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Retrospetivas de Lars von Trier e Kelly Reichardt na 20.ª edição do LEFFEST

29 October 2026 at 16:50

Em 2026, o LEFFEST – Lisboa Film Festival celebra uma data redonda: 20 edições e uma longa história marcada por retrospetivas, estreias mundiais e filmes estreados ou premiados ao longo do ano nos principais festivais internacionais.

O festival decorre de 6 a 15 de novembro e dissemina a programação por cinco salas da cidade. Aos espaços habituais do Cinema Medeia Nimas, Cinema São Jorge, Teatro do Bairro e Culturgest junta-se, nesta edição, o Cinema NOS Vasco da Gama, no Parque das Nações. Se, nos tempos que correm, ir à sala de cinema pode ser considerada uma opção de nicho, a inclusão de uma sala da NOS num recinto comercial vem demonstrar que, afinal, pode não ser bem assim.

A programação, como sempre, é eclética. Não se pretende agradar a todos, antes exibir obras cinematográficas que, na perspetiva de quem programa – o produtor Paulo Branco – merecem a atenção do público. Na Seleção Oficial, estão 11 filmes em competição. Entre eles, “Mariage au goût d”orange”, do francês Christophe Honoré, “Os Christophers”, do norte-americano Steven Soderbergh, e “Scherzetto”, do italiano Mario Martone. O romeno Radu Jude também faz parte da lista, com o “Diário de uma Criada de Quarto”, numa reinterpretação do clássico de Octave Mirbeau, assim como o mexicano Fernando Eimbcke, que traz ao LEFFEST a obra “Moscas”, reconhecida no Festival de Berlim.

Em competição estarão, também, a cineasta alemã Valeska Grisebach com “The Dreamed Adventure”, galardoada em Cannes, a austríaca Sandra Wollner com “Everytime”, distinguida na secção Un Certain Regard, e o russo Kantemir Balagov com “Butterfly Jam”. A representação latino-americana fica a cargo de “La perra”, da chilena Dominga Sotomayor, enquadrada na secção Quinzena dos Cineastas. A fechar a competição estará “Notre Salut”, do belga Emmanuel Marre, e “Ela Olhava Sem Nada Ver”, que leva a assinatura da atriz e realizadora francesa Fanny Ardant.

O LEFFEST não é feito apenas de competição entre cinematografias. Também acolhe antestreias fora de concurso e produções premiadas no circuito dos festivais ao longo do ano. Destaque para “Soudain”, de Ryusuke Hamaguchi, cujas intérpretes foram distinguidas em Cannes, “Bajañí”, do espanhol Fernando Trueba, “Coward”, do belga Lukas Dhont, “Fatherland”, do polaco Paweł Pawlikowski, e “Ink”, do britânico Danny Boyle, que abriu o Festival de Veneza.

O premiado e deliciosamente controverso cineasta dinamarquês Lars von Trier será objeto de uma retrospetiva praticamente integral da sua filmografia. E não será a única. Kelly Reichardt, Sophie Letourneur e o português Tiago Guedes, todos com presença confirmada em Lisboa, também verão as suas obras exibidas no LEFFEST, a que se soma o ciclo dedicado ao realizador sul-coreano Lee Chang-dong.

O júri da Seleção Oficial é presidido pelo realizador canadiano David Cronenberg, que estará em Lisboa para falar sobre o seu filme “M. Butterfly”, de 1993, numa conversa aberta ao público com a atriz Barbara Sukowa. Numa extensa lista de presenças o LEFFEST já anunciou que Abel Ferrara e Béatrice Dalle estarão na apresentação de “Salò, ou os 120 Dias de Sodoma”, de Pier Paolo Pasolini.

Frédéric Bonnaud, diretor-geral da Cinemateca Francesa, é outra das presenças confirmadas. A ele caberá falar sobre o filme “The Stranger”, de Orson Welles. Já a exibição de “My Brother’s Wedding” será acompanhada por Charles Burnett,  figura central do movimento L.A. Rebellion. O cineasta britânico Mike Leigh marcará presença à distância para apresentar “Tender Loving Care”.

Como já é habitual, o LEFFEST propõe um programa que ultrapassa os limites da sala de cinema, criando pontes com outras artes e disciplinas. Consulte aqui tudo o que vai acontecer nos dez dias do festival.

“Ho una malattia che non augurerei nemmeno al mio peggior nemico. Mi sento malissimo e sono divorato dall’ansia”: Lars Von Trier riappare in video dopo anni e torna a parlare del Parkinson

27 October 2026 at 15:47

“Mi sento malissimo, sono divorato dall’ansia. Ho una malattia che non augurerei nemmeno al mio peggior nemico”. Lars Von Trier è tornato a parlare in pubblico della sua situazione di salute o meglio: abbiamo scoperto che online in forma gratuita possiamo vedere il documentario breve che ha girato sua figlia Agnes dove il padre Lars debilitato racconta i terribili giorni della sua malattia. I ventitre minuti di cortometraggio li potete trovare qui. Si tratta sia di una chiacchierata tra figlia e padre, sia una carrellata visiva su diversi elementi pittorici di ispirazione al regista danese.

Questo perché durante l’estate scorsa al Willumsens Museum in Danimarca era stata inaugurata la mostra Descendant, proprio sulle influenze pittoriche del cinema di Von Trier. Mostra che ha spostato armi, bagagli e video in quel di Stoccolma da pochi giorni, presso la Thiel Gallery, e dove rimarrà fino a gennaio. Il tam tam della nuova apparizione del regista di Le onde del destino è arrivato da X, dove diversi utenti cinefili hanno ripostato in continuazione alcuni stralci del cortometraggio probabilmente registrati durante la visione tra le stanze del museo svedese.

Ed è effettivamente la prima volta che vediamo Von Trier in video dal 2022, quando espose pubblicamente di essere affetto dal Morbo di Parkinson, anche se le immagini sono molto toccanti e difficili da guardare. Perché il 70enne regista è tremante e ha uno sguardo estremamente sconvolto, seppur nel corso dell’intervista della figlia riesca a fare anche qualche battuta di spirito. “Ho una malattia che non augurerei nemmeno al mio peggior nemico. Mi sento malissimo e sono divorato dall’ansia. Non riesco quasi più a entusiasmarsi per nulla”, afferma Von Trier fronte macchina. Ad un certo punto Agnes chiede al pare cosa lascerà in eredità al mondo e Von Trier risponde che ci sono alcuni film a cui è affezionato e che vorrebbe lasciare. Tuttavia, nel quadro generale delle cose, dice che in realtà nulla di tutto ciò ha importanza. “Trovo difficile entusiasmarmi, ma ci sono alcuni dei miei film a cui tengo molto. Certo, mi piacerebbe che facessero parte della mia eredità, ma nel quadro generale di tutte le cose, con il dolore e gli alberi che lasciano cadere i loro semi sul terreno, e così via, non significano nulla”.

Insomma, per una leggenda del cinema, autore di Melancholia, Dancer in the dark o Idioti, tutto sembra essere finito. Però qualcosa dietro a quel viso sofferente, un guizzo in quello sguardo sempre stato saettante ci deve pur essere. Infatti, qualche minuto più avanti, quasi sorride quando definisce il defunto pittore Per Kirkeby un “idiota” a proposito di una brutta lettera che l’artista gli aveva scritto decenni prima su uno dei suoi film. A quel punto Agnes gli fa notare che gli artisti presenti nella sua mostra, tra cui Munch e Strindberg, erano tutti considerati degli idioti ai loro tempi, ma soprattutto gli chiede se anche lui si è considerato un idiota. “Sì”, risponde papà Lars e per questo spiega che ha avuto successo, cioè il fatto di non aver mai girato un film per soldi “ma solo perché doveva essere fatto in un certo modo. Di After, il suo possibile futuro ultimo film, ancora nessuna nuova, se non che la sceneggiatura è stata completata solo ad agosto. Chissà se la salute permetterà a Von Trier un ultimo schizzo sulla tela di un cinema che al posto dei suoi film ha ora dei terribili vuoti.

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