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Pensione a 64 anni nel 2027, nuova Quota 100: requisiti e quanto si perde

30 October 2026 at 07:55

Andare in pensione anticipata a 64 anni anziché aspettare i 67 anni, ma accettando eventualmente un assegno più basso.

È l’ipotesi sulla quale la Lega continua a spingere in vista della Manovra 2027, dopo il via libera preliminare del Consiglio dei ministri alla legge di Bilancio.

Pensione a 64 anni in Manovra 2027

Il Governo ha già annunciato uno stanziamento da 850 milioni di euro per rafforzare la flessibilità in uscita dal lavoro e la premier Giorgia Meloni ha precisato che le risorse saranno destinate a chi va in pensione con il sistema contributivo. Tanto basta ad alimentare le aspettative del vicepremier Matteo Salvini, intenzionato a utilizzare il fondo per consentire ai lavoratori di andare in pensione a 64 anni.

L’ipotesi è quella di una nuova Quota 100, con almeno 64 anni di età e 36 anni di contributi (64 + 36 = 100). Ma l’eventuale anticipo, come detto, potrebbe comportare una riduzione della pensione, soprattutto per chi ha maturato una parte significativa dell’assegno con il sistema retributivo.

Restano da stabilire i vincoli aggiuntivi per capire effettivamente chi può andare in pensione a 64 anni nel 2027: non è chiaro, per esempio, se potranno accedere tutti i lavoratori che raggiungeranno i requisiti oppure soltanto alcune categorie, né se sarà previsto un importo minimo della pensione. Non sono domande astratte: la coperta è corta e il Governo potrebbe dover privilegiare alcune categorie a discapito di altre.

Attualmente, la possibilità di andare in pensione a 64 anni con la pensione anticipata contributiva riguarda principalmente chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996. Esistono alcune eccezioni, come i lavoratori che possono utilizzare il computo nella Gestione separata Inps.

Differenza tra vecchia Quota 100 e nuova proposta Lega

La nuova Quota 100 è diversa da quella introdotta nel 2019. La misura introdotta nel 2019, infatti, aveva requisiti differenti e consentiva di andare in pensione a 62 anni con almeno 38 anni di contributi (62 + 38 = 100).

Ricalcolo contributivo pensione anticipata, penalizzazioni

Una delle ipotesi in circolazione, ancora da confermare, riguarda il ricalcolo dell’intera pensione con il sistema contributivo, una soluzione che potrebbe penalizzare soprattutto i lavoratori che hanno maturato una parte della pensione con il metodo retributivo.

Alcune ricostruzioni hanno ipotizzato riduzioni intorno al 10%. La percentuale, va ribadito, al momento è pura speculazione e non si sa se andrà applicata a tutti i lavoratori.

Ma c’è anche dell’altro: anche senza un ricalcolo integrale della pensione, uscire a 64 anni significa interrompere prima il versamento dei contributi e utilizzare un coefficiente di trasformazione meno favorevole rispetto a quello previsto a 67 anni. Nel sistema contributivo, infatti, il coefficiente utilizzato per trasformare il montante accumulato in pensione aumenta con l’età.

Il ricalcolo contributivo della pensione è permanente?

In linea generale, sì. Se il lavoratore scegliesse di andare in pensione anticipatamente con un assegno inferiore, non avrebbe automaticamente diritto a un ricalcolo più favorevole una volta raggiunti i 67 anni.

Pensione anticipata a 64 anni, come funziona nel 2026

Lasciando perdere le ipotesi in Manovra 2027, già oggi alcuni lavoratori possono scegliere di andare in pensione a 64 anni. La possibilità è aperta a chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996. Nel 2026 i requisiti sono:

  • almeno 64 anni di età;
  • almeno 20 anni di contributi effettivi;
  • un importo della prima rata di pensione non inferiore a tre volte l’assegno sociale.

Per le donne con figli sono previste soglie più basse. La misura può essere utilizzata anche in particolari situazioni da lavoratori con contributi precedenti al 1996, attraverso il computo nella Gestione separata Inps, secondo le condizioni di legge. Dal 2027 i requisiti saliranno a 64 anni e un mese di età, più 20 anni e un mese di contributi. Da tenere presente poi la finestra di tre mesi tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza della pensione.

Pensioni, nuova Quota 100: la proposta a 64 anni e 36 di contributi. Il nodo delle risorse

28 October 2026 at 09:25

Nella quinta Manovra del governo Meloni potrebbe esserci un nuovo strumento per la pensione anticipata. Sappiamo già che il pacchetto previdenziale costerà oltre 1,2 miliardi. La Lega spinge per una nuova Quota 100, quindi per uscire a 64 anni con 36 di contributi, anche per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996. Solo questo però potrebbe arrivare a costare 1,5 miliardi (o anche il doppio rispetto alla dotazione iniziale di 900 milioni di euro).

Il nodo delle coperture fa pensare che l’uscita sarà possibile dalla seconda metà del 2027. Da finanziare ci sono anche l’Ape sociale per disoccupati, caregiver, invalidi e lavori gravosi. Senza provvedimenti scadono a dicembre.

Pensioni: in Manovra ipotesi Quota 100

La Lega rilancia Quota 100 per il 2027. Propone l’uscita anticipata dal lavoro a 64 anni di età con almeno 36 anni di contributi, anche per i lavoratori del sistema misto, cioè quelli che hanno iniziato a versare prima del 1996.

Non si sa se sarà approvata, si tratta di trovare le coperture nella legge di Bilancio. Si tratta di un aspetto rilevante per chi possiede contributi versati prima e dopo il 1° gennaio 1996.

La differenza si nota soprattutto nel confronto con la pensione anticipata contributiva a 64 anni, che è legata interamente al sistema contributivo. La proposta leghista allarga quindi la possibilità anche a chi ha una parte della pensione calcolata con le regole precedenti.

Come funziona Quota 100?

La vecchia Quota 100 permetteva di andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi. Si trattava di una forma sperimentale che permetteva l’uscita a chi maturava i requisiti nel periodo tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2021.

Si rivolgeva ai lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della stessa e alla gestione separata. Non poteva accedere il personale delle forze armate, delle forze di polizia e della polizia penitenziaria.

Nello specifico i requisiti per il conseguimento della pensione Quota 100 erano un’età anagrafica non inferiore a 62 anni e un’anzianità contributiva non inferiore a 38. Il requisito contributivo poteva essere perfezionato cumulando tutti e per intero i periodi assicurativi versati o accreditati presso l’assicurazione generale obbligatoria.

Pensioni 2027: da dove arrivano le risorse

Per le pensioni 2027, la legge di Bilancio è alla ricerca di risorse. Secondo Repubblica, la Ragioneria dello Stato e l’Inps starebbero valutando le modifiche al meccanismo di perequazione delle pensioni medio-alte, riducendo in alcuni casi le rivalutazioni all’inflazione proprio per liberare risorse.

Si tratta solo di un’ipotesi, ma potrebbe rendersi necessaria per rinnovare l’Ape sociale, le pensioni minime e l’isopensione che sono in scadenza a dicembre.

Anche la nuova Quota 100 richiederebbe risorse che al momento non sono state specificate, almeno 1,5 miliardi di euro ma che, secondo altre stime, potrebbero arrivare a costare il doppio dei fondi al momento disponibili (900 milioni di euro), quindi circa 1,8 miliardi.

Pensioni 2027, ipotesi fondo per uscita anticipata a 64 anni: cosa cambia

27 October 2026 at 12:48

Il Governo starebbe valutando un fondo per finanziare nuove forme di pensionamento anticipato nel 2027. Sarebbe stata raggiunta un’intesa per destinare alcune centinaia di milioni di euro alla flessibilità in uscita dal lavoro. Le modalità di accesso dovrebbero essere definite dopo l’approvazione della Legge di Bilancio. Tra le proposte figura la pensione a 64 anni con 36 anni di contributi, ma non sono ancora stati stabiliti i requisiti definitivi.

Pensioni anticipate a 64 anni, il nuovo fondo nella Manovra 2027

In merito alle pensioni anticipate a 64 anni, la Lega avrebbe chiesto nuove possibilità, in particolare, per i lavoratori con una lunga anzianità contributiva. L’idea sarebbe quella di inserire nella Manovra un fondo di alcune centinaia di milioni, rinviando le decisioni operative a gennaio 2027.

Le risorse consentirebbero di finanziare forme limitate di uscita anticipata, destinate a specifiche categorie di lavoratori. A tal proposito Matteo Salvini, vicepremier e ministro dei Trasporti, ha dichiarato a Radio 24: “La priorità per la Lega da tempo, e finalmente ci siamo arrivati, è superare la legge Fornero quindi restituire tre anni di vita a chi sceglierà di andare in pensione a 64 anni rispetto ai 67”.

Chi potrebbe andare in pensione prima nel 2027

La proposta permetterebbe ad alcuni lavoratori di lasciare l’attività circa tre anni prima rispetto all’età ordinaria di pensionamento, attualmente fissata a 67 anni, con gli adeguamenti previsti dalla normativa.

Il fondo avrebbe risorse limitate e potrebbe quindi riguardare soltanto determinate platee, individuate attraverso requisiti anagrafici, contributivi o professionali. L’eventuale introduzione del pensionamento a 64 anni con 36 anni di contributi rimane una proposta e non un nuovo diritto già riconosciuto ai lavoratori.

Rivalutazione pensioni 2027, possibile taglio aumenti assegni più alti

Per trovare ulteriori risorse, il Governo starebbe valutando una modifica del meccanismo di rivalutazione delle pensioni all’inflazione. L’ipotesi prevede di ridurre progressivamente gli aumenti riconosciuti agli assegni più elevati, mantenendo una maggiore tutela per quelli di importo inferiore.

Il riferimento sarebbe il sistema utilizzato nel biennio 2023-2024, quando la rivalutazione piena veniva garantita soltanto alle pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo. Per le fasce superiori erano previste percentuali più basse. Nel 2023, per esempio, la rivalutazione scendeva all’85% per gli assegni tra quattro e cinque volte il minimo e arrivava al 32% per quelli più elevati. Le percentuali per il 2027 non sono ancora state definite e dipenderanno dalle coperture disponibili e dalla struttura definitiva della Manovra.

Un intervento simile aveva prodotto risparmi stimati in circa 2,1 miliardi di euro nel 2023 e 4 miliardi annui nel biennio successivo, durante una fase di inflazione particolarmente elevata. Il Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles prevede una riduzione di circa 1,7 miliardi di euro alla voce “altre spese”. Una parte del risparmio potrebbe derivare dalla modifica della rivalutazione pensionistica.

Pensione con contributi all’estero, quando si sommano a quelli italiani: il chiarimento Inps

22 October 2026 at 06:00

L’Inps, con la circolare 107 del 20 ottobre, riepiloga e aggiorna le regole per far valere i contributi versati all’estero nella pensione in regime di cumulo. Sono tre i chiarimenti che riguardano i periodi all’estero:

  • quando contano per il diritto alla pensione;
  • come si considerano per la verifica dell’importo soglia;
  • quando danno accesso all’integrazione al trattamento minimo.

Chi ha una carriera divisa tra più gestioni italiane e uno o più Paesi esteri può ottenere un trattamento che con i soli contributi italiani non sarebbe raggiungibile.

Cos’è la pensione in regime di cumulo

Il cumulo, previsto dalla Legge di Stabilità 2013 e poi modificato con la Legge di Bilancio 2017, permette di sommare i contributi non coincidenti versati in gestioni previdenziali diverse per ottenere un’unica pensione.

Quando contano i periodi lavorati all’estero

I periodi esteri valgono per il diritto alla pensione in cumulo come se fossero periodi italiani, in base all’articolo 6 del regolamento (CE) 883/2004 e contano anche se hanno già prodotto una pensione estera.

Quando lo stesso periodo è coperto sia da contributi italiani sia da contributi esteri, per esempio per due lavori svolti in contemporanea in due Paesi, quei mesi valgono una volta sola e non si sommano.

Quali Paesi rientrano nel cumulo

Rilevano i contributi maturati:

  • negli Stati Ue;
  • nello Spazio economico europeo;
  • in Svizzera;
  • nel Regno Unito;
  • nei Paesi legati all’Italia da accordi o convenzioni bilaterali di sicurezza sociale che prevedono la totalizzazione internazionale.

Le condizioni da rispettare

La totalizzazione con l’estero è possibile se:

  1. risulta raggiunto il periodo minimo di contribuzione italiana, cioè 52 settimane (un anno) per la normativa europea o quello fissato dalla singola convenzione;
  2. almeno una delle gestioni italiane coinvolte è compatibile con il riconoscimento dei periodi esteri;
  3. i periodi esteri servono per maturare il diritto oppure danno una pensione più favorevole rispetto al solo cumulo nazionale.

Per la maggior parte delle convenzioni bilaterali la totalizzazione non serve se il diritto si raggiunge già con i soli contributi italiani. Fanno eccezione Jersey e le altre Isole del Canale (che dipendono dal Regno Unito), gli Stati nati dalla ex Jugoslavia e l’Uruguay.

Contributi esteri anteriori al 1996

L’importo della pensione si calcola solo sui contributi italiani. I periodi esteri collocati prima del 1° gennaio 1996 servono però a stabilire l’anzianità al 31 dicembre 1995 e quindi il sistema in cui rientra la pensione, con i relativi requisiti di accesso e istituti.

Significa che chi ha lavorato all’estero prima del 1996 e in Italia ha versato solo dopo quella data viene inquadrato nel sistema misto, anche se la quota italiana resta calcolata, di fatto, con il sistema contributivo.

Importo soglia e contributi esteri

Per la pensione di vecchiaia in cumulo valgono anche i requisiti diversi da età e contributi previsti dall’ultima gestione di iscrizione.

L’importo soglia è l’importo minimo che la pensione deve raggiungere per essere pagata, ed è quello previsto dalle regole della Gestione separata. Nel cumulo l’Inps controlla l’importo soglia solo quando ricorrono insieme tutte queste condizioni:

  • la pensione è calcolata con il sistema misto (in parte con il retributivo e in parte con il contributivo);
  • l’ultima iscrizione del lavoratore è alla Gestione separata dell’Inps;
  • l’interessato non ha ancora compiuto 71 anni, limite che dal 1° gennaio 2027 sarà adeguato alla speranza di vita.

Nel caso internazionale, la pensione italiana si somma alla pensione o al pro-rata estero e il totale non deve risultare inferiore alla soglia. Il requisito può maturare anche dopo, quando arriva la liquidazione estera. In quel caso la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo.

La verifica non serve se, dopo l’ultimo contributo in Gestione separata, si hanno periodi esteri valorizzabili in una gestione dove la soglia non è prevista. Con i Fondi speciali conta la natura del lavoro svolto all’estero, che deve corrispondere alla stessa categoria.

Resta fermo che alla decorrenza il lavoro dipendente deve essere cessato, anche all’estero.

Integrazione al minimo

L’integrazione al trattamento minimo alza le pensioni più basse fino a 611,85 euro al mese – importo provvisorio per il 2026 fissato dalla circolare 153 del 19 dicembre 2025, che diventano 619,80 euro con l’incremento dell’1,3% riconosciuto alle pensioni pari o inferiori al minimo.

L’integrazione spetta a chi ha redditi entro i limiti di legge e solo alle pensioni nel sistema retributivo o misto. Nel cumulo spetta a condizione che almeno una delle quote sia a carico di una gestione che la prevede. Grazie ai periodi esteri anteriori al 1996, l’integrazione spetta anche a chi in Italia ha iniziato a versare dopo quella data.

Nell’esempio della circolare del 20 ottobre, un lavoratore con 15 anni di contributi all’estero prima del 1996 e poi iscritto in Italia al Fondo pensioni lavoratori dipendenti e alla Gestione esclusiva dei dipendenti pubblici ottiene una pensione in cumulo nel sistema misto, integrabile al minimo, anche se le quote italiane sono calcolate con il contributivo. L’integrazione resta a carico delle gestioni italiane.

Per verificare i limiti di reddito, l’Inps conta anche le pensioni estere e gli eventuali redditi prodotti all’estero.

Come si presenta la domanda

L’ente istruttore si individua solo in base all’ultimo contributo italiano, anche se l’ultimo versamento è avvenuto all’estero.

C’è poi un distinguo in base a dove si ha la residenza:

  • chi risiede in Italia presenta la domanda per via telematica e sceglie il tipo di pensione;
  • chi risiede all’estero si rivolge all’istituzione previdenziale del Paese di residenza, che inoltra la pratica alla sede Polo dell’Inps.

Se la domanda arriva dall’estero con la generica dicitura vecchiaia o anticipata, l’Inps deve comunque esaminare l’intera posizione, cercare il trattamento più favorevole e informare l’interessato sulle alternative prima di liquidare. Anche per questo motivo è sempre meglio indicare esplicitamente il cumulo nell’istanza.

Pensione a 64 anni: strumenti sbagliati per scopi giusti

28 September 2026 at 09:31

Le regole di pensionamento devono essere uguali per tutti i lavoratori, comunque sia calcolata la loro pensione. Ben vengano provvedimenti per rimuovere le differenze fra “misti” e “puri”, purché demagogia e improvvisazione restino fuori dal gioco.

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