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Truffa sui Gratta e Vinci: maxi sequestro da 25 milioni di euro a 5 ex dipendenti

23 October 2026 at 11:49

Server informatici manipolati per conoscere in anticipo l’itinerario dei tagliandi milionari, acquistati a colpo sicuro da parenti e conoscenti: così si è consumata la truffa dei Gratta e Vinci scoperta dalla Guardia di Finanza di Roma, che ha portato all’esecuzione di un sequestro di beni per un valore superiore a 25 milioni di euro nei confronti di cinque ex dipendenti di una società concessionaria del gioco, risultata estranea ai fatti.

Il provvedimento cautelare è stato disposto su delega della Procura Regionale della Corte dei conti per il Lazio per garantire il risarcimento del danno erariale causato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Come funzionava la truffa e la violazione dei server

Il sistema del Gratta e Vinci si fonda sulla rigida gestione del concessionario e su meccanismi di distribuzione che dovrebbero garantire la totale casualità delle vincite. Gli ex dipendenti hanno tuttavia sfruttato le proprie credenziali di accesso per violare i sistemi informatici e manipolare i server aziendali.

Attraverso questo accesso riservato, la banda riusciva a tracciare in anticipo la posizione esatta di quattro biglietti vincenti dal valore complessivo di 24 milioni di euro:

  • due tagliandi che garantivano un premio da 7 milioni di euro ciascuno.
  • due tagliandi da 5 milioni di euro ciascuno.

Una volta individuata la ricevitoria sul territorio nazionale a cui la concessionaria aveva spedito i biglietti, i truffatori inviavano parenti e amici ad acquistarli a colpo sicuro. Un meccanismo che ha alterato la casualità del gioco e sottratto premi che, in condizioni ordinarie, avrebbero potuto anche non essere riscossi e rimanere allo Stato.

Il maxi sequestro da 25 milioni di euro

L’inchiesta contabile e finanziaria ha portato al blocco di un ingente patrimonio immobiliare e finanziario riconducibile agli indagati. I sigilli della Guardia di Finanza sono scattati su 25 immobili (tra cui villini, appartamenti, garage e cantine) situati nelle province di Roma, Viterbo, Treviso, Taranto, Grosseto e Reggio Calabria.

Oltre alle proprietà immobiliari, sono stati sottoposti a sequestro auto e moto di grande cilindrata e diversi conti correnti. Ora spetterà al giudice contabile stabilire se confermare, modificare o revocare il provvedimento a tutela delle casse pubbliche.

Sciopero tir, stop ai blocchi in Sicilia e Calabria: decreto in Cdm e linea dura del Viminale

22 October 2026 at 04:00

La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio (e non solo) è giunta a una triste svolta. Dopo giorni di blocchi, che hanno messo in difficoltà buona parte del Sud (in buona parte unito a sostegno dei manifestanti, ndr), nella serata di mercoledì 21 ottobre 2026 sono stati sospesi i presidi in Sicilia e in Calabria. Diverso il discorso in Campania, dove sono stati liberati alcuni snodi autostradali.

Il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri per approvare un decreto legge con le misure per l’autotrasporto e nuove risorse per l’agricoltura. Sul fronte dell’ordine pubblico, il Viminale ha però avviato un’azione a tappeto contro i presidi illegali, con 1.339 persone identificate. Non proprio l’intervento a supporto dei lavoratori esausti che ci si sarebbe aspettato.

Sicilia e Calabria sospendono la protesta

La Sicilia è la regione che ha fatto il primo passo e, di fatto, quella che si è beccata dure critiche sui social. La svolta è giunta in serata, dopo un incontro in Prefettura a Catania. L’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), che manteneva i blocchi lungo l’autostrada Messina-Catania, davanti al porto di Palermo e in altre strade dell’isola, ha deciso di sospendere la protesta.

Ecco le parole del presidente dell’Aias Giuseppe Richichi:

Abbiamo deciso di revocare il blocco dei tir poiché abbiamo ricevuto delle rassicurazioni da parte del prefetto che anche noi siederemo ai tavoli nazionali per i confronti sul tema dell’autotrasporto.

Una decisione che ha ribaltato quanto deciso soltanto poche ore prima. L’assemblea all’interporto di Catania aveva infatti votato all’unanimità il “fermo a oltranza”.

Un fronte, quello siciliano, nettamente spaccato. Il Comitato trasportatori siciliani (Cts) di Salvatore Bella aveva infatti già revocato il fermo dopo l’incontro con il ministro Matteo Salvini del 20 ottobre. L’Aias contestava invece l’accordo, chiedendo:

  • contributi straordinari sul gasolio;
  • sospensione dei versamenti contributivi;
  • finanziamenti agevolati per rinnovare i mezzi;
  • maggiori tutele per i piccoli trasportatori.

Sciopero tir

In Calabria invece lo stop è stato annunciato da Fedralog, la federazione regionale della logistica che aveva proclamato il fermo. Ecco un sunto di quanto riportato nella nota ufficiale:

Abbiamo deciso di sospendere l’astensione dai servizi per dare fiducia al Governo e al ministero.

L’attenzione resta però massima e se l’incontro del 27 con Salvini non darà risposte reali, si spiega, “organizzeremo un grande corteo verso Roma con tutti i nostri mezzi. La misura è colma e il tempo delle attese è finito”.

Come detto, differente la situazione in Campania. Secondo Vincenzo Parisi, rappresentante degli autotrasportatori, sono stati liberati i presidi di Caserta e di Mercato San Severino, nel Salernitano, ma camion e trattori si sono spostati allo svincolo di Pontecagnano. Nel Casertano, dopo le identificazioni della Polizia, sono stati rimossi i presidi vicino alle autostrade, mentre restavano quelli nelle aree industriali e interportuali. In Basilicata, infine, è stato sciolto dopo quattro giorni il presidio sulla statale 106 Jonica.

Decreto in Cdm e fondi per l’autotrasporto

Dopo il vertice a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e i Ministri Francesco Lollobrigida e Matteo Piantedosi, il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri.

Si punta all’approvazione di un decreto legge che riunisca gli interventi a sostegno dell’autotrasporto, così come ulteriori risorse per il comparto agricolo. Secondo il Ministero delle Infrastrutture, il provvedimento dedicherà particolare attenzione ai piccoli operatori, i cosiddetti padroncini, e a chi è rimasto escluso dalle misure previste dalla normativa europea.

Tra gli interventi già individuati figurano:

  • ristori per il caro gasolio;
  • sospensione dei canoni di leasing;
  • digitalizzazione della lettera di vettura.

In termini concreti, parlando di risorse, Salvini ha svelato una cifra, diciamo. Oltre un miliardo di euro sbloccato per il settore. Il Ministro ha confermato che “i 430 milioni sono in pagamento da oggi agli autotrasportatori per il caro gasolio, con 32mila imprese che verranno aiutate”.

A ciò si aggiungono 50 milioni per i mesi di settembre e ottobre, per un totale di 480 milioni destinati al caro carburante tra marzo e ottobre. Un totale che non basta ma che, stando al Ministero, copre il 70% dei maggiori costi.

Altri 590 milioni saranno poi erogati per sostituire i camion più vecchi con mezzi nuovi. Salvini ha anche smentito un messaggio audio circolato online, secondo cui l’accordo sarebbe stato rifiutato: “Non fidatevi delle balle che girano in rete”.

Non tutti, però, sono convinti. Dai presidi del Casertano circola malcontento, con alcuni manifestanti che hanno contestato le somme. Quanto sbloccato, dicono, sarebbe parte di “soldi già destinati alla categoria”. I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, hanno intanto chiesto di anticipare il confronto del 27 ottobre: “Rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti”. Per l’agricoltura, infine, Lollobrigida ha annunciato “ulteriori interventi” contro il caro carburanti. Al tempo stesso, però, le sue parole sono tra le più problematiche pronunciate da esponenti di questo esecutivo.

Linea dura sui blocchi

Se da un lato c’è stato spazio per il dialogo, dall’altro il Ministero dell’Interno ha avviato un’azione a tappeto per identificare chi attua “in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania”.

Il bilancio è stato diffuso proprio dal Viminale e si parla di 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate sul piano amministrativo. Le forze dell’ordine hanno scortato circa 500 tir soltanto in Campania, un servizio che, secondo Palazzo Chigi, “sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta per poter continuare a lavorare in sicurezza”.

Il Ministero si è impegnato inoltre a garantire la continuità dei rifornimenti di prima necessità, dai generi alimentari ai farmaci. Il Ministro Piantedosi ha poi riunito prefetti e questori per sollecitare la massima attenzione su possibili infiltrazioni criminali.

Parole durissime sono state pronunciate nel pomeriggio di mercoledì 21 ottobre. Il tutto a corredo di un generale atteggiamento governativo che avrà un netto peso, in un verso e nell’altro, alle prossime elezioni. Alla Camera, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha precisato che “impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive”.

Ed ecco che da un lato si chiede di poter vivere dignitosamente e dall’altro si sfrutta lo spauracchio di multe, denunce e detenzione. Sulla stessa linea il viceministro Edoardo Rixi, che teme “infiltrazioni di bande organizzate”. In merito non è mancato il pensiero espresso ad alta voce di Lollobrigida, che ha parlato di “casi evidenti di infiltrazioni criminali”.

Chi protesta, anche pacificamente, è da condannare alla gogna (o peggio). E così ecco spuntare anche il Codacons, che ha annunciato denunce alle Procure se i blocchi non saranno rimossi. Il tutto mentre le 11 associazioni nazionali dell’autotrasporto, da Anita a Unatras, hanno chiesto a Piantedosi di intervenire: “Continuare a bloccare il Paese non è più giustificabile”.

Supermercati, carburante e prezzi: che succede

Le conseguenze dei blocchi sono sotto gli occhi di tutti al Sud ma, come detto, ciò non ha fatto vacillare il generale sostegno da parte del popolo, in strada e sui social. Federdistribuzione ha segnalato scaffali sempre più vuoti in Puglia, Calabria e Campania, con merci ferme nei centri distributivi. A Bari, invece, gli operatori stimano scorte sufficienti solo per pochi giorni, mentre a Gela l’acqua minerale è diventata introvabile. Ancd-Conad ha parlato invece di sprechi per decine di milioni di euro.

Un po’ di conseguenze iniziano però a lambire anche i confini del Centro-Nord. In Veneto l’ortofrutta arriva “a singhiozzo”, secondo Confcommercio, e in Toscana si registrano i primi problemi di approvvigionamento, mentre in Umbria la situazione resta al momento sotto controllo.

Supermercato vuoto

Sul fronte dei carburanti, a Napoli si sono formate code di ore davanti ai pochi distributori ancora riforniti, con difficoltà anche per il Gpl. Diversi automobilisti hanno inoltre denunciato prezzi fuori mercato (in alcuni casi gli aumenti sono stati svelati anche in piccoli alimentari, ndr), con il diesel venduto fin oltre i 3 euro al litro e la benzina fino a 2,499 euro. Ciò a fronte di medie intorno a 2,25 e 1,99 euro.

Per contrastare eventuali speculazioni, la Guardia di Finanza ha avviato controlli sugli impianti, mentre a Crotone è stata istituita una task force. Qui le compagnie che hanno aderito al tetto promosso da Eni, fissato a 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, stanno rispettando gli impegni, ma alcune pompe indipendenti avrebbero toccato i 2,8 euro al litro per il gasolio.

Aeroporti, scuole e servizi pubblici: com’è la situazione

La protesta ha inevitabilmente colpito anche il trasporto aereo. Secondo i Notam diffusi da Enav, ovvero gli avvisi ufficiali per i piloti, il carburante per gli aerei è risultato indisponibile o limitato negli aeroporti di:

  • Crotone;
  • Reggio Calabria;
  • Napoli;
  • Catania.

Le compagnie sono state così invitate a rifornirsi negli scali di partenza. In questo contesto, WizzAir ha avvertito di possibili limitazioni sui voli. Per quanto riguarda gli aeroporti calabresi, la Sacal, ovvero la società di gestione, ha assicurato che non sono previsti impatti sui voli programmati. Resta regolare intanto il traghettamento tra Calabria e Sicilia.

Disagi anche per i servizi essenziali. Poste Italiane ha comunicato ritardi nelle consegne di pacchi e corrispondenza da e per:

  • Calabria;
  • Sicilia;
  • Campania;
  • Puglia.

A Napoli l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate ha segnalato rischi per i trasporti sanitari, dai pazienti in dialisi ai trasferimenti tra ospedali. In Campania l’Eav ha annunciato possibili riduzioni dei servizi di autobus e, in assenza di carburante, di alcune corse ferroviarie dal 24 ottobre.

A Praia a Mare e Tortora è stata invece sospesa la raccolta dei rifiuti porta a porta, mentre a Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, una scuola ha sospeso la mensa dal 22 ottobre perché i pasti non arrivano più. Tornando a Napoli, infine, la Federico II ha annunciato il ritorno alla didattica a distanza, considerando la crisi dei carburanti.

I danni ad agricoltura e industria

Tra i settori più colpiti c’è l’agroalimentare:

  • si è fermata la produzione di mozzarella di bufala campana Dop, perché il latte non arriva ai caseifici entro le 60 ore previste dal disciplinare;
  • nel Casertano i produttori di mela annurca Igp hanno interrotto la raccolta;
  • in Calabria Coldiretti segnala kiwi, agrumi e olive bloccati e operatori del Nord, che si riforniscono già in Spagna;
  • in Sicilia il mercato ortofrutticolo di Vittoria non ha ripreso l’attività.

Secondo Legacoop Agroalimentare, se i blocchi proseguissero fino al 27 ottobre, i danni potrebbero arrivare a decine di milioni di euro. A Termoli, ad esempio, la pesca si è fermata perché i camion non riescono a trasportare il pescato e al porto manca persino il gasolio per i pescherecci.

Le difficoltà riguardano anche l’industria e i servizi. Gli industriali di Campania e Puglia parlano di “attività produttiva alla paralisi”, mentre a Cosenza il gruppo di surgelati Gias ha annunciato lo stop delle linee, con 200-300 lavoratori su 400 che rischiano di restare a casa. Ance Calabria segnala invece che acciaio e bitume non arrivano più nei cantieri, e Aigrim-Fipe stima già 50 ristoranti di catena chiusi al Sud.

Sullo sfondo infine restano i costi strutturali del settore. Confcommercio offre un dato interessante. Tra il 2019 e il 2026 il gasolio è aumentato di circa il 30% e oggi pesa per il 40% sui costi operativi delle imprese di autotrasporto. Sul piano locale, la Regione Campania ha annunciato un fondo per il caro gasolio in agricoltura. In merito però c’è un po’ di confusione sulle cifre, con circa 13 milioni secondo il presidente Roberto Fico, che diventano 20 milioni, come “prima base di partenza”, secondo Coldiretti Campania.

Cosa succede ora

Gli appuntamenti cardine ora sono due. Il primo è il citato Consiglio dei ministri di giovedì 22 ottobre. In quest’occasione si dovrà tradurre in un decreto legge l’insieme degli impegni presi con la categoria. Il secondo è l’incontro del 27 ottobre con il Ministro Salvini. Una data che diverse sigle considerano decisiva.

Molte realtà hanno soltanto sospeso il blocco, minacciando di riprendere la mobilitazione in caso di mancata concretezza governativa, fino a un corteo verso Roma, se le richieste non saranno accolte. Per i cittadini del Sud, intanto, il ritorno alla normalità di rifornimenti e servizi dovrebbe essere graduale, mentre resta da capire se tutti i presidi ancora attivi nelle aree industriali verranno rimossi nelle prossime ore.

Sciopero tir al Sud, Urso: “Il Viminale sta identificando i camionisti per rimuovere i presidi”

21 October 2026 at 16:48

Il governo punta a far rimuovere i presidi degli autotrasportatori che stanno rallentando il trasporto delle merci nel Mezzogiorno. A ribadirlo è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante un question time alla Camera, annunciando che il Viminale sta procedendo all’identificazione dei camionisti coinvolti nei blocchi.

Secondo Urso, impedire il passaggio dei soli camion, consentendo invece alle automobili di circolare, può configurare un blocco stradale con conseguenze penali, comprese quelle detentive. Il ministro ha inoltre riferito che le stesse associazioni degli autotrasportatori hanno chiesto al governo di intervenire per rimuovere i presidi.

Nel frattempo, si moltiplicano le segnalazioni di episodi di intimidazione. Alcuni camionisti denunciano pneumatici tagliati e copertoni collocati al centro della carreggiata per costringere i mezzi a fermarsi. Altri sostengono di essere stati obbligati a interrompere i viaggi.

Organizzazioni autotrasportatori chiedono la rimozione dei blocchi

Urso ha spiegato che le misure annunciate il giorno precedente sono state accolte positivamente dalle associazioni di categoria, che hanno dichiarato sospese le proteste. Restano tuttavia alcuni presidi e blocchi sporadici. Le stesse organizzazioni degli autotrasportatori, attraverso un comunicato congiunto, hanno chiesto di rimuoverli, sostenendo che non sia più giustificato paralizzare il Paese dopo la ripresa del dialogo con il governo, giudicata positiva. Alla richiesta di ripristinare la circolazione si sono unite anche le associazioni industriali del Mezzogiorno e quelle dei consumatori.

Salvini: “Non siamo disponibili a tollerare la criminalità”

Le proteste continuano nonostante le risorse annunciate dall’esecutivo per sostenere il settore, colpito dall’aumento dei costi del carburante. Il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi ha spiegato che i primi pagamenti degli aiuti sono partiti il 21 ottobre, mentre ulteriori interventi saranno inseriti in un decreto legge. Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha parlato di oltre un miliardo di euro di risorse complessive, destinate sia a compensare i maggiori costi del gasolio sia a incentivare il rinnovo dei veicoli. “Abbiamo sbloccato un miliardo di euro di risorse e da oggi partono i pagamenti per duemila aziende al giorno: soldi veri, veloci”, ha dichiarato, aggiungendo che il governo è disponibile a discutere anche l’introduzione di un tetto al prezzo del gasolio.

Salvini ha però escluso qualsiasi tolleranza nei confronti di eventuali comportamenti criminali: “Non siamo disponibili a tollerare la criminalità”.

Disagi negli aeroporti e scaffali vuoi nei supermercati

Le conseguenze della protesta degli autotrasportatori si fanno sentire al Sud, dove le difficoltà nei trasporti stanno coinvolgendo sia il settore aereo sia la distribuzione dei beni di prima necessità.

Negli scali di Crotone e Reggio Calabria le scorte di carburante per gli aerei risultano esaurite, mentre l’aeroporto di Lamezia Terme non segnala criticità e continua a garantire la normale operatività. La situazione è stata comunicata da Enav tramite un Notam, l’avviso rivolto a piloti e personale aeronautico, che raccomanda agli equipaggi di fare rifornimento nello scalo di partenza.

Federico II, lezioni a distanza da giovedì per la crisi dei carburanti: cosa cambia per esami e lauree

21 October 2026 at 13:56

L’Università Federico II di Napoli passa alle lezioni a distanza da giovedì 22 ottobre 2026 e fino a nuova comunicazione. La decisione è legata alle agitazioni in corso e alle difficoltà di approvvigionamento del carburante, che rischiano di compromettere gli spostamenti di studenti e personale universitario.

Le lezioni e le attività formative ordinarie proseguiranno online, rispettando gli orari già stabiliti dai calendari accademici. L’obiettivo è garantire la continuità della didattica e limitare i disagi provocati dalla situazione, senza interrompere il regolare svolgimento dell’anno universitario.

Esami e lauree, cosa cambia

Il passaggio alla modalità online non riguarda necessariamente tutte le attività universitarie. Gli esami di profitto già programmati potranno infatti svolgersi in presenza, compatibilmente con le condizioni organizzative e con la disponibilità dei docenti.

Per gli studenti che non riusciranno a raggiungere le sedi universitarie saranno predisposte sedute straordinarie di recupero. Le date e le modalità saranno comunicate successivamente dall’Ateneo, così da consentire agli interessati di sostenere gli esami senza essere penalizzati dalle difficoltà negli spostamenti.

Le sedute di laurea già inserite in calendario, invece, si svolgeranno regolarmente in presenza. Una scelta che permette di mantenere gli appuntamenti già fissati, nonostante le misure straordinarie adottate per le lezioni ordinarie.

Laboratori e tirocini, le regole per le attività in presenza

Una disciplina specifica è prevista per le attività formative che non possono essere svolte interamente online. È il caso dei laboratori, dei tirocini e delle esercitazioni pratiche, per i quali la presenza fisica può risultare indispensabile. In queste situazioni saranno i presidenti delle Scuole universitarie a definire le modalità di svolgimento, tenendo conto delle caratteristiche dei singoli corsi di studio e delle esigenze organizzative. Le indicazioni potranno quindi variare in base al tipo di attività e alle necessità formative degli studenti.

Nel bel mezzo degli scioperi generali, la misura adottata dalla Federico II rappresenta una risposta temporanea alle difficoltà legate alle agitazioni e alla disponibilità di carburante. L’Università continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione e comunicherà eventuali aggiornamenti sulle modalità di svolgimento delle attività accademiche.

Per studenti e docenti sarà quindi importante consultare gli avvisi ufficiali dell’Ateneo, soprattutto per verificare eventuali cambiamenti relativi agli esami, alle attività pratiche e agli appuntamenti già programmati. Al momento, il provvedimento resterà in vigore fino a nuove disposizioni. La ripresa delle lezioni in presenza dipenderà dall’evoluzione delle condizioni che hanno reso necessario il ricorso alla didattica a distanza.

Mario Draghi: “C’è un problema comune sotto le proteste: Europa offre poche possibilità”

21 October 2026 at 11:29

Mario Draghi richiama l’attenzione sulle difficoltà economiche dei giovani europei, collegando le proteste degli ultimi giorni alla mancanza di crescita e alle disuguaglianze tra generazioni. L’ex presidente della Banca centrale europea ed ex presidente del Consiglio italiano è intervenuto durante una conferenza di Citadel Securities, rispondendo alle domande della giornalista di Bloomberg Lisa Abramowicz. Secondo Mario Draghi, alla base delle proteste che hanno interessato diverse città europee c’è una difficoltà strutturale legata alle prospettive economiche delle nuove generazioni.

Draghi sulle proteste dei giovani: “Aspettative bloccate”

L’ex premier ha parlato di “aspettative bloccate”, spiegando che molti giovani “hanno la sensazione che nessuno li ascolti”. Il problema riguarda soprattutto la possibilità di trovare un’occupazione stabile, migliorare la propria condizione economica e affrontare i cambiamenti del mercato del lavoro.

“La maggior parte delle persone vuole crescita e giustizia sociale, o crescita con giustizia sociale. Per i giovani, la giustizia sociale significa giustizia fra generazioni. E quando non c’è crescita, diventa molto difficile mantenerla”, ha dichiarato Draghi. L’ex presidente della Bce ha sottolineato che i giovani “faticano a trovare un impiego” e devono confrontarsi con “una società in rapidissima trasformazione tecnologica”. La mancanza di prospettive economiche, secondo Draghi, “genera ansia” e contribuisce ad alimentare il malcontento sociale.

La stagnazione economica in Europa

Nel corso dell’intervista Mario Draghi ha individuato nella stagnazione economica uno dei principali problemi strutturali dell’Unione europea. “Tutta l’Europa ha avuto e ha un problema di crescita, di crescita che manca”, ha affermato. Nonostante alcune revisioni al rialzo delle previsioni economiche, l’ex premier ritiene che il continente continui a confrontarsi con le difficoltà di “una società ricca, certamente, anziana e che non cresce”.

La crescita insufficiente rischia di accentuare le differenze tra chi occupa già una posizione lavorativa consolidata e chi cerca di entrare nel mercato del lavoro. “Quando non c’è crescita, a comandare sono quelli che occupano già le posizioni, gli anziani”, ha spiegato Draghi.

Riferendosi alle manifestazioni e agli scontri registrati a Parigi e Milano, l’ex premier ha precisato che la violenza “va condannata in ogni circostanza”. Le dinamiche politiche e gli episodi di disordine rappresentano, nella sua analisi, fattori che amplificano un problema economico e sociale già presente.

Le due condizioni necessarie per un intervento della Bce

Nell’analisi di Mario Draghi sono due gli elementi principali che potrebbero rendere necessario un intervento della Banca centrale europea. Il primo riguarda il contagio finanziario, ossia la diffusione della crisi di un Paese agli altri Stati dell’area euro. “Francamente, non vediamo un contagio sostanziale in Europa”, ha dichiarato, precisando che l’aumento dei rendimenti registrato in diversi mercati è diverso dalla situazione osservata durante le precedenti crisi finanziarie.

Il secondo elemento riguarda il funzionamento del credito e la capacità delle decisioni della Bce di raggiungere famiglie e imprese attraverso il sistema bancario. Un intervento potrebbe diventare necessario in presenza di difficoltà nei mercati del credito o di problemi nella trasmissione della politica monetaria. Secondo Mario Draghi, questi segnali attualmente non emergono. Anzi, “gli ultimi dati mostrano che i prestiti bancari sono aumentati”.

L’ultimo dei Crow: La vera storia di Plenty Coups

9 October 2026 at 14:12

Il sole sta calando sulle vette dei monti Pryor come una ferita aperta che sanguina sul Montana. È un paesaggio che sembra un quadro, ma è un inganno: sotto questa selce grigia  giace una storia di violenza, fango e calcoli a freddo.

Se volete capire come si è chiuso il West, dimenticatevi le favolette di Hollywood. Qui si parla di sopravvivenza cruda, di gente che ha dovuto masticare ferro e sputare pallottole per non farsi cancellare dalla mappa.

Al centro di questo conflitto c’è Plenty Coups. Nato attorno al 1848 nella tribù degli Absarokee — i Crow, per chi mastica solo l’inglese —, gli appioppano alla nascita un nome che suona come “Bisonte che affronta il vento”. Ma da queste parti le parole valevano meno del fango sotto gli stivali se non eri pronto a tirare fuori i denti.

La svolta arriva quando ha nove anni. Gli ammazzano il fratello maggiore in una scaramuccia da quattro soldi. Un colpo secco, di quelli che ti fanno cortocircuitare il cervello. Il ragazzino prende e se ne va da solo tra i dirupi selvaggi dei Pryor, posti duri, pieni di selce scura e affilata come bisturi. Si mette a digiunare per giorni, masticando rabbia e svenendo sulla roccia dura.

Lì, tra la selce e la polvere, la fame gli regala una visione che sembra un film di terrore: una tempesta bestiale si abbatte sulla foresta e sradica i pini secolari, tirandoli giù come birilli spazzati via dal fango. Tutti gli alberi crollano, piallati. Ne resta in piedi uno solo. Su quel ramo sopravvissuto c’è una cinciallegra. Subito dopo, vede le mandrie di bisonti svanire nel nulla, rimpiazzate da una marea di buoi maculati che occupano ogni centimetro di terra.

Gli anziani del villaggio non ci misero molto a capire l’antifona, senza troppi fronzoli:

L’uomo bianco sta arrivando e farà tabula rasa. Se non vogliamo dare le dimissioni dalla storia, dobbiamo fare come quel piccolo uccello bastardo: ascoltare, capire come muove le carte il nemico e adattarci prima che ci schiacci.

Ma Plenty Coups non era un agnellino. Prima di mettersi la giacca e la cravatta, quel tipo era un guerriero spietato. Un coup per loro era il massimo del coraggio: toccare un nemico in battaglia a mani nude o con un bastone mentre quello cercava di piantarti un proiettile in pancia.

Bisognava avere i nervi di selce. Plenty ne collezionò a decine, umiliando Lakota e Sioux prima ancora di compiere trent’anni.

Si infilava la pelle di un lupo grigio sulla schiena e strisciava nel campo avversario rapido come una lama che ti taglia la gola in silenzio.

Poi arrivò il punto di non ritorno. Mentre altri capi leggendari sceglievano la guerra totale contro l’esercito americano — una scelta eroica ma destinata a finire in un bagno di sangue e nella resa incondizionata —, Plenty applicò la lezione della cinciallegra con un calcolo politico spietato. Capì che affrontare i fucili a ripetizione e i treni a vapore era un suicidio pulito.

Così fece la sua mossa: alleò i Crow con Washington, fornendo esploratori all’esercito contro i nemici storici della sua tribù. Un tradimento? No, puro cinismo da sopravvivenza.                                    I Crow non volevano finire deportati in qualche buco arido a centinaia di miglia da casa. E il piano funzionò: quando la polvere si posò, i Crow furono tra i pochissimi a tenere le proprie terre ancestrali nella valle del Little Bighorn.

Nel 1890, diventato Capo Supremo, Plenty capì che la battaglia non si faceva più con i cavalli, ma negli uffici. Salì su quei mostri di ferro a vapore e andò dritto a Washington a trattare con i presidenti americani, schivando i tranelli di senatori corrotti e speculatori minerari con la stessa cattiveria con cui un tempo schivava le frecce.

Agli anziani che volevano ancora impugnare l’ascia, sputava in faccia la realtà:

L’istruzione è la vostra arma più potente. Con quella siete pari al bianco; senza, siete soltanto le sue prossime vittime.

Nel 1921 lo chiamarono perfino ad Arlington per la sepoltura del Milite Ignoto. Unico nativo presente in mezzo a una manica di politici che puzzavano di ipocrisia. Stette lì, solenne, e depose sulla tomba il suo copricapo di piume e il suo bastone da guerra. Tirò giù la serranda sulla sua carriera da guerriero davanti al mondo intero.

Morì nel 1932, a 84 anni suonati. Niente figli, ma una terra salvata dal disastro e la sua casa regalata allo Stato perché bianchi e nativi imparassero a non scannarsi come bestie.

La storia di Plenty Coups non è una storiella da eroi romantici: è la vicenda di un leader che ha preferito affilare il cervello invece di farsi massacrare per un briciolo di orgoglio.

Fonti consultate e citate:

  • Wikipedia (voce di riferimento): https://en.wikipedia.org/wiki/Plenty_Coups
  • Autobiografia e fonti storiche: Frank B. Linderman, Plenty-Coups: Chief of the Crows, University of Nebraska Press, 2002.
  • Archivi storici: Library of Congress (Dedicazione del Tomb of the Unknown Soldier, Arlington 1921).

 

L'articolo L’ultimo dei Crow: La vera storia di Plenty Coups su Vanilla Magazine scritto da Elian Dar

Crescere tra due lingue: come mantenere viva la lingua parlata in famiglia?

27 September 2026 at 06:59

Nell’articolo precedente ci siamo chiesti cosa succede quando la lingua di casa lascia spazio a quella usata a scuola e nella comunità. Abbiamo visto che non si tratta necessariamente di una perdita, ma di una trasformazione del repertorio linguistico del bambino. Abbiamo anche capito che le due lingue non devono competere e che essere bilingui non significa parlare entrambe allo stesso modo.

A questo punto, però, la domanda cambia. Non è più “cosa sta succedendo?”, ma “cosa posso fare?”. Come genitore, come posso accompagnare mio figlio in questo percorso senza creare tensioni? Come posso continuare a offrirgli occasioni autentiche di incontro con l’italiano?

Cosa può fare il genitore?

Di fronte a queste situazioni, la prima tentazione può essere quella di correggere continuamente il bambino, insistere perché risponda in italiano o trasformare ogni conversazione in un piccolo “test” linguistico.

Ma se l’obiettivo è mantenere una relazione positiva con la lingua, forse è utile procedere nella direzione opposta.

La lingua ha bisogno di essere associata a esperienze significative, non soltanto a richieste e correzioni.

Il genitore può continuare a parlare italiano in modo naturale, senza pretendere necessariamente che il bambino risponda sempre in italiano. Può raccontare, leggere insieme, cucinare, giocare, cantare, guardare fotografie, parlare delle esperienze della giornata o condividere storie familiari.

Sono proprio queste esperienze quotidiane, ripetute nel tempo, a offrire al bambino occasioni autentiche di esposizione e utilizzo della lingua.

Dal punto di vista pedagogico, possiamo parlare di contesti significativi di apprendimento: il bambino apprende più facilmente quando la lingua non è percepita come un esercizio isolato, ma come parte di un’attività che per lui ha valore.

Anche il gioco può avere un ruolo importante. Nel gioco simbolico, per esempio, il bambino può sperimentare parole, frasi e ruoli senza vivere la situazione come una prestazione. Allo stesso modo, leggere insieme un libro in italiano permette di arricchire il vocabolario, sviluppare la comprensione e, soprattutto, condividere un momento di relazione.

Non trasformiamo la lingua in un terreno di conflitto

Un altro elemento da non sottovalutare è la dimensione emotiva.

Se ogni risposta in inglese viene accolta con frasi come “Parlami in italiano!”, “Te l’ho detto mille volte!” oppure “Non vuoi più parlare con me?”, il bambino potrebbe associare progressivamente l’italiano a una situazione di pressione o di conflitto.

Al contrario, può essere utile mantenere l’italiano come una presenza stabile e accogliente.

Se il bambino dice:

“Mamma, can you help me?”

il genitore può semplicemente rispondere in italiano:

“Certo, vieni, ti aiuto io.”

In questo modo la comunicazione continua senza interrompere il flusso della relazione e senza trasformare ogni scambio in una verifica.

Questo non significa rinunciare all’educazione linguistica, ma scegliere come perseguirla.

L’adulto può diventare un modello linguistico costante, offrendo parole corrette e strutture ricche senza necessariamente pretendere una ripetizione immediata.

La lingua è anche relazione

Forse è proprio questo il punto più importante.

Quando un bambino utilizza sempre più spesso la lingua della scuola, non sta necessariamente prendendo le distanze dalla famiglia. Sta crescendo, ampliando il proprio mondo e costruendo nuove relazioni.

La lingua della comunità può rappresentare per lui la scoperta di un nuovo ambiente, nuove amicizie, nuove competenze e nuove possibilità di espressione. La lingua familiare, invece, può continuare a custodire una parte della sua storia e delle sue relazioni affettive.

Per questo possiamo provare a non leggere il cambiamento come una perdita, ma come una trasformazione del repertorio linguistico del bambino.

Il nostro compito, come adulti, non è costringerlo a scegliere una lingua, ma accompagnarlo nella costruzione di un’identità capace di abitare più mondi.

E forse possiamo sostituire una domanda:

“Perché mio figlio non vuole più parlare italiano?”

con una domanda pedagogicamente più utile:

“Come posso continuare a rendere l’italiano una lingua viva, significativa e affettivamente importante nella sua esperienza?”

La risposta non sarà necessariamente fatta di regole o strategie complesse. Potrà trovarsi nelle conversazioni quotidiane, nelle storie raccontate prima di dormire, nelle telefonate ai nonni, nelle canzoni, nei giochi, nelle ricette di famiglia, nei libri e in tutti quei piccoli momenti nei quali una lingua smette di essere soltanto uno strumento e diventa, ancora una volta, relazione, appartenenza e memoria.

a cura di Haidi Segrada e Federica Mascheroni

L'articolo Crescere tra due lingue: come mantenere viva la lingua parlata in famiglia? su Vanilla Magazine scritto da Haidi Segrada

Alessandro Ariosi racconta il metodo per scegliere gli artisti lirici da rappresentare

22 September 2026 at 09:44

Nel panorama internazionale del management lirico contemporaneo, l’idea che si possa rappresentare chiunque appartiene a un passato superato o a un’illusione di breve respiro. Quando si chiede ad Alessandro Ariosi, fondatore e guida di Ariosi Management, da dove nasca la complessità di questa professione, la riflessione muove immediatamente dall’essenza stessa dell’opera: non ci si trova a collocare un prodotto sul mercato, bensì ad affiancare esseri umani custodi di uno strumento delicato quale è la voce. Ogni interprete porta con sé un universo irripetibile fatto di carattere, radici, aspirazioni personali, dinamiche familiari e fragilità fisiche o emotive; elementi che rendono ogni percorso una trama unica e impossibile da standardizzare.

Interpellato sul significato profondo della selezione e sulla necessità di non accogliere chiunque nel roster di Ariosi Management, Ariosi rivendica con fermezza il valore della credibilità. Nel dialogo quotidiano con le istituzioni teatrali e le direzioni artistiche di tutto il mondo, la reputazione dell’agenzia è il primo capitale: garantire per un cantante significa porsi come interlocutore autorevole, trasparente e responsabile, capace di proporre professionisti pronti e all’altezza delle aspettative dei grandi cartelloni.

Alessandro Ariosi e i criteri per i giovani talenti lirici

Sollecitato su quali siano i criteri che guidano la scelta di un giovane talento oltre le doti innate, il focus del manager si sposta sulla concretezza. Una bella voce, una presenza scenica magnetica e una buona predisposizione attoriale sono qualità preziose, ma prese da sole rischiano di generare meteore destinate a esaurirsi nello spazio di poche stagioni. La vera discriminante risiede nel potenziale tecnico, nella solidità psicologica e nella capacità di ascolto. Davanti a una vocalità con qualità evidenti ma ancora immatura, la tentazione di bruciare le tappe e proporre l’interprete anzitempo a contesti prestigiosi può rivelarsi controproducente: le dinamiche e i ritmi serrati delle produzioni odierne rischiano di logorare prematuramente uno strumento non ancora consolidato. Il dovere primario di Ariosi Management consiste nell’onestà intellettuale di indicare all’artista dove lavorare, cosa perfezionare e quali carichi vocali evitare, proteggendone la maturazione prima del grande debutto.

Il rapporto con gli artisti affermati nel mondo dell’opera

Approfondendo la differenza di visione nella gestione di una carriera emergente rispetto a quella di una figura già consacrata, Alessandro Ariosi chiarisce come le priorità siano speculari ma profondamente diverse. Se per un giovane l’attenzione è tutta rivolta alla scelta mirata del repertorio e all’acquisizione graduale dell’esperienza, per un interprete affermato il lavoro si sposta sulla gestione dell’equilibrio complessivo: dosare gli impegni, preservare i tempi di recupero, selezionare collaborazioni di altissimo profilo artistico e concordare soluzioni che consentano di esprimere al meglio il proprio carisma sul palcoscenico in totale serenità.

Riguardo alla struttura ideale di una realtà di rappresentanza, il confronto tra agenzia boutique e grande roster diversificato si risolve a favore della cura sartoriale, cifra distintiva della linea di Ariosi Management. Fondamentale instaurare quel rapporto ravvicinato e costante che la delicatezza dello strumento “voce” impone, evitando la dispersione di energie e garantendo a ciascun artista una presenza attiva e tangibile in ogni fase della carriera.

Quando gli si domanda come debba svolgersi il primo incontro con un potenziale candidato, l’accento cade sulla reciprocità e sulla trasparenza. È indispensabile verificare l’allineamento delle visioni professionali. Senza una fiducia profonda e una disponibilità autentica al confronto leale, nessuna pianificazione strategica può reggere a lungo.

Infine, riflettendo sul valore del contratto di rappresentanza e sul tema dell’esclusiva, la conclusione mette al centro il concetto di partnership. L’accordo formale non deve essere vissuto come un vincolo rigido o un’imposizione burocratica, ma come un patto fiduciario condiviso, in cui l’esclusiva trova giustificazione unicamente nell’investimento reciproco di tempo, dedizione e cura strategica verso un progetto artistico comune e duraturo.

L'articolo Alessandro Ariosi racconta il metodo per scegliere gli artisti lirici da rappresentare su Vanilla Magazine scritto da Matteo Rubboli

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