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La carta della conservazione tranquilla? Farà vincere Meloni. La previsione di Pombeni

30 October 2026 at 14:37

Meloni, Calenda, il centro, Vannacci, il proporzionale. Una bussola per le elezioni politiche l’ha fornita a Formiche.net il politologo Paolo Pombeni che, partendo dai sommovimenti al centro (come De Luca e Calenda) disegna il perimetro del centrodestra a guida Meloni, con due punti fissi: la ragionevole conservazione di Fratelli d’Italia, con cui la premier può puntare al bis e l’effetto sorpresa che sta svanendo per l’ex generale anti Ue.

La nuova legge elettorale con il proporzionale costringe i partiti a prestare attenzioni ai territori, dopo gli anni di listini bloccati e candidati calati dall’alto?

Sì e no. Sì, perché ovviamente bisognerà raccogliere il maggior numero di voti possibile con l’astensionismo che c’è, e no perché il problema dei territori è indubbiamente “il” problema: comunque le liste verranno gestite dalle segreterie e lo spazio per le preferenze sarà minimo. Dunque alla fine i partiti sono convinti che ciascuno avrà i suoi supporter.

In questo senso bisogna leggere l’apparentamento del movimento di Cateno De Luca con il centrodestra, dopo che negli anni passati si parlava molto di un civismo solo a sinistra?

Credo che più che altro sia un effetto simulazione. Secondo me un civismo di destra non è propriamente così visibile.

Crede che sia la strada possibile per disinnescare Vannacci, che nel frattempo si sta sgonfiando?

Sì, concorre anche questo ma da questo punto di vista il centrodestra ha al suo interno risorse sufficienti per misurarsi. Inoltre il momento di fortuna di Vannacci si sta esaurendo.

L’ex generale ancora qualche giorno fa ha parlato di un tema come l’Italexit che sembrava essere uscito dai radar della politica italiana. Crede che dinanzi agli elettori questo sia un disco rotto, rispetto a elementi più programmatici come per esempio il nucleare o il piano casa?

Sì, credo di sì. Il tema di poter uscire dall’Europa non è nella nostra tradizione: la Brexit funzionava perché gli inglesi hanno, sia pure pagandola a caro prezzo, una tradizione di isolazionismo. Invece l’isolazionismo italiano non è mai esistito e il sovranismo coinvolge solo delle minoranze.

La rottura rispetto al passato è rappresentata dalla stabilità di questo governo: è un trend ormai riconosciuto?

Il problema è che non esiste più quell’impulso alla mobilità fra le classi dirigenti che è esistito per molto tempo. Ormai la situazione si va abbastanza stabilizzando soprattutto io direi nel centrodestra, nel centrosinistra no. Prevale l’idea di una coalizione che non intende dividersi, pena la sconfitta elettorale. Anche lo stesso Salvini fa solo spettacolo con le sue uscite, poi una volta giunto il momento di governare rientra nei ranghi.

Come si intreccerà il centrismo di Calenda e Marattin in questo scenario?

Sono due discorsi diversi. Calenda ha una sua capacità di stare sulla scena, lo ha dimostrato anche col suo background di competenza: poi purtroppo è eccessivamente solipsista, per cui non riesce a andare oltre un certo limite. Difficilmente si sposterà sul centrodestra, perché la sua forza è proprio quella di non piegarsi alla politica delle bandierine. Marattin invece è una novità assoluta, per cui non si sa se e quanto può riuscire ad incidere.

Qual è l’elemento che la presidente del Consiglio potrà giocare più di altri per raggranellare i voti mancanti al raggiungimento del famoso 42%?

La carta della conservazione tranquilla: una conservazione ragionevole può essere pagante. Magari potrebbe fare una cosa che finora non ha fatto, cioè cercare di mostrare che va al di là dell’idea partitica in sé.

Cateno De Luca approda nel centrodestra. L’esordio a Roma con La Russa e ministri: “Chiamatemi Ulisse. Puntiamo al 3%”. E profetizza: “Voto il 9 e 10 maggio”

30 October 2026 at 07:46

A Cateno De Luca non manca certo un’ambiziosa spavalderia. “Non scelgo mai la strada del minimo sforzo e massimo risultato, e che ci volete fare sono un’Ulisse da questo punto di vista sì! Un Ulisse, sì!”, scalda la sala, ricordando il lungo percorso, che lo ha portato fino alla kermesse nella Capitale. Per celebrare l’approdo nel centrodestra di Sud Chiama Nord, formazione politica siciliana presieduta dall’ex 5 Stelle Laura Castelli, si è svolta una kermesse di assoluto primo piano con una tre giorni all’Hotel Massimo D’Azeglio a Roma, con la partecipazione dei principali ministri del governo Meloni. Da Crosetto, a Piantedosi, Da Lollobrigida a Pichetto Fratin e di viceministri e sottosegretari e che si è chiusa col videomessaggio del presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Siamo alla vigilia delle elezioni. Probabilmente le dimissioni (del governo Meloni, ndr) ci saranno dopo il ‘Milleproroghe’ per una questione anche tecnica e si voterà domenica e lunedì 9 e 10 maggio. Un election day con elezioni politiche ed elezioni comunali” afferma sicuro il leader di Sud Chiama Nord. Ad aprire la tre giorni il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, che molti indicano come uno degli sherpa che hanno lavorato all’approdo di De Luca nel centrodestra nazionale: “Mentre altri si dividono, si dividono, si frastagliano, noi ci allarghiamo senza fare ‘campi’ e questo allargamento con un movimento come Sud Chiama Nord per me è un motivo di orgoglio”.

Il partito guidato da De Luca, alle ultime elezioni regionali in Sicilia, prese il 25% e De Luca afferma “partiamo dal’1,5% ed è possibile arrivare e superare il 3%”. E la formazione siciliana riuscì nel 2022 ad eleggere un deputato, Francesco Gallo e una senatrice, Dafne Musolino, poi transitata in Italia Viva. Sud Chiama Nord è stata la prima formazione ad attivarsi, all’indomani dell’approvazione della nuova legge elettorale, ‘Melonellum’ o ‘Stabilicum’, formando una componente parlamentare all’interno del Gruppo Misto a Montecitorio attraverso il ‘prestito di un deputato da parte di Fratelli d’Italia e l’arrivo dal gruppo Misto dell’ex Fdi Manlio Messina, come vi avevamo già raccontato e che consentirà alla nuova formazione politica di raccogliere un numero inferiore di firme per la presentazione delle liste elettorali.

Il progetto ‘civico’ e di sindaci si contrappone a Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, che invece si posiziona nel centrosinistra, a cui Cateno De Luca riserva bordate: “civismo in provetta per un posto in Parlamento e noi diciamo No ed è stato il primo motivo per il quale non abbiamo accettato l’amore clandestino che ci ha proposto il centrosinistra”.

Ma Cateno De Luca ne ha anche per il leader di Futuro Nazionale. “Generale Vannacci non è assolutamente accettabile che tu diventi il generale delle stronz*****. Ogni cosa che dice, ogni ricetta che formuli è una stronz*****. E al partito dei caz******, c’è il partito del pragmatismo”.

In sala, nell’ultima giornata, ex leghisti come Mario Borghezio “non mi candido l’ho detto anche al generale” (Vannacci, ndr) e Paolo Grimoldi, oggi, alla guida di ‘Patto per il Nord’ a cui Cateno riserva parole al miele e citazioni di Gianfranco Miglio e una standing ovation per Umberto Bossi con l’annuncio “se lui vorrà” di una candidatura per il figlio Renzo. “La vostra è una scelta di campo e sono certa che gli italiani vi premieranno, Grazie e buon cammino” le parole di Giorgia Meloni. “Il ‘Campo largo’, grazie alla babele che rappresenta, politicamente, sicuramente, sarà un campo santo. Non ci sono discussioni su questo”.

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Botta e risposta tra Vannacci e Balzano. “Non escludiamo di uscire da Ue e Nato”. “Posizione vaga”

29 October 2026 at 13:36

Confronto vivace a Battitori liberi, su Radio Cusano, tra il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, e Savino Balzano, conduttore della trasmissione insieme a Gianluca Fabi. A far scattare il battibecco è la posizione dell’ex generale sull’Unione europea e sull’euro: a Balzano che lo incalza sulle sue dichiarazioni contestandogli una posizione poco incisiva rispetto alle aspettative del suo elettorato, Vannacci replica con tono piccato, respingendo la ricostruzione del saggista (“Sbagliato, è una falsificazione”) e chiarendo che l’uscita dall’Ue e dalla moneta unica resta una possibilità, anche se non figura tra gli obiettivi programmatici del suo partito.

Il politico invita Balzano a leggere il programma di Futuro Nazionale: “Né nel programma né nelle nostre intenzioni c’è quella di mettere in piano un’uscita dall’Ue e dall’euro come punto programmatico del partito. Abbiamo sempre avuto un approccio critico nei confronti di questa Unione europea e di questa Unione monetaria, che vogliamo cambiare”. L’obiettivo, spiega, è “andare a ridiscutere i trattati principali dell’Unione europea”. E cita AfD in Germania, Rassemblement National in Francia, Vox in Spagna e altre forze politiche europee che, a suo giudizio, possono favorire una revisione degli accordi di Maastricht. Poi precisa: “Non escludiamo tuttavia, nel caso di impossibilità di cambiare questa Unione dall’interno, la possibilità anche di uscire“.

Una risposta che non convince Balzano: “Mi sembra una posizione un po’ vaga”.
Vannacci replica: “Non è vaga. È una questione di tempi, di fattibilità e di possibilità di intervenire”.
Ma il conduttore torna alla carica: “Io parlo da cittadino. Mi sembra una posizione vaga. Alla fine questa Unione europea non piace a nessuno, non piaceva neanche al Pd. Pure il Pd vuole cambiare l’Unione europea. Uno da lei si aspetterebbe una posizione più tranchant”.
Il leader di Futuro Nazionale rivendica allora la differenza tra il proprio progetto politico e quello dei democratici: “Il mio partito non si chiama Italexit, quindi già uno se ne dovrebbe essere accorto prima. Il Pd vuole cambiare questa Unione europea nel senso di una maggiore integrazione. Noi invece vogliamo l’Europa delle patrie, delle nazioni e dei popoli sovrani, che è una cosa ben diversa”.

Per Vannacci, tentare di modificare l’Unione dall’interno è una strada più praticabile rispetto all’uscita immediata attraverso l’articolo 50 dei trattati europei. “L’uscita dall’Unione europea è una cosa che gli sprovveduti tirano fuori così, tanto per prendere qualche voto. Chi ha seguito almeno il percorso della Brexit sa che è una cosa tutt’altro che facile e sa che molti in Inghilterra oggi se ne stanno pentendo. Vedasi la Scozia, che sta cercando un percorso alternativo. Quindi bisogna pensarci bene”.
Il discorso si estende anche all’Alleanza Atlantica. “Non escludiamo la possibile uscita anche dalla Nato – afferma Vannacci, che indica come priorità il rafforzamento del peso dell’Italia nelle organizzazioni internazionali – Vogliamo rafforzare la posizione nazionale all’interno di queste organizzazioni e non più subirle da succubi. Vogliamo diventarne attori che riescono a perorare l’interesse nazionale”. E contesta le direttive e i regolamenti che, a suo dire, la Commissione europea impone agli Stati membri.

Balzano, però, torna a punzecchiarlo e chiude con una battuta: “Faccia attenzione a non cascare nel ‘ma anche’ di Veltroni, però. Glielo do come consiglio da cittadino”.
Vannacci non lascia cadere la provocazione: “Veltroni fa un altro lavoro rispetto al mio. Io quello che dico lo mantengo e l’ho sempre fatto nella mia vita”. E ribadisce che la linea del partito è sempre la stessa: “Chiunque abbia letto il programma di Futuro Nazionale sa che questa è stata la posizione sin dall’inizio”.

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Marco Rizzo sbarca in Parlamento e guarda a destra: “Più simpatica del Pd, non correremo con questa sinistra traditrice”

28 October 2026 at 17:36

Marco Rizzo svolta a destra? L’ingresso in coalizione non c’è, ma in diversi lo hanno pensato quando hanno visto che al Senato un ex meloniano, Antonio Guidi, se n’è andato al Misto aderendo a una sigla sconosciuta (Civici Marche) la quale ha poi cambiato nome in Italia Domani – Marco Rizzo. Uno stratagemma che consentirà al partito dell’ex leader comunista di poter correre alle prossime elezioni politiche aggirando la contestatissima raccolta firme monstre imposta dalla legge elettorale. A Rizzo “basteranno”, si fa per dire, 1.500 firme a collegio. Ma è difficile credere che la destra non si aspetti di vedere il favore ricambiato.

Marco Rizzo, che è successo?

Semplicemente conosco la politica, conosco i regolamenti parlamentari avendo fatto il capogruppo e conosco molto bene le leggi elettorati, avendo organizzato le desistenza con l’Ulivo trent’anni fa. E quindi ho fatto un accordo, abbiamo stabilito un rapporto con un senatore che ovviamente non ha il vincolo di mandato.

Ma è un prestito dalla destra.

In Parlamento ci sono centrodestra e centrosinistra, non è che potessimo dialogare con un marziano, da qualcuno dovevamo “prendere” un senatore. Guidi è una persona seria che si è impegnato molto su alcuni temi che seguiamo, per esempio sulla disabilità. Ma non è vero che entriamo nel centrodestra: tra quindici giorni si vota per le suppletive a Chieti e noi avremo un nostro candidato, Danilo Ranieri.

Va bene, ma da ex comunista avrebbe potuto rivolgersi al centrosinistra, no?

Di questa sinistra posso dare solo un aggettivo: traditrice. Non mi appartiene, io sono per la sinistra di Berlinguer, mio padre era un operaio a Mirafiori. Questo Pd è per l’Unione europea, vota per le armi, per il Green Deal…

Ma sono le stesse cose che ha votato Meloni.

Ma io non sto mica entrando in Fratelli d’Italia. Diciamo che ci sono un po’ di cose che rendono la destra un po’ più simpatica. Almeno non va dietro al woke…

Si dice che FdI abbia favorito l’accordo perché lei può togliere voti a Vannacci: è vero?

Non so cosa succederà con Vannacci, di sicuro diceva alcune cose interessanti e giuste per esempio sull’Ucraina o sulla sicurezza, anche se poi per esempio non sono d’accordo sulla remigrazione, visto che oltre a pagare il biglietto a qualche immigrato rischieremo poi di ritrovarcelo di nuovo qua. Ma a parte questo, non ha un programma economico e non ha costruito una classe dirigente. Il mio partito ha 10 mila iscritti, ma i nostri sono veri…

Correrà col centrodestra alle prossime elezioni?

Certamente non correremo col centrosinistra.

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La truffa con la falsa voce di Vannacci: “Versa 250 euro, ne guadagnerai 10 mila. Garantiscono Meloni e Mattarella”

28 October 2026 at 14:19

Una truffa con la falsa e suadente voce di Roberto Vannacci, clonata con l’intelligenza artificiale, come amo per pescare a strascico nell’oceano sterminato di Youtube. Migliaia di vittime ignare possono abboccare all’esca, mentre guardano un video sulla piattaforma di Google e spunta la frode travestita da pubblicità. “Tutto è trasparente, me ne faccio personalmente garante”, esordisce il falso Vannacci. “Il link è sotto il video, seguendolo, puoi iniziare a guadagnare già oggi. Basta un versamento minimo di 250 euro”. Cliccando, si approda all’indirizzo della truffa: proxiacoadvir.pro.

Il precedente contro Fideuram con la voce clonata di Messina

Anche Paolo Molesini, ex presidente di banca Fideuram, è caduto nella trappola della voce clonata dall’IA. È costata 39 milioni di euro, ma senza gli investigatori il bottino poteva arrivare a 95 milioni. Il timbro replicato era di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa. In quel caso i criminali hanno mirato ad una vittima di altissimo profilo. Stavolta, nel setaccio dei delinquenti possono restare impigliati migliaia di persone comuni. Ilfattoquotidiano.it può documentare la clip con la voce di Vannacci, ma i vip emulati possono essere molti di più, negli annunci pubblicitari su Youtube. Cambia forma anche la pagina linkata all’inserzione fraudolenta. Oggi, 28 ottobre, ecco la “bufala” nel titolo d’apertura: “Le società Fininvest, Microsoft e alcuni miliardari italiani stanno lanciando una piattaforma che garantisce un reddito mensile fino a 30.000 euro”.

La frode con finte pagine giornalistiche, l’endorsement dei Berlusconi, Vacchi e Ferrero

Ieri, 27 ottobre, campeggiava un falso sito di Rai News, con un quadretto bizzarro in cima: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni, Piersilvio e Marina Berlusconi, l’influencer Gianluca Vacchi, l’imprenditore Giovanni Ferrero. Insieme sotto un titolo cubitale: “Oggi, 27 ottobre 2026, è l’ultimo giorno di iscrizione al progetto di guadagno automatizzato QuantumAI sostenuto dal governo. A ogni investitore è garantito un reddito di 10.000 euro al mese dopo l’attivazione”. Una falsa notizia camuffata neppure a regola d’arte.

Ecco la proposta per l’utente, annunciata in una clip incastonata dentro un finto articolo giornalistico, tra endorsement del presidente del capo dello Stato, garanzie di palazzo Chigi e il timbro dei miliardari sul nuovo sistema di guadagno: “Versa 250 euro – esorta la voce neutra e professionale – e l’algoritmo automatizzato di Intelligenza artificiale compra da solo gli asset ai prezzi migliori, e li vende non appena il prezzo sale un po’. Non è necessario capire il trading, il programma fa tutto al posto vostro. Poi scelgo l’importo da prelevare, indico la banca e premo ‘prelevo denaro’. E rimarrete scioccati”. C’è da crederci. “All’inizio pensavo fosse un’altra truffa – prosegue la clip – ma non era il mio primo prelievo sul conto bancario”. Grazie all’app Quantum AI, suggerisce la voce, “nella prima settimana ho guadagnato 2 mila 500 euro. Potete ottenere lo stesso risultato, ma prima bisogna registrarsi. Inserite anche voi il vostro nome completo, l’email e il numero di telefono”. Poco dopo chiamerà l’azienda, avvisa la voce, basta confermare l’identità e il gioco è fatto.

“Il consiglio della premier: registra i tuoi dati, ti contatterà un consulente personale”

Tra il video e lo spazio per la registrazione, la pagina ospita un falsa dichiarazione, virgolettata, attribuita a Giorgia Meloni: “La piattaforma rappresenta un passo significativo verso il benessere finanziario di ogni cittadino italiano. Oggi più di 500.000 dipendenti pubblici, pensionati, titolari di imprese, lavoratori e casalinghe in tutta Italia stanno già prelevando fondi da QuantumAI direttamente sui propri conti presso Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM e Poste Italiane”. All’esortazione della premier segue il “Pannello di monitoraggio” con le “statistiche in tempo reale: negli ultimi minuti, 2076 utenti si sono registrati e 726 hanno effettuato il primo deposito di almeno 250 euro”. A titolo di esempio, nomi inventati come Francesca Colombo, Valentina Bruno, Marco Rossi, Chiara Marino, tutti dalla città di Ivrea, con la somma esatta del prelievo o del deposito.

Scendendo ancora, arriva un altro video. Il logo di Rai News è in alto a destra, un uomo con gli occhiali scimmiotta un collegamento televisivo: “Ho provato io stesso, senza dubbi ogni italiano può iniziare, in un mese ho raggiunto un reddito superiore a 10 mila euro. E’ stata lanciata con la partecipazione dei principali esponenti politici del paese, Giorgia Meloni e Sergio Mattarella”. Recita il sottopancia con grafica da all news: “Ultim’ora, 98% operazioni riuscite”. Un’occasione talmente ghiotta che “il numero di posti disponibili è limitato”, bluffa il testo in pagina sotto il video, per “evitare il sovraccarico del sistema: al momento restano 8 posti”. Infine, il riepilogo delle istruzioni: compilare il “sottostante” modulo di registrazione con i dati di contatto, attendere la chiamata del “consulente personale”, investire almeno 250 euro, configurare la piattaforma col supporto del predetto consulente, passare all’incasso. “I pagamenti arriveranno sul vostro conto bancario ogni giorno alle 10:00”, la rassicurazione conclusiva.

Il gesto di Meloni contro la clonazione

Contro la clonazione della voce ad opera dell’Intelligenza artificiale, giova ricordare anche il gesto della premier Giorgia Meloni, ad inizio ottobre: per difendersi dai deepfake ha registrato il marchio, con tanto di copyright. L’effetto? “Una modesta, modestissima quasi nulla utilità”, ha commento sulla Stampa il 9 ottobre Guido Scorza, esperto di privacy digitale. Neppure il copyright mette al riparo dalla clonazione della voce.

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Lite tra vannacciani a Vicenza, si dimette il direttivo di Thiene: “Ci hanno imposto il candidato sindaco”. Joe Formaggio: “Volevano un posto alle Comunali”

28 October 2026 at 06:12

Un referente vicentino del partito di Vannacci lascia in polemica e tuona: “Futuro nazionale è un partito come gli altri. Parlano tanto di meritocrazia, poi nei coordinamenti locali mettono vecchi politici usciti da altri partiti. Dove sta la meritocrazia? Lì dentro c’è sudditanza, non c’è militanza”. Se lo dice un oppositore, è un conto. Se a dirlo è un ex fedelissimo di Vannacci, che si è speso per portare tesserati e volti nuovi nel movimento, è un altro discorso. Enrico Santini, 46 anni, ha lasciato il ruolo di referente del Comitato costituente 683 a Thiene, in provincia di Vicenza, 24mila abitanti (e 200 tesserati in pochi mesi): assieme a lui, si sono dimessi tutti gli altri cinque membri del direttivo thienese e anche qualche sostenitore ha lasciato la tessera.

Il motivo? “I vertici regionali ci avevano promesso una certa autonomia in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno – dice Santini a ilFattoQuotidiano.it – ora invece ci hanno imposto il candidato sindaco, ordinandoci di scegliere un tesserato del partito, anziché una figura vicina alle istanze del territorio. Per me, essere uomo di destra vuol dire anche rispettare gli impegni presi: non lo hanno fatto. Noi ci siamo dimessi e non siamo gli unici”. Di recente, il partito dell’ex generale ha salutato alcuni dirigenti a Matera, Asti, Lecco, Pescara e in Calabria. Ora succede a Thiene, tra i comuni più importanti del Vicentino chiamati al voto nel 2027.

Santini è dispiaciuto. Da sempre a destra, ex di Forza Nuova (“quando ero giovane, poi sono cresciuto” spiega), era convinto di aver trovato il suo spazio politico in FnV. “C’era tanto entusiasmo, ora c’è tanta delusione – continua – i primi dubbi sono arrivati quando ho visto le nomine dei coordinamenti provinciali, sono politici usciti da altri partiti: a Vicenza Joe Formaggio da Fratelli d’Italia, a Verona Stefano Valdegamberi dalla Lega, a Treviso Mariangelo Foggiato sempre dalla Lega, in Friuli l’ex leghista Gianangelo Bof”. Secondo il fuoriuscito, la logica sarebbe chiara. “Il partito prevale sul paese. Io invece penso solo alla mia città. L’abilità politica non si misura sull’obbedienza a un diktat”.

Così punta il dito contro Formaggio, volto noto della destra vicentina, ex consigliere regionale in Veneto con FdI. “Non abbiamo avuto interlocuzioni con lui, lo abbiamo invitato a una nostra iniziativa e non si è presentato. Ora andrà nei banchetti in cui gli dicono ‘sissignore’. Si è fatto vivo solo nei giorni della spaccatura”. Lo stesso Formaggio ha risposto sui social dicendo che Santini e gli altri membri del direttivo thienese cercavano un posto sicuro alle prossime comunali. Quindi si sarebbero fatti da parte per ripicca? “Lui mi attacca, ma sta girando la frittata” dice Santini. “Loro vanno in cerca di poltrone. Se fossi stato zitto e avessi detto sempre di sì, forse avrei trovato qualche carica”.

Formaggio ha replicato con un comunicato stampa: “Prendiamo atto e ringraziamo del lavoro svolto i quattro del direttivo del comitato costituente 683 e auguriamo loro buona continuazione da civici. Vogliamo ricordare che FnV non è un partito che serve per ambizioni personali e accordi prematuri sotto banco. Non ci risulta ci siano problemi con i tesserati di Thiene la cui maggioranza non è nemmeno iscritta al comitato 683. Nei prossimi giorni si procederà a creare e a strutturare il Circolo cittadino che sarà delegato a valutare il meglio sia per le comunali del 2027 che per la politica del territorio”. E infine: “In questi giorni stiamo incontrando imprenditori, professionisti e nuovi iscritti che non si erano avvicinati a FnV per la non sintonia con i quattro. Infine FnV sarà pronto a dare il suo contributo per le Comunali del ’27 . Di chi non c’è si è sempre fatto a meno”.

L’ex referente di Fnv conclude con una nota amara. “Io mi aspettavo gente nuova a condurre la nave, non l’ho trovata. Dispiace per tutto l’impegno che io e il direttivo ci abbiamo messo, ma siamo convinti che in una piccola città debbano prevalere le logiche di quel paese, non del partito”. Così, si è rotto qualcosa con i vertici provinciali. “Da un partito di vera destra mi sarei aspettato onestà, coerenza e rispetto per la parola data: in Futuro nazionale non è stato così”.

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I vannacciani si ritrovano in un convento napoletano. I religiosi si dissociano: “Il Vangelo si fonda sull’accoglienza dello straniero”

27 October 2026 at 15:18

A Napoli le porte del convento si aprono alla politica, ma non per questo i padroni di casa ne condividono le idee. Tutt’altro. Nel Rione Sanità, il Complesso Monumentale Vincenziano ospita l’iniziativa di Futuro nazionale, eppure i missionari hanno voluto mettere nero su bianco, preventivamente, che concedere una sala non significa sottoscrivere le posizioni degli ospiti. A riportare la notizia è Repubblica Napoli.

L’appuntamento, intitolato “Destra Sociale per Futuro Nazionale”, ha come ospite Gianni Alemanno, già sindaco di Roma, che lo scorso maggio ha accompagnato l’ingresso di Indipendenza nella formazione di Vannacci. Ad accoglierlo ci sono i referenti campani del partito: Enzo Perez, Mimmo De Mattia, il coordinatore provinciale Ciro Borriello e quello regionale Lello Di Capua.

Alla vigilia della riunione, i missionari vincenziani hanno diffuso una nota per spiegare che la disponibilità degli ambienti rientra nella consueta apertura a iniziative culturali, civiche e associative. Tuttavia non c’è alcun sostegno politico né un avallo alle idee dei partecipanti, dal momento che i missionari escludono di poter essere associati a messaggi o proposte incompatibili con il Vangelo e con la dottrina sociale della Chiesa. Richiamano quindi l’eredità di San Vincenzo de’ Paoli: “Il nostro impegno sociale nasce dal Vangelo, non da un’appartenenza ideologica”, scrivono, indicando nell’accoglienza di migranti e stranieri, nella tutela della dignità di ogni persona e nell’aiuto ai più vulnerabili i principi della propria attività. Il passaggio finale è altrettanto esplicito: ogni impostazione che divida le persone o stabilisca chi meriti di essere accolto, sostengono, è incompatibile con la loro idea di carità.

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“Adda venì Vannacci”: chi è davvero il generale e perché una parte d’Italia lo aspetta? Dalla carriera militare alla Lega, il nuovo libro di Francesco Bonazzi indaga il fenomeno politico – L’estratto

27 October 2026 at 08:20

È in uscita il 27 ottobre per l’editore Aliberti Adda venì Vannacci. Chi è davvero il Generale e perché una parte d’Italia lo aspetta del giornalista Francesco Bonazzi. Dalla carriera militare ai rapporti con la Lega fino alla nascita di Futuro Nazionale, l’autore passa al vaglio le posizioni di Roberto Vannacci su sicurezza, famiglia, lavoro, immigrazione, Europa. In un ritratto tagliente e a tratti impietoso, in cui non si concedono scorciatoie nemmeno ai suoi avversari, mette alla prova quella promessa di buonsenso che attraversa i suoi discorsi. Per capirlo, sostiene Bonazzi, dargli del fascista non basta. Bisogna leggere ciò che scrive, osservare come si muove e guardare ai vuoti lasciati dalla politica che vorrebbe fermarlo. Pubblichiamo, per gentile concessione dell’editore, un estratto del volume:

Il dividendo dell’incertezza

Il fenomeno FN non è il trionfo della destra identitaria e non è neppure portatore di una qualche identità, come si cerca di far credere. V si piazza a gambe divaricate, sia fisicamente che idealmente, al centro di mille paure fomentate negli anni e indica un nuovo percorso politico e di conquista del potere alla nuova destra nazionalista e xenofoba. La destra di FN è orgogliosa, muscolare, giovane, senza grossi scheletri negli armadi e si rivende come la destra autentica e senza filtro che scaccia la falsa destra accomodante e imborghesita. V è la moneta cattiva che tenta di scacciare la moneta buona, come nella legge di Gresham.

O, se si vuole essere più brutali, come la nuova agenzia di vigilanza che viene ingaggiata dopo che quella presente non ha “performato” in modo adeguato.

In tutti questi mesi V ha tentato di accreditarsi sul mercato dell’offerta politica come la risposta baldanzosa e movimentista, a tratti persino spiritosa e futurista, alla destra grigia di Giovambattista Fazzolari, alla destra familista di Arianna Meloni e Francesco Lollobrigida, alla destra nepotista di Ignazio La Russa, alla destra inefficiente e tromboneggiante di Adolfo Urso, alla destra delle circolari torve e vagamente inquisitorie del ministro Giuseppe Valditara e a quella dandy e leggiadra di Alessandro Giuli.

V è la naturale evoluzione del generale Francesco Paolo Figliuolo, l’eroe della campagna vaccinale, che tutto può e tutto risolve in un delirio di paure inedite e tecnocrazie in divisa, innescato da una classe politica inetta e che non vuole assumersi delle responsabilità che teme essere impopolari.

V è la prosecuzione sui social media del mitico onorevole Giuseppe Tritoni di Vogliamo i colonnelli, impersonato da Ugo Tognazzi. Più che un’identità, la sua destra è un eterno ritorno, una reincarnazione dell’uomo forte, perfetto per un popolo che forse è stato più mussoliniano che realmente fascista. Un popolo che oggi è in una certa misura già pronto a diventare vannacciano.

V pilota con fiero cipiglio questa nuova destra che si proclama efficiente e identitaria, ha gli stivaloni ben piantati nella tradizione italica più retorica e autocompiaciuta,

ma fonda il suo sistema di valori su una categoria farlocca come il concetto di identità e su un’elaborazione teorica debole o inesistente. Questa famosa identità esiste? Non esiste? Alla fine poco importa. Tanto serve solo a escludere.

L’identità e la sua estrema difesa diventano la giustificazione di ogni deriva securitaria, di ogni xenofobia, di ogni pulsione razzista e della fatidica remigrazione.

Senza la bandierina della «nostra identità» restano sul campo, nudi e impresentabili come il culo della scimmia, razzismo, discriminazioni e gli abusi di potere in divisa dell’ICE (Immigration and customs enforcement). Alla fine, come recita uno slogan di chi si è opposto alla polizia speciale di Trump «Police everywhere, justice nowhere» («polizia ovunque, giustizia da nessuna parte»). Vogliamo arrivarci anche in Italia?

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A PresaDiretta l’inchiesta sulla galassia di Vannacci su TikTok: “Migliaia di account sospetti registrati in Benin e Nigeria”

By: F. Q.
25 October 2026 at 10:59

Domenica 25 ottobre alle 20.30 su Rai 3, nuovo appuntamento con PresaDiretta. Il programma di Riccardo Iacona affronta il tema del rapporto tra Ai e democrazia; mentre PresaDiretta Open è dedicata al conflitto in Medioriente.

Palantir, il colosso fondato da Peter Thiel, è diventato il cervello tecnologico di Pentagono ed eserciti, mentre bot farm e macchine per la propaganda create con l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale ci profilano e orientano il nostro voto, le telecamere ci osservano e gli archivi di oggi addestreranno le intelligenze artificiali di domani. Chi governa gli algoritmi, potrebbe governare anche noi? E poi un importante reportage da Gaza, tra annunci di ricostruzione, cantieri mai partiti e violenze mai cessate: che fine hanno fatto soldi e promesse?

PresaDiretta Open, nella prima parte della serata, si chiede che fine abbia fatto il Board of Peace, il Consiglio internazionale presieduto da Trump per guidare la ricostruzione di Gaza. Grazie alle immagini girate da Yasser, filmaker palestinese, PresaDiretta racconta una Striscia dove il 94% della popolazione è sfollato, dove l’Onu ha contato 1400 palestinesi uccisi dal cessate il fuoco a oggi e dove l’esercito israeliano controlla e occupa il 64% del territorio. La ricostruzione non è mai partita: il piano operativo del Board vale 2,45 miliardi, contro i 71 che servirebbero secondo l’ONU.

E poi la puntata Democrazia Artificiale. A Roma, a porte chiuse, Peter Thiel parla dell’Anticristo; intanto la sua creatura Palantir, azienda specializzata nello sviluppo di software e analisi di big data con la AI è diventata uno dei cervelli tecnologici del Pentagono e degli eserciti in guerra. PresaDiretta ricostruisce come i suoi software siano entrati nelle istituzioni di vari Paesi anche in Europa: nella sanità inglese e anche nei contratti della Difesa italiana, tra documenti che mancano o che non ci è permesso di leggere.

Queste stesse tecnologie non solo ci sorvegliano, ma soprattutto lavorano per influenzare il consenso politico. In Sassonia-Anhalt l’AfD ha appena stravinto le regionali soprattutto sui social, con una macchina della propaganda potentissima che funziona grazie alla AI. “Alternita”, il software di AI – scoperto dal gruppo di giornalismo investigativo Correctiv – sceglie le notizie più virali, scrive i post, genera immagini e gonfia le visualizzazioni e il consenso con migliaia di profili falsi. E le stesse tecniche sono già arrivate in Italia, dove su TikTok la galassia di Vannacci conquista i giovanissimi con meme e video creati con l’AI. Insieme a AI Forensics e Trollrensics, PresaDiretta ha ricostruito le origini di migliaia di account sospetti registrati in Benin e Nigeria.

Infine la crescente diffusione degli strumenti per la sorveglianza di massa: dagli Stati Uniti all’Italia, come vengono trattati i nostri dati biometrici, quelli sanitari, le informazioni finanziarie e in generale tutte le informazioni personali gestiti con l’Intelligenza Artificiale? Come li utilizzeranno le forze dell’ordine, per farne cosa e per quanto tempo?

Riflettori puntati, a chiusura di puntata, sulla truffa con cellule staminali portata avanti, anche con infusioni a domicilio, dalla società polacca BioCells Medical. Dopo l’inchiesta della scorsa edizione, PresaDiretta racconta i nuovi sviluppi sulle indagini giudiziarie, nazionali e internazionali. Le puntate di PresaDiretta sono visibili integralmente su RaiPlay.

L'articolo A PresaDiretta l’inchiesta sulla galassia di Vannacci su TikTok: “Migliaia di account sospetti registrati in Benin e Nigeria” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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