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Israele, Netanyahu a 48 ore dal voto: “Se non vinco si rischia la seconda Shoah”. E posta una foto fake dell’atomica su Tel Aviv

25 October 2026 at 14:42

Un fungo atomico che si leva, mentre l’onda d’urto dell’ordigno si propaga su Tel Aviv radendola al suolo. A 48 ore dalle elezioni parlamentari che decideranno del suo futuro, Benjamin Netanyahu sceglie ancora una volta il linguaggio della paura per indicare nell’Iran un “pericolo esistenziale reale e concreto”. Il primo ministro israeliano ha postato su X un’immagine generata con l’intelligenza artificiale per rilanciare uno scritto attribuito a Yuval Bloomberg, autore del libro The Oslo Trap, nel quale il commentatore analizza in chiave fortemente critica gli Accordi di Oslo del 1993, sostenendo che le concessioni e la ricerca di una pace illusoria abbiano gravemente compromesso la sicurezza e l’identità dello Stato ebraico.

“Leggete le cose importanti di Yuval Blumberg”, scrive il leader del Likud, postando un testo in cui si legge: “Lo Stato di Israele si trova in un pericolo esistenziale reale e concreto. Tutto è così futile di fronte al pericolo esistenziale dell’Iran e dell’asse sciita. Le tempeste inscenate e inventate di volta in volta sono pensate per distogliere l’attenzione dalla cosa più importante: terminare il lavoro in Iran“, si legge, in riferimento alla guerra scatenata contro Teheran da Israele e Stati Uniti il 28 febbraio.

“Abbiamo altri due anni di Trump per finire il lavoro in Iran, e non si sa cosa succederà dopo, che si tratti di Kamala Harris o di qualche candidato mediocre qualunque. Questa è la finestra temporale che ci resta per completare il lavoro necessario a garantire la nostra esistenza fisica per gli anni a venire. Tutte le risorse dello Stato necessarie devono essere investite in questa missione. Qatar, ultraortodossi, Orich, reclutamento, avvisi (sul 7 ottobre, ndr) – dice ancora il testo, in riferimento agli scandali politici e alle difficoltà che Netanyahu ha affrontato nell’ultimo mandato -. Tutto è un enorme schermo di fumo per nascondere l’unico argomento che svetta su tutti gli altri con un margine enorme”. Quale? La necessità di portare a termine la guerra all’Iran e rovesciare il regime degli ayatollah.

“Le generazioni future non ci perdoneranno se mancheremo la finestra di opportunità storica che ci permette di tentare e completare la missione più critica che il nostro generazione affronta – si legge ancora -. Non accadrà con un primo ministro tenuto per la gola dai Fratelli Musulmani e dai loro complici terroristi. Non accadrà con un primo ministro incapace di alzare il telefono e condurre una conversazione intima e continua con Trump”.

Quindi l’evocazione della minaccia peggiore e più temuta dal popolo israeliano: “L’odio per Netanyahu, per quanto possa essere mondo e dintorni per un intero campo, non aiuterà contro la bomba iraniana. Chiunque si preoccupi della propria esistenza fisica, di quella della sua famiglia e dei suoi cari – conclude il testo -, dovrebbe tremare la mano prima di votare qualcuno che non sarà in grado di completare la missione, condannando così se stesso e la sua famiglia al pericolo di una seconda Shoah, a causa del suo odio politico o di una stupida e insignificante tempesta emotiva”.

Immediate le reazioni delle opposizioni. “Netanyahu, sei in uno stato di isteria – ha scritto su X Gadi Eizenkot, il principale rivale del premier nell’appuntamento con le urne del 27 ottobre -. Come in ogni campagna elettorale, stai ricorrendo ancora una volta alle solite tattiche: menzogne e allarmismo. Questa volta, minacci i cittadini di Israele prospettando un annientamento di massa, e tutto ciò dopo aver fallito nel raggiungere i tuoi obiettivi bellici nei confronti dell’Iran”. “Hai fallito. E tra due giorni, il popolo di Israele te lo dimostrerà chiaramente alle urne. Formeremo il prossimo governo e guideremo Israele verso la sicurezza e la prosperità”, ha aggiunto.

Yair Golan, da parte sua, ha chiesto che Netanyahu “venga tenuto lontano dai social“. “Lui e il suo entourage hanno perso la testa. La pressione sta aumentando – ha scritto su X il leader dei Democratici – Martedì sostituiremo coloro che seminano il panico e ridaremo a Israele sicurezza e salute mentale”.

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Hebron sotto l’assedio di Israele: 2200 palestinesi costretti a lasciare casa, decine di demolizioni. Sindaco:”Paghiamo punizione collettiva”

25 October 2026 at 11:55

Oltre 2mila e 200 palestinesi stanno pagando la rappresaglia di Israele, per l’attacco fatto da due uomini armati che venerdì hanno ucciso due soldati di Tel Aviv a un check point all’uscita di Hebron, città del sud della Cisgiordania. Centinaia di famiglie sono state costrette a lasciare le proprie case senza un posto dove andare, alcune svegliate nel cuore della notte da soldati armati e fatte uscire in strada con le loro poche cose. La città è sotto assedio da venerdì, da quando il premier Netanyahu, in piena campagna elettorale, ha annunciato una durissima operazione militare circondando la città e chiudendo alle auto gli accessi e le uscite. “Venerdì le forze israeliane hanno effettuato incursioni nelle zone di al-Jalda ed Ein Deir Bahha, costringendo circa 2.200 palestinesi ad abbandonare le proprie case” ha raccontato il sindaco di Hebron Tayseer Abu Sneineh ad Al Jazeera. “I residenti non possono né entrare né uscire da Hebron dopo la decisione di Israele di chiudere la città”, ha detto il sindaco affermando che “la politica di Israele è chiara: si basa sulla città del sud della Cisgiordania del popolo palestinese”.

Secondo quanto riferito ad Al Jazeera dalla Palestinian Prisoners’ Society, le forze israeliane hanno arrestato 47 palestinesi a partire da venerdì. Circa 2.200 persone sono state sfollate dalle loro case a Hebron. Tra queste persone risultano 127 bambini, 81 donne incinte e centinaia di palestinesi anziani e affetti da malattie croniche. Decine di case e attività sono già state demolite dalle ruspe. Alcuni video postati online dall’attivista palestinese Issa Amro mostrano strade rase al suolo. “Stiamo subendo una punizione collettiva per qualcosa che né abbiamo fatto né sostenuto. La nostra sofferenza viene trasformata in materiale politico per le elezioni di Israele, mentre famiglie innocenti pagano il prezzo” ha scritto su X. Fuori Hebron diversi taxi si sono accumulati davanti ai varchi controllati dall’esercito israeliano, in attesa dei palestinesi costretti ad attraversarli a piedi. Secondo ‘Basma Radio, un canale Telegram utilizzato dai palestinesi per monitorare i posti di blocco e le chiusure stradali, tutti gli accessi alla città sono stati preclusi ai veicoli. L’agenzia di stampa palestinese Wafa ha riferito che le truppe israeliane hanno costretto decine di residenti a evacuare le proprie case. I reporter dell’Associated Press hanno osservato bandiere israeliane esposte su un’abitazione di Deir Baha, requisita per scopi militari.

In una nota l’esercito israeliano parla di “operazioni in 400 obiettivi all’interno di 40 località nell’ambito un’operazione antiterrorismo, concentrandosi su aree identificate come roccaforti di Hamas”. Sostiene di aver arrestato “circa 40 sospettati, tra cui terroristi affiliati a Hamas e Jihad Islamica e individui coinvolti in attività di istigazione, disordini pubblici e lancio di pietre”. Venti arrestati provengono da Hebron e Halhul. L’Idf afferma di aver anche ”rimosso monumenti commemorativi dedicati a terroristi che avevano preso parte ad attacchi in cui sono stati uccisi civili israeliani”. In un’intervista alla tv pubblica Kan, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha avvisato le famiglie e i residenti cacciati da casa: “Non sarà consentito tornare nel loro quartiere finché non avremo affrontato tutte le questioni legate a Hamas a Hebron”.

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Nyt: “Teheran pronta a colpire personale Usa, sono considerati obiettivi legittimi”

25 October 2026 at 11:27

Teheran è convinta che Israele e Stati Uniti si stiano preparando al terzo grande attacco su vasta scala contro la Repubblica islamica in 16 mesi, motivo per cui sarebbe in una “fase avanzata” la pianificazione da parte dell’Iran di attacchi contro funzionari statunitensi. Il timore all’interno dell’amministrazione Trump viene ribadito dal New York Times, che cita due fonti iraniane – tra le quali un ufficiale dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran – secondo cui tra gli obiettivi possibili ci sarebbero effettivamente diplomatici e personale americano, obiettivi che hanno detto di considerare “legittimi” dopo le operazioni militari dei mesi scorsi di Usa e Israele contro l’Iran. Osservazioni sulla portata delle capacità iraniane a parte, il conflitto in Medio Oriente, è la sintesi del giornale, è entrato in una nuova fase in cui una serie di fattori, dalle elezioni in Israele e negli Usa alla possibilità che le parti cerchino pretesti per l’azione, creano livelli di tensione e rischio sempre più elevati.

Funzionari Usa, rilancia il Nyt, affermano di essere concentrati su elementi delle informazioni di intelligence più recenti secondo cui gli iraniani potrebbero tentare di uccidere ambasciatori americani in Medio Oriente e funzionari americani in territorio Usa, quello che il quotidiano sottolinea essere un vecchio obiettivo dell’unità 840, unità d’élite iraniana, ricordando come “la storia insegni che le ambizioni dell’Iran sono spesso superiori alle sue capacità“. Fonti americane e alleati europei, evidenzia ancora il giornale, hanno sottolineato come le notizie di intelligence su possibili attacchi siano aumentate dopo i fatti nel Regno Unito, dopo l’allarme nella base Raf Fairford usata dalle forze Usa. E le fonti citate hanno precisato che le informazioni di intelligence valutate da ufficiali di alto livello includono la pianificazione da parte dell’Iran di un’eventuale risposta a possibili operazioni di Usa o Israele. In questo contesto, stando a una fonte, ci sarebbero prove che gli iraniani abbiano agenti negli Usa “che non sono semplicemente cittadini iraniani“.

Dal punto di vista politico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha portato l’attenzione sullo stretto di Hormuz, dove la situazione non tornerà “allo stato in cui si trovava prima delle due recenti guerre”. Il conflitto in corso, ha proseguito, “ha cambiato tutto. Le rotte attraverso lo Stretto di Hormuz non saranno più quelle di un tempo”. Araghchi ha inoltre aggiunto che l’Iran ha sottolineato agli intermediari che la guerra deve cessare su tutti i fronti della regione, “altrimenti la pace rimarrà irraggiungibile”. Riferendosi a recenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che non ha escluso l’ipotesi di nuovi attacchi contro l’Iran, Araghchi ha sottolineato: “Si parla di una nuova guerra, ma io sto già pensando al periodo successivo alla guerra. Indipendentemente dal fatto che una guerra scoppi o meno, le nostre politiche rimangono invariate. Se prevarrà un minimo di razionalità, non tenteranno nuovamente un’aggressione militare contro l’Iran. Ci hanno già provato due volte e hanno visto come è andata a finire. Se dovessero tentare ancora una volta, sanno bene che il risultato non sarà diverso da quello che hanno sperimentato in passato”.

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Tel Aviv, in migliaia in piazza contro Netanyahu a tre giorni dalle elezioni

25 October 2026 at 10:41

Migliaia di persone si sono radunate a Tel Aviv per una grande manifestazione antigovernativa, a tre giorni da elezioni generali considerate da molti come un referendum sul primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. “Abbiamo bisogno di un governo che abbia a cuore i propri cittadini. Dobbiamo sapere cosa ci ha portato al massacro del 7 ottobre”, ha dichiarato durante la manifestazione Sigal Manzuri, le cui due figlie sono state uccise nell’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023.

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