Andare in pensione anticipata a 64 anni anziché aspettare i 67 anni, ma accettando eventualmente un assegno più basso.
È l’ipotesi sulla quale la Lega continua a spingere in vista della Manovra 2027, dopo il via libera preliminare del Consiglio dei ministri alla legge di Bilancio.
Pensione a 64 anni in Manovra 2027
Il Governo ha già annunciato uno stanziamento da 850 milioni di euro per rafforzare la flessibilità in uscita dal lavoro e la premier Giorgia Meloni ha precisato che le risorse saranno destinate a chi va in pensione con il sistema contributivo. Tanto basta ad alimentare le aspettative del vicepremier Matteo Salvini, intenzionato a utilizzare il fondo per consentire ai lavoratori di andare in pensione a 64 anni.
L’ipotesi è quella di una nuova Quota 100, con almeno 64 anni di età e 36 anni di contributi (64 + 36 = 100). Ma l’eventuale anticipo, come detto, potrebbe comportare una riduzione della pensione, soprattutto per chi ha maturato una parte significativa dell’assegno con il sistema retributivo.
Restano da stabilire i vincoli aggiuntivi per capire effettivamente chi può andare in pensione a 64 anni nel 2027: non è chiaro, per esempio, se potranno accedere tutti i lavoratori che raggiungeranno i requisiti oppure soltanto alcune categorie, né se sarà previsto un importo minimo della pensione. Non sono domande astratte: la coperta è corta e il Governo potrebbe dover privilegiare alcune categorie a discapito di altre.
Attualmente, la possibilità di andare in pensione a 64 anni con la pensione anticipata contributiva riguarda principalmente chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996. Esistono alcune eccezioni, come i lavoratori che possono utilizzare il computo nella Gestione separata Inps.
Differenza tra vecchia Quota 100 e nuova proposta Lega
La nuova Quota 100 è diversa da quella introdotta nel 2019. La misura introdotta nel 2019, infatti, aveva requisiti differenti e consentiva di andare in pensione a 62 anni con almeno 38 anni di contributi (62 + 38 = 100).
Una delle ipotesi in circolazione, ancora da confermare, riguarda il ricalcolo dell’interapensione con il sistema contributivo, una soluzione che potrebbe penalizzare soprattutto i lavoratori che hanno maturato una parte della pensione con il metodo retributivo.
Alcune ricostruzioni hanno ipotizzato riduzioni intorno al 10%. La percentuale, va ribadito, al momento è pura speculazione e non si sa se andrà applicata a tutti i lavoratori.
Ma c’è anche dell’altro: anche senza un ricalcolo integrale della pensione, uscire a 64 anni significa interrompere prima il versamento dei contributi e utilizzare un coefficiente di trasformazione meno favorevole rispetto a quello previsto a 67 anni. Nel sistema contributivo, infatti, il coefficiente utilizzato per trasformare il montante accumulato in pensione aumenta con l’età.
Il ricalcolo contributivo della pensione è permanente?
In linea generale, sì. Se il lavoratore scegliesse di andare in pensione anticipatamente con un assegno inferiore, non avrebbe automaticamente diritto a un ricalcolo più favorevole una volta raggiunti i 67 anni.
Pensione anticipata a 64 anni, come funziona nel 2026
Lasciando perdere le ipotesi in Manovra 2027, già oggi alcuni lavoratori possono scegliere di andare in pensione a 64 anni. La possibilità è aperta a chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996. Nel 2026 i requisiti sono:
almeno 64 anni di età;
almeno 20 anni di contributi effettivi;
un importo della prima rata di pensione non inferiore a tre volte l’assegno sociale.
Per le donne con figli sono previste soglie più basse. La misura può essere utilizzata anche in particolari situazioni da lavoratori con contributi precedenti al 1996, attraverso il computo nella Gestione separata Inps, secondo le condizioni di legge. Dal 2027 i requisiti saliranno a 64 anni e un mese di età, più 20 anni e un mese di contributi. Da tenere presente poi la finestra di tre mesi tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza della pensione.
Giorgia Meloni sta presentando la legge di Bilancio, appena messa a punto in Consiglio dei ministri, quando durante la conferenza stampa Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti iniziano a parlottare tra loro. La presidente del Consiglio lancia prima un’occhiata in direzione dei due componenti del governo. Poi, vedendo che continuano a parlare tra loro, si ferma, tocca il braccio di Salvini e attira la loro attenzione con un “scusate”.
La targa personalizzata. Ecco una delle novità inserite nella leggediBilancio approvata dal Consiglio dei ministri. Il governo è così tanto acacciadi risorse che punta anche sulle targhe di auto e moto: poter scegliere lettere e numeri per la propria automobile costerà 600euro. “Ci si potrà più o meno sbizzarrire come si ritiene, ovviamente sostenendo un costo. E qualcosa mi dice che la creatività degli italiani qui potrebbe farsi valere”, annuncia Meloni in conferenza stampa. Una possibilità che era già prevista dal Codice dellastrada, ma non c’erano ancora le norme attuative, e oggi rilanciata dalla premier. Contro questa e le altre “pseudo–misure, che non affrontano in alcun modo gli enormi problemi del Paese”, si scaglia l’opposizione: la presidente del Consiglio “sappia che gli italiani hanno già scelto la loro targa e dice ‘Meloni vattene‘”, ribatte FrancescoSilvestri, deputato del Movimento 5 stelle.
Per le due targhe dell’auto (anteriore e posteriore) dovranno essere versati 500euro al Poligrafico dello Stato e una maggiorazione del 20% – pari a 100euro – al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Prezzo inferiore per le moto: in questo caso, l’unica targa personalizzata avrà un costo totale di 360 euro. Chi sceglie la targa personalizzata non paga il contrassegno tradizionale che oggi (compreso nelle spese di immatricolazione e messa su strada) ha un costo di 41,78 euro.
Attualmente la sequenza è quella di due lettere, tre numeri e, infine, due lettere. Ma in futuro potrebbe cambiare lo schema. Ovviamente saranno esclusecombinazioni di lettere e numeri offensive o ambigue e non si potranno avere targhe uguali. Così il governo si affida alla “creatività” degli italiani per provare a fare un po’ di cassa.
Il governo ha approvato un nuovo decreto legge che riconosce contributi a fondo perduto ai comparti agricoltura e pesca, destinati a far fronte al fenomeno del caro gasolio. Dopo giorni di proteste, il Consiglio dei ministri del 22 ottobre 2026 ha stanziato 70 milioni di euro.
Alle imprese agricole, in particolare, sono destinati 60 milioni di euro, con un aiuto calcolato sulle spese sostenute per l’acquisto di carburante.
Come funziona il contributo a fondo perduto per gli agricoltori
La misura destinata al settore agricolo consiste in un bonus pari al 20% delle spese sostenute per il carburante, entro il limite massimo indicato di 45 centesimi per litro, nel periodo indicato dal decreto.
L’importo effettivamente riconosciuto dipenderà quindi dalle spese documentate, non sarà automatico e non concorrerà alla formazione del reddito imponibile. La misura, infatti, è esente da imposte sul reddito.
Quali spese rientrano nell’agevolazione
Potranno essere restituite, nei limiti individuati dall’esecutivo, le spese per il carburante sostenute nel periodo che va dal 1° giugno al 15 ottobre 2026. Gli acquisti effettuati al di fuori di queste date sono esclusi. Di conseguenza, per gli operatori agricoli sarà fondamentale conservare e verificare la documentazione relativa agli acquisti di carburante, in modo da poter dimostrare gli importi sostenuti e la loro riferibilità al periodo agevolato.
L’esecutivo, al momento, ha comunque stanziato solo le risorse per i contributi. Per l’attivazione degli stessi e l’effettiva entrata in vigore si dovrà attendere apposito decreto attuativo, con il quale dovranno essere definite le disposizioni operative applicabili.
Chi eroga il contributo e come avviene il pagamento
Il Consiglio dei ministri ha individuato l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) come soggetto incaricato a erogare il contributo alle imprese agricole in possesso dei requisiti richiesti. Il pagamento è previsto mediante accredito diretto sul conto corrente del beneficiario.
Anche in questo caso, per conoscere i termini di presentazione delle domande, la documentazione necessaria e gli eventuali criteri di priorità in caso di richieste superiori alle risorse disponibili, sarà necessario fare riferimento alle istruzioni attuative.
Nel dettaglio, per le imprese di trasporto merci sono state sbloccate ulteriori risorse per i crediti d’imposta relativi all’acquisto di gasolio. Si tratta di:
45,2 milioni di euro aggiuntivi per le spese sostenute tra marzo e agosto 2026;
altri 60 milioni di euro per quelle effettuate dal 1° settembre al 5 ottobre 2026.
Il provvedimento introduce inoltre la possibilità, per le imprese di autotrasporto di merci per conto terzi iscritte all’Albo nazionale degli autotrasportatori, di chiedere la sospensione dei canoni di leasing relativi ai veicoli impiegati nell’attività fino al 31 marzo 2027, con una proroga del termine finale del contratto per un periodo corrispondente a quello della sospensione.
Poiché la misura è orientata alla gestione della liquidità, le operazioni interessate non possono essere revocate fino alla stessa data, così da consentire alle aziende di liberare risorse da destinare alle spese correnti, compreso il carburante, in una fase di particolare pressione sui margini.
Il decreto interviene infine sui contratti di autotrasporto di durata superiore a trenta giorni, prevedendo la pubblicazione e l’aggiornamento trimestrale, da parte del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dei valori percentuali relativi all’incidenza del costo del carburante. Per i contratti non stipulati in forma scritta, i valori minimi diventano un parametro obbligatorio per il calcolo delle fatture.
Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge con disposizioni urgenti e misure di sostegno ai settori dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca. Il Governo risponde così alle proteste contro il caro carburanti e ai blocchi stradali che hanno causato penuria di merci nei supermercati, con scaffali vuoti e intere corsie chiuse in diverse zone del Sud Italia. Il decreto prevede 105 milioni di euro per i rimborsi sul gasolio ma ci sono interventi anche per agricoltura e pesca. In un video pubblicato sui social, Giorgia Meloni ha dichiarato: “Accordo con le associazioni dell’autotrasporto, risorse già in pagamento e nuove misure per agricoltori e pescatori approvate oggi in Consiglio dei Ministri. Il Governo ascolta chi manifesta pacificamente e lavora per dare risposte concrete”.
Le misure approvate dal Cdm del 22 ottobre
Nella conferenza stampa del Consiglio dei Ministri del 22 ottobre, Edoardo Rixi, viceministro del Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, ha dichiarato: “Da marzo fino ad agosto abbiamo messo 480 milioni e altri 60 milioni per il mese di settembre fino ai primi di ottobre, consentendo anche l’utilizzo dei crediti d’imposta per i primi mesi del 2027 per evitare che alcune aziende vadano in extra credito e non possano utilizzare i crediti. I crediti saranno già disponibili alle prime aziende dalla settimana prossima”.
Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, ha dichiarato che attraverso l’Agea “arriveranno 60 milioni per il costo del carburante agricolo” utili a “garantire l’acquisto di 121 milioni di litri, con un contributo fino a 45 centesimi. Dopo un primo intervento che copriva la prima parte dell’anno, questo copre fio al 15 ottobre, ristorando le aziende che hanno acquistato carburante agricolo”.
Le parole di Matteo Salvini
Prima di collegarsi al Cdm, Matteo Salvini ha dichiarato: “Sono al telefono giorno e notte, non da ieri, da settimane. Oggi c’è un ulteriore intervento anche per i piccoli autotrasportatori. Noi abbiamo sbloccato un miliardo che in gran parte va agli autotrasportatori con più mezzi, con mezzi più nuovi. Ci sono anche tanti che hanno due o tre mezzi, soprattutto al Sud, che hanno ancora l’Euro 4, l’Euro 3, perchè non hanno i soldi per prenderne di nuovi”. ”
Ha poi aggiunto: “Quindi oggi interveniamo per ridurre il costo del gasolio anche per i piccolini in tutta Italia, e soprattutto dove hanno i mezzi più vecchi, per allungare i tempi di pagamento dei leasing, per dare fiato e liquidità a tante imprese. Detto questo, noi stiamo cominciando a pagare migliaia e migliaia di imprese. Abbiamo ascoltato tutti. Rincontrerò tutti, i grandi e anche quelli che hanno un solo camion, a Milano come a Foggia o come a Caserta”.
Il vertice del Governo
Nella serata di mercoledì 21 ottobre, la premier Giorgia Meloni ha presieduto una riunione con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.
L’agenzia, raccogliendo fonti dell’esecutivo, riferisce che nel corso dell’incontro “è stato fatto il punto sulle misure da portare in Cdm”. Per l’autotrasporto, “si è discusso degli esiti del confronto avvenuto ieri con i rappresentanti di categoria e sull’immediata operatività dei provvedimenti”. Il Governo lavora inoltre a “un pacchetto di norme e iniziative concrete a sostegno del comparto agricolo”.
Viminale contro i blocchi dell’autotrasporto
Piantedosi ha fornito aggiornamenti sui contatti con i prefetti dei territori interessati dai blocchi. Il nodo per il Viminale è sbloccare la viabilità e garantire la continuità dei rifornimenti, in particolare per quanto riguarda beni di prima necessità, alimenti e farmaci. Le Forze dell’Ordine hanno scortato circa 500 autotrasportatori. Il servizio sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta.
Il ministero dell’Interno ha inoltre avviato un’azione a tappeto per identificare chi sta attuando “in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania”. I numeri:
1.339 soggetti identificati;
71 denunciati;
242 sanzionati sul piano amministrativo.
La testata Open, citando fonti delle Forze dell’Ordine, riferisce di situazioni avvenute in Campania dove ruote di tir sono state tagliate per impedire la partenza agli autisti che non volevano aderire alle proteste.
Credito d’imposta sul carburante
Salvini e Rixi, dopo l’incontro dell’altro ieri con i rappresentanti degli autotrasportatori, hanno confermato lo sblocco di 430 milioni già stanziati per credito d’imposta sul carburante per il periodo marzo-agosto. I soldi non sono ancora stati erogati a causa dei tempi della burocrazia, dopo 32mila domande ricevute.
Il decreto legge che dovrebbe emergere dal Cdm delle 12:00 di giovedì 22 ottobre dovrebbe aggiungere altri 45,2 milioni a quanto già previsto, più e altri 60 milioni per coprire i rimborsi sul gasolio acquistato dal 1° settembre al 5 ottobre.
Estesa poi la compensazione fino al 31 dicembre 2027 per le fatture dal 1° settembre al 5 ottobre.
La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio (e non solo) è giunta a una triste svolta. Dopo giorni di blocchi, che hanno messo in difficoltà buona parte del Sud (in buona parte unito a sostegno dei manifestanti, ndr), nella serata di mercoledì 21 ottobre 2026 sono stati sospesi i presidi in Sicilia e in Calabria. Diverso il discorso in Campania, dove sono stati liberati alcuni snodi autostradali.
Il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri per approvare un decreto legge con le misure per l’autotrasporto e nuove risorse per l’agricoltura. Sul fronte dell’ordine pubblico, il Viminale ha però avviato un’azione a tappeto contro i presidi illegali, con 1.339 persone identificate. Non proprio l’intervento a supporto dei lavoratori esausti che ci si sarebbe aspettato.
Sicilia e Calabria sospendono la protesta
La Sicilia è la regione che ha fatto il primo passo e, di fatto, quella che si è beccata dure critiche sui social. La svolta è giunta in serata, dopo un incontro in Prefettura a Catania. L’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), che manteneva i blocchi lungo l’autostrada Messina-Catania, davanti al porto di Palermo e in altre strade dell’isola, ha deciso di sospendere la protesta.
Ecco le parole del presidente dell’Aias Giuseppe Richichi:
Abbiamo deciso di revocare il blocco dei tir poiché abbiamo ricevuto delle rassicurazioni da parte del prefetto che anche noi siederemo ai tavoli nazionali per i confronti sul tema dell’autotrasporto.
Una decisione che ha ribaltato quanto deciso soltanto poche ore prima. L’assemblea all’interporto di Catania aveva infatti votato all’unanimità il “fermo a oltranza”.
Un fronte, quello siciliano, nettamente spaccato. Il Comitato trasportatori siciliani (Cts) di Salvatore Bella aveva infatti già revocato il fermo dopo l’incontro con il ministro Matteo Salvini del 20 ottobre. L’Aias contestava invece l’accordo, chiedendo:
contributi straordinari sul gasolio;
sospensione dei versamenti contributivi;
finanziamenti agevolati per rinnovare i mezzi;
maggiori tutele per i piccoli trasportatori.
In Calabria invece lo stop è stato annunciato da Fedralog, la federazione regionale della logistica che aveva proclamato il fermo. Ecco un sunto di quanto riportato nella nota ufficiale:
Abbiamo deciso di sospendere l’astensione dai servizi per dare fiducia al Governo e al ministero.
L’attenzione resta però massima e se l’incontro del 27 con Salvini non darà risposte reali, si spiega, “organizzeremo un grande corteo verso Roma con tutti i nostri mezzi. La misura è colma e il tempo delle attese è finito”.
Come detto, differente la situazione in Campania. Secondo Vincenzo Parisi, rappresentante degli autotrasportatori, sono stati liberati i presidi di Caserta e di Mercato San Severino, nel Salernitano, ma camion e trattori si sono spostati allo svincolo di Pontecagnano. Nel Casertano, dopo le identificazioni della Polizia, sono stati rimossi i presidi vicino alle autostrade, mentre restavano quelli nelle aree industriali e interportuali. In Basilicata, infine, è stato sciolto dopo quattro giorni il presidio sulla statale 106 Jonica.
Decreto in Cdm e fondi per l’autotrasporto
Dopo il vertice a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e i Ministri Francesco Lollobrigida e Matteo Piantedosi, il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri.
Si punta all’approvazione di un decreto legge che riunisca gli interventi a sostegno dell’autotrasporto, così come ulteriori risorse per il comparto agricolo. Secondo il Ministero delle Infrastrutture, il provvedimento dedicherà particolare attenzione ai piccoli operatori, i cosiddetti padroncini, e a chi è rimasto escluso dalle misure previste dalla normativa europea.
Tra gli interventi già individuati figurano:
ristori per il caro gasolio;
sospensione dei canoni di leasing;
digitalizzazione della lettera di vettura.
In termini concreti, parlando di risorse, Salvini ha svelato una cifra, diciamo. Oltre un miliardo di euro sbloccato per il settore. Il Ministro ha confermato che “i 430 milioni sono in pagamento da oggi agli autotrasportatori per il caro gasolio, con 32mila imprese che verranno aiutate”.
A ciò si aggiungono 50 milioni per i mesi di settembre e ottobre, per un totale di 480 milioni destinati al caro carburante tra marzo e ottobre. Un totale che non basta ma che, stando al Ministero, copre il 70% dei maggiori costi.
Altri 590 milioni saranno poi erogati per sostituire i camion più vecchi con mezzi nuovi. Salvini ha anche smentito un messaggio audio circolato online, secondo cui l’accordo sarebbe stato rifiutato: “Non fidatevi delle balle che girano in rete”.
Non tutti, però, sono convinti. Dai presidi del Casertano circola malcontento, con alcuni manifestanti che hanno contestato le somme. Quanto sbloccato, dicono, sarebbe parte di “soldi già destinati alla categoria”. I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, hanno intanto chiesto di anticipare il confronto del 27 ottobre: “Rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti”. Per l’agricoltura, infine, Lollobrigida ha annunciato “ulteriori interventi” contro il caro carburanti. Al tempo stesso, però, le sue parole sono tra le più problematiche pronunciate da esponenti di questo esecutivo.
Linea dura sui blocchi
Se da un lato c’è stato spazio per il dialogo, dall’altro il Ministero dell’Interno ha avviato un’azione a tappeto per identificare chi attua “in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania”.
Il bilancio è stato diffuso proprio dal Viminale e si parla di 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate sul piano amministrativo. Le forze dell’ordine hanno scortato circa 500 tir soltanto in Campania, un servizio che, secondo Palazzo Chigi, “sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta per poter continuare a lavorare in sicurezza”.
Il Ministero si è impegnato inoltre a garantire la continuità dei rifornimenti di prima necessità, dai generi alimentari ai farmaci. Il Ministro Piantedosi ha poi riunito prefetti e questori per sollecitare la massima attenzione su possibili infiltrazioni criminali.
Parole durissime sono state pronunciate nel pomeriggio di mercoledì 21 ottobre. Il tutto a corredo di un generale atteggiamento governativo che avrà un netto peso, in un verso e nell’altro, alle prossime elezioni. Alla Camera, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha precisato che “impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive”.
Ed ecco che da un lato si chiede di poter vivere dignitosamente e dall’altro si sfrutta lo spauracchio di multe, denunce e detenzione. Sulla stessa linea il viceministro Edoardo Rixi, che teme “infiltrazioni di bande organizzate”. In merito non è mancato il pensiero espresso ad alta voce di Lollobrigida, che ha parlato di “casi evidenti di infiltrazioni criminali”.
Chi protesta, anche pacificamente, è da condannare alla gogna (o peggio). E così ecco spuntare anche il Codacons, che ha annunciato denunce alle Procure se i blocchi non saranno rimossi. Il tutto mentre le 11 associazioni nazionali dell’autotrasporto, da Anita a Unatras, hanno chiesto a Piantedosi di intervenire: “Continuare a bloccare il Paese non è più giustificabile”.
Supermercati, carburante e prezzi: che succede
Le conseguenze dei blocchi sono sotto gli occhi di tutti al Sud ma, come detto, ciò non ha fatto vacillare il generale sostegno da parte del popolo, in strada e sui social. Federdistribuzione ha segnalato scaffali sempre più vuoti in Puglia, Calabria e Campania, con merci ferme nei centri distributivi. A Bari, invece, gli operatori stimano scorte sufficienti solo per pochi giorni, mentre a Gela l’acqua minerale è diventata introvabile. Ancd-Conad ha parlato invece di sprechi per decine di milioni di euro.
Un po’ di conseguenze iniziano però a lambire anche i confini del Centro-Nord. In Veneto l’ortofrutta arriva “a singhiozzo”, secondo Confcommercio, e in Toscana si registrano i primi problemi di approvvigionamento, mentre in Umbria la situazione resta al momento sotto controllo.
Sul fronte dei carburanti, a Napoli si sono formate code di ore davanti ai pochi distributori ancora riforniti, con difficoltà anche per il Gpl. Diversi automobilisti hanno inoltre denunciato prezzi fuori mercato (in alcuni casi gli aumenti sono stati svelati anche in piccoli alimentari, ndr), con il diesel venduto fin oltre i 3 euro al litro e la benzina fino a 2,499 euro. Ciò a fronte di medie intorno a 2,25 e 1,99 euro.
Per contrastare eventuali speculazioni, la Guardia di Finanza ha avviato controlli sugli impianti, mentre a Crotone è stata istituita una task force. Qui le compagnie che hanno aderito al tetto promosso da Eni, fissato a 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, stanno rispettando gli impegni, ma alcune pompe indipendenti avrebbero toccato i 2,8 euro al litro per il gasolio.
Aeroporti, scuole e servizi pubblici: com’è la situazione
La protesta ha inevitabilmente colpito anche il trasporto aereo. Secondo i Notam diffusi da Enav, ovvero gli avvisi ufficiali per i piloti, il carburante per gli aerei è risultato indisponibile o limitato negli aeroporti di:
Crotone;
Reggio Calabria;
Napoli;
Catania.
Le compagnie sono state così invitate a rifornirsi negli scali di partenza. In questo contesto, WizzAir ha avvertito di possibili limitazioni sui voli. Per quanto riguarda gli aeroporti calabresi, la Sacal, ovvero la società di gestione, ha assicurato che non sono previsti impatti sui voli programmati. Resta regolare intanto il traghettamento tra Calabria e Sicilia.
Disagi anche per i servizi essenziali. Poste Italiane ha comunicato ritardi nelle consegne di pacchi e corrispondenza da e per:
Calabria;
Sicilia;
Campania;
Puglia.
A Napoli l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate ha segnalato rischi per i trasporti sanitari, dai pazienti in dialisi ai trasferimenti tra ospedali. In Campania l’Eav ha annunciato possibili riduzioni dei servizi di autobus e, in assenza di carburante, di alcune corse ferroviarie dal 24 ottobre.
A Praia a Mare e Tortora è stata invece sospesa la raccolta dei rifiuti porta a porta, mentre a Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, una scuola ha sospeso la mensa dal 22 ottobre perché i pasti non arrivano più. Tornando a Napoli, infine, la Federico II ha annunciato il ritorno alla didattica a distanza, considerando la crisi dei carburanti.
I danni ad agricoltura e industria
Tra i settori più colpiti c’è l’agroalimentare:
si è fermata la produzione di mozzarella di bufala campana Dop, perché il latte non arriva ai caseifici entro le 60 ore previste dal disciplinare;
nel Casertano i produttori di mela annurca Igp hanno interrotto la raccolta;
in Calabria Coldiretti segnala kiwi, agrumi e olive bloccati e operatori del Nord, che si riforniscono già in Spagna;
in Sicilia il mercato ortofrutticolo di Vittoria non ha ripreso l’attività.
Secondo Legacoop Agroalimentare, se i blocchi proseguissero fino al 27 ottobre, i danni potrebbero arrivare a decine di milioni di euro. A Termoli, ad esempio, la pesca si è fermata perché i camion non riescono a trasportare il pescato e al porto manca persino il gasolio per i pescherecci.
Le difficoltà riguardano anche l’industria e i servizi. Gli industriali di Campania e Puglia parlano di “attività produttiva alla paralisi”, mentre a Cosenza il gruppo di surgelati Gias ha annunciato lo stop delle linee, con 200-300 lavoratori su 400 che rischiano di restare a casa. Ance Calabria segnala invece che acciaio e bitume non arrivano più nei cantieri, e Aigrim-Fipe stima già 50 ristoranti di catena chiusi al Sud.
Sullo sfondo infine restano i costi strutturali del settore. Confcommercio offre un dato interessante. Tra il 2019 e il 2026 il gasolio è aumentato di circa il 30% e oggi pesa per il 40% sui costi operativi delle imprese di autotrasporto. Sul piano locale, la Regione Campania ha annunciato un fondo per il caro gasolio in agricoltura. In merito però c’è un po’ di confusione sulle cifre, con circa 13 milioni secondo il presidente Roberto Fico, che diventano 20 milioni, come “prima base di partenza”, secondo Coldiretti Campania.
Cosa succede ora
Gli appuntamenti cardine ora sono due. Il primo è il citato Consiglio dei ministri di giovedì 22 ottobre. In quest’occasione si dovrà tradurre in un decreto legge l’insieme degli impegni presi con la categoria. Il secondo è l’incontro del 27 ottobre con il Ministro Salvini. Una data che diverse sigle considerano decisiva.
Molte realtà hanno soltanto sospeso il blocco, minacciando di riprendere la mobilitazione in caso di mancata concretezza governativa, fino a un corteo verso Roma, se le richieste non saranno accolte. Per i cittadini del Sud, intanto, il ritorno alla normalità di rifornimenti e servizi dovrebbe essere graduale, mentre resta da capire se tutti i presidi ancora attivi nelle aree industriali verranno rimossi nelle prossime ore.
Era nell’aria e alla fine è arrivato. Il Governo ha deciso una nuova stretta sull’ordine pubblico dopo quanto accaduto in diverse città. Se da un lato le problematiche reali, che affondano le radici in anni trascorsi a ignorare delle ovvie situazioni di disagio, sono ampiamente passate in secondo (terzo?) piano, dall’altro si mira a sfruttare quanto accaduto a Milano, e non solo, per far passare un decreto legge sulla sicurezza composto da 8 articoli.
Il Consiglio dei ministri del 20 ottobre 2026 lo ha approvato, introducendo un nuovo reato, estendendo il fermo preventivo e rafforzando le misure nei confronti dei minorenni. Previste anche sanzioni economiche per i genitori e concordato l’invio di 500 militari a Milano. Mancano però all’appello risposte concrete per i manifestanti.
Il nuovo reato di violenza organizzata
La novità principale è l’introduzione del reato di “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche”. Il decreto punisce chi, durante una protesta, usa bastoni o mazze o lancia oggetti mettendo a rischio l’incolumità delle persone.
Scendendo nel dettaglio, la pena va da 2 a 5 anni di reclusione, con una multa fino a 20mila euro. La pena aumenta se le violenze sono commesse a volto coperto o se vengono danneggiati infrastrutture e servizi di pubblica utilità.
Ancora più severe le sanzioni per chi organizza o promuove la formazione di gruppi con l’obiettivo di dare vita a manifestazioni violente, anche attraverso strumenti informatici o telematici. In questo caso, infatti, si rischia la reclusione da 4 a 12 anni.
Fermo preventivo e arresto in flagranza
Il provvedimento estende il fermo preventivo anche a chi turba la sicurezza in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone. La misura potrà riguardare anche i minorenni, ma soltanto a partire dai 16 anni.
Viene inoltre ampliata la possibilità di procedere con l’arresto in flagranza differita. Ciò vuol dire che si consente di intervenire anche in un momento successivo ai fatti (sulla base di elementi come video e fotografie). Il Governo sottolinea come ciò possa consentire di rendere più rapida la risposta delle forze dell’ordine durante gli eventi pubblici più affollati.
Minori e multe ai genitori
I più giovani sono al centro di diverse misure. Si recepisce presunzione di capacità di intendere e di volere per i minori che hanno compiuto 14 anni da un precedente disegno di legge. Ciò vuol dire che diventano subito imputabili, senza accertamenti caso per caso.
Per i genitori di minorenni (tutti, anche i non imputabili) che commettano violenze durante le manifestazioni sono previste multe da 500 a 1.000 euro. Il tutto raddoppiabile in caso di recidiva. Il questore, infine, potrà vietare ai minorenni di radunarsi quando cinque o più persone tengono comportamenti intimidatori in un luogo pubblico, anche limitatamente a determinate fasce orarie. Ciò vale nei confronti di chi negli ultimi 5 anni è già stato protagonista di episodi analoghi o destinatario di misure di prevenzione.
I 500 militari a Milano
L’articolo 8 dispone infine l’invio immediato di 500 militari a Milano fino al 31 dicembre, con una spesa di 4,7 milioni di euro. Il contingente sarà a disposizione delle autorità di pubblica sicurezza per il controllo del territorio.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha spiegato che il piano d’azione sarà definito in occasione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza a Milano. Si valuterà allora anche un impiego più dinamico rispetto a quello tradizionale. Trattandosi di un decreto legge, le misure sono in vigore da subito, ma il testo dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, con la possibilità di modifiche.
La coperta è sempre più corta e la legge di Bilancio 2027 rallenta così il suo percorso verso il Consiglio dei ministri.
Il testo avrebbe dovuto arrivare in Cdm entro il 23 ottobre, ma tutto sarà rimandato probabilmente al 28 ottobre.
Verso la Manovra 2027
Il traguardo verso alcune delle proposte più attese (in primis il taglio dell’Irpef per il ceto medio) appare sempre più in salita. Ora la massima urgenza è calmierare il costo dell’energia.
La decisione è maturata dopo oltre due ore di confronto tra la premier Giorgia Meloni e gli altri leader dell’alleanza di governo: Antonio Tajani (Forza Italia), Matteo Salvini (Lega) e Maurizio Lupi (Noi Moderati). Con loro, anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
La premier e il suo timoniere Giorgetti si trovano a navigare in acque agitate: da una parte devono capire l’entità delle coperture, che potrà essere quantificata solo al termine del negoziato con l’Unione europea sulla flessibilità e al termine della trattativa con le banche e le assicurazioni per ottenere un plus di 5 miliardi. Sulla questione banche, Meloni e Tajani sono più morbidi mentre Salvini è irremovibile.
Dall’altra parte, quantificate le coperture effettive, scatterà la trattativa interna fra i partiti della maggioranza, con la classica corsa agli emendamenti.
La dotazione complessiva della legge di Bilancio 2027 è pari a 23,4 miliardi di euro. Di questi, 14,4 miliardi derivano dall’extradeficit autorizzato per le spese legate all’energia e alla difesa.
Le priorità della Manovra 2027
Diverse le priorità della Manovra 2027. Il nodo sicurezza e trattamento delle Forze dell’Ordine è in primissimo piano in questi giorni di rivolte nelle grandi città del Nord. Si parla di risorse per nuove assunzioni, nuove dotazioni e di un potenziale intervento sulle pensioni anticipate per gli appartenenti alla categoria.
Attenzione rivolta poi a giovani, anziani, sanità, sostegno alle famiglie e contrasto al caro energia.
Per il settore casa, c’è l’ipotesi di un’aliquota al 5% per la cedolare secca sugli affitti a lungo termine e a canone concordato. La proposta è particolarmente cara a Noi Moderati e Fratelli d’Italia. Si punta a incoraggiare il passaggio dagli affitti brevi a quelli lunghi per mettere sul mercato più immobili, sottraendoli al turismo. Così da calmierare, per quanto possibile, la corsa del mattone.
C’è poi il capitolo imprese e transizione ecologica: previsto un pacchetto per le Pmi con voucher per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e inclusione del cloud nella Transizione 5.0. L’obiettivo è rendere il tutto strutturale.
Mistero Irpef, Ecobonus e pensioni
Nei desiderata del Governo c’era anche il taglio dell’Irpef al 33% per i redditi fino a 60mila euro. Ma l’argomento, al momento, potrebbe essere messo in pausa.
E si valuta la fattibilità anche di un’altra iniziativa, quella che riguarda l’Ecobonus al 65%. Per il 2026, per gli interventi agevolati, è prevista una detrazione ordinaria del 36%, elevata al 50% per gli interventi realizzati sull’abitazione principale dai titolari di proprietà o di altro diritto reale di godimento. Alla prova delle coperture, si vedrà se la detrazione potrà effettivamente essere alzata.
C’è poi il capitolo pensioni, con la Lega che spinge forte sulla possibilità di uscire a 64 anni con il solo metodo contributivo.