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A Savona cinque chilometri di vestitini per ricordare i bambini uccisi a Gaza

25 October 2026 at 18:05
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Cinque chilometri di vestitini. Così a Savona 80 realtà del territorio, tra associazioni, sindacati, organizzazioni religiose, scout e partiti, hanno voluto ricordare le migliaia di bambini e adolescenti uccisi da Israele nella Striscia di Gaza negli ultimi tre anni. La lunga linea di vestiti ha attraversato le spiagge e i quartieri della città, in modo da restituire a tutti, compresi i passanti distratti, l’orrore delle morti. “Cinque chilometri di vestiti di bambini, per rendere visibili le vite spezzate, per dare forma e corpo al genocidio ancora in corso” si legge nel comunicato dell’iniziativa. “Ogni completino ha rappresentato simbolicamente una giovane vittima innocente, per denunciare questo clima di disumanizzazione delle morti, declassate dai militari israeliani a meri obiettivi di pianificazione tramite algoritmi e AI, a semplici danni collaterali. Per cercare di restituire alla percezione e al sentire comune l’orrore della tragedia di Gazain corso ormai da tre anni”.

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La protesta a Bari: “Meloni guardi in faccia gli italiani e ascolti”. “In corteo anche per il Sud troppo spesso ignorato”

25 October 2026 at 15:39

“Meloni ci dice che l’unica persona che può mandarla via sono gli italiani. Io, in quanto cittadina brasiliana, non ancora meritevole della cittadinanza italiana nonostante sia qui da quando avevo sette anni, le direi di guardare in faccia gli italiani e farsi dire che cosa vogliono. Perché lo stanno dicendo a gran voce da giorni”. Júlia ha 23 anni, è studentessa e ha l’accento barese, ma non gli stessi diritti dei suoi amici. È una delle voci del corteo spontaneo che ieri ha attraversato il centro di Bari, da piazza Ferrarese al porto.

Non tutti si riconoscono in un movimento preciso: alcuni dicono di far parte del Movimento 17 ottobre, altri sono semplici cittadini, come lei. “Fino all’ultimo non sapevo che fare, poi abbiamo deciso semplicemente di esserci e di iniziare a camminare”, ha raccontato Júlia, che ha sfilato insieme a centinaia di giovani per le vie del centro storico barese. Attorno a lei, studenti e lavoratori hanno marciato sotto la pioggia, tra tamburelli, musica e slogan. “Vogliamo diritti, ma ci danno polizia”, hanno gridato i manifestanti. Ai lati della strada, alcuni commercianti hanno osservato preoccupati il passaggio del corteo. “Chiudere i negozi, abbassare le serrande, come se fossimo terroristi”, ha detto la studentessa, che ha poi aggiunto: “Bari è una piazza pacifica. Stiamo parlando di problemi concreti, cercando di portare alla luce quelli del Sud, troppo spesso ignorato“. Marco, 20 anni, elettricista di Rutigliano, ha invitato a guardare oltre le immagini degli scontri: “Camminare, parlare, con la musica. Questi sono i veri momenti da ascoltare, non quello che spacca le vetrine, non quello che fa il dito medio alle telecamere”. A tenere insieme le storie è la difficoltà di immaginare un futuro. Júlia ha spiegato di non poter contare sul sostegno della famiglia: “Vivere qui a Bari significa dover fare i conti con monolocali a 800 euro, prezzi irraggiungibili”. Anche studiare diventa difficile, tra strutture inadeguate, trasporti inefficienti e pochi servizi.

Marta, 22 anni, studia scultura all’Accademia di Belle Arti di Bari. “Non c’è nemmeno l’argilla all’università”, ha raccontato con amarezza. Vorrebbe aprire una bottega. E’ il suo sogno, ma i costi la frenano. “Vorrei avere un piccolo laboratorio, ma dovrei spendere, spendere e spendere ancora”. Per molti partire sembra l’unica alternativa. “Se dobbiamo essere così tanto oppressi, io preferisco andarmene, anche se mi dispiacerebbe“, ha concluso Marco. Il corteo si è poi sciolto in serata, ma resta la domanda che attraversa le voci raccolte in strada: quale futuro per una generazione che non si sente ascoltata.

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Ascanio Celestini: “Youssef Siher ‘capo del branco’ e ‘mente della rivolta’? Il diritto per gli amici si interpreta e per i nemici si applica”

By: F. Q.
25 October 2026 at 14:19

L’attore e drammaturgo Ascanio Celestini commenta con un video su Instagram il fermo di Youssef Siher, presunto creatore della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre” nata dopo le proteste della scorsa settimana a Milano. “Probabilmente gli investigatori scopriranno che Youssef è il capo dei terroristi, ma che ha pure rapito Emanuela Orlandi e ucciso Pier Paolo Pasolini“, ironizza Celestini. “Ma per adesso è un giovane laureato esperto di politica internazionale che parla almeno 4 lingue”. Poi l’affondo sui due pesi e due misure applicati dal governo nei confronti di “amici” e “nemici”, alla faccia del garantismo.

“Meno di un mese fa il ministro degli Esteri dopo la lettura della sentenza di condanna per il sequestro, la tortura e l’uccisione di Giulio Regeni aveva detto che era solo una sentenza di primo grado “…e poi vedremo quello che succederà”. Per i tre poliziotti egiziani condannati nel processo per l’uccisione di Giulio Regeni aspettiamo di vedere quello che succederà, mentre lo studente Youssef è “capo del branco” e “mente della rivolta” nella “devastazione dei maranza”, anzi… è l’“ayatollah dei maranza”. Come diceva Giovanni Giolitti, 5 volte presidente del consiglio, “Il diritto per gli amici va interpretato, per i nemici va applicato””.

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Sabato di proteste, 5 arresti a Milano. 5mila identificati in tutto. Interviene Putin: “Accuse alla Russia? Evidenziano la debolezza dell’Europa”

25 October 2026 at 13:44

Il giorno dopo le proteste che hanno portato migliaia di persone in piazza in tutta Italia contro il governo e il carovita, con scontri e tensioni ma nessun saccheggio, scende l’allerta nelle grandi città. Anche se restano comunque presidiati alcuni punti, in particolare a Milano dove alle 15 è prevista una seconda mobilitazione. Il conto delle questure diffuse al termine di ieri segnala quasi 5000 persone identificate in totale, 9 arrestate e 87 denunciati. Intanto sui disordini nelle piazze europee è intervenuto anche il Cremlino replicando a chi ha paventato la regia di Mosca dietro le manifestazioni più violente. “Le accuse alla Russia evidenziano la debolezza e l’incapacità di alcuni leader nei Paesi europei di assumersi la responsabilità di quanto sta accadendo” ha detto Vladimir Putin, in una dichiarazione pubblicata oggi sul sito web di Vesti.

A Milano ieri sono state circa 15mila le persone che si sono unite al corteo spontaneo che ha attraversato la città, tra cori contro il governo Meloni e richieste di dimissioni. Oltre al 30enne Youssef Siher, presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre fermato dalla polizia prima delle proteste, la questura ha fatto sapere di aver arrestato 5 persone e denunciato altre 44. In tutto nel capoluogo lombardo sono state identificate quasi 3mila persone.

A Bologna, dove si sono verificati gli scontri più duri e dove alcuni manifestanti sono rimasti feriti, il corteo ha visto la partecipazione di oltre 3mila persone, radunate inizialmente in piazza Nettuno. Tre le persone arrestate durante gli scontri e le tensioni durate in tutto circa 4 ore. I tre manifestanti arrestati sono accusati di violenza organizzata, resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e travisamento nel corso di manifestazione pubblica. Nel corso dell’intera giornata, fa sapere ancora la questura, sono stati identificate circa 700 persone. Inoltre, 30 manifestanti sono stati accompagnati negli uffici della Questura e della polizia ferroviaria per accertamenti, mentre 8 sono stati denunciati. Gli approfondimenti degli investigatori hanno poi consentito di emettere 4 fogli di via obbligatori e 2 Dacur (Divieto di accesso alle aree urbane).

A Roma, come a Bologna, la polizia ha usato anche gli idranti contro i manifestanti. Nella capitale la protesta si è svolta in modo pacifico durante l’intera giornata, in cui c’è stato anche blitz al Colosseo finito nel giro di poco. Solo a sera si è alzata la tensione, quando i manifestanti hanno provato a spostarsi verso i palazzi istituzionali e sono partite le cariche della polizia. In tutto sono state 11 le persone denunciate, 96 quelle portate negli uffici di polizia, di cui 6 minorenni e 28 fermi preventivi.

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Bologna, manifestante immobilizzato a terra dalla polizia si sente male: portato via in ambulanza. Cori contro gli agenti

25 October 2026 at 13:31

Un giovane è stato immobilizzato dalla polizia, si è sentito male ed è stato portato via dall’ambulanza durante la manifestazione di ieri a Bologna. Ha 22 anni e ieri sera, durante gli scontri, ha avuto un malore mentre era stato bloccato a terra dalle forze dell’ordine. L’episodio si è verificato nella serata di ieri, in via Marconi, in un momento di particolari disordini. Il giovane manifestante, insieme ad altri, stava inveendo contro la polizia quando è stato raggiunto da un gruppo di agenti: uno dei poliziotti lo ha preso per il cappuccio della felpa e poi buttato a terra. A questo punto il ragazzo è stato bloccato con un ginocchio sulla schiena. Il giovane si è sentito male e quindi è stato circondato da un gruppo di manifestanti che chiedeva di liberarlo. Poco dopo il 22enne è stato messo su un fianco ed è stato curato da un medico in attesa dell’arrivo dell’ambulanza del 118, mentre i manifestanti protestavano contro il fermo.

Per fare passare il mezzo del 118 alcuni manifestanti hanno rimosso due cassonetti, tavoli sedie e alcune bici a noleggio poste a barricata a metà della strada all’altezza di Largo Caduti del lavoro. I manifestanti, infatti, hanno organizzato barricate utilizzando le biciclette del servizio di bike sharing Mobike, mentre decine di persone si sono sedute a terra con le mani alzate. L’ambulanza ha poi caricato il giovane, mentre i manifestanti hanno cominciato a gridare “vergogna vergogna” e nel frattempo è arrivata anche un’automedica. Durante queste fasi anche l’ambulanza è stata colpita con l’idrante. Il giovane sarà poi portato in codice due all’ospedale Maggiore di Bologna e dopo le cure dimesso nella notte.

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Accoltellato minore a Sassari: arrestato l’aggressore, è un 19enne con un precedente simile

25 October 2026 at 12:32

Alessio Tonzanu, 19 anni, è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver accoltellato un 17enne seguito di una rissa. È successo nella notte a Sassari, nei pressi del locale notturno “Le Iene”, in via Palmaera. Il minorenne è stato soccorso dal 118 e portato immediatamente all’ospedale Santissima Annunziata, dove un delicato intervento chirurgico è riuscito a salvargli la vita; secondo L’Unione Sarda si trova adesso ricoverato nel reparto rianimazione del medesimo istituto sanitario.

Il presunto aggressore, invece, è trattenuto in questura con l’accusa di tentato omicidio. Il ragazzo, tra l’altro, ha un precedente: nell’estate del 2025 era stato arrestato per un episodio simile a quello avvenuto la scorsa notte, ovvero il tentato omicidio di Francesco Sircana, accoltellato con dieci fendenti a Sennori durante i festeggiamenti per San Giovanni Battista.

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Trovati i corpi di madre e figlio in una casa in provincia di Campobasso: ipotesi omicidio-suicidio

25 October 2026 at 12:26

I corpi di una donna e un uomo sono stati trovati in un’abitazione di via Marina a Ururi, Campobasso. Si tratta di un 60enne e di sua madre, un’anziana di 92 anni. I vicini di casa, insospettiti dal fatto di non aver sentito rumori né visto movimenti attorno alla casa per giorni, hanno deciso di chiamare i soccorsi: intorno alle 10 di questa mattina i vigili del fuoco hanno forzato la porta e hanno trovato i cadaveri di madre e figlio.

Il corpo della donna è stato ritrovato disteso sul letto, mentre l’uomo è stato rinvenuto impiccato in salotto. Secondo una prima ricostruzione, ancora in attesa di conferma, il 60enne avrebbe strangolato l’anziana e poi si sarebbe tolto la vita; tuttavia, gli accertamenti iniziali sul corpo della 92enne non avrebbe mostrato segni di violenza. Accanto all’ipotesi omicidio-suicidio, dunque, prende forma quella della morte della donna per cause naturali a cui è seguita la scelta del figlio di togliersi la vita.

Secondo le testimonianze raccolte in paese, la famiglia faceva una vita molto riservata; il figlio, inoltre, era rientrato dalla città in cui studiava all’università per vivere con i genitori, e dopo la morte del padre si occupava della madre anziana.

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Milano, indagata anche la moglie del presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre

25 October 2026 at 12:16

E’ indagata per istigazione a delinquere anche la moglie di Youssef Siher, il trentenne fermato nella notte dopo un lungo interrogatorio nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano sulle manifestazioni organizzate dal Movimento 17 ottobre e accusato di essere la “mente” dietro agli scontri che hanno funestato il centro del capoluogo lombardo.

La donna, 32 anni, di origini libanesi, è indagata in concorso con il marito. Secondo gli inquirenti, entrambi sarebbero amministratori delle pagine Instagram e Telegram del movimento che ha organizzato le proteste di piazza, pagina nata però dopo le manifestazioni del 17. Sarebbe stato proprio grazie al cellulare della donna che gli investigatori, sabato mattina, sono riusciti a rintracciare Siher, che aveva invece il telefono spento e non risultava localizzabile.

La 32enne, mediatrice interculturale, è nata e cresciuta a Como, dove risulta residente. Sui social si definisce “libanese, palestinese e araba di appartenenza”. La coppia si sarebbe sposata lo scorso settembre e vivrebbe in provincia di Milano, nonostante le residenze anagrafiche differenti: lui a Mazzano, nel Bresciano, lei a Como.

Ricercatore dei movimenti politici islamici, 30 anni, italiano di seconda generazione, da ieri sera Siher si trova in carcere a San Vittore, indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità del terrorismo e dall’uso del mezzo informatico. Ora le indagini si concentrano sull’analisi dei suoi dispositivi: il sequestro di cellulari e computer potrebbero restituire contatti, comunicazioni e modalità organizzative della presunta rete di chi avrebbe provato a fomentare le proteste che hanno visto giovani e giovanissimi invadere le città. Il pm di Milano Francesca Crupi chiederà lunedì la convalida del fermo. Solo dopo aver ricevuto gli atti, il giudice per le indagini preliminari fisserà una data per l’udienza.

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La voglia di un mostro, purchessia – Il commento di Antonello Caporale

25 October 2026 at 11:07

Replicare alle violenze di strada a Milano con la mostrificazione di qualcuno a cui si potessero cucire i panni del terrorista. La voglia di un mostro purchessia, la necessità di esibire un volto contro cui vomitare addosso tutte le accuse sembra la prima urgenza di una destra, politica e giornalistica, affamata.

Ieri pomeriggio contro Youssef Siher, in passato giornalista free lance, che nella redazione del Fatto online ha svolto nel 2022 uno stage seguito da una collaborazione sporadica (nel 2025 ha firmato due articoli sulla Tunisia, nel 2026 nessun articolo) come ha avuto altrove altre esperienze lavorative, ricercatore con ottime competenze e referenze, c’era una nota della Digos che indaga sul suo conto per istigazione a delinquere a fini di terrorismo. Non ancora un magistrato che avesse formalizzato l’accusa, men che mai un giudice che l’avesse convalidato.

Le devastazioni ci sono state e certo non conosciamo il suo livello di responsabilità. Aspettiamo che i fatti e le attività a lui contestate siano specificate e rese pubbliche nel dettaglio al più presto. Quel che colpisce è la voglia matta di chiudere con l’impiccagione all’albero della colpa di questa persona, italiano di genitori marocchini, la crisi sociale di giovani e giovanissimi che gravitano nelle periferie degradate delle nostre città, esplose nelle devastazioni che ha vissuto la settimana scorsa Milano.

Attribuire al manganello della polizia lo strumento risolutivo della contesa e chiuderla così. Se chi rompe paga, come ha detto la presidente del Consiglio, e certo è un motto corretto e condiviso, che ogni italiano ricorda da quando bambino se lo sentiva dire in casa, è necessario che accanto alla voglia di far pagare chi rompe, venga anche spiegato cosa si fa perché nessuno rompa, cosa si spende per chi si affaccia nel mondo del lavoro, come si sostiene chi nasce in una famiglia povera, quali luoghi, oltre al marciapiede, può frequentare.

Già che c’è la presidente del Consiglio potrebbe spiegare se e come sono stati spesi i danari del più grande fondo di rinascita (il famigerato Pnrr) il cui principale capitolo di spesa era quello di finanziare le politiche per la nuova generazione. Il next generation Eu, do you remember? Oltre ai manganelli il Parlamento dovrebbe interrogarsi su cosa è stato fatto, i soldi dove sono finiti, cosa si dice a chi oggi non ha nè un lavoro, nè un futuro, e a coloro che pur avendo un impiego pensano di perderlo in favore dell’intelligenza artificiale.

Più che mettersi all’ascolto delle proteste il governo dovrebbe mettersi al lavoro, ammettere le proprie responsabilità, illustrare le idee che gli sono venute per affrontare o almeno mitigare la crisi. Invece di restare con le mani in mano, anzi con il manganello in mano e un nuovo mostro da sbattere in tv.

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Scontri e tensioni a Roma durante il corteo con migliaia di persone: la polizia usa gli idranti

25 October 2026 at 09:14

A Roma al termine del percorso previsto ed autorizzato da Piazza della Repubblica fino ai Fori imperiali, un nutrito gruppo di manifestanti ha chiesto di poter proseguire il corteo. Circa 7 mila persone, con l’ok delle autorità hanno continuato a manifestare per le vie della Capitale. Prima su via Labiana e poi superando via Merulana. Davanti a Santa Maria Maggiore la Digos ha deciso, in accordo con la questura e la prefettura, di far proseguire ulteriormente il corteo. La protesta è quindi arrivata fino a Largo di Santa Susanna. Qui uno nuovo stop del corteo e una lunga trattativa, con la richiesta dei manifestanti di proseguire verso i palazzi istituzionali.

Col trascorrere dei minuti però gli animi si sono scaldati e si è arrivati al corpo a corpo tra manifestanti e polizia. Le forze dell’ordine hanno reagito prima con cariche di alleggerimento e poi con gli idranti. Terminate le tensioni, che hanno portato ad un arresto, il corteo è proseguito in direzione opposta rispetto al centro della città fino al quartiere di San Lorenzo.

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Roma, videoracconto della giornata di cortei: “No alla guerra, i proventi si fanno sul sangue degli oppressi”

25 October 2026 at 08:26
Dalle 15 del 24 ottobre, il centro della capitale è stato scenario di diversi cortei. A sfilare per prime, partendo da piazza della Repubblica, sono state diverse realtà contro la guerra e contro il riarmo. “Chiediamo che l’Italia esca dalla Nato – dice Patrizia Cecconi, del Comitato Fuori l’Italia dalla Guerra, promotore della manifestazione – perché i profitti che si fanno con la guerra, si fanno sul sangue dei popoli oppressi”. Dopo qualche ora in via Cavour sono confluiti altri manifestanti, principalmente studenti, che superato il blocco formato dal primo corteo, hanno raggiunto via dei Fori Imperiali e il Colosseo. Qui, forzando i blocchi di ingresso, sono entrati nel monumento per uscirne dopo qualche minuto.

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Proteste a Roma, il blitz dei manifestanti al Colosseo: “Come si fa a vivere così e a mandare giù?”

24 October 2026 at 19:32

Dopo aver sfilato per via Cavour, via dei Fori Imperiali, cambiando spesso direzione, migliaia di giovani in corteo hanno raggiunto il Colosseo nel pomeriggio di sabato 24 ottobre. Alcuni manifestanti, forzando i tornelli, sono entrati all’interno del monumento, per uscirne dopo pochi minuti.

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Carovita, poche centinaia in corteo a Napoli. “Ci stanno togliendo il futuro, rivendichiamo il diritto di vivere”

24 October 2026 at 19:26

Circa 500 persone hanno partecipato al corteo spontaneo organizzato a Napoli contro il carovita. “Dovremmo essere molti di più – dice con rammarico una manifestante – stanno manifestando per lo più i ragazzi e invece dovremmo essere soprattutto noi adulti a scendere in piazza e protestare”. Il corteo promosso sui social è partito da piazza Garibaldi e si è diretto verso corso Umberto senza particolari tensioni. In strada studenti, giovani e cittadini con cartelli e slogan dedicati all’aumento dei prezzi e alla perdita di potere d’acquisto. “È un popolo in ginocchio – ci dice una manifestante – si lavora e non si arriva alla fine del mese, noi rivendichiamo il diritto a vivere e non di sopravvivere”. La manifestazione si è svolta in modo pacifico ed è terminata in Piazza Municipio davanti la sede del comune partenopeo. Qui i manifestanti hanno chiesto alle forze dell’ordine di rimuovere i caschi di ordinanza in segno di vicinanza al popolo. Gli agenti hanno risposto allentando il cordone di sicurezza vista la natura assolutamente pacifica della protesta.

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Roma, manifestanti entrano nel Colosseo: forzati gli ingressi

24 October 2026 at 17:04

A Roma un gruppo di manifestanti è entrato dentro al Colosseo forzando gli ingressi. Tra loro anche alcuni studenti che partecipano alla manifestazione nella Capitale. Il gruppo è riuscito a entrare, spiazzando i controlli delle forze dell’ordine. Dopo aver fatto un giro all’interno, i manifestanti sono poi usciti. All’esterno la polizia si è schierata a protezione degli ingressi.

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Nelle ultime 36 ore sbarcati a Lampedusa 315 migranti partiti dalla Libia

24 October 2026 at 16:49

Ammontano a 315 i migranti sbarcati nelle ultime 36 ore a Lampedusa. Gli ultimi approdi riguardano 78 persone, di cui 4 minorenni e 17 donne, giunti sull’isola in località Le Acque a bordo di un barcone. Le provenienze sono varie: Bangladesh, Egitto, Eritrea, Iran, Iraq e Siria. Tutti riferiscono di essere partiti da Garabulli (Libia). Un uomo e due donne del gruppo erano inizialmente riusciti a fuggire, ma sono subito stati ritrovati da militari della guardia di finanza e poliziotti.

Poche ore prima, un gruppo di 62 persone di nazionalità bengalese ed egiziana era sbarcato a Cala Galera; l’imbarcazione su cui si trovavano non è stata ritrovata. Una motovedetta della capitaneria di porto, poi, aveva rintracciato 44 migranti tra eritrei, etiopi, somali e sudanesi che viaggiavano su un natante salpato da Abu Kammash (Libia); una donna del gruppo è stata portata al poliambulatorio. In questo momento, all’hotspot per migranti di contrada Imbriacola ci sono 448 ospiti.

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Torino, bruciata una foto di Giorgia Meloni in Piazza Castello

24 October 2026 at 16:40

Una grande foto di Giorgia Meloni è stata bruciata in piazza Castello a Torino, dove si sono ritrovati i partecipanti alla manifestazione odierna. Uno di loro, incappucciato, è salito sul monumento al Duca d’Aosta, dando fuoco all’immagine. I manifestanti hanno intonato cori e slogan contro la presidente del Consiglio. In piazza sventolavano prevalentemente bandiere di Rifondazione comunista e della Palestina.

Proprio a Torino, successivamente, ci sono state più cariche della polizia contro i manifestanti. Alla manifestazione partecipano anche famiglie e studenti. Poi sono arrivati anche gruppi di giovani incappucciati. Nel frattempo il corteo, dopo alcune cariche di alleggerimento delle forze dell’ordine, ha cambiato percorso, procedendo verso via Pietro Micca.

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Protesta a Castel Volturno contro la costruzione di un nuovo Cpr: “Siamo in 20mila”. L’arcivescovo di Napoli: “Chi governa si fermi”

24 October 2026 at 16:37

“Siamo in 20mila, un risultato inatteso”. A Castel Volturno, nel Casertano, la protesta contro la costruzione di un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) si trasforma in una mobilitazione di massa. Migliaia di persone hanno attraversato la città per dire no alla struttura destinata a trattenere i migranti. Quando la marcia è partita dal Centro Fernandes, la Questura ha parlato di circa 10mila partecipanti, ma altri manifestanti si sono aggiunti lungo il percorso verso il Comune. In piazza associazioni, cittadini, esponenti della Chiesa e rappresentanti delle istituzioni, uniti dall’opposizione a un progetto che, denunciano, rischia di aggravare le fragilità di un territorio già segnato da degrado ambientale, sfruttamento e presenza della criminalità organizzata. “Questa struttura il territorio non la vuole, e lo sta dimostrando. I migranti sono angosciati”, ha detto Mimma D’Amico, responsabile del Centro sociale ex Canapificio.

La protesta ha raccolto anche l’adesione dell’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, e del vescovo di Caserta e Capua, Pietro Lagnese. Battaglia ha chiesto “a chi governa di fermarsi, di ascoltare questa terra, di rinunciare al progetto del Cpr di Castel Volturno e di assumersi la responsabilità di superare il sistema dei Cpr. Lo chiedo da prete, con il Vangelo aperto”. Perché “nei Cpr il trattenimento comporta una privazione della libertà legata alle procedure di rimpatrio. Non è l’esecuzione di una condanna penale”, ha ricordato. “Per questo dobbiamo domandarci: quale idea di convivenza stiamo costruendo, se affidiamo a una porta chiusa la risposta a una questione umana tanto complessa?”. Il cardinale ha richiamato anche il contributo degli stranieri alla vita quotidiana: “Ci sono persone delle quali accettiamo la fatica, le braccia, le notti di lavoro. Persone che raccolgono ciò che arriva sulle nostre tavole, assistono i nostri anziani, tengono in piedi pezzi delle nostre giornate”.

“Quella dei Cpr è una falsa sicurezza, perché la vera sicurezza si costruisce con l’integrazione e l’amicizia”, ha detto Lagnese, concludendo davanti al Comune di Castel Volturno il corteo. “Quella di oggi è una festa dell’amicizia tra i popoli, bisogna custodire questo tesoro. Abbiamo dimostrato che si può manifestare senza violenza e atteggiamenti provocatori. I Cpr ledono la dignità delle persone, e fanno vedere i migranti come un problema, ma non sono loro il problema”.

Alla manifestazione ha partecipato anche il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha annunciato battaglia contro la realizzazione del centro. “Costruire il Cpr a Castel Volturno vuol dire non conoscere il territorio, è un danno incredibile. Ricorreremo in tutti i modi, rivolgendoci al giudice civile o amministrativo, e anche facendo resistenza passiva e pacifica tutti insieme. Da qui non ci muoveremo”, ha dichiarato. La Regione, ha aggiunto, è contraria alla realizzazione di Cpr sia a Castel Volturno sia in altre località. “Qui ci vogliono investimenti nei servizi, e noi vogliamo farli”. Ma, poco prima che partisse la manifestazione, è arrivata la notizia dell’aggiudicazione da parte di Invitalia dell’appalto per la costruzione del Cpr. Il contratto è stato assegnato a una cordata di imprese, tra cui alcune campane, con un ribasso del 25%. Il costo complessivo dell’intervento supera i 31 milioni di euro e la struttura dovrebbe essere pronta entro la fine del 2028.

Per l’assessore regionale Andrea Morniroli, presente alla marcia, l’aggiudicazione conferma la volontà del governo di procedere nonostante l’opposizione del territorio. L’area individuata, in località La Piana, è stata inserita dal governo tra i siti di interesse strategico nazionale, una decisione che consente di superare i vincoli ambientali che la Regione aveva cercato di rafforzare inserendo la zona nella Rete Natura 2000. L’avvocatura regionale valuterà la possibilità di un ricorso.

Libera ha portato in corteo sagome che ricordano le vittime della strage di San Gennaro del 18 settembre 2008, quando furono uccisi sette cittadini ghanesi, accostandole a quelle delle persone morte nei Cpr. “Sono tutti vittime di un’unica matrice, quella razzista“, ha affermato Mariano Di Palma, coordinatore di Libera Campania. In un territorio “martoriato dalla camorra e dal degrado ambientale“, ha aggiunto, il centro “non serve, perché non farebbe altro che creare un altro ghetto”.

La deputata del Pd Rachele Scarpa, presente al corteo, ha denunciato le condizioni di trattenimento riscontrate durante le visite ispettive nei Cpr: “Ho visto con i miei occhi la violenza e la disfunzionalità di un sistema che il governo vuole estendere a tutte le regioni. Una quantità di sofferenza inimmaginabile, prodotta solo per propaganda, per ostentare il pugno duro su rimpatri che, in larga parte, non vengono nemmeno eseguiti attraverso quei centri. È fallimentare un’idea di sicurezza fondata sulla privazione prolungata della libertà per ragioni amministrative, su condizioni di trattenimento disumane, sulla sedazione collettiva e sull’abuso di psicofarmaci“.

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Torino, cariche della polizia contro i manifestanti in Piazza Castello

24 October 2026 at 16:23

Momenti di tensione a Torino quando la polizia ha impedito ai manifestanti che si sono ritrovati in piazza Castello di procedere verso via Po. Gli agenti hanno respinto i manifestanti con una carica di alleggerimento, con gli scudi e i manganelli. La polizia aveva invitato partecipanti a procedere verso l’area Nord della città, attraverso i Giardini reali. Lo striscione d’apertura del corteo recita ‘Noi la guerra non la paghiamo, Torino è contro il riarmo, no datacenter e caro benzina’. Tra gli slogan scanditi anche ‘Tout le monde déteste la police’.

Dopo la prima carica, manifestanti e agenti si sono divisi. Quindi sono partite altre due cariche di alleggerimento, che hanno permesso alla polizia di avanzare di alcuni metri. In testa al corteo ci sono gli autonomi, tutti a volto scoperto. Alla manifestazione partecipano anche famiglie e studenti. Poi sono arrivati anche gruppi di giovani incappucciati. Nel frattempo il corteo, dopo alcune cariche di alleggerimento delle forze dell’ordine, ha cambiato percorso, procedendo verso via Pietro Micca.

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Milano, il presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre indagato per istigazione a delinquere aggravata

24 October 2026 at 15:34

Youssef Siher, ricercatore 30enne di origini marocchine e giornalista freelance, è indagato per istigazione a delinquere aggravata. È accusato di essere l’organizzatore della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre“, nata dopo le proteste della scorsa settimana. Laureato all‘università Statale di Milano e attivista Pro Pal, formalmente residente in provincia di Brescia, è stato portato nella questura del capoluogo lombardo per essere interrogato.

Il primo ad annunciare il fermo è stato lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sostenendo che avrebbe “contatti con gli ambienti antagonisti”: “La sua individuazione riafferma un messaggio chiaro e inequivocabile: non saranno possibili zone franche e la risposta dello Stato sarà immediata”. Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto è intervenuto sulla vicenda, complimentandosi con Piantedosi e con la Polizia di Stato: “Non un emarginato, ma una persona molto introdotta e che aveva avuto molte più occasioni di lavoro e collaborazioni di gran parte dei suoi coetanei”, ha scritto Crosetto, sostenendo che Siher è una persona che avrebbe frequentato “il gotha dell’intellighenzia italiana”. E “si sono visti i risultati”, ha detto.

Nei comunicati diffusi e pubblicata dalla pagina Instagram, nelle scorse ore il Movimento 17 ottobre rivendicava il rifiuto di ogni forma di rappresentanza politica tradizionale: “Non ci rappresenta nessuno, ci rappresentiamo da soli”, si legge nel primo manifesto. “Siamo giovani che hanno scelto di smettere di aspettare”, scrivono gli autori, dichiarando di non fidarsi “delle istituzioni e di questo governo” né “delle strutture politiche classiche”. E aggiungono: “Non vogliamo un posto al tavolo di chi ci ha tolto la sedia: vogliamo costruire un altro tavolo, tutti insieme, dal basso”. A proposito delle prossime manifestazioni si legge ancora: “I violenti siete voi che ci avete negato il futuro, ora quel futuro ce lo prendiamo”. E ancora: “Non rinunciamo a scendere in strada”; “Non ci hanno fermato con le leggi, non ci fermeranno con i blindati”.

Siher ha fatto uno stage all’Ispi nel 2024 e, ha fatto sapere in una nota l’Istituto per gli studi di politica internazionale, “da allora non ha più collaborato con l’Istituto”. Nel 2022 ha fatto uno stage a ilfattoquotidiano.it e successivamente ha collaborato saltuariamente fino al 2025, anno in cui ha firmato due pezzi sulle rivolte in Tunisia. “I suoi interessi di ricerca – si legge sul suo profilo pubblicato sul sito dell’Ispi – si concentrano sull’Islam politico, sui movimenti politici islamici e sul rapporto tra Islam e nazionalismo arabo. Ha conseguito una laurea in Comunicazione e un master in Scienze politiche presso l’Università degli Studi di Milano“.

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Movimento 17 ottobre, salta l’annuncio delle piazze alle 14.30: corteo spontaneo partito da Cairoli

24 October 2026 at 15:08

Ci si aspettava l’annuncio delle piazze alle 14:30 sulla pagina Instagram @movimento17ottobre e invece non è accaduto. Al momento dai profili social del Movimento 17 ottobre, il cui presunto ideatore Youssef Siher è stato fermato dalla polizia, non sono state pubblicate informazioni sui ritrovi dei cortei improvvisati che erano stati annunciati nella giornata di ieri. A Milano non solo piazza Duomo è fortemente presidiata dalle forze dell’ordine e dall’esercito, ma anche altri luoghi che sono considerati sensibili dalle forze dell’ordine e da dove potrebbero partire azioni improvvisate, dopo i disordini dello scorso fine settimana.

Si tratta della stazione di Cadorna, piazza Castello e via Dante, la stazione di Garibaldi e la zona di piazza Oberdan e corso Buenos Aires. In piazza Castello – dove la settimana scorsa è stato assaltato il negozio Dechatlon – è comunque massiccia la presenza delle forze dell’ordine, così come negli altri luoghi. La polizia sta facendo controlli random sui passanti e soprattutto su ragazzi giovanissimi. In piazza Gae Aulenti ci sono una volante e agenti in borghese. Davanti alla Stazione di Garibaldi agenti della guardia di finanza chiedono i documenti ai ragazzi. Anche i binari sono presidiati da numerosi militari e agenti di polizia. In corso Buenos Aires una delle vie dello shopping milanese tutti i negozi sono aperti, un presidio delle forze dell’ordine in piazza Lima controlla i passanti. Intanto un corteo spontaneo si è mosso dalla zona di Cairoli a Milano: sono un centinaio i manifestanti pacifici, giovanissimi e studenti, che si muovono intonando cori contro il governo o ripetendo ‘siamo tutti antifascisti’.

Ieri infatti, la pagina “Movimento 17 ottobre”, dopo avere convocato i ritrovi una serie di piazze nei luoghi simbolo di Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Padova, Bari e Genova, aveva annullato tutto. Ma non la mobilitazione. “Non andate a Piazza Duomo, a Piazza Nettuno o negli altri luoghi già indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro“, si leggeva nel post social. Solo alle 14.30 di sabato, sui social, sarebbero dovuti esser noti tre luoghi di ciascuna città dove si invitano i manifestanti a presentarsi in gruppo (“non andate da soli”, viene specificato), ma non è stato pubblicato nulla dopo che Youssef Siher, presunto ideatore della pagina, è stato fermato e perquisito in questura. Dopo un’ora (alle 15.30), sarebbe dovuto essere comunicato un altro luogo, una grande piazza, da raggiungere in corteo. “Quando lo diremo noi, dove lo diremo noi”, è la frase che chiudeva il comunicato con il motto “Be water” (sii come l’acqua). Fin qui, però, non è successo nulla.

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