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Rimborso accise gasolio autotrasportatori: scadenza il 2 novembre

30 October 2026 at 12:14

Per gli autotrasportatori il 2 novembre rappresenta una scadenza importante. Il lunedì dopo Ognissanti è infatti l’ultimo giorno per le imprese del comparto logistica su gomma per presentare la dichiarazione relativa al rimborso delle accise sul gasolio consumato nel terzo trimestre dell’anno, il periodo compreso tra il 1° luglio e il 30 settembre.

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha pubblicato le istruzioni operative. L’agevolazione consentirà di recuperare una quota rilevante delle imposte versate, sia attraverso il credito d’imposta sia mediante accredito diretto sul conto corrente.

Da dove vengono i soldi per il rimborso delle accise

Queste risorse a sostegno della filiera logistica si inseriscono nel quadro degli strumenti sbloccati nel mese di luglio dall’Unione europea per sostenere i settori strategici colpiti dalla fluttuazione dei costi energetici.

Il riallineamento dei fondi del Piano RePowerEU e dei programmi di coesione ha consentito di mantenere invariata la soglia di aliquota agevolata, incentivando al contempo l’impiego dei biocarburanti Hvo in linea con gli obiettivi comunitari di decarbonizzazione del trasporto merci.

A quanto ammonta il rimborso

Per l’autotrasporto la legge fissa un’aliquota agevolata di riferimento pari a 403,22 euro per mille litri. Il beneficio spettante varia in funzione dell’accisa ordinaria applicata al momento del rifornimento, che tra luglio e settembre ha subito diverse fluttuazioni normative.

L’importo recuperabile per ogni 1.000 litri di gasolio consumato è così articolato:

Periodo di rifornimento Accisa ordinaria (per 1.000 l) Rimborso spettante (per 1.000 l)
Dal 1° al 3 luglio 622,90 euro 219,68 euro
Dal 4 al 27 luglio 672,90 euro 269,68 euro
Dal 28 luglio al 17 settembre 532,90 euro 129,68 euro
Dal 18 al 25 settembre 572,90 euro 169,68 euro
Dal 26 al 30 settembre 622,90 euro 219,68 euro

Regole specifiche si applicano anche ai biocarburanti conformi alle direttive europee di sostenibilità. Per questi prodotti il credito spetta in misura variabile pari a 214,18 euro, 129,68 euro o 169,68 euro per mille litri a seconda del periodo d’acquisto.

Chi ha diritto all’agevolazione

Il recupero delle accise sul carburante per autotrazione non è aperto a tutti gli operatori, ma è riservato a specifiche categorie di mezzi e attività professionali:

  • veicoli dedicati al trasporto merci di massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate impiegati da autotrasportatori iscritti all’Albo, titolari di licenza in conto proprio o vettori dell’Unione europea;
  • autobus e mezzi impiegati nei servizi di trasporto pubblico locale, regionale o interregionale, oltre agli impianti a fune adibiti al servizio pubblico.

Sono invece esclusi dall’agevolazione i veicoli di classe ambientale Euro 4 o inferiore, i furgoni o camion merci con massa inferiore a 7,5 tonnellate e le autovetture della categoria M1. Per accedere al rimborso, gli acquisti devono essere provati da fattura elettronica recante la targa del mezzo rifornito.

Come presentare la domanda e le scadenze

La presentazione della dichiarazione segue canali differenti a seconda della modalità di fruizione prescelta dall’azienda:

  • compensazione tramite F24 trasmessa in via esclusivamente telematica dal Servizio telematico doganale inserendo il codice tributo 6740, non soggetto al limite annuo di 250.000 euro;
  • rimborso in denaro inviando una richiesta via Pec o tramite i servizi doganali, con accredito diretto sul conto corrente bancario o postale dell’impresa.

In tutti i casi la dichiarazione per il terzo trimestre va trasmessa entro il 2 novembre 2026. Il meccanismo del silenzio-assenso per l’utilizzo del credito, ovvero l’approvazione tacita dell’istanza, scatta dopo 30 giorni dalla ricezione dell’istanza da parte dell’Ufficio delle Dogane competente.

Manovra 2027, ipotesi aumenti Ires e Tobin Tax per banche e operazioni in Borsa

27 October 2026 at 11:41

Tra le ipotesi allo studio in vista della Legge di Bilancio 2027 spunta anche una nuova stretta fiscale su banche, assicurazioni e operazioni finanziarie. Il Governo starebbe pensando ad un aumento dell’addizionale Ires, al rialzo della Tobin Tax sulle transazioni di Borsa e ad ulteriori limitazioni all’utilizzo dei crediti d’imposta. Il pacchetto di interventi dovrebbe contribuire a garantire 5 miliardi di euro di maggiori entrate nel 2027, secondo quanto indicato nel Documento programmatico di bilancio.

Manovra 2027, ipotesi Ires verso il 30%

L’Ires, imposta diretta e proporzionale applicata sul reddito complessivo netto delle società di capitali, degli enti commerciali e delle cooperative, è attualmnete al 24%. Tra le ipotesi considerate dal Governo per la Manovra 2027 c’è l’idea di aumentare l’imposizione al 30%.

L’intervento consentirebbe di incrementare il gettito derivante dagli utili degli istituti di credito e rappresenterebbe una delle componenti del contributo richiesto al settore finanziario. La proposta dovrà però essere discussa con le associazioni di categoria, che hanno già manifestato perplessità sull’introduzione di nuovi oneri.

Le banche ricordano infatti l’accordo raggiunto in occasione della precedente Legge di Bilancio, che prevedeva un contributo complessivo di circa 10,5 miliardi di euro attraverso diversi interventi fiscali.

Tobin Tax, possibile aumento fino allo 0,60% sulle operazioni finanziarie

Un altro intervento riguarda la Tobin Tax, l’imposta applicata a determinate transazioni finanziarie, tra cui l’acquisto di azioni e alcuni strumenti partecipativi.

In questo il Governo starebbe valutando un aumento delle aliquote attualmente previste.  Per le operazioni soggette all’imposta effettuate sui mercati regolamentati e sui sistemi multilaterali di negoziazione, l’aliquota potrebbe passare dallo 0,20% allo 0,40%.

Per gli acquisti effettuati al di fuori di questi mercati, invece, il prelievo salirebbe dallo 0,40% allo 0,60%. Le proposte riguardano le operazioni su titoli che rientrano nell’ambito di applicazione della tassa, nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa, tra cui quelli relativi alla capitalizzazione delle società.

Anche le operazioni di negoziazione ad alta frequenza potrebbero subire un aumento, con il passaggio dell’aliquota dallo 0,04% allo 0,06%.

Quanto potrebbe aumentare il costo degli investimenti in Borsa

L’eventuale rialzo della Tobin Tax avrebbe conseguenze anche per gli investitori che effettuano operazioni soggette all’imposta. Per esempio, su un acquisto di azioni del valore di 10mila euro effettuato su un mercato regolamentato, un’aliquota dello 0,20% corrisponde a un’imposta teorica di 20 euro.

Con il passaggio allo 0,40%, il prelievo salirebbe a 40 euro. Per la stessa operazione effettuata al di fuori di un mercato regolamentato, l’eventuale aumento dallo 0,40% allo 0,60% porterebbe l’imposta teorica da 40 a 60 euro.

Si tratta di esempi di calcolo riferiti a operazioni interamente imponibili, senza considerare eventuali esenzioni, esclusioni o particolari modalità di determinazione della base imponibile. Non tutte le compravendite di strumenti finanziari sono infatti soggette alla Tobin Tax.

Crediti d’imposta Dta, ipotesi di blocco per tutto il 2027

Il pacchetto fiscale potrebbe comprendere anche nuove limitazioni relative alle Dta, le imposte anticipate che, in presenza delle condizioni previste dalla legge, possono essere trasformate in crediti d’imposta. Una delle proposte prevede di sospendere per tutto il 2027 la trasformazione di determinate quote di Dta in crediti utilizzabili in compensazione.

La misura potrebbe riguardare banche, assicurazioni e altre imprese interessate dalle disposizioni fiscali sulle imposte anticipate. Un secondo intervento allo studio riguarda la possibilità di cedere a terzi i crediti d’imposta derivanti dalle Dta, con l’introduzione di restrizioni finalizzate a contrastare operazioni irregolari.

Manovra 2027, ipotesi blocco compensazioni fiscali a 30mila euro

26 October 2026 at 07:42

Il Governo valuta una nuova stretta sull’utilizzo dei crediti d’imposta per i contribuenti con cartelle esattoriali non pagate. Tra le ipotesi allo studio per la Legge di Bilancio 2027 figura l’abbassamento da 50mila a 30mila euro della soglia oltre la quale scatta il divieto di compensazione fiscale. La proposta potrebbe interessare imprese, professionisti e contribuenti che hanno debiti con il Fisco e utilizzano crediti tributari per pagare altre imposte attraverso il modello F24. La riduzione a 30mila euro non è ancora stata approvata. Il provvedimento dovrà essere valutato nell’ambito della Manovra, mentre dal 1° gennaio 2026 è già in vigore una soglia di 50mila euro, introdotta dalla precedente Legge di Bilancio.

Compensazioni fiscali, cosa cambia con la soglia a 30mila euro

La misura allo studio prevede di ridurre ulteriormente il limite dei debiti fiscali scaduti oltre il quale non è consentito utilizzare i crediti d’imposta in compensazione. Fino al 2025, il blocco previsto dalla disciplina generale più restrittiva scattava in presenza di debiti erariali superiori a 100mila euro. Dal 1° gennaio 2026 la soglia è stata dimezzata, passando a 50mila euro.

Con la proposta per il 2027, il limite potrebbe scendere a 30mila euro, ampliando il numero dei contribuenti interessati. Il divieto riguarderebbe la compensazione orizzontale, cioè il meccanismo che consente di utilizzare un credito fiscale per versare imposte di natura diversa.

Chi rischia il blocco dei crediti d’imposta nel 2027

L’eventuale modifica interesserebbe i contribuenti con debiti iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, oltre ai carichi affidati all’agente della riscossione derivanti da atti dell’Agenzia delle Entrate.

Per l’applicazione del divieto devono essere considerate le condizioni previste dalla normativa, tra cui la scadenza dei termini di pagamento e l’assenza di provvedimenti di sospensione.

La disciplina attuale esclude dal blocco generalizzato le somme comprese in piani di rateazione regolarmente rispettati. Restano inoltre previste specifiche eccezioni per i crediti relativi a contributi previdenziali e premi assicurativi, secondo quanto stabilito dalla legge.

Il superamento della soglia non comporta la perdita del credito fiscale, ma limita la possibilità di utilizzarlo in compensazione fino al venir meno delle condizioni che determinano il divieto. Rimangono applicabili anche le altre restrizioni già previste dalla normativa tributaria, compresa quella relativa a determinati debiti erariali scaduti superiori a 1.500 euro.

Come evitare il blocco della compensazione fiscale

Secondo l’ipotesi in discussione, un contribuente con debiti fiscali superiori a 30mila euro potrebbe rimuovere la causa del blocco riducendo l’importo complessivo sotto la soglia prevista. Il pagamento di una parte del debito consentirebbe quindi, in presenza degli altri requisiti di legge, di recuperare la possibilità di utilizzare i crediti fiscali in compensazione.

Le modalità definitive dipenderanno dal testo della norma, qualora venga inserita nella Legge di Bilancio 2027.

La stretta contro le partite Iva apri e chiudi

Con una proposta del genere si punta a contrastare il fenomeno delle cosiddette imprese apri e chiudi, attività avviate e successivamente cessate lasciando debiti tributari o previdenziali. Nell’arco di quattro anni sono state circa 20.300 le imprese considerate irregolari e chiuse d’ufficio.

L’utilizzo dei crediti d’imposta da parte di contribuenti con debiti fiscali rilevanti è, inoltre, uno degli aspetti sui quali si concentrano le attività di controllo dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza.

La riduzione della soglia potrebbe quindi rendere più restrittive le condizioni per l’utilizzo dei crediti in compensazione, coinvolgendo anche contribuenti con esposizioni fiscali inferiori rispetto a quelle previste dalla normativa attuale.

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