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LaLiga denunciará la agresión a Camavinga durante la celebración del segundo gol del Madrid

26 October 2026 at 19:07
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LaLiga denunciará ante el Comité de Disciplina la agresión sufrida por Eduardo Camavinga durante la celebración del segundo gol del Real Madrid en el clásico disputado este domingo en el Spotify Camp Nou. El futbolista francés recibió dos golpes por parte de un aficionado del Barça cuando festejaba junto a sus compañeros el tanto de Kylian Mbappé, que acabó dando la victoria al conjunto blanco.

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Michel Foucault, geniale icona del male (parte II)

26 October 2026 at 17:16

 

Michel Foucault, sulle tracce di Adorno e Horkheimer ( La personalità autoritaria) ,
affermò che l’illuminismo fu il processo che liberò dall’ accettazione di ogni autorità. Per
lui la modernità è un atteggiamento più che un periodo storico, caratterizzato
dall’attitudine critica, giudicante, infine dissolvente nei confronti della realtà. L’esito che
abbiamo dinanzi è drammatico. Foucault riscoprì, da una prospettiva rovesciata, il
pensiero di Nietzsche, in particolare il nichilismo e il concetto di “morte di Dio”,
estendendolo alla morte dell’uomo. “L’uomo è un’invenzione di cui l’archeologia del nostro
pensiero mostra la data recente ( Le parole e le cose). “ Per Marcello Veneziani fu un ponte
sospeso tra Marx e Nietzsche, “ da rivoluzione a trasgressione, da masse a soggetti, da
rivendicazioni sociali a desideri individuali sprigionati”. Morte di Apollo, vittoria di
Dioniso; le vittime sono la civiltà, le comunità, i singoli uomini. Fu patrono di emarginati e
soprattutto degenerati: Nietzsche osservato da un cannocchiale capovolto. Oltre alle
carceri, considerava universi concentrazionari ospedali, manicomi, scuole, tribunali,
commissariati di polizia, poiché ogni istituzione è il Male.
L’ obiettivo – conseguito !- era la liberazione e l’intronizzazione dei pazzi, dei delinquenti,
dei malati, delle minoranze sessuali e di ogni genere di deviati. Fu incline al suicidio ed
abusò per tutta la vita di droghe e alcool. Centro del suo pensiero è la rivolta contro la
norma e la normalità. Conta per lui non la classe, la nazione, la società, ma solo il soggetto.
Fu il teorico della svolta individualista e nichilista del post Sessantotto , che traslocò dal
socialismo rivoluzionario al radicalismo libertario, basato sulla liberazione dei desideri
preconizzata da Marcuse e tematizzata da pessimi maestri, Gilles Deleuze e Fèlix Guattari,
ne L’Anti Edipo. La “micropolitica del desiderio” cui segue la “ liberazione dei flussi
libidinali”.
Foucault pensava che chi vuole opporsi a un ordine oppressivo deve fissare l’attenzione su
istanze di potere diverse dallo Stato per tessere reti di contropotere Quando parlava di
“microfisica del potere” descriveva l’atto con cui il potere penetra dentro gli individui e
diventa dispositivo. Se la nemica dei francofortesi fu la personalità autoritaria , fomite del
fascismo elevato a categoria eterna del male, Foucault si spinge oltre . Nemico assoluto
resta sì il fascismo, ma in quanto , come per Sartre, “ è già nello Stato”. Avversario di ogni
ordine, per Foucault la libertà coincide con l’alienazione, la fuoriuscita da sé, capovolgendo
Marx. Eppure comprese che, chiusi nella soggettività, gli esseri umani diventano più docili
e indifesi, addirittura complici del potere, un convincimento ripreso dall’ultimo Agamben.
Non riponeva speranza alcuna nell’azione collettiva o in rivoluzioni politiche: per lui la
(non) soluzione è l’ombra, lo spazio soggettivo in cui ognuno vive e accetta i propri vizi e
finanche le depravazioni in assenza totale di regole o limiti. La conseguenza è il tracollo
generale dell’uomo e del mondo. Ha scavato sotto le fondamenta come uno sciame di
termiti; impressiona che abbia goduto di tanto credito e di perdurante successo. Del resto,
l’Occidente terminale, woke, invertito, debosciato, orgiastico e senz’anima è in larga parte
un suo frutto. Se Paul Ricoeur, che definì Marx, Nietzsche e Freud maestri del sospetto, ne

avesse conosciuto l’opera, gli avrebbe attribuito la stessa qualifica. Foucault fu nemico
delle norme, ma lui stesso venne eretto a norma intellettuale; regna ancora su buona parte
della cultura contemporanea. Follia, prigione, sessualità, minoranze, diritti, dominio
biocratico: la sinistra postmoderna gli deve molti dei suoi concetti. Dopo la breve stagione
strutturalista, teorizzò la “morte dell’uomo”, con grande dispetto di Jean-Paul Sartre, che
intuì, nel rifiuto della storia come prassi, la fuoriuscita di Foucault dal marxismo.
In Sorvegliare e punire (1975) Foucault dà a questo approccio un&#39;illustrazione esemplare.
Contesta l’idea che il potere appartenga allo Stato; al contrario, viene esercitato soprattutto
per mezzo della conoscenza, delle norme e delle pratiche quotidiane. Alain de Benoist
afferma che il pensiero di Foucault “si riduce a poche semplici idee: rimuoviamo i
manicomi e non ci saranno più sciocchi, rimuoviamo i medici e non ci saranno più persone
malate, tagliamo le prigioni e non ci saranno più delinquenti. “ Il guaio è che è stato
creduto. Nella Storia della sessualità applica lo stesso ragionamento all’ambito sessuale.
Parlare esclusivamente di repressione sessuale è un errore: sono piuttosto discorsi medici,
educativi e psichiatrici ad avere gradualmente standardizzato e medicalizzato la sfera
pulsionale. Per lui la sessualità è un oggetto su cui la società ha imposto agli individui di
“confessare” la propria verità soggettiva.
L’idea che lo ossessionò fu il governo ( o non governo) di sé. Verso la fine della vita, Michel
Foucault abbordò l’ anarcoliberismo. “Nulla di strano o imprevedibile: nemico dello Stato,
vide nel neoliberismo un&#39;alternativa meno normativa e autoritaria rispetto alla sinistra
classica, che trovava totalmente obsoleta. “(de Benoist) . Ma se il potere è ovunque, in
nome di che cosa condannare una delle sue forme? E’ l’obiezione della femminista Nancy
Fraser e di Jürgen Habermas, mentre altri hanno criticato l’attacco alla nozione di verità
che riduce la conoscenza a pura relazione di potere. Altrettanto devastante fu l’abbandono
della critica sociale a favore di un’analisi centrata non sullo sfruttamento dell’uomo, ma
sulla repressione contro le minoranze, un’idea che ha disarmato la sinistra di fronte al
capitalismo.
Una critica serrata a Foucault viene da François Bousquet, esponente della Nuova Destra
francese. Il suo pamphlet è sulfureo sin dal titolo: Putain de Saint Foucault, archeologie
d’un fetiche (Fottuto San Foucault, archeologia di un feticcio). Fin troppo chiara la prima
parte, mentre la seconda rinvia alla categoria di feticcio nel senso originario di falso,
fittizio. Bousquet muove dal rifiuto del nome del padre, un parricidio simbolico molto
freudiano. Il ruolo paterno fu così descritto dallo psicanalista strutturalista Jacques Lacan:
il nome del padre crea la funzione del padre. Nulla di meno foucaultiano, ma la sconfitta
del padre è la crisi di una funzione recisa che collegava il simbolico e l’immaginario, per
unire più che vincolare, mettere in relazione piuttosto che legare. Foucault predicava il
contrario, un divenire mutante, il divenire animale dell’uomo.
Ammette sconsolato Bousquet : “raramente un pensatore ha prefigurato così intensamente
un momento storico”. Insegnò per anni al mitico Collège de France e le sue lezioni erano
autentici eventi. Un piede al Collège, l&#39;altro all&#39;inferno, o entrambi, giacché per il marxista
Pierre Bourdieu quell’istituzione è un luogo di sacralizzazione degli eretici. Veri o presunti,

ma sempre monumenti di se stessi. L’ Archeologie d’un fetiche di Bousquet è un catalogo
delle perversioni in cui sfilano tutti i vizi oggi considerati virtù, di cui l’autore di Follia e
irrazionalità era un simbolo intoccabile e peccaminoso. Una sintesi del suo tempo, che è il
nostro, l’epoca in cui “ l’obiettivo principale non è scoprire, ma rifiutare ciò che siamo,
dunque l’autonegazione, la morte del soggetto “. Ovvero Mefistofele, lo spirito che sempre
nega (Goethe). E che, nel caso di Foucault, cerca per tutta la vita di staccarsi da se stesso, di
perdersi, vagare, non per ritrovarsi, ma per cancellare tutto sino all’autodistruzione.
Distillato di nichilismo puro, pensiero e biografia diventano epitomi del presente tossico.
Dalla magniloquente proclamazione della morte del soggetto ( ossia dell’essere umano !)
alla deambulazioni omo e sadomaso americane, passando per il neoliberismo, lo sguardo
fisso su prigioni, manicomi, deviazioni , le stanze lussuose del Collège de France sino alla “
sessualità senza sesso”, l’opera di Foucault è un contenitore eterogeneo dal fascino simile a
quello esercitato da certi criminali. “ Negazione, perdita del centro, fuga da se stessi ( ma
non si può sfuggire !) : questi sono i grandi leitmotiv che punteggiano l’opera, il cui punto
d’arrivo è la cancellazione e la scomparsa” conclude Bousquet. L’ Ordine del discorso di
Foucault fornirà gli elementi linguistici della teoria di genere. Non ne fu certo l&#39;inventore,
ma senza la sua aura intellettuale, il suo lavoro preparatorio, la sua contro-storia della
sessualità, l&#39;intera ideologia di genere avrebbe avuto grandi difficoltà a uscire dal
fondamentalismo LGBT .
L’intera sua opera è una vasta, variegata, incandescente collezione di spunti da cui
attingeranno tutte le correnti dell’Occidente postmoderno. “ Oggi è la stella indiscussa dei
laboratori ideologici, il precursore della teoria di genere, il guru di Judith Butler, del Gay
Pride e degli educatori alla rovescia, l&#39;autore più citato nelle discipline umanistiche, noto
quanto i Beatles. “Un santo, un fottuto santo , per usare l&#39;espressione di David Halperin,
venerato su entrambe le sponde dell&#39;Atlantico, che ha bruciato la candela da entrambi i
lati con la stravaganza di un vecchio saggio costretto a leggere Sade e a prendere l&#39;LSD.
Premoderno e postmoderno, con un piede al Collège de France, l&#39;altro all&#39;inferno” ( F.
Bousquet).
E se Foucault avesse ingannato tutti? E’ giunto il momento di strappare le innumerevoli
maschere che gli hanno garantito una lunga immagine pubblica. Di lui, in negativo, vale il
giudizio che Alessandro Manzoni dette del cardinale Borromeo: la sua vita fu il paragone
delle parole. Anarchico, di sinistra, marxista, esuberante o riservato, nichilista,
antimarxista esplicito o velato, intellettuale di servizio del neoliberismo, pazzo o pervertito,
sotto quale identità San Foucault, il “fottuto San Foucault”, percorre il suo cammino

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Hardware in affitto: perché il reverse engineering con l’AI fa paura a chi vende prodotti

25 October 2026 at 14:00
L’AI sta rendendo alla portata di tutti ciò che prima riusciva solo a chi aveva competenze rare: capire e modificare il software dei propri dispositivi. Per gli utenti è un modo di riprendersi ciò che hanno pagato, per le aziende è un attacco a un modello in cui il prezzo dell’hardware è solo una parte dell’equazione.... Leggi tutto

Così l’instabilità dell’Etiopia rischia di allargare il conflitto nel Tigray

25 October 2026 at 06:51

Il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha esortato sia l’Eritrea che l’Etiopia a placare gli animi e ridurre le tensioni, avvertendo che tutti i paesi del Corno d’Africa devono rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dei propri vicini ed evitare incursioni transfrontaliere. Il Segretario ha sottolineato che la regione non può permettersi ulteriori conflitti.

Le osservazioni di Rubio hanno suscitato un’immediata reazione da parte dell’Alleanza per la Sopravvivenza. In una dichiarazione diffusa il 18 ottobre, l’Alleanza ha precisato che le proprie operazioni militari non sono dettate da obiettivi separatisti né mirano a frammentare il Paese. Al contrario, ha descritto le proprie azioni come atti di legittima difesa, a seguito di quello che ha definito il rifiuto, da parte del governo, di tentativi volti a raggiungere una risoluzione pacifica, inclusi quelli previsti dall’Accordo di Pretoria del novembre 2022.

Sebbene i combattimenti nel Tigray appaiano estremamente simili a quelli passati, esistono differenze sostanziali tra il conflitto attuale e la guerra del 2020-2022. Innanzitutto, non tutti i tigrini sostengono le forze del Fronte di liberazione del popolo del Tigray TPLF. Di sicuro al momento il TPLF non è isolato: ha infatti formato la già citata ‘”Alleanza per la Sopravvivenza” (Alliance for Survival) insieme ad altri sei movimenti etiopi. Quello che però appare ormai evidente è l’allargamento del conflitto. Il 7 ottobre le forze eritree hanno attraversato il confine a Zelambesa, muovendosi verso la direttrice Adigrat-Idaga Hamus. Le Forze di Difesa del Tigray sono fortemente presenti nel distretto (woreda) di Atsbi, mentre i leader del TPLF si trovano nelle aree rurali del distretto di Ahferom, nella zona del Tigray centrale.

Si sospetta che l’Eritrea stia sostenendo la neonata “Alleanza per la Sopravvivenza” al fine di indebolire il governo etiope visto che l’Eritrea si oppone al tentativo dell’Etiopia di ottenere un accesso al Mar Rosso attraverso il porto di Assab, cercando di creare una zona cuscinetto tra i due Paesi. Il maresciallo di campo Birhanu Jula, capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Nazionale Etiopi, ha accusato l’Eritrea di aver mobilitato sostegno finanziario a favore del TPLF. Egli ha inoltre sostenuto che l’Eritrea e il TPLF avrebbero beneficiato dell’appoggio di Sudan ed Egitto, lasciando intendere un’interferenza esterna.

Sulla carta l’esercito governativo ENDF appare in vantaggio numericamente, contando circa 500.000 effettivi a cui si aggiunge un bacino di 368.000 riservisti, oltre a un arsenale di armi pesanti e in particolare di droni di varia origine, a cominciare dai turchi Bayraktar TB2 e Akinci. Il TPLF da solo può contare su circa 250-270mila uomini. Al momento però l’unica cosa che si può affermare con assoluta certezza è che il bilancio delle vittime è in costante aumento, con un prezzo altissimo pagato sia dai militari che dai civili. Tutto ciò avviene in un momento in cui la popolazione del Tigray è esausta sotto ogni profilo: psicologicamente e fisicamente, anche a causa delle estreme difficoltà derivanti dalla siccità e dal fallimento dei raccolti. Un cessate il fuoco può congelare le ostilità sul campo ma non rimuove le cause scatenanti della violenza.

La stabilità a lungo termine dell’Etiopia non può essere raggiunta con la sola coercizione militare o con tregue di breve respiro. È necessario un processo politico inclusivo che permetta a tutte le componenti della società etiopica di ridefinire su basi condivise sia la ripartizione equa del potere politico ed economico a livello centrale e periferico, sia la natura del rapporto tra il governo federale e le regioni, garantendo il rispetto delle autonomie, la tutela delle minoranze e la certezza dello stato di diritto. Senza questo sforzo strutturale per sanare le fratture costituzionali, il Paese rischia di rimanere intrappolato in una spirale perenne di instabilità.

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Michel Foucault, geniale icona del male (Parte I)

23 October 2026 at 20:44

Cento anni fa, nell’ottobre del 1926, nasceva Michel Foucault, il pensatore più influente della seconda metà del secolo XX.

La sua famiglia era borghese e rispettabile, radicata a Poitiers, la città francese dove, nell’VIII secolo, Carlo Martello fermò l’avanzata musulmana.

Michel si chiamava in origine Paul, come il padre, ma l’odio per lui gli fece cambiare nome. Quel rifiuto privato spiega molto del Foucault pubblico.

Nessuno ha lavorato per la distruzione dei fondamenti della società come lui, nessuno ha scavato più in profondità nei sotterranei della conoscenza.

L’archeologia del sapere è il titolo di una sua opera. Nessuno ha colpito i pilastri del nostro mondo quanto il rampollo degenere della Francia profonda.

Più dei francofortesi e di Marcuse, più dei filosofi della Teoria Francese – Deleuze, Guattari Barthes – più dell’orribile Sartre e dei decostruttivisti alla Derrida, che pure frequentò e dai quali fu a sua volta influenzato.

Non fu marxista o comunista, se non in una breve stagione sotto l’influsso dell’amico Louis Althusser; piuttosto un anarchico con tratti non troppo sorprendenti di liberismo nel finale della vita.

Umanamente fu un mostro sin dalla fisiognomica, ma anche un genio, il che spiega come un distruttore, un lucido devastatore di ogni elemento della nostra cultura e dei fondamenti su cui poggia la convivenza civile, abbia avuto il successo che ebbe e che perdura.

Fu il massimo esponente del mondo capovolto in rivolta, un santo alla rovescia.

Saint Foucault, verso un’agiografia gay, è un libro del 1995 dell’americano David M. Halperin. ‘’opera difende ed esplora la sua vita e le sue idee, definite fari dell’attivismo gay e della teoria queer.

Quello di Foucault è il nome più cercato sul portale filosofico Google Scholar. L’intero sforzo della sua opera – nonché della Teoria francese e dei cosiddetti studi postmoderni – è stato decostruire le identità per sostituirle con surrogati fluttuanti, mutevoli, indeterminati.

Foucault è il filosofo dei tempi liquidi, non Zygmunt Bauman, fotografo dell’esistente.

Fornì al neoliberismo la scoperta più preziosa: la sostituzione della lotta di classe con il confronto identitario, ponendo al centro la categoria di vittima.

La postmodernità foucaultiana prescrive la dispersione del sociale in una miriade di singolarità, segmenti agonistici rinserrati nelle rispettive micro identità. Inizia con lui l’era del narcisismo doloroso, dell’individuo/vittima.

La crisi della persona e la morte dell’Uomo diventano oggetti di meditazione filosofica. Dopo mezzo secolo di decostruzione, sembra che solo una cosa sia rimasta intatta: il principio dell’innocenza della vittima. L’idea di verità è stata polverizzata.

Scriveva Foucault.

“La verità? Una finzione! L’uomo? Un miraggio! Le norme sociali? Una camicia di forza!”

Le sue argomentazioni e le sue azioni erano spesso ripugnanti, eppure abbordavano orizzonti inesplorati, oscurati dagli scandali e dalle opinioni a lui associate.

Nel privato fu un pederasta gay seriale, un uomo miserabile, un abusatore che faceva della tortura sessuale il passatempo prediletto, con forti inclinazioni sadomaso, frequentatore dei bagni omo di San Francisco. Morì di AIDS nel 1984, infettando probabilmente molti.

La sessualità fu l’oggetto privilegiato dei suoi studi, insieme con la natura del potere e i metodi di controllo sociale. Scrisse un libro assai citato sulla storia dell’istituzione carceraria.

Sorvegliare e punire, in cui riprese il concetto di Panopticon, mutuato dall’utilitarista inglese del XVIII secolo Jeremy Bentham, il carcere radiocentrico in cui un unico guardiano controlla, non visto, i detenuti, costringendoli alla perdita di privatezza e all’autocensura dei comportamenti.

Un suo biografo, James Miller, cita un testo in cui Foucault immagina “festival del suicidio” e “orge suicide”, nonché una sorta di ritiro speciale dove chi pianificava di togliersi la vita poteva cercare “partner senza nome per occasioni di morte, liberi da ogni identità”.

Nichilismo puro, da parte di un soggetto di enorme intelligenza con elementi di pazzia, confermati da giovanili ricoveri in psichiatria.

Gran parte del prestigio di Foucault deriva dai suoi contributi alla storia della sessualità.

È interessante un’intuizione: indicò il 1870 come l’anno in cui fu “inventata” l’omosessualità, in un articolo apparso sulla rivista di un manicomio in cui il neuropsichiatra Carl F. Westphal definiva affezione neuropatica il “sentimento sessuale contrario”.

La sua tesi è che la categoria di omosessuale – chi devia dalle norme sociali e compie “atti omosessuali” – fosse in precedenza inesistente. Ciò che Foucault fece fu individuare il momento in cui le persone che oggi chiamiamo gay (felici, perché?) furono inventate come categoria sociale, un gruppo di “devianti” che oggi vanta una bandiera, festival, locali notturni, ristoranti, hotel, negozi e persino un luogo di vacanza elettiva, Mykonos.

Nulla di tutto ciò esisteva prima che gli psicologi del XIX secolo, tra cui Freud, iniziassero a trattare l’attrazione omoerotica come disturbo psicologico.

Foucault sviluppò questa teoria, con tante altre, nella sua opera più celebre, Storia della sessualità.

Una frase famosa riassume il suo pensiero: “Il sodomita era colui che commetteva un peccato; l’omosessuale è ormai una specie”.

Date le sue inclinazioni e il suo interesse per la storia della psichiatria e dell’internamento coatto, non sorprende che Foucault abbia rivolto la propria attenzione ai manicomi e alla percezione sociale della pazzia, cui dedicò Storia della follia nell’età classica.

Mise in luce un cambiamento fondamentale nella concezione del disturbo mentale, avvenuto agli inizi del XVII secolo.

Fino al Rinascimento e poi in Cervantes, Shakespeare, Erasmo da Rotterdam, la follia era un fenomeno specifico dello spirito umano, collocato nella stessa categoria di profeti, visionari, posseduti, santi, buffoni, indemoniati.

Era un fenomeno dotato di senso e di una verità propria: sebbene i folli fossero disprezzati, venivano guardati con timore reverenziale, come messaggeri di un sacro orrore.

A partire da Cartesio la pazzia muta natura. Attraverso la lente del razionalismo, viene separata da ogni contatto con altri piani spirituali – considerati mere superstizioni – e finisce per occupare il posto un tempo riservato alla lebbra.

Non è più un fenomeno da interpretare alla ricerca di un senso, bensì una malattia da gestire secondo protocolli medici e giuridici, mentre i pazienti vengono isolati per scongiurare il contagio. Don Chisciotte non è più un folle geniale, ma un soggetto psichiatrico da internare.

Questo mutamento di paradigma teorico spiega, nella prospettiva di Foucault, perché, a partire dal XVII secolo, i pazzi siano stati istituzionalizzati, confinati in ospedali psichiatrici, studiati e controllati come un fenomeno naturale, per la prima volta nella storia.

Foucault dedica pagine critiche al brano delle Meditazioni in cui Cartesio teorizza il celebre cogito ergo sum (penso, dunque sono). Un passo ulteriore verso l’irrazionale. Leggerlo permette di comprendere le origini di gran parte delle idee marce della postmodernità, nutrite dai suoi libri.

Un suo contributo originale è l’intuizione che ogni attività umana costituisce un esercizio occulto di potere. L’idea che non esista una verità oggettiva – che si tratti di politica, scienza o morale – è la quintessenza del pensiero di Foucault.

Se c’è un cattivo da film che, mentre accarezza un gatto seduto in poltrona, spinge l’intellighenzia ad abbandonare ogni argomentazione morale, questi è l’autore de L’ordine del discorso, un titolo assai significativo.

“Le prigioni non possono essere riformate perché qualsiasi tentativo di ridurre la crudeltà è solo uno stratagemma per perpetuare le strutture di potere esistenti; i mendicanti violenti e schizofrenici non possono essere internati perché l’unico obiettivo del potere è privarli della libertà”.

È il volto peggiore di Foucault.

Fu lui a smantellare l’ideale egualitario della sinistra sociale e ad aprire la strada al movimento woke, la trasformazione della post sinistra in club per miserabili ed emarginati, devianti e disturbati mentali, fornendo loro alibi morali e motivazioni intellettuali.

Mise sul trono la vittima, vera o presunta, e il deviante. Al confronto, le altre colpe di Foucault impallidiscono.

Il rifiuto delle convenzioni e delle norme sociali, unito al bisogno di attenzione – il desiderio volterriano di épater le bourgeois (stupire, scandalizzare il borghese) – spiega molti elementi della sua carriera, a cavallo tra narcisismo e compulsione deviante.

Negli anni Settanta aderì a diversi manifesti che propugnavano la legalizzazione della pedofilia.

Forse l’ispiratore, Jean Paul Sartre, ed egli stesso, agirono anche per legalizzare le loro peggiori pulsioni. L’aspetto più bieco di quel movimento, oggi non più borderline, era la proclamazione libertaria secondo cui la sessualità non può essere soggetta a limiti di età e i pedofili hanno pieno diritto di assecondare i propri impulsi.

Profetica fu la scoperta della natura del potere contemporaneo, diventato apparato di controllo, dispositivo orientato al biopotere e alla biocrazia, il dominio sulla vita concreta. Descrisse modalità di infiltrazione nelle coscienze volte alla riconfigurazione del Sé.

Per lui sino agli albori della modernità l’essere umano era canalizzato fisicamente e costituito attraverso una serie di “reclusioni” disciplinari – la scuola, l’ospedale, la fabbrica, il carcere – dove veniva plasmato secondo la norma del potere.

Nelle attuali società di sorveglianza, le manipolazioni sono più blande sotto il profilo della costrizione fisica: mode, abbigliamento, partiti politici, droghe, serie televisive, generi musicali, le forme più bizzarre di capriccio e creatività.

Tuttavia, mantengono con altri mezzi la conformità coattiva alla norma prevalente per mezzo di una modulazione flessibile e onnipresente. È la “microfisica del potere”, un sistema che penetra il soggetto e diventa dispositivo.

Si impadronisce dei corpi, si inserisce negli atti e nelle condotte, nei discorsi, nei processi di apprendimento sociale e nelle esistenze quotidiane, diventa un organismo costituito da un numero infinito di connessioni che non agiscono dall’alto, ma dall’interno del corpo sociale.

Diagnosi genialmente profetica, ma prognosi e terapia sono folli.
Noi, i posteri, siamo le vittime.

L'articolo Michel Foucault, geniale icona del male (Parte I) proviene da Blondet & Friends.

iPhone Duo e le app poco ottimizzate: la fotografia di una situazione che si risolverà in pochi mesi

23 October 2026 at 18:21
Le prime recensioni di iPhone Duo puntano il dito sulla scarsa ottimizzazione delle app: era prevedibile, gli sviluppatori hanno avuto poco tempo e soprattutto pochi hanno messo le mani sul dispositivo. Oggi però il Duo arriva nelle mani degli utenti, e abbiamo voluto vedere se la situazione è migliorata in questi giorni. Spoiler: è migliorata poco, e probabilmente serviranno fino a cinque mesi per avere un dispositivo usabile al meglio.... Leggi tutto

Find X10 Pro Max ufficiale. Tre fotocamere super per metter fine alla guerra dei megapixel

22 October 2026 at 13:22
Annunciati i nuovi smartphone top di gamma OPPO: su Find X10 Pro Max viene usato per la prima volta un sensore da 200 megapixel abbinato ad una lente ultraview, rendendolo il primo smartphone al mondo con tre fotocamere da 200 megapixel. Siamo davanti ad uno smartphone incredibilmente completo, ad oggi il migliore sul mercato Android. Tutto, però, ha un prezzo...... Leggi tutto

DJI Osmo Pocket 4P, recensione: incredibile qualità in formato tascabile

20 October 2026 at 07:58
La nuova pocket camera di DJI, nella versione Pro, trova nell’ottica tele aggiuntiva la ricetta perfetta per diventare un prodotto capace di sostituire mirrorless e smartphone per chi ha bisogno di qualità e portabilità. Dopo diversi aggiornamenti, è una fotocamera matura, anche dal punto di vista software. Ecco cosa ne pensiamo dopo qualche mese di utilizzo. ... Leggi tutto
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