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Cibo a base di insetti e carne coltivata, gli europei divisi: chi è disposto a mangiarli

26 October 2026 at 13:57

Gli alimenti a base di insetti, la carne coltivata in laboratorio e gli ingredienti ottenuti attraverso tecniche innovative fanno parte di un dibattito sempre più centrale per il sistema agroalimentare europeo, chiamato a confrontarsi con il cambiamento climatico, la scarsità di risorse e la necessità di rendere più resilienti le filiere produttive.

Intanto, i consumatori sembrano riconoscere le opportunità offerte dalla ricerca, ma chiedono più trasparenza, informazioni comprensibili e garanzie sulla sicurezza di ciò che acquistano. Non tutti, però, sono aperti a questa eventualità.

Cibo a base di insetti e carne da laboratorio, cosa pensano gli europei

Come riportato nel nuovo Eurobarometro sull’innovazione alimentare, pubblicato dalla Commissione europea il 26 ottobre 2026:

  • il 68% degli europei riconosce che l’innovazione in ambito alimentare può aiutare agricoltori e produttori ad affrontare le sfide del settore;
  • il 72% dichiara di non sentirsi adeguatamente informato sui nuovi alimenti, ingredienti e colture.

Il primo dato che emerge dall’indagine (condotta in tutti i 27 Stati membri tra il 22 maggio e il 24 giugno 2026 su 26.456 persone di almeno 15 anni) è che quasi sette europei su dieci ritengono che l’innovazione alimentare possa fornire strumenti aggiuntivi per affrontare problemi come:

  • siccità;
  • parassiti;
  • eventi meteorologici estremi;
  • scarsità di risorse;
  • interruzioni delle catene di approvvigionamento.

Tuttavia, molti europei che riconoscono l’utilità della ricerca sono poco convinti all’idea di acquistare alimenti realizzati con ingredienti insoliti o processi produttivi poco conosciuti. E questo nonostante abbiano già visto quanto siccità ed eventi estremi pesino sulla competitività dell’agricoltura e sulla stabilità dei prezzi.

Il sostegno, quindi, non equivale necessariamente alla disponibilità a consumare qualsiasi prodotto ottenuto attraverso tecniche recenti. Infatti:

  • il 51% degli intervistati dichiara di avere una visione negativa dei prodotti alimentari innovativi;
  • solo il 39% ne ha una positiva.

Chi è più disposto a provare il cibo del futuro

Dati più specifici sulla carne coltivata arrivano da altre indagini. Uno studio realizzato da Euroconsumers nel gennaio 2025 in quattro Paesi europei, tra cui l’Italia, ha rilevato che il 47% dei consumatori italiani sarebbe disposto a provarla se fosse autorizzata e disponibile sul mercato. La percentuale sale al 56% in Spagna, al 53% in Portogallo e si attesta al 44% in Belgio.

C’è quindi un potenziale interesse, che non si traduce con certezza in domanda (e acquisto). La ricerca però fa anche luce su quali condizioni potrebbero favorire la diffusione della carne coltivata:

  • per il 48% dei consumatori coinvolti nello studio, il prodotto dovrebbe avere gusto e consistenza simili a quelli della carne tradizionale;
  • per il 59% il prezzo è altrettanto importante: più della metà degli intervistati ha infatti dichiarato che non la comprerebbe se costasse più della carne convenzionale.

Il 51% esprime timori legati ai possibili effetti sulla salute nel lungo periodo, mentre il 68% si dichiara disposto a fidarsi dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel valutare se il prodotto sia sicuro.

Il discorso cambia quando si parla di insetti destinati all’alimentazione umana. Grilli, larve e altre specie commestibili possono essere trasformati in ingredienti utilizzabili, per esempio, in farine, snack e prodotti ad alto contenuto proteico. In questo caso, secondo un altro studio, condotto in 11 Paesi dell’Unione europea, il 12,9% degli intervistati non escludeva la possibilità di sostituire la carne con gli insetti, pur senza dichiararsi disposto a farlo con certezza. Tra i Paesi in cui emergeva una maggiore apertura figuravano Belgio, Austria e Paesi Bassi.

La resistenza, quindi, non riguarda soltanto la conoscenza delle caratteristiche nutrizionali, ma anche le abitudini alimentari e la percezione di ciò che viene considerato normale o accettabile a tavola.

Chi accetta meglio le novità

Secondo il nuovo Eurobarometro, infine, la disponibilità ad accettare alimenti innovativi è maggiore in alcune fasce della popolazione:

  • i giovani;
  • le persone con livelli di istruzione più elevati;
  • chi vive nelle grandi città;
  • chi conosce già queste tecnologie.

In particolare, oltre il 50% degli intervistati con meno di 39 anni dichiara di sentirsi a proprio agio con gli alimenti innovativi, contro il 34% delle persone di almeno 55 anni. Nelle grandi città, più della metà dei residenti esprime un atteggiamento positivo rispetto agli alimenti sviluppati con tecniche moderne, mentre nelle aree rurali e nei villaggi la percentuale varia tra il 42% e il 46%.

La differenza più marcata, tuttavia, riguarda il livello di informazione:

  • tra chi ritiene di essere ben informato sugli alimenti innovativi, il 72% ha un’opinione positiva;
  • la percentuale scende al 27% tra chi non si sente adeguatamente informato;
  • il 59% di chi ne aveva già sentito parlare si dichiara a proprio agio con gli alimenti innovativi, contro il 32% di chi non li conosceva.

Uno dei risultati più importanti dell’indagine riguarda comunque le informazioni che dovrebbero accompagnare i nuovi prodotti. L’85% degli europei ritiene infatti che gli alimenti innovativi debbano avere denominazioni chiare e fornire indicazioni comprensibili su come vengono prodotti, quali ingredienti contengono e da dove provengono.

I migliori vini della Valle d’Aosta, dai bianchi ai rossi: i premiati del 2027

26 October 2026 at 06:00

Sono cinque i vini della Valle d’Aosta inseriti nella guida Vini d’Italia 2027 curata da Gambero Rosso. Le etichette, premiate con il riconoscimento “Tre Bicchieri”, si sono distinte come migliori per la loro qualità e identità.

In un territorio in cui la viticoltura di montagna richiede competenze tecniche, investimenti e una particolare attenzione alle condizioni ambientali, la selezione mette in evidenza un panorama enologico capace di coniugare vitigni internazionali, varietà caratteristiche dell’arco alpino e tecniche di vinificazione sempre più precise.

I migliori vini della Valle d’Aosta del 2027

Nella selezione di Gambero Rosso si distinguono soprattutto i vini bianchi, che mostrano una continuità qualitativa, mentre tra i rossi emergono esperienze interessanti legate ai vitigni tradizionali e ad alcune varietà meno diffuse. Ad essere stati riconosciuti come i migliori della regione, sono:

  • VdA Chardonnay Élevé en Fût de Chêne 2024 – Maison Anselmet. Uno Chardonnay che valorizza il potenziale delle uve bianche attraverso l’affinamento in legno di rovere, alla ricerca di equilibrio tra struttura, complessità e freschezza alpina;
  • VdA Petite Arvine 2025 – Les Crêtes. Una delle espressioni più rappresentative dei bianchi valdostani, ottenuta da un vitigno che trova in montagna condizioni favorevoli per sviluppare freschezza e intensità aromatica;
  • VdA Petite Arvine 2025 – Elio Ottin. La seconda Petite Arvine premiata, che conferma l’interesse per questo vitigno, interpretato da un’altra azienda del territorio con una propria identità produttiva;
  • VdA Pinot Gris 2025 – Lo Triolet. Un Pinot Gris che rappresenta il contributo dei vitigni internazionali alla produzione regionale, con attenzione alla gestione degli aromi e alla precisione stilistica;
  • VdA Pinot Noir Pierre 2023 – Cave Gargantua. È l’unico rosso presente nella selezione, un Pinot Noir che testimonia il lavoro svolto in Valle d’Aosta sulle uve a bacca nera e sulle varietà internazionali capaci di adattarsi alla viticoltura alpina.

L’assegnazione dei Tre Bicchieri 2027 in questa regione è il risultato di un sistema produttivo nel quale il valore del vino dipende soprattutto dalla capacità di interpretare il territorio. Le cinque etichette sono infatti cinque interpretazioni differenti, ma ad accomunarle è la qualità, uno dei punti di forza della regione.

Che cosa significa il riconoscimento dei Tre Bicchieri per il mercato del vino

La Valle d’Aosta non può competere con i grandi distretti vitivinicoli italiani sul piano dei volumi, ma può puntare sulla qualità, sulla specificità territoriale e sulla capacità di intercettare consumatori interessati a vini distintivi. Riconoscimenti come questo contribuiscono a dare visibilità alle aziende e possono favorire la presenza delle etichette nei ristoranti, nelle enoteche specializzate e nei circuiti dedicati al turismo enogastronomico.

Questo aspetto è particolarmente rilevante per una regione in cui il vino si lega strettamente al paesaggio, alla cucina e all’esperienza turistica. La scoperta di una cantina può diventare parte di un soggiorno, mentre la degustazione di un’etichetta locale può rafforzare l’interesse per le produzioni locali e spingere più visitatori a scoprire il territorio.

La sfida resta quella di mantenere elevati gli standard qualitativi, sostenendo al tempo stesso la redditività delle aziende e il lavoro dei piccoli produttori. I costi della viticoltura di montagna, infatti, sono elevati. Inoltre, la conformazione del suolo, le pendenze, la disponibilità limitata di superfici coltivabili e le differenze climatiche tra le diverse zone condizionano le scelte dei produttori e rendono difficile aumentare significativamente i volumi. Piccoli numeri, grande qualità e un’identità territoriale riconoscibile rimangono quindi gli obiettivi perseguibili se si vuole mantenere un business sostenibile.

Nuova legge contro le frodi alimentari, cosa rischia ora chi vende falso made in Italy

25 October 2026 at 12:46

Al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione organizzato da Coldiretti e dall’Osservatorio agromafie, tenutosi a Roma a ottobre 2026, è stato tracciato il primo bilancio sui risultati ottenuti dall’entrata in vigore della legge contro le frodi agroalimentari. Con l’avvio dei controlli su larga scala, il nuovo sistema sanzionatorio è entrato pienamente a regime, andando a individuare tutte le fattispecie di reato che rischiano di compromettere il valore del made in Italy, il reddito degli agricoltori e la salute dei consumatori.

Le ispezioni delle autorità, ovviamente, continueranno su questa scia, con l’obiettivo di individuare chi ancora commette illeciti o non rispetta le regole su tracciabilità e denominazione.

Nuova legge contro le frodi alimentari: cosa cambia

La riforma approvata introduce un quadro normativo più articolato per contrastare gli illeciti nel settore agroalimentare. Il provvedimento, che riprende i contenuti già elaborati dalla cosiddetta legge Caselli, interviene principalmente introducendo:

  • nuovi reati penali;
  • sanzioni più incisive;
  • strumenti di controllo più stringenti.

Tra le fattispecie introdotte figurano i reati per:

  • frode in commercio di alimenti;
  • frode in commercio di alimenti con segni mendaci.

Le nuove disposizioni mirano a contrastare le condotte che ingannano il consumatore sulla qualità, sulla quantità o sulla provenienza dei prodotti (comprese quelle realizzate attraverso segni, indicazioni o presentazioni commerciali ingannevoli).

La riforma introduce inoltre il delitto di agropirateria, destinato a colpire le forme più strutturate e sistematiche di frode agroalimentare, soprattutto quando emerge un modello di business organizzato e continuativo. In questo caso si considera illecito quando le frodi alimentari o la vendita di cibo con segni e marchi mendaci non sono episodi occasionali, ma vengono commesse:

  • in modo sistematico e continuativo;
  • attraverso un’organizzazione complessa;
  • con una distribuzione dei prodotti contraffatti su larga scala, invadendo i mercati nazionali o internazionali.

Cosa rischia chi vende falso made in Italy

Con la nuova legge non rischia più solo chi produce materialmente un alimento contraffatto, ma può coinvolgere anche gli operatori che partecipano consapevolmente alla sua distribuzione o vendita, come un’impresa che presenta un alimento straniero come italiano. Lo stesso vale per chi commercializza prodotti accompagnati da informazioni false sulla qualità o su altre caratteristiche rilevanti.

Sotto il profilo penale, la responsabilità individuale degli amministratori, dei titolari d’azienda o dei commercianti varia a seconda della gravità e della sistematicità della condotta:

  • in caso di frode alimentare e commercio con segni mendaci, chi produce, confeziona o vende alimenti spacciandoli per made in Italy o attribuendo loro qualità, quantità o provenienze geografiche false rischia la reclusione unitamente a multe edittali inasprite;
  • in caso di agropirateria, per chi mette in piedi un’attività sistematica, organizzata e professionale di falsificazione (ad esempio, una rete strutturata per importare olio o formaggi esteri e rivenderli stabilmente come italiani Dop o Igp) è prevista la detenzione, commisurata ai delitti d’impresa e di criminalità organizzata;
  • In caso di pericoli per la salute (cosiddetto disastro sanitario), se il falso Made in Italy coinvolge cibi adulterati, nocivi o pericolosi per il consumo, l’imprenditore risponde dei nuovi delitti contro la salute pubblica e rischia la reclusione.

A livello patrimoniale, invece, il piano sanzionatorio prevede:

  • la confisca dei beni nei casi di agropirateria o di associazione a delinquere finalizzata alla frode alimentare. Lo Stato applica la confisca dei beni, del denaro e delle proprietà di cui il condannato non possa giustificare la legittima provenienza, per un valore sproporzionato al proprio reddito;
  • il sequestro immediato dei prodotti falsificati, le etichette, gli imballaggi e gli strumenti di produzione, che vengono eventualmente anche distrutti.

Anche la semplice mancata collaborazione con gli organi ispettivi comporta rischi penali: gli operatori che ostacolano, impediscono o non consentono la ricostruzione della tracciabilità degli alimenti incorrono in un reato contravvenzionale punito con l’ammenda da 600 a 6.000 euro, oltre alle sanzioni previste per l’eventuale frode sottostante.

Agromafie, il business raggiunge 25,2 miliardi di euro

La necessità di rafforzare gli strumenti di contrasto a chi commercializza prodotti contraffatti, falsifica l’origine delle materie prime o presenta alimenti con caratteristiche diverse da quelle dichiarate nasce soprattutto per far fronte a un fenomeno sempre più problematico, ovvero il business delle agromafie, che oggi ha raggiunto un valore di 25,2 miliardi di euro.

Si tratta di cifre che si traducono in un danno economico che si distribuisce lungo tutta la filiera. La diffusione delle frodi alimentari è confermata anche dalla percezione dei consumatori. Secondo il rapporto Coldiretti/Censis, il 75% degli italiani dichiara di essere stato vittima almeno una volta di un inganno a tavola.

Così, mentre il consumatore paga un prezzo che potrebbe non essere giustificato dalle caratteristiche reali dell’alimento, il produttore onesto subisce la concorrenza di chi riesce a ridurre i costi ricorrendo a pratiche illegali. E le imprese che investono in qualità, controlli, materie prime e certificazioni rischiano così di perdere quote di mercato a vantaggio di operatori che sfruttano impropriamente la reputazione delle produzioni italiane.

I migliori vini piemontesi premiati con i Tre bicchieri 2027 di Gambero Rosso

25 October 2026 at 08:51

Sono complessivamente 82 i vini piemontesi che hanno ottenuto i “Tre Bicchieri” di Gambero Rosso. Le etichette regionali, premiate con il massimo riconoscimento della guida Vini d’Italia 2027, sono state scelte perché in grado di valorizzare territori e vitigni locali, ma con interpretazioni e stili differenti.

La selezione di Gambero Rosso in questa edizione conferma l’eccellenza dei grandi rossi, ma mette in evidenza anche una maggiore attenzione alla freschezza, alla precisione aromatica e alla bevibilità.

Come sono stati scelti i migliori vini piemontesi del 2027

I migliori vini, come ogni anno, sono stati scelti attraverso degustazioni e valutazioni della redazione e dei suoi collaboratori, con l’obiettivo di individuare le etichette che si sono distinte per:

  • qualità;
  • personalità;
  • capacità espressiva.

I Tre Bicchieri 2027 sono stati in questo modo assegnati a vini di denominazioni storiche e produzioni che negli ultimi anni hanno consolidato la propria reputazione.

L’elenco completo dei vini piemontesi premiati con i Tre Bicchieri 2027

Di seguito l’elenco integrale delle etichette piemontesi premiate dal Gambero Rosso, con annata e produttore, organizzato per tipologia e denominazione per facilitare la consultazione.

Alta Langa:

  • Alta Langa Brut Bianc ’d Bianc Giulio Cocchi 2019 – Bava/Cocchi;
  • Alta Langa Extra Brut Bera Blanc 2022 – Bera;
  • Alta Langa Extra Brut Caterina Rivella Riserva 2019 – Marcalberto;
  • Alta Langa Pas Dosé Seicento 2022 – Vite Colte.

Barbaresco:

  • Barbaresco Bric Micca 2023 – Poderi Luigi Einaudi;
  • Barbaresco Costa Russi 2023 – Gaja;
  • Barbaresco Fausoni 2023 – Sottimano;
  • Barbaresco Gallina 2023 – Ceretto;
  • Barbaresco Iago 2023 – Mura Mura;
  • Barbaresco Pajè Riserva 2021 – Produttori del Barbaresco;
  • Barbaresco Pajoré 2023 – Bel Colle;
  • Barbaresco Pora 2022 – Ca’ del Baio;
  • Barbaresco Rabajà Riserva 2019 – Giuseppe Cortese;
  • Barbaresco Riserva 2020 – Roberto Sarotto;
  • Barbaresco Tre Stelle 2023 – Cascina delle Rose;
  • Barbaresco Vanotu 2023 – Pelissero.

Barbera d’Asti e Barbera del Monferrato Superiore:

  • Barbera d’Asti L’Avvocata 2025 – Coppo;
  • Barbera d’Asti Lavignone 2025 – Pico Maccario;
  • Barbera d’Asti Superiore Genio 2024 – Gianni Doglia;
  • Barbera d’Asti Superiore La Bogliona 2021 – Scarpa;
  • Barbera d’Asti Superiore Sergio 2021 – Gozzelino;
  • Barbera d’Asti Superiore Vigne Vecchie 2022 – Vinchio Vaglio;
  • Barbera del Monferrato Superiore Albarola 2020 – Tacchino;
  • Barbera del Monferrato Superiore Bruno Bonzano 2021 – Castello di Uviglie;
  • Barbera del Monferrato Superiore Cantico della Crosia 2022 – Vicara.

Barolo:

  • Barolo 2022 – Pio Cesare;
  • Barolo 2022 – Gianluca Colombo/Segni di Langa;
  • Barolo Arborina 2022 – Elio Altare;
  • Barolo Arborina 2022 – Mauro Veglio;
  • Barolo Castellero 2022 – Giacomo Fenocchio;
  • Barolo Cerretta 2022 – Giacomo Conterno;
  • Barolo del Comune di Castiglione Falletto 2021 – Cascina Fontana;
  • Barolo Falletto Vigna Le Rocche Riserva 2020 – Bruno Giacosa;
  • Barolo Fontanin 2022 – Livia Fontana;
  • Barolo Ginestra Ciabot Mentin 2022 – Domenico Clerico;
  • Barolo Lazzarito 2022 – Vietti;
  • Barolo Ornato 2022 – Palladino;
  • Barolo Paiagallo 2022 – Casa E. di Mirafiore;
  • Barolo Ravera 2022 – G. D. Vajra;
  • Barolo Ravera Bricco Pernice 2021 – Cogno;
  • Barolo Serradenari 2022 – Dosio Vigneti;
  • Barolo Sottocastello di Novello 2022 – Ca’ Viola;
  • Barolo Tre Tine 2022 – Giuseppe Rinaldi;
  • Barolo Vigna Rionda Etichetta Nera Riserva 2020 – Massolino/Vigna Rionda;
  • Barolo Vignarionda 2020 – Figli Luigi Oddero/Tenuta Parà;
  • Barolo Villero 2022 – Cavallotto/Tenuta Bricco Boschis;
  • Barolo Zinzasco 2022 – Diego Morra.

Altre denominazioni e vitigni piemontesi:

  • Boca 2022 – Davide Carlone;
  • Canelli Sant’Ilario 2025 – Cadgal;
  • Carema Etichetta Bianca Riserva 2021 – Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema;
  • Colli Tortonesi Timorasso Derthona Lacrime del Bricco 2023 – Giacomo Boveri;
  • Colli Tortonesi Timorasso Derthona Pitasso 2024 – Claudio Mariotto;
  • Colli Tortonesi Timorasso Derthona Santa Croce 2024 – La Colombera;
  • Diano d’Alba Comitatus Dianensis 2024 – Abrigo Fratelli;
  • Dogliani Papà Celso 2025 – Marziano Abbona;
  • Dogliani Superiore Vigne Dolci 2024 – San Fereolo;
  • Erbaluce di Caluso Le Chiusure 2024 – Benito Favaro;
  • Erbaluce di Caluso Rustìa 2025 – Orsolani;
  • Gattinara Osso San Grato Riserva 2020 – Antoniolo;
  • Gattinara Riserva 2020 – Torraccia del Piantavigna;
  • Gavi del Comune di Gavi Bruno Broglia 2022 – Broglia/Tenuta La Meirana;
  • Gavi del Comune di Gavi Rolona 2025 – Castellari Bergaglio;
  • Gavi del Comune di Gavi Rovereto Minaia 2025 – Nicola Bergaglio;
  • Gavi del Comune di Gavi Vigne Rade 2025 – La Toledana;
  • Ghemme Cantalupo Anno Primo 2019 – Antichi Vigneti di Cantalupo;
  • Grignolino d’Asti Monferace 2021 – Tenuta Santa Caterina;
  • Langhe Nebbiolo Ester Canale Rosso 2023 – Giovanni Rosso;
  • Langhe Riesling Hérzu 2024 – Ettore Germano;
  • Nebbiolo d’Alba Superiore San Sebastiano 2024 – Cascina Penna/Currado;
  • Nizza Cremosina 2023 – Bersano;
  • Nizza Montemareto 2023 – Michele Chiarlo;
  • Nizza San Luigi 2022 – Aresca;
  • Piemonte Pinot Nero Bricco del Falco 2022 – Isolabella della Croce;
  • Roero Arneis 2025 – Cascina Lanzarotti;
  • Roero Arneis Alteno della Fontana Riserva 2021 – Tenuta Carretta;
  • Roero Arneis Renesio Incisa Riserva 2021 – Monchiero Carbone;
  • Roero Arneis San Quirico 2025 – Giacomo Costa;
  • Roero Arneis Sette Anni Riserva 2019 – Angelo Negro;
  • Roero Valmaggiore Audinaggio 2024 – Cascina Ca’ Rossa;
  • Roero Vigna di Lino 2023 – Cascina Val del Prete;
  • Ruchè di Castagnole Monferrato Vigna del Parroco 2024 – Ferraris Agricola;
  • Valli Ossolane Nebbiolo Prünent Vigna La Fornace 2024 – Cantine Garrone.

Il risultato è un Piemonte più sfaccettato, nel quale i grandi rossi da invecchiamento convivono con bianchi sapidi, bollicine metodo classico e vini più immediati, senza che una tipologia debba necessariamente imitare l’altra. È proprio questa pluralità a rendere la selezione dei Tre Bicchieri 2027 particolarmente significativa per comprendere la direzione dell’enologia regionale.

I migliori vini siciliani premiati da Gambero Rosso, la guida 2027

24 October 2026 at 06:00

Dalle pendici dell’Etna alle isole minori, passando per le province occidentali e sud-orientali, Gambero Rosso nella sua guida Vini d’Italia 2027 ha inserito ben 31 vini siciliani, premiati con il riconoscimento “Tre Bicchieri”. A dominare la scena quest’anno non sono soltanto i rossi: tra le etichette premiate, i bianchi e i vini dolci o fortificati sono più numerosi, 20 contro 11.

I migliori vini siciliani del 2027, secondo Gambero Rosso

La selezione siciliana del 2027 mostra come il valore del vino regionale non sia più legato a una sola tipologia o a un ristretto gruppo di denominazioni. Le migliori etichette scelte da Gambero Rosso infatti comprendono vini dell’Etna, denominazioni storiche, vitigni autoctoni e produzioni delle isole minori.

Di seguito, l’elenco completo dei vini siciliani che hanno ottenuto il massimo riconoscimento:

  • Biancoviola 2024 – Aldo Viola;
  • Cerasuolo di Vittoria 2024 – Feudi del Pisciotto;
  • Etna Bianco A’ Puddara 2024 – Tenuta di Fessina;
  • Etna Bianco Anthemis 2024 – Monteleone;
  • Etna Bianco Arrigo 2023 – Alta Mora;
  • Etna Bianco Contrada Arcuria 2024 – Restivo;
  • Etna Bianco Contrada Cottanera 2022 – Cottanera;
  • Etna Bianco Contrada Pietrarizzo 2024 – Francesco Tornatore;
  • Etna Bianco Muganazzi 2024 – Graci;
  • Etna Bianco Superiore Contrada Volpare Frontebosco 2025 – Maugeri;
  • Etna Rosso Calderara Sottana 2024 – Girolamo Russo;
  • Etna Rosso Cavanera Rovo delle Coturnie Contrada Marchesa 2022 – Firriato;
  • Etna Rosso Contrada Vigna Monte Gorna Vecchie Vigne Riserva 2020 – Cantine Nicosia;
  • Etna Rosso Vigna Barbagalli 2023 – Pietradolce;
  • Faro 2024 – Le Casematte;
  • Faro Palari 2021 – Palari;
  • Grotta dell’Oro 2025 – Hibiscus;
  • Infatata 2025 – Caravaglio;
  • Magaggiaro Mandrarossa 2025 – Cantine Settesoli/Mandrarossa;
  • Marsala Superiore Secco 2016 – Francesco Intorcia Heritage;
  • Passito di Pantelleria Ben Ryé 2023 – Donnafugata;
  • Sicilia Acini di Grillo 2025 – Possente;
  • Sicilia Grillo Firma del Tempo Riserva 2024 – Cantine Fina;
  • Sicilia Grillo Tasca d’Almerita Whitaker Mozia 2025 – Tasca d’Almerita;
  • Sicilia Grillo Trisole 2025 – Cantine Birgi/Feudo Stagnone;
  • Sicilia Kheirè Grillo Riserva 2024 – Tenuta Gorghi Tondi;
  • Sicilia Nerello Mascalese 2023 – Feudo Arancio;
  • Sicilia Nero d’Avola Duca Enrico 2022 – Duca di Salaparuta;
  • Sicilia Nero d’Avola Saia 2024 – Feudo Maccari;
  • Sicilia Noto Santa Cecilia 2023 – Planeta;
  • Zibibbo 2025 – Barraco.

Anche se i vini rossi continuano a rappresentare una componente fondamentale dell’identità enologica regionale, il peso di bianchi, vini dolci e fortificati nella selezione dimostra che la Sicilia può competere non soltanto attraverso vini potenti e strutturati, ma anche con etichette caratterizzate da freschezza e precisione.

Come i vini siciliani stanno cambiando

La Sicilia è uno dei territori vitivinicoli più articolati d’Italia. L’estensione dei vigneti, la varietà dei paesaggi e la presenza di numerosi microclimi rendono difficile descrivere la produzione regionale attraverso poche caratteristiche comuni. Le condizioni che si incontrano nelle aree costiere di Trapani, nei territori collinari dell’entroterra agrigentino, nelle zone sud-orientali e sui versanti dell’Etna possono essere profondamente diverse.

Questa eterogeneità costituisce una risorsa economica e produttiva importante perché permette alle aziende di lavorare su vitigni differenti, sviluppare identità territoriali riconoscibili e raggiungere segmenti di mercato che cercano prodotti con caratteristiche specifiche. La qualità, però, non dipende soltanto dalla varietà coltivata, ma anche dall’altitudine, dall’esposizione dei vigneti, dalla composizione dei suoli e dalle scelte adottate in cantina.

Il Grillo è uno dei protagonisti di questa evoluzione. Storicamente legato anche alla produzione del Marsala, oggi viene interpretato in modo sempre più articolato, dando origine a vini fermi capaci di esprimere freschezza, struttura e carattere territoriale. Anche il Carricante contribuisce a definire il nuovo volto della viticoltura isolana, trovando sull’Etna condizioni particolarmente favorevoli per esprimere acidità e tensione gustativa. Un vitigno in crescita è infine il Catarratto, che sta progressivamente superando la reputazione di uva destinata prevalentemente alle produzioni di grandi volumi, anche se quest’anno non figura tra le etichette premiate.

Non a caso, l’Etna occupa una posizione centrale nella selezione dei Tre Bicchieri 2027. Le sue condizioni pedoclimatiche, la presenza di vigneti in quota e la diversità dei suoli contribuiscono a creare vini con caratteristiche differenti rispetto a quelli prodotti in altre aree dell’Isola. Questo è un valore aggiunto per le aziende, che oltre alla quantità venduta, devono puntare a costruire un’identità riconoscibile e posizionare le proprie bottiglie in fasce di prezzo coerenti con la qualità espressa, così da differenziare l’offerta siciliana in un mercato internazionale competitivo.

I migliori vini del Trentino Alto Adige premiati da Gambero Rosso, chi ha ottenuto i Tre Bicchieri 2027

24 October 2026 at 06:00

La selezione della guida Vini d’Italia 2027 comprende numerose espressioni della produzione enologica del Trentino Alto Adige.

Dai Pinot Bianco e Chardonnay ai Pinot Nero, Lagrein e Gewürztraminer, fino ai vini delle valli alpine, i migliori vini della regione premiati con i Tre Bicchieri da Gambero Rosso raccontano una viticoltura capace di valorizzare territori, altitudini e vitigni differenti, con etichette che si distinguono per qualità e identità.

I migliori vini del Trentino Alto Adige premiati da Gambero Rosso

Gambero Rosso nella sua guida ha dedicato due sezioni alle produzioni vitivinicole di questa regione, pubblicando due elenchi distinti per il Trentino e l’Alto Adige.

La scelta rispecchia la diversa identità dei due territori vitivinicoli, caratterizzati da tradizioni produttive, denominazioni, vitigni e condizioni pedoclimatiche specifiche:

  • il Trentino esprime una tradizione che comprende, tra gli altri, il Trentodoc, i vini di montagna e le varietà autoctone;
  • l’Alto Adige, o Südtirol, si distingue per la specializzazione territoriale, la varietà dei vitigni internazionali e locali e il ruolo delle cooperative nella valorizzazione delle singole zone.

Tre Bicchieri 2027 del Trentino: l’elenco completo dei vini premiati

Il Trentino si presenta alla selezione 2027 con 14 etichette. Il riconoscimento valorizza soprattutto il Trentodoc, espressione del metodo classico di montagna, ma non si limita alle bollicine. In questo elenco dei migliori trovano spazio anche vini fermi bianchi e rossi.

Ecco la lista completa dei vini trentini che hanno ottenuto i Tre Bicchieri nella guida Vini d’Italia 2027 di Gambero Rosso:

  • Pinot Grigio Giatl 2024 – Cantina Sociale Roverè della Luna/Aichholz;
  • San Leonardo 2021 – San Leonardo;
  • Teroldego Rotaliano Superiore Sangue di Drago Riserva 2023 – Marco Donati;
  • Trentino Riesling 2025 – Pojer & Sandri;
  • Trentino Vino Santo Arèle 2015 – Pravis;
  • Trento Brut Rosé +4 Riserva 2016 – Letrari;
  • Trento Brut Rosé Piancastello Riserva 2020 – Endrizzi;
  • Trento Dosaggio Zero Oro Rosso Riserva 2020 – Cantina La-Vis/Cembra Cantina di Montagna;
  • Trento Extra Brut 1673 Riserva 2018 – Cesarini Sforza Spumanti;
  • Trento Extra Brut AlpeRegis 2020 – Rotari;
  • Trento Extra Brut Blauen Blanc de Noirs 2019 – Moser;
  • Trento Extra Brut Perlé Nero Riserva 2019 – Ferrari;
  • Trento Extra Brut Re di Revì Gli Eroi Riserva 2016 – Revì;
  • Trento Pas Dosé Salìsa Zero 2020 – Villa Corniole.

Tre Bicchieri 2027 dell’Alto Adige: l’elenco completo dei vini premiati

L’Alto Adige conta invece 26 etichette premiate con i Tre Bicchieri 2027. La lista comprende vini bianchi, rossi, spumanti e interpretazioni di vitigni aromatici, mettendo in evidenza la capacità del territorio di valorizzare le caratteristiche di singole zone e vigneti.

Questi sono i vini altoatesini premiati nella guida, con le rispettive annate e cantine produttrici:

  • Bianco Aichberg Riserva 2023 – Tenuta Kornell;
  • Bianco LR Riserva 2022 – Cantina Colterenzio;
  • Chardonnay Kreuzweg Family Reserve Riserva 2022 – Castelfeder;
  • Chardonnay Marei 2023 – Castel Sallegg;
  • Chardonnay Troy Riserva 2023 – Cantina Tramin;
  • Gewürztraminer Frauenrigl Riserva 2024 – Cantina Kurtatsch;
  • Gewürztraminer Vigna Kastelaz 2024 – Elena Walch;
  • Lagrein Taber Riserva 2024 – Cantina Bozen;
  • Lagrein Vigna Klosteranger Riserva 2022 – Muri-Gries;
  • Müller Thurgau Vigna Feldmarschall von Fenner 2023 – Tiefenbrunner/Schlosskellerei Turmhof;
  • Pinot Bianco Itos Riserva 2023 – Ansitz Waldgries;
  • Pinot Bianco Kalkberg Riserva 2024 – Kellerei Sankt Pauls;
  • Pinot Bianco Sirmian 2024 – Nals Margreid;
  • Pinot Grigio 2025 – Peter Zemmer;
  • Pinot Grigio Sanct Valentin 2024 – Cantina Produttori San Michele Appiano;
  • Pinot Nero Renaissance Riserva 2022 – Gump Hof / Markus Prackwieser;
  • Pinot Nero Schweizer 2022 – Franz Haas;
  • Pinot Nero Trattmann Riserva 2023 – Cantina Girlan;
  • Pinot Nero Vigna Herbsthöfl Barthenau Riserva 2023 – Tenuta Hofstätter;
  • Santa Maddalena Classico 2025 – Pfannenstielhof/Johannes Pfeifer;
  • Spumante Pas Dosé Metodo Classico 2021 – Kettmeir;
  • Terlano Pinot Bianco Vorberg Riserva 2023 – Cantina Terlano;
  • Valle Isarco Grüner Veltliner 2025 – Tenuta Ebner/Florian Unterthiner;
  • Valle Isarco Kerner Aristos 2025 – Cantina Valle Isarco;
  • Valle Isarco Riesling R 2024 – Köfererhof/Günther Kerschbaumer;
  • Terlano Pinot Bianco Eichhorn 2024 – Manincor.

Al Sud scoppia anche la rivolta del pane, cosa c’è dietro la protesta di cui in pochi stanno parlando

24 October 2026 at 06:00

Mentre l’attenzione pubblica è concentrata sulle vetrine rotte di Milano, nel Sud Italia si allargano le proteste che, in questi giorni, hanno visto mobilitarsi il comparto della panificazione artigianale. Anche in questo caso c’entra il caro prezzi, che sta aggravando la situazione di chi già denuncia da tempo i rapporti sempre più complicati con la grande distribuzione organizzata.

Le contestazioni arrivano dalla Calabria e, anche se diverse, si intrecciano con quelle degli autotrasportatori, poiché riportano al centro il tema del costo del cibo e della sostenibilità economica delle piccole imprese.

La rivolta del pane prende piede al Sud: cosa sta succedendo in Calabria

La mobilitazione dei panificatori è iniziata il 16 ottobre 2026 a Cosenza, quando 31 artigiani dell’Alto Ionio cosentino hanno deciso di unirsi alla protesta degli autotrasportatori lungo la statale 106, nella piana di Sibari. Dopo una prima serrata di due giorni, la manifestazione è proseguita fino a martedì 20 ottobre, per far luce sulle difficoltà di un settore composto in larga parte da piccole imprese familiari.

A preoccupare è stato soprattutto l’annuncio relativo a possibili aumenti dei listini all’ingrosso che, se confermato, renderebbe impossibile mantenere in equilibrio i conti senza trasferire integralmente sui consumatori l’aumento delle spese. Il prezzo del pane potrebbe infatti passare da 3 a 3,80 euro al chilo a partire dal prossimo novembre in alcuni esercizi.

L’aumento ipotizzato è pari a 80 centesimi al chilo, ovvero circa il 26,7% in più rispetto al prezzo iniziale. Se applicato, significherebbe spendere 4 euro in più per acquistare cinque chili di pane rispetto a quanto si pagherebbe con il listino precedente.

Secondo quanto riferito da Monti al Corriere della Sera, tra le voci che stanno incidendo maggiormente sui bilanci c’è la farina, il cui prezzo sarebbe aumentato di 10 euro al quintale dalla metà di settembre, ma anche i rincari del gas e dell’elettricità, indispensabili per alimentare i forni e mantenere operativi i laboratori.

Un ulteriore elemento riguarda i materiali per il confezionamento. Per carta e plastica, gli aumenti segnalati arriverebbero fino al 50%, con un impatto significativo sulle attività che devono preparare e consegnare quotidianamente il pane a negozi e supermercati.

I bonus richiesti

Accanto al caro materie prime, c’è poi il problema del costo del lavoro. La panificazione artigianale richiede spesso turni notturni o nelle prime ore del mattino, perché il pane deve essere pronto per la vendita quando i clienti iniziano la giornata. Questo comporta spese maggiori per la gestione del personale, che si vanno ad aggiungere ai rincari del periodo, e che rendono insostenibile il proseguimento di molte attività.

Pino Cesarini, panificatore che lavora insieme a tre familiari e due dipendenti, ha richiamato l’attenzione proprio sulla necessità di agevolazioni contributive per le assunzioni. A lui si è unito anche Eugenio Bettarini Briatico, panificatore di Francavilla Marittima, che ha evidenziato le difficoltà di sostenere salari e spese crescenti. Questo perché per le imprese di dimensioni ridotte, mantenere un organico sufficiente è essenziale, ma può diventare economicamente difficile quando aumentano le spese e i ricavi non crescono allo stesso ritmo.

Il nodo della grande distribuzione

Tra le ragioni della protesta c’è infine il rapporto con la grande distribuzione organizzata. Produttori e panificatori che riforniscono supermercati e che sono coinvolti nella mobilitazione hanno denunciato pressioni sui listini di vendita e una gestione penalizzante dei margini commerciali. Nello specifico, secondo le testimonianze degli operatori, alcuni supermercati avrebbero preteso di trattenere per sé fino al 50% dei rincari applicati al prezzo del pane al pubblico, lasciando ai panificatori una quota insufficiente a coprire gli effettivi aumenti dei costi delle materie prime e dell’energia.

È anche per questo che i panificatori chiedono di rivedere i rapporti lungo la filiera, affinché la distribuzione del rischio commerciale non finisca per gravare soprattutto sui produttori più piccoli.

Caro gasolio, arriva il contributo a fondo perduto per gli agricoltori: come funziona

24 October 2026 at 06:00

Il governo ha approvato un nuovo decreto legge che riconosce contributi a fondo perduto ai comparti agricoltura e pesca, destinati a far fronte al fenomeno del caro gasolio. Dopo giorni di proteste, il Consiglio dei ministri del 22 ottobre 2026 ha stanziato 70 milioni di euro.

Alle imprese agricole, in particolare, sono destinati 60 milioni di euro, con un aiuto calcolato sulle spese sostenute per l’acquisto di carburante.

Come funziona il contributo a fondo perduto per gli agricoltori

La misura destinata al settore agricolo consiste in un bonus pari al 20% delle spese sostenute per il carburante, entro il limite massimo indicato di 45 centesimi per litro, nel periodo indicato dal decreto.

L’importo effettivamente riconosciuto dipenderà quindi dalle spese documentate, non sarà automatico e non concorrerà alla formazione del reddito imponibile. La misura, infatti, è esente da imposte sul reddito.

Quali spese rientrano nell’agevolazione

Potranno essere restituite, nei limiti individuati dall’esecutivo, le spese per il carburante sostenute nel periodo che va dal 1° giugno al 15 ottobre 2026. Gli acquisti effettuati al di fuori di queste date sono esclusi. Di conseguenza, per gli operatori agricoli sarà fondamentale conservare e verificare la documentazione relativa agli acquisti di carburante, in modo da poter dimostrare gli importi sostenuti e la loro riferibilità al periodo agevolato.

L’esecutivo, al momento, ha comunque stanziato solo le risorse per i contributi. Per l’attivazione degli stessi e l’effettiva entrata in vigore si dovrà attendere apposito decreto attuativo, con il quale dovranno essere definite le disposizioni operative applicabili.

Chi eroga il contributo e come avviene il pagamento

Il Consiglio dei ministri ha individuato l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) come soggetto incaricato a erogare il contributo alle imprese agricole in possesso dei requisiti richiesti. Il pagamento è previsto mediante accredito diretto sul conto corrente del beneficiario.

Anche in questo caso, per conoscere i termini di presentazione delle domande, la documentazione necessaria e gli eventuali criteri di priorità in caso di richieste superiori alle risorse disponibili, sarà necessario fare riferimento alle istruzioni attuative.

Gli aiuti per l’autotrasporto

A seguito delle proteste che hanno interessato diverse regioni in tutta Italia e dopo lo stop di diversi importanti impianti produttivi, il decreto legge approvato il 22 ottobre 2026 ha previsto anche altre misure per l’autotrasporto, per contenere l’impatto dei rincari e garantire la continuità dei servizi.

Nel dettaglio, per le imprese di trasporto merci sono state sbloccate ulteriori risorse per i crediti d’imposta relativi all’acquisto di gasolio. Si tratta di:

  • 45,2 milioni di euro aggiuntivi per le spese sostenute tra marzo e agosto 2026;
  • altri 60 milioni di euro per quelle effettuate dal 1° settembre al 5 ottobre 2026.

Il provvedimento introduce inoltre la possibilità, per le imprese di autotrasporto di merci per conto terzi iscritte all’Albo nazionale degli autotrasportatori, di chiedere la sospensione dei canoni di leasing relativi ai veicoli impiegati nell’attività fino al 31 marzo 2027, con una proroga del termine finale del contratto per un periodo corrispondente a quello della sospensione.

Poiché la misura è orientata alla gestione della liquidità, le operazioni interessate non possono essere revocate fino alla stessa data, così da consentire alle aziende di liberare risorse da destinare alle spese correnti, compreso il carburante, in una fase di particolare pressione sui margini.

Il decreto interviene infine sui contratti di autotrasporto di durata superiore a trenta giorni, prevedendo la pubblicazione e l’aggiornamento trimestrale, da parte del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dei valori percentuali relativi all’incidenza del costo del carburante. Per i contratti non stipulati in forma scritta, i valori minimi diventano un parametro obbligatorio per il calcolo delle fatture.

Vendemmia 2026, crollano i listini delle uve: le denominazioni più colpite dal Nord al Sud

23 October 2026 at 14:56

La vendemmia 2026 si chiude, almeno sul fronte dei prezzi delle uve da vino, con un quadro complesso per la filiera vitivinicola italiana. Nonostante le previsioni indichino una produzione inferiore rispetto allo scorso anno, le quotazioni della materia prima tendono al ribasso in diversi territori, coinvolgendo alcune delle denominazioni più importanti del made in Italy enologico.

A fotografare la situazione sono le prime rilevazioni della Borsa merci telematica italiana (Bmti) sulla campagna 2026/27, diffuse il 15 ottobre 2026: dal Veneto alla Puglia, numerose denominazioni registrano cali a doppia cifra rispetto alla scorsa campagna, mentre le cantine devono ancora smaltire le giacenze accumulate.

Come è andata la vendemmia in Italia

Secondo le stime della Commissione europea, la produzione di vino in Italia dovrebbe attestarsi a poco più di 41 milioni di ettolitri, registrando una diminuzione del 7,1% nel 2026 rispetto al 2025. Questa contrazione è una diretta conseguenza delle difficoltà incontrate dai vigneti in seguito a condizioni climatiche estreme, temperature elevate e periodi di siccità durante la primavera e l’estate. Queste condizioni infatti hanno portato a un anticipo della vendemmia in numerose aree del Paese, modificando i calendari di raccolta e incidendo sulle quantità disponibili.

Di contro, le cantine devono ancora smaltire ingenti quantità di vino e, proprio mentre devono fare i conti con la necessità di mantenere bassi i costi, questa eccedenza sta già spingendo verso il basso le quotazioni di quest’anno. Il problema, dunque, non riguarda soltanto la disponibilità di uva, ma l’equilibrio complessivo tra produzione, scorte, domanda e vendite.

Di quanto sono scesi i prezzi dell’uva

Dai dati rilevati dalle Camere di commercio ed elaborati dalla Borsa merci telematica italiana (Bmti), in anteprima per il settimanale Tre Bicchieri del Gambero Rosso il 15 ottobre 2026, le prime rilevazioni sulla campagna vitivinicola 2026/27 restituiscono un andamento dei prezzi al ribasso. Numerose denominazioni registrano quotazioni inferiori rispetto alla campagna precedente, con diminuzioni che in alcuni casi superano il 20%. Il fenomeno interessa diverse aree produttive, dal Veneto alla Toscana, fino all’Abruzzo e alla Puglia.

Solo poche denominazioni, accanto alle flessioni a doppia cifra, mantengono quotazioni stabili: tra queste il Brunello di Montalcino e il Conegliano Valdobbiadene Prosecco.

Le denominazioni più colpite

Tra le denominazioni che hanno registrato le diminuzioni più consistenti rispetto al 2025 ci sono:

  • il Lugana Doc, tra Lombardia e Veneto (province di Brescia e Verona), con un ribasso del 23% e quotazioni scese a 158,5 euro al quintale;
  • il Montepulciano d’Abruzzo Doc, le cui uve perdono il 21%, fermandosi a 46,5 euro al quintale;
  • la Vernaccia di San Gimignano Docg, in Toscana, che registra una flessione del 19%, con prezzi pari a 65 euro al quintale;
  • l’Abruzzo Pecorino Doc, in calo del 17% a 47,5 euro al quintale;
  • le uve destinate alla produzione di Recioto e Amarone della Valpolicella Docg, che perdono il 16%, attestandosi a 152,5 euro al quintale.

La tendenza negativa coinvolge inoltre:

  • il Chianti Classico Docg e il Vino Nobile di Montepulciano Docg, entrambi in diminuzione dell’8%, rispettivamente a 161,25 e 117,5 euro al quintale;
  • le uve destinate al Primitivo in Puglia, che scendono del 9%, raggiungendo 40 euro al quintale;
  • il Pinot Grigio Valdadige, con una flessione più contenuta, pari al 6%, e con quotazioni di 75 euro al quintale.

Fanno eccezione le uve destinate al Brunello di Montalcino Docg, che restano stabili a 250 euro al quintale, così come quelle per il Soave Doc, il Custoza Doc e le principali produzioni del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg.

Cosa si rischia

Le conseguenze non sono necessariamente identiche per tutte le aziende. I produttori che dispongono di contratti consolidati, maggiore capacità commerciale o prodotti destinati a segmenti di mercato più remunerativi possono trovarsi in una posizione differente rispetto alle imprese più esposte alle oscillazioni dei listini. Tuttavia, la diffusione dei ribassi rende il quadro complessivo particolarmente delicato.

L’evoluzione dei prezzi nei prossimi mesi dipenderà dalla capacità del mercato di assorbire le giacenze e dalla velocità con cui le vendite riusciranno a riportare equilibrio tra domanda e offerta. Sarà quindi importante osservare l’andamento delle vendite di vino, l’evoluzione dell’export e le prossime rilevazioni dei listini camerali.

Perché la mozzarella di bufala è a rischio, cosa sta succedendo nei caseifici

22 October 2026 at 10:53

La mozzarella di bufala, eccellenza simbolo del made in Italy agroalimentare e pilastro dell’economia del Mezzogiorno, si trova ad affrontare una delle fasi più complesse della sua storia recente. Tra le pareti dei caseifici e lungo i pascoli delle zone di produzione d’origine, l’equilibrio di un’intera filiera appare infatti oggi fortemente compromesso.

Mentre in tutta Italia i consumatori temono ripercussioni sulla reperibilità e sui prezzi del prodotto finale, numerosi caseifici hanno dovuto sospendere la lavorazione perché il latte non arriva, a causa del fermo degli autotrasportatori. Il risultato è uno stop della produzione che rischia di avere delle conseguenze molto spiacevoli.

Cosa c’è dietro lo stop alla produzione di mozzarella di bufala in Italia

A mettere in difficoltà la filiera della mozzarella di bufala campana Dop è lo sciopero degli autotrasportatori. In Campania, soprattutto nelle province di Caserta e Salerno, numerosi caseifici hanno dovuto sospendere le attività per la mancata consegna del latte proveniente dagli allevamenti.

La mobilitazione, partita nel Mezzogiorno per protestare contro il caro carburante, sta provocando conseguenze che vanno ben oltre il settore della logistica. Infatti, anche se le bufale continuano a essere munte, senza trasporti regolari la materia prima rischia di non poter essere lavorata entro i tempi stabiliti. Le difficoltà partono già negli allevamenti, dove il latte si accumula, e si estendono ai punti vendita, con una disponibilità della mozzarella sempre più incerta.

La situazione nei supermercati

Uno degli effetti più visibili del blocco riguarda la disponibilità della mozzarella di bufala campana Dop nei punti vendita. La riduzione dell’offerta è già visibile. Gli scaffali dei supermercati sono meno forniti e c’è maggiore difficoltà nel reperire il prodotto, soprattutto nelle aree in cui la domanda è elevata. La continuità delle forniture sta mettendo in difficoltà anche pizzerie, ristoranti, gastronomie e rivenditori specializzati, che devono programmare gli acquisti sulla base della disponibilità effettiva.

Non è però possibile stabilire, sulla base delle sole chiusure segnalate, quanto dureranno le eventuali carenze o quali saranno gli effetti sui prezzi al dettaglio. Questi dipenderanno dalla durata della mobilitazione, dalle scorte già presenti nei punti vendita e dalla velocità con cui allevamenti, caseifici e distributori riusciranno a riprendere le normali attività.

Cosa si rischia ora

A parlare per primo di allarme è stato il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop, che il 21 ottobre 2026 ha denunciato la chiusura di numerosi stabilimenti e chiesto un intervento urgente del governo. Oltre alla temporanea scarsità del prodotto sugli scaffali, le perdite economiche potrebbero colpire l’intero settore, per poi estendersi ad altri comparti, dall’agroalimentare all’export.

Secondo quanto riferito dal direttore, Pier Maria Saccani, non è sufficiente avere allevamenti in attività e impianti pronti a lavorare. La mozzarella di bufala è un prodotto fresco, la cui produzione dipende dalla disponibilità regolare di latte. Il latte destinato alla Dop deve essere lavorato entro 60 ore dalla mungitura, quindi occorre che arrivi a destinazione nelle condizioni e nei tempi necessari per essere trasformato.

Questo non significa necessariamente che ogni quantitativo di latte rimasto fermo debba essere automaticamente buttato. Può essere utilizzato per produrre mozzarella, ma questa non avrà la certificazione Dop. E questo si traduce in un danno economico superiore a quello provocato da una semplice interruzione temporanea:

  • per gli allevatori, il danno può tradursi in costi aggiuntivi, difficoltà organizzative e possibili perdite di materia prima;
  • per i caseifici, invece, la sospensione dell’attività comporta una riduzione dei volumi lavorati e maggiori difficoltà nel rispettare gli ordini già ricevuti.

Inoltre, tutto sta succedendo in un momento già delicato, per via dell’aumento dei costi di produzione denunciato da tempo dagli operatori di settore. Adesso quindi, se la protesta dovesse continuare, la situazione finanziaria già complicata potrebbe ulteriormente aggravarsi.

Intanto, il governo ha annunciato nuovi aiuti per gli autotrasportatori, ma alcuni manifestanti avevano prospettato la possibilità di proseguire la mobilitazione almeno fino al 27 ottobre.

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