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Duplice femminicidio Villa Pamphilj, la Procura chiede l’ergastolo per Francis Kaufmann: “Manipolatore narcisista”

26 October 2026 at 17:13

Chiesto l’ergastolo con isolamento diurno per tre anni per Francis Kaufmann, presunto autore di un duplice femminicidio nel giugno 2025 a Villa Pamphilj. La Procura di Roma contesta al 47enne il duplice omicidio aggravato della compagna Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda di appena 14 mesi: secondo l’accusa, l’uomo ha soffocato la prima e strangolato la seconda. I corpi delle donne furono trovati nel parco romano a distanza di pochi metri l’uno dall’altro. Nella requisitoria il pm Antonio Verdi ha sostenuto che l’imputato è un “persona lucida, un narcisista patologico con capacità manipolatorie, un impostore”, e ha puntato il dito contro gli agenti della polizia che non hanno agito come avrebbero dovuto: Kaufmann era stato fermato in strada dalle forze dell’ordine due giorni prima del ritrovamento dei corpi, quando la compagna era già morta, visibilmente ubriaco e in compagnia della piccola Andromeda.

Nel processo, la difesa ha chiesto e ottenuto una perizia psichiatrica: la salute mentale di Kaufmann, che in aula si era presentato con il nome di Rexal Ford, non sarebbe stata compromessa al punto da rinvenire limitazioni alla capacità di intendere e di volere del soggetto; tuttavia, lo scorso maggio il giudice aveva deciso di sospendere il processo e di trasferire l’uomo in una struttura del servizio psichiatrico. Sono inoltre stati sentiti quattro testimoni che sostengono di aver visto l’imputato con in braccio una bambina aggirarsi nei dintorni di villa Pamphili poche ore prima del ritrovamento dei due cadaveri.

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“Il nipote del boss fotografato col politico FdI, chiedeva di votare per lui”: l’inchiesta de Lo Stato delle cose

26 October 2026 at 14:40

Il nipote del boss mafioso avrebbe fatto campagna elettorale per un candidato di Fratelli d’Italia. A raccontarlo è l’ultima puntata dell’inchiesta de “Lo Stato delle cose”, la trasmissione condotta da Massimo Giletti, che da diverse settimane indaga sul rischio delle infiltrazioni mafiose nel mondo degli appalti per le pulizie negli ospedali. L’inviato Silvio Schembri ha ricostruito come molti appartenenti della famiglia Genova lavorino persino all’interno del Tribunale di Palermo. Quasi tutti sono incensurati e occupano posti al vertice delle ditte che si occupano di pulizie negli uffici pubblici.

Anche Nino Genova è stato a capo dell’area operativa della ditta Dusmann, una delle aziende che si occupano delle pulizie negli uffici pubblici. Incensurato, nipote del boss detenuto Salvatore Genova, la trasmissione Rai ha trovato una sua foto con Fabrizio Ferrara, deputato regionale di FdI. Un testimone che ha lavorato per Nino Genova, inoltre, racconta che proprio il parente del boss avrebbe chiesto di votare per Ferrara alle ultime elezioni del 2022. Lo Stato delle cose è in onda stasera su Rai3 alle 21 e 15.

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Crotone, pagato 2,45 euro l’ora per accudire 20 cavalli: operaio sfruttato in un maneggio. Arrestato il titolare

26 October 2026 at 13:47

Lavorava per dieci ore al giorno, con una retribuzione di 2,45 euro l’ora, senza dispositivi di protezione. Erano queste le condizioni a cui era sottoposto un cittadino extracomunitario privo di permesso di soggiorno in provincia di Crotone, dove questa mattina i carabinieri del Nucleo ispettorato dal lavoro hanno arrestato il titolare del maneggio. Il blitz anticaporalato ha permesso di fare luce sulle condizioni disumane a cui era sottoposto l’operaio, costretto a lavorare in totale solitudine per dieci ore al giorno per sei giorni alla settimana e privo di qualsiasi dispositivo di protezione individuale (dpi), che accudiva oltre 20 cavalli e puliva le relative stalle.

I carabinieri, su richiesta del procuratore della Repubblica di Crotone, Domenico Guarascio, hanno sottoposto a sequestro preventivo i box e i manufatti del maneggio. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’indagato avrebbe approfittato dello stato di bisogno e di clandestinità della vittima, adescandola con la falsa promessa di aiutarla a regolarizzare la propria posizione sul territorio italiano. Secondo l’accusa, l’imprenditore aveva vessato il cittadino extracomunitario, costretto a vivere in totale isolamento e gravemente sfruttato. Il titolare del maneggio è stato posto agli arresti domiciliari per illecita intermediazione e sfruttamento lavorativo.

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Il pm chiede il carcere per Youssef Siher: “Può sviluppare strategia rivoluzionaria”

26 October 2026 at 12:56

Youssef Siher, il ricercatore 30enne italiano di origini marocchine, fermato su disposizione della Procura di Milano per essere la presunta “mente” del canale social Movimento 17 ottobre, avrebbe avuto una conoscenza degli strumenti informatici tale da poter “sviluppare una strategia rivoluzionaria“. È uno degli elementi valorizzati dai pm nella richiesta di convalida del fermo e di applicazione della misura cautelare in carcere, nella quale si ritiene sussistente, oltre al pericolo di fuga, anche quello di reiterazione del reato.

Il 30enne, che si trova al carcere di San Vittore, è accusato di istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità del terrorismo e dal mezzo informatico e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche (reato quest’ultimo che fa parte dell’ultimo decreto del governo). La procura, nella richiesta firmata dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi, ritiene che Siher abbia assunto “un profilo di spicco nel movimentismo” ed era “conoscenza degli strumenti informatici idonei a sviluppare una strategia rivoluzionaria anche attraverso la pubblicazione di comunicati utili a concentrare in piazza migliaia di persone“. Le istruzioni fornite agli utenti “denotano un chiaro disegno strategico nel senso che le piazze indicate come luogo di concentramento risultavano per l’appunto strategiche al fine di impedire i controlli delle forze dell’ordine. Sull’ideologia manifestata tale da far ritenere insufficienti gli arresti domiciliari”, si sottolinea nel provvedimento.

Quanto al pericolo di fuga “appare evidente la sussistenza”, scrivono i pm. Sebbene Siher sia “italiano di seconda generazione”, per la Procura “ha dimostrato di avere particolari abilità e capacità di muoversi e di aver contatti relazionali che lo potrebbero aiutare a far perdere le sue tracce”.

Secondo quanto trapela, sarebbe finita al centro degli accertamenti degli investigatori anche una chat WhatsApp. Da quanto si è saputo, infatti, si indaga anche sugli ultimi contatti che Youssef Siher avrebbe avuto prima di essere rintracciato e sottoposto a perquisizioni informatiche la mattina del 24 ottobre. Dal suo notebook, infatti, a cui la Polizia Postale ha potuto accedere perché non protetto da password, a differenza del telefono (lui si è rifiutato di comunicare la chiave di accesso), risultava, si legge negli atti, che il 30enne avesse utilizzato quel “devices in questione anche per collegarsi al proprio whatsappweb dove all’interno era attivo l’account denominato Youssef Siher”. E in questa pagina “si poteva riscontrare la presenza di diversi messaggi da parte di terzi che chiedevano informazioni sulla manifestazione del 24 ottobre”. Negli atti del provvedimento di fermo, come già emerso anche ieri, né in quelli della richiesta di convalida e di custodia cautelare in carcere, non c’è alcun elemento su presunti contatti tra Siher e hacker filorussi.

“Per lo smartphone l’indagato non ha fornito le credenziali di accesso”, hanno scritto i pm negli atti. Sul telefono sotto sequestro, ad ogni modo, si tenterà comunque di accedere nell’ambito delle indagini in corso, probabilmente con accertamenti irripetibili. Si sta analizzando, intanto, anche altro materiale trovato negli altri dispositivi sequestrati. In un’annotazione del 24 ottobre della Polizia Postale, che conduce le indagini assieme alla Squadra mobile e alla Digos della Polizia, si dà conto di come Siher avesse attiva sul suo notebook anche “l’applicazione Telegram Desktop configurata” con il suo account e che nella “sezione Comunicati del Movimento 17 Ottobre risultavano attivi i due messaggi programmati relativi all’indicazioni della piazze in cui concentrarsi” sabato scorso. Il 30enne, scrive la Procura, aveva “programmato l’invio, rispettivamente per le ore 14.31 e 15.31, di disposizioni organizzative sui luoghi ossia le varie piazze d’Italia, dove gli appartenenti al citato gruppo Telegram ed i loro adepti avrebbero dovuto riunirsi”. Messaggi che, però, non sono mai partiti, perché sono scattate le perquisizioni e i sequestri a suo carico.

L’udienza di convalida, davanti alla giudice per le indagini preliminari di Milano Tiziana Landoni, è attesa per domani, martedì 27 ottobre.

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Operaio muore sul lavoro in un’azienda agricola a Brindisi schiacciato da un macchinario

26 October 2026 at 12:52

Un operaio di 51 anni è morto in un’azienda agricola di Brindisi, schiacciato da un macchinario che stava trasportando. L’incidente sul lavoro è avvenuto nelle campagne tra il capoluogo adriatico e San Pietro Vernotico. Sul posto è intervenuto il personale sanitario del 118, ma i tentativi di rianimare l’uomo di Cellino San Marco sono stati vani.

La dinamica dell’incidente è ancora da chiarire e sul posto è intervenuto anche il personale del servizio per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro (Spesal) per verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza e accertare eventuali responsabilità.

La Polizia locale di Brindisi sta effettuando sul posto ulteriori accertamenti per chiarire la dinamica esatta che ha portato al decesso dell’operaio. Si tratta del quinto morto sul lavoro oggi. La notizia dell’operaio 51enne segue quella dell’incidente di stamattina nell’Agrigentino, in cui hanno perso la vita quattro operai in un incidente frontale con un tir.

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Femminicidio Giulia Tramontano: riconosciuta la premeditazione per Alessandro Impagnatiello nell’appello bis

26 October 2026 at 12:39

La Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione per Alessandro Impagnatiello, condannato in primo e secondo grado per il femminicidio della compagna Giulia Tramontano, uccisa con 37 coltellate il 27 maggio 2023 a Senago, nel Milanese, mentre era incinta di sette mesi di loro figlio. La decisione arriva alla fine di un secondo processo di appello.

Nel primo processo d’appello, pur confermando l’ergastolo, la Corte non aveva riconosciuto l’aggravante della premeditazione in quanto, secondo i giudici, l’avvelenamento della donna era finalizzato a provocare un aborto, non ad ucciderla. La Procura generale aveva impugnato la sentenza nella parte in cui questa aggravante era esclusa e la Cassazione le aveva dato ragione, disponendo così l’appello bis.

La decisione è fondamentale per ciò che concerne l’esecuzione della pena, poiché comporta un “isolamento diurno di tre mesi“. Tra 45 giorni saranno pubblicate le motivazioni. Applausi e abbracci tra i familiari di Giulia Tramontano e l’avvocato Nicodemo Gentile alla lettura della sentenza. “Penso che Impagnatiello e la sua famiglia dovrebbero essere l’esempio del fallimento sociale”, aveva detto la sorella della vittima prima dell’ingresso in aula.

La procuratrice generale Maria Pia Gualtieri aveva chiesto il riconoscimento dell’aggravante “per mettere a posto le cose e dare il giusto nome” ai fatti, anche se “la decisione non potrà far tornare in vita la povera Giulia Tramontano”, ma è necessaria perché “ci sono azioni che non possono essere dimenticate, ma sono espressione della massima intensità del dolo”. Per Gualtieri, l’aggravante serve a restituire il senso della “brutale personalità” dell’imputato: “Impagnatiello – ha affermato – ha avuto tutto il tempo per ritornare sulla sua decisione, ma non lo ha fatto. Ha voluto determinare la morte di Giulia per continuare la sua relazione con l’altra donna”.

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Incidente tra auto e tir su una statale nell’Agrigentino: morti quattro operai

26 October 2026 at 08:24

Quattro operai sono morti in un incidente stradale nell’Agrigentino. Si stavano dirigendo al lavoro nelle campagne quando l’auto sulla quale viaggiavano, una Fiat Punto, si è scontrata frontalmente, poco prima delle 7, con un tir condotto da un uomo di 43 anni. Un impatto violentissimo che non ha lasciato scampo ai quattro operai.

L’incidente è avvenuto lunga la strada statale 123 in territorio di Naro, Agrigento. Ai sanitari del 118 giunti sul luogo dello scontro non è rimasto che constatarne il decesso. L’uomo alla guida del mezzo pesante, invece, è rimasto illeso.

Le vittime sono tutte originarie di Canicattì: Antonio Agrò, 64 anni; Diego Giordano, 53 anni; Antonino Di Vincenzo, 60 anni e Gioacchino Liborio. I vigili del fuoco hanno estratto i corpi degli operai dalla vettura accartocciata per l’impatto violento col tir. Carabinieri e polizia hanno eseguito i rilievi per ricostruire la dinamica dell’incidente mortale. Il traffico sulla statale è rimasto bloccato per permettere la rimozione dei mezzi.

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A Savona cinque chilometri di vestitini per ricordare i bambini uccisi a Gaza

25 October 2026 at 18:05
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Cinque chilometri di vestitini. Così a Savona 80 realtà del territorio, tra associazioni, sindacati, organizzazioni religiose, scout e partiti, hanno voluto ricordare le migliaia di bambini e adolescenti uccisi da Israele nella Striscia di Gaza negli ultimi tre anni. La lunga linea di vestiti ha attraversato le spiagge e i quartieri della città, in modo da restituire a tutti, compresi i passanti distratti, l’orrore delle morti. “Cinque chilometri di vestiti di bambini, per rendere visibili le vite spezzate, per dare forma e corpo al genocidio ancora in corso” si legge nel comunicato dell’iniziativa. “Ogni completino ha rappresentato simbolicamente una giovane vittima innocente, per denunciare questo clima di disumanizzazione delle morti, declassate dai militari israeliani a meri obiettivi di pianificazione tramite algoritmi e AI, a semplici danni collaterali. Per cercare di restituire alla percezione e al sentire comune l’orrore della tragedia di Gazain corso ormai da tre anni”.

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Sabato di proteste, 5 arresti a Milano. 5mila identificati in tutto. Interviene Putin: “Accuse alla Russia? Evidenziano la debolezza dell’Europa”

25 October 2026 at 13:44

Il giorno dopo le proteste che hanno portato migliaia di persone in piazza in tutta Italia contro il governo e il carovita, con scontri e tensioni ma nessun saccheggio, scende l’allerta nelle grandi città. Anche se restano comunque presidiati alcuni punti, in particolare a Milano dove alle 15 è prevista una seconda mobilitazione. Il conto delle questure diffuse al termine di ieri segnala quasi 5000 persone identificate in totale, 9 arrestate e 87 denunciati. Intanto sui disordini nelle piazze europee è intervenuto anche il Cremlino replicando a chi ha paventato la regia di Mosca dietro le manifestazioni più violente. “Le accuse alla Russia evidenziano la debolezza e l’incapacità di alcuni leader nei Paesi europei di assumersi la responsabilità di quanto sta accadendo” ha detto Vladimir Putin, in una dichiarazione pubblicata oggi sul sito web di Vesti.

A Milano ieri sono state circa 15mila le persone che si sono unite al corteo spontaneo che ha attraversato la città, tra cori contro il governo Meloni e richieste di dimissioni. Oltre al 30enne Youssef Siher, presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre fermato dalla polizia prima delle proteste, la questura ha fatto sapere di aver arrestato 5 persone e denunciato altre 44. In tutto nel capoluogo lombardo sono state identificate quasi 3mila persone.

A Bologna, dove si sono verificati gli scontri più duri e dove alcuni manifestanti sono rimasti feriti, il corteo ha visto la partecipazione di oltre 3mila persone, radunate inizialmente in piazza Nettuno. Tre le persone arrestate durante gli scontri e le tensioni durate in tutto circa 4 ore. I tre manifestanti arrestati sono accusati di violenza organizzata, resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e travisamento nel corso di manifestazione pubblica. Nel corso dell’intera giornata, fa sapere ancora la questura, sono stati identificate circa 700 persone. Inoltre, 30 manifestanti sono stati accompagnati negli uffici della Questura e della polizia ferroviaria per accertamenti, mentre 8 sono stati denunciati. Gli approfondimenti degli investigatori hanno poi consentito di emettere 4 fogli di via obbligatori e 2 Dacur (Divieto di accesso alle aree urbane).

A Roma, come a Bologna, la polizia ha usato anche gli idranti contro i manifestanti. Nella capitale la protesta si è svolta in modo pacifico durante l’intera giornata, in cui c’è stato anche blitz al Colosseo finito nel giro di poco. Solo a sera si è alzata la tensione, quando i manifestanti hanno provato a spostarsi verso i palazzi istituzionali e sono partite le cariche della polizia. In tutto sono state 11 le persone denunciate, 96 quelle portate negli uffici di polizia, di cui 6 minorenni e 28 fermi preventivi.

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Bologna, manifestante immobilizzato a terra dalla polizia si sente male: portato via in ambulanza. Cori contro gli agenti

25 October 2026 at 13:31

Un giovane è stato immobilizzato dalla polizia, si è sentito male ed è stato portato via dall’ambulanza durante la manifestazione di ieri a Bologna. Ha 22 anni e ieri sera, durante gli scontri, ha avuto un malore mentre era stato bloccato a terra dalle forze dell’ordine. L’episodio si è verificato nella serata di ieri, in via Marconi, in un momento di particolari disordini. Il giovane manifestante, insieme ad altri, stava inveendo contro la polizia quando è stato raggiunto da un gruppo di agenti: uno dei poliziotti lo ha preso per il cappuccio della felpa e poi buttato a terra. A questo punto il ragazzo è stato bloccato con un ginocchio sulla schiena. Il giovane si è sentito male e quindi è stato circondato da un gruppo di manifestanti che chiedeva di liberarlo. Poco dopo il 22enne è stato messo su un fianco ed è stato curato da un medico in attesa dell’arrivo dell’ambulanza del 118, mentre i manifestanti protestavano contro il fermo.

Per fare passare il mezzo del 118 alcuni manifestanti hanno rimosso due cassonetti, tavoli sedie e alcune bici a noleggio poste a barricata a metà della strada all’altezza di Largo Caduti del lavoro. I manifestanti, infatti, hanno organizzato barricate utilizzando le biciclette del servizio di bike sharing Mobike, mentre decine di persone si sono sedute a terra con le mani alzate. L’ambulanza ha poi caricato il giovane, mentre i manifestanti hanno cominciato a gridare “vergogna vergogna” e nel frattempo è arrivata anche un’automedica. Durante queste fasi anche l’ambulanza è stata colpita con l’idrante. Il giovane sarà poi portato in codice due all’ospedale Maggiore di Bologna e dopo le cure dimesso nella notte.

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Accoltellato minore a Sassari: arrestato l’aggressore, è un 19enne con un precedente simile

25 October 2026 at 12:32

Alessio Tonzanu, 19 anni, è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver accoltellato un 17enne seguito di una rissa. È successo nella notte a Sassari, nei pressi del locale notturno “Le Iene”, in via Palmaera. Il minorenne è stato soccorso dal 118 e portato immediatamente all’ospedale Santissima Annunziata, dove un delicato intervento chirurgico è riuscito a salvargli la vita; secondo L’Unione Sarda si trova adesso ricoverato nel reparto rianimazione del medesimo istituto sanitario.

Il presunto aggressore, invece, è trattenuto in questura con l’accusa di tentato omicidio. Il ragazzo, tra l’altro, ha un precedente: nell’estate del 2025 era stato arrestato per un episodio simile a quello avvenuto la scorsa notte, ovvero il tentato omicidio di Francesco Sircana, accoltellato con dieci fendenti a Sennori durante i festeggiamenti per San Giovanni Battista.

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Trovati i corpi di madre e figlio in una casa in provincia di Campobasso: ipotesi omicidio-suicidio

25 October 2026 at 12:26

I corpi di una donna e un uomo sono stati trovati in un’abitazione di via Marina a Ururi, Campobasso. Si tratta di un 60enne e di sua madre, un’anziana di 92 anni. I vicini di casa, insospettiti dal fatto di non aver sentito rumori né visto movimenti attorno alla casa per giorni, hanno deciso di chiamare i soccorsi: intorno alle 10 di questa mattina i vigili del fuoco hanno forzato la porta e hanno trovato i cadaveri di madre e figlio.

Il corpo della donna è stato ritrovato disteso sul letto, mentre l’uomo è stato rinvenuto impiccato in salotto. Secondo una prima ricostruzione, ancora in attesa di conferma, il 60enne avrebbe strangolato l’anziana e poi si sarebbe tolto la vita; tuttavia, gli accertamenti iniziali sul corpo della 92enne non avrebbe mostrato segni di violenza. Accanto all’ipotesi omicidio-suicidio, dunque, prende forma quella della morte della donna per cause naturali a cui è seguita la scelta del figlio di togliersi la vita.

Secondo le testimonianze raccolte in paese, la famiglia faceva una vita molto riservata; il figlio, inoltre, era rientrato dalla città in cui studiava all’università per vivere con i genitori, e dopo la morte del padre si occupava della madre anziana.

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Milano, indagata anche la moglie del presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre

25 October 2026 at 12:16

E’ indagata per istigazione a delinquere anche la moglie di Youssef Siher, il trentenne fermato nella notte dopo un lungo interrogatorio nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano sulle manifestazioni organizzate dal Movimento 17 ottobre e accusato di essere la “mente” dietro agli scontri che hanno funestato il centro del capoluogo lombardo.

La donna, 32 anni, di origini libanesi, è indagata in concorso con il marito. Secondo gli inquirenti, entrambi sarebbero amministratori delle pagine Instagram e Telegram del movimento che ha organizzato le proteste di piazza, pagina nata però dopo le manifestazioni del 17. Sarebbe stato proprio grazie al cellulare della donna che gli investigatori, sabato mattina, sono riusciti a rintracciare Siher, che aveva invece il telefono spento e non risultava localizzabile.

La 32enne, mediatrice interculturale, è nata e cresciuta a Como, dove risulta residente. Sui social si definisce “libanese, palestinese e araba di appartenenza”. La coppia si sarebbe sposata lo scorso settembre e vivrebbe in provincia di Milano, nonostante le residenze anagrafiche differenti: lui a Mazzano, nel Bresciano, lei a Como.

Ricercatore dei movimenti politici islamici, 30 anni, italiano di seconda generazione, da ieri sera Siher si trova in carcere a San Vittore, indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità del terrorismo e dall’uso del mezzo informatico. Ora le indagini si concentrano sull’analisi dei suoi dispositivi: il sequestro di cellulari e computer potrebbero restituire contatti, comunicazioni e modalità organizzative della presunta rete di chi avrebbe provato a fomentare le proteste che hanno visto giovani e giovanissimi invadere le città. Il pm di Milano Francesca Crupi chiederà lunedì la convalida del fermo. Solo dopo aver ricevuto gli atti, il giudice per le indagini preliminari fisserà una data per l’udienza.

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Travaglio sul Nove: “Una regia russa dietro gli scontri di Milano? Con le panzane su Putin riabilitiamo la sua propaganda”

25 October 2026 at 09:22

“Come sempre avviene in questi casi, quando finiscono di parlare i chiacchieroni, cioè i politici, parlano quelli che sanno. L’altro giorno il Copasir ha audito uno che sa, il capo dei servizi segreti, Valensise, il quale ha detto che non esistono evidenze di influenze”. Così Marco Travaglio ad Accordi & Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi il sabato sera sul Nove, commenta le ipotesi di una regia russa dietro gli scontri di Milano, avanzate da alcuni esponenti del governo, a partire dal ministro della Difesa Guido Crosetto.

“Io credo che così stiano facendo un regalo a Putin gigantesco. Intanto perché chi non ci crede dice: ‘Vabbè, ma questo è la vittima di una campagna diffamatoria, perché non è possibile che qualunque cosa succeda…’. Ora manca che sui pedali di Garlasco trovino il Dna di Putin”.

“È una cosa talmente ridicola che sta trasformando la propaganda occidentale in qualcosa di molto meno credibile della propaganda russa”, ha continuato il direttore del Fatto Quotidiano. “Per cui noi stiamo, con le panzane che raccontiamo continuamente, riabilitando la propaganda russa”. E conclude: “Anche se trovassero un episodio provato di guerra ibrida russa, non ci crederebbe più nessuno, perché è come ‘al lupo al lupo’, qui è ‘al russo al russo’. A un certo punto la gente non crederà più nemmeno alle cose vere”.

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Nelle ultime 36 ore sbarcati a Lampedusa 315 migranti partiti dalla Libia

24 October 2026 at 16:49

Ammontano a 315 i migranti sbarcati nelle ultime 36 ore a Lampedusa. Gli ultimi approdi riguardano 78 persone, di cui 4 minorenni e 17 donne, giunti sull’isola in località Le Acque a bordo di un barcone. Le provenienze sono varie: Bangladesh, Egitto, Eritrea, Iran, Iraq e Siria. Tutti riferiscono di essere partiti da Garabulli (Libia). Un uomo e due donne del gruppo erano inizialmente riusciti a fuggire, ma sono subito stati ritrovati da militari della guardia di finanza e poliziotti.

Poche ore prima, un gruppo di 62 persone di nazionalità bengalese ed egiziana era sbarcato a Cala Galera; l’imbarcazione su cui si trovavano non è stata ritrovata. Una motovedetta della capitaneria di porto, poi, aveva rintracciato 44 migranti tra eritrei, etiopi, somali e sudanesi che viaggiavano su un natante salpato da Abu Kammash (Libia); una donna del gruppo è stata portata al poliambulatorio. In questo momento, all’hotspot per migranti di contrada Imbriacola ci sono 448 ospiti.

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Protesta a Castel Volturno contro la costruzione di un nuovo Cpr: “Siamo in 20mila”. L’arcivescovo di Napoli: “Chi governa si fermi”

24 October 2026 at 16:37

“Siamo in 20mila, un risultato inatteso”. A Castel Volturno, nel Casertano, la protesta contro la costruzione di un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) si trasforma in una mobilitazione di massa. Migliaia di persone hanno attraversato la città per dire no alla struttura destinata a trattenere i migranti. Quando la marcia è partita dal Centro Fernandes, la Questura ha parlato di circa 10mila partecipanti, ma altri manifestanti si sono aggiunti lungo il percorso verso il Comune. In piazza associazioni, cittadini, esponenti della Chiesa e rappresentanti delle istituzioni, uniti dall’opposizione a un progetto che, denunciano, rischia di aggravare le fragilità di un territorio già segnato da degrado ambientale, sfruttamento e presenza della criminalità organizzata. “Questa struttura il territorio non la vuole, e lo sta dimostrando. I migranti sono angosciati”, ha detto Mimma D’Amico, responsabile del Centro sociale ex Canapificio.

La protesta ha raccolto anche l’adesione dell’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, e del vescovo di Caserta e Capua, Pietro Lagnese. Battaglia ha chiesto “a chi governa di fermarsi, di ascoltare questa terra, di rinunciare al progetto del Cpr di Castel Volturno e di assumersi la responsabilità di superare il sistema dei Cpr. Lo chiedo da prete, con il Vangelo aperto”. Perché “nei Cpr il trattenimento comporta una privazione della libertà legata alle procedure di rimpatrio. Non è l’esecuzione di una condanna penale”, ha ricordato. “Per questo dobbiamo domandarci: quale idea di convivenza stiamo costruendo, se affidiamo a una porta chiusa la risposta a una questione umana tanto complessa?”. Il cardinale ha richiamato anche il contributo degli stranieri alla vita quotidiana: “Ci sono persone delle quali accettiamo la fatica, le braccia, le notti di lavoro. Persone che raccolgono ciò che arriva sulle nostre tavole, assistono i nostri anziani, tengono in piedi pezzi delle nostre giornate”.

“Quella dei Cpr è una falsa sicurezza, perché la vera sicurezza si costruisce con l’integrazione e l’amicizia”, ha detto Lagnese, concludendo davanti al Comune di Castel Volturno il corteo. “Quella di oggi è una festa dell’amicizia tra i popoli, bisogna custodire questo tesoro. Abbiamo dimostrato che si può manifestare senza violenza e atteggiamenti provocatori. I Cpr ledono la dignità delle persone, e fanno vedere i migranti come un problema, ma non sono loro il problema”.

Alla manifestazione ha partecipato anche il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha annunciato battaglia contro la realizzazione del centro. “Costruire il Cpr a Castel Volturno vuol dire non conoscere il territorio, è un danno incredibile. Ricorreremo in tutti i modi, rivolgendoci al giudice civile o amministrativo, e anche facendo resistenza passiva e pacifica tutti insieme. Da qui non ci muoveremo”, ha dichiarato. La Regione, ha aggiunto, è contraria alla realizzazione di Cpr sia a Castel Volturno sia in altre località. “Qui ci vogliono investimenti nei servizi, e noi vogliamo farli”. Ma, poco prima che partisse la manifestazione, è arrivata la notizia dell’aggiudicazione da parte di Invitalia dell’appalto per la costruzione del Cpr. Il contratto è stato assegnato a una cordata di imprese, tra cui alcune campane, con un ribasso del 25%. Il costo complessivo dell’intervento supera i 31 milioni di euro e la struttura dovrebbe essere pronta entro la fine del 2028.

Per l’assessore regionale Andrea Morniroli, presente alla marcia, l’aggiudicazione conferma la volontà del governo di procedere nonostante l’opposizione del territorio. L’area individuata, in località La Piana, è stata inserita dal governo tra i siti di interesse strategico nazionale, una decisione che consente di superare i vincoli ambientali che la Regione aveva cercato di rafforzare inserendo la zona nella Rete Natura 2000. L’avvocatura regionale valuterà la possibilità di un ricorso.

Libera ha portato in corteo sagome che ricordano le vittime della strage di San Gennaro del 18 settembre 2008, quando furono uccisi sette cittadini ghanesi, accostandole a quelle delle persone morte nei Cpr. “Sono tutti vittime di un’unica matrice, quella razzista“, ha affermato Mariano Di Palma, coordinatore di Libera Campania. In un territorio “martoriato dalla camorra e dal degrado ambientale“, ha aggiunto, il centro “non serve, perché non farebbe altro che creare un altro ghetto”.

La deputata del Pd Rachele Scarpa, presente al corteo, ha denunciato le condizioni di trattenimento riscontrate durante le visite ispettive nei Cpr: “Ho visto con i miei occhi la violenza e la disfunzionalità di un sistema che il governo vuole estendere a tutte le regioni. Una quantità di sofferenza inimmaginabile, prodotta solo per propaganda, per ostentare il pugno duro su rimpatri che, in larga parte, non vengono nemmeno eseguiti attraverso quei centri. È fallimentare un’idea di sicurezza fondata sulla privazione prolungata della libertà per ragioni amministrative, su condizioni di trattenimento disumane, sulla sedazione collettiva e sull’abuso di psicofarmaci“.

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Milano, il presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre indagato per istigazione a delinquere aggravata

24 October 2026 at 15:34

Youssef Siher, ricercatore 30enne di origini marocchine e giornalista freelance, è indagato per istigazione a delinquere aggravata. È accusato di essere l’organizzatore della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre“, nata dopo le proteste della scorsa settimana. Laureato all‘università Statale di Milano e attivista Pro Pal, formalmente residente in provincia di Brescia, è stato portato nella questura del capoluogo lombardo per essere interrogato.

Il primo ad annunciare il fermo è stato lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sostenendo che avrebbe “contatti con gli ambienti antagonisti”: “La sua individuazione riafferma un messaggio chiaro e inequivocabile: non saranno possibili zone franche e la risposta dello Stato sarà immediata”. Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto è intervenuto sulla vicenda, complimentandosi con Piantedosi e con la Polizia di Stato: “Non un emarginato, ma una persona molto introdotta e che aveva avuto molte più occasioni di lavoro e collaborazioni di gran parte dei suoi coetanei”, ha scritto Crosetto, sostenendo che Siher è una persona che avrebbe frequentato “il gotha dell’intellighenzia italiana”. E “si sono visti i risultati”, ha detto.

Nei comunicati diffusi e pubblicata dalla pagina Instagram, nelle scorse ore il Movimento 17 ottobre rivendicava il rifiuto di ogni forma di rappresentanza politica tradizionale: “Non ci rappresenta nessuno, ci rappresentiamo da soli”, si legge nel primo manifesto. “Siamo giovani che hanno scelto di smettere di aspettare”, scrivono gli autori, dichiarando di non fidarsi “delle istituzioni e di questo governo” né “delle strutture politiche classiche”. E aggiungono: “Non vogliamo un posto al tavolo di chi ci ha tolto la sedia: vogliamo costruire un altro tavolo, tutti insieme, dal basso”. A proposito delle prossime manifestazioni si legge ancora: “I violenti siete voi che ci avete negato il futuro, ora quel futuro ce lo prendiamo”. E ancora: “Non rinunciamo a scendere in strada”; “Non ci hanno fermato con le leggi, non ci fermeranno con i blindati”.

Siher ha fatto uno stage all’Ispi nel 2024 e, ha fatto sapere in una nota l’Istituto per gli studi di politica internazionale, “da allora non ha più collaborato con l’Istituto”. Nel 2022 ha fatto uno stage a ilfattoquotidiano.it e successivamente ha collaborato saltuariamente fino al 2025, anno in cui ha firmato due pezzi sulle rivolte in Tunisia. “I suoi interessi di ricerca – si legge sul suo profilo pubblicato sul sito dell’Ispi – si concentrano sull’Islam politico, sui movimenti politici islamici e sul rapporto tra Islam e nazionalismo arabo. Ha conseguito una laurea in Comunicazione e un master in Scienze politiche presso l’Università degli Studi di Milano“.

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Movimento 17 ottobre, salta l’annuncio delle piazze alle 14.30: corteo spontaneo partito da Cairoli

24 October 2026 at 15:08

Ci si aspettava l’annuncio delle piazze alle 14:30 sulla pagina Instagram @movimento17ottobre e invece non è accaduto. Al momento dai profili social del Movimento 17 ottobre, il cui presunto ideatore Youssef Siher è stato fermato dalla polizia, non sono state pubblicate informazioni sui ritrovi dei cortei improvvisati che erano stati annunciati nella giornata di ieri. A Milano non solo piazza Duomo è fortemente presidiata dalle forze dell’ordine e dall’esercito, ma anche altri luoghi che sono considerati sensibili dalle forze dell’ordine e da dove potrebbero partire azioni improvvisate, dopo i disordini dello scorso fine settimana.

Si tratta della stazione di Cadorna, piazza Castello e via Dante, la stazione di Garibaldi e la zona di piazza Oberdan e corso Buenos Aires. In piazza Castello – dove la settimana scorsa è stato assaltato il negozio Dechatlon – è comunque massiccia la presenza delle forze dell’ordine, così come negli altri luoghi. La polizia sta facendo controlli random sui passanti e soprattutto su ragazzi giovanissimi. In piazza Gae Aulenti ci sono una volante e agenti in borghese. Davanti alla Stazione di Garibaldi agenti della guardia di finanza chiedono i documenti ai ragazzi. Anche i binari sono presidiati da numerosi militari e agenti di polizia. In corso Buenos Aires una delle vie dello shopping milanese tutti i negozi sono aperti, un presidio delle forze dell’ordine in piazza Lima controlla i passanti. Intanto un corteo spontaneo si è mosso dalla zona di Cairoli a Milano: sono un centinaio i manifestanti pacifici, giovanissimi e studenti, che si muovono intonando cori contro il governo o ripetendo ‘siamo tutti antifascisti’.

Ieri infatti, la pagina “Movimento 17 ottobre”, dopo avere convocato i ritrovi una serie di piazze nei luoghi simbolo di Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Padova, Bari e Genova, aveva annullato tutto. Ma non la mobilitazione. “Non andate a Piazza Duomo, a Piazza Nettuno o negli altri luoghi già indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro“, si leggeva nel post social. Solo alle 14.30 di sabato, sui social, sarebbero dovuti esser noti tre luoghi di ciascuna città dove si invitano i manifestanti a presentarsi in gruppo (“non andate da soli”, viene specificato), ma non è stato pubblicato nulla dopo che Youssef Siher, presunto ideatore della pagina, è stato fermato e perquisito in questura. Dopo un’ora (alle 15.30), sarebbe dovuto essere comunicato un altro luogo, una grande piazza, da raggiungere in corteo. “Quando lo diremo noi, dove lo diremo noi”, è la frase che chiudeva il comunicato con il motto “Be water” (sii come l’acqua). Fin qui, però, non è successo nulla.

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Accoltellamento al Parco Dora di Torino: ucciso un ragazzo, caccia all’aggressore

24 October 2026 at 12:17

Un ragazzo ventenne è stato accoltellato a Parco Dora, nella periferia di Torino: trasportato in ospedale in condizioni gravi, è morto poco dopo a causa delle lesioni. Secondo quanto riferito da La Stampa, la vittima è stata ritrovata venerdì intorno alle 18.30 vicino ad un monopattino elettrico e con l’addome gravemente ferito. L’allarme è stato dato da un residente della zona che ha visto un’altra persona allontanarsi di corsa. Il colpevole non è ancora stato individuato e non si conosce il movente dell’atto: sulla vicenda indaga la squadra mobile della questura di Torino.

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Incidenti sul lavoro, a Baveno un uomo muore schiacciato tra un muro e un camion

24 October 2026 at 11:33

Sabato mattina a Baveno, in provincia del Verbanio-Cusio-Ossola, in Piemonte, un uomo di 48 anni ha perso la vita rimanendo schiacciato tra un muro e un camion. Non è ancora chiara la dinamica dell’incidente mortale: secondo le prime ricostruzioni, un autospurgo si sarebbe messo in moto autonomamente. L’allarme nel piccolo comune sul Lago Maggiore è scattato questa mattina alle 8: sul posto, in via Due Riviere si sono recati immediatamente polizia e soccorritori, oltre ai vigili del fuoco che hanno impiegato oltre 20 minuti nelle operazioni di estrazione del corpo.

Appena quattro giorni fa, nel bresciano, un’altra morte sul lavoro con dinamica simile: un operaio è rimasto schiacciato in un cestello elevatore nello stabilimento di Acciaierie Venete a Sarezzo, nel Bresciano.

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