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Pensioni 2027, con i nuovi coefficienti gli assegni sono più bassi del 2026

21 October 2026 at 09:40

Chi deciderà di andare in pensione a partire dal 1° gennaio 2027 rischia di percepire un trattamento mensile più leggero rispetto a chi lascia l’attività entro la fine del 2026, a parità di età anagrafica e di anzianità contributiva.

A determinare la contrazione dei futuri cedolini è l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione pubblicato dal Ministero del Lavoro, che ricalcola il rendimento del capitale accumulato sulla base del nuovo incremento dell’aspettativa di vita.

Cosa sono i coefficienti di trasformazione e perché cambiano

Nel sistema contributivo, ormai applicato alla quasi totalità dei lavoratori prossimi al riposo, l’importo della prestazione si ottiene moltiplicando le somme accantonate durante la carriera (il cosiddetto montante contributivo) per una percentuale denominata coefficiente di trasformazione.

Il valore di questo moltiplicatore cresce con l’avanzare dell’età di uscita, garantendo un rendimento annuo più elevato a chi lavora più a lungo. Tuttavia, i parametri vengono aggiornati a cadenza biennale per adeguarsi all’evoluzione demografica. Poiché la speranza di vita media continua a salire, le tabelle per il biennio 2027-2028 subiranno una revisione al ribasso: la medesima riserva finanziaria dovrà infatti garantire la copertura di un periodo di erogazione stimato più esteso.

Le simulazioni sugli assegni

Dalle stime elaborate, la riduzione lorda varia in proporzione diretta all’età del pensionato e all’entità del capitale maturato. Di seguito la comparazione omogenea dell’impatto atteso per diverse fasce di contribuenti nel 2027 rispetto al 2026:

Profilo di uscita Capitale accumulato Assegno mensile lordo stima (2027) Taglio mensile lordo Taglio annuale lordo (13 mensilità)
Pensione di vecchiaia (63 anni) 250.000 euro ~ 935 euro al mese -19 euro al mese -247 euro l’anno
Pensione di vecchiaia (67 anni) 250.000 euro ~ 1.060 euro al mese -18 euro al mese -234 euro l’anno
Pensione di vecchiaia (67 anni) 300.000 euro ~ 1.272 euro al mese -22 euro al mese -286 euro l’anno
Pensione di vecchiaia (67 anni) 500.000 euro ~ 2.120 euro al mese -36 euro al mese -468 euro l’anno

Perché un mese di lavoro in più non basta a evitare il taglio

L’aggiornamento dei parametri si inserisce in un contesto segnato dal riavvio degli automatismi di adeguamento dei requisiti alla speranza di vita. Dal 1° gennaio 2027, la soglia minima per accedere alla pensione di vecchiaia salirà di 30 giorni, attestandosi a 67 anni e 1 mese, mentre per la prestazione anticipata contributiva occorreranno 64 anni e 1 mese.

Tuttavia, un’ulteriore contribuzione versata in un solo mese apporterebbe un beneficio marginale al capitale complessivo: per neutralizzare l’effetto delle nuove tabelle occorrerebbero tra i 5 e i 7 mesi di attività in più. Di conseguenza, chi maturerà i requisiti nel 2027 percepirà dall’Inps un importo strutturalmente inferiore rispetto a chi ha lasciato la professione l’anno precedente a parità di percorso.

Rimborso dei contributi Inps, via alla domanda unica: chi può chiederlo e come

21 October 2026 at 08:47

L’Inps semplifica la richiesta per ottenere indietro i contributi versati in eccesso. Con il messaggio n. 3247 del 13 ottobre l’Istituto ha attivato il servizio Domanda Rimborso Unico, un punto di accesso unico per tutte le richieste di rimborso delle somme indebitamente versate, anche quando l’indebito emerge da un accertamento. Per ora il servizio è attivo solo per la Gestione separata, ma sarà esteso progressivamente a tutte le gestioni previdenziali dell’Istituto. Per committenti, professionisti e collaboratori il passaggio è obbligato, dato che i vecchi canali di trasmissione sono stati chiusi.

Chi può chiedere il rimborso Inps

Possono usare il servizio i titolari di posizione contributiva presso la Gestione separata (articolo 2, comma 26, della legge 335/1995) che rientrano in uno di questi casi:

  • professionisti (lavoratori autonomi con redditi di lavoro autonomo);
  • committenti oltre il massimale (per la quota a loro carico, pari a 2/3 del contributo versato, quando il collaboratore ha superato il massimale annuo);
  • committenti per altri motivi (versamenti duplicati, somme versate in più per una variazione dell’aliquota denunciata, errori di versamento e casi analoghi);
  • lavoratori parasubordinati (per la quota a loro carico, pari a 1/3 del contributo versato, sempre in caso di superamento del massimale).

Le tipologie di rimborso

Sono 4 le tipologie di rimborso previste dall’Inps:

  • versamento errato, per le somme pagate per sbaglio o in eccesso;
  • credito da dichiarazione, cioè il credito risultante dalla dichiarazione dei redditi e non usato in compensazione entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione;
  • superamento del massimale, cioè i contributi versati oltre il tetto annuo;
  • altra Cassa, se la contribuzione era dovuta a un’altra Cassa professionale.

Come presentare la domanda

La domanda si presenta solo online. Può farlo il contribuente in prima persona oppure un intermediario di fiducia, come un consulente del lavoro o un professionista abilitato.

Dove si trova il servizio

Si entra nel Cassetto previdenziale del contribuente con Spid almeno di livello 2, Cie di livello 3, Cns o eIdas, poi si seleziona il percorso:

Altri Servizi > Domanda Rimborso Unico.

La pagina iniziale mostra le domande più recenti con il relativo stato, il collegamento per inserirne una nuova, gli aggiornamenti amministrativi su rimborsi ed eccedenze e i contatti per segnalare anomalie o malfunzionamenti. Il manuale utente resta sempre consultabile dalla scheda in alto a destra.

Dallo stesso servizio si possono consultare dunque anche le domande già trasmesse, riprendere la compilazione di quelle salvate in bozza e verificare lo stato di lavorazione e informazioni che i vecchi canali separati non sempre rendevano disponibili.

Quale causale scegliere

In questa prima fase le macro-causali sono 3:

  • Gestione Separata – Committenti per superamento del massimale;
  • Gestione Separata – Parasubordinati;
  • Altro.

L’ultima copre le richieste che non dipendono dal massimale. Per esempio il committente che deve recuperare somme versate con un’aliquota non corretta o il professionista che chiede il rimborso delle eccedenze risultanti dalla dichiarazione dei redditi.

La procedura riconosce il tipo di utente e imposta la domanda di conseguenza.

Se si accede come parasubordinato senza contributi in Gestione separata o come committente per superamento del massimale senza somme disponibili, il sistema segnala l’incongruenza.

Committente e collaboratore: chi ottiene il rimborso

Il massimale annuo della base contributiva e pensionabile è il tetto oltre il quale i contributi non sono più dovuti. Per il 2026 è fissato a 122.295 euro, come spiegato dalla circolare Inps n. 6 del 30 gennaio. Lo supera soprattutto chi lavora per più committenti, perché ciascuno versa sui propri compensi senza conoscere quelli pagati dagli altri.

Da maggio 2025 l’Inps ha iniziato a inviare tramite MyInps una comunicazione ai collaboratori che hanno superato il tetto. L’anno seguente, concluse le verifiche (compresa quella sull’aliquota applicata), un avviso analogo arriva a ciascun committente per la quota di sua competenza. Ognuno deve procedere in autonomia:

  • il committente chiede, per ogni collaboratore interessato, la restituzione della propria quota eccedente;
  • il collaboratore chiede con un’unica domanda il rimborso complessivo della quota a suo carico, versata da tutti i committenti oltre il tetto.

Pensioni di novembre, cedolino e date del pagamento: perché il netto può scendere

20 October 2026 at 09:05

Le pensioni di novembre 2026 saranno pagate lunedì 2, sia per chi riceve l’accredito sul conto corrente bancario sia per chi riscuote l’assegno alle Poste. Il cedolino Inps contiene le ultime rate delle addizionali Irpef regionali e comunali, oltre al secondo o unico acconto Irpef per chi ha presentato il Modello 730 e indicato l’Istituto come sostituto d’imposta.

Il risultato può essere un assegno netto più basso rispetto alle mensilità precedenti. L’effetto cambia da pensionato a pensionato, perché dipende da imposte, conguagli e trattenute.

Perché la pensione di novembre è pagata giorno 2

La pensione di novembre 2026 viene pagata giorno 2 perché è il primo giorno bancabile del mese. Il 1° novembre cade infatti di domenica ed è la festa di Ognissanti. La data è indicata nel calendario dei pagamenti Inps allegato alla circolare n. 153 del 19 dicembre 2025.

La regola generale stabilisce infatti che le pensioni siano pagate il primo giorno bancabile di ogni mese, con l’eccezione di gennaio.

Prelevare la pensione in contanti

Avviso per chi decide di riscuotere la pensione in contanti: il ritiro è consentito soltanto per importi complessivi fino a 1.000 euro netti. Chi percepisce una somma superiore deve indicare un conto o un libretto e comunicare le coordinate per l’accredito attraverso i servizi Inps.

I titolari di libretto di risparmio, conto BancoPosta o Postepay Evolution con accredito della pensione possono invece prelevare dagli Atm Postamat a partire dal 2 novembre, senza recarsi allo sportello.

Ultime rate delle addizionali Irpef

Una delle principali voci da controllare nel cedolino di novembre riguarda le addizionali Irpef.

L’Inps trattiene infatti l’ultima delle 11 rate delle addizionali regionali e comunali a saldo 2025, insieme alla nona e ultima rata dell’acconto comunale 2026. Le trattenute sono quindi tre:

  • addizionale Irpef regionale a debito del pensionato 2025;
  • addizionale Irpef comunale a debito del pensionato 2025;
  • acconto addizionale Irpef comunale 2026.

Le addizionali sono calcolate sull’imponibile Irpef relativo alla pensione erogata dall’Inps, senza considerare eventuali altri redditi del contribuente. L’acconto comunale, invece, è pari al 30% dell’addizionale determinata applicando l’aliquota comunale dell’anno precedente. Le aliquote dipendono dalle decisioni delle Regioni e dei Comuni e sono consultabili sul portale del Dipartimento delle Finanze. Anche le soglie di esenzione possono cambiare da un territorio all’altro: per il 2026, per esempio, Roma ha portato la soglia a 14.000 euro. Chi rientra nella soglia di esenzione deliberata dal proprio ente non subisce le relative trattenute. Non sono inoltre soggette a queste ritenute fiscali le prestazioni di invalidità civile e le pensioni e gli assegni sociali.

Il saldo delle addizionali ripartirà a gennaio 2027, mentre l’acconto comunale tornerà da marzo.

Secondo acconto Irpef, perché la pensione può scendere

Sul rateo di novembre può comparire anche il secondo o unico acconto Irpef previsto dalla dichiarazione dei redditi. La trattenuta riguarda i pensionati che hanno indicato l’Inps come sostituto d’imposta. Lo stesso meccanismo può interessare l’acconto della cedolare secca. L’importo è quello risultante dal Modello 730/4 e viene trattenuto direttamente sulla pensione.

Conguagli da Modello 730

Il cedolino di novembre chiude anche la rateazione dei debiti derivanti dal Modello 730. La regola riguarda le trattenute fiscali distribuite nel corso dell’anno: le rate si concludono entro novembre, anche se il contribuente aveva inizialmente scelto un numero maggiore di pagamenti. Per i Modelli 730/4 arrivati all’Inps dopo giugno, l’Istituto ha ridotto il numero delle rate selezionate dal dichiarante. Di conseguenza, le trattenute mensili possono essere state più alte. Dalla seconda rata si applica un interesse dello 0,33% mensile.

A novembre termina inoltre la rateazione del conguaglio fiscale 2025 per i pensionati che rientrano nella specifica disciplina prevista dalla legge. In particolare, chi percepisce trattamenti fino a 18.000 euro annui e deve versare un conguaglio a debito superiore a 100 euro paga l’ultima rata del recupero fiscale in questo mese.

Pensioni Enpam, a novembre aumenti e arretrati per medici e odontoiatri

Il cedolino di novembre porta novità anche per i pensionati iscritti all’Enpam, l’ente di previdenza di medici e odontoiatri. Con questa rata scatta infatti la rivalutazione 2026, insieme agli arretrati maturati da gennaio a ottobre.

L’adeguamento era stato approvato dal consiglio di amministrazione della Fondazione il 29 gennaio, ma è diventato operativo solo a settembre, con il via libera dei ministeri vigilanti. L’effetto resta retroattivo dal 1° gennaio 2026.

La misura riguarda il Fondo di previdenza generale (Quota A e Quota B) e il Fondo della medicina convenzionata e accreditata, su una platea di 184.021 pensionati a fine 2025. L’indice di riferimento è l’1,4%.

Viene applicato al 75% fino a 31.816,20 euro annui, con un aumento effettivo dell’1,05%, e al 50% sulla parte eccedente, con un aumento dello 0,70%. Su una pensione di 20.000 euro lordi annui l’aumento vale circa 210 euro lordi l’anno, con circa 161 euro di arretrati. Gli importi saranno accreditati in automatico, senza bisogno di presentare.

Cedolino pensione, come vederlo

Per verificare l’importo della pensione di novembre 2026 è possibile consultare il cedolino nell’area MyInps oppure nell’app Inps Mobile. Si entra con Spid, Cie o Cns. La procedura:

  • accedere al sito Inps o all’app Inps Mobile;
  • selezionare il servizio “Cedolino della pensione”;
  • scegliere la mensilità di novembre 2026;
  • consultare il documento online oppure scaricarlo in Pdf.

Se i gestori dei fondi pensione giocano troppo in difesa

7 October 2026 at 08:30

I fondi pensione negoziali italiani affidano gran parte delle loro risorse a gestori professionali, per ottenere rendimenti superiori a quelli del benchmark. Ma il comportamento dei professionisti è guidato anche dal rischio di perdere il mandato.

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Pensione a 64 anni: strumenti sbagliati per scopi giusti

28 September 2026 at 09:31

Le regole di pensionamento devono essere uguali per tutti i lavoratori, comunque sia calcolata la loro pensione. Ben vengano provvedimenti per rimuovere le differenze fra “misti” e “puri”, purché demagogia e improvvisazione restino fuori dal gioco.

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Non si diventa anziani a 65 anni *

15 September 2026 at 08:08

Quando inizia l’età anziana? Una soglia anagrafica rigida non descrive bene la realtà. Meglio adottarne una prospettica, legata alla speranza di vita residua. Permette una migliore pianificazione dei sistemi pensionistici, sanitari e del mercato del lavoro.

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Non è mai troppo tardi per la previdenza complementare

7 September 2026 at 08:42

Aderire alla previdenza complementare conviene anche se si è a fine carriera. Le prime coorti di iscritti al Fondo Espero hanno maturato risorse superiori rispetto a chi non ha aderito, pur con un orizzonte di accumulazione limitato. Lo dicono i dati Inps.

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Una pensione alla svedese per la Germania

3 September 2026 at 09:01

In Germania, una riforma organica del sistema pensionistico prevede l’introduzione di una componente obbligatoria a capitalizzazione, ispirata al modello svedese. Il suo successo dipende da costi contenuti e indipendenza dalle ingerenze politiche.

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