❌

Normal view

Mentre Lmdv cercava di comprare Il Fatto la holding Delfin era sotto attacco: offerta da 30 miliardi del produttore di armi ceco Strnad

30 October 2026 at 09:35

Mentre muoveva all’attacco del Fatto Quotidiano, per poi rinunciare dopo il no dei soci fondatori, Leonardo Maria Del Vecchio – insieme agli altri eredi del fondatore di Luxottica – era a sua volta sotto attacco. Il finanziere e produttore di armi ceco Michal Strnad ha infatti presentato un’offerta d’acquisto da 30 miliardi per l’intero capitale della holding per la holding Delfin. Del Vecchio jr ha confermato giovedì sera l’anticipazione del Domani, facendo sapere che “il lavoro di una vita” del “padre deve restare un patrimonio dell’Italia”.

Strnad, 34 anni, lo scorso luglio ha acquistato il 14% di Pirelli attraverso Lumina Crown, una società ceca indipendente di investimento da lui fondata. Il valore offerto è calcolato sull’attuale Net asset value di Delfin scontato del 30%, come di norma avviene per una holding. Siamo quindi nell’ordine dei 30 miliardi per il 100% capitale, ma l’aspirante compratore si accontenterebbe anche del 62,5% pur di prendere il controllo della cassaforte cui fa capo EssilorLuxottica e le partecipazioni bancarie in Mps, Generali e Unicredit. Un’eventuale decisione per accettare la proposta dovrebbe essere presa all’unanimità dagli otto soci di Delfin ed eredi di Del Vecchio senior, che sono divisi su tutto. Al di là dei contrasti fra gli otto eredi, e di alcuni di loro con il presidente di Delfin e ad di EssilorLuxottica Francesco Milleri, l’offerta di Srnad è considerata per nulla allettante. Inoltre l’eventuale cambio di proprietà della holding, secondo fonti legali citate da Domani, potrebbe far scattare l’obbligo di opa sul gruppo di lenti e occhiali quotato alla Borsa a Parigi, che pur viaggiando ai minimi degli ultimi tre anni vale comunque oltre 80 miliardi di euro.

Per Leonardo Maria Del Vecchio il colosso degli occhiali “è l’unico vero campione italiano nel mondo” e “non può essere trattato come un asset qualsiasi”, mentre le partecipazioni della holding “sono presidi che devono restare stabili, al servizio delle istituzioni e dei risparmiatori italiani”. La questione, sostiene, “riguarda tutto il Paese“: “Attraverso Delfin, la mia famiglia detiene partecipazioni rilevanti nel sistema bancario e assicurativo italiano. Sono presidi che devono restare stabili, trasparenti e al servizio delle istituzioni e dei risparmiatori italiani. Davanti a un’operazione di questa portata, è doveroso che la provenienza e la struttura dei fondi siano chiare, verificabili e sottoposte al pieno vaglio delle autorità competenti”.

Come raccontato dal Fatto, la fortuna del produttore e commerciante d’armi è legata alla società Czechoslovak Group, Csg, da gennaio quotata alla Borsa di Amsterdam e secondo fornitore di munizioni europeo dopo la tedesca Rheinmetall: raggruppa 100 aziende (tra cui gli storici marchi italiani Fiocchi e Perazzi) con 30 fabbriche e 14mila dipendenti.

L'articolo Mentre Lmdv cercava di comprare Il Fatto la holding Delfin era sotto attacco: offerta da 30 miliardi del produttore di armi ceco Strnad proviene da Il Fatto Quotidiano.

Strada spianata a Siena per la calata di Intesa Sanpaolo su Mps: l’assemblea boccia anche l’ultimo pezzo del piano Lovaglio

29 October 2026 at 12:30

Fischi in aula dei piccoli azionisti dopo che i grandi soci del Monte dei Paschi di Siena non hanno voluto lasciare spazio per i ripensamenti e accontentare Intesa Sanpaolo anche in quello che era stato solo un auspicio e non una condizione lapidaria. E così la proposta di fusione tra Mps e Mediobanca, che a sua volta custodisce il 13,2% di Generali, è stata bocciata dal 63,65% del capitale presente in assemblea. A votare sì è stato invece il 32,91%, mentre gli astenuti sono stati il 3,42 per cento. Per il via libera servivano i due terzi dei voti dei presenti.

La votazione è sostanzialmente definitiva per l’esito dell’assemblea originariamente convocata per l’approvazione del piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio per contrastare la calata di Intesa, che di fatto terrà Mediobanca e qualche centinaio di sportelli Mps, cedendo tutto il resto al gruppo Unipol. Come alternativa, il banchiere lucano proponeva l’acquisizione del Banco Bpm e di Banca Generali e la conseguenze creazione di un articolato gruppo bancario operativo sia sul fronte commerciale che su quelli del private banking del risparmio gestito, con una diffusione capillare sul territorio nazionale.

Tuttavia nei giorni scorsi la banca guidata da Carlo Messina aveva ritoccato il prezzo della sua offerta ai soci di Mps, ponendo però come condizione indispensabile per la validità dell’offerta che non venisse approvato nessuno dei punti all’ordine del giorno riguardante il piano Bpm-Banca Generali. La questione era invece stata lasciata aperta per quanto riguarda Mediobanca, pur con l’auspicio di Intesa che la fusione non venisse approvata. I grandi soci di Siena, a partire dalla Delfin degli eredi Del Vecchio, si sono via via accodati a Messina e così la sorte del piano Lovaglio è scontata. Non a caso il voto su Mediobanca è stato anticipato e in seguito alla votazione l’assemblea è stata sospesa per mezz’ora.

L'articolo Strada spianata a Siena per la calata di Intesa Sanpaolo su Mps: l’assemblea boccia anche l’ultimo pezzo del piano Lovaglio proviene da Il Fatto Quotidiano.

Diaspora Jewish leaders stress Israel ties — no matter the outcome of tomorrow’s elections

Ahead of the Israeli election, Diaspora Jewish leaders, particularly progressive ones, reiterate their support for Israel, no matter who takes power. New study finds that US Jews who actively engage with the Jewish community strongly prefer Israel’s opposition parties

EXCLUSIVO: Eduardo Bolsonaro abriu empresa no Bahrein com passaporte italiano

23 October 2026 at 21:00

Em 30 de janeiro deste ano, Eduardo Bolsonaro postou uma foto com o Príncipe Herdeiro e Primeiro-Ministro do Reino do Bahrein, Sheik Salman bin Hamad Al Khalifa, ao lado do seu irmão, o candidato à presidência Flávio Bolsonaro (PL). Ambos apareciam vestidos nos trajes tradicionais do país. “No mundo árabe, a candora é o equivalente ao terno e gravata. Vestir a roupa tradicional é mais do que estilo, é respeito. Diplomacia se faz com gestos. E gestos constroem confiança, proximidade e resultados reais para Bahrein e Brasil”, escreveu Eduardo, que tem pretensões de assumir o Ministério de Relações Exteriores se seu irmão vencer as eleições no próximo domingo.

Eduardo participava da comitiva oficial do candidato ao lado de Paulo Figueiredo e dos deputados federais Paulo Bilynskyj (PL-SP) e Rodrigo Valadares (União Brasil-SE). A viagem incluiu uma visita ao palácio e um festival de corridas de cavalos promovido pela monarquia.

Mas o que Eduardo não mencionou no post do Instagram é que ele mantinha uma relação bem mais firme com o país.

Uma investigação da Agência Pública constatou que ele manteve uma empresa no Bahrein para realizar atividades de consultoria em gestão. Aberta em 19 de setembro de 2024, a The Next Level LLC funcionou oficialmente por pouco mais de um ano e teve suas atividades encerradas em setembro do ano passado por não ter renovado o registro de companhia limitada. O capital inicial era de cerca de R$ 130 mil.

Um detalhe chama a atenção: o irmão do candidato presidencial Flávio Bolsonaro (PL) registrou a empresa como cidadão italiano. Tanto Eduardo quanto seu irmão Carlos possuem passaporte italiano, fruto dos antepassados dos Bolsonaro na cidade de Anguillara Veneta, no norte do país.

A informação pode ampliar controvérsias em torno do lobby de Eduardo para gerir o Itamaraty e liderar a diplomacia brasileira. E abre dúvidas se ele não teria aberto empresas em outros países como cidadão italiano e não brasileiro.

Eduardo Nantes Bolsonaro, cujo nome, em árabe, aparece no Portal de Registro Comercial (SIJILAT) no Bahrein como ورانوسلوب ستنان ودراودإ, não respondeu aos questionamentos da Agência Pública sobre qual era a finalidade da empresa.

Mas ela foi aberta exatamente no mesmo período em que ele e o irmão Flávio buscavam fundos para viabilizar a realização do filme “Dark Horse”, cinebiografia de Jair Bolsonaro, que recebeu aporte de US$ 13 milhões do banqueiro Daniel Vorcaro. Foi em dezembro de 2024 que Flávio conheceu Daniel Vorcaro em uma reunião online, e nos meses seguintes, até meados de 2025, Fabiano Zettel passou a coordenar o repasse dos valores em parcelas de cerca de US$ 2 milhões. Foi um período de grande mobilização para buscar apoio para o projeto familiar.

Em maio deste ano, o deputado federal Mário Frias Filho (PL-SP), produtor do filme e detentor dos direitos sobre a história de vida de Bolsonaro – como revelou a Pública – acompanhou Eduardo em uma nova viagem até o Bahrein. Realizada entre 12 e 18 de maio, segundo Mário Fias, a visita ocorreu a convite do Conselho de Desenvolvimento Econômico do país (EDB, na sigla em inglês).

Jornalismo investigativo é antídoto contra a desinformação. Ajude a garantir informação acessível e gratuita para mais pessoas. Faça um Pix para contato@apublica.org ou doe em apoie.apublica.org.

Segundo levantamento da jornalista Juliana Dal Piva na sua coluna no ICL Notícias, Eduardo Bolsonaro esteve ao menos nove vezes no Bahrein desde 2019. Quatro destas viagens ocorreram durante o governo de Jair Bolsonaro. Depois disso, outras três coincidiram com momentos de pressão judicial do STF contra o ex-deputado federal.

Foto mostra Eduardo Bolsonaro, Flávio Bolsonaro e o Sheik Salman bin Hamad Al Khalifa usando turbantes e o tradicional thawb.

A mais recente ocorreu em 8 de outubro, entre o primeiro e o segundo turno das eleições. Ele voltou a visitar o palácio e a se encontrar com o Sheikh Salman bin Hamad Al Khalifa, além do ministro de economia e finanças, para discutir cooperação econômica e comercial. 

As fotos foram feitas no mesmo dia em que o ministro do STF Alexandre de Moraes decretou sua prisão pelo crime de coação no curso do processo, devido ao lobby realizado junto ao governo Trump por retaliações contra o Brasil. Alexandre mandou ainda cancelar os passaportes de Eduardo. 

O ex-deputado, foragido da justiça brasileira, usou seu passaporte italiano para entrar no país e postou vídeos xingando o ministro do STF e passeando pelo aeroporto do Bahrein e dos EUA livremente.

The Israel Lobby’s Changing Fortunes

In the past 19 years, the lobby has become even richer, Israel’s alleged commitment to peace with Palestinians has been abandoned, it seeks outright military domination of its entire region, the lobby's go-to defense is to cry “antisemitism

Mark Zuckerberg si prepara a pagare la tassa californiana sui miliardari. Meta gli dà nuove azioni per blindarlo per otto anni

22 October 2026 at 18:19

Il numero uno di Meta Mark Zuckerberg si prepara a pagare la tassa sui miliardari, se la California approverà la misura. E il gruppo a cui fanno capo Facebook, Instagram e Whatsapp corre ai ripari per consentirgli di farlo senza mettere a rischio il controllo della società. Meta infatti, come emerge da un documento depositato alla Securities and Exchange Commission, distribuirà ai soci nuove azioni di classe C prive di diritto di voto in aggiunta a quelle già possedute. Zuckerberg potrà vendere o trasferire immediatamente il 20% dei titoli che riceverà, una quota equivalente a circa il 10% della sua partecipazione. E potrà usare il ricavato per saldare l’eventuale imposta. In cambio si impegna a mantenere la residenza in California per i prossimi otto anni.

L’intesa arriva a meno di due settimane dal referendum del 3 novembre sulla Proposition 40, che propone una patrimoniale una tantum del 5% sulle fortune dei circa 250 miliardari residenti nel Golden State e l’utilizzo del gettito per finanziare la sanità depauperata dai tagli di Trump e programmi per l’istruzione e l’assistenza alimentare. In caso di successo, segnerebbe una svolta per il dibattito sulla tassazione della ricchezza.

Secondo i documenti societari Zuckerberg, il cui patrimonio è stimato intorno ai 240 miliardi di dollari, aveva comunicato a un Comitato speciale di amministratori indipendenti di star valutando il trasferimento della residenza fuori dallo Stato per cercare di dribblare un’imposta che nel suo caso varrebbe circa 10 miliardi. Per pagare il conto avrebbe infatti dovuto vendere parte delle azioni di classe B, quelle che gli garantiscono diritti di voto maggiorati: la sua quota di controllo sarebbe scesa dal 60,6% a circa il 53%. Il Comitato speciale, ritenendo “di fondamentale importanza mantenere il Sig. Zuckerberg in una posizione di leadership all’interno della nostra azienda” e far sì che “che continui a risiedere e a gestire l’Azienda dalla nostra sede centrale in California per garantire la sua continua capacità di guidare efficacemente le nostre prestazioni durante quest’era di sfide e concorrenza senza precedenti”, ha trovato giocoforza una soluzione: una riorganizzazione della struttura azionaria. Meta distribuirà appunto ai soci dal gennaio 2027 nuove azioni di classe C, prive di diritto di voto, in aggiunta a quelle già possedute.

L’economista francese Gabriel Zucman, che da anni studia la concentrazione della ricchezza e le modalità per tassare i grandi patrimoni, ha scritto su X che la decisione è la prova che “la campagna per la Proposition 40 sta funzionando”: viene meno infatti l’argomento usato da molti oppositori secondo cui i miliardari “non potrebbero” versare il dovuto pena la perdita del controllo delle loro compagnie. Se messi alle strette, evidentemente, si può fare.

Da notare, peraltro, che come ricorda il documento inviato alla Sec dal 2013 Zuckerberg riceve uno stipendio annuo simbolico di un dollaro come amministratore delegato e presidente del gruppo. La società lo utilizza come argomento per motivare la sua necessità di liquidità. Ma il punto è che la sua ricchezza deriva soprattutto dal valore delle azioni Meta, che può crescere senza tradursi in reddito imponibile. È un meccanismo comune tra i grandi miliardari: finché le azioni non vengono vendute, l’incremento di valore resta generalmente una plusvalenza non realizzata e non è tassato come reddito da capitale. Il risultato che, a fronte della impressionante concentrazione delle fortune nelle mani di pochi, quei pochi riescono a versare meno tasse rispetto a un lavoratore del ceto medio. La patrimoniale una tantum proposta da un sindacato di lavoratori della sanità punta a correggere in parte questa asimmetria.

Come da copione l’opposizione alla misura è stata però violenta: molti grandi nomi della Silicon Valley, fallito l’obiettivo di impedire che la proposta promossa arrivasse alle urne, hanno messo in campo tutto il proprio arsenale finanziario e non solo per convincere gli elettori a bocciarla. Tra campagne di disinformazione e sostegno ad altre misure referendarie che potrebbero impedirne l’entrata in vigore. Alcuni miliardari, tra cui i cofondatori di Google Larry Page e Sergey Brin, hanno valutato o annunciato di volersene andare. Anche se, come evidenziato da Zucman, sulla carta per avere successo il trasferimento fiscale avrebbe dovuto essere completato entro fine dicembre 2025: il testo infatti individua i potenziali contribuenti in base alla residenza al 1° gennaio 2026. L’eventuale trasferimento di Zuckerberg, ipotizzato per ottobre di quest’anno, sarebbe stato quindi al massimo un tentativo in extremis per tentare di contestare la propria assoggettabilità alla tassa, ma non una garanzia di esserne escluso.

L'articolo Mark Zuckerberg si prepara a pagare la tassa californiana sui miliardari. Meta gli dà nuove azioni per blindarlo per otto anni proviene da Il Fatto Quotidiano.

Worried about Russian meddling in UK politics? Wait till you see what Israel is up to

By: A A
19 October 2026 at 16:28

By Jonathan COOK

Join us on Telegram, X, and VK.

Contact us: info@strategic-culture.su

Andy Burnham’s government is rolling out a new “Centre for Information Defence”. But the outside actors most aggressively undermining what little remains of British democracy are nowhere in its sights

Russia “interfered” in the 2016 Brexit vote by running some “anti-EU” articles on its RT channel and promoting a few internet trolls. Even MI5 has to admit that this activity had no tangible impact on the referendum campaign.

No matter. British prime minister Andy Burnham has once again revived the incendiary claim that Russian disinformation is an especial threat to British democracy. At the United Nations a few weeks ago he announced plans for a National Centre for Information Defence “to detect, attribute and disrupt these kinds of hostile state information attacks”.

For the new British prime minister, as for his predecessors, this is all about Moscow and the UK’s favourite bogeyman, Vladimir Putin. At the UN, Burnham promised British expertise to other European nations to protect them from Kremlin disinformation.

Meanwhile, evidence continues to mount that another foreign actor is meddling even more aggressively in British politics – and neither Burnham nor MI5 have a word to say about it.

Any evidence of Russia disinformation-peddling in the UK pales in comparison to Israeli influence operations – and that’s just the ones we know about. The head of MI5, Ken McCallum, noted that Russian disinformation was neither sophisticated nor successful. The same cannot be said for Israel’s handiwork.

Israel has been using “hasbara” trolls on social media platforms to manipulate public debates in Britain for years – the thrust of the accusation against Russia. But in Israel’s case, it goes much further than that.

This year the Israeli state massively increased its public diplomacy budget to $730 million to expand its influence operations. That includes flying even more politicians, clergy, academics and influencers to bombard them with pro-Israel propaganda they are then likely to spread back home. According to foreign minister Gideon Saar, Israeli advocacy should be treated “like investing in jets, bombs, and missile interceptors”.

There was already plenty of evidence through the late 2010s, as I reported at the time, that Israel was helping to organise, stoke and amplify a campaign to smear its arch-critic, Jeremy Corbyn, as an antisemite, in order to prevent him from reaching No 10 Downing Street.

Not least, Israel did so by advancing a new, bogus definition of Jew hatred through the International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Usefully, for Israel, that definition largely ignores hatred of Jews to focus instead on criticism of Israel.

That was the most blatant meddling possible in what remains of Britain’s democratic processes. UK politicians and media not only failed to oppose it, but actively sought to amplify the smears.

Civil war

This week the fanatically pro-Israel US lobby group the Anti-Defamation League revealed that it had been working with leading AI firms, which are increasingly being integrated into social media platforms, to suppress what it calls “antisemitism” – or what the rest of us would refer to as criticism of Israel.
Chris Menahan 🇺🇸@infolibnews
🚨 ADL CEO Jonathan Greenblatt reveals in Israel that he’s been working with all the top AI Frontier Labs to push them to suppress “anti-Semitism.” “We’ve been working with the Frontier Labs—OpenAI, Anthropic, Alphabet, the company that runs Gemini, Google, Meta, who runs Muse, …
10:32 PM · Oct 13, 2026 · 447 ТЫС. Views
CEO Jonathan Greenblatt observed: “We’ve had excellent collaboration with Silicon Valley.” The platforms, he said, would tackle content the ADL doesn’t like “right in the source code” – that is, before users can see it.

That is likely not only to remove criticism of Israeli atrocities and criticism of western governments, such as the UK’s, for colluding in Israel’s genocide but turn social media into a playground for bots and Israel apologists, giving them free reign to spread their propaganda without challenge.

We also know, thanks to the work of the French security services – maybe MI5 was too busy chasing Russian bots to notice – that an Israeli cyber agency called Blackcore targeted the SNP in May’s Scottish elections, as well as meddling in elections in France and New York.

Israeli tech firms, especially those dealing in spyware, intelligence and influence operations, are typically closely aligned with the Israeli state and its military. Most of the founders of tech start-ups are alumnae of the Israeli army’s 8200 intelligence unit.

Alongside the SNP, New York mayoral candidate Zohran Mamdani and a leftwing French party headed by Jean-Luc Melenchon were targeted. Why? Because, unlike their political rivals, all had dared to speak out against Israel’s genocide in Gaza.

With echoes of what happened to Corbyn, Blackcore’s campaigns were designed to smear candidates. In the case of the French elections, fake accounts were created to accuse one candidate of rape and another of paedophilia.

A new documentary, NAZA, shows how Israel has paved the way in using AI in pioneering new ways to kill on a mass scale in Gaza. It selected banks of targets for assassination, often by murdering those “suspects” when they are in family compounds, slaughtering large numbers of bystanders in the process.

It is therefore hardly surprising that tech firms in Israel have been caught using AI in similarly innovative and indiscriminate ways online, to target western publics with disinformation.

In the summer it emerged that the Israeli government had created a website for a fake “scholarly” think-tank. In a short period of time, it produced prodigious quantities of AI-generated content on Israel, optimised for common search terms, that promoted Israeli talking points and constantly suggested criticism of Israel risked fuelling antisemitism.

It was set up not only to influence internet chatbots into echoing its pro-Israel disinformation but also to integrate its content into what experts call the “underlying training data”: that is, the unquestioned assumptions on which chatbots operate.

Back in May 2024 Meta identified fake Israel-based accounts, “posing as Jewish students, African Americans and other concerned citizens”, peddling pro-Israel content in the US and Canada in support of Israel’s slaughter of Palestinians in Gaza.

Two months ago, Meta again found the same kind of dirty tricks emanating from Israel, this time targeting Britain, France and Australia among other countries. The AI-generated accounts posed “as local, civically-engaged brands, news sources, religious organizations, and political activists”.

Notably in the case of the UK and France, the influence campaigns were designed to stoke “anti-immigrant and anti-Muslim” sentiment. Israel has been critically involved in advancing Islamophobic content, fuelling fears of a supposed “Muslim takeover” of Europe to mobilise support for Israel as a bulwark in the Middle East against Islam, and thereby encourage sympathy for its genocidal attacks on Gaza.

As a consequence, the political landscape in Britain has been disfigured. Support for the far-right has been artificially inflated, polarising British society. The path is being paved towards deeper authoritarianism and the possibility of civil war.

Death knell

None of these dire outcomes, the death knell for what little remains of British democracy, is attracting even the mildest interest from the Burnham government or MI5. Instead, they are chasing what so far appears to have been far more marginal Russian output.

But it isn’t just the influence of Israel we should be worried about. The problem runs much deeper, with a host of other noxious outside actors trying to warp and disfigure British politics in ways that closely accord with Israel’s malign intent. Burnham’s Centre for Information Defence will do precisely nothing to tackle any of it.

Here are two other powerful external actors aligned with Israel in distorting British politics.

The billionaire class, a transnational elite that has no loyalty to Britain, interfere in our politics by making our political parties dependent on their donations. They use their money to buy influence with the main parties – which is why for decades it has made little difference whether we vote for the Conservatives or Labour. We get austerity either way, while the billionaires get permission for their forever wars, directing public wealth away from public services into the arms industries and resource grabs.

Jeremy Corbyn tried to break with this model by funding Labour with small donations from ordinary people instead of the billionaires. As a result, he was destroyed by a confected campaign run by the billionaires, in association with Israel and its trolls, to smear him as an antisemite.

Sir Keir Starmer, Corbyn’s successor, went right back to begging for money from Big Business, got the billionaires behind him, and rolled on with the austerity programme.

Is Nigel Farage’s Reform different? Of course, not. Even before reaching power, he’s dependent on crypto-billionaires living in Thailand and Hong Kong.

Meanwhile, the sometime US trillionaire Elon Musk is busy rallying Britain’s new blackshirts, led by serial fraudster Tommy Robinson, to chase after a few “illegal” migrants rather than identifying the real criminals tearing apart Britain: the super-rich like Musk.

The billionaires both wield and conceal their influence through their ownership of the corporate media. They use the media to aggressively promote their own causes – political and economic policies ensuring their further enrichment – by normalising the extreme ideology of neoliberal capitalism, with its promotion of endless resource extraction through forever wars and the fuelling of needless consumption.

The consequence is the destruction of the conditions for human life on the planet. The billionaires hope they can ride out the catastrophe in their bunkers, or cryogenically freeze their bodies until a point in the future when they can be uploaded to the cloud.

One of the media’s most important jobs is to use smear campaigns to destroy anyone, such as Corbyn and now Zack Polanski, who threatens the billionaires’ privileged position by offering a mildly socialist programme of wealth redistribution.

Vassal state
If the UK media wasn’t entirely captured by the billionaire class – serving as its PR division – then we might know more about the role of the United States in meddling in our politics.

The recent claims of a supposed “terrorist plot” outside RAF Fairford – really a US airforce base pretending to be a British base and one from which the US has waged an illegal war of aggression against Iran – should have reminded us that the Pentagon is largely in charge of UK foreign policy.

The US has some 15 major military bases on British soil, plus half a dozen smaller intelligence sites. As the rightwing US podcaster Tucker Carlson recently observed, the fact that Britain has foreign troops crawling all over it makes us little more than an occupied “vassal state”.

The US recently announced a $4 billion upgrade of its UK bases, including establishing storage sites for its nuclear arsenal. The plan caused barely a ripple of interest among British politicians or the media .

Although our political and media class pretend the UK is an equal partner in a western defence alliance, the North Atlantic Treaty Organisation, the reality is very different. Nato takes its orders from the US, doing Washington’s bidding. That’s why Nato has been pivoting towards America’s biggest economic rival, China, which is, of course, nowhere near the North Atlantic.

When the US snaps its fingers, Britain stands to attention and hikes its spending on the war industries. Along with European governments, the UK is willing to drain its national coffers and scythe through public spending with yet more austerity cuts to support Washington’s military agenda for “full-spectrum global dominance”.

Hidden influence

Much of the US influence on British politics is carefully concealed from view, operating behind closed doors.

In the early 2010s, the US was desperately seeking a pretext to extradite Julian Assange from the UK and lock him up in a super-max jail, hiding him out of sight after his organisation Wikileaks revealed US and British war crimes in Afghanistan and Iraq. It was during this period that Starmer, as the director of public prosecutions, repeatedly jetted off to Washington for secret meetings with US officials.

We will never know what was discussed. Freedom of information requests discovered that his own officials destroyed all records of those meetings.

Once he became a politician, Starmer was recruited to the shadowy Trilateral Commission, originally founded in the 1970s by officials in Jimmy Carter’s administration to deal with the supposed problem of “an excess of democracy” in the US. The commission’s view was that voters were becoming dangerously less passive, at that time over the Vietnam war, and ways needed to be found to return them to docility.

A similar British-American Project cements ties between rising stars in British politics, business and journalism and Washington elites. The power imbalance between the two sides ensures up-and-coming British leaders are readily groomed into an Atlanticist worldview in which the UK is very much the junior partner.

There are a plethora of other “respected’ think-tanks and organisations whose chief role is to embed US policy ideas, especially those relating to foreign policy, in the thinking of British elites. They include the Bilderberg Group, Chatham House, the Council on Foreign Relations, the Atlantic Council, The British-American Parliamentary Group, and BritishAmerican Business.

The US uses its financial muscle through these organisations and many others to manufacture consent for its extreme neoliberal and neoconservative ideologies. The latest example are massive grants to organisations willing to export Trump’s MAGA ideology to the UK, masquerading as a “public education” initiative.

There is plenty of evidence to show that it was pressure from the Trump administration that led to the unprecedented decision by Starmer’s government to proscribe a civil disobedience group, Palestine Action, for the first time in Britain’s history as a terrorist organisation.

Palestine Action had incensed Israel by targeting its weapons factories on UK soil, highlighting another aspect of British collusion in the Gaza genocide, and had infuriated Trump personally by spraying one of his golf courses in Scotland with the words “Gaza is not 4 sale”.

In truth, the ways that the US meddles directly in British politics are so numerous it is virtually impossible to quantify them. Britain is little more than a colony of the US, receiving diktats on important foreign policy issues – especially regarding US and Israeli interests – that the UK is invariably too frightened to oppose.

Burnham is already rolling over to reverse the UK’s decision to honour a ruling from the International Court of Justice and other international tribunals that Britain has no claim to sovereignty over the Chagos Islands and must return them to Mauritius. The UK has faced a temper tantrum from Trump on the matter because the US operates an illegal military base on one of the islands.

Disobedience by the UK is the exception, not the rule. Which makes Burnham’s exclusive focus on Russian influence almost laughably beside the point. This furious finger-pointing at the Kremlin is designed with one purpose in mind only: to distract the British public from where the real external meddling in our politics is coming from.

Original article:  jonathancook.substack.com

Clubes de tiro fazem anúncios proibidos de descontos em armas para apoiar Flávio Bolsonaro

16 October 2026 at 23:00

O número de urna de Flávio Bolsonaro (PL) está sendo usado por clubes de tiro em promoções e ofertas de armas, munições e outros serviços no Instagram como forma de apoio ao presidenciável, apesar de a legislação eleitoral proibir que pessoas jurídicas façam campanha para candidatos. A sanção pode ser uma multa que varia de R$ 5 mil a R$ 30 mil, além da remoção do conteúdo.

O Clube de Tiro, Caça e Colecionismo Bala de Prata, do procurador do Pará Flavio Luiz Rabelo Mansos Neto, passou a impulsionar, em 13.out.2026, um anúncio oferecendo 22% de desconto no valor de filiação ao clube e na concessão do certificado de registro (CR), que é a licença emitida pelo Exército que autoriza uma pessoa a ser colecionar, atirador desportivo ou caçador (CAC) e que precisa ser vinculada a um clube de tiro.

A promoção, com cores vibrantes em verde e amarelo no número acompanhada da frase “Brasil acima de tudo!”, indica ser válida até 25.out., data do segundo turno da eleição.

Publicação com promoção de 22% de desconto do CT Bala de Prata que também foi impulsionada no Instragram

A página já tinha postado, dois dias antes, um aviso de que a rede social estaria “reservada” para realizar “propaganda eleitoral gratuita” para Flávio Bolsonaro. Na imagem, constam as logomarcas de mais outros dois clubes de tiro: Ranger Master e Clube de Tiro Esportivo do Grão Pará (CTEGP), em que o procurador é, respectivamente, sócio e presidente. A legenda informa que o estabelecimento não está recebendo pix para fazer campanha e que não esconde a sua posição.

Aviso de “propaganda eleitoral gratuita” postada no perfil da Bala de Prata no Instagram

Os três clubes também haviam parabenizado publicamente a reeleição dos deputados federais Delegado Caveira e Joaquim Passarinho, a eleição de JK do Povão na Assembleia Legislativa do Pará, todos do PL, e de Dr. Daniel (Podemos) como governador do estado.

Por que isso importa?

  • A pauta armamentista é um dos principais motes de bolsonaristas, tendo sido a facilitação do acesso e da aquisição uma das principais políticas da gestão Jair Bolsonaro (2019-2022), cujo filho e presidenciável, além de parlamentares aliados, tentam retomar.

Em nota, a assessoria da Procuradoria-Geral do Estado Pará disse que o procurador “já requereu aposentadoria e está aguardando a conclusão do processo e que as atividades privadas mencionadas não possuem vínculo institucional com a PGE”.

O Redneck, clube que também vende armas e munições, localizado em Saltinho (SP), promoveu a campanha “22 na cabeça”. Primeiro, com desconto de 50% em munições de calibre .22, publicado em 2.out., que se encerrou em uma semana. Depois, devido ao “sucesso”, postou em 9.out. um novo vídeo oferecendo 22% desconto em dois modelos de rifles do mesmo calibre somente no final de semana passado.

Em ambas as publicações, o sócio e presidente da Associação Nacional Rifle (ANR), Rafael Buscariol Zampaulo, aparece mostrando os produtos: “Vai ter que digitar, escrever na postagem, ’22 na cabeça’ ou ‘é 22’, ‘Redneck é 22’, mas tem que ter o 22 escrito lá. [Você] vai ter que compartilhar no seu story. Feito isso, vocês fazem o print e aí fica guardadinho na mão ou já manda para a Carly [consultora] e a Carly faz o pedido das suas maquininhas [armas]”, instrui.

Além desses, o Núcleo localizou outros clubes de tiro em diferentes regiões do país que fizeram postagens com promoções vinculando o número 22. “Juntar o incentivo à compra de arma com propaganda eleitoral é uma ilegalidade explícita”, explica Carolina Ricardo, diretora-executiva do Instituto Sou da Paz.

Apesar de em parte das postagens não haver uma menção direta ao nome de Bolsonaro, o contexto indica a propaganda irregular, aponta Isabela Damasceno, advogada e membro da Academia Brasileira de Direito Eleitoral e Político (ABRADEP).

“O TSE não exige mais aquele trinômio, que é o candidato pedido o voto, mais o cargo. A alusão, mesmo que de forma indireta e dissimulada, sobre a candidatura e o pleito é reconhecida como um elemento eleitoral. Por se tratar de uma temática que esse candidato defende, que esse candidato colocou enquanto plano de governo, eu acho que fica muito tipificado que é um apoio de forma direta e ilegal para esse candidato. Então, entendo que sim, inclusive por algumas jurisprudências do tribunal, pode ser considerado um ilícito eleitoral essas propagandas”, afirma.

No caso do Redneck, o apoio a bolsonaristas tem mais um fundamento. Segundo o site Metrópoles, a ANR recebeu R$920 mil em emendas parlamentares dos deputados federais Mario Frias e Luiz Philippe de Orleans e Bragança, ambos do PL de São Paulo, que foram direcionadas a empresas de Zampaulo, sendo uma delas o Redneck.

O repasse seria irregular por ferir o princípio da impessoalidade, ou seja, a associação não poderia contratar empresas do mesmo grupo econômico ou que tivesse conflito de interesse. O caso está sendo apurado pelo Ministério do Esporte uma vez que os repasses teriam como objetivo viabilizar um projeto para incentivar o esporte de tiro ao prato em Saltinho.

Procurada pelo WhatsApp, uma atendente encaminhou o contato do outro proprietário do clube, André Teixeira. Ele solicitou comprovações de que se tratava de um contato de uma repórter e parou de responder depois que o Núcleo enviou link do site e contato de e-mail institucional. Os dois vídeos promocionais foram apagados.

Qualquer cidadão ou cidadã pode fazer uma denúncia de irregularidade eleitoral por meio do aplicativo Pardal, do Tribunal Superior Eleitoral, disponível tanto para Android quanto iOS. Você precisa se identificar por meio de autenticação pelo e-Título ou pelo Gov.br. A denúncia deverá conter informações que permitam a identificação e a apuração da possível irregularidade e poderá ser acompanhada de fotos, vídeos ou áudios que contribuam para demonstrar a ocorrência relatada.

Além disso, a advogada ressalta que se o candidato em questão tiver participação direta ou conhecimento do apoio e não fizer nada, ele pode ser enquadrado na infração de abuso do poder econômico, o que pode levar à cassação.

O Núcleo identificou que, em uma das publicações de propaganda eleitoral do clube de tiro Bala de Prata, havia curtida do deputado federal Delegado Caveira. Além disso, ele mesmo segue a página no Instagram.

Publicação de apoio a candidatos pela página do CT Bala de Prata com curtida do deputado federal reeleito Delegado Caveira

Em Carapicuíba (SP), o clube SPGuns também foi explícito: “promoção fora Lula: 22% de desconto em todos os serviços de despachante” para “colocar a documentação em dia”. A publicação, de 8.out., destaca que a promoção vale até 25.out. A empresa tem como sócios Renato Portante Soares e Lindemberg Araújo e apagou a publicação após o Núcleo entrar em contato para pedir posicionamento.

O IAT Clube de Tiro, em São Pedro da Aldeia (RJ), foi na mesma linha. A foto de capa indicava em letras garrafais com os dizeres “promoção de eleição” e “filiação anual com 22% de desconto”. No vídeo postado em 30.set., o instrutor e sócio Marcelo Pinto alertava que a oferta era limitada até 2.out. “Aproveita essa promoção porque, depois que o Flávio ganhar, depois que tudo acontecer, os preços vão subir, né, galera? A gente vai estar muito valorizado”, diz.

Uso da função pública

No caso do Rearmy Clube de Tiro, do empresário Walter Alves de Oliveira Junior, a publicação oferece um curso gratuito de atendimento pré-hospitalar em ambientes táticos para 20 participantes caso “os nove dedos” não vença a eleição. A imagem é acompanhada de uma foto do instrutor Weslei Leonardo Lopes, que é comandante da Guarda Civil Municipal de Tanguá (RJ), usando um uniforme semelhante ao da corporação, empunhando um fuzil, e na braçadeira está escrita a sigla “GCM”.

O post, de 6.out., aponta que a promoção vale até o dia 31 do mês e foi apagado após a reportagem contatar o clube.

Reprodução da promoção em que o comandante da GCM de Tanguá aparece

Para as especialistas entrevistadas, Lopes também está infringindo a legislação eleitoral por se utilizar da função pública para promover apoio político. “Ele, enquanto pessoa física, pode manifestar a predileção dele no candidato que ele entender, mas utilizar qualquer estrutura da coisa pública, do cargo que ele exerce para fazer essa manifestação, isso é uma conduta vedada”, sinaliza Isabela Damasceno, da ABRADEP.

Carolina Ricardo, do Sou da Paz, ainda aponta possível conflito de interesse. “Você trabalha pela segurança pública, mas trabalha no clube de tiro e faz propaganda de um clube de tiro. Ou seja, incentiva as pessoas a usar arma e atirar. Se você quer melhorar a segurança pública, você precisa promover a segurança pública e não incentivar a autodefesa”, avalia.

Em Araguaína (TO), a Delta Armas, que tem clube de tiro e loja de armas e equipamentos táticos, tem como sócios o servidor público federal Diego de Lana Acácio, lotado desde 2012 no Instituto Nacional de Colonização e Reforma Agrária (Incra), e a dentista Fagna Araújo de Lana. O Núcleo não localizou postagens que vinculem a função dele às propagandas, apesar de ele fazer publicações em “collab” com a página da empresa.

Esse clube publicou, dois dias após o primeiro turno, uma promoção “em homenagem ao 22” com desconto para a compra de rifle calibre .22 até 24.out.2026. O clube já tinha feito outra oferta, às vésperas da votação, em 3.out., de duas filiações gratuitas caso Lula não fosse reeleito e Bolsonaro ganhasse. A página também já fez outras publicações com Diego Acácio vestindo camisetas com a frase “fora Lula”, mostrando uma arma com a frase “em outubro será PT”, que significa pistola Taurus, e divulgando evento de adesivaço pró-Bolsonaro organizado pelo clube.

À reportagem, a Delta Armas disse que, antes de dar um posicionamento, está “realizando as verificações necessárias para que qualquer esclarecimento seja feito com responsabilidade e precisão”.

Além disso, a reportagem também encontrou publicações de clubes de tiros realizando apenas campanha política, sem a oferta de descontos ou promoções. Um exemplo é o Artire Clube, em Rio Claro (SP), do empresário Euclides Emanuel Fernandes Speranza Dias. Ele gravou vídeo, em 9.set. ao lado do deputado federal Paulo Bilynskyj (PL-SP) e do vereador Coronel João Arraes (PL) que disputavam, respectivamente, a reeleição e o cargo de deputado estadual, e afirmou que Lula acabaria com os clubes de tiro se conseguisse um quarto mandato.

A página da empresa também continha um vídeo do ex-deputado federal Eduardo Bolsonaro incentivando o voto em Arraes e um post com os números de candidatos “para acabar com o PT”. Além dos dois parlamentares citados, o apoio foi para Ricardo Salles (que desistiu) e Guilherme Derrite (que se elegeu) para o Senado, Tarcísio de Freitas para governador de São Paulo (eleito) e Flávio Bolsonaro para presidente.

Em contato com o Núcleo via WhatsApp, a esposa de Euclides Dias e sócia da loja de armas, Gislaine Speranza Cordebelli Dias, disse que o posicionamento dele é enquanto pessoa física e que “nada tem haver com pessoa jurídica”, apesar de as publicações terem sido realizadas na página institucional do clube de tiro. Ela encaminhou o contato direto dele, mas não houve retorno.

Bilynskyj, que conseguiu se reeleger, já tinha feito declarações prometendo um “revogaço” dos decretos assinados pelo presidente Lula que freavam o acesso a armas para a população. De acordo com levantamento da Agência Pública, o partido dele, o PL, liderou o volume de doações por empresários do ramo armamentista, com R$ 420 mil injetados nas campanhas de candidatos.

O Núcleo procurou todos os clubes citados, os deputados Delegado Caveira e Paulo Bilynskyj, além da Prefeitura de Tanguá, mas não houve retorno.

No, the world zionist movement is not an antisemitic conspiracy theory

The World Zionist Organization was founded in 1897. It has an elaborate structure, including a World Zionist Congress, a Zionist General Council, a Zionist Executive, and a Zionist Supreme Court. And this is just one of the many such entities…

Universities fire dozens amid pressure from Zionist billionaires

Major drivers of the repression include pressure from wealthy pro-Israel donors, government interference, and the political loyalties of university administrators and trustees, according to a new report.

How a U.S. Diplomat Suppressed and Altered Reports Critical of Israel

NYT: David Milstein, a top aide to Ambassador Mike Huckabee, has repeatedly suppressed or significantly revised embassy reporting on Israeli activities. Milstein is the stepson of right-wing radio host Mark Levin

Israel’s flailing chatbot army

No longer able to rely on traditional lobbying, Israel is pouring huge funds into ‘cognitive warfare’ aimed at manipulating the responses of AI platforms.

❌