissimi che si radunano nelle piazze virtuali, nella galassia digitale di chat e social network. Ilfattoquotidiano.it ha ricostruito una cronologia dettagliata dell’incontro tra i diversi gruppi delle contestazioni milanesi, attraverso colloqui con due fonti. Riscontri giungono anche da un’analisi preliminare sul ruolo delle piattaforme online nell’organizzazione delle proteste, firmata da Lorenzo Alvisi, dottorando del Programma nazionale in cybersecurity presso la Scuola Imt Alti Studi Lucca. È tra gli autori di uno studio in attesa di pubblicazione, ma i dettagli si possono già anticipare. Ai primi di ottobre, una community WhatsApp radunava mille iscritti desiderosi di scendere in piazza il 17 ottobre. Centri sociali e collettivi studenteschi milanesi hanno provato a guidarli in piazza. Ma l’alchimia è fallita e le strade si sono separate.

La chat WhatsApp: il terreno comune tra antagonisti e nuovi “capi” online

Una data e un luogo: 8 ottobre 2026, Giardini in transito di Milano. Quel giorno, in quella piazza, si è svolta un’assemblea tra esponenti dei centri sociali, collettivi studenteschi (universitari e delle scuole superiori) e leader meneghini della chat WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre. Nella ridda delle sigle digitali, facciamo chiarezza: la pagina Instagram Movimento 17 ottobre, tra i detonatori delle proteste, è nata ai primi di ottobre con due antecedenti. La pagina Instagram e la community WhatsApp battezzate con lo stesso nome: Italia in piazza 17 ottobre. Alle cronache era nota la pagina Instagram, molto meno la chat WhatsApp. La comunità virtuale desta lo stupore di una studentessa campana. Il 3 o 4 ottobre, la ragazza avvisa un’attivista lombardo aderente ad un’organizzazione universitaria: qualcosa di grosso bolle in pentola, la nuova community raduna folle di arrabbiati. Lo studente meneghino alza il sopracciglio, è la conferma di un sentore vago: su TikTok, già a settembre spuntavano profili social che esortavano a protestare il 17 ottobre.

Pochi giorni dopo la segnalazione giunta in Lombardia dalla Campania, ai Giardini in transito di Milano arrivano i “leader” milanesi della community WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre. Incontrano gli studenti e i centri sociali. I diversi gruppi condividono lo scopo: organizzare la piazza contro il carovita. Chi ha invitato all’appuntamento i “capi” milanesi della community? Secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, esponenti dei centri sociali milanesi. Anche loro partecipavano alla “comunità” virtuale. In chat, su WhatsApp, hanno scovato i numeri di telefono e contattato personalmente i leader emersi durante le discussioni online. La community nazionale era divisa in gruppi locali distinti per città. Nella sezione milanese è nato l’incontro tra gli attivisti dei centri sociali e i nuovi leader della protesta digitale. Ecco la genesi dell’incontro tra le anime, molto differenti, delle proteste contro il carovita a Milano. Ma l’unione non è andata a buon fine.

La frattura sui neofascisti

Centri sociali e collettivi studenteschi volevano guidare la contestazione riempiendo le piazze con gli arrabbiati in chat e sui social network. Ma i dubbi sono emersi subito, all’assemblea dell’8 ottobre. Gli studenti temono “la possibile presenza di realtà neofasciste all’interno del corteo, la mancanza di una linea politica chiara, l’eccessiva vaghezza del messaggio della manifestazione”. Ecco il punto di frizione: “Da una parte, chi ritiene fondamentale portare in piazza più persone possibile”, senza escludere l’estrema destra; “dall’altra, chi sostiene la necessità di stabilire dei paletti e definire meglio la linea politica”. Dunque, “il corteo del 17 si prospetta molto imprevedibile”. Così, studenti ed esponenti dei centri sociali scendono piazza come scelta individuale, senza i loghi delle organizzazioni. Temono atti violenti e vogliono prenderne le distanze.

La nuova chat Telegram Movimento 17 ottobre: “Via dal gruppo Italia in piazza”

Il 17 ottobre, nelle vie milanesi, esplode la paventata guerriglia. Il giorno dopo nasce la chat Telegram Movimento 17 ottobre. Il primo messaggio, alle 20,33 del 18 ottobre, dice: “Abbiamo creato questo gruppo come spazio per discutere e parlare insieme. Alcuni di noi erano nel gruppo di Italia in piazza, quelli che hanno chiamato ieri. Ma hanno un’impostazione liberale che tollera razzismo e fascismo e toglie spazio ai partecipanti per decidere insieme come organizzarci. Dobbiamo fare come in Francia. Li sono ben organizzati e, soprattutto, attivi”. Il secondo messaggio è una clip video in onore dello storico centro sociale milanese sgomberato. Inizia così: “È passato un anno dallo sciopero del Leoncavallo…”.

Il report illustrato da Lorenzo Alvisi arricchisce la ricostruzione de ilfattoquotidiano.it. Partiamo dalle date. L’8 ottobre (lo stesso giorno dell’assemblea ai Giardini in transito) chiude i battenti la community WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre, stando al messaggio di un utente, perché il tetto ai mille iscritti soffoca la partecipazione. Ventiquattro ore prima erano spuntati 19 gruppi Telegram battezzati con lo stesso nome, Italia in piazza, con un vantaggio: nessun limite agli iscritti. Condividono la stessa immagine di profilo: un megafono nero.

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