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Plastic tax e Sugar tax rinviate al 2027: cosa cambia per imprese e consumatori

26 October 2026 at 14:56

La Plastic tax e la Sugar tax potrebbero slittare ancora, con un rinvio di sei mesi che sposterebbe la loro entrata in vigore dal 1° gennaio al 1° luglio 2027. L’ipotesi è stata confermata dal vicepremier e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani durante l’assemblea pubblica di Federchimica a Milano, nel quadro delle misure allo studio per la prossima Legge di Bilancio.

Le due imposte, introdotte nel 2020, non sono mai state applicate a causa dei ripetuti rinvii. La nuova proroga, se confermata nel testo definitivo della manovra, rappresenterebbe un ulteriore differimento di sei mesi, mentre resta aperta la possibilità di uno slittamento più lungo.

Che cosa sono la Plastic tax e la Sugar tax

Plastic tax e Sugar tax sono due imposte con finalità ambientali e sanitarie, pensate per orientare le scelte di produzione e consumo verso comportamenti considerati più sostenibili. La Plastic tax è un’imposta sui manufatti in plastica con singolo impiego, comunemente indicati con la sigla MACSI. Rientrano in questa categoria, secondo le caratteristiche previste dalla normativa, prodotti destinati a contenere, proteggere, manipolare o consegnare merci e alimenti, come determinati imballaggi, contenitori e pellicole. L’obiettivo della tassa è ridurre l’utilizzo della plastica monouso e incentivare il ricorso a materiali alternativi o a soluzioni riutilizzabili e riciclabili. La misura mira quindi a rendere meno conveniente, dal punto di vista economico, l’impiego di determinati prodotti in plastica, favorendo una riduzione dei rifiuti e dell’impatto ambientale.

La Sugar tax, invece, riguarda le bevande analcoliche edulcorate, cioè quelle che contengono sostanze utilizzate per conferire un sapore dolce, nei limiti e secondo le condizioni stabilite dalla legge. La misura è stata concepita per disincentivare il consumo di bevande con un elevato contenuto di zuccheri e contribuire alla prevenzione di problemi di salute legati a un’alimentazione eccessivamente ricca di zuccheri, tra cui l’obesità.

A quanto potrebbero ammontare

La normativa originaria prevede per la Plastic tax un’aliquota pari a 0,45 euro per chilogrammo di materia plastica contenuta nei manufatti monouso soggetti all’imposta. Per la Sugar tax, l’importo previsto dalla disciplina istitutiva è invece pari a 10 euro per ettolitro per i prodotti finiti e a 0,25 euro per chilogrammo per i prodotti predisposti a essere utilizzati previa diluizione.

Si tratta degli importi previsti in origine, la cui effettiva applicazione resta subordinata alle disposizioni e alle scadenze vigenti, comprese le eventuali modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio.

Plastic e sugar tax: cosa chiedono le imprese

Le associazioni di categoria non considerano sufficiente un ulteriore rinvio di sei mesi. Assobibe, che rappresenta le imprese produttrici e venditrici di bevande analcoliche, e Unionplast, che rappresenta l’industria italiana della trasformazione delle materie plastiche, hanno chiesto lo stralcio definitivo delle due imposte dalla prossima manovra.

Secondo le organizzazioni, una proroga limitata nel tempo non risolve il problema dell’incertezza normativa. Le aziende devono infatti programmare gli investimenti, organizzare la produzione, definire i prezzi e pianificare le strategie commerciali con un orizzonte temporale sufficientemente stabile. Il rischio, secondo le associazioni, è che l’assenza di certezze freni gli investimenti e renda più difficile la gestione delle attività industriali.

Manovra 2027, ipotesi blocco compensazioni fiscali a 30mila euro

26 October 2026 at 07:42

Il Governo valuta una nuova stretta sull’utilizzo dei crediti d’imposta per i contribuenti con cartelle esattoriali non pagate. Tra le ipotesi allo studio per la Legge di Bilancio 2027 figura l’abbassamento da 50mila a 30mila euro della soglia oltre la quale scatta il divieto di compensazione fiscale. La proposta potrebbe interessare imprese, professionisti e contribuenti che hanno debiti con il Fisco e utilizzano crediti tributari per pagare altre imposte attraverso il modello F24. La riduzione a 30mila euro non è ancora stata approvata. Il provvedimento dovrà essere valutato nell’ambito della Manovra, mentre dal 1° gennaio 2026 è già in vigore una soglia di 50mila euro, introdotta dalla precedente Legge di Bilancio.

Compensazioni fiscali, cosa cambia con la soglia a 30mila euro

La misura allo studio prevede di ridurre ulteriormente il limite dei debiti fiscali scaduti oltre il quale non è consentito utilizzare i crediti d’imposta in compensazione. Fino al 2025, il blocco previsto dalla disciplina generale più restrittiva scattava in presenza di debiti erariali superiori a 100mila euro. Dal 1° gennaio 2026 la soglia è stata dimezzata, passando a 50mila euro.

Con la proposta per il 2027, il limite potrebbe scendere a 30mila euro, ampliando il numero dei contribuenti interessati. Il divieto riguarderebbe la compensazione orizzontale, cioè il meccanismo che consente di utilizzare un credito fiscale per versare imposte di natura diversa.

Chi rischia il blocco dei crediti d’imposta nel 2027

L’eventuale modifica interesserebbe i contribuenti con debiti iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, oltre ai carichi affidati all’agente della riscossione derivanti da atti dell’Agenzia delle Entrate.

Per l’applicazione del divieto devono essere considerate le condizioni previste dalla normativa, tra cui la scadenza dei termini di pagamento e l’assenza di provvedimenti di sospensione.

La disciplina attuale esclude dal blocco generalizzato le somme comprese in piani di rateazione regolarmente rispettati. Restano inoltre previste specifiche eccezioni per i crediti relativi a contributi previdenziali e premi assicurativi, secondo quanto stabilito dalla legge.

Il superamento della soglia non comporta la perdita del credito fiscale, ma limita la possibilità di utilizzarlo in compensazione fino al venir meno delle condizioni che determinano il divieto. Rimangono applicabili anche le altre restrizioni già previste dalla normativa tributaria, compresa quella relativa a determinati debiti erariali scaduti superiori a 1.500 euro.

Come evitare il blocco della compensazione fiscale

Secondo l’ipotesi in discussione, un contribuente con debiti fiscali superiori a 30mila euro potrebbe rimuovere la causa del blocco riducendo l’importo complessivo sotto la soglia prevista. Il pagamento di una parte del debito consentirebbe quindi, in presenza degli altri requisiti di legge, di recuperare la possibilità di utilizzare i crediti fiscali in compensazione.

Le modalità definitive dipenderanno dal testo della norma, qualora venga inserita nella Legge di Bilancio 2027.

La stretta contro le partite Iva apri e chiudi

Con una proposta del genere si punta a contrastare il fenomeno delle cosiddette imprese apri e chiudi, attività avviate e successivamente cessate lasciando debiti tributari o previdenziali. Nell’arco di quattro anni sono state circa 20.300 le imprese considerate irregolari e chiuse d’ufficio.

L’utilizzo dei crediti d’imposta da parte di contribuenti con debiti fiscali rilevanti è, inoltre, uno degli aspetti sui quali si concentrano le attività di controllo dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza.

La riduzione della soglia potrebbe quindi rendere più restrittive le condizioni per l’utilizzo dei crediti in compensazione, coinvolgendo anche contribuenti con esposizioni fiscali inferiori rispetto a quelle previste dalla normativa attuale.

Manovra 2027, Urso annuncia incentivi e aiuti contro caro gasolio: cosa cambia per Zes Unica

20 October 2026 at 11:00

La Legge di Bilancio 2027 punterà sugli incentivi alle imprese, sull’innovazione digitale e su nuovi interventi per contrastare il caro gasolio. A indicare le priorità del Governo è il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che in un’intervista al Mattino ha affrontato anche il futuro della Zes Unica e la possibilità di estendere alcune agevolazioni alle regioni del Centro-Nord. Tra le misure annunciate figurano la proroga di Transizione 5.0 oltre il 2028, nuovi incentivi per il cloud e interventi economici destinati agli autotrasportatori, agli agricoltori e ai pescatori.

Cosa ha detto il Ministro Urso sulla Manovra 2027

La prossima Manovra 2027 prende forma in un contesto caratterizzato dal caro energia, dall’inflazione e da risorse pubbliche limitate. Il Governo è impegnato a individuare le coperture economiche necessarie per finanziare gli interventi destinati al sistema produttivo. Interpellato sulle priorità della Legge di Bilancio, Urso ha dichiarato: “Questa è la settimana decisiva. Le risorse dipendono, ovviamente, dalle coperture disponibili e quindi dalle entrate. Per quanto ci riguarda, le priorità dovranno essere innovazione, investimenti e crescita dimensionale, insieme al sostegno ai giovani che intendano avviare nuove imprese e, più in generale, alle startup e alle imprese innovative”.

Uno dei principali interventi riguarda il futuro del programma Transizione 5.0, destinato a sostenere gli investimenti delle aziende in innovazione tecnologica ed efficientamento energetico. Il ministro ha annunciato l’intenzione di prolungare le agevolazioni e introdurre ulteriori strumenti per la digitalizzazione.

Zes Unica, le richieste del Centro Nord

Un altro tema affrontato dal ministro riguarda la Zes Unica, la Zona economica speciale che prevede semplificazioni amministrative e agevolazioni per gli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno. Lo strumento è stato introdotto per favorire nuovi insediamenti produttivi, sostenere l’occupazione e attrarre capitali nelle aree interessate. La possibilità di estendere il modello anche al Centro-Nord è entrata nel confronto politico ed economico, soprattutto per quanto riguarda la riduzione dei tempi necessari a ottenere le autorizzazioni.

Urso ha però chiarito che l’eventuale ampliamento non comprenderà i medesimi benefici fiscali e finanziari riconosciuti agli investimenti nel Sud. “Stavolta è il Sud a essere portato a modello, grazie al grande successo della Zes unica, al punto che le Regioni del Nord chiedono di estendere anche ai loro territori questo modello. È questo il vero segno del cambiamento che il governo Meloni è riuscito ad imprimere. Non sarà possibile estendere al Nord gli stessi incentivi che vengono destinati agli investimenti nel Mezzogiorno, perché non lo consente il regime degli aiuti di Stato dell’Unione europea”.

Sciopero dei tir e caro gasolio, nuovi interventi in arrivo

Il terzo fronte riguarda l’aumento dei prezzi dei carburanti e le proteste degli autotrasportatori, che stanno provocando difficoltà nella distribuzione delle merci in diverse regioni italiane. La mobilitazione interessa soprattutto il Sud, dove i presidi dei camionisti hanno rallentato i collegamenti logistici e i rifornimenti di alcuni prodotti. Le imprese del settore denunciano l’aumento dei costi operativi legato al prezzo del gasolio, che secondo le rilevazioni più recenti ha raggiunto livelli vicini ai 2,30 euro al litro. Il Governo sta cercando ulteriori risorse per sostenere le categorie maggiormente esposte ai rincari. Urso ha confermato che l’esecutivo intende intervenire anche oltre le misure già adottate: “Stiamo reperendo le risorse per fare altri interventi per gli autotrasportatori, gli agricoltori e i pescatori, oltre quelli già in vigore. Al momento comunque in gran parte dei distributori italiani si applicano sconti, con la benzina sotto i 2 euro e il gasolio a circa 2,25 euro al litro. E stiamo lavorando perché questo sistema sia esteso e prorogato per il tempo necessario”.

Il ministro ha quindi indicato due possibili direzioni: nuovi aiuti economici per le categorie produttive e prolungamento del sistema di contenimento dei prezzi dei carburanti. Il price cap richiamato da Urso si basa sulle iniziative di riduzione dei prezzi adottate dalle compagnie petrolifere su impulso del Governo. Restano da definire le risorse aggiuntive da destinare agli autotrasportatori e le modalità attraverso le quali saranno erogati gli eventuali nuovi sostegni. La questione riguarda direttamente anche i consumatori perché l’aumento dei costi di trasporto può incidere sulla distribuzione delle merci e, in parte, sui prezzi finali dei prodotti venduti nei supermercati.

Ets, le modifiche chieste all’Europa

Nell’intervista il ministro Adolfo Urso ha affrontato anche il confronto con l’Unione europea sul costo dell’energia, tema collegato alla competitività delle imprese italiane. Il capo del dicastero ha rivendicato i risultati ottenuti sul gas durante i negoziati europei, sottolineando però la necessità di proseguire il confronto sul sistema di scambio delle quote di emissione. “Sul fronte del gas si è ottenuto più di quanto in molti pensassero, con significativi benefici attesi sulla bolletta. Un risultato riconosciuto anche da Confindustria, che ha espresso pubblicamente il proprio apprezzamento. Ma non basta, dobbiamo perseverare su altri fronti, a partire dalla revisione del sistema ETS. Noi non molliamo”.

Il sistema Ets stabilisce un costo per le emissioni di anidride carbonica prodotte da determinate attività economiche. La sua evoluzione è al centro del confronto europeo anche per le conseguenze che le nuove regole potrebbero avere sui costi energetici e sul trasporto delle merci. Sul piano industriale, Urso ha inoltre individuato nella Blue Economy, nella Space Economy, nelle tecnologie digitali e green, nella farmaceutica e nel turismo alcuni dei comparti sui quali puntare per sostenere la crescita economica del Mezzogiorno.

Flat tax a 100mila euro e ipotesi Iva dagli 85mila, cosa può cambiare con la Manovra 2027

20 October 2026 at 10:04

La flat tax per autonomi e ditte individuali potrebbe arrivare fino a 100mila euro, ma con una precisazione: l’obbligo di applicare l’Iva a partire da 85mila euro.

È una delle ipotesi allo studio in vista della legge di Bilancio 2027 che deve ancora arrivare in Consiglio dei ministri.

Flat tax fino a 100mila euro, come funziona l’ipotesi

L’obiettivo è conciliare l’aumento del limite del regime forfettario, sostenuto con forza dalla Lega, con la direttiva europea che fissa a 85mila euro la soglia di riferimento per le agevolazioni Iva.

Oggi il regime forfettario prevede una soglia ordinaria di 85mila euro di ricavi o compensi. Chi rispetta i requisiti può beneficiare di un’imposta sostitutiva del 15%, che scende al 5% per le nuove attività nei casi previsti dalla normativa. Il sistema consente inoltre di determinare il reddito imponibile applicando ai ricavi o compensi un coefficiente di redditività legato al codice Ateco dell’attività.

In questo modo, i costi non vengono dedotti analiticamente uno per uno, come avviene nel regime ordinario, ma sono riconosciuti in misura forfettaria. Uno dei vantaggi riguarda anche l’Iva. Chi opera nel regime forfettario, infatti, normalmente non la applica in fattura e non è tenuto ai relativi adempimenti ordinari, come i versamenti periodici, la dichiarazione annuale e le comunicazioni delle liquidazioni periodiche.

Con l’ipotesi allo studio, il tetto dei ricavi o compensi potrebbe salire a 100mila euro senza estendere fino a quella cifra tutte le agevolazioni oggi collegate al regime. Il contribuente continuerebbe a pagare l’imposta sostitutiva sui redditi, ma sarebbe tenuto ad applicare l’Iva sulle operazioni a partire dalla soglia di 85mila euro, con i relativi adempimenti. La flat tax e il trattamento agevolato ai fini dell’Iva verrebbero quindi separati.

Per chi lavora prevalentemente con altre imprese, l’Iva potrebbe risultare sostanzialmente neutrale per il cliente, quando detraibile secondo le regole applicabili. Diverso il caso di un professionista che fattura a persone fisiche che potrebbe trovarsi a dover scegliere tra aumentare il prezzo finale del 22% e assorbire il costo dell’imposta riducendo il proprio margine.

Cosa cambia con la flat tax

In sintesi, se passa la riforma:

  • fino a 85mila euro si resta nel regime forfettario con le agevolazioni previste e senza applicazione dell’Iva in fattura;
  • oltre 85mila e fino a 100mila euro si resta nel regime forfettario fino alla fine del periodo d’imposta e si passa al regime ordinario dall’anno successivo;
  • oltre 100mila euro si esce immediatamente dal regime agevolato con applicazione dell’Iva secondo le regole previste.

Tirando le somme: la fascia compresa tra 85mila e 100mila euro diventerebbe una fascia nella quale continuare a beneficiare della tassazione agevolata sui redditi applicando, però, l’Iva.

Verso il Cdm di fine ottobre

Quanto detto però, in vista della Manovra 2027, dovrà affrontare quel bagno di realtà chiamato “coperture”. Entro la fine di ottobre il nodo dovrebbe essere sciolto. E mentre il Governo ragiona, c’è una scadenza importantissima in avvicinamento: alla fine del 2026 scade l’innalzamento da 30mila a 35mila euro della soglia di reddito da lavoro dipendente o pensione che consente di accedere al regime forfettario quando si svolge anche un’attività con partita Iva. Se non verrà prorogato, il limite tornerà a 30mila euro, restringendo le possibilità per chi vuole affiancare un secondo lavoro allo stipendio o alla pensione.

Un buon “Padre” riduce il debito a condizioni sostenibili

8 October 2026 at 09:40

Lo spazio fiscale creato adottando il piano “Padre” è un anticipo che un paese indebitato ripaga nei decenni successivi. Conviene a tutti se riduce il rischio sovrano, non solo la spesa per interessi. E se le regole impediscono di disperderlo.

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Anche il governo si accorge del fiscal drag

4 August 2026 at 08:57

Con il Ddl di assestamento del bilancio dello stato per il 2026, il governo ammette che negli ultimi anni il drenaggio fiscale ha accresciuto il prelievo reale sui redditi. Per le regole europee, ciò ha permesso la creazione di spazi fiscali aggiuntivi.

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