❌

Normal view

Proteste a Roma, il blitz dei manifestanti al Colosseo: “Come si fa a vivere così e a mandare giù?”

24 October 2026 at 19:32

Dopo aver sfilato per via Cavour, via dei Fori Imperiali, cambiando spesso direzione, migliaia di giovani in corteo hanno raggiunto il Colosseo nel pomeriggio di sabato 24 ottobre. Alcuni manifestanti, forzando i tornelli, sono entrati all’interno del monumento, per uscirne dopo pochi minuti.

L'articolo Proteste a Roma, il blitz dei manifestanti al Colosseo: “Come si fa a vivere così e a mandare giù?” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Carovita, poche centinaia in corteo a Napoli. “Ci stanno togliendo il futuro, rivendichiamo il diritto di vivere”

24 October 2026 at 19:26

Circa 500 persone hanno partecipato al corteo spontaneo organizzato a Napoli contro il carovita. “Dovremmo essere molti di più – dice con rammarico una manifestante – stanno manifestando per lo più i ragazzi e invece dovremmo essere soprattutto noi adulti a scendere in piazza e protestare”. Il corteo promosso sui social è partito da piazza Garibaldi e si è diretto verso corso Umberto senza particolari tensioni. In strada studenti, giovani e cittadini con cartelli e slogan dedicati all’aumento dei prezzi e alla perdita di potere d’acquisto. “È un popolo in ginocchio – ci dice una manifestante – si lavora e non si arriva alla fine del mese, noi rivendichiamo il diritto a vivere e non di sopravvivere”. La manifestazione si è svolta in modo pacifico ed è terminata in Piazza Municipio davanti la sede del comune partenopeo. Qui i manifestanti hanno chiesto alle forze dell’ordine di rimuovere i caschi di ordinanza in segno di vicinanza al popolo. Gli agenti hanno risposto allentando il cordone di sicurezza vista la natura assolutamente pacifica della protesta.

L'articolo Carovita, poche centinaia in corteo a Napoli. “Ci stanno togliendo il futuro, rivendichiamo il diritto di vivere” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Roma, manifestanti entrano nel Colosseo: forzati gli ingressi

24 October 2026 at 17:04

A Roma un gruppo di manifestanti è entrato dentro al Colosseo forzando gli ingressi. Tra loro anche alcuni studenti che partecipano alla manifestazione nella Capitale. Il gruppo è riuscito a entrare, spiazzando i controlli delle forze dell’ordine. Dopo aver fatto un giro all’interno, i manifestanti sono poi usciti. All’esterno la polizia si è schierata a protezione degli ingressi.

L'articolo Roma, manifestanti entrano nel Colosseo: forzati gli ingressi proviene da Il Fatto Quotidiano.

Nelle ultime 36 ore sbarcati a Lampedusa 315 migranti partiti dalla Libia

24 October 2026 at 16:49

Ammontano a 315 i migranti sbarcati nelle ultime 36 ore a Lampedusa. Gli ultimi approdi riguardano 78 persone, di cui 4 minorenni e 17 donne, giunti sull’isola in località Le Acque a bordo di un barcone. Le provenienze sono varie: Bangladesh, Egitto, Eritrea, Iran, Iraq e Siria. Tutti riferiscono di essere partiti da Garabulli (Libia). Un uomo e due donne del gruppo erano inizialmente riusciti a fuggire, ma sono subito stati ritrovati da militari della guardia di finanza e poliziotti.

Poche ore prima, un gruppo di 62 persone di nazionalità bengalese ed egiziana era sbarcato a Cala Galera; l’imbarcazione su cui si trovavano non è stata ritrovata. Una motovedetta della capitaneria di porto, poi, aveva rintracciato 44 migranti tra eritrei, etiopi, somali e sudanesi che viaggiavano su un natante salpato da Abu Kammash (Libia); una donna del gruppo è stata portata al poliambulatorio. In questo momento, all’hotspot per migranti di contrada Imbriacola ci sono 448 ospiti.

L'articolo Nelle ultime 36 ore sbarcati a Lampedusa 315 migranti partiti dalla Libia proviene da Il Fatto Quotidiano.

Torino, bruciata una foto di Giorgia Meloni in Piazza Castello

24 October 2026 at 16:40

Una grande foto di Giorgia Meloni è stata bruciata in piazza Castello a Torino, dove si sono ritrovati i partecipanti alla manifestazione odierna. Uno di loro, incappucciato, è salito sul monumento al Duca d’Aosta, dando fuoco all’immagine. I manifestanti hanno intonato cori e slogan contro la presidente del Consiglio. In piazza sventolavano prevalentemente bandiere di Rifondazione comunista e della Palestina.

Proprio a Torino, successivamente, ci sono state più cariche della polizia contro i manifestanti. Alla manifestazione partecipano anche famiglie e studenti. Poi sono arrivati anche gruppi di giovani incappucciati. Nel frattempo il corteo, dopo alcune cariche di alleggerimento delle forze dell’ordine, ha cambiato percorso, procedendo verso via Pietro Micca.

L'articolo Torino, bruciata una foto di Giorgia Meloni in Piazza Castello proviene da Il Fatto Quotidiano.

Protesta a Castel Volturno contro la costruzione di un nuovo Cpr: “Siamo in 20mila”. L’arcivescovo di Napoli: “Chi governa si fermi”

24 October 2026 at 16:37

“Siamo in 20mila, un risultato inatteso”. A Castel Volturno, nel Casertano, la protesta contro la costruzione di un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) si trasforma in una mobilitazione di massa. Migliaia di persone hanno attraversato la città per dire no alla struttura destinata a trattenere i migranti. Quando la marcia è partita dal Centro Fernandes, la Questura ha parlato di circa 10mila partecipanti, ma altri manifestanti si sono aggiunti lungo il percorso verso il Comune. In piazza associazioni, cittadini, esponenti della Chiesa e rappresentanti delle istituzioni, uniti dall’opposizione a un progetto che, denunciano, rischia di aggravare le fragilità di un territorio già segnato da degrado ambientale, sfruttamento e presenza della criminalità organizzata. “Questa struttura il territorio non la vuole, e lo sta dimostrando. I migranti sono angosciati”, ha detto Mimma D’Amico, responsabile del Centro sociale ex Canapificio.

La protesta ha raccolto anche l’adesione dell’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, e del vescovo di Caserta e Capua, Pietro Lagnese. Battaglia ha chiesto “a chi governa di fermarsi, di ascoltare questa terra, di rinunciare al progetto del Cpr di Castel Volturno e di assumersi la responsabilità di superare il sistema dei Cpr. Lo chiedo da prete, con il Vangelo aperto”. Perché “nei Cpr il trattenimento comporta una privazione della libertà legata alle procedure di rimpatrio. Non è l’esecuzione di una condanna penale”, ha ricordato. “Per questo dobbiamo domandarci: quale idea di convivenza stiamo costruendo, se affidiamo a una porta chiusa la risposta a una questione umana tanto complessa?”. Il cardinale ha richiamato anche il contributo degli stranieri alla vita quotidiana: “Ci sono persone delle quali accettiamo la fatica, le braccia, le notti di lavoro. Persone che raccolgono ciò che arriva sulle nostre tavole, assistono i nostri anziani, tengono in piedi pezzi delle nostre giornate”.

“Quella dei Cpr è una falsa sicurezza, perché la vera sicurezza si costruisce con l’integrazione e l’amicizia”, ha detto Lagnese, concludendo davanti al Comune di Castel Volturno il corteo. “Quella di oggi è una festa dell’amicizia tra i popoli, bisogna custodire questo tesoro. Abbiamo dimostrato che si può manifestare senza violenza e atteggiamenti provocatori. I Cpr ledono la dignità delle persone, e fanno vedere i migranti come un problema, ma non sono loro il problema”.

Alla manifestazione ha partecipato anche il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha annunciato battaglia contro la realizzazione del centro. “Costruire il Cpr a Castel Volturno vuol dire non conoscere il territorio, è un danno incredibile. Ricorreremo in tutti i modi, rivolgendoci al giudice civile o amministrativo, e anche facendo resistenza passiva e pacifica tutti insieme. Da qui non ci muoveremo”, ha dichiarato. La Regione, ha aggiunto, è contraria alla realizzazione di Cpr sia a Castel Volturno sia in altre località. “Qui ci vogliono investimenti nei servizi, e noi vogliamo farli”. Ma, poco prima che partisse la manifestazione, è arrivata la notizia dell’aggiudicazione da parte di Invitalia dell’appalto per la costruzione del Cpr. Il contratto è stato assegnato a una cordata di imprese, tra cui alcune campane, con un ribasso del 25%. Il costo complessivo dell’intervento supera i 31 milioni di euro e la struttura dovrebbe essere pronta entro la fine del 2028.

Per l’assessore regionale Andrea Morniroli, presente alla marcia, l’aggiudicazione conferma la volontà del governo di procedere nonostante l’opposizione del territorio. L’area individuata, in località La Piana, è stata inserita dal governo tra i siti di interesse strategico nazionale, una decisione che consente di superare i vincoli ambientali che la Regione aveva cercato di rafforzare inserendo la zona nella Rete Natura 2000. L’avvocatura regionale valuterà la possibilità di un ricorso.

Libera ha portato in corteo sagome che ricordano le vittime della strage di San Gennaro del 18 settembre 2008, quando furono uccisi sette cittadini ghanesi, accostandole a quelle delle persone morte nei Cpr. “Sono tutti vittime di un’unica matrice, quella razzista“, ha affermato Mariano Di Palma, coordinatore di Libera Campania. In un territorio “martoriato dalla camorra e dal degrado ambientale“, ha aggiunto, il centro “non serve, perché non farebbe altro che creare un altro ghetto”.

La deputata del Pd Rachele Scarpa, presente al corteo, ha denunciato le condizioni di trattenimento riscontrate durante le visite ispettive nei Cpr: “Ho visto con i miei occhi la violenza e la disfunzionalità di un sistema che il governo vuole estendere a tutte le regioni. Una quantità di sofferenza inimmaginabile, prodotta solo per propaganda, per ostentare il pugno duro su rimpatri che, in larga parte, non vengono nemmeno eseguiti attraverso quei centri. È fallimentare un’idea di sicurezza fondata sulla privazione prolungata della libertà per ragioni amministrative, su condizioni di trattenimento disumane, sulla sedazione collettiva e sull’abuso di psicofarmaci“.

L'articolo Protesta a Castel Volturno contro la costruzione di un nuovo Cpr: “Siamo in 20mila”. L’arcivescovo di Napoli: “Chi governa si fermi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Torino, cariche della polizia contro i manifestanti in Piazza Castello

24 October 2026 at 16:23

Momenti di tensione a Torino quando la polizia ha impedito ai manifestanti che si sono ritrovati in piazza Castello di procedere verso via Po. Gli agenti hanno respinto i manifestanti con una carica di alleggerimento, con gli scudi e i manganelli. La polizia aveva invitato partecipanti a procedere verso l’area Nord della città, attraverso i Giardini reali. Lo striscione d’apertura del corteo recita ‘Noi la guerra non la paghiamo, Torino è contro il riarmo, no datacenter e caro benzina’. Tra gli slogan scanditi anche ‘Tout le monde déteste la police’.

Dopo la prima carica, manifestanti e agenti si sono divisi. Quindi sono partite altre due cariche di alleggerimento, che hanno permesso alla polizia di avanzare di alcuni metri. In testa al corteo ci sono gli autonomi, tutti a volto scoperto. Alla manifestazione partecipano anche famiglie e studenti. Poi sono arrivati anche gruppi di giovani incappucciati. Nel frattempo il corteo, dopo alcune cariche di alleggerimento delle forze dell’ordine, ha cambiato percorso, procedendo verso via Pietro Micca.

L'articolo Torino, cariche della polizia contro i manifestanti in Piazza Castello proviene da Il Fatto Quotidiano.

Milano, il presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre indagato per istigazione a delinquere aggravata

24 October 2026 at 15:34

Youssef Siher, ricercatore 30enne di origini marocchine e giornalista freelance, è indagato per istigazione a delinquere aggravata. È accusato di essere l’organizzatore della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre“, nata dopo le proteste della scorsa settimana. Laureato all‘università Statale di Milano e attivista Pro Pal, formalmente residente in provincia di Brescia, è stato portato nella questura del capoluogo lombardo per essere interrogato.

Il primo ad annunciare il fermo è stato lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sostenendo che avrebbe “contatti con gli ambienti antagonisti”: “La sua individuazione riafferma un messaggio chiaro e inequivocabile: non saranno possibili zone franche e la risposta dello Stato sarà immediata”. Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto è intervenuto sulla vicenda, complimentandosi con Piantedosi e con la Polizia di Stato: “Non un emarginato, ma una persona molto introdotta e che aveva avuto molte più occasioni di lavoro e collaborazioni di gran parte dei suoi coetanei”, ha scritto Crosetto, sostenendo che Siher è una persona che avrebbe frequentato “il gotha dell’intellighenzia italiana”. E “si sono visti i risultati”, ha detto.

Nei comunicati diffusi e pubblicata dalla pagina Instagram, nelle scorse ore il Movimento 17 ottobre rivendicava il rifiuto di ogni forma di rappresentanza politica tradizionale: “Non ci rappresenta nessuno, ci rappresentiamo da soli”, si legge nel primo manifesto. “Siamo giovani che hanno scelto di smettere di aspettare”, scrivono gli autori, dichiarando di non fidarsi “delle istituzioni e di questo governo” né “delle strutture politiche classiche”. E aggiungono: “Non vogliamo un posto al tavolo di chi ci ha tolto la sedia: vogliamo costruire un altro tavolo, tutti insieme, dal basso”. A proposito delle prossime manifestazioni si legge ancora: “I violenti siete voi che ci avete negato il futuro, ora quel futuro ce lo prendiamo”. E ancora: “Non rinunciamo a scendere in strada”; “Non ci hanno fermato con le leggi, non ci fermeranno con i blindati”.

Siher ha fatto uno stage all’Ispi nel 2024 e, ha fatto sapere in una nota l’Istituto per gli studi di politica internazionale, “da allora non ha più collaborato con l’Istituto”. Nel 2022 ha fatto uno stage a ilfattoquotidiano.it e successivamente ha collaborato saltuariamente fino al 2025, anno in cui ha firmato due pezzi sulle rivolte in Tunisia. “I suoi interessi di ricerca – si legge sul suo profilo pubblicato sul sito dell’Ispi – si concentrano sull’Islam politico, sui movimenti politici islamici e sul rapporto tra Islam e nazionalismo arabo. Ha conseguito una laurea in Comunicazione e un master in Scienze politiche presso l’Università degli Studi di Milano“.

L'articolo Milano, il presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre indagato per istigazione a delinquere aggravata proviene da Il Fatto Quotidiano.

Movimento 17 ottobre, salta l’annuncio delle piazze alle 14.30: corteo spontaneo partito da Cairoli

24 October 2026 at 15:08

Ci si aspettava l’annuncio delle piazze alle 14:30 sulla pagina Instagram @movimento17ottobre e invece non è accaduto. Al momento dai profili social del Movimento 17 ottobre, il cui presunto ideatore Youssef Siher è stato fermato dalla polizia, non sono state pubblicate informazioni sui ritrovi dei cortei improvvisati che erano stati annunciati nella giornata di ieri. A Milano non solo piazza Duomo è fortemente presidiata dalle forze dell’ordine e dall’esercito, ma anche altri luoghi che sono considerati sensibili dalle forze dell’ordine e da dove potrebbero partire azioni improvvisate, dopo i disordini dello scorso fine settimana.

Si tratta della stazione di Cadorna, piazza Castello e via Dante, la stazione di Garibaldi e la zona di piazza Oberdan e corso Buenos Aires. In piazza Castello – dove la settimana scorsa è stato assaltato il negozio Dechatlon – è comunque massiccia la presenza delle forze dell’ordine, così come negli altri luoghi. La polizia sta facendo controlli random sui passanti e soprattutto su ragazzi giovanissimi. In piazza Gae Aulenti ci sono una volante e agenti in borghese. Davanti alla Stazione di Garibaldi agenti della guardia di finanza chiedono i documenti ai ragazzi. Anche i binari sono presidiati da numerosi militari e agenti di polizia. In corso Buenos Aires una delle vie dello shopping milanese tutti i negozi sono aperti, un presidio delle forze dell’ordine in piazza Lima controlla i passanti. Intanto un corteo spontaneo si è mosso dalla zona di Cairoli a Milano: sono un centinaio i manifestanti pacifici, giovanissimi e studenti, che si muovono intonando cori contro il governo o ripetendo ‘siamo tutti antifascisti’.

Ieri infatti, la pagina “Movimento 17 ottobre”, dopo avere convocato i ritrovi una serie di piazze nei luoghi simbolo di Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Padova, Bari e Genova, aveva annullato tutto. Ma non la mobilitazione. “Non andate a Piazza Duomo, a Piazza Nettuno o negli altri luoghi già indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro“, si leggeva nel post social. Solo alle 14.30 di sabato, sui social, sarebbero dovuti esser noti tre luoghi di ciascuna città dove si invitano i manifestanti a presentarsi in gruppo (“non andate da soli”, viene specificato), ma non è stato pubblicato nulla dopo che Youssef Siher, presunto ideatore della pagina, è stato fermato e perquisito in questura. Dopo un’ora (alle 15.30), sarebbe dovuto essere comunicato un altro luogo, una grande piazza, da raggiungere in corteo. “Quando lo diremo noi, dove lo diremo noi”, è la frase che chiudeva il comunicato con il motto “Be water” (sii come l’acqua). Fin qui, però, non è successo nulla.

L'articolo Movimento 17 ottobre, salta l’annuncio delle piazze alle 14.30: corteo spontaneo partito da Cairoli proviene da Il Fatto Quotidiano.

Accoltellamento al Parco Dora di Torino: ucciso un ragazzo, caccia all’aggressore

24 October 2026 at 12:17

Un ragazzo ventenne è stato accoltellato a Parco Dora, nella periferia di Torino: trasportato in ospedale in condizioni gravi, è morto poco dopo a causa delle lesioni. Secondo quanto riferito da La Stampa, la vittima è stata ritrovata venerdì intorno alle 18.30 vicino ad un monopattino elettrico e con l’addome gravemente ferito. L’allarme è stato dato da un residente della zona che ha visto un’altra persona allontanarsi di corsa. Il colpevole non è ancora stato individuato e non si conosce il movente dell’atto: sulla vicenda indaga la squadra mobile della questura di Torino.

L'articolo Accoltellamento al Parco Dora di Torino: ucciso un ragazzo, caccia all’aggressore proviene da Il Fatto Quotidiano.

Concorsopoli a Benevento: in una chiavetta dell’ex dirigente di Mastella segnalazioni su 17 concorsi per 27 posti, 24 vinti da raccomandati

24 October 2026 at 11:11

A Benevento da Tangentopoli a Concorsopoli è un attimo. Il tempo di scaricare qualche documento da alcune chiavette Usb. Quelle sequestrate a Gennaro Santamaria, il regista reo confesso del sistema di mazzette e di appalti truccati che sta agitando il Comune di Benevento guidato dal sindaco non indagato Clemente Mastella.

Nelle pennette di Santamaria, da qualche settimana libero dopo sei mesi di arresto, c’è un mondo. Ci sono le cifre delle tangenti. C’è la riconducibilità di queste somme a dirigenti, sostenitori, finanziatori e militanti del partito mastelliano ‘Noi di Centro’, e alla loro cerchia di imprenditori locali amici, che generosamente contribuivano confidando di averne qualche appalto o affidamento in cambio. E poi ci sono le cartelle denominate “Concorsi”. I carabinieri del comando provinciale, che indagano al fianco del pm Maria Colucci, hanno cliccato e hanno trovato dentro “diversi file di primario interesse investigativo per la dimostrazione delle manipolazioni delle procedure concorsuali”.

“Tali documenti – si legge in una informativa del 20 aprile che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare – presentano una struttura tabellare complessa in cui figurano elenchi di candidati affiancati da una colonna denominata ‘SEGNALATO’. Sotto il profilo indiziario, assume valenza determinante la circostanza che per ogni candidato sia stato indicato la figura del segnalatore tra virgolette, individuato nella maggior parte dei casi con nome e cognome o in via sintetica mediante delle sigle. Tali evidenze suggeriscono un’esistenza di un sistematico condizionamento delle procedure concorsuali presso l’ente gestito direttamente dal Santamaria“.

Santamaria, ricordiamolo, prima di essere intrappolato dagli investigatori con ancora in tasca una mazzetta da 6000 euro (a casa poi gli hanno ritrovato 170mila euro in contanti), era il responsabile Gabinetto dell’ufficio del sindaco. E dirigente comunale di alcuni settori, che presiedeva, sovrintendeva, osservava una quantità di concorsi pubblici: 17 concorsi svolti in due anni, con 2.321 concorrenti, per assegnare 27 posti di lavoro. Di cui, secondo il contenuto delle sue chiavette, 24 assegnati a ‘raccomandati’ di amministratori di Noi di Centro e di politici e pubblici ufficiali a loro vicini.

Con 10 interrogatori tra maggio e luglio Santamaria ha confessato il sistema corruttivo (al momento ci sono 17 indagati), ma per i concorsi, pur confermando di avere incassato tangenti per quattro assunzioni ed aver appuntato i nomi di 125 raccomandati, ha sottolineato che le procedure concorsuali sono state regolari.

L’associazione ‘Altra Benevento’, che nel 2023 ha presentato un dossier sui Concorsi alla Provincia di Benevento vinti quasi sempre da sindaci ed amministratori locali, e segnalato nei mesi scorsi le assunzioni al Comune di Benevento di numerosi familiari di assessori e consiglieri di quell’ente, ha messo a confronto queste informazioni con quelle contenute nelle ‘tabelle’ di Santamaria.

La ricostruzione è stata minuziosa. Si tratta di 17 concorsi banditi dal Comune negli anni 2023, 2024 e 2025 per l’assunzione di 2 Funzionari Amministrativi, 1 Psicologo, 1 Sociologo, 1 Tecnico Ambientale, 2 Specialisti di Vigilanza, 1 Avvocato, 2 Ingegneri-Architetti, 1 Funzionario Contabile, 1 Assistente Sociale, 2 geometri, 3 Istruttori Amministrativi, 2 Istruttori Informatici, 6 Istruttori di Vigilanza (Vigili Urbani), 1 Centralinista, 2 autisti del sindaco, 1 Collaboratore Amministrativo.

Su 27 posti, solo 3 sarebbero stati vinti da concorrenti non raccomandati.

Quattro sarebbero stati assegnati in cambio di tangenti (tra 20.000 e 30.000 euro), gli altri sarebbero stati vinti (senza tangenti) dai raccomandati indicati da Santamaria nei suoi files con i rispettivi ‘segnalatori’: soprattutto politici di Noi di Centro.

Il coordinatore di Altra Benevento, Gabriele Corona, ne ha fatto i nomi in un incontro pubblico al bar Kindergaden, affollato da 200 persone e seguito sulla pagina Fb da 19mila visualizzazioni. Poche ore prima li aveva infilati in un esposto depositato in Procura.

Sono: il sindaco di Benevento e segretario nazionale di Ndc, Clemente Mastella (indicato nei files come C.M., ai carabinieri Santamaria ha precisato che è lui); l’assessore alla Urbanistica, Molly Chiusolo; l’assessore all’Ambiente Alessandro Rosa (da qualche mese sostituito); i consiglieri di maggioranza, Antonio Picariello e Giovanni Zanone; il segretario e la presidente del partito cittadino, Cosimo Lepore e Marica Mignone; ovviamente Gennaro Santamaria; il presidente di Sannio Europa, azienda speciale della Provincia, Raffaele del Vecchio; l’ex presidente della Provincia, Antonio Di Maria (recentemente condannato per turbativa di gare) e poi i sindaci di San Leucio del Sannio, Ponte, Colle Sannita, il vicesindaco di Vitulano, il Direttore Amministrativo della ASL, un componente del Distretto Idrico Sannita.

Sono i nomi scritti da Santamaria nei suoi files, e se ne assumerà lui la responsabilità di fronte alle reazioni dei politici e delle persone tirate in ballo. Mastella, che non è indagato, ha più volte ribadito di essere ignaro ed estraneo alle vicende che stanno emergendo dalle indagini. Lo stesso Santamaria precisa che il sindaco era all’oscuro della provenienza dei finanziamenti per le spese delle iniziative politiche ed elettorali di Ndc. Le confessioni dell’ex dirigente sono al vaglio dei magistrati inquirenti. A novembre inizieranno gli incidenti probatori.

Al fattoquotidiano.it Corona conferma quanto accennato in pubblico: “Altra Benevento metterà a disposizione dei candidati sconfitti ai concorsi un ufficio legale per far valere le loro ragioni”. Le opposizioni intanto hanno organizzato un corteo per chiedere le dimissioni di Mastella. Partirà domenica 25 ottobre alle 19 dalla biblioteca di corso Garibaldi, per dirigersi verso la Prefettura.

L'articolo Concorsopoli a Benevento: in una chiavetta dell’ex dirigente di Mastella segnalazioni su 17 concorsi per 27 posti, 24 vinti da raccomandati proviene da Il Fatto Quotidiano.

Milano, 500 parà schierati in centro: i blindati Lince presidiano piazza Duomo in vista delle proteste

24 October 2026 at 10:41

Piazza Duomo, Milano. I parà con i mezzi militari lince osservano il via via di turisti e passanti. Il centro del capoluogo lombardo è già presidiato da carabinieri e polizia, presenti con diverse camionette, che hanno iniziato a chiedere i documenti. Ma ci sono anche i militari arrivati in città, sparsi per la piazza, la Galleria e per corso Vittorio Emanuele II. Davanti a Palazzo Reale sono parcheggiati i cinque Lince, i mezzi blindati dell’esercito.

Sono 500 i militari dell’Esercito schierati dal ministero della Difesa dopo gli scontri dello scorso weekend e in attesa delle proteste odierne. Il potenziamento è affidato al personale della Brigata paracadutisti “Folgore“, cui spetta il comando dell’unità che si affianca al Raggruppamento Lombardia, già operativo nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure“.

L'articolo Milano, 500 parà schierati in centro: i blindati Lince presidiano piazza Duomo in vista delle proteste proviene da Il Fatto Quotidiano.

Milano, nelle vie del lusso le boutique si barricano in vista delle proteste

24 October 2026 at 10:30

Assi di legno verniciate di nero. Le montano le boutique di via Montenapoleone a Milano in vista delle proteste di questo pomeriggio. Il sindaco Beppe Sala ha chiesto ai negozianti di non chiudere, ma alle 15 anche la Rinascente abbasserà le serrande. Oltre 1.400 tra agenti e militari presidiano la città. Il Movimento 17 ottobre ha annullato le piazze annunciate e alle 14.30 indicherà tre punti di ritrovo per ogni città.

L'articolo Milano, nelle vie del lusso le boutique si barricano in vista delle proteste proviene da Il Fatto Quotidiano.

Crozza nei panni di Meloni che annuncia l’ottavo decreto contro il vandalismo. “È già reato? Puniamo la vecchietta che conta le monetine”

By: F. Q.
24 October 2026 at 10:20

Nel nuovo appuntamento di Fratelli di Crozza, in onda il venerdì in prima serata sul Nove e in streaming su Discovery+, Maurizio Crozza veste i panni di Giorgia Meloni, che annuncia il suo ottavo decreto contro vandalismo e violenza sui poliziotti. Visto che la “Voce dell’Italia” le fa notare che ogni reato citato esiste già, ne inventa di nuovi, dalla vecchietta che conta le monetine alla cassa al bracciolo rubato in aereo, fino ad arrivare a quota 58.

L'articolo Crozza nei panni di Meloni che annuncia l’ottavo decreto contro il vandalismo. “È già reato? Puniamo la vecchietta che conta le monetine” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Operazione contro gioco illegale e scommesse clandestine a Prato: individuate sei bische e sequestrati oltre 33mila euro

24 October 2026 at 09:26

Sei bische clandestine individuate in tre settimane, oltre 33mila euro in contanti sequestrati nelle diverse operazioni insieme a tutto il materiale utilizzato per il gioco d’azzardo. È il bilancio di una serie di controlli effettuati a Prato il 2, 9, 13 e 23 ottobre per contrastare la diffusione delle attività di gioco illegale e delle scommesse clandestine. Le verifiche hanno riguardato appartamenti, associazioni ricreative e culturali, immobili adibiti a uffici e locali commerciali, compresa una struttura destinata al pronto moda. Secondo la Procura di Prato, diretta dal procuratore Luca Tescaroli, gli ambienti individuati erano nella disponibilità di cittadini cinesi e risultavano frequentati anche da italiani, alcuni dei quali con precedenti.

Il quadro emerso dagli accertamenti restituisce una realtà articolata, con locali attrezzati per il gioco tradizionale, soprattutto il mahjong, e strutture dotate di computer utilizzati per accedere a piattaforme online non autorizzate. In alcuni casi, le sale erano organizzate in modo da limitare l’accesso dall’esterno e controllare l’identità delle persone in ingresso.

Venerdì 2 ottobre, gli operatori dell’Ufficio Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, insieme alla polizia locale di Prato, hanno effettuato un accesso in un locale di via Castagnoli 39/41, sede dell’associazione culturale ‘Game’. All’interno è stata individuata una bisca abusiva con 27 postazioni dotate di monitor, tastiere e cuffie, oltre a due personal computer. In un’area della struttura erano presenti tre tavoli da gioco ricoperti di panno verde, sui quali si trovavano tessere e dadi utilizzati per diversi giochi, tra cui il mahjong. Al momento del controllo, gli investigatori hanno trovato trenta persone impegnate a giocare.

Nel locale venivano inoltre distribuite bevande senza autorizzazioni. Tra il materiale sequestrato 3.344 euro in contanti, custoditi in un cassetto nella disponibilità del gestore, tre libri mastri e l’immobile. I registri contenevano annotazioni relative alle prenotazioni delle prestazioni e alle ricariche effettuate, elementi che potranno contribuire alla ricostruzione delle modalità di funzionamento dell’attività. La presenza di tante postazioni informatiche, accanto ai tavoli predisposti per i giochi tradizionali, è uno degli elementi che caratterizzano il quadro complessivo delineato dagli investigatori: le strutture individuate non erano infatti tutte organizzate nello stesso modo, ma comprendevano anche strumenti potenzialmente destinati al gioco attraverso internet.

L'articolo Operazione contro gioco illegale e scommesse clandestine a Prato: individuate sei bische e sequestrati oltre 33mila euro proviene da Il Fatto Quotidiano.

La guerra mette “contro” gli operai: strozzati dalle sanzioni anti-Russia quelli di Eurallumina, a fare sempre più bombe quelli di Rwm

24 October 2026 at 09:24

A Portovesme il mare comincia dietro le ciminiere. Prima ci sono i serbatoi, le tubature, il bacino dei fanghi rossi. A sessanta metri sopra questo paesaggio di metallo, quattro operai giovedì hanno passato la notte sul forno di calcinazione numero 1 dell’Eurallumina. Un gigante spento dal 2009. Per ripararsi dal freddo sono scesi di qualche metro, cercando rifugio dietro le lamiere. Venerdì pomeriggio sono tornati a terra: il governo ha promesso di cercare i soldi, il tavolo al Mimit è aggiornato al 29 o 30 ottobre. Un’altra settimana di attesa, dopo diciassette anni.

“Soddisfatti è eccessivo”, dice Emanuele Madeddu, segretario della Cgil nel Sulcis. È stato ottenuto il minimo: un impegno formale del ministero, da trasformare in risorse. L’impianto è fermo, ma non può essere abbandonato. I soldi, prima ancora che per riaccenderlo, servono a impedire che faccia danni.

L’Eurallumina trasformava la bauxite in allumina, materia prima dell’alluminio. Aveva più di 400 dipendenti; ne restano 186, in cassa integrazione e al lavoro a rotazione per custodire la fabbrica. Con la ripartenza tornerebbero circa 1.500 buste paga, contando l’indotto, calcola Enrico Pulisci, uno dei quattro che ha dormito in alta quota. La proprietà è della russa Rusal. La produzione si fermò per la crisi e i costi energetici, molto prima dell’invasione dell’Ucraina. Poi a una vertenza già interminabile si è aggiunto il congelamento del patrimonio disposto dalle autorità italiane. La multinazionale, spiega Madeddu, ha versato risorse fino a settembre 2025; quelle già accantonate hanno permesso di andare avanti fino a febbraio. Secondo Pulisci, dal 2009 Rusal ha speso circa 400 milioni per uno stabilimento che non produce. Lo Stato, osserva Madeddu, ha congelato un bene senza creare le condizioni per conservarlo.

C’è una ragione molto materiale per cui non si possono chiudere i cancelli. Sotto lo stabilimento corre una falda contaminata: ogni ora, spiega Pulisci, “vengono estratti e trattati circa 50 metri cubi d’acqua, bisogna sorvegliare il bacino dei fanghi rossi e gestire 150 mila metri cubi di liquidi caustici”. Le pompe hanno bisogno di elettricità. Se le casse si svuotano al punto da non poter pagare neppure la corrente, la crisi del lavoro rischia di diventare un’emergenza ambientale. La produzione è ferma, ma l’acqua inquinata non smette di salire dalle pompe.

Il Sulcis ha imparato a vivere tra le rovine del proprio passato produttivo. Sono diventate parte del paesaggio. A Monteponi, sopra Iglesias, gli edifici restaurati dell’antica miniera convivono con scheletri industriali e muri corrosi. A Carbonia il fascismo aveva costruito una città attorno al carbone; a Portovesme è nata un’economia attorno all’alluminio. Oggi l’ex Alcoa, passata a SiderAlloys, non ha riacceso le celle elettrolitiche spente nel 2012. La Portovesme Srl di Glencore ha fermato le linee di zinco e piombo, pur mantenendo altre attività; la riconversione alle batterie resta incerta. Per tante famiglie la cassa integrazione non è una pausa: è diventata una forma di vita.

E si svuotano anche i paesi. Tra gennaio 2025 e gennaio 2026 il Sulcis Iglesiente ha perso 1.103 abitanti, quasi l’1% in dodici mesi: il doppio della media sarda. Un rapporto Fim-Cisl calcola per il Sud Sardegna un Pil per abitante di 20.900 euro, contro i 32 mila nazionali. Se ne vanno i giovani; restano pensionati, stabilimenti in attesa di investitori e lavoratori in attesa di una telefonata da Roma.

C’è però una fabbrica che qui non deve implorare il futuro. Tra Domusnovas e Iglesias, la Rwm del gruppo tedesco Rheinmetall produce ordigni ed esplosivi. E’ l’unica realtà industriale che cresce. A febbraio il ministero dell’Ambiente ha approvato la valutazione d’impatto dei reparti ampliati negli anni scorsi, dopo una lunga controversia sulle autorizzazioni. Il ricorso dei comitati resta aperto: udienza al Tar il 14 gennaio 2027; per avviare i nuovi impianti servono ulteriori permessi. Intanto il nuovo piano urbanistico di Iglesias destina ad attività produttive quasi 35 ettari a ridosso della fabbrica, come abbiamo raccontato sul Fatto.

Rwm dà lavoro. E non spetta ai suoi operai risolvere da soli la questione morale delle armi. “Non è il lavoratore che sgancia le bombe”, dice Pulisci. Ripete una metafora che tra gli operai dell’industria bellica si ascolta spesso: “Un coltello può servire a uccidere come a tagliare il pane, dipenda da chi lo usa. La colpa non è dell’artigiano che l’ha costruito”. Anche la Cgil subisce il ricatto tra guerra e lavoro. “Io sono un pacifista”, premette Madeddu, “ma devo difendere i salari”. Le destinazioni degli ordigni, gli embarghi, le autorizzazioni competono alla politica. Ma il contrasto resta e produce una realtà paradossale: la guerra in Ucraina contribuisce a strangolare un’industria civile di proprietà russa, mentre il riarmo europeo apre nuove prospettive alla fabbrica di bombe tedesca. Non è la guerra ad aver distrutto l’economia del Sulcis: quel lavoro era già cominciato da tempo. A Portovesme, intanto, quattro uomini sono scesi dal forno spento, in attesa di capire che cosa si potrà ancora produrre sotto l’ombra delle ciminiere.

L'articolo La guerra mette “contro” gli operai: strozzati dalle sanzioni anti-Russia quelli di Eurallumina, a fare sempre più bombe quelli di Rwm proviene da Il Fatto Quotidiano.

“19 chat Telegram controllate da sei admin”: chi c’è dietro “Italia in piazza”, la galassia social che organizza le proteste

24 October 2026 at 08:03

“Mai vista una tecnologia così sofisticata per organizzare le proteste”, dice Lorenzo Alvisi, dottorando del Programma Nazionale in Cybersecurity presso Scuola Imt Alti Studi Lucca. È tra gli autori di un’analisi preliminare sul ruolo svolto dalle piattaforme digitali nell’organizzazione delle proteste esplose il 17 ottobre. Uno studio in attesa di pubblicazione, ma ilfattoquotidiano.it può già anticiparne i dettagli. Spicca un dato: “Cinque admin e un fondatore che controllano tutto”, dice l’esperto, illustrando un messaggio in chat. Appare in automatico, ogni volta che un utente porge domande sulla struttura di comando.

Il report traccia la mappa della galassia online marchiata “Italia in piazza”, tra i detonatori delle iniziative di protesta: un sito web e circa 40 gruppi, tra pagine TikTok e 19 chat Telegram. Instagram, secondo Alvisi, è solo la copertina e la costola meno importante. “Telegram ha compiti di coordinamento, ma il motore è TikTok”, dice il ricercatore. “È il social network della generazione Alfa, ragazzini delle superiori nati dopo il 2010”, aggiunge. Dunque minorenni intorno ai 16 anni. Mentre un piccolo nucleo di sei admin controlla la rete di 19 gruppi Telegram, sorti il 7 ottobre. Il motivo? La chat WhatsApp, battezzata Italia in piazza 17 ottobre all’inizio dello stesso mese, era frenata dal tetto per gli iscritti: massimo mille. Dunque, stando al report, l’8 ottobre chiude i battenti e trasloca su Telegram, senza vincoli al numero dei partecipanti. La chat nazionale copia il nome da WhatsApp: Italia in piazza, togliendo la data. Le 18 edizioni locali si distinguono adottando nomi di città e regioni.

“Sul gruppo nazionale, al 19 ottobre, si contavano 4.073 utenti”, dice Alvisi. In totale “saliamo a 9.010, ma la stragrande maggioranza degli utenti locali partecipa anche alla pagina nazionale”, prosegue il dottorando. Le 19 chat Telegram condividono lo stesso stemma: un megafono nero. E rimandano l’una all’altra: quando un utente chiede lumi sui vari gruppi, risponde un bot offrendo l’intera lista dei link. Quando si invocano informazioni sui capi, il bot firma un messaggio automatizzato con i nomi dei profili al comando delle chat: “Fondatore: Andrea, web developer. Vice-fondatore: Ludo, staff. Amministratore: Ily, staff. @Marco, staff. @nonbannato. @ssoqquadro, moderatrice”. Sei nomi inventati, nessun indizio sulle persone reali. Non sappiamo se il profilo Andrea sia il creatore delle 19 chat Telegram. “Ora il profilo è chiuso, ma nei messaggi appare come il fondatore”, dice Alvisi. Il nickname Andrea nasce contestualmente alla chat nazionale. Suo è il primo post, il 7 ottobre. Lui è il creatore dei topic, gli argomenti discussi dagli utenti. Il mare è l’immagine del suo emblema, “iltuoprefe2” come tag per essere trovato dagli altri utenti.

Alvisi delinea la struttura al comando della galassia Telegram: “Sei admin detengono il nucleo del potere, Andrea è tra gli amministratori di tutte le chat tranne due, dove non c’è lui è presente Marco”. Gli admin tengono le redini: escludono gli utenti con un ban, decidono chi accogliere, restringono o ampliano i poteri di centinaia di moderatori, mettono in evidenza i messaggi in chat orientando il dibattito. Poche persone, una struttura decentrata, per depistare l’identificazione. Se cade una delle 19 gambe Telegram, il corpo resta in piedi. Una pianeta in grado di calamitare infinite orbite delle proteste: “Se voglio organizzare una contestazione in una scuola, conviene spedire un link in quella rete, già ricca di migliaia di nodi”, dice Alvisi. L’esperto tira le somme della ricerca preliminare: “Mai prima d’ora le proteste avevano poggiato su un’infrastruttura tecnologica così complessa e coordinata”. Sito web con link a decine di gruppi, chat e comunità, bot automatici per gestire i collegamenti, sfuggendo a ogni radar, perché “nessuno aveva idea di cosa stava succedendo”. Sabato 24 ottobre si annunciano proteste nelle più importanti città d’Italia. Sarà il banco di prova, per capire se dalle chat si scende in piazza.

L'articolo “19 chat Telegram controllate da sei admin”: chi c’è dietro “Italia in piazza”, la galassia social che organizza le proteste proviene da Il Fatto Quotidiano.

Napoli, tensione al corteo di Potere al Popolo contro il carovita: scontri tra manifestanti e polizia

23 October 2026 at 21:05

Momenti di tensione questa sera a Napoli, quando il presidio indetto da Potere al Popolo in piazza Dante contro il carovita si è trasformato in un corteo non annunciato. I manifestanti si sono mossi verso il Comune, e in piazza Municipio sono entrati in contatto con la Polizia che controllava l’ingresso di Palazzo San Giacomo e che li ha fermati. I militanti di Potere al Popolo e le forze dell’ordine si sono fronteggiati per qualche minuto, poi il corteo si è sciolto; nelle fasi concitate in cui i due gruppi sono entrati in contatto è stato coinvolto un cronista, di cui non si conoscono le generalità, che è rimasto contuso. Le sue condizioni, a quanto si apprende, non destano preoccupazione.

Credit video: Instagram @exopgjesopazzo

L'articolo Napoli, tensione al corteo di Potere al Popolo contro il carovita: scontri tra manifestanti e polizia proviene da Il Fatto Quotidiano.

Rivolte a Milano: com’è nata (e poi fallita) l’alleanza tra studenti, centri sociali e galassia social

23 October 2026 at 19:44

Gli inquirenti indagano sulla possibile saldatura tra due anime delle contestazioni che hanno scosso Milano e l’Italia, con violente guerriglie urbane, tra il 17 e il 20 ottobre. Da una parte i movimenti anarchici e antagonisti. Dall’altra, i giovanissimi che si radunano nelle piazze virtuali, nella galassia digitale di chat e social network. Ilfattoquotidiano.it ha ricostruito una cronologia dettagliata dell’incontro tra i diversi gruppi delle contestazioni milanesi, attraverso colloqui con due fonti. Riscontri giungono anche da un’analisi preliminare sul ruolo delle piattaforme online nell’organizzazione delle proteste, firmata da Lorenzo Alvisi, dottorando del Programma nazionale in cybersecurity presso la Scuola Imt Alti Studi Lucca. È tra gli autori di uno studio in attesa di pubblicazione, ma i dettagli si possono già anticipare. Ai primi di ottobre, una community WhatsApp radunava mille iscritti desiderosi di scendere in piazza il 17 ottobre. Centri sociali e collettivi studenteschi milanesi hanno provato a guidarli in piazza. Ma l’alchimia è fallita e le strade si sono separate.

La chat WhatsApp: il terreno comune tra antagonisti e nuovi “capi” online

Una data e un luogo: 8 ottobre 2026, Giardini in transito di Milano. Quel giorno, in quella piazza, si è svolta un’assemblea tra esponenti dei centri sociali, collettivi studenteschi (universitari e delle scuole superiori) e leader meneghini della chat WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre. Nella ridda delle sigle digitali, facciamo chiarezza: la pagina Instagram Movimento 17 ottobre, tra i detonatori delle proteste, è nata ai primi di ottobre con due antecedenti. La pagina Instagram e la community WhatsApp battezzate con lo stesso nome: Italia in piazza 17 ottobre. Alle cronache era nota la pagina Instagram, molto meno la chat WhatsApp. La comunità virtuale desta lo stupore di una studentessa campana. Il 3 o 4 ottobre, la ragazza avvisa un’attivista lombardo aderente ad un’organizzazione universitaria: qualcosa di grosso bolle in pentola, la nuova community raduna folle di arrabbiati. Lo studente meneghino alza il sopracciglio, è la conferma di un sentore vago: su TikTok, già a settembre spuntavano profili social che esortavano a protestare il 17 ottobre.

Pochi giorni dopo la segnalazione giunta in Lombardia dalla Campania, ai Giardini in transito di Milano arrivano i “leader” milanesi della community WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre. Incontrano gli studenti e i centri sociali. I diversi gruppi condividono lo scopo: organizzare la piazza contro il carovita. Chi ha invitato all’appuntamento i “capi” milanesi della community? Secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, esponenti dei centri sociali milanesi. Anche loro partecipavano alla “comunità” virtuale. In chat, su WhatsApp, hanno scovato i numeri di telefono e contattato personalmente i leader emersi durante le discussioni online. La community nazionale era divisa in gruppi locali distinti per città. Nella sezione milanese è nato l’incontro tra gli attivisti dei centri sociali e i nuovi leader della protesta digitale. Ecco la genesi dell’incontro tra le anime, molto differenti, delle proteste contro il carovita a Milano. Ma l’unione non è andata a buon fine.

La frattura sui neofascisti

Centri sociali e collettivi studenteschi volevano guidare la contestazione riempiendo le piazze con gli arrabbiati in chat e sui social network. Ma i dubbi sono emersi subito, all’assemblea dell’8 ottobre. Gli studenti temono “la possibile presenza di realtà neofasciste all’interno del corteo, la mancanza di una linea politica chiara, l’eccessiva vaghezza del messaggio della manifestazione”. Ecco il punto di frizione: “Da una parte, chi ritiene fondamentale portare in piazza più persone possibile”, senza escludere l’estrema destra; “dall’altra, chi sostiene la necessità di stabilire dei paletti e definire meglio la linea politica”. Dunque, “il corteo del 17 si prospetta molto imprevedibile”. Così, studenti ed esponenti dei centri sociali scendono piazza come scelta individuale, senza i loghi delle organizzazioni. Temono atti violenti e vogliono prenderne le distanze.

La nuova chat Telegram Movimento 17 ottobre: “Via dal gruppo Italia in piazza”

Il 17 ottobre, nelle vie milanesi, esplode la paventata guerriglia. Il giorno dopo nasce la chat Telegram Movimento 17 ottobre. Il primo messaggio, alle 20,33 del 18 ottobre, dice: “Abbiamo creato questo gruppo come spazio per discutere e parlare insieme. Alcuni di noi erano nel gruppo di Italia in piazza, quelli che hanno chiamato ieri. Ma hanno un’impostazione liberale che tollera razzismo e fascismo e toglie spazio ai partecipanti per decidere insieme come organizzarci. Dobbiamo fare come in Francia. Li sono ben organizzati e, soprattutto, attivi”. Il secondo messaggio è una clip video in onore dello storico centro sociale milanese sgomberato. Inizia così: “È passato un anno dallo sciopero del Leoncavallo…”.

Il report illustrato da Lorenzo Alvisi arricchisce la ricostruzione de ilfattoquotidiano.it. Partiamo dalle date. L’8 ottobre (lo stesso giorno dell’assemblea ai Giardini in transito) chiude i battenti la community WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre, stando al messaggio di un utente, perché il tetto ai mille iscritti soffoca la partecipazione. Ventiquattro ore prima erano spuntati 19 gruppi Telegram battezzati con lo stesso nome, Italia in piazza, con un vantaggio: nessun limite agli iscritti. Condividono la stessa immagine di profilo: un megafono nero.

L'articolo Rivolte a Milano: com’è nata (e poi fallita) l’alleanza tra studenti, centri sociali e galassia social proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌