A Basilea, un campus che unisce ricerca, arte e architettura
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È innegabile che la periferia nord di Basilea, abbia a lungo rappresentato un concentrato di bruttura industriale: qui, a partire dal XIX secolo si è sviluppato un polo produttivo di rilevanza mondiale. Prima il settore dei coloranti chimici poi l’industria farmaceutica hanno trainato l’economia locale.
Nel 1996 proprio qui è avvenuta quella che all’epoca è stata la più grande aggregazione societaria della storia: Ciba e Sandoz si sono fuse in Novartis, oggi leader di un settore industriale che comprende aziende impegnate nello sviluppo, nella produzione e nella commercializzazione di prodotti e tecnologie legati alla salute.
Il nome scelto (dal latino “novae artes”: nuove scienze, nuove tecniche), rispecchia i suoi obiettivi. Novartis si occupa principalmente di quattro aree terapeutiche: malattie vascolari, immunologia, oncologia e neuroscienze. Di recente, la ricerca si è concentrata anche sulle potenzialità delle terapie basate sugli RNA. Queste tecnologie possono intervenire sui meccanismi che regolano la produzione delle proteine, riducendo o bloccando la sintesi di quelle coinvolte in determinate patologie. In alcuni casi, l’obiettivo è agire direttamente sull’RNA messaggero (mRNA), che contiene le istruzioni necessarie alle cellule per produrre le proteine.
Si tratta di processi che appaiono poco comprensibili a chi non opera in questo settore, attività che sono state spesso avversate sulla base di pregiudizi tanto diffusi quanto incongruenti. E tuttavia i risultati raggiunti nella cura di patologie da cui nessun essere vivente può dirsi al sicuro, sono stupefacenti.

Davvero tutto così semplice e senza alcun problema? Per niente. La ricerca scientifica è un’avventura dove può capitare di tutto. Alla Novartis non fanno mistero ad esempio di quanto accaduto quando un chimico della Sandoz nel 1938 sintetizzò la molecola dell’LSD, utile per la ricerca psichiatrica, senza però rendersi conto degli effetti allucinogeni e della dipendenza che portava con sé.
Al Novartis Pavillon nel contesto della storia della ricerca farmaceutica, la vicenda è raccontata diffusamente. Inaugurato nel 2022 questo padiglione è una costruzione ad anello che si impone nel panorama circostante soprattutto al tramonto, quando il gioco di luci programmate da artisti di volta in volta chiamati a “dipingerlo” fa risplendere l’edificio per trenta minuti.
Progettato dall’italiano Michele De Lucchi si presenta come un’astronave di Star Wars, anche se De Lucchi preferisce descriverlo come un luogo in cui in cui le persone possano camminare, incontrarsi e imparare esplorando, richiamandosi così al modello del Liceo di Aristotele.

L’architettura non è qui soltanto un involucro spettacolare, ma diventa parte integrante del progetto di comunicazione: la sua funzione è quella di stimolare non solo la collaborazione con i partner dell’industria e del mondo accademico, ma anche quella un luogo aperto in cui la ricerca scientifica può essere raccontare la ricerca scientifica a chi non possiede competenze specialistiche.
Il piano terra trasparente simboleggia questa volontà di apertura. Il piano superiore ospita l’esposizione permanente interattiva Wonders of Medicine, che propone un percorso multimediale dedicato alla medicina, alla ricerca farmaceutica e al futuro della salute con l’obiettivo di spiegare come funziona il corpo umano, come si sviluppano le malattie e come vengono realizzati nuovi farmaci.
Con l’emergere di nuovi metodi di trattamento e l’utilizzo di tecnologie come l’intelligenza artificiale, l’industria farmaceutica sta facendo progressi impensabili sino a pochi anni fa. La complessità di questi progressi, richiede altresì una comunicazione comprensibile ma pure una presa di responsabilità che renda l’industria capace di guadagnarsi fiducia nelle società in cui opera.
La volontà di impegnarsi nel dialogo dimostrata dal Novartis Pavillon si riflette allo stesso modo nell’apertura al pubblico della vasta area del Campus dove è inserito. Disposto su venti ettari il Campus ospita la sede centrale della Novartis che comprende uffici, laboratori scientifici, spazi per incontri e aree verdi. Vi lavorano migliaia di persone, tra ricercatori, scienziati, tecnici e altri professionisti.

Il campus è noto anche per l’architettura straordinaria. Gli edifici che lo compongono sono stati progettati da alcuni dei più celebri protagonisti contemporanei dell’arte della costruzione. L’elenco è impressionante: Diener & Diener sono stati i primi nel 2005, seguiti da SANAA e Peter Märkli nel 2006, Marco Serra nel 2007, Vittorio Magnago Lampugnani e Adolf Krischanitz nel 2008, Frank O. Gehry, José Rafael Moneo Vallès e Fumihiko Maki nel 2009), Tadao Ando, David Chipperfield e Yoshio Taniguchi nel 2010, Eduardo Souto de Moura e Álvaro Siza nel 2011, Rahul Mehrotra nel 2013), Juan Navarro Baldeweg nel 2014, Herzog & de Meuron nel 2015. Il Novartis Pavillon, di Michele De Lucchi, è per il momento l’ultimo tassello del progetto di grande respiro che si protrarrà fino al 2030.
Ogni costruzione presenta caratteristiche architettoniche differenti, ma il progetto generale è stato sviluppato in modo da favorire gli incontri e lo scambio di idee tra i ricercatori che lo popolano: le strade interne e le piazze collegano gli edifici dove si svolgono differenti attività mentre giardini e spazi sono popolati da opere d’arte e sculture contemporanee: tra queste una scultura di Richard Serra, un esempio di arte nell’architettura di Jenny Holzer, un’installazione sonora di Laurie Anderson e una pittura murale di sessanta metri di altezza di Claudia Comte.

Dal 2022 il Campus come il Pavillon restano aperti al pubblico gratuitamente durante i giorni feriali. I visitatori qui possono passeggiare e ammirare gli edifici dall’esterno, mentre l’accesso ai laboratori e agli uffici rimane riservato al personale autorizzato. I dipendenti dell’azienda, che hanno a disposizione dell’azienda caffè, ristoranti, negozi, asili nido e impianti sportivi, sono incoraggiati a interagire in modo da sviluppare ulteriormente la loro creatività.
Un’ultima considerazione: Basilea che conta meno di duecentomila abitanti è diventata uno dei massimi riferimenti per l’arte contemporanea: Art Basel, la più rilevante tra le fiere d’arte contemporanea al mondo, Fondation Beyeler che svetta nella classifica delle più importanti istituzioni private dedicate all’arte moderna e contemporanea e i suoi oltre quaranta musei: non si spiegherebbero senza conoscere la presenza dell’industria farmaceutica che sta alle loro spalle.
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