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Could a Libertarian Swing the Texas Senate Race?

23 October 2026 at 16:00

Today's guest is Ted Brown, the Libertarian Party candidate for U.S. Senate in Texas. Brown is facing off against Republican Ken Paxton and Democrat James Talarico in a closely contested race. Brown received more than 267,000 votes in his 2024 Senate campaign and is now challenging both major parties on their commitment to individual liberty. He argues that Republicans have abandoned limited government while Democrats increasingly embrace economic policies that undermine the free market.

Nick Gillespie talks with Brown about Paxton's corruption scandals, Talarico's hostility toward billionaires, and why Texas ranks poorly on personal freedom despite its business-friendly reputation. Brown makes the case for returning to an Ellis Island–style immigration system, cutting federal spending to confront the $40 trillion national debt, and ending America's military involvement in the Middle East. They also discuss abortion rights, government surveillance, online age-verification laws, and how regulations drive up the cost of healthcare. Brown explains what it will take to rebuild the Libertarian Party and why he believes a senator could accomplish more by stopping bad legislation than by passing new laws.

 

0:00—Freedom in Texas

4:01—Paxton's corruption

6:21—Talarico's platform

8:53—Texas governance

10:33—Ellis Island–style immigration

13:58—Abolishing the federal income tax

15:29—Entitlement reforms and defense spending

18:19—Abortion

21:21—Transgender healthcare

22:24—Age-verification laws

25:05—Healthcare and property insurance

31:22—Who is Brown appealing to?

33:27—The Libertarian Party

36:08—Brown's pitch to undecided voters

39:06—Threats to individual liberty

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© Illustration: Fatima Ruiz

Nick Gillespies talks to Ted Brown about Texas senate race

Peter Thiel contro la guerra in Iran: così il mondo Maga si spacca prima del voto di Midterm

23 October 2026 at 16:02

Quando perfino il tecno-oligarca della Silicon Valley più reazionaria, l’inventore del capitalismo della sorveglianza, comincia a tirarsi indietro, significa che il Titanic repubblicano ha già imbarcato troppa acqua.

Peter Thiel, che nel 2016 ruppe il fronte compatto delle Big Tech per incoronare Donald Trump (“l’ariete per scardinare il sistema” disse), l’uomo che con quindici milioni di dollari ha fabbricato a tavolino e spedito alla Casa Bianca JD Vance come vicepresidente, il fondatore di Palantir che ha trasformato la sorveglianza di massa e il controllo militare in un gigantesco affare quotato a Wall Street, ecco, lui ha scaricato l’insulsa guerra contro l’Iran prendendo le distanze dal fallimento militare americano.

Lo ha fatto a porte chiuse, davanti a una platea di fedelissimi a Nashville: “Guardo con scetticismo a questa guerra, credo che non avremmo dovuto farla. Sono stati commessi troppi errori. Forse non abbiamo la forza militare sul campo, o forse stiamo per perdere la battaglia dell’influenza geopolitica”.

Una clamorosa sconfessione di Trump, svelata dagli audio (la conferenza era a porte chiuse) ottenuti da Politico, che arriva a meno di due settimane dal voto di metà mandato, con la Casa Bianca nel panico per il crollo dei consensi, l’inflazione alle stelle per il rialzo del petrolio e il rischio fondato di perdere il controllo del Congresso. Parole, queste di Thiel, che rivelano quanto profonda sia la frattura interna al mondo Maga. Da una parte ci sono i falchi neoconservatori e l’ossessione bellicista dell’ex giornalista e ora Ministro della Guerra, il “crociato” Pete Hegseth, trascinato da Benjamin Netanyahu in una dissennata avventura militare contro Teheran; dall’altra c’è la base isolazionista dell’America First, quella che prometteva di chiudere per sempre le infinite guerre all’estero e che vede nello stesso JD Vance il proprio portabandiera. A Washington si sapeva che Vance era scettico sui raid contro l’Iran prima ancora che partissero i missili. Ora la spaccatura è conclamata.

Il paradosso, semmai, è l’ipocrisia di fondo. Thiel critica la guerra, ma con la guerra è diventato plurimiliardario. La sua creatura, Palantir, è ormai l’ossatura informatica del Pentagono. Il sistema Maven Smart System, imposto a tutte le forze armate dal vicesegretario Steve Feinberg, scandaglia dati, guida i droni e seleziona i bersagli strategici e umani con l’algoritmo. E’ lo stesso apparato responsabile della carneficina della scuola elementare femminile di Minab in Iran, nell’attacco del 28 febbraio 2026 in cui morirono 168 bambine.

Così mentre il Ceo di Palantir, Alex Karp, si vanta in pubblico di essere al servizio dell’Occidente per “uccidere i nemici” e il cofondatore Joe Lonsdale sognava di investire a Teheran dopo un regime change che non è mai avvenuto, oggi Thiel si riscopre prudente. Improvvisa sete di pacifismo? Figurarsi, per mero calcolo geopolitico: la consapevolezza che l’avventura mediorientale sta dissanguando gli Stati Uniti, isolandoli sul piano internazionale ed esponendo i vertici della Casa Bianca all’incubo dei mandati d’arresto della Corte Penale Internazionale, che Thiel definisce la vera “spada di Damocle” sul collo di Trump nel dopo elezioni di midterm.

Ma sarà davvero una sonora sconfitta dei repubblicani, il voto del 3 novembre? Sondaggi affidabili o meno (quanti sbagli nel passato nel sottovalutare la base repubblicana), se “l’anima nera della Silicon Valley” volta le spalle alla guerra, a Mar-a-Lago tira decisamente una brutta aria. Era ora.

L'articolo Peter Thiel contro la guerra in Iran: così il mondo Maga si spacca prima del voto di Midterm proviene da Il Fatto Quotidiano.

L’anatomia delle Midterm americane

23 October 2026 at 09:04

A metà di un mandato presidenziale, negli Stati Uniti si svolgono le elezioni di Midterm. Sono forse meno note le dinamiche e le strategie che possono emergere in questa fase, ma in questa puntata cercheremo di capire due punti fondamentali: il ridisegno dei distretti e l'instaurazione di un governo diviso.

L'articolo L’anatomia delle Midterm americane proviene da Lavoce.info.

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