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Il ministro Giorgetti prova a lasciare la conferenza stampa ma Meloni lo blocca: “Se vai via tu noi che facciamo?”

28 October 2026 at 17:14

Siparietto tra la presidente del consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il ministro ad un certo punto si alza dicendo che se ne deve andare (dopo che anche Matteo Salvini aveva abbandonato Palazzo Chigi) e la premier lo blocca: “Se te ne vai pure tu che facciamo? Cinque minuti, resta cinque minuti”. Richiesta accolta dal ministro che ha ripreso posto per rispondere ad una domanda. Stesso copione di fronte ad un ultimo intervento della stampa, con la presidente del Consiglio che lo ferma: “Dai, Gianca”. E lui: “Eh, ma se fanno le domande sull’Ucraina…”.

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Manovra, addio al taglio Irpef per il “ceto medio”. Verso una flat tax per i neoassunti under 35 e un fondo ad hoc per finanziare nuove pensioni anticipate

27 October 2026 at 16:01

Sulla manovra il governo porterà a casa “quello che è possibile, non l’impossibile. Con la Commissione europea abbiamo fatto progressi e valuteremo stasera le proposte ammissibili“. Giancarlo Giorgetti, sconsolato, prova a tenere insieme i pezzi dell’ultima legge di Bilancio della legislatura, quella pre elettorale. Ma a poche ore dal Consiglio dei ministri convocato per mercoledì alle 12 il nodo delle coperture non è ancora sciolto. E il ministro dell’Economia mette le mani avanti. Il punto è che al momento, stando al Documento programmatico di bilancio, le risorse a disposizione si fermano a 10 miliardi, 5 dei quali attesi peraltro da un contributo del settore finanziario ancora da concordare con i diretti interessati. Il resto è deficit consentito dalla clausola nazionale di salvaguardia attivata per finanziare spese per la difesa e la sicurezza energetica senza che pesino sul percorso di rientro concordato con Bruxelles. Che deve valutare ogni intervento finanziato per quella via. Il via libera definitivo è atteso solo a novembre: l’esecutivo domani dovrà dunque limitarsi ad approvare una bozza. Il testo vero e proprio non arriverà in Parlamento prima della settimana prossima, ben oltre la data usuale del 20 ottobre.

Addio al taglio Irpef per il “ceto medio”

La coperta corta rende impossibile accogliere tutte le richieste dei partiti di maggioranza. In particolare è clamorosamente sfumata, al momento, l’ipotesi ventilata da anni di un taglio dell’Irpef per i redditi sopra i 50mila euro. Nei giorni scorsi il leader di Forza Italia Antonio Tajani l’aveva rilanciato nella versione “a due tappe”: in pratica nel 2027 lo scaglione a cui si applica l’aliquota del 33% sarebbe stato allargato solo fino a 55mila euro, mentre il tetto sarebbe stato portato a 60mila solo l’anno dopo. A patto, si intende, che le destre vincessero le elezioni politiche. Ma lunedì sera, durante l’ultimo vertice tra Giorgetti, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i due vice Tajani e Matteo Salvini e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, si è deciso di soprassedere: la misura è costosa e il beneficio per i contribuenti sarebbe troppo ridotto per fare la differenza. È rispuntata in compenso la vecchia suggestione di una detassazione delle tredicesime per i redditi bassi. L’aliquota potrebbe attestarsi al 15% o al 10%.

Flat tax per i neoassunti under 35 e detassazione per i lavoratori giovani

Probabile poi che, sulla scia delle proteste delle ultime settimane finora represse con l’ennesima stretta securitaria, entri in manovra un corposo “pacchetto giovani“: in rampa di lancio c’è l’ennesima flat tax, al 5% per i neoassunti under 35 con redditi fino a 20-30mila euro, a cui verrebbero associate una mini-Irpef per chi ha meno di 30 anni e un lavoro ce l’ha già e un’estensione della no tax area per gli under 25. Obiettivo dichiarato aumentare le retribuzioni nette – per via fiscale invece che agendo sulle cause sottostanti, tendenza recentemente censurata dall’Ufficio parlamentare di bilancio – e contrastare la fuga dei cervelli. Per le imprese si punta inoltre a rafforzare le maxi-deduzioni per le assunzioni: dal 130% al 140% per i giovani e fino al 180% per le giovani madri.

Il governo vorrebbe poi confermare l’imposta sostitutiva al 5% sugli incrementi retributivi legati ai rinnovi dei contratti introdotta con la precedente manovra. Idem per il prelievo agevolato sulle maggiorazioni per il lavoro notturno e festivo e sul salario accessorio del pubblico impiego, con aliquote ipotizzate tra il 10% e il 15%.

Si discute anche di rafforzamento dei congedi parentali e conferma del sostegno alle madri lavoratrici. Quest’anno è già previsto uno sgravio contributivo da 3mila euro all’anno per le dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli e si punterebbe a razionalizzare l’intervento, forse estendendo la decontribuzione anche a chi ha almeno due figli. Sul tavolo anche la proroga del bonus per le scuole paritarie, chiesto da Noi moderati, e il “libretto previdenziale” per i nuovi nati.

Un fondo ad hoc per la “flessibilità” sulle pensioni

La Lega insiste sulla possibilità di uscire dal lavoro a 64 anni con almeno 36 anni di contributi nel tentativo sempre più acrobatico di poter dire che è stata “superata la Fornero“. Lo stallo verrebbe superato creando un fondo ad hoc da poco meno di un miliardo e rinviando a gennaio il provvedimento con la definizione dei beneficiari dell’anticipo. Resta irrisolto però il nodo della rivalutazione degli assegni: per finanziare gli interventi si valuta una rimodulazione della perequazione delle pensioni medio-alte, vale a dire che ancora una volta verrebbero riconosciute percentuali di recupero dell’inflazione inferiori a quelle che spettano ai trattamenti più bassi. Già oggi l’adeguamento è differenziato: arriva al 100% solo per chi riceve un importo fino a quattro volte il trattamento minimo (che è di 611,85 euro al mese), mentre si ferma al 90% per chi ha un assegno tra quattro e cinque volte il minimo e al 75% per chi riceve un importo superiore a sei volte il minimo.

Conferma delle detrazioni per chi ristruttura, in forse la cedolare sugli affitti a lungo termine

L’orientamento è confermare le detrazioni al 50% per le ristrutturazioni, che altrimenti dal 2027 scenderebbero al 36%, e il bonus elettrodomestici. Per l’Ecobonus si valuta un’aliquota fino al 65%. Si discute anche di una regolarizzazione per chi è rimasto coinvolto in irregolarità legate al Superbonus (lavori incompleti o non conformi, false asseverazioni) attraverso il versamento di un’imposta sostitutiva. Noi Moderati propone una cedolare secca al 5% sugli affitti a lungo termine. La misura è in forse, così come una cedolare solo sugli affitti di immobili commerciali.

L’estensione della flat tax

Matteo Salvini, a margine del congresso del Carroccio, ha ribadito che tra le priorità c’è anche l’estensione del regime forfettario dagli attuali 85mila a 100mila euro di ricavi e compensi. Intervento che deve però fare i conti con i vincoli europei sull’esenzione dall’Iva, tanto che allo studio c’è un intervento ibrido con la separazione tra trattamento fiscale dei redditi e obblighi relativi all’Iva, che tornerebbero in vigore sopra gli 85 mila euro riducendo la convenienza della flat tax.

Poco per la sanità

I 2,4 miliardi aggiuntivi indicati per la sanità nel Documento programmatico di bilancio sono ben lontani dalle richieste avanzate dal ministro Orazio Schillaci, che ha chiesto almeno 5,5 miliardi, e dalle Regioni. La Conferenza delle Regioni a settembre aveva fatto presente la necessità di oltre 18 miliardi aggiuntivi per il triennio 2027-2029. Forza Italia propone poi un contributo da 300 a 500 euro per gli over 75, con limiti Isee, per sostenere le spese sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale, a partire dalle cure dentali. Tra le alternativa un sistema di rimborsi. In bilico l’abolizione strutturale del bollo auto, con limiti di potenza.

Le coperture e il nodo banche

Il governo conta di ottenere circa 5 miliardi dal settore finanziario, ma il confronto con gli istituti resta aperto. Tra le ipotesi rese note dal Sole 24 Ore ci sono un aumento dell’addizionale Ires, un nuovo raddoppio della Tobin tax sulle transazioni finanziarie e il blocco nel 2027 di alcune componenti fiscali differite. Forza Italia chiede che il contributo non abbia carattere punitivo e valuta il coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti, oltre alla possibilità di escludere le banche di credito cooperativo. Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, che nei giorni scorsi ha evocato il motto latino ‘pacta sunt servanda‘ con riferimento al fatto che solo l’anno scorso era stato raggiunto un accordo su un contributo triennale, ha detto di non avere notizia della convocazione di un incontro con il governo per discutere di eventuali nuove tasse.

Sugar tax e plastic tax, che dopo anni di rinvii dovrebbero entrare in vigore a gennaio, verrebbero ulteriormente spostate in là di sei mesi. Tra le coperture, invece, figurano circa 700 milioni attesi dal settore dei giochi. Si valuta anche un possibile ulteriore aumento delle accise sulle sigarette.

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Manovra 2027, dalla flat tax ai bonus per le famiglie: tutte le misure sul tavolo

27 October 2026 at 09:31

La legge di Bilancio 2027 è ormai alle porte. In attesa del testo, l’incontro tra Giorgia Meloni, il ministro dell’Economia Giorgetti, Tajani, Salvini e Lupi ha permesso di fare un sunto delle priorità di spesa. Sarà una manovra ancora prudente, come ci ha insegnato questo governo, resa necessaria anche dal proseguimento dell’interlocuzione con Bruxelles sui margini di flessibilità per i costi energetici.

Ci sono diverse certezze e alcune ipotesi sul tavolo. Al centro della manovra sanità, famiglie, ceto medio e sostegno alle imprese, energia, giovani e sostegno agli anziani. Le risorse sono limitate, ma ogni forza di maggioranza ha potuto portare avanti il proprio cavallo di battaglia.

Cosa ci sarà nella Manovra 2027

Il consiglio dei Ministri dovrebbe riunirsi mercoledì alle 12:00 per dare il via libera al testo definitivo della manovra 2027. Non sono ancora noti tutti i dettagli della legge di bilancio da 23,5 miliardi di euro, sono tante infatti le misure ancora in bilico a cui il vertice di maggioranza tenutosi lunedì 26 ottobre non ha apertamente risposto.

Con al centro famiglia, giovani, sanità ed energia, vediamo cosa ci sarà e cosa potrebbe esserci nella nuova legge di bilancio.

Flat tax under 30-35

Tra le ipotesi sul tavolo c’è la flat tax al 5% per gli under 30-35 con redditi fino a 20-30.000 euro. Dal lato giovani lavoratori si intende rendere le retribuzioni italiane più competitive e quindi frenare l’uscita verso altri Paesi.

Per le imprese invece si punta a maxi deduzioni per le assunzioni, suddivise in:

  • dal 130 al 140% per i giovani;
  • al 180% per le giovani madri.

Detassazione

È allo studio anche una tassazione agevolata al 5% sugli aumenti per rinnovi contrattuali e del 15% sulle maggiorazioni per il lavoro notturno e festivo.

Taglio dell’Irpef

Forza Italia continua a premere per l’estensione dell’aliquota al 33% fino a 55.000 euro. Il costo sarebbe di circa 1,2 miliardi di euro.

Altra proposta che incontra diversi ostacoli (parere della Commissione europea) è l’estensione della flat tax per le partite Iva dagli attuali 85.000 euro fino a 100.000 euro.

Famiglie

Per quanto riguarda il tema famiglie, si punta sul rafforzamento dei congedi parentali, bonus nuovi nati e bonus mamme soprattutto in presenza di tre o più figli.

C’è, inoltre, la proposta di prorogare il bonus per le scuole paritarie fino a 1500 euro per studente.

Aiuti per gli anziani

Forza Italia, invece, ha proposto un aiuto per gli anziani. Si tratta di una carta da 300 a 500 euro per le spese sanitarie degli over 75. Potrebbe esserci una soglia Isee oppure un sistema di rimborsi cashback.

Sanità

Restando sul tema aiuti per la sanità, si stanno studiando risorse per il Fondo sanitario nazionale e l’innalzamento del tetto di spesa per i dispositivi medici per alleggerire il peso del payback sulle imprese.

Pensioni

Lato pensioni la Lega ha rilanciato il pensionamento anticipato a 64 anni con il ricalcolo contributivo dell’assegno.

Sul tavolo però c’è anche la rivalutazione delle pensioni per il recupero dell’inflazione, ma il costo è piuttosto elevato.

Energia e casa

Altro capitolo è quello dedicato all’energia. È previsto il rafforzamento dell’iperammortamento per le imprese e si valutano sconti sull’energia per nuovi impianti da fonti rinnovabili.

Per quanto riguarda il lato casa, le detrazioni potrebbero restare al 50%, mentre l’ecobonus potrebbe arrivare fino al 65%.

Giorgetti prepara la manovra, ma il vero ministro dell’Economia è il debito

26 October 2026 at 03:45

La coperta è corta e il clima di burrasca resta all’orizzonte. Giancarlo Giorgetti torna a mettere in guardia la maggioranza alla vigilia del varo della legge di bilancio, atteso tra domani e mercoledì. Sabato il ministro dell’Economia, dall’assemblea della Compagnia delle Opere, ha rivendicato la prudenza sui conti pubblici. Ma dietro le sue parole c’è un problema che nessun annuncio può risolvere: le risorse disponibili non bastano a soddisfare tutte le promesse politiche.

La manovra vale 23,5 miliardi di euro. Tolti gli spazi di flessibilità legati a energia e difesa, restano circa nove miliardi per finanziare le altre misure. È su questo margine che si confrontano le priorità della maggioranza: aumentare i salari dei giovani, incentivare l’occupazione femminile, sostenere le famiglie, intervenire sulla sanità e alleggerire le imposte sul ceto medio.

Sul tavolo ci sono ipotesi ancora da definire. Per i giovani si studiano agevolazioni fiscali, compresa una possibile flat tax al 5 per cento per gli under 30-35 con redditi tra 20.000 e 30.000 euro. Le maxideduzioni per le assunzioni potrebbero salire dal 130 al 140 per cento per i giovani e al 180 per cento per le giovani madri. Forza Italia insiste sull’estensione del taglio dell’Irpef, mentre la Lega chiede di consentire l’uscita anticipata dal lavoro a 64 anni. Per la sanità si valuta un bonus o una card destinata soprattutto agli anziani e alle persone più fragili.

Ogni misura, però, ha un costo. E ogni priorità ne esclude potenzialmente un’altra. La tentazione di distribuire bonus per rispondere alle diverse sensibilità della coalizione si scontra con la necessità di concentrare le risorse su pochi obiettivi. Non a caso, la Cisl mette in guardia contro una manovra di taglio elettorale, invitando il governo a evitare una distribuzione a pioggia degli interventi.

A complicare il quadro c’è il confronto con le banche, alle quali l’esecutivo vorrebbe chiedere un contributo da cinque miliardi. Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, ha avvertito che sarà difficile rinnovare un accordo con una controparte che non rispetta gli impegni. Anche questo fronte mostra quanto sia difficile trovare nuove risorse senza aprire un conflitto con chi dovrebbe metterle a disposizione.

Il problema, tuttavia, va oltre la singola legge di bilancio. Come raccontato su Linkiesta, il peso del debito rischia di diventare il vincolo decisivo per qualsiasi governo: gli interessi da pagare restringono lo spazio per investimenti e politiche pubbliche, mentre la crescita insufficiente rende più difficile alleggerire quel peso.

È qui che la prudenza invocata da Giorgetti incontra il limite strutturale della politica economica italiana. La manovra può distribuire risorse, correggere imposte e finanziare incentivi, ma non può moltiplicarle. E finché il debito continuerà ad assorbire una parte consistente della spesa pubblica, il margine per trasformare le promesse in interventi duraturi resterà ristretto. Il ministro dell’Economia può scegliere come usare la coperta. Non può allungarla per decreto.

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