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“Ero a cena con i miei amici rapper e mia madre mi fa ‘non te la mettere più la maglietta traforata X Factor che fa ca**re’ e poi ‘non usare lo stuzzicadenti a tavola’”: l’aneddoto di Jake La Furia

27 October 2026 at 09:50

Davanti alla mamma tutti, o quasi tutti, i rapper crollano. È quello che ha raccontato Jake La Furia a Radio 105. In una intervista il giudice di “X Factor 2026” ha rivelato un aneddoto divertente legato ad un evento speciale e intimo.

“Ero a cena con mia madre e mio padre, Ernia e Rkomi. Mentre stavamo mangiando tutti insieme – ha raccontato il rapper – mia madre davanti a tutti questi rapper mi dice delle cose tipo ‘Franci (il vero nome è Francesco Vigorelli, ndr), ma non te la mettere più la maglietta traforata ‘X Factor’ che fa cagare oppure mi dice ‘dai ma non usare a tavola lo stuzzicadenti’. Alla fine le dico ‘minchia oh ma non è che siamo a casa nostra, mamma’”.

Un ritratto inedito del rapper che si mostra a volte ‘duro’, ma in fondo ha il cuore tenero. Un po’ come aveva confermato la conduttrice di “X Factor” Giorgia a FqMagazine, che ha imparato a conoscere il rapper dopo molte puntate.

“Jake noi lo vediamo super hard. – ha detto Giorgia – Lui è forte, lui è determinato, è deciso, sa cosa dire, sa cosa fare. Del resto è ‘La Furia’ e si arrabbia anche. A volte quando si arrabbia è un momentaccio. Ma c’è anche la sua competenza, il suo essere artista… Il suo punto secondo me fragile è che lui in realtà è buono, c’è da gestire questa bontà, come nasconderla più che altro, ma ci prova incessantemente”.

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Manuel Agnelli a Scanzi: “Il governo Meloni in 4 anni non ha combinato un ca**o e ha fatto disastri nella cultura”

23 October 2026 at 18:35

“Questo governo, nel mondo della cultura, del cinema, del teatro e della musica, ha fatto un disastro. In quattro anni non ha combinato un cazzo, ma ci ha rovinato dei piani che erano praticamente fatti”. Manuel Agnelli non risparmia critiche all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni durante il confronto con Andrea Scanzi, lo scorso 15 ottobre alla Casa del Cinema, nell’ambito della 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma. L’incontro, intitolato I cattivi maestri e promosso dalla Siae, ha ripercorso la carriera del musicista, fondatore e frontman degli Afterhours, soffermandosi sul suo rapporto con la televisione e soprattutto sul ruolo degli artisti nel dibattito pubblico.

Agnelli contesta in particolare le scelte del governo nel settore musicale: “C‘era una legge sulla musica già approvata, che doveva diventare decreto attuativo e che è stata smantellata. Ma gliela metteremo nel culo”.
La critica si estende anche alla situazione generale del Paese: “La sicurezza nelle strade, l’inflazione, è tutto peggiorato. Milano è la città più pericolosa d’Italia in questo momento. Va bene, parlate male di chi volete, degli immigrati, dei maranza, ma fate qualcosa”.
Nonostante la disillusione verso la politica, il musicista continua a considerare il voto uno strumento indispensabile. “Non mi piacciono i proclami politici, quelli partitici ancora meno, quindi non ho mai detto votate Tizio o votate Caio, però ai concerti ho cominciato a dire: andate a votare”. Anche quando manca una piena convinzione, sostiene, partecipare alle elezioni serve a mantenere un equilibrio tra le diverse forze politiche, impedendo che la società si sposti eccessivamente in una sola direzione.

Il dialogo con il giornalista de Il Fatto Quotidiano affronta anche una questione che divide il mondo dello spettacolo: gli artisti devono esporsi politicamente? Scanzi cita Francesco De Gregori, il quale ha dichiarato di provare imbarazzo quando un uomo di spettacolo prende posizioni nette su questioni internazionali complesse.
“Siamo in democrazia, è giusto che sia così, lui ha tutto il diritto di pensarla diversamente – risponde il musicista –. Ma io sono convinto che sia più opportuno, in questo momento storico, dare un esempio di partecipazione e comunicare a tutti che si può partecipare, che è legittimo farlo”.
E aggiunge: “De Gregori secondo me avrebbe fatto meglio a dire: io non credo in questa cosa e non voglio partecipare, ma è legittimo se qualcuno invece lo fa”.

A preoccuparlo è soprattutto la crescente insofferenza verso chi sceglie di prendere posizione pubblicamente. “La gente si è abituata a non partecipare e a considerare una rottura di balle quando qualcuno partecipa”, osserva, riferendosi alle critiche rivolte agli studenti che manifestano o agli artisti che esprimono opinioni sui media. Un atteggiamento che considera tanto più contraddittorio nell’epoca dei social: “I social sono un monnezzaio mostruoso, pieno di gente che si collega e vomita di tutto. Perché quello non è un problema e poi uno pubblicamente non può dire qualcosa della quale si prende la responsabilità mettendoci la faccia?”.

L’ex giudice di X Factor rivendica quindi il diritto di intervenire anche nei programmi di approfondimento politico, come Otto e mezzo, al quale ha partecipato insieme a Scanzi: “Sono un cittadino che paga le tasse, va a votare e lavora, quindi ho tutto il diritto di avere un’opinione e di esprimerla. Il megafono che ho me lo sono costruito io e ho il diritto di utilizzarlo con responsabilità, ma come voglio”.
Una convinzione che non si traduce, tuttavia, nell’ambizione di intraprendere una carriera politica. Alla domanda se qualcuno gli abbia mai proposto di candidarsi, risponde con ironia: “Sono impresentabile. L’unica cosa buona che ho è che so coniugare i congiuntivi, che è una cosa molto rara in Parlamento”. Poi chiarisce: “Dobbiamo sapere dove siamo più efficaci e dove siamo più forti. Io penso che lì in mezzo mi maciullerebbero in 30 secondi. Ci sono delle dinamiche pazzesche, non è che vai lì con la visione del sole nascente. È proprio una corte di serpenti e quella roba non mi interessa”. Ricorda invece l’esperienza del padre, impegnato prima nella politica nazionale e successivamente in quella territoriale, dove aveva trovato la possibilità di misurare i risultati concreti del proprio lavoro.

C’è spazio anche per un bilancio della lunga esperienza a X Factor, che Agnelli ha deciso di interrompere quando ha capito di non poter più utilizzare il programma per raccontare la musica come avrebbe voluto: “Quando la produzione è cambiata, paradossalmente proprio nell’anno in cui ho vinto, ho deciso di smettere perché non riuscivo più a raccontare. Il mio personaggio diventava macchiettistico, il giudice cattivo che deve sempre rompere il cazzo. E quando diventi una macchietta perdi totalmente l’efficacia”. Una scelta che ha comportato anche una rinuncia economica considerevole: “Mi hanno offerto 870mila euro per fare la stagione dopo e ho detto di no”.

Agnelli riconosce di potersi permettere una simile decisione, ma respinge le accuse di chi lo considera ‘un venduto’ per aver partecipato a un talent televisivo. “Molti di quelli che mi danno del venduto perché sono andato in televisione avvelenerebbero tutta la famiglia per 870mila euro”. E ricorda che compromessi e interessi economici non sono estranei neppure all’ambiente della musica alternativa, citando le riviste musicali che, a suo dire, subordinavano la concessione delle copertine all’acquisto di spazi pubblicitari. Una denuncia alla quale accompagna, però, il riconoscimento del ruolo fondamentale svolto da quelle stesse testate nella crescita della scena rock italiana degli anni Novanta.
Dalla televisione alla musica, fino alla politica, emerge una concezione dell’impegno pubblico che Agnelli rivendica come esercizio di libertà e responsabilità individuale, indipendentemente dal mestiere che si svolge o dalla notorietà di cui si gode. “Partecipare alla vita pubblica è un dovere ed è anche un diritto. E forse ce lo siamo dimenticati”.

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X Factor 2026, colpo di scena con l’eliminato Teo Bok che rientra in gara grazie a Giorgia. I giudici (tranne Gabbani) votano l’uscita di Alice Fregoso. Marco Mengoni torna a “casa” dopo 17 anni

23 October 2026 at 11:09

È partito ieri sera 22 ottobre il primo appuntamento dei Live Show di X Factor 2026, in onda su Sky e disponibile su Now. Ad aprire lo show un opening a sorpresa sul remix di “Berghain” di Rosalia, Björk & Yves Tumor, che ha dato il benvenuto sul palco alla conduttrice Giorgia e ai quattro giudici: Francesco Gabbani, Irama, Jake La Furia e Paola Iezzi.

Per Marco Mengoni, super ospite dell’X Factor Arena, è stato un ritorno a “casa”: a distanza di 17 anni dalla sua vittoria nel talent, il cantante è risalito su quel palco per due momenti, un medley d’apertura e la presentazione del nuovo singolo “Giornate perse”.

I 12 concorrenti in gara si sono sfidati in due manche che si sono chiuse con l’eliminazione di Alice Fregoso, della squadra di Gabbani. Il team del giudice, però, è tornato a quota tre componenti grazie al rientro di Teo Bok, uscito vincitore dal televoto flash che lo ha visto sfidare Timothée Bonnardel nell’ambito degli Škoda X Pass assegnati da Giorgia.

La serata si è aperta con la presentazione dei due Škoda X Pass di Giorgia, Timothée e Teo. Timothée ha cantato “(Sittin’ On) The Dock of the Bay” di Otis Redding, Teo “Don’t Stop Me Now” dei Queen. Si è tenuto un televoto di 200 secondi, il cui esito è stato reso noto solo a fine puntata.

Il debutto dei Live dello show Sky Original prodotto da Fremantle ha registrato ascolti in salita, stabilendo un nuovo primato stagionale che include anche gli episodi delle selezioni. La Total Audience complessiva ha raggiunto 918mila spettatori, con uno share del 4,4% per il primo passaggio su Sky Uno, segnando un incremento dell’11% rispetto al kick off della stagione precedente.

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G7 pledges 260 million euros to repair Chornobyl’s shield after Russia pierced it. Full repair will require 500 million euros by 2030, before corrosion sets in

17 October 2026 at 17:40

A Russian drone tore a hole in the shield over Chornobyl’s dead reactor. Now the G7 is paying to patch it.

The Group of Seven nations plans to allocate 260 million euros ($292 million) to repair the New Safe Confinement at the Chornobyl Nuclear Power Plant, First Deputy Prime Minister and Energy Minister Denys Shmyhal says.

The confinement, a 35-story steel arch sealing the reactor that exploded in the 1986 disaster, was damaged by a Russian drone strike in February 2025. Full restoration will cost at least 500 million euros, the European Bank for Reconstruction and Development (EBRD) estimates, so the G7 pledge covers just over half, leaving about 240 million euros still to raise.

Shmyhal calls the decision an important step toward restoring nuclear safety at the plant, which the Russian strike had compromised. The money will go to priority work, including resealing the structure and restoring its ventilation system.

“Thank you to France and personally to Minister Roland Lescure for leadership in mobilizing international support,” Shmyhal says, crediting France and the EBRD with co-chairing the effort.

The night a drone pierced the sarcophagus

The damage dates to 14 February 2025. A Russian drone carrying a high-explosive warhead punched a hole through the arch’s roof and ignited a fire in the cladding, breaching the structure’s seal and ventilation.

The attack caused a 15 m² breach in the inner and outer cladding and damaged around 200 m² of panels.

"It was a targeted Russian attack on the Chornobyl station with a drone that is an analog of the Iranian Shahed," Ukrainian President Zelenskyy said at that time.

A bill only half-covered, and a 2030 deadline

The G7 money closes only part of the gap. Partners must still raise roughly 240 million euros more, and Ukraine hopes to secure it at a donor conference in Paris co-chaired by Ukraine, France and the EBRD, Shmyhal says.

The clock matters as much as the cost. The work must be finished by 2030 to limit corrosion and protect the arch’s 100-year design life, the EBRD says, turning a repair bill into a race against the rust the strike set loose.

There’s Something Dangerous About Sam Rockwell

18 August 2026 at 18:00

Kevin Dupzyk’s profile of Sam Rockwell, a “legendary scene-stealer” now in his fourth decade of work, is a crisp and entertaining one-act, with journalist and actor holed up in a spare Manhattan greenroom. Dupzyk studies Rockwell while Rockwell studies the room, testing the durability of his own idiosyncratic observations—about Red Bull and loss and rain—to see what they might yield in a conversation with a stranger. Dupzyk had wanted to “gin up some action for this story,” but it’s strangely compelling to watch Rockwell’s gaze prowl the room, to see what lodges in the filter of his creative process.

Rockwell is a good tennis player. And like any good athlete, he trains. For as much as he appears to get by on natural charm and charisma, he is an actor’s actor, a true believer, in his words, an “acting nerd.” Research. Running lines. Exerci—

“Do you know what a gibbon is?” Rockwell asks.

“Like, a monkey?” I say, confused.

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