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Giordania, le vittime dell’attacco alla chiesa ortodossa salgono a 8. Hezbollah: “Atto terroristico contro l’umanità”

24 October 2026 at 14:51

Si aggrava il bilancio dell’attacco perpetrato ieri contro la chiesa greco-ortodossa di San Giorgio a Hammoud, nel governatorato di Karak, nel sud della Giordania. Uno dei feriti è morto a causa delle lesioni riportate, ha reso noto il ministro della Salute, Ibrahim Al-Bdour. Il numero delle vittime sale dunque a otto. Al-Bdour ha inoltre precisato che 26 persone ferite nell’attacco restano ricoverate in ospedale. Venerdì le autorità avevano riferito di sette morti e 34 feriti.

Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente ha espresso “profondo sdegno e ferma condanna”: “Prendere di mira le chiese, i luoghi di culto e le persone raccolte in preghiera costituisce una flagrante violazione della sacralità dei luoghi santi e dei valori umani e morali che uniscono i membri della famiglia umana – afferma il Consiglio delle chiese in Medio Oriente -; i luoghi di culto esistono per essere case di preghiera, di pace e di speranza, non scenari di violenza, uccisioni e paura”. Il Consiglio si dice “fiducioso” del fatto che le autorità competenti faranno ”piena luce sulle circostanze del crimine”.

Il patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, Teofilo III, ha presieduto oggi una preghiera in suffragio delle vittime e ha invocato “il riposo eterno per le persone uccise nell’attentato, il conforto per le loro famiglie e il dono della pace e della riconciliazione per una regione segnata dalla violenza”. Il Patriarcato di Gerusalemme ha ricordato che l’attacco ha gettato “il Patriarcato di Gerusalemme e l’intera società giordana in un profondo lutto”, colpendo un Paese che “continua a distinguersi per i legami di convivenza pacifica e fraternità tra le diverse componenti religiose”.

Anche Hezbollah ha condannato “questo efferato atto terroristico contro l’umanità che costituisce una palese profanazione della sacralità dei luoghi di culto e un brutale massacro di persone comuni, si inserisce nel quadro di una serie di attività terroristiche che da anni causano morte e distruzione nella nostra regione”, ha dichiarato Mohammad Khansa, responsabile delle relazioni con le istituzioni e i partiti cristiani del movimento sciita. “Condanniamo fermamente questo atto criminale ed esprimiamo le nostre più sentite condoglianze e la nostra solidarietà alla fraterna nazione giordana e alle famiglie delle vittime. Chiediamo a Dio Onnipotente di avvolgere le vittime nella Sua immensa misericordia e di concedere ai feriti una pronta guarigione”, ha aggiunto Khansa.

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Cisgiordania, rimpatriate le 5 attiviste italiane fermate vicino a Hebron

24 October 2026 at 11:31

Sono rientrate in Italia le cinque connazionali fermate in Cisgiordania dalle Forze di difesa israeliane. Funzionari dell’ambasciata d’Italia a Tel Aviv, ha reso noto il ministero degli Esteri, hanno potuto effettuare ieri sera una visita consolare presso l’aeroporto, in cui le italiane sono apparse in buone condizioni fisiche: è stato consentito loro l’utilizzo dei telefoni cellulari e tutte hanno potuto parlare almeno una volta con il proprio legale.

Le cinque donne sono volontarie e attiviste internazionali. Si trovavano nel West Bank per fornire “protezione attiva” e supporto agli agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive, periodo storicamente caratterizzato da forti tensioni, aggressioni a opera dei coloni e restrizioni nell’area da parte delle autorità israeliane. Il fermo è scattato il 22 ottobre nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron. Le attiviste sono state prelevate insieme ad altri volontari internazionali e condotte inizialmente presso la stazione di polizia dell’insediamento di Kiryat Arba per essere interrogate. Subito dopo il fermo, la Farnesina si è attivata chiedendo a Israele chiarimenti urgenti e l’immediato rilascio delle cittadine.

Negli ultimi mesi, le autorità israeliane hanno intensificato i fermi, i respingimenti alla frontiera e le espulsioni di volontari delle Ong, presenti sul territorio con lo scopo di documentare le violazioni dei diritti umani e proteggere i civili palestinesi dalle violenze dei coloni e dalle operazioni militari, ma accusati da Israele di alimentare le provocazioni.

Il 21 ottobre un’operazione su vasta scala dell’Idf aveva portato al blocco e al fermo di circa 90 volontari, tra cui il candidato democratico al Congresso degli Stati Uniti Brad Lander, rilasciato poco dopo insieme a decine di altri attivisti sotto severe restrizioni di movimento. Nelle stesse ore sono stati trattenuti due italiani, un padre e un figlio originari di Bolzano, Manuel e Alberto Tartarotti, di 35 e 67 anni. I due erano arrivati in Cisgiordania per consegnare fondi umanitari e sostenere la raccolta nei campi. Dopo essere stati detenuti per ore dalla polizia israeliana sono stati espulsi dal Paese con il divieto di rientro in Israele per i prossimi dieci anni.

La raccolta delle olive in Cisgiordania rappresenta da sempre un momento cruciale e ad altissimo rischio di incidenti. Nelle ultime settimane si è registrata un’impennata di attacchi condotti da gruppi di coloni estremisti, culminati lo scorso fine settimana nel ferimento di una fotoreporter del Wall Street Journal e nell’assalto ad alcune auto diplomatiche europee.

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