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Il nuovo stadio di Inter e Milan si chiamerà “Generali Stadium”: i dettagli dell’accordo

29 October 2026 at 20:37

Il nuovo stadio di Milano si chiamerà “GENERALI STADIUM” e sarà pronto per la stagione 2031/32. Accordo commerciale siglato dunque tra i due club e una delle principali compagnie assicurative in Italia, riconosciuta anche in Europa. Il progetto è stato svelato al Castello Sforzesco di Milano, alla presenza dei vertici dei due club e dei due progettisti, Lord Norman Foster e David Manica. La struttura sarà ovale e non più rettangolare come l’attuale San Siro, l’elemento visivo più impattante è l’esterno con le sue linee ondulate (verso il basso sui lati lunghi del campo per poi alzarsi in corrispondenza delle due curve, con il punto più alto che supera i 60 metri) e 80 “diamanti” in membrana a caratterizzarne la struttura (all’interno ci sono i led per personalizzare lo stadio a seconda della squadra che gioca in casa).

Il tetto presenterà 27mila metri quadri di fotovoltaico, con i pannelli solari che lo renderanno indipendente e autonomo dal punto di vista energetico. “Sigillato” a livello acustico, il suono potrà uscire solo dall’alto, e restando all’interno del catino garantirà un fortissimo effetto tifo. La capienza sarà di 71500 posti, con le tribune inclinate di 37 gradi che offriranno un impatto visivo simile a quello dell’attuale San Siro o il famoso muro giallo di Dortmund.

L’accordo prevede che il nuovo stadio prenda il nome di Generali Stadium fin dal primo momento, in quella che i due club definiscono come una delle partnership più rilevanti a livello globale. In particolare, i ricavi si aggireranno intorno ai 650 milioni di euro a lungo termine – spiega La Gazzetta dello Sport – nell’arco di circa 20 anni. Generali (che sarà anche Official Insurance Partner di entrambi i club) durante gli eventi internazionali – come già capita ad Atalanta e Juventus per esempio – dovrà lasciare il nome e la denominazione sarà “Milano Stadium“. Secondo il regolamento Uefa, infatti, i naming rights non sono ammessi in Champions League e nelle altre coppe, come già avviene ad esempio per l’Allianz Stadium di Torino (che torna Juventus Stadium) o per l’Emirates Stadium di Londra (chiamato Arsenal Stadium).

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Svelato il progetto del nuovo stadio di Inter e Milan: capienza, forma, la particolarità del podio e quando sarà inaugurato – Le prime foto

29 October 2026 at 20:37

La forma è quella di un catino sopraelevato su un podio, con una doppia curvatura verso il basso in prossimità delle due tribune, che si alza nelle curve e raggiunge un’altezza massima di 60 metri. Nessun effetto wow a primo impatto, vista la sua struttura semplice. Ma nella sua semplicità, il Generali Stadium – nuovo stadio di Inter e Milan che sorgerà sempre nell’area di San Siro e che sarà composto da due anelli – trasporta comunque il pubblico in una dimensione diversa. Il primo impatto sarà senza dubbio differente nel giorno dell’inaugurazione, con l’atmosfera da stadio, una partita e tutta l’area intorno ricca di spazi ristoro e per lo shopping. E per i progettisti – in ottica futura – c’è anche la suggestione di ospitare grandi show, concerti, match di football americano e altri eventi sportivi.

La capienza? Confermate le indiscrezioni: sarà di 71.500 posti (di cui circa 11.500 corporate, più di 7mila in più dell’attuale) e sarà inaugurato nella stagione 2031/32 (la prima previsione è fine 2031), con l’obiettivo – scrivono Inter e Milan – “di avviare i lavori nel 2028“. Tutto ciò è stato rivelato oggi, nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco, dove è stato svelato il progetto e il rendering del nuovo stadio che ospiterà le partite di Milan e Inter e che avrà il difficile compito di sostituire San Siro, la “scala del calcio” che verrà abbattuta proprio dopo il completamento del nuovo impianto. Durante le partite sarà possibile accedere al podio che sostiene lo stadio soltanto con biglietto, mentre l’accesso sarà libero nei giorni senza eventi. Sul podio saranno presenti punti di ristoro e aree shopping. Sotto sarà costruito un parcheggio.

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Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

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generali stadium (3)

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Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

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Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

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Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

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Fonte: FC Inter e AC Milan

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Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

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Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

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Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

A coronare l’edificio è una copertura a doppia curvatura, “dalla silhouette inconfondibile”, scrivono Inter e Milan nella nota pubblicata dopo l’incontro al Castello Sforzesco. “Più di una dichiarazione architettonica, incornicia ed esalta le due iconiche curve, creando una potente identità visiva e integrando tecnologia fotovoltaica, ottimizzazione acustica e altre soluzioni di sostenibilità essenziali per uno stadio moderno”, si legge ancora nella nota. Sopra la copertura, appunto, impianti fotovoltaici che rendono l’impianto autosostenibile.

Le tribune avranno un’inclinazione del 37% (contro il 41% dello stadio attuale) per garantire un’atmosfera più immersiva e ridurre la percezione dei suoni all’esterno. La capienza sarà appunto di 71mila e 500 posti, circa 4mila in meno dell’attuale San Siro: una richiesta fatta dai due club – secondo quanto trapela – agli autori del progetto Foster + Partners e MANICA, guidati da Lord Norman Foster, tra i protagonisti più autorevoli dell’architettura contemporanea, e David Manica, riferimento internazionale nella progettazione di stadi all’avanguardia. Il nuovo impianto conterrà quindi – contando anche i circa 7mila corporate in più – circa 11mila spettatori in meno dell’attuale San Siro, parlando di biglietti “popolari”.

Il nome è stato svelato proprio nella parte centrale della presentazione e sarà ben visibile all’esterno, sulla facciata principale dell’impianto, ma durante gli eventi internazionali – come già capita ad Atalanta e Juventus per esempio – la denominazione sarà “Milano Stadium“. Secondo il regolamento Uefa, infatti, i naming rights non sono ammessi in Champions League e nelle altre coppe, come già avviene ad esempio per l’Allianz Stadium di Torino (che torna Juventus Stadium) o per l’Emirates Stadium di Londra (chiamato Arsenal Stadium).

Il nuovo stadio prenderà dunque il posto di San Siro, destinato a essere abbattuto una volta completato il nuovo impianto. L’obiettivo di Inter e Milan è avviare i lavori nel 2028 e inaugurare la struttura nella stagione 2031/32. Per vedere il progetto trasformarsi in realtà serviranno ancora alcuni anni: per ora, il futuro della casa dei due club milanesi ha una forma, una capienza e un nome. Per le emozioni ci sarà tempo.

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“Signora lo dice a sua sorella”. Lite furiosa tra Matone e Bruti Liberati su La7, tra urla, risate e minacce di abbandonare lo studio

29 October 2026 at 17:33

Scontro al fulmicotone a L’aria che tira (La7) tra Simonetta Matone, deputata di Forza Italia, ex leghista ed ex magistrata, ed Edmondo Bruti Liberati, già procuratore capo di Milano ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Tra urla, battibecchi, accuse reciproche e involontari siparietti comici, la discussione degenera fino all’ultimatum della parlamentare al conduttore David Parenzo: “O gli togliete l’audio o vado via. Deve stare zitto!”.
Il motivo del contendere è la scarcerazione di Youssef Siher, decisa dalla gip di Milano Tiziana Landoni. Bruti Liberati, in collegamento, contesta duramente l’attacco di Giorgia Meloni: “Le parole del presidente del Consiglio, con questo insulto a un giudice, sono incommentabili”. E aggiunge che il riferimento al terrorismo contenuto nel provvedimento della Procura di Milano era talmente infondato che la gip lo ha liquidato in pochissime pagine.
Matone comincia a borbottare e a interromperlo. L’ex procuratore la richiama: “No, signora, stia attenta alle parole”.

Apriti cielo: la parola “signora” scatena la prima crisi diplomatica della trasmissione.
“Lei mi deve chiamare onorevole o dottoressa – protesta Matone – perché sono una sua collega. Non signora, perché se ero maschio lei non mi chiamava signore, ma dottore onorevole”.
Bruti Liberati, per nulla impressionato dal protocollo parlamentare, replica: “No, io chiamo tutti signore o signori”.
Ma Matone insiste: “Non credo proprio, la conosco. Signora lo dice a sua sorella e non a me“.

L’ex procuratore tenta allora di tornare al tema della discussione e illustra le motivazioni con cui la giudice Landoni ha escluso la sussistenza dei presupposti per la misura cautelare richiesta nei confronti di Siher: “Il giudice non ha convalidato il fermo perché l’istigazione a delinquere non c’è stata. La gip ha applicato scrupolosamente i principi della Cassazione e della Corte costituzionale. Non c’è stata istigazione a delinquere neanche nella diffusione di quella parte del manuale egiziano, perché la parte che incitava alla violenza non è stata riportata”.

Matone riprende la parola e muove a Bruti Liberati un’accusa singolare: “Il dottor signor Bruti Liberati, in primis, non si dissocia dagli accadimenti del 17 dicembre“.
A intervenire è Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista: “Dissociarsi dal 17 dicembre è un po’ difficile”.
La deputata si corregge, ma Bruti Liberati sbotta: “Ma da cosa mi devo dissociare? Ma stiamo scherzando, onorevole? Ho fatto il procuratore capo di Milano per una vita!”.
“Lo ha fatto male, evidentemente!”, ribatte Matone.
“Ho mandato a giudizio terroristi dell’Isis – rilancia il magistrato – E sono stati condannati! Ma di cosa parliamo?”.

La deputata cambia bersaglio e gli rimprovera di avere definito “volgare” il capo di imputazione formulato dalla Procura di Milano, ricordandogli che l’ufficio giudiziario “non è esattamente il pizzicagnolo sotto casa”.
Bruti Liberati cerca di replicare: “No, no, signora! Ascolti!”. Ma è un’altra “signora” di troppo.
“Lei deve stare zitto! Io vado via! – esplode Matone – Perché la prepotenza di certa magistratura la sta dimostrando lui, che non sta zitto!”.
L’ex procuratore scoppia a ridere, Matone torna ancora una volta sulla mancata dissociazione dagli “accadimenti del 17 ottobre”.
“Mi dissocio anche dall’assassinio di Umberto I, se vuole“, ribatte ridendo Bruti Liberati.
Matone si rivolge direttamente a Parenzo e detta le condizioni per proseguire la trasmissione: “Ma lo vede? O gli togliete l’audio o vado via! Deve stare zitto!“.

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Milano e le manifestazioni del 30 ottobre, allerta massima: diverse piazze di studenti e centri sociali. Impegnati centinaia di agenti

29 October 2026 at 17:22

L’obiettivo è quello già visto: mettere in atto più concentramenti e più piazze di partenza per poi riunire i vari cortei. Venerdì è sciopero generale e se in altre città c’è più tranquillità rispetto alla gestione dell’ordine pubblico, a Milano l’allerta è massima. Se non altro per i fatti avvenuti nei giorni scorsi. A partire dai saccheggi e dalle devastazioni del 17 e 18 ottobre. Uno scenario che non è escluso possa ripetersi, anche se gli analisti tendono a escludere presenza di casseur del tipo di quelli visti in piazza Duomo. Resta invece forte il rischio di scontri con le forze dell’ordine vista la possibile presenza di gruppi sciolti di marca anarcoide. Uno degli obiettivi non detti potrebbe essere quello di occupare le tangenziali come già avvenuto in passato e durante la manifestazione dei 100mila contro il genocidio in Palestina. Al momento sono due i concentramenti resi ufficiali. Uno di questi sarà in piazza Leonardo da Vinci davanti al Politecnico, meta raggiunta lo scorso 24 ottobre dal corteo spontaneo che ha contato oltre diecimila persone. Qui per le 9,30 sono attesi una parte dei centri sociali e dell’area antagonista, in parte rappresentata dal centro sociale Lambretta. In piazzale Loreto è previsto poco prima un pre concentramento di alcuni collettivi studenteschi (altri partiranno da Piazza Leonardo da Vinci) che si sposteranno poi in piazza Duca D’Aosta per il concentramento principale e si riuniranno con i lavoratori assieme all’unità sindacale di base (Usb).

Per come è stato comunicato il corteo che parte dietro l’Usb in Stazione Centrale dovrebbe proseguire su via Vitruvio svoltare a destra su Corso Buenos Aires, arrivare in piazzale Loreto e proseguire lungo via Padova verso il parco Martiri della libertà iracheni nella zona della Martesana. Di contro da piazza Leonardo da Vinci si rimonterà viale Gran Sasso, viale Abruzzi per ricongiungersi poi in piazzale Loreto con il primo corteo. Naturalmente la logistica prevede un cerchio rosso, quando il primo corteo imboccherà Corso Buenos Aires, unico strada verso il centro, comunque vietato, arrivando poi in piazzale Loreto. Qui potrebbe crearsi forti criticità. Non vengono poi nemmeno sottovalutati i proclami online che per tutta la giornata si sono rincorsi per portare i manifestanti, attesi in oltre diecimila, a occupare le tangenziali.

In campo, dopo la riunione con il questore Bruno Megale, l’ordinanza siglata prevede un dispiegamento massiccio di centinaia di agenti, affiancati, ma senza compiti di ordine pubblico, dai cinquecento militari della Folgore.

Se è molto improbabile assistere alle scene del 17 e 18 ottobre, di certo lo sciopero generale contro il carovita e in generale contro il governo Meloni, è molto sentito soprattutto dagli studenti e dai relativi collettivi. Un appuntamento fondamentale, come era già stato definito durante un’assemblea pubblica del 20 ottobre alla quale hanno partecipato buona parte dei collettivi di Milano e dell’hinterland. Resta, come sempre, un grosso punto di domanda la miccia anarchica e quella antagonista. Di certo sui profili Telegram di area anarchica, la mobilitazione per il 30 ottobre è rilanciata da giorni, ad esempio sul profilo Tutto Squat Milano che già aveva anticipato il corteo anarchico per il 24 ottobre, poi annullato. Una saldatura tra mondo anarchico e realtà antagonista può essere rappresentato dal Centro occupato e autogestito T28 in via dei Transiti, il quale, sui suoi profili social non sembra avere mezze misure, tanto da annunciare la scelta di piazza per il 30 ottobre con questa frase: “Senza tregua, senza contrattare, blocchiamo tutto insieme”.

La foto d’archivio

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Crosetto: “Non mi scuso per il mio tweet su Siher. Allarme ignorato dal Viminale? Non deve chiederlo a me”

29 October 2026 at 12:34

“I miei complimenti al collega Piantedosi e alla Polizia di Stato per aver individuato l’ideatore del movimento 17 ottobre”. Questo scriveva, quattro giorni fa sui social. il ministro della Difesa Guido Crosetto. Oggi, al termine del suo intervento all’assemblea ‘L’Italia dei territori’ di Sud Chiama Nord, guidata da Cateno De Luca, chiediamo al ministro se intende scusarsi. “Io avevo letto sulle agenzie che era stato individuato, che non è così lo dice lei”. In verità lo dice il gip che ieri ha scarcerato Youssef Siher. “E un Pm aveva ritenuto giusto arrestarlo, un gip ha ritenuto di scarcerarlo. Per fortuna siamo in uno Stato democratico e andremo a vedere chi dei due avrà ragione, ma io mi fido totalmente del lavoro sia del comparto sia della polizia italiana”. La domanda al ministro verrà successivamente ripetuta dai cronisti. Lei ha espresso un giudizio se lo rimangia? “No” risponde il ministro.

Durante il suo intervento all’Hotel Massimo D’Azeglio, il titolare della Difesa del governo Meloni ha affermato “ogni tanto qualcuno attacca le forze dell’ordine o i Servizi dicendo come mai non riuscite a prevedere? Ma secondo voi qualcuno può prevedere un gruppo in una chat di 500 ragazzini di 12, 13, 15 anni, che nessuno giustamente ha mai monitorato, se decidono di darsi appuntamento e decidono di spaccare le vetrine?”. In verità le cose sembrano stare in modo diverso. Repubblica ha pubblicato un articolo relativo ad un allarme dei servizi ignorato dal Viminale per il weekend del 17-18 ottobre. Secondo il giornale i Servizi avevano segnalato disordini che poi si sono verificati. “Come sa questo non dovrebbe chiederlo a me, ma semmai al Viminale, ciò detto la vedo un po’ troppo schierata dalla parte con cui io non sto”. Il problema è “l’aggressività nelle domande” secondo il ministro Crosetto.

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“Progettava attentati contro sinagoga e moschea in provincia di Milano”, arrestato 22enne: si rifaceva allo stragista Breivik

29 October 2026 at 11:36

Era “intenzionato ad eseguire un attentato in una sinagoga e in un luogo di preghiera islamica dell’hinterland milanese, dopo aver pianificato nei minimi dettagli le modalità di confezionamento di ordigni esplosivi e la modifica di armi da sparo” e per questo un ragazzo di 22 anni è stato arrestato dai carabinieri su ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Milano. Nei suoi device sono stati trovati “contenuti suprematisti, accelerazionisti, negazionisti della shoah e xenofobi”.

Secondo quanto reso noto dai militari, dall’analisi dei dispositivi emerge “l’attività dell’indagato nel costante autoaddestramento con finalità terroristiche, nel reperimento di sostanze chimiche atte a confezionare ordigni, nonché nella divulgazione e condivisione di materiale di propaganda e istigazione a delinquere (proclami ideologici con denominazione di “testamento”, scritti e pensieri di Anders Breivik, terrorista autore delle stragi in Oslo e Utoya (Nor) nel 2011) con contenuti suprematisti, accelerazionisti, negazionisti della shoah e xenofobi”. Per questo è indagato per il reato ex art. 270-quinquies del codice penale che punisce l’addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale.

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Milano, Stefania Divertito presenta “Guerra e Clima”: le conseguenze ambientali dei conflitti

29 October 2026 at 10:36

Quando finisce una guerra, finisce davvero la distruzione? Cosa resta nei territori quando le armi tacciono? E chi paga il prezzo ambientale dei conflitti? Sono queste le domande al centro della presentazione di “Guerra e Clima” (Il Saggiatore), il nuovo libro della giornalista d’inchiesta Stefania Divertito, in programma giovedì 29 ottobre alle ore 19, presso la libreria di quartiere “Io e gli Altri”, all’interno dell’Erboristeria Madre Terra, in via Cagliero angolo via Stefini, a Milano. A dialogare con l’autrice sarà Alberto Ibba, direttore di “Io e gli Altri”, figura di lunga esperienza nel panorama editoriale italiano e attualmente consulente per Feltrinelli.

“Guerra e Clima”, le ferite ambientali che sopravvivono ai conflitti

L’incontro sarà l’occasione per accendere i riflettori su ciò che i bollettini di guerra spesso non raccontano: le conseguenze profonde e invisibili che i conflitti lasciano sull’ambiente, contaminando suolo, acqua e aria, distruggendo ecosistemi e contribuendo alla crisi climatica. Danni che non scompaiono con la fine dei combattimenti, ma che possono segnare intere generazioni. Dall’Ucraina a Gaza, dalla pioggia nera su Teheran all’uranio impoverito nei Balcani, fino ai crateri di Verdun e ai poligoni militari della Sardegna, il libro attraversa luoghi e conflitti per raccontare una guerra parallela, quella combattuta contro la natura, le cui conseguenze si protraggono ben oltre la fine delle ostilità.

Attraverso anni di ricerche, testimonianze e interviste esclusive, Divertito approfondisce anche una nuova frontiera della giustizia ambientale: la possibilità di misurare scientificamente le emissioni e i danni climatici prodotti dalle guerre, con l’obiettivo di attribuire responsabilità e chiedere risarcimenti.

Chi è Stefania Divertito

Stefania Divertito è una giornalista d’inchiesta specializzata in tematiche ambientali. È stata portavoce del ministro dell’Ambiente Sergio Costa e capo ufficio stampa del Ministero dell’Ambiente. Vincitrice di numerosi riconoscimenti giornalistici per le sue inchieste sull’uranio impoverito e sull’amianto, è autrice di diversi saggi dedicati all’ambiente e all’eco-giustizia, tra cui “Uccidere la natura” (Il Saggiatore, 2025).

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A2A e Circular Materials, accordo per recuperare metalli dalle acque reflue industriali: a Ferrara impianto da 30 milioni

29 October 2026 at 10:25

A2A e Circular Materials rafforzano la loro collaborazione per sviluppare una filiera industriale innovativa dedicata al trattamento e alla valorizzazione delle acque reflue contenenti metalli, provenienti in particolare da processi galvanici -che prevedono il rivestimento di superfici con strati metallici per proteggerle dalla corrosione o migliorarne le caratteristiche – e da altre lavorazioni ad alta intensità manifatturiera.

A2A e Circular Materials, a Ferrara il primo impianto industriale italiano con tecnologia SWaP

L’accordo unisce il know-how del Gruppo A2A – guidato dall’Amministratore Delegato Renato Mazzoncini-, leader in Italia nel settore ambientale e nell’economia circolare, e la tecnologia SWaP™ (Supercritical Water Precipitation): sviluppata da Circular Materials, questa soluzione consente infatti di combinare in un unico processo la depurazione delle acque industriali con il recupero di metalli di rilevanza strategica, tra cui nichel, rame e cromo, con efficienze di recupero superiori al 99%.

Al centro della partnership, il primo impianto industriale in Italia con questa innovazione che Circular Materials sta realizzando a Ferrara, progettato per trattare fino a 20.000 tonnellate annue di reflui e recuperare fino a 1.000 tonnellate l’anno di materie prime seconde.

L’infrastruttura – che prevede un investimento complessivo di circa 30 milioni di euro di parte di Circular Materials – è destinata a servire l’industria italiana e a diventare il primo hub europeo per il recupero di metalli da rifiuti industriali liquidi. A2A garantirà competenze operative e commerciali e una rete di impianti del Gruppo – tramite la controllata A2A Ambiente – su tutto il territorio nazionale per la raccolta, la gestione e il conferimento delle acque al nuovo sito.

Economia circolare, la collaborazione tra A2A e Circular Materials

L’integrazione tra l’esperienza di A2A e la tecnologia sviluppata da Circular Materials consentirà di accelerare l’applicazione di questo modello su scala industriale creando valore ambientale ed economico. Un esempio di innovazione applicata all’economia circolare che può mettere nuovamente a disposizione del sistema produttivo materiali pregiati e a restituire all’ambiente una risorsa preziosa quale l’acqua che, a valle di ulteriori processi depurativi, potrà tornare in natura. La collaborazione consolida un percorso avviato dal Gruppo nel 2020 con l’investimento in Circular Materials attraverso il fondo climate tech 360 LIFE I – gestito oggi da A2A Life Ventures insieme a 360 Capital – destinato alle start up Seed e Series A in ambito transizione ecologica.

Maggioni (A2A): “Massimizzare il recupero delle risorse e garantire la piena compliance ambientale”

“Con questa partnership compiamo un ulteriore passo nell’evoluzione del modello di A2A Ambiente, sempre più orientato a essere un punto di riferimento nel comparto dell’economia circolare a supporto delle attività produttive” ha dichiarato Elena Maggioni responsabile BD & Transformation nella Business Unit Circular Economy di A2A. “Competenze operative, soluzioni integrate e capillarità territoriale di A2A unite al know-how tecnologico di Circular Materials consentiranno di massimizzare il recupero delle risorse e garantire la piena compliance ambientale, generando un impatto positivo lungo l’intera filiera”.

Bersani (Circular Materials): “Da startup tecnologica a piattaforma industriale”

«Questo accordo rappresenta per Circular Materials un passaggio fondamentale: da startup tecnologica a piattaforma industriale capace di contribuire alla creazione di nuove filiere strategiche per il recupero di materie prime critiche. Il lancio del nostro primo impianto industrial-scale dimostra che è possibile trasformare una sfida ambientale in una risorsa concreta per l’industria europea. La collaborazione con A2A, che ha creduto in noi sin da quando eravamo poco più di un’idea, ci consente di dare al nostro percorso una visione industriale di lungo periodo», ha dichiarato Marco Bersani, CEO & Co-Founder di Circular Materials.

Recupero dei metalli, la riduzione delle emissioni di CO₂ e gli obiettivi europei

Rispetto ai trattamenti convenzionali, SWaP consente una riduzione delle emissioni di CO₂ fino all’85% per i reflui contenenti nichel, del 67% per quelli contenenti rame e del 40% per quelli contenenti cromo e permette di evitare la produzione di fanghi di scarto dalla depurazione. La partnership contribuisce inoltre a ridurre il ricorso a risorse vergini e la dipendenza da catene di approvvigionamento concentrate e geopoliticamente esposte, in coerenza con gli obiettivi del Critical Raw Materials Act europeo, che punta a rafforzare entro il 2030 la capacità dell’Unione anche attraverso il riciclo.

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Chi è Tiziana Landoni, la gip che ha scarcerato Siher e provocato l’ira di Meloni

29 October 2026 at 10:24

Fino a pochi giorni fa il suo nome era conosciuto quasi esclusivamente negli ambienti giudiziari. Oggi Tiziana Landoni è una delle magistrate più discusse d’Italia, finita al centro di uno scontro istituzionale che coinvolge Palazzo Chigi, il governo e i vertici del Tribunale di Milano. Il motivo è la decisione di non convalidare il fermo di Youssef Siher, il trentenne attivista pro Palestina accusato dalla Procura di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, in relazione all’attività dei canali social del Movimento 17 ottobre.

Una decisione che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito “vergognosa”, provocando la dura reazione dei vertici della giustizia milanese. Ma chi è la giudice che, con un’ordinanza di 37 pagine, ha respinto la ricostruzione degli inquirenti e disposto la liberazione dell’attivista?

Chi è Tiziana Landoni: gli inizi a Gela, poi Busto Arsizio e Milano

Di Tiziana Landoni si conoscono soprattutto le tappe del percorso professionale. Minuta, giovane, in magistratura da circa dodici anni, come la descrive il Corriere della Sera, ha alle spalle tre esperienze giudiziarie. La prima a Gela, in Sicilia, dove ha lavorato come giudice del dibattimento. Una delle sedi tradizionalmente considerate disagiate, nelle quali vengono spesso destinati i magistrati all’inizio della carriera.

Successivamente il trasferimento al Tribunale di Busto Arsizio, in provincia di Varese, dove ha affrontato numerosi procedimenti di cronaca giudiziaria. Tra questi, un’inchiesta su presunte tangenti legate alla gestione delle salme delle vittime del Covid nell’obitorio di Saronno, una vicenda di rapine a una gioielleria di Arconate e il caso di un primario di una clinica privata accusato di violenza sessuale ai danni di una ex compagna, che avrebbe narcotizzato con un’iniezione di antidolorifico.

Sempre a Busto Arsizio, Landoni si era occupata di un caso di aggressione con l’acido ai danni di un uomo, sfregiato dall’ex compagna. La condanna a sette anni e mezzo aveva suscitato le proteste della vittima, che riteneva la pena troppo lieve. La sentenza, tuttavia, teneva conto della riduzione di un terzo prevista dal rito abbreviato, a fronte di una richiesta dell’accusa di nove anni.

Nel 2024 l’arrivo al Tribunale di Milano, dove Landoni lavora come giudice per le indagini preliminari. Il suo ufficio è al settimo piano del Palazzo di giustizia. Qui ha affrontato anche procedimenti relativi ai reati del cosiddetto Codice Rosso, prima che il suo nome diventasse improvvisamente di dominio pubblico.

Dalla scarcerazione di Siher ai prossimi casi: Ramy ed Equalize

A portarla al centro dell’attenzione nazionale è stato il procedimento su Youssef Siher, assegnatole perché si trovava di turno. La gip ha respinto la richiesta di convalida del fermo e quella di custodia cautelare in carcere avanzate dalla Procura, escludendo la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza per i reati contestati e del pericolo di fuga. Nelle motivazioni, Landoni ha distinto le espressioni di critica politica, anche particolarmente aspre, da un’effettiva istigazione a commettere reati. Secondo la giudice, i messaggi attribuiti a Siher non contenevano un concreto incitamento alla violenza né un richiamo alle devastazioni avvenute a Milano il 17 e 18 ottobre. Ma il fascicolo Siher potrebbe essere soltanto il primo di una serie di procedimenti destinati a riportare Landoni sulle pagine dei giornali.

Il prossimo 6 novembre sarà infatti chiamata a esaminare la richiesta di rinvio a giudizio relativa alla morte di Ramy Elgaml, il diciannovenne deceduto durante un inseguimento dei carabinieri a Milano. La Procura chiede il processo per il militare alla guida dell’auto inseguitrice, accusato di omicidio stradale per eccesso colposo nell’adempimento del dovere, e per altri carabinieri coinvolti nell’inchiesta con accuse di depistaggio.

Il 3 dicembre sarà invece la volta di un altro procedimento di grande rilievo, l’inchiesta Equalize sui presunti dossieraggi illeciti, che coinvolge la società investigativa milanese al centro di un vasto caso di accessi abusivi e raccolta di informazioni riservate. Due vicende molto diverse, ma entrambe particolarmente delicate per le implicazioni giudiziarie e l’attenzione mediatica.

La firma sull’appello per Gaza e il particolare che riguarda la pm Crupi

A rendere ancora più acceso il dibattito intorno a Landoni è stata la scoperta della sua adesione, nel settembre 2025, all’Appello dei Giuristi per Gaza, un documento sottoscritto da 3.135 tra magistrati, avvocati e professori universitari per richiamare le istituzioni italiane al rispetto dei diritti fondamentali e del diritto internazionale. Una circostanza rilanciata dal vicepremier Matteo Salvini, che ha messo in relazione la firma con la decisione sul caso Siher, sollevando interrogativi sull’imparzialità della magistrata.

C’è però un particolare significativo, evidenziato dal Corriere della Sera: tra i firmatari dello stesso appello figura anche Francesca Crupi, la pubblico ministero che per Siher aveva invece chiesto la custodia cautelare in carcere. Nell’elenco dei sottoscrittori, Landoni compare al numero 766, Crupi al numero 305. Un elemento che rende più complesso il tentativo di leggere la decisione giudiziaria esclusivamente attraverso le convinzioni personali attribuite alla gip.

Lo scontro con Meloni e la difesa dei vertici del Tribunale di Milano

La decisione di Landoni ha innescato una reazione durissima da parte del governo. La premier Giorgia Meloni l’ha definita “vergognosa”, sostenendo che rappresenti una mortificazione del lavoro delle forze dell’ordine e degli inquirenti. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi l’ha giudicata “assolutamente non condivisibile”, mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha manifestato sorpresa per l’esito del procedimento.

A difendere la magistrata sono intervenuti il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia e la presidente della sezione Gip-Gup Vincenza Maccora. In una nota congiunta hanno definito “irricevibili” gli attacchi provenienti da esponenti politici, ricordando che il giudice è chiamato a valutare autonomamente gli elementi presentati dall’accusa e dalla difesa.

“La responsabile libertà di giudizio non può risentire di aspettative politiche o di suggestioni estranee al procedimento”, hanno sottolineato i due magistrati, ricordando che le decisioni giudiziarie possono essere contestate e impugnate, ma non devono trasformarsi in attacchi personali. Solidarietà è arrivata anche dall’Associazione nazionale magistrati, che ha richiamato i principi di autonomia e indipendenza della magistratura.

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“Fatico a prendere Meloni sul serio. Risponde alle proteste con botte e arresti”: così D’Alema su La7

28 October 2026 at 21:15

“Fatico a prendere sul serio Meloni. Il capo di un governo che ha le autostrade bloccate dai camionisti, i contadini in rivolta, i ragazzi per strada, anche con atti violenti, è in grado di rispondere soltanto in termini di sicurezza, botte, arresti preventivi, criminalizzazione”. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal presidente della Fondazione Italianieuropei Massimo D’Alema, che stigmatizza duramente la presidente del Consiglio per le sue dichiarazioni contro la gip di Milano Tiziana Landoni, “rea” di non aver convalidato il fermo di Youssef Siher e di averne disposto la liberazione.

Per l’ex presidente del Consiglio la reazione di Meloni è il sintomo di un governo incapace di comprendere le proteste che attraversano il Paese: “Siccome non vuole ammettere il suo fallimento, che è sotto gli occhi di tutti, ci deve essere qualcuno cattivo che organizza queste cose”.

D’Alema sottolinea anche la contraddizione tra l’attacco alla giudice e la riforma costituzionale della giustizia voluta dall’esecutivo: “Meloni ha promosso una riforma costituzionale, su cui c’è un referendum, sulla base del seguente assunto: bisogna separare le carriere, altrimenti i giudici fanno tutto quello che chiedono i pubblici ministeri. Perché i giudici, secondo Meloni, non sono indipendenti dai pubblici ministeri”.

Poi la stoccata: “Adesso che abbiamo una giudice che si dimostra non solo indipendente dal pubblico ministero, ma che gli dà torto, Meloni dovrebbe festeggiare come garantista“. L’ex ministro degli Esteri denuncia quindi la scelta del governo di affrontare le tensioni sociali esclusivamente come un problema di ordine pubblico, individuando di volta in volta presunti responsabili delle mobilitazioni per evitare di confrontarsi con le ragioni della protesta: “Tutto questo è il segno di una caduta della politica, della sua capacità di comprendere il Paese, di una trasformazione della politica in una logica di polizia. È molto preoccupante, per i giudici e per tutti i cittadini”.

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Il confronto tra Meloni e il giornalista su Siher: “Non c’entra con il weekend degli incidenti”. E la premier: “Mi scuso, ho sbagliato un verbo, sono contenta che lei lo difenda”

28 October 2026 at 20:19

“Ho visto le risposte che sono arrivate”. In conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri che ha varato la Legge di Bilancio, al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, vengono poste domande dai cronisti sul video con il quale ha definito “vergognosa” la decisione del Gip del Tribunale di Milano che ha disposto la scarcerazione di Youssef Siher per la mancanza di gravi indizi.

“Non vedo quello che ho detto come un attacco, ma come una difesa del lavoro che conosco di tutti i servitori dello Stato che hanno lavorato con enorme dedizione per evitare che si ripetesse quello che avevamo visto il 17 ottobre e non si è ripetuto e mi dispiace che quel lavoro venga vanificato”. Ed ancora: “Non pare che sia scomposto dirlo, mi pare che scomposto sia altro, tipo dire ‘chi non salta la Meloni è’ (il riferimento ai giudici che esultarono dopo la vittoria dei No al referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia, ndr), non sono i miei toni e non sono i miei metodi ma ho il dovere di difendere che ho visto fare da tanta gente perché vogliamo difendere la gente perbene dalla devastazione che abbiamo visto”.

Poi alla domanda relativa alla pagina social aperta da Siher, nata dopo gli scontri, la premier ingaggia un confronto con il cronista che l’ha posta (Giuseppe Colombo di Repubblica) e replica così: “Sono molto contenta che lei ci tenga a difendere questa persona. Effettivamente nel video io ho sbagliato il tempo di un verbo perché il tempo del verbo che avrei dovuto usare, mi perdoni, era delle manifestazioni che avevano portato alle devastazioni, invece ho sbagliato effettivamente il verbo e ho detto che hanno portato alle devastazioni. Ciò non toglie che Youssef Siher, come lei sa, era indagato, c’è scritto nell’ordinanza del giudice, esattamente per quello che io ho detto. Quindi ho sbagliato il tempo di un verbo, mi scuso, sono contenta che lei ci tenga a difenderlo”.

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Il Giornale contro la gip di Siher: “Firmò un appello per Gaza”. Ma c’era anche la firma della pm che ha chiesto il carcere

28 October 2026 at 19:52

“Esclusivo – La toga che ha liberato Siher ha firmato un appello per Gaza“. Non si è fatto attendere il dossieraggio nei confronti di Tiziana Landoni, la gip di Milano che ha rimesso in libertà il 30enne accusato di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo. Nel tentativo di mettere in dubbio l’imparzialità della giudice, però, tutto ciò che la stampa di destra ha trovato è la sua firma in calce a un “Appello di giuristi per Gaza”, pubblicato a settembre per invocare “la tutela dei diritti umani e la persecuzione dei crimini contro l’umanità” compiuti da Israele nell’enclave palestinese. Secondo Il Giornale, che pubblica la “notizia”, questa circostanza dovrebbe “far riflettere sulla decisione” adottata. Per quale motivo? L’articolo non lo dice, ein effetti risulta assai difficile trovare ragioni di inopportunità nel testo dell’appello, che si limita a ricordare l’impegno della comunità internazionale al perseguimento dei crimini di guerra e contro l’umanità, contenuto nel Preambolo dello Statuto della Corte penale internazionale. Soprattutto, però, il quotidiano omette – o forse non conosce – un elemento che smonta la tesi implicita nel pezzo: a firmare quell’appello, infatti, fu anche Francesca Crupi, la pm che ha disposto il fermo nei confronti di Siher e avrebbe voluto per lui la custodia cautelare in carcere. A dimostrazione che schierarsi contro il genocidio di Gaza non vuol dire necessariamente essere amici dei delinquenti.

Ecco il testo integrale dell’appello:

Di fronte alle notizie sulla violazione sistematica e protratta del diritto alla vita e degli altri diritti fondamentali della popolazione civile di Gaza, il silenzio ha smesso da tempo di essere un’opzione. Come giuristi, sentiamo il dovere di ricordare che lo Stato italiano, per Costituzione e per legge, e con l’adesione a trattati e convenzioni, ha scelto la tutela dei diritti fondamentali e la persecuzione dei crimini internazionali. Le ragioni di questa scelta sono tra l’altro compendiate nello Statuto della Corte penale internazionale, firmato a Roma nel 1998, sottoscritto da 125 Paesi, e ratificato con legge dello Stato nel 1999. Vogliamo ricordare queste ragioni, unitamente ai rappresentanti dell’avvocatura e dell’università che vorranno aderire, leggendo ogni giorno – nelle aule d’udienza e in quelle universitarie – il preambolo allo Statuto della Corte penale internazionale, per testimoniare che le coscienze di chi ogni giorno contribuisce all’amministrazione della giustizia non sono indifferenti alle ingiustizie perpetrate nei confronti dei più deboli, e per fare appello a tutte le istituzioni perché si pretenda il rispetto del diritto e dei diritti fondamentali dei civili.

Seguiva il testo che i firmatari si proponevano di leggere all’inizio di ogni udienza.

“Preliminarmente, il Tribunale intende oggi ricordare quanto enunciato nella Legge 12 luglio 1999, n. 232, di ratifica ed esecuzione dello statuto istitutivo della Corte penale internazionale, e segnatamente nel suo Preambolo.

“Consapevoli che tutti i popoli sono uniti da stretti vincoli e che le loro culture formano un patrimonio da tutti condiviso, un delicato mosaico che rischia in ogni momento di essere distrutto;

Memori che nel corso di questo secolo, milioni di bambini, donne e uomini sono stati vittime di atrocità inimmaginabili che turbano profondamente la coscienza dell’umanità;

Riconoscendo che crimini di tale gravità minacciano la pace, la sicurezza ed il benessere del mondo;

Affermando che i delitti più gravi che riguardano l’insieme della comunità internazionale non possono rimanere impuniti e che la loro repressione deve essere efficacemente garantita mediante provvedimenti adottati in ambito nazionale ed attraverso il rafforzamento della cooperazione internazionale;

Determinati a porre termine all’impunità degli autori di tali crimini contribuendo in tal modo alla prevenzione di nuovi crimini;

Rammentando che è dovere di ciascuno Stato esercitare la propria giurisdizione penale nei confronti dei responsabili di crimini internazionali”,

procediamo con la trattazione dell’odierna udienza”.

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Immobiliare di lusso a Milano, prezzi fino a 27mila euro al mq. Boom a Niguarda e Bicocca

28 October 2026 at 17:06

l mercato immobiliare milanese continua a crescere, anche se a ritmi più contenuti rispetto al passato. E nel segmento del lusso le quotazioni raggiungono livelli sempre più elevati: fino a 27mila euro al metro quadrato nel Quadrilatero della Moda e a Brera, 23.800 euro nell’area Castello-Foro Buonaparte e 20.800 euro nella zona di Porta Nuova. Ma a sorprendere sono soprattutto le dinamiche dei quartieri meno centrali, con Niguarda e Bicocca che registrano gli incrementi più marcati dei valori immobiliari, mentre San Siro, Fondazione Prada e Maggiolina si confermano tra le aree più dinamiche.

È quanto emerge dal Market Report Milano-Roma 2026, l’osservatorio sul mercato immobiliare di pregio presentato da Engel & Völkers Italia e realizzato in collaborazione con Nomisma. Il rapporto evidenzia come nel primo semestre del 2026 le compravendite residenziali a Milano siano cresciute del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, un risultato superiore alla media nazionale del 2,1% e al +2,6% registrato a Roma.

Milano, il lusso tiene ma sotto gli 800mila euro il mercato è più difficile

Il mercato milanese degli immobili di pregio mostra una sostanziale stabilità delle quotazioni, accompagnata però da differenze significative tra le fasce di prezzo. Le abitazioni con un valore superiore a 1,5 milioni di euro continuano a beneficiare di una domanda solida, sostenuta da acquirenti con elevate disponibilità patrimoniali. Anche la fascia compresa tra uno e 1,5 milioni di euro mantiene livelli soddisfacenti di attività. Più complessa la situazione per gli immobili di valore inferiore agli 800mila euro, soprattutto quando non presentano caratteristiche particolarmente distintive. In questa fascia si concentra anche una parte dell’offerta precedentemente destinata agli affitti brevi, oggi reindirizzata verso la vendita o la locazione tradizionale.

Milano, sottolinea il rapporto, resta prevalentemente un mercato legato all’acquisto e alla sostituzione della prima casa, anche nel segmento medio-alto. A orientare le scelte sono sempre più la qualità dell’immobile, l’efficienza energetica, la sostenibilità e la disponibilità di servizi, terrazzi, aree verdi e soluzioni già pronte per essere abitate.

Da Brera a CityLife, la mappa dei prezzi degli immobili di pregio a Milano

Le differenze tra i quartieri restano molto marcate. Nel centro storico, Brera e Quadrilatero confermano il proprio primato, con punte di 27mila euro al metro quadrato per le abitazioni ristrutturate a nuovo. Nell’area Castello-Foro Buonaparte si raggiungono i 23.800 euro. Tra le altre zone più costose emerge Porta Nuova-XXV Aprile, dove le quotazioni premium possono toccare i 20.800 euro al metro quadrato, mentre nell’area Garibaldi-Moscova-Arena i valori raggiungono i 14.500 euro.

Nella zona ovest, CityLife presenta una forbice particolarmente ampia, tra 9mila e 17mila euro al metro quadrato. Più contenute, ma comunque elevate, le quotazioni delle aree Sempione-Arco della Pace-Chinatown e Vercelli-Washington, comprese tra 6.900 e 12mila euro.

Nella parte orientale della città i prezzi risultano generalmente in crescita, con l’eccezione di Città Studi, dove il mercato si mantiene stabile e le quotazioni oscillano tra 4.500 e 6mila euro al metro quadrato. Porta Venezia raggiunge punte di 10.400 euro, Indipendenza-Cinque Giornate-XXII Marzo arriva a 9.600 euro e Repubblica a 8.900 euro.

Nella zona sud, infine, i valori indicati dal rapporto arrivano a 12.400 euro al metro quadrato nell’area Porta Romana-Crocetta-Quadronno, mentre nella zona Medaglie d’Oro-Lodi si attestano a 7.800 euro. Le quotazioni fanno riferimento al segmento di fascia medio-alta e agli immobili nuovi o ristrutturati a nuovo, e non rappresentano quindi i prezzi medi dell’intero patrimonio residenziale dei rispettivi quartieri.

Niguarda e Bicocca crescono, San Siro e Maggiolina tra le aree più dinamiche

Uno degli aspetti più interessanti del rapporto riguarda il crescente dinamismo di alcune zone esterne al centro storico. Niguarda e Bicocca si distinguono per gli incrementi più marcati dei valori immobiliari, mentre San Siro, Fondazione Prada e Maggiolina mostrano una particolare vivacità della domanda.

Guardando alla seconda parte del 2026, le previsioni indicano una sostanziale stabilità sia delle compravendite sia dei prezzi. Per il 2027 non viene escluso un lieve rallentamento del numero delle transazioni, ma alcune aree della città potrebbero continuare a registrare una crescita degli scambi.

Tra queste figurano San Siro e Gambara-Bande Nere nella zona ovest, Città Studi nella zona est e Gioia-Maggiolina nella zona nord. Il rapporto conferma dunque un mercato sempre più selettivo, nel quale la centralità dell’indirizzo rimane importante, ma non è più l’unico fattore determinante. La qualità del contesto urbano, l’accessibilità ai trasporti pubblici, i servizi e le caratteristiche energetiche degli edifici assumono un peso crescente nelle decisioni degli acquirenti.

Affitti a Milano, cresce la domanda di bilocali: canoni medi in aumento del 2,2%

Non soltanto compravendite. Anche il mercato delle locazioni residenziali milanesi continua a mostrare una domanda sostenuta, alimentata soprattutto da studenti, giovani professionisti e famiglie. A essere particolarmente richiesti sono i bilocali, per i quali il canone medio è cresciuto del 2,2% nel primo semestre del 2026. Nel segmento analizzato, i valori degli affitti presentano una forbice molto ampia, compresa tra 240 e 6mila euro al metro quadrato all’anno, a testimonianza delle forti differenze tra tipologie di immobili e localizzazioni.

Engel & Völkers e Nomisma: “Milano rafforza la propria attrattività internazionale”

Secondo Muhannad Al Salhi, CEO di Engel & Völkers Italia, i dati confermano una nuova fase per il mercato residenziale di pregio. “I dati del Market Report 2026 confermano come il mercato residenziale di pregio stia entrando in una fase di crescita più equilibrata e selettiva, sostenuta da una domanda sempre più attenta alla qualità degli immobili, all’efficienza energetica e al valore delle location”, spiega Al Salhi. “Milano e Roma continuano a rappresentare due mercati complementari e strategici per il Real estate italiano: la prima rafforza il proprio profilo internazionale e la capacità di attrarre capitali e nuova residenzialità qualificata, la seconda evidenzia una crescita diffusa e un rinnovato dinamismo in molte aree della città”.

Una lettura condivisa da Chiara Pelizzoni, Senior Project Manager dell’Osservatorio Immobiliare di Nomisma: “Nel primo semestre del 2026 Milano e Roma hanno confermato la forte attrattività dei rispettivi segmenti prime, pur con dinamiche differenziate a seconda dei quartieri e delle caratteristiche immobiliari”. Per la seconda parte dell’anno, aggiunge Pelizzoni, qualità, efficienza energetica e localizzazione continueranno a rappresentare i principali fattori di tenuta del mercato.

Immobiliare di pregio a Roma, compravendite in crescita del 2,6%. Centro storico fino a 10.500 euro al metro quadrato

Anche la Capitale mostra segnali positivi, sebbene con quotazioni generalmente inferiori rispetto a quelle milanesi. Nel primo semestre del 2026 le compravendite residenziali a Roma sono aumentate del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel segmento di pregio, le abitazioni nuove o ristrutturate raggiungono quotazioni massime di 10.500 euro al metro quadrato nel Centro Storico.

Proprio il Centro Storico, insieme a Prati-Vaticano, si conferma tra le zone più richieste. Nel primo caso i valori oscillano tra 3.750 e 10.500 euro al metro quadrato, mentre a Prati-Vaticano la forbice si colloca tra 4.600 e 7.900 euro. Nella zona nord, che comprende Parioli, Trieste-Salario, Balduina e Cassia, le quotazioni variano tra 3.400 e 8.200 euro al metro quadrato, con una domanda sostenuta e tempi medi di vendita in diminuzione. Segnali di crescita arrivano anche dai quartieri occidentali, tra cui Monteverde, Gianicolense e Colli Portuensi, dove i valori per le abitazioni nuove o riqualificate si collocano tra 3.200 e 4.800 euro al metro quadrato.

Nella zona sud le quotazioni oscillano tra 2.700 euro al metro quadrato al Laurentino e 5.500 euro nelle aree di San Giovanni-Appio Latino ed EUR. A est, invece, emerge il dinamismo del comparto Tuscolana-Pigneto, insieme alle aree di Tiburtina e Centocelle-Pigneto, con valori compresi tra 2.700 e 4.700 euro.

Le prospettive per il secondo semestre restano favorevoli, soprattutto nel Centro Storico, a Prati-Vaticano e in alcune zone meridionali della città. Quanto agli affitti, Roma ha registrato nel primo trimestre 2026 una crescita media dei canoni di circa il 6%, seguita da una fase di stabilizzazione nel secondo trimestre. Per le abitazioni nuove o ristrutturate del Centro Storico i canoni vanno da 260 a 450 euro al metro quadrato all’anno, mentre a Prati-Vaticano oscillano tra 276 e 384 euro.

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Milan e Inter presentano il nuovo stadio: dalle tribune stile Dortmund ai led esterni, ecco come sarà. Cambierà anche nome

28 October 2026 at 16:59

Poche ore e poi i tifosi di Milan e Inter scopriranno come sarà il nuovo impianto che prenderà la pesantissima eredità dell’attuale San Siro. Domani, giovedì 29 ottobre 2026, alle ore 16:30, al Castello Sforzesco di Milano, verranno infatti presentati ufficialmente il progetto e i rendering del nuovo stadio di Inter e Milan. L’impianto sarà progettato dagli studi internazionali di architettura Foster + Partners e MANICA, incaricati dai due club milanesi.

L’avvio dei lavori è previsto per la metà del 2027, mentre il completamento della nuova struttura è atteso entro il 2031, in tempo per renderla disponibile in vista degli Europei del 2032. La demolizione dell’attuale stadio, invece, dovrebbe iniziare nel 2031 e richiedere circa due anni. Il progetto comprende anche la riqualificazione dell’intera area, con la realizzazione di nuovi spazi commerciali. L’investimento complessivo supererà i 2,3 miliardi di euro, di cui circa 708 milioni saranno destinati alla costruzione dello stadio vero e proprio, come riportato da Eurosport. La prima importantissima novità: cambierà nome. Ma quello definitivo non è ancora stato scelto. “Nuovo Stadio Milano” è infatti una denominazione provvisoria utilizzata dallo studio MANICA, in attesa che venga definito l’accordo con lo sponsor commerciale che darà il proprio nome alla struttura.

Per quanto riguarda le caratteristiche, il nuovo stadio dovrebbe avere una capienza di 71.500 spettatori, superiore ai 60.000 posti inizialmente previsti. Saranno presenti tra gli 8mila e i 13mila posti premium, distribuiti tra aree hospitality e spazi dedicati alle aziende. Proprio quello della capienza è un tema importante: facendo un calcolo rapido, ci saranno circa 10mila posti in meno. La capienza attuale è di poco più di 75mila e 500 spettatori, quella del nuovo sarà di 4mila in meno. A far la differenza saranno però i posti corporate: nel nuovo ce ne saranno tra 8 e 13mila, mentre adesso sono intorno a 4mila. Quindi in totale saranno circa 10mila i posti che “mancheranno” rispetto all’attuale San Siro.

E a proposito di posti corporate e biglietti esclusivi, la particolarità riguarda chi acquisterà alcuni dei biglietti Premium. Tra gli elementi previsti figura anche il cosiddetto Tunnel Club, una struttura in vetro che permetterà ai tifosi di assistere all’ingresso delle squadre in campo. Il progetto prevede inoltre l’accessibilità per le persone con disabilità in tutti i settori, numerosi punti di ristoro e servizi igienici, oltre a un’area parcheggi collocata sotto il campo. Qui l’altra particolarità: l’impianto sarà rialzato e sorgerà su un podio, che permetterà di costruire un’area parcheggi sotto il campo.

La struttura avrà una forma ovale, un’altezza di circa 52 metri e due anelli, anziché i tre dell’attuale San Siro. Le curve saranno inclinate di 37 gradi, con una pendenza simile a quella della Südtribüne, la celebre curva del Signal Iduna Park di Dortmund conosciuta come “Muro Giallo”. Una caratteristiche anche i calciatori dal campo riusciranno a percepire. Il campo da gioco e la copertura saranno fissi, senza sistemi retrattili, e il terreno non sarà coperto dal tetto.

Grande attenzione sarà riservata anche all’aspetto estetico e tecnologico. La facciata esterna sarà caratterizzata da un sistema di LED colorati che si illumineranno in base alla squadra che giocherà. Rossi e neri quando gioca il Milan, neri e azzurri quando gioca l’Inter. Un po’ – per rendere il concetto – come succede all’Allianz Arena da diversi anni, con l’esterno che si colora in base alla squadra presente tra Bayern, Munich 1860 e nazionale tedesca. Ascensori ed eventuali scale mobili consentiranno di raggiungere i diversi settori. È prevista inoltre una particolare cura dell’insonorizzazione acustica per evitare che le abitazioni circostanti ne risentano particolarmente, insieme a maxischermi e a una fascia luminosa a LED tra il primo e il secondo anello. Queste sono solo le prime anticipazioni: domani, anche da un punto di vista grafico, i tifosi potranno iniziare a immaginare la nuova casa di Inter e Milan.

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Youssef Siher lascia il carcere di San Vittore “protetto” dai sostenitori: gli applausi al 30enne – Video

28 October 2026 at 16:16

Youssef Siher è uscito dal carcere di San Vittore senza rilasciare dichiarazioni, dopo che la gip di Milano Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo e ne ha disposto la liberazione. Ad attenderlo all’esterno c’erano familiari, amici e sostenitori che hanno formato un cordone attorno al 30enne, accompagnandolo fino all’auto per “proteggerlo” dai numerosi giornalisti. Presente anche Khader Tamimi, presidente della Comunità palestinese della Lombardia che sorreggeva una bandiera della Palestina.

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Il piano investimenti del gruppo Atm per la mobilità elettrica

28 October 2026 at 15:21

La centralità degli investimenti in una mobilità elettrica continua a essere uno dei pilastri strategici del Gruppo Atm per offrire a Milano un trasporto pubblico sempre più orientato all’elettrificazione della flotta. Proprio in questi giorni l’Azienda ha aggiudicato la gara per 110 nuovi bus elettrici: un importante investimento del valore complessivo di oltre 76 milioni di euro che conferma il “percorso obbligato” di Atm per affrontare le nuove sfide ambientali ed energetiche. Oltre alla fornitura dei bus, l’importo comprende anche il loro servizio di manutenzione e di sostituzione delle batterie. La prima consegna prevede 34 nuovi bus, 22 per la città di Milano e 12 per Monza, attraverso la controllata Net. Il primo nuovo mezzo entrerà in servizio entro la fine del 2027.

La nuova fornitura è stata aggiudicata alla KMOBILITY SpA, concessionaria di Karsan, società specializzata nella produzione di bus elettrici e veicoli commerciali, e si inserisce nel più ampio piano di transizione ambientale che Atm ha avviato da anni e in cui continua a credere e a investire. Già oggi, infatti, metà della flotta bus a Milano è elettrica: sono oltre 600 su 1.200 i mezzi in circolazione per le strade della città su 40 linee milanesi.

L’identikit dei nuovi bus

I nuovi 110 bus elettrici, marca Karsan e modello e-ATA 12, sono così suddivisi: 80 per Atm e 30 per la controllata Net. Tutti completamente accessibili, sono dotati delle più avanzate tecnologie in termini di sicurezza e comfort e hanno un’autonomia di circa 600 km in condizioni standard. I nuovi bus possono accogliere fino a 90 passeggeri e, a Milano, sono dotati di 2 postazioni riservate alle carrozzine per persone con disabilità. Tutti i veicoli sono equipaggiati con sistemi di videosorveglianza collegati in tempo reale con la centrale security Atm. Inoltre, al posto degli specchietti retrovisori tradizionali, sono presenti mirror-cam che contribuiscono a garantire una migliore sicurezza di guida.

Il piano full electric del Gruppo Atm

L’arrivo dei nuovi autobus rientra nel piano Full Electric di Atm, il progetto con cui l’Azienda punta alla completa riconversione all’elettrico dell’intera flotta di Milano e di Monza composta da più di 1.200 bus, per un investimento complessivo di oltre 1,3 miliardi di euro. Un percorso quello della transizione energetica che per l’Azienda è ormai irreversibile e va ben oltre l’acquisto di nuovi mezzi: infatti, oltre al rinnovo della flotta, Atm sta investendo nell’adeguamento delle infrastrutture, nella riconversione dei depositi esistenti (San Donato, Sarca, Giambellino, Palmanova) e nella realizzazione di nuove sedi, progettate per rispondere alle esigenze della mobilità elettrica, integrandosi nel tessuto urbano.

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Sport e inclusione, Gruppo Cap annuncia le associazioni vincitrici del bando “Valori in campo 2026-2028”

28 October 2026 at 15:15

Lo sport non è solo competizione, ma può diventare uno strumento concreto di crescita, educazione ambientale e inclusione sociale. Con questa consapevolezza, Gruppo CAP, l’azienda pubblica che gestisce il servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, annuncia i vincitori del bando “Valori in Campo 2026/2028: Lo sport per il bene comune”. L’iniziativa, giunta alla sua settima edizione, ha messo a disposizione un budget complessivo di 160.000 euro per il biennio 2026-2028 con l’obiettivo di supportare i progetti di società e associazioni sportive del territorio capaci di coinvolgere le nuove generazioni e promuovere comportamenti responsabili. Complessivamente sono state ventiquattro le candidature ricevute; nove le società vincitrici in altrettanti Comuni lombardi nelle tre categorie previste: la tutela della risorsa idrica, la costruzione di un futuro equo per tutti e la creazione di legami di prossimità sul territorio. Sono più di mille gli atleti e le atlete coinvolte nelle attività previste, tra cui figurano anche cinque progetti di inclusione di ragazzi e ragazze con disabilità, un progetto di inclusione religiosa e quattro giornate di volontariato aziendale.

L’acqua al centro: cura delle risorse e sostenibilità

Per la categoria “Acqua bene comune e cura delle risorse”, che premia le iniziative capaci di trasformare la pratica sportiva in un volano di consapevolezza ambientale, il riconoscimento è andato all’Unione Sportiva Sangiorgese (San Giorgio su Legnano) con il suo progetto “SostenibilitAtletica #2”. In occasione della settantesima edizione del Campaccio Cross Country Tour, in programma per il 5-6 gennaio 2027, la storica polisportiva si impegna ad azzerare la plastica monouso durante gli eventi, a installare dispenser per l’acqua e a distribuire borracce riutilizzabili.

Fiducia e pari opportunità: uno sport senza barriere

Due sono invece le realtà premiate nella categoria “Fiducia, pari opportunità e futuro“, pensata per rendere lo sport un ambiente sicuro e accessibile anche ai gruppi più fragili. A Parabiago, il Rugby Parabiago SSD ha convinto con “Un ponte verso il domani: dal campo di rugby al mondo del lavoro“, un progetto che affianca alla crescita sportiva veri e propri percorsi di orientamento professionale per giovani. L’iniziativa promuove, inoltre, l’inclusione lavorativa di ragazze e ragazzi con autismo grazie alla collaborazione con il progetto “PizzAutobus“.

Sempre nell’ambito dell’inclusione, a Corbetta la C.B.C. Show Camp Basketschool ASD porterà avanti “CBC Inclusione a 360° – Dream Team ’92 CAP“. Una prima fase garantirà la continuità della squadra speciale di Baskin mentre nella seconda fase verrà sviluppato un nuovo progetto che permetterà a chi parteciperà di essere seguito da personale specializzato per prepararsi all’ingresso nel mondo del lavoro.

Sport, coesione e comunità: il tessuto sociale in movimento

È nella categoria “Sport, coesione e comunità”, volta a rafforzare i legami e le reti associative sul territorio, che si concentra il maggior numero di progetti vincitori. A Sesto San Giovanni, l’associazione AD ASTRA A.S.D. con “Tutti per uno, uno per tutti (includiamo gli esclusi)” istituirà corsi totalmente gratuiti di mini-volley S3 per bambini e bambine dai 6 agli 11 anni, abbattendo le barriere economiche e creando occasioni di incontro tra piccoli atleti e atlete con e senza disabilità, con la finalità di aggregare nello sport sia i bambini e le bambine sia le loro famiglie e di promuovere l’inclusione sociale e motoria nel territorio.

Con “Generazioni in Movimento“, la Backspin A.S.D. di Busto Garolfo arricchirà il proprio Summer Camp e il nuovo Winter Camp con laboratori dedicati alla tutela dell’acqua. Il bando permetterà inoltre il rafforzamento del percorso Giovani in Crescita, con formazione, affiancamento e coinvolgimento di adolescenti come giovani tutor e aiuto-animatori.

Sempre sul fronte dell’accessibilità, l’ASD Lotta Club Seggiano di Pioltello (“H2O – Hand 2 Opportunity”) offrirà l’accesso gratuito ai corsi di lotta olimpica per ragazze e ragazzi provenienti da famiglie in difficoltà economica. Il club porterà i valori dello sport fuori dalle palestre con flash mob ed esibizioni nei parchi, scelti appositamente vicino alle fontanelle pubbliche o alle Case dell’acqua per sensibilizzare i cittadini, rinunciando alla plastica monouso.

A Senago, il sitting volley sarà protagonista con “La rete che unisce” della Polisportiva Giovanile Senago ASD, un progetto di coesione rivolto a giovani con e senza disabilità che prevede allenamenti costanti (anche a Paderno Dugnano), incontri nelle scuole secondarie e manifestazioni cittadine rigorosamente senza bottigliette di plastica

Infine, la Waterpolo Milano Metanopoli (San Donato Milanese) ha presentato “L’Acqua che Genera Valore“, un articolato programma biennale legato agli sport acquatici. Tra le numerose azioni previste figurano in particolare “Open water per tutti”, due eventi di nuoto in acque libere aperti alla comunità, con momenti formativi sul rispetto degli ecosistemi acquatici, organizzati in collaborazione con il gruppo Open water; il torneo “Trofeo CAP – Acqua è Futuro“; e infine la sostituzione integrale della plastica monouso con borracce brandizzate per tutti gli atleti e le atlete.

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“Ha evocato azioni di ‘disobbedienza civile’, non ha istigato alla violenza”: la gip smonta la ricostruzione della Procura e scarcera Youssef Siher. Le motivazioni

Nessun presupposto di pericolo di fuga che avrebbe dovuto giustificare il fermo e neppure sussistono gravi indizi di colpevolezza con riferimento ai reati contestati. Con queste motivazioni la gip del tribunale di Milano, Tiziana Landoni, ha scarcerato Youssef Siher, rigettando sia la richiesta di convalida del fermo che l’applicazione della misura in carcere. L’ordinanza smonta punto per punto la ricostruzione della Procura, che accusa il 30enne ricercatore di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Lo fa evidenziando i numerosi dubbi subito emersi in merito accuse mosse al 30enne. Siher lascia così il carcere di San Vittore dove è stato detenuto per quattro giorni.

Nessuna istigazione a delinquere

La giudice per le indagini preliminari argomenta la sua decisione. “Le condotte poste in essere dall’indagato, così come risultanti dalle acquisizioni investigative dianzi richiamate, non sono, allo stato, sussumibili, nel delitto di istigazione a commettere reati“, scrive nell’ordinanza. Dalle indagini è emerso da subito – da “controlli urgenti esperiti il 20.10.2026” – che il 30enne risultava essere l’amministratore del gruppo Telegram e del profilo Instagram denominato “Movimento 17 ottobre“, “creati a seguito degli accadimenti del 17 e 18 ottobre 2026″. Ma in questi contesti l’indagato non ha mai istigato alla violenza, evidenzia la gip Landoni. Nell’ordinanza vengono citate, ad esempio, alcuni post con le frasi “lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove” e “Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame“. “Orbene – scrive la gip – la condivisione da parte dell’indagato di tali asserzioni con numerosi utenti non può ritenersi integrante il delitto di istigazione a commettere delitti contro l’ordine pubblico”. “Si tratta, senz’altro, di affermazioni di critica rivolta allo Stato, all’attuale Governo e ai media, connotate da toni aspri ed espressioni volgari. Vi è, inoltre, una ferma presa di posizione dinnanzi a politiche non condivise e ritenute dannose per il futuro dell’Italia, che sfocia in una generica “dichiarazione di guerra” ad un “presente infame” (e non nei confronti delle istituzioni dello Stato), non accompagnata da specifici e concreti riferimenti ad azioni violente o in altro modo costituenti reato, tali da indurre gli utenti a commettere atti di tal genere”, si legge.

“Evoca azioni di disobbedienza civile”

Tra l’altro, sottolinea la gip, “dai contenuti pubblicati da Siher all’interno del gruppo Telegram ‘movimento 17 ottobre’ emergono le modalità di protesta avverso le attuali politiche governative indicate dal medesimo agli utenti, le quali, oltre ad evocare azioni di ‘disobbedienza civile‘, non si traducono nell’adozione di comportamenti violenti o più in generale criminosi, bensì nella mera programmazione di manifestazioni settimanali, capaci di sensibilizzare e coinvolgere il maggior numero possibile di persone“. Non solo. Se qualche utente ha menzionato comportamenti violenti nella chat di Telegram “Siher non risulta aver caldeggiato o in qualche modo sostenuto” queste affermazioni “né modificato le forme di mobilitazione collettiva in precedenza esposte”.

Il pdf con le “istruzioni”

La giudice approfondisce anche la vicenda del file pdf condiviso dal 30enne il 22 ottobre “Rivoluzione, istruzioni per l’uso. Liberamente ispirato dal manuale della Rivoluzione del 2011″. Si tratta, viene evidenziato, di quattro pagine “estrapolate da un più ampio file rinvenuto all’interno del Notebook in uso al predetto che non risulta essere stato integralmente pubblicato dall’indagato all’interno del gruppo Telegram”. E le pagine condivise nella chat, rimarca la gip, “non contengono riferimenti a strumenti offensivi da utilizzare nel corso delle manifestazioni contro le Forze dell’Ordine, né istruzioni per reagire dinnanzi al lancio di lacrimogeni. Tali indicazioni – viene spiegato nell’ordinanza – sono riportate nel file contenente il ‘vademecum’ integrale rinvenuto all’interno del Notebook dell’indagato, ma non risultano essere state da quest’ultimo pubblicate all’interno del gruppo Telegram”. Quindi il testo finale è depurato e riporta solamente una “guida pratica per la difesa in piazza” con atti di disobbedienza civile. “Il che, peraltro, appare essere un dato indicativo delle modalità di protesta collettiva che il medesimo si era proposto di organizzare, le quali non contemplavano l’aggregazione di persone finalizzata alla commissione di atti di violenza”, sottolinea la giudice.

L’aggravante del terrorismo

“Nei post e nei comunicati pubblicati l’indagato non prospetta mai l’attuazione di azioni violente o l’adozione di altri comportamenti integranti reato, né risulta essersi ispirato alle gravi violenze verificatesi nelle giornate del 17 e 18 ottobre 2026, neppure menzionate quale modello delle forme di protesta da lui proposte”, si legge ancora. Esclusa anche l’aggravante del terrorismo o il nuovo reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche introdotto con il decreto sicurezza (ed entrato in vigore 24 ore prima del fermo del 30enne). “Le condotte poste in essere dal medesimo, tenuto conto delle modalità di esplicazione delle stesse, non potrebbero ritenersi tali da arrecare un grave danno allo Stato (non pare essere, invero, di dimensione necessariamente macroscopica l’offesa dalle stesse potenzialmente creata), né risultano essere state compiute allo scopo di intimidire la popolazione nei termini dianzi detti, suscitando nella società nel suo complesso un turbamento profondo e perdurante, considerati gli stessi propositi esternati dal medesimo nei due comunicati pubblicati all’interno del Gruppo Telegram e il tentativo di promuovere la formazione di una coscienza collettiva, coinvolgendo anche persone non appartenenti a realtà politiche”.

Non voleva fuggire

Per questo la gip respinge la richiesta di misura cautelare in carcere e rimette in libertà Youssef Siher, non convalidando neppure il fermo di sabato scorso. “Non è ravvisabile il presupposto del pericolo di fuga che deve giustificare l’applicazione della misura precautelare disposta dal Pubblico Ministero nei confronti dell’odierno indagato”, sottolinea la giudice nell’ordinanza ricordando che il 30enne “è nato in Italia, è titolare di regolari documenti identificativi ed è radicato nel territorio dello Stato, dove dimora con la moglie e la figlia e risulta svolgere attività lavorativa”. Tra l’altro a comunicare agli investigatori che Siher si trovava a Milano a casa di un’amica erano stati i suoi stessi genitori, quando gli agenti sono arrivati nella loro abitazione per effettuare una perquisizione. E “non può ritenersi” che Siher “si fosse appositamente recato presso l’abitazione” dell’amica “con l’intento di sottrarsi alle investigazioni a suo carico (non risulta che il predetto ne fosse a conoscenza) e rendersi irreperibile“. Per questo anche la convalida del fermo viene respinta.

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Siher libero, l’Italia è ancora uno Stato di diritto. La contestazione giovanile non si affronta con il manganello in mano | il commento

28 October 2026 at 13:34

L’Italia è ancora uno Stato di diritto. E questa è una buona notizia. La cattiva notizia è invece la mostrificazione a cui è stato sottoposto Youssef Siher attraverso una campagna di stampa massiccia e larghissima, dove tv di Stato, giornali e mille altre gazzette social hanno compiuto un’operazione di discredito, impiccando questo trentenne bresciano all’albero della colpa assoluta. Descritto fin dal primo minuto come la “mente” dei disordini, il regista degli spaccavetrine, il capo dei vandali, l’agente del “terrore”, il capocellula islamista infiltrato tra i violenti di strada, capace di generare un’attività di sobillazione cruenta, un pianificatore degli atti predatori visti a Milano e previsti chissà in quante altre città.

Non sappiamo di lui molto, non conosciamo le sue idee né siamo in grado di escludere eventuali responsabilità che la magistratura dovesse in futuro attribuirgli (provando con accuratezza però i rilievi). Ciò che però pareva incredibile era di addebitargli un tale cumulo di colpe da farlo apparire lontano da quel che è. La gogna mediatica lo ha così compresso nella sua identità familiare, figlio di marocchini residenti in Italia, e dunque esibito come un giovane “maranza” ma già cattivo maestro, il sapientino dei ragazzi della seconda generazione, gli immigrati che fomentano le coscienze, trasformando gli adolescenti, ingenui e giovanissimi, in vettori di un nuovo protagonismo del terrore.

Era parso chiaro a chiunque avesse voluto approfondire la storia e il curriculum di questo ragazzo, poliglotta, laureato in scienze politiche e in scienze della comunicazione, studente eccellente, stagista tra noi al Fatto Quotidiano qualche anno fa e poi all’Ispi, che il rilievo delle accuse appariva platealmente difettoso di prove, di fatti, di eventi, di luoghi. Il fermo è parso più come una costruzione della cornice securitaria che come un atto di necessaria repressione. La procura di Milano adesso ha davanti questa decisione del gip che sovverte la sua impostazione e la pialla radicalmente. È questa, come detto, la prima, unica ma decisiva buona notizia. Speriamo che il governo capisca che il conflitto sociale, il disagio, la contestazione giovanile non si affronta con il manganello in mano.

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La premier Meloni accusa la gip ma afferma il falso: “Siher ha organizzato le manifestazioni che hanno portato alle devastazioni”. Ma la sua pagina social è stata aperta solo dopo gli incidenti

28 October 2026 at 13:19

“Lo dirò senza mezzi termini: considero vergognosa la decisione del gip di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher, accusato di essere il gestore della pagina Telegram ‘Movimento 17 ottobre’, cioè la pagina che incitava l’organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo dirà pure senza mezzi termini, ma purtroppo per lei – mezzi o interi – quei termini finiscono per avere una falla grande come una casa. La pagina “Movimento 17 ottobre” è stata creata alle 19,59 del 18 ottobre, cioè quando gli incidenti del weekend a Milano si erano già verificati e sostanzialmente erano terminati. La premier, proseguendo il suo ragionamento, parla di “mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del ministero degli Interni e in generale di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene dal rischio di vedere devastate le proprie città e i propri esercizi commerciali”. Concetto che sarebbe corretto se avesse a che fare con un qualche ruolo di Siher nell’organizzazione delle manifestazioni che hanno portato ai danneggiamenti di quel weekend a Milano. Infine l’attacco alla magistratura, un trend di lunga data quando si parla del centrodestra: “Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura“.

Anche la Lega cerca di legare Siher alle manifestazioni violente di Milano. “Incredibile la liberazione di un soggetto – dichiara il segretario Matteo Salvini – per il quale la stessa Procura di Milano aveva contestato reati gravissimi, tra cui l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, evidenziando anche il rischio di fuga e di reiterazione del reato. Dopo le violenze e le devastazioni delle scorse settimane, una decisione vergognosa, incomprensibile, assurda. Se si verificheranno nuovi episodi di violenza e altri danni, a partire dai cortei di questo venerdì a Milano, pagherà di tasca sua il giudice che ha deciso di rimandare a casa questo galantuomo?”. Anche il ministro Roberto Calderoli insiste: “Dopo giorni di guerriglia urbana, milioni di euro di danni e città come Milano messe a ferro e fuoco dai violenti, il principale sospettato di aver fomentato la rivolta viene giustamente individuato e arrestato e le devastazioni si fermano, ma un giudice si affretta a liberarlo. Rinnovo i miei complimenti alle Forze dell’ordine che lo hanno individuato e fermato, ma vista la sua liberazione mi domando se possiamo parlare di ‘giustizia giusta’”.

L’en plein arriva con l’altro vicepremier, Antonio Tajani. Ancora una volta, incredibilmente, il leader di Forza Italia dismette i panni del garantista di cui spesso si fregia: “Considero estremamente grave la decisione del gip di Milano di rilasciare Youssef Siher, considerato uno dei principali fautori delle violenze compiute a Milano la scorsa settimana”. Il ministro arriva a dire che rimettere in libertà Siher “significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese. Una scelta che offende e demotiva il lavoro delle forze dell’ordine impegnate nella lotta al terrorismo e alla criminalità. Alcune decisioni vanno prese con maggiore cautela e senso di responsabilità”.

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